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Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario

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Material Information

Title:
Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario
Physical Description:
Serial
Publisher:
Società anonima Istituto romano di arti grafiche di Tumminelli
Place of Publication:
Roma
Publication Date:
Frequency:
semimonthly
regular

Subjects

Subjects / Keywords:
Race relations -- Periodicals   ( lcsh )
Jews -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Race relations -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Genre:
periodical   ( marcgt )
serial   ( sobekcm )

Record Information

Source Institution:
University of South Florida Library
Holding Location:
University of South Florida
Rights Management:
All applicable rights reserved by the source institution and holding location.
Resource Identifier:
usfldc doi - D43-00001
usfldc handle - d43.1
System ID:
SFS0024306:00001


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Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario.
n Vol. 01, no. 01 (August 5, 1938)
260
[Roma :
b Societa anonima Istituto romano di arti grafiche di Tumminelli],
August 5, 1938
650
Race relations
v Periodicals.
Jews
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Periodicals.
651
Italy
x Race relations
Periodicals.
1 773
t Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario.
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"Sempre la Ct1J1faion delle ,_,.,.f'! principio fu del mal deUa (Dante Ptnalli .. XVI) ... L.t

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ANNO l N. l so M .MARI.Q 5 AGOSTO XVI HAZZISMO ITALIANO. IL PARTITO E IL RAZZISMO ITALIANO T. L: PRESENTAZIONE. CRIMJNAUTA' EBRAICA RAZZA E PERCENTUALE EVOLUZIONE DELLA NOZIONE DI RAZZA. SCIENZA ARRIGO SOLMI: L'UNITA' ETNICA DELLA NAZIONE ITALIANA NELLA STORIA LIDIO CIPRIANI: RAZZI. GUIDO LANDRA: LA RAZZA E LE DIFFEllENZE RAZZIALI G. L.: I BASTARDI FRANCO SAVORGNAN: l PROBLEMI DELLA RAZZA E L 'OPPORTUNIT A' D l UN' INCHJEST A ANTOPOMETRICA SUUA POPOLAZIONE !T ALIANA MARCELLO RICCI: I:REDIT A E RAZZISMO .EDOABDO ZAVATTARI: AMBIENTE NATURALE E CARATTERI BIOPSICHICI 'DELLA RAZZA ITALIANA ABTUBO DONAGGIO: CARATTERI DELLA ROMANITA' LEONE FRANZJ' : PUO' ESISTERE UN RAZZISMO IN MEDICINA? -------........ ---POLEMICA MASSIMO LELJ: UNA QUESTIONE DI GENIO GIORGIO AI.MIRANTEi L' EDITTO DI CARACALLA ; UN SEMIBARBARO SPIAN}\ LA VIA AI BARBARI GIU SEPPE PENSABENE: LA BORGHESIA E LA RAZZA QUINTO FLAVIO: l SETTE PECCATI L'ODIO EBRAICO PER LE ALTRE RAZZE. l>OCUMENTAZIONE LINO BUSINCO: I GIOVANI E LA RAZZA lT ALI ANA CARLO MAGNINO: GLI EBREI E L'AGRICOLTURA CONTROLLO DEL MOVIMENTO EBRAICO IN GERMANIA. Roma -Uffici: Largo Cavalleggeri, 6 -Telefoni N. 64.191 -60.463 . SOCI ETA ITALIANA PER LE s T R A D E FERRATE :MERIDIONALI SEDENTE IN FIRENZE CAPITALE L. 340.500.000 INTERA

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Aliegato a l N 1 9 della Difesa della R azza del S Agoslo XVll L!DIFEUDEW ANNO XVI E. F. ANNO XVII E. F PER AUTORI E PER MATERIE DEGLI ARTICOLI PUBBLICA TI IN UN ANNO Ricorrendo il primo anniversario di questa rivista, che fu voluta dal Duce per volgarizzare i principi e la politica del razzismo fascista, riteniamo utile di pubblicare gli indici per autori e per materie degli articoli finora pubblicati. La clas sificazione per materie forzatamente sommaria; fra i due criteri di !imitarla a pochissime voci molto comprensive, e di estenderla a molte voci non sempre nettamente distinguibili, abbiamo scelto una via di mezzo, che ci sembrata la pi pratica. Nell'indice per materie non stato ripetuto, per brevit, il titolo degli articoli; ma esso verr facilmente ricavato dal confronto con l'indice per autri

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INDICE PER AUTORI A. A -Nomi it
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CLLARI FRANCESCO La fortuna del vocabolo "razza nella nostra lingua. A. I, n 2. Perch ariani. A. I, n. 4. L'ebreo non si assimila. A. I. n. 6. La guerra e la stampa ebraica. A. Il, n. l. Come gli ebrei sfruttavano gli emigranti. A. II, n. 3. Tutela fascista dell'operaio. A. Il, n. 12. I sistemi coloniali portoghesi e olandesi. A. II,. n. 13. Banca. A. II, n. 17. CALOSSO CLAUDIO La leggenda di Gog e Magog. A. II, n. 9. La carta di Hereford. A. II, n. l 8. CANALI GUIDO Le fiere di Bolzano e i sensali ebrei. A. II, n .B. CANEV AHI EMILIO Gli ebrei e la guerra. A. II. n. l. CANGIANO UGO La difesa della razza nell'attuale legielazione penale fascista. A. I, n. 2. CARAMORE UMBERTO -!a bellezza della razza italiana. A. Il, n. 17. CAST ALDl LUIGI -Omogeneit dt!b: razza italiana. A. I, n. 6. Nonni, figli e nipoti -eredit dell'indice cefalico. A. II, n. 2. CESETTI GIUSEPPE -L'arte e la razza. A. I, n. 5. CHIAUZZI ANGELO La scala metrica dell'intelligenza e l'inferiorit mentale nei negri. A. I, n. 5. CIMINO ALfiO -Il disordine morale della Francia. A. II, n. 9. CIPRIANI LIDIO Razzismo. A. I, n. l. Razzismo coloniale. A. l, !1. 2. Razzismo e problemi coloniali. A. I, > l. 3. Gli etiopici secondo il razzismo. A. l, n. 5. L'incrocio con gli africani un attentato contro la civilt europea. A. I, n. 6. Pop:lli imbelli e guerrieri in Afncg. A. Il, n. l. Italiani in Africa. A. l, n. 3. In missione nel Galla Sidama. A. Il, n. 13. C. M. Un popolo senza A. II, n. l. COGNI GIULIO Una razza senza eroi. A. II, n. l. La corruzione dell'arte. A. Il, n. 8. CONSOLI ANTONIO -Donne bianche in Africa. A. l, n. 4. COSTANZA SALVATORE -Gli eterni nemici di Roma. A. Il, n. 16. COST ANZI OSV ALDO Tacito e problema della razza. A. Il, n. 14. D'ATESIA G. -Italiani e tedeschi -tipi e sottotipi etnici. A. I .. n. 15. DE AGAZIO VINCENZO Gli ultimi nomadi. A. Il, n. 16. DE' BAGNI MARIO -Luigi Chiarini e la "Teoria del Giudaismo". A. I, n. 5. Leone Gambini e il problema della cittadinanza giudaida. A. l, n. 2. Italiani in Argentina. A. II, n. 3. Da neonato a cittadino. A. Il, n. 4. La terza razza. A. Il, n. 5. Giulio Bartolocci, Carlo G. lmbonati ed i libri rabbinici. A. II, n. 6. Bernardino da Feltre e i frati minori. A. II, n. 7. Le profezie di Nostradamus. A. II, n. 8. Gli ebrei "patriotti" nel Veneto, A. Il, n. 9. Paolo IV e la carta dei giudei. A. II, n. !0. La restaurazione dei valori etici e politici del lavoro. A. II, n. 12. Cristo e i cristiani nel Talmud. A. Il, n. 14. DEDEL FRANCESCO Lo "Jescibah ", A. II, n. 9. DELL'ISOLA GIUSEPPE -La razza aquilina. An. Il, n. IO. La razza dell'arte, A. II, n. Il. L'architettura e l'Impero. A. II, n. 13. La favola dell'Europeismo e Leonardo Italiano. A. Il, n. 14. Italia e Germania per un'arte della propria razza. A. II, n. 15. Arte. A. II, n. 17. DELLA MAGGIORE BRUNO La patologia circolatoria nella razza italiana e nella ebraica. A. Il, n. 17 DE' STAMPA GIOVANNI L'ebreo in maschera. A. II, n. 3. La piaga' ebraica. A. Ir, n. 7. DE ZUANI ETTORE Problemi razziali dell'America latina. A. II, n. 18. DI FRISCO SALVATORE -Razza e classi. A. II. n. 2. DONAGGIO ARTURO Caratteri della romanit. A. l, n. l. E. G. -Il passaporto degli antenati. A. 1, n. 4. EVOLA ). I tre gradi del problema della razza. A. II, n. 5. Razza realt del mito. A, II, n. 6. La razza dell'anima. A. II, n. 7. L'ipotesi i per borea. A. II, n. Il. Nord e sud: superamgnto di una opposizione. A. II,-n. 15. Psicologia criminale ebraica. A. II, n, 18. n FICA! GIUSEPPE L'S.O.S. degli antirazzisti. A. II, n. Il. FICAI-VELTRONI PIETRO -Monte San Savino e la cacciata dei giudei nel 1799. A. Il, n. 8. Usurai giudei a Cortona. A. II, n. 16. FLAVIO QUINTO -l sette peccati. A. l, n. l. Il razzismo e la piace. A. I. n. 3. FORTEGUERRI GIUSEPPE Ubi aurum ibi Patria, A. II, n. 6. Finanza. A. Il, n. 17. FRANZI LEONE -Pu esistere un razzismo in medicina? A. l, n. l. Concetti fondamentali sull'ereditariet. A. I, n. 2. Il meticciato, insidia contro la slute morale e fisica dei popoli. A. I, n. 4. FUGAGNOLLO U.GO Littoria, vivaio della razza. A. II, n. 14. GASPARI G. -Ebrei nel Trentine. A II, n. 16. GASTEINER ELIO Un pericolo per ia razza. La decadenza dei ceti superiori. A. I, n. 2. Come gli ebrei derubaron'.l la Germanio: durante la grande guerra. A. I, n. 6. Gli eterni imboscati. A. II, n. l. Grandezza e decadenza della razza Iran. cese. A. II, n. 6. L'organizzazione del lavoro in Germania. A. Il, n. 12, Le rivendicazioni coloniali germaniche. A. II, n. 13. GATTI T AN CREDI -Ferocia, astuzia, ponderazione degli ebrei. A .. Il, n. 5. Libidine. cupidigia e odio di razza degli ebrei. A. II, n. 9. GENNA GIUSEPPE E. Gli ebrei come razza. A. l, n. 3. GIANNETTI BERLINDO -I falsi convertiti. A. II, n. 9. G. L. -I bastardi. A. I, n. l. Antichit delle diHerenze di razza. A. I, n. 3. I magiari, razza guerriera. A. II, n, 2. I gruppi sanguigni delle genti dell'1m. pero. A. Il, n. 13. G. P. -Pasquino e gli ebrei. A. I, n. 4. G. POD. -Orgoglio ebreo. A. II, n. 5. GUERRIERI OTTORINO -Unit della razza dagli etruschi al rinascimento. A. II, n. S. Razza di condottieri. A. Il, n. 9.

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GUIDOTTI PAOLO -Cesare Balbo, strenuo difensore della razza. A. II, n. 6. Bolle JX>ntilicie contro gli ebrei. A. II, n. 16. INTERLANDI TELESIO A. I, n. I. Presentazione. Conoscere gli A. l, n. 2. La resa dei conti. A. L n. 3 Al principio. A. I, n. 4. Premeo3a. A. I, n 6. Eroica. A. II, n. I. Il sangue ricuperato. A. II, n. 2. Confini razziali. A II, n. 6 LANDRA GUIDO -La razza e le differenze razziali. A. I, n. l. Concetti del t'azzismo italiano. A. I, n. 2. Caratteri fisici della razza italiana. A. I, n. 3. Biondi e bruni nella razza italiana. A. I, n. 4. Italiani e francesi: due razze due civilt. A. I, n. 5. La situazione razziale dei cinque continenti. A. I, n. 6. Virt della razza italiana. A. Il, n. l. Razza italiana oltre confine. A. II, n. 2. L'ambiente non snatura la razza. A. II, n. 3. Difendiamo nella maternit le qualit dalla razza. A. II, n. 4. Italianit razziale della Corsica. A. II, n. 5. Per una carta della razza italiana in Francia. A. II, n. 6. Liguri e celti. A. II, n. 7 Gli studi della razza in Italia prima del razzismo. A. II, n. 8. Il concetto di razza in Germania e in Italia. A. II, n. 9. L'ologenesi del Rosa. A .II, n. 10. La razza italiana nella teoria dell'ologanesi. A. II, n. 11. Razze: e lavoro. A. II, n. 12. Studiosi italiani della razza africana. A. II. n. 13_. Precursori degli studi razziali in Italia:. A. II, n. 14. Le basi scientifiche e filosofiche del razzismo !t'desco. A .. Il, n. 15. Gli studi razziali nell'Europa balcanica. A. II ,n. 16. Scienza. A. II, n. l 7. Gli studi razziali in Polonia e in Russia. A. II, n. 18. LANCELLOTTI ARTURO La Francia e l'in-' vasione giudaioa. A. II, n. 7 l L. B. -Sala v lavoro nvll'Im,.,o. A. 11, l n. 13. LELJ MASSIMO -Una questione di genio. A. I, n. l. Cominciamo dal volgare. A. I, n. 2. Il sangue dei nani. A. I, n. 4. Disarmiamo i borghesi. A. L n. 5. Dionisio clericale. A. I, n. 6 Fanti e contadini, nerbo dell'esercito. A. II, n. l. La borghesia e l'emigrazione. A. Il, n. 3. Il popolo la scuola classica. A. li, n. 4. Germania e Italia. A. II, n. 15. LEONORI-CECINA n primo museo della razza. A. II, n. 7: L. D. -La razza dei disfattisti. A. II, n. l. Una polemica fra Crispi e Nitti sul problema dell'emigrazione. A. II, n. 3. LOMBARDI MARIO -Come le democrazie sfruttano l'operaio. A. Il, n. 12. LUCIDI GIUSEPPE -Sangue e razza. A. I, n. 3. I papi e i medici ebrei. A. I, n. 4. Il sangue. individualit biologica di razza. A. I n. 5. Purezza ed unit di sangue della razza italiana. A. I, n-. 6. Giudeo e soldato, un'antitesi. A. II, n. l. Autarchia alimentare difesa della patria. A. II, n. 2. Pionieri di civilt. A. II, n. 3. Gruppi sanguigni e nuclei razziali. A. !!, n. 5. Trasfusioni di sangue e dottrina dei gruppi sanguigni. A II, n. 6. Rapporti fra gruppi sanguigni e can.l!teri antropoloqici. A. II, n. 7. Eredit del sangue. A. II, n. B. Costituzion-e e natalit. A. II, n. 9. Mistica e realt del sangue. A. II, n. 10. L'alimentazione del bambino in colonia. A. II, n. l I. L'acclimatazione dei lavoratori nell'Impero. A. II, n. 12. Il meticciato morte degli imperi. A. II, n. 13. LUPI GINO -La tragedia della razza greca. A. II, n. 6. M AC RI fiLIPPO Come gli ebrei tentarono d'impadronirsi del patrimonio della Chiesa. A. II, n. 5. MAGNINO CARLO Gli ebrei e l'agricoltura. A. I, n. I. Aschenasi e un dissidio che la politica non deve ignorare. A. n. 2. I Caraimi. A. 1, n. 2. MAGGIORE GIUSEPPE J Logica e moralit del razzismo. A. I, n. 3. ,. MARCHITTO NICOLA Bianchi e neri. A. Il, n. 5. Il meticciato e la Francia. A. II, n. 10. MARCOTTI G. -Una rilegatura antigiudaica. A. II, n. 11. MARIMPIETRI IRMA I pionieri dell'Impero. A. II, p. 13. Razza e romanit nella poesia di Orazio. A. II, n. 14. MATARRESE fORTUNATO -Razza e Nazione secondo Giacomo Leopardi. A. II, n. 6. Gerarchia delle razze e primato italiano. A. II, n. II. Gli ebrei in Puglia. A. Il, n. 16. MEMMOLI GUBELLO -Dall'altra parte della barricata. A. I, n. 4. MEZIO ALFREDO -Gli ebrei contro il sionismo. A. li, n. 2. MICELI R!CCARDO Dignit di un pop-:>lo. A. I, n. 2. Una manovra giudaica contro Vincenzo Gioberti. A. II, n. 18. MONTANDON GIORGIO -Una soluzione "biologica della que3tione ebraica. A. l, n. 5. La soluzione del problema e b r a ico A. l!, n. 16. MONTERISI MARIO -Madama, Mabruka e Sciarmutta. A. I, n. 4. MARIO MARTINO -La JX>liticr! coloniale dell'Italia Fascista. A. II, n. 13. NAPOLITANO G .G .. La tragica em:magia. A. II, n. 3. NIEDDU UBALDO -Razza e diritto. A. II, n. 9. Metropoli e provincia. A. Il, n. !0. Colonizzazione di popolo. A. IL n. 13. NIX WILLI -Ereditariet e libert morale. A. II, n. 16. PADELLARO NAZARENO "Familitis ''o A. II, n. 4. Coltivare nell'infanzia l'orgoglio di razza. A. II, n. 7. PAOLELL\ DOW.2NICO -Antimilitarismo cinematografico. A. II, n. l. Madri sullo schermo. A. II, n. 4_ Incontri e scontri di razza sullo schermo. A. II, n. 5. Espressioni rappresentative di selvaggi, di dementi, di ebrei. A. II, n. 7.

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PASCALI PASCAL Maometto e gli ebrei. A. II, n. 18. PENSABENE GIUSEPPE La borghesia e la razza. A. i, n. l. L'evoluzione e la razza. A. I, n. 2. La "Civilt Cattolica" e gli ebrei. A. I, n. 3. Arte nostra e deformazione ebraica. A. I, n. 6 . Motivi trionfali nell'arte dei popoli arii. A. II, n. l. Arte nostra e deformazione ebraica. A. II, n. 2. Artisti illaliani all'estero. A. II, n. 3. La madre nell'arte. A. II, n. 4. l semiti e le arti figurative. A. Il, n. 6. Psicologia dei aemiti e dei camiti. A. II, n. 7. Arii e levantin.i nell'arte. A. II, n. 8. PERTICONE S .. La scomunica di Spinoza. A. II, n. 9. Il della razza nel Risorgimento. A. II, n. 17. ?ETRUCCI ALFONSO -La lotta antimala. rioa nell'Impero. A. II, n. 13. La lotta contro la malaria. A. II, n. 17. PETRUCCI ANTONIO -Negri e bianchi in Africa. A. I, n. 2. Difendere il pr&atigio. A. II, n. 6. L'Impero fecondato dal lavoro. A. Il, n. 12. Tramcnto dell'imperialismo democratico. A. II, n. 13. Spazio vitale per le razze feconde. A. II, n. 14. Autarchia. La risposto: della Germania e dall'Italia all'assedio capitalistico. A. Il, n. 15. Cinema. A. II, n. 17. PICCIOLI ANGELO -Nel prestigio della razza la salvaguardia dell'Impero. A. I. n. 5. Quando l'Inghilterra voleva annettersi Gibu1i. A. II, n. 13. PICENO GIORGIO L'ebreo che tradi Felice Orsini. A. I, n. 4. Ebrei a Parigi. A. II, n. 2. Ebrei e francesi in Ancona. A. il. n. 16. Diritto. A. II, n. 17. PREZIOSI GIOVANNI -Centomila? A. I, n. 5. RELLINI UGO -Continuit della rana e della cultura primitiva in Italia. A. II, n. 2. RENDE DOMENICO Il pansesaualismo. c!i Freud. A. l, n. 5. RICCI MARCELLO -Eredit biologiche e razzismo. A. I, n. l. Le leggi di Mendel. A. l, n. 2. RICCI MARCELLO -n mendelismo nell'uomo. A. I, n. 3. Ereditariet d eugenica. A. I. n. 5, Italiani venuti di l dai monti e dai mari per conquistare alla patria un Impero. A. II, n. 3. Eugenica e razzismo. A. II, n. 6. RUEIU PAOLO -Gente. sarda antisemita. A. II, n. IO. Sardi contro fro:ncesi. A. II, n.-18. SAL V ATI NICOLA Conversioni ebraiche. A. I, n. 6. SALVOTTI T. -L'internazionale ebraica e l'Italia. A. II, n. 2. I giudei contro Roma. A. II, n. 18. SAVORGNAN FRANCO -I problemi della razza e l'opportunit di un'inchiesta antopometrica sulla popolazione italiana. A. I. n. l. SCAUGERO MASSIMO -Omogeneit e continuit della razza italiana. A. II, n. 15. SCARDAONI FRANCESCO L'ombra giudaica sulla Francia. A. I. n. 3. Italiani in Francia. A. Il, n. 3. Decadenza della famiglia in Francia. A. II, n. 4. Scandali ebraici a Parigi. A. II, n. 9. L'insolenza giudaica protetta dalla legge. A. II, n. 16. SEMIZZI RENATO -Storia della razza albanese. A. Il, n. 9. SERVOLINI LUIGI Gli ebrei nel ducato di Urbino. A. II, n. 8. SOLMI ARRIGO -L'unit etnica della nazione italiana nella storia. A. I, n. l. SORITI UMBERTO Gli ebr-ei in Ancontt. A. Il, n. SOTTOCHIESA GINO -Bibliografia es.Jenziale sul razzismo. A. Il, n. IO. La razza italiana nella preistoria. A. Il, n. 18. ST ANCAMPIANO ETTORE Gli ebrei nal Regno di Napoli.. A. 1!, n. 8. STORTI ROSA C. -Medioevo ebraico a Trapani. A. ii, n. 8. M. C . n femminismo e la donna italiana. A. Il, n. IO. La donna e la famiglia nella civilt augustea. A. Il, n. 15. TOMAS'SINI FAUSTO -La ricerca della paternit. A. II, n. 4. TOSTI ARMANDO -Gli ebrei e'-'la morale borghese. A. I. n. 6. I giudei contro la giustizia sociale. A. II.. n. Il. TRIZ. PAOLO-Razza e previdenZI
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INDICE PER MATERIE RAZZISMO FASCISTA CIVILT E-AS.PETTf POLITICQSOCIALI DEL-RAZZISMO-A. A. A. II. n 4. ALMIRANTE GIORGIO A I. n. L 6; A. II. n 3. ANDREUCCI GIUSEPPE A Il n I L ANGELI UMBERTO A II, n 14. ANGELINI FRANCO A. I. n 5. BANCHER DANTE CESARE A Il, n. 3. BARTOLOZZI ROBERTO A I, n. 4; A II, n. 2, 4. BERNUCCI GIORGIO A. Il, n 3, 4, 5. BUSINCO LINO A l, n. l; A. II, n. 4, 5, 12. CESETTI GIUSEPPE A I. n. 5. COGNI GIULIO A. II, B. COST ANZI OSV ALDO A. Il, n. 14. DE' BAGNI MARIO A. II, n. 3, 4, 5 12. DELL'ISOLA GIUSEPPE A II. n l l, 14, 15. DI FRISCO SALVATORE -A. II. n 2. DONAGGIO ARTURO A. II, n l. EVOLA J. A. Il, n 15. FLAVIO QUINTO -A I, n. 3 fUGAGNOLLO UGO A. II, n 14. GASTEINER ELIO A. I. n. 2; A Il, n. 12. GUERRIERI OTTORINO A II, n. 5, 9. GUIDOTTI PAOLO A. Il, n 6 INTERLANDI TELESIO A. I. n, l, 6 ; A. II, n L 2, 6. -LANDRA GUIDO A. II. n. l. LELJ MASSIMO A I, n l, 2. 4. S. 6; A H, n l, 3, 4, 15. L. D A II. n 3 LOMBARDI MARIO A. Il, n 12. LUCIDI GIUSEPPE A. II, n. 3. MAGGIORE GIUSEPPE A. I. n 3. MARIMPIETRI IRMA A. n. n. 14. MATARRESE FORTUNATO A. II, n. 6, 11. MEMMOLi GUGELLO A. r: n. 4. MICELI RICCARDO A. I. n. 2 NAPOUTANO G. G. A. II, n 3 NIEDDU UBALDO A. II, n. 10. NIX WILLI A n, n 16. PADELLARO NAZARENO A. li, n 4. 7. PAOLELLA DOMENICO A. n. n 5 PERTJCONE S . A. II, n 17. PETRUCCI ANTONIO A. II, n 15. PENSABENE GIUSEPPE A. l. n.. l 2; A. II, n. L 3, 4. SCARDAONI FRANCESCO A II. n 3. SOLMI ARRIGO A. I. n. l. TENTONI M. C A. Il, n. 10, 14. TRIZ PAOLO A. Il, n B. TRIZZI _NO ANTONIO A. Il, n 3, B. 12. 15. UNGARO DANIELE A. II, n. 10. VERCELLESI EDMONDO A. II. n 12. L E G I S L A Z I O N E RAZZIALE BACCIGALUPI MARIO A. I. n. 4, 6. BUSINCO LI!IJO A. I. n 6. CALLARI FRANCESCO A II, n 12. CANGIANO UGO A I. n 2. GIANNETTI BERLINDO A Il, n. 13. NIEDDU UBALDO A. Il, n 9. TRiZ. PAOLO -A I. n. 6; A Il, n 12. DIFESA DELLA--RAZZA NELL'IMPERO_ ANONIMO A Il, n. 14. A. T. A. II, n. 13. LINO A II, n 13. CALLARI FRANCESCO A. II. n 13. CHIAUZZI ANGELO A I. n 5. .;.':. CIPRIANI LIDIO A. l, n 2, 3, 6; A. Ii, n. 3, 13. CONSOLI ANTONIO A I. n 4. DELL'ISOLA GIUSEPPE A Il, n .13. GASTEINER ELIO A II, n 13 G. L. -A II, n 13. L. B .. A. II, n 13. LUCIDI GIUSEPPE A II, n. l l, 12, 13. MARCHITTO NICOLA N Il, n 5. MARIMPIETRI IRMA A. II, n. 13. MONTERISI MARIO A I. n 4 MORENO MARIO MARTINO A II, n. 13. N!EDDU UBALDO A II, n 13. PETRUCCI ALFONSO A. II n 13, 17. PETRUCCI ANTONIO A. l, n 2; A Il, n 6, 12, "13, 14. PICCIOLI ANGELO A. II. n. 13. RICCI MARCELLO A II. n. 3 TRIZ ZINO ANTONIO A Il, n 13. GIUDAISMO A N r r c H H A Il L-__ -_M_E_o_I--0_-....,-_E....;_v_o_ _E_.;_R_rN_A_sc_rM_E_N_-_r.o_-_,l ALMIRANTE GIORGIO A. l, n 3. ANONIMO A. I, n 4; A II, n 14. BIANCINI BRUNO A. II, n. 11. CALOSSO CLAUDIO A. II. n. 9 DE' BAGNI MARIO A. II. n. 14 GENNA GIUSEPPE E A. I, n 3 MAGNINO CARLO A l, n l, 2. PENSABENE GIUSEPPE A. II, n 6, 7, B n 7, B. TRIZZINO ANTONIO A II, n. 10. ZUMAGLINI CESARE A Il, n lB. BIANCINI BRUNO A. II. n B. BORRETTI MARIO A. II n B. CANALI GUIDO A. Il, n B COSTANZA SALVATORE A II. n 16. DE' BAGNI MARIO A II. n 7, B. 10. DEDEL FRANCESCO A. II, n 9. FICA'I-VELTRONI PIETRO A. II, n 16. GASPARI G. A. II, n. 16. G P. A. I. n. 4. GUIDOTTI PAOLO A. II, n 16. LUCIDI GIUSEPPE A. I, n 4. MARCOTTJ G. A II. n 11. MATARRESE FORTUNATO A II. n. 16. PASCALI PASCAL A II. n. IB. PERTJCONE S A Il, n 9 RUBINI PAOLO A II, n 10. SALVATI NICOLA A I, n. 6 ST ANCAMPIANO ETTORE A II. n B. STORTI ROSA C. A Il, n. B TRIZZJNO ANTONIO A II n. 2 ZUMAGLINI CESARE -A. II, n 5 16.

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EPOCA MODERNA E CONTEMPORANEA ALMIRANTE GIORGIO -A II. D 17 18. ANONIMO -A. l, D. l S; A. II, n. 14. lS. AN'GELI UMBERTO -A n. n .7. ATTILI A._ A. II. n. 7 11. BARDUZZI CARLO -A n. D. l, 4. S. S. 7 9. 12 13. 14. 17 BIONDOLILLO FRANCESCO -A I. n. 3. BOMBA ALDO -A. I, n S. S. BRIGHENTI ROBERT A. II. n 17 BUONASSISI VINCENZO -A I. n. 2 CALLARI FRANCESCO -A I. n. S: A Il. n. l, 3. 17 CANEVARI EMILIO -A Il. n l. C. M .. A II. n l COGNI GIULIO -A. n. n l. DE' BAGNI MARIO -A I, D S: A. II. n 2. s. 9 DELL'ISOLA GIUSEPPE -A O, n. 17 DE STAMP GIOVANNI A. n. n 3, 7 EVOLA l. A. O. n 18 FICA! GIUSEPPE A. O, n. 11. FICA!-VELTRONI PIETRO A II. n 8. FLAVIO QUINTO -A. I. n. l FORTEGUERRI GIUSEPPE A. n. n S. 17 GASTEINER ELIO -A I. n. S; A n. n l. GATTI T ANCREDI A n. n. S 9 GIANNETTI BERLINDO -A. n, n. 9 !NTERLANDI TE4f:SIO -A. I, n 2. 3, 4 LANDRA GUIDO -A. n, D. 17 LANCELLOTTI ARTURO -A II. n 7 LUCIDI GIUSEPPE A n. n l. L. D. A n. n l. MACRI FILIPPO -A II. n S MEZIO ALFREDO -A. n. n 2 MICEL! RICCARDO A. n. n 18. MONTAijDON GIORGIO .. A I. n S: A O. n lS. PAOLELLA DOMENICO -A. II. n l, 7 PENSABENE GIUSEPPE -A. l n. 3, S: A. II. n. 2. PETRUCCI ANTONIO A. n n 17 PICENO GiORGIO -A I. n. 4: A n. n 2, lS. 17 POD. G. A n. n S. PREZIOSI GIOVANNI -A. I, n S RENDE DOMENICO A. I. n. S SALVOTTI TROILO -A. II. n 2 18 SCARDAONI FRANCESCO -A. I, n, 3, 9. 16. SORITI UMBERTO -A II. n. lS. TOSTI ARMANDO A. I. n 6: A. II. n 11. TRIZZINO ANTONIO -A I, n. S: A 11. n l. 9 "** -!'. .. n. n. 6 SCIENZA STUDIOSI E TEORIE DEL RAZZISMO DELL'ISOLA GIUSEPPE A. Il, n 10 EVOLA l. A. II. n. S. S. 7. 11. LANDRA GUIDO -A. II. n. 8 9. 10 11. 13. 14. lS, SOTTOCHIESA GINO -A. II, n 10. ANTROPOLOGIAr BIOLOGIA, PALEONTOLOGIA, ECC. BUSINCO LINO -A I. n. 4: A II n 10. CALLARI FRANCESCO -A I, n. 2. 4 CALOSSO CLAUDIO -A. Il n 18 CARAMORE UMBERTO A II. n 17 CASTALDI LUIGI -A l, n 6; A. II. n 2 QUESTIONARIO Arte: Anno .;econdo: II 46, 47, IX 46, XVII SO. Borghesia : Anno primo : VI 62; Anno secondo: II 45, IV 44, 45, VI 43, VII 47, VII! 44, IX 46, X 43 44, XII SO, 51. XIII 60, 6I, XIV 45: XVII 49. SO, 52, xv ili 42, 45. Civilt: Anno secondo: II 46, 47, IV 44, 45. 46. V 46, VII 43, IX 43, X 42, XI 2, XII 49 XIII 58, 59, 60, XIV 44, XVI 42, 44, 45, 46 XVII 52, XVIII 44 45, 46. CIPRIANI LIDIO -A I. n l. DELLA MAGGIORE BRUNO -A II. n 17 L G .. A I. n. 4 FRANZI LEONE -A I. n. l. 2, 4 G. L A. I. n l. 3 LANDRA GUIDO -A I, n. l, 2, 3, 4: A II. n. 3, 4, 12, -LEONORI-CECINA -A II. n. 7 LUCIDI GIUSEPPE -A I. n 3 S. S; A. n. n. 2. 4 S, 7, 8, 9. 10. RELLINI UGO -A II n. 2 RICCI MARCELLO -A. I. n l. 2. 3, S: A. II. n S SA \!ORGNAN FRANCO A I. n l. SCALIGERO MASSIMO -A. II. n lS. SOTTOCHIESA GINO -A II, n 18 TOMASSINI FAUSTO A. II. n. 4 VERCELLESI EDMONDO A. II. n. 8, 10, 11. 14. 17 VILLA EMILIO -A. I, n S: A n. n 17 ZA V ATT ARI EDOARDO -A. I. n. l. Linguaggio: Anno secondo: VI 45 VII 47 VIII 45, XV 45, 46, 47 XVI 42, 43 'xvii 5 1: Nazione : Anno primo : IV 44, V 4.5; Anno secondo: I 46, 47, III 63, VI 45, VII 43. VIII 42, IX 43, 45, 46, 47, X 42, 43, 45 XI 45 XII 48, 53 XIV 46 47 XV 45 XVI 4S, 46, XVII S3. Poesia: Anno secondo: VI 44, VII 47 VIli 45, 46, XII 49, 51, XIV 43, XVII 51, XVIII 42, 43. Religione: Anno secondo: II 46, 47 Ili 63, IV 44, 45, 46, V 46 47, VI 43, 45, 46, 47 VII 45, 46, VIII 45, IX 44, 45, X 44 XII 54 Xlll 60, XVI 44, 45 XVII 51, XVIIi 45, 46. Risorgimento : Anno secondo : XI 42 Xlll 57, 58, 61. XVII 49, XVIII 46. Romano di Arti Grafiche di Tumminelli & C, Largo S Roma ALMIRANTE GIORGIO A. II. n l A. L. -A II, !:. l. 2. ATTILI A. A. II, n S. SORRETTI MARIO A. Il, n. 14. BUSi"NCO LINO -A I. n. 3; A. II. n S. 9. CIMINO ALFIO -A. II, n 9 CIPRIANI LIDIO -A. l. n. S; A. II. n. l DE AGAZIO VINCENZO -A. Il, n. lS D'A TE SIA G . A. II, n l S DE ZUANI ETTORE -A II. n 1 8 GASTEINER ELIO -A II, D. S. LANDRA GUIDO -A. I. n. S. S; A. II. n. 2, 3. s. 7. lS, 18. L. G .. A. n. n 2 LUPI GINO -A. II n S MAGNIWJ CARLO -A. II. n. 2 MARCHITTO NICOLA -A. O. n. 10 RUBIU PAOLO A. II. n. 18. SCARDAONI FRANCESCO A. II. n. 4. SEMIZZI RENATO -A. n. n. 9 TRIZZINO ANTONIO A II, D 11, 16. 18 VERCELLESI EDMONDO -A, II, n. 13. lS. ZA V ATT ARI EDOARDO A. II, n 2. PENSIERI DI LEOPARDI Sviluppo della ragione e decadenza della civilt: Anno Secondo : II 38, lii 62, IV 43, V 45, VI 42, VII 42, VIII 40. IX 42, X 41, XI 41, XII 46. Rivelazione ed eroismo: XIII 56, XIV 42. Verit e religione: XV 44, XVI 41. Lingua e genio della nazione francese : XVII 48. Sangue g genio della Spc::gna : XVII! 41. Direttore rosponsabile: TELESIO INTERLANDl

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ANNO I NUMERO l 5 AGOSTO 1938 XVI E S C E IL 5 E IL 20 DI OGNI MESE U N NUMERO SEPARATO LIRE l ABBONAMENTO ANNUO LIRE 20 Direttore: TELESIO INTERLANDI Comitato di r edazione: prof. dott. GUIDO LANDRA prof. d ott. LIDIO CIPRIANI d ott. LEONE FRANZ dott. MARCELLO RICCI dott.LINO BUSINCO S(IENI! RAZZISMO ITALIANO 1 2 3 5 Un gruppo di studiosi fascisti docenti nele Universit italiane sotto l'egida del Ministero della Cultura Popolare ha fissato nel seguenti termini quella che la posizione del Fascismo nei confronti dei problemi della razza: LE RAZZE UMANE ESISTONO. -La esistenza delle rcuze umane non gi una astrcuione del .nostro spirito, ma c:orrisponde a uaa Iealt fenomenica .. materiale, percepibile con i sensi. Questa realt l!-rappresentata da masse. quasi sempre imponenti. di mi lioni di uom.iui. simili per ccualtari fisici e pajcoloqici che fW'ono ereditati che continuano ad ereditcu:si. Dire che esiatono le ra.z.ze umcme non. vuoi dire a priori che esistono raae umane superiori o iDJeriorL ma aoltanto che eaiatono raua umane. dilferenti. ESISTONO GRANDI RAZZE E PICCOLE RAZZE -Non biaogna solhmto ammettere che eaiatano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individual.zati solo da alcuni caratteri, ma bisoqna anche ammettere che esistcmo gruppi sistematici minori (come per es. nordici. i meditena:Dei. i di.t:!ariei. ecc.) individualiuati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi qruppi costituia<:ono dal punto di viata binloqico le vere razze. la eaistena delle quali una verit evidente .. IL CONCETTO DI RAZZA E' CONCETTO PUBAMENTE BIOLOGICO. Esso quindi basato su altre considerazioni che nOD i concetti di popolo e di fondati easenzialmente au considerazioni 1iche, linguistiche. reliqioae. Per alla base delle dillerense di popolo e di naaione stanno delle differeD28 di raua. Se gli Italiani sono differenti dai Fraucesi, dai Tedeschi. dai Turchi. dai Greci. ecc . non solo percb essi banno una tingua diYena e una aloria diversa. ma perch la costitu>.ione razziale di questi popoli diversa.. Sono state proporzioni diverse di raue differenti che da tempo molto cmtico costituiscono i diversi popoli. aia che una raua abbia il doJ:ninio assoluto ulle altre, oia che tuHe riaultino fuse armonicamente .. aia. ia.fine che peni.tcmo cmeora inaaaim.ilate una aJie aJtre le diYene raae. LA POPOLAZIONE DELL ITALIA ATTUALE E' DI ORIGINE ARIANA E LA SUA CIVILTA E' ARIANA. -Queota popolca:ione a civiltcl< arjana abita da diveni millena.i la nostra peni.ola: ben poco rimaato della civiltcl< delle qenti preariane. L'origine deqli ltaJiaui attuali parte eaaenzialmente da elementi di quelle stesae raue che coatituiac:ono costituirono il t.uuta pereDDemente YYo dellEW'opa E' UNA LEGGENDA L'APPORTO DI MASSE INGENTI DI UOMINI IN TEMPI STORICI -Dopo l'inaaione del Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli morim...,ti di popoli capaci di inlluenaare la lisonomia raDiale della nazione. Da cib deriva che, mentre per altre aa&ioni europee la eompoaiaione rcu.aiale Yariata notevolmente in tempi anche moderni. per l'Italia, nelle sue grdi linee. la compooiaione rauiale di oqqi io la ateaaa di quella che era mille cmni In: i quarautaquallro milioni d'Italiani di oggi rimon tano quindi neU 'cnsoluta maggioransa a lamlqlie che abit-o ntalia da un millennio, ESISTE ORMAI UNA PURA "RAZZA ITAJ.IANA ", -Queato enun 6 ciato Don basato su1Ja confusione del concetto bioloqico di raua con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione, ma sulla purissima parentela di sangue che unisce qli Italiani di oqvi alle generazioni che da millenni popolano l'Italia. Queata antica pu-rezza di sangue il pi qrcmde titolo di nobiltcl< della Nazione italiana. E TEMPO CHE GLI ITAUANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE 7 RAZZISTI. -Tutta l'opera che finora ha fatto il Regime in Italia in fondo del raz.zismo. Frequentissimo atato sempre nei diaconi del Capo il richiamo ai concetti di raaa. La questione del razaiomo in ltaJia deve eaaere trattata da un punto di vi:Bta puramente bioloqico. seD.&a intena.ioni filO&ofiche o relivioae. La concezione del r au:iamo in Italia deve easere euenaialment e i talicma e l'iDdirizso aricmonordico. Questo non vuole dire per b introdune in Italia le teorie del raJZiamo tedesco come aono o affermare che gli Italiani gli Scandinai sono la ateaaa cooa. Ma yuole soltauto additare agli llaliani un modello fisico e sopratutto psicoloqico di raua umana che Per i 5uoi caratteri puramente europei ai atacca completamente da tutte le ra:u.e extra europee. questo yuol dire elevcue l'Italiano ad un ideale di superiore co scienza di ateaao e d i maoqiore reapoa.sabilit. E NECESSARIO FARE UNA NETTA DISTINZIONE TRA l MEDITER 8 RANE! D'EUROPA (OCCIDENTALI) DA UNA PARTE GLI ORIENTALI E GLI AFRICANI DALL'ALTRA. -Sono perci da consideraroi peri-colose le teorie che soatenqono l'origine atricana d i aJcuni popoli euroPQi e comprendono in una comune raua mediterranea cmche le popolazioni semitiche e camitiche tabilendo relcn.ioni e aimpatie ideol09iche aaaolutamenle in
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2 IL PARTITO E IL RAZZISMO ITALIANO Il Ministro Segretario del Partito ha ri cevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di stu diosi fascisti, docenti nelle Universit ita liane, che hanno, sotto l'egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del raz zismo fascista. Erano presenti i fascisti: Dott. Lin'o Bu sinco, Assistente di Patologia generale nella R. Universit di Roma; Prof. Dott. Lidio Ci priani, Incaricato di Antropologia nella R. Universit h Direttore del Museo Nazionale di Antropologia e di Etnolog _ia di Firenze; Pro f. Dott. Arturo Donaggio, Di rettore della Clinica Neuro-Psichiatrica della R. Universit di Bologna, Presidente della Societ Italiana di Psichiatria; Dott. Leo ne Franz, Assistente nella Clinica Pedia triea della R. Universit di Milano; Prof. Dott. Guido Landra, Assistente di Antropo logia nella R. Universit di Roma.; On. Sen. Prof. Nicola Pende, Direttore dell'Istituto di Patologia speciale medica della R. Uni versit di Roma; Dott. Marcello Ricci, Assistente di Zoologia nella R. Universit di Roma; Pro f. Dott. Franco Savorgnan; Ordi nario di Demografia nella R. Universit di Roma, Presidente dell'Istituto Centrale di On. Prof. Sabato Visco, Direttore dell'Istituto di Fisiologia generale della R. C niversit di Roma e Direttore dell'Istituto N azionale di Biologia presso il Consiglio delle. Ricerchhe; Prof. Dott. Edoardo Zavattari, Direttore dell'Istituto di Zoologia della R. Universit di Roma :\lla riunione ha partecipato il Ministro della Cultura Popolare. Il Segretario del Partito, mentre ha elogiato la precisione e la concisione delle tesi, ha ricordato che il Fascismo fa da 16 anm praticamente una politica razzista che consiste attraverso l'azione delle istituzioni del Regime -nel realizzare un continuo miglioramento quruititativo e qualitativo della razza. Il tario del Partito ha soggiunto che il Duce parecchie volte nei suoi scritti discorsi ha accennato alla razza italiana qua le appartenente al gruppo cos detto degli indo-europei. Anche iri questo campo, il Regime ha se guto un suo indirizzo fondamentale: prima razione, poi la formulazione dottrinaria, la quale non deve essere considerata accade mica, cio fine a se stessa cme deter. tnitlmte una ulteriore precisa azione po-' litica. Con la creazione dell'Impero la razza italiana venuta in contatto con altre razze; deve quindi guardarsi da ogni ibridismo e contaminazi.one. Leggi razziste in tal senso sono gi state elaborate e applicate, con fascistica energia, nei territori dell'Im pero. Quanto agli ebrei, essi si considerano da millenni dovunque e anche in Italia come una razza diversa e superiore alle altre ed notorio che malgrado la. politica tolle-rante del Regime, gli ebrei hanno in ogni nazione costituito -coi loro uomini e coi loro mezzi lo stato maggiore dell'antifa scismo. Il Segretario del Partito ha infine annu.p.ciato che l'attivit principale degli istituti di cultura fascista nel prossimo anno XVII sar l'elab()razione e diffusione dei princi pii fascisti in tema di razza, principii che hanno gi sollevato tanto interesse in Italia e nel mondo.

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uesta rivista nasce al momento giusto. La prima fase della polemica razzista insa, la scienza si pronunciata, il Regime ha proclamato l'urgenza del problema. Si pu fare qualche cosa di utile chiarendo agli Italiani non i termini di una dottrina, che trovato ormai la sua pi semplice ed efficace formulazione, ma la sua irrevoca necessit e la sua vasta portata. Cbn la conquista dell'I m pero, con l' assu,. .. ,one, cio, di sempre maggiori responsabilit storiche, l'Italia deve dare al problema raz ziale la preminenza che gli spetta sia dal punto di vista strettamente biologico, sia da quello del costume. L'Italia di ieri, rimorchiata da forze estranee al suo particolare genio verso compiti estranei alla sua vocazione, poteva ignorare il razzismo e giudi carlo anacr onistico; non potrebbe l'Italia fascista rifiutar si di considerare e di affer mare se stessa come potente e sicura unit razziale nel momento in cui numerose genti diverse sono passate sotto il suo dominio ed esigono una ferrea sistemazione ge rarchica nel quadro dell'I m pero; mentre un razzismo antichissimo ed aggressivo, il pi feroce e delirante razzismo teologico, l'ebraismo, minaccia apertamente la societ umana e tenta di asservirla-ai suoi inammissibili fini, con la complicit di popoli e di partiti miseramente corrotti. L'intima logica del Fascismo porta all'esaltazione del concetto di razza; e, pi che del concetto, dei valori concreti della razza, valori biologici ed etnici, sangue e genio, coi quali si costruisce in concreto l'avvenire del popolo ita liano, nella immensa impresa che M ussolini conduce: restituire all'Italia il suo volto, la sua forza e la sua missione nel mondo. Questa rivista, pur avendo stretta unit di concezione e di ispirazione, si divide in sezioni, quanti sono i settori nei quali il razzismo italiano condurr la sua o pera : scienza, documentazione, polemica. Noi divulgheremo qui, con l'aiuto di camerati stu diosi delle varie discipline attinenti al problema, i concetti fondamentali su cui si fonda la dottrina del razzismo italiano; e dimostreremo che la scienza con noi; perch noi siamo con la vita, e la non che la sistemazione di concetti e di nozioni nascenti dal perenne fluire della vita dell'uomo. Anche la scienza ha la sua morale, ed una morale umana. Noi faremo della documentazione; la quale ci dar modo di dimostrare quali sono le forze che si oppongono all'affermazione d'un razzismo italiano, perch si oppon gono, da chi sono mosse, che cosa valgono, come possono esser distrutte e come saranno distrutte. E faremo, infine, della polemica. Vale a dire combatteremo contro le menzogne, le insinuazioni, le deformazioni, le falsit, le stupidit che accompagneranno questa affermazione fascista dell'orgoglio razziale, questa liberazione dell'Italia dai carat teri remissivi che le furono imposti, questa superba restituzione del suo vero volto per tanto tempo ignorato. La polemica sar il sale nel pane della scienza, quindici nalmente spezzato. Ci assiste, in questa impresa, la volont rnussoliniana di << tirare diritto ; la soli dariet del Partito, che gi sviluppa una risoluta azione attraverso la sua potente e precisa organizzazione centrale e periferica; e l'orgoglio di razza, che chiara onnipresente coscienza di razza T. I. 3

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L l B l C O f BR E O ASSIRO ADdse tra le 'raue minori la differenze tra i varii popoli di uno steBSO gruppo etnico viva fin dalla pi remota antichit. ; I pittori egizicmi, per -mpio, dopo di aver riprodotto i.e caratteristiche fisiche di ciascun tipo lo colorivi.Dlo secondo una scala' di toni che corrapondeTa a una vera e propria dauiticazione di rcuza: rosso per gli egiziani, giallo per gli asiatici. nero per gli africani e bianco per gli uomini del settentrione. ID questo fregio decoratiTo, che gli archeologi fanno risalire a 1300 anni aTanli l'era cristiana. sfilano i campioni delle rcuze che componevano la popolazione stabilita nell'antico all'epoca dei Faraoni. GLI EBREI CONCORRONO IN QUOTA PIU ALTA Al SEGUENTI DELITTI l. Usura (Disonest nel credilo) 2. BancaroUa 3. Frode ft. Diffusione della l e tt e r a tura oscena, oltraggio al pudore 5. Ricatto 6. Renltenza agli obblighi mi-litari 7. Trasgresslonl agli obblighi derivanti da sentenze giudiziarie IN Germania Austria Ungheria Germania Austria Ungheria l Germania Austria Ungheria Olanda 1 Germania ? Olanda )l Germania Ungheria 1 Germania Austria 1 Germania Austria ? Ungheria \ Germania 8 Falslllcazlone di documenti Ungheri a 9. Offesa, calunnia \ Germani a Olanda DI TANTE VOLTE 29,05 75,45 4,88 12,62 8,79 28,20 2,04 3,27 4 ,02 2,02 2,04 5,01 1,61 1,45 2,16 1,59 2,01 2,22 2,07 2,33 1,68 1 ,3 1 1,61 Dall'opera dell'ebreo A. Ruppin, . 4 I NON EBREI CONCORRONO IN QUOTA PIU ALTA Al SEGUENTI DELITTI l Resisten-.za all' autorit dello Stato 2. Ratto 3. Furto 4. Infrazione ai regolamenti sul. l' ordine pubf:,llco 5. Danni materiali 6. Assassinio (omicidio premeditato) 7. Incendio doloso (e attentati al-le ferrovie) . IN l Germania Austria Ungheria Olanda l Germania Austria Ungheria Olanda l j \ l Germania Austria Ungheria Olanda Germania Austria Ungheria Olanda Germania Austria Ungheria Olanda Germania Austria Ungheria l Germania l Austria ? Ungheria 8. Leolonl (onche con letole) l Germania Austria Ungheria Olanda 9 Aboz:to Germania Austria Ungheria DI TANTE VOLTE 3,63 1,60 2,56 2,18 5,55 8,73 7 ,ft3 15.83 2 84 1,66 1,87 1,90 2 ,00 3,30 2,91 1,59 4,55 7,43 1,97 2,52 4,33 2,22 3,01 2,67 1,45 4,07 2 55 3 ,29 3,2/t 1,95 1,19 1,25 4,42 Vediamo in che consiste questa diversit. Dall'esame dei due quadri qui riprodotti -relativi alle popolazioni di Germania, Au stria, Ungheria ed Olanda, e agli anni 1903-06 per la Germania, 18981902 per l'Austria, 1904 per l'Ungheria e 1902 per l'Olanda, risulta evidente che i delitti pi infamanti e volgari sono particolari degli ebrei. Il Rullin, ebreo, giustifica i reati di frode con la scal trezzo maggiore degli La diversit fondamentale della criminalit per noi, un'altra prova della diversit etnica delle due inconciliabili razze.

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1RtAZZA JE JPJEJRt 4[JEN'JfU Gli ebrei italiani e non soltanto italiani stanno afferrandosi in questi giorni a una specie di tavola di sal vezza : le dichiarazioni di Mussolini a Ludwig nei colloqui svoltisi nella primavera del .1932. Fermiamoci sulla data: 1932. Da allora molti avvenimenti sono cca duti nella storia dell'Italia e del mondo: inutile ma uno di essi li sovrasta tutti : il nuovo impero di Roma . E il secondo che l'antifascismo mondiale di pu ra marca ebrea. Prendiamo ora il libro a pagina 73 ed esaminiamo attentamente quanto vi detto senza che il Ludwig un ebreo. "Naturalmente. dice Mussolini, non esiste una razza pura, nemmeno quella ebrea. Ma appunto da felici mescolanze deriva spesso forza e lezza a una nazione ". Come si vede Mussolini non porta con queste di chiarazioni, nessun secchio d'acqua al mulino giudaico. pure nel senso letterale e arcaico della pa rola non esistono pi, vero, ma esistono cj non di meno delle razze nettamente individuate nei loro caratteri somatici e Quanto agli incroci, Mussolini li ammette purch siano "felici e anche in questo caso solo "spesso" non "sempre" si hanno liete conseguenze. Mussolini continua: "Razza: questo un sentimento, non una realt; il 95% sentimen_to". Anche qui i giudei non possono cantare vittoria. A parte le percentuali aggiunte dal giudeo Ludwig, rimane il fatto che la razza esiste sotto l'aspetto biologico e quello sentimentale, cio spirituale: poich anche il sentimento una realt. Nella stessa pagina segue una nota polemica contro il razzismo nordico e si comprende perch esso partiva nei suoi luminari del secolo scorso da una svalutazione della razza italiana. L'orgoglio nazionale non ha af fatto bisogno dei "deliri" di razza". Si pu confermare. Delin: di razza, no (il delirio manicomiale), ma coscienza" di razza, s. Nei "Colloqui" era detto che l'an tisemitisi11o non esiste in Italia. Allora 1932. Ma da allora oggi sorto il "semitismo" nel mondo e in Italia. Che ci siano stati degli ebrei patriotti e fascisti, verissimo, ma altrettanto vero che ci sono stati ebrei antitaliani e antifascisti. Non fu pronunciata dall'ebreo Treves la frase tremenda: il prossimo in verno non pi in trincea"? Anche in questa que.stione delle razze, vi nel pensiero di Mussolini al disopra delle necessit tattiche di governo, una coerenza fondamentale ed quindi pe1fettamente inutile che gli ebrei italiani mandino a memoria la pagina 7 3 del libro di Emilio Lud wig, che si chiama viceversa Coen. s

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-.. .. La diUerenza di razza un concetto che si conJonde colle origini dell'umanit. come appare da questi due gruppi di uomini primitivi che scendono in EVOLUZIONE DELLA La nozione di razza ha una storia antica quanto queila degii uomini. Anzi, va pi oltre e si perde nelle profondit della preistoria; poich i primitivi delle caverne -come recenti scav.i-hanno dimostrato -tenevano conto, nell'effigiare le figure umane. ritratte .. nei'Joro.,.ozzi 'dipin, ti; delle diversit razziali. Interessanti sono, ,a questo riguardo, le grotte di Mir.ateda, presso Albacete, nella "Spagna; e quelle di a1cun localit dell'Africa de! Sud, abitate nei tempi antichissimi dci Bos:im.::mi. I primitivi delle caverne Le !igure umane el!1giate sulle pareti di tali grotte hanno le stesse caratteristiche fisiche quando il soggetto della pittura pacifico, ma se si tratta di scene guerresche, i tipi fisici dei due pctrtiti si differenziano nettamente; il che dimostra. che le diversit razziali suscitavano una profonda impressione nelle rozze menti dei primitivi. La civilt egiziana ci offre una documentazione assai pi completa. Celebri le pitture del tempio di Abido, edificato sotto la 19" dinastia, cio 1300 anni avanti Cristo: esse raffigurano alcuni tipi razziali ben differen ziati, ar.che per il colore. Nelle pitture che ornano la tomba di I si sono rilev.:Jti ben 12 tipi razziali. Eva, il serpente e la razza 6 Le u:ime sdtte-<.ull esistenza di une di razza ci sono fornite dalla Bibbia. Nel librc della c Genesi :t, ove s'i parla -di Eva e del' serpente, detto: Far nascere l'odio fra te e la donna, fra la tua razza e la sua razza Il termine ebraico qui usato Zera che significa propriamente senienza. Sempre nel libro -della c Genesi :t, si parla di razza a proposito della storia dell'arca di No; e si usano i termini di c bassar (che vuoi cUre carne) e di c-Ieminah:t (che significa genere o specie). Ancor pi precisd la dfinizione di razza ch. neUo s_tesso ;libro. vien data a proposito dei figli di No. Il termine usato questa volta iey che la Vulgata traduce insulae geri.tium :1>; le rozze vengono qui infatti considerate come isole disseminate sulla terra. Nasce cos il concetto di segregaZione razzista: im, p<:irfantissimo per comprendere lei storia degli ebrei. Razzismo intransigente nella Bibbia Dal concetto di segregazione si passa-facilmente a quello di ostilit contro le oltre razze. Nel Deuteronomo infatti, -si legge: Voi stermiflerete tutti i popoli che il vostro Dio deve lasciare in vostra balia. Nel libro di Esdras si giunge al vero e proprio razzismo intransigente. Vi sono rigorosamente proibiti i' matrimoni con donne d'altre genti, vi si prescrive di fare ilcensimento ,di_ coloro che sposano donne straniere e di scacciare tali donne e i loro figli: c Non date -le vostre figlie ai loro figli, non prendete le loro figlie per farle sposare ai vostri figli, e non cercate mai la loro pace n la loro prosperit. Omero e Aristotele Anche l'antichita classica s'nteres;; al problema della rtzza. Omero, Erodoto, AriStotele, ci danno-indicazioni preziose al riguardo. La teoria 'degli autoctoni, cosi diffusa nell'antichit .e 'madre -di tante leggende, una riprova dell'importanza che allora si attribuiva alla nozione di razza. E' interessante sapere che proprio dlla lingua italiana la sl.enza moderna ha importato il vocabolo razza. per la cui origine prima sembra si debba risalire al 'latino radix. Buffo n e il colore del clima" Per molto tempo, gli scienziati moderni usarono questo termine in significati piuttosto imprcisi e -soggetti a

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l NOZIONE DI RAZZA guerra. riproduzione di pitture rupeatri eeiatenti neUa caverna paleolitica di Minateda. neUa pro'rinc:ia di Albacete. in Spagna. notevoli oscillazioni. Buffon, per esempio, riteneva che soltanto il clima avesse agito sulle differenze razziali, e affermava che c l'uomo, bianco in Europa, nero in Africa, giallo in Asia e rosso in America, non che lo stesso uomo tinto dal colore del clima>. L'altro grande naturalista, Linneo, non parla mai di razza, ma di specie. Il primo che us il termine di razza in senso rigore samente antropologico fu Kant, il quale defin\ la razza come una variet costante, fissata dall'azione del clima, capace di pepetuarsi e di mescolare i propri caratteri con quelli di altre razze. I I tr a s f o r m i s m o A questa relativa fissit razziale reag il tedesco Blumembach, dando origine alla teoria del trasformismo, che mette m particolare rilievo la capacit che le razze hanno di acquistare, nel corso della loro storia, nuovi caratteri e di trasmetterli per via ereditaria. La scienza contemporanea considera la questione pella razza sotto aspetti molto diversi, che dipendono, pi che della diversit dei metodi scienJifiei dalla nole ..-ole distanza dei punti di vista. Gli scettici del razzismo Vi sono gli scettici della razza, come il Topinard, il quale afferma che la razza non che un'astrazione della nostra mente. Sotto i nostri occhi vi un'umanit in continua evoluzione, i cui caratteri fisici sono soggetti d infiniti mutamenti: fiSsare questa evoluzione nel tempo e nello spazio, attribuendo alle diverse razze qualit distintive costanti, sarebbe -secondo il Topinard e i suoi seguaci -:-7 un vero e proprio arbitrio. Vi sono i mistici della razza, che dalle differenze fra una razza e l'altra inferiscono la superiorit di una razza su tutte le altre. Si citano abituamente gli studiosi ger-manici come antesignani di una tale teoria, ma inte ressante sapere che furono proprio due francesi (Il) -il Gobineau e Philarte Chasles a farsene apostoli fra i primissimi. L'intesa cordiale su basi razziste? Entrambi sostengono il primato dela razza ncrdica il secondo ha. una particolare predilezione per la Bretagna, che egli definisce c Terra classica del coraggio morale>. (L'intesa cordiale su basi razziste? Chi l'avreb be creduto?). Ma i veri e propri teorici del razzismo contemporaneo sono, come si sa, gli studiosi germanici, tra i quali appena necessario citare Rosenberg. Grande scalpore ha fatto nel 1926, la traduzione francese del libro di un razzista americano: c Il declino della grande razza > di Madison Grani. La cgrande.razza>, per il Grani, quella bianca, o pi particol=enle quella anglo-sassone, in nome della quale egli lancia un grido d'allarme. Il Grani afferma che la razza. si trova alla base di tutte le manifestazioni della societ umana e melle in rilievo l'im portanza, per la determinazione dei vari tipi razziali, delle misurazioni cefaliche. ... con buona pace dei francesi Alcuni studiosi francesi tentano, per evidenti ragioni polemiche;di rovesciare il problema; e come, ad esempio, il Le Fur -affermano che la nozione di razza effetto e non causa, cio che un popolo si qconosce unito da vincoli razziali solamente quando la storia e la cultura hanno crealo le vere basi della sua unit. Il che, con buona pace della c scienza> francese, smentito dai .fatti, dei quali l'esposizione che precede pu avere dato, pur nel suo schematismo, qualche barlume. 7

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se1enza L'UNIT ETNICA DELLA NAZIONE ITALIANA NELLA I.-Quando, sotto l'egida di Roma, garantite ormai la supre mazia e la pace nel Mediterraneo, dopo le guerre puniche, si venne formando uno stabile equilibrio politico della penisola italiana, fino allora sconvolta da emigrazioni, da guerre e da conquiste di genti varie e discordi, si avvi anche rapidamente l'unione e la fusione delle stirpi italiche, ormai tutte avviate verso le nuove forme civili. Liguri, Etruschi, Umbri, Osci, Ce!ti, Veneti, Siculi o Greci, che tante volte, tra le vicende dei popoli, avevano sentito l'esigenza di quella unit e l avevano tentata, pi o meno consapevolmente, con maggiore o minore fortuna, ora, riconosciuto il predominio di Roma, come la sola base sicura per una durevole unione, affrettavano il moto ormai avanzato della fusione. La sociale rivel il cammino compiuto da questo movimento, e, fin da allora, nel primo secolo avanti l'era cri stiana, in una et veramente decisiva per la storia della ci vilt, si form l'unit fondamentale della nazione italiana, rimasta poi salda nei secoli. La creazione dell'Impero, nei tempi di Cesare e di Augusto, delle a Roma una nuova potenza, una nuova missione, una nuova struttura; ma nulla tolse all'unit etnica e politica della penisola italiana, che rest integra, con la stretta fratellanza delle stirpi italiche. legate nella comune civilt ariana e me diterranea, oltrech coi privilegi che garantivano all'Italia, di fronte alle altre regioni dell'Impero, una situazione singolare 1oel diri:tto di cittadinanza, nel sistema delle imposte, nel pos se::so e nella trasmis sio ne dei fondi, nelle forme dei contratti. L'Italia, anche di fronte all'Impero, continu a restare una organica unit geografica, etnica, giuridica, nettamente differenziata da ogni altra regione e da ogni altro popolo, ed ebbe fin da allora il suo confine storico sulle Alpi Occidentali sulle Alpi Centrali e sulle Alpi Orientali; ebbe fin da allora il suo confine storico verso i tre mari, che la limitavarro, con le grandi isole tirrene, Sicilia, Sardegna e Corsica, e coi minori arcipelaghi del Tirreno, del Jonio e dell'Adriatico, tutti riconosciuti come parti integranti dello sviluppo e della difesa della penisola. 8 STORIA Nella vasta e diligente descrizione dell 'orbe romano, compiuta da Plinio, la descrizione dell'Italia particolarmente curata, con rilievi che rispondono ancora alle caratteristiche etniche e morali deHe varie regioni italiane; e questa descri zione si chiude con un motto altamente significativo, che ri flette intera l 'unit geografica, etnica, morale, amministrativa della penisola, e rivela fin da allora l'autonomia biologica e spirituale della nazione ita:liana: haec est l talia Diis sacra Non dunque Roma, o una regione deHa penisola; ma l'Italia, nella sua organica compiutezza, creatrice dell'Impero, per tma missione storica, agli Dei. II. -Il fondo etnico deHa popolazione italiana risulta, da quei tempi, ormai formato; e, se si eccelluano le conseguenze delle invasioni germaniche, tra il terzo e l'ottavo secolo d. C., non ebbe da allora vero turbamento. Sulla base di remote stirpi mediterranee gi avviate aJI.a civilt si erano sovrap poste le stirpi arie, succedutesi nelle invasioni, e si era formata. nella variet delle schiatte, una unit fondamentale etnica. l pochi residui di elementi libici o fenici erano stati travolti dalle stirpi autoctone o sopravvenute. Liguri, Etruschi, Umbri, Celti, Greci, insieme con gli altri gruppi etnici, non formavano ormai che variet singolari di regioni e di genti. Si era formata una fraternit spirituale, una lingua comune, un costume fondamentalmente uguale, un sistema giuridico uniforme. Anche le linee della aggregazione etnica erano. or mai quasi identiche in tutte le regioni italiane, .e si distingiJe vano da quelle di altri paesi: un sistema di citt, collocate con grande frequenza nel territorio e costituite nel municipio; in torno alle citt, nel giro della pertica municipale, un sistema di p agi (circoscrizioni rurali), con un capoluogo e n viHaggi e centri colonici. Le classi della popolazione, distinte pi che al tro per il possesso di onori pubblici o di ricchezze, erano do vunque simili: ottimati liberi proprietari o mercanti, artigiani, coloni o servi. Stava per stendersi ormai,. sull'antica variet po liteistica, una unica religione rivelata. Ma, nelle travolgenti fortune, il nerbo della popolazione,

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L'allegoria della Dea Tellus, raffigurata nella decorazione scultorea dell'Ara Pacis Augustae formato dai legionari che avevano combattuto e creato un vastissimo Impero, si era indebolito. Gli Italiani abbandona vano la milizia ed erano sostituiti da barbari assoldati per la difesa dell'Impero. Sopravveniva, nel terzo secolo, una pr_ofonda e insanabile crisi economica, che pareva volesse tra volgere la civUt. !,e invasioni germaniche, trattenute per pa recchi secoli, si gettavano sul mondo romano e lo sconvolge vano. L'Impero d'Occidente cadeva, e si formavano i regni bar barici. Anche l'Italia formava un regno, prima sotto Odoacre, capo di varie stirpi di venturieri germanici, Eruli, Sciri Turcilingi; poi coi Goti sotto Teodorico e Atalarico; finalmente dpo la breve riconquista di Giustiniano, sotto i Longobardi, che, non avendo potuto occupare tutta la penis()la,ne cagiona rono lo smembramento. difficHe valutare, pure "approssimativamente, il fattore etnico, che si sovrappone all'antica popolazione della penisola. Gi dal terzo secolo, seguendo una politica instaurata dagli imperatori, 'si erano avuti numerosi stanziamenti barbarici: l'esercito romano era costituito ormai in prevalenza, da barbari. Pi tardi le invasioni portarono sulla penisola alcune masse di Germani, con donne vecchi, fanciulli e se rvi in forma di migrazione. Sembra che gli Ostrogoti, che invasero l'Italia sotto l'a guida di Teodorico, verso il 489 d. C., formas sero una massa di circa cinquecentomila persona, e i Longo bardi, che li seguirono quasi ottanta anni dopo, -in formazione abbastaiiz_a simile, fossero in numero alquanto Ipinore: circa trecentomila. Pi tardi, anche per le nuove conquiste barbariche, non si ebbero migrazioni di popoli: la conquista franca rec in Italia un certo numero di famiglie dominanti., assunte nei feudi, ma non veri stanziamenti stranieri Cos gli imperatori della casa sassone o sveva. . N notevoli stanziamenti si ebbero nelle altre parti della penisola. La conquista araba della Sicilia, nel corso del se colo IX,' cost molto sangue e port anche un certo numero di dominatori; ma si sa con preisione che le citt sicule ser harono integre ie loro popolazioni, e le campagne non videro mutate le braccia lavoratrici. Cos la conquista no rmanna. sulla fine del secolo XI fu opera di arditi condottieri venuti dal nord, m schiere folte, senza dubbio, ma non molto numerose: quei valorosi guerrieri si vaTsero delle popolazioni locali, cittadine e rurali, nel lungo cinquantennio delle loro imprese, favorendone le aspirazioni o formandone una salda organizzazione; ma non mutarono il fondo delle stirpi autoctone . Se la popolazione d'Italia, ai tempi d'Augu sto, pu essere calcolata a circa dodici milioni, anche ammettendo qualche posteriore assottigliamento chiaro che essa non pot subire dalle invasioni che una modesta modificazione nella sua orga nica struttura. III.-Profonda invece fu la scossa morale portata da quelle vicende sulla popolazione italiana, che, nelle agiatezze delle forme civili e nella superiorit ide_ale del cristianesimo, si era dalle armi e aveva dovuto subire le violenze degli invasori. Sotto la scossa, anche gli Italiani ripresero l'uso delle armi, c si prepararono un'altra volta a mettersi in grado di forgiare i propri destini. La nuova organizzazione ebbe per base le citt, particolar mente numerose in Italia. Tra il secolo IX e il secolo XL con una nuova disciplina militare si forma il Comune ; e, c ol Comune si prepara ]a rinascita delle forze civi li pronte a creare il grande fenomeno italiano del Rinascimento. In questo periodo, si compie infatti la fusione dei varii elementi sopravvenuti, i quali si saldano sul tronco dell' antico tipo romano, rima s to fondamentalmente integ ro ; e ne nasce il nuovo tipo romano-italico, con le sue caratteristiche spicca tamente nazionali destinato a compiere lo sforzo titanico della rinascita e a creare, con una anticipazione di qualche secolo sugli altri paesi, le forme della civilt moderna. Col sorgere dei Comuni, si afferma l'egemonia del popo lo italiano, che, nelle guerre, nei commerci, nelle banche, nel pen siero, nelle lettere, nelle arti, raggiunge un primato universal mente riconosciuto. Gli Italiani percorrono con fortuna tutti i 9

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'---_;_::.._______ _ ____ L ----Alti personaggi romani. dai tratti schietti e severi, effigiali nei bassorilievi dell'Ara Pacls p a e s i d'Europa e del Mediterraneo: diffondono il nuovo pen s iero civile; stringono i rapporti di commercio con le citt della Francia, delle Fiandre, dell'Inghilterra e della Germania; in s egnano le prime forme del credito bancario; portano ovun que gli esempi pi perfetti dell'architettura e delle arti figura ti v e ; danno vita e ordinamento alla cultura scientifica creando, in forme tipi c he g li istituti universitari; organizzano, nelle c orporazioni le forme pi perfette del lavoro; sulle basi dello s tudio del diritto romano, creano il diritto comune ch e, accO'lto in tutti i p a esi civili diventa la base del diritto civile moderno. Una superna schiera di santi, di guerrieri, di pensatori, d ar tisti, di scienziati, di viaggiatori, tutti con nome italiano e con caratteri schiettamente e tipicamente italiani lavorano tenace mente a creare la nuova storia, a formare una civilt pi per f etta e pi degna a dar vita a un nuovo ordinamento civile e ad un nuovo pensi e ro e una nuova civilt. Pur nel rispetto dell'universalismo determinato dalle grandi i s tituzioni dell epoca l'Impero e la Chiesa e pure n e i delle citt e delle regioni, spesso in discordia s i afferma v i v o c d energico il sentimento nazionale che suon a nei proclami della lega lombarda, si esprime negli incitamenti a scacciare lo straniero ( come nella lettera dei Fiorentini per la lotta contro Enrico VII) e prorompe sanguinoso nei Vespri siciliani. Nessun elemento etnico di qualche rilievo viene, in questo periodo, tra il secolo XI e il secolo XVI, a turbare, in qualsiasi modo. la razza italiana, che opera incessantemente -per il pro gress o della civh_ E s sa ha raggiunto le sue forme tipiche nel lin g uaggio che ha assunto i caratteri di lingua letteraria e ha prodotto i sublimi capolavori della letteratura del Trecento e del Quattrocento ; nell'architettura e nelle arti figurative. dov e il genio italiano raggiunge una perfezione insuperata; nel pen siero religioso e filosofico, dove l'esempio .di S. Francesco e l'insegnamento di S. Tommaso d'Aquino aprono la via agli ardimenti del pensiero moderno, fino ai prodigi di Leonardo da Vinci e dei filosofi del Rinascimento; e cos in ogni altra espres ;;ione del pensiero. I diplomatici, i viaggiatori, gli architetti. 10 i predicatori, i mercanti, i docenti italiani, in ogni paese d Eu : ropa, sono chiamati, accolti, riconosciuti, rispettati o avver sati. La buona razza romano-italica sparge a piene mani il della civilt e lascia, in ogni campo, mirabili segni del suo passaggio. Essa ha, fin da allora, caratteristiche inconfondibili. ed da tutti facilmente identificata e distinta. Il predominio spagnolo in Sardegna e in Sicilia, il dominio angioino a Napoli non portano che qualche famiglia di feudatari, di signori o di soldati esteri; ma nulla spostano nella com pagine della razza. Cos nessuna modificazione sostanziale si compie per l'ingresso nella penisola di gruppi albanesi, portati sulla sponda adriatica o in Sicilia, o di gruppi slavi, accolti nelle regioni orientali d'Italia, per essere salvati dalla barbarie turchesca. Questi elementi estranei, anche conservando la loro individualit e la loro lingua,. non tardano ad adattarsi al nuDv-o ambinte e, in ogni modo, non feriscono la natura tipica della razza. Gli stessi elementi israeliti, rimasti nel seno di talune nostre citt o sopravvenuti, per spostamenti successivi, dalle vari e regioni dove erano perseguitati trattati sulla base della condizione giuridica dello straniero, e perci ammessi e rispet tati conservano la loro tipica individualit, senza nulla influire sulla razza indigena, che mantiene integri i suoi caratteri bio lo g i c i ed etnici. IV. Ma intanto, anche sotto influsso ed esempio italiano, s formano i grandi Stati stranieri, Francia e Spagna, pi tardi Au stria e Germania; e questi Stati anelano al predominio sull'Italia. giudicata il paese pi ricco, pi civile, ma inilitarmente pi debole. Il giudizio era esatto. Cominciano le calate degli eserciti s tranieri, ; perde la sua autonomia e, in parte, le sue ricchezze e il suo splendore. Ma la razza, anche aduggiata rimane intatta. Subisce i sac cheggi degli eserciti stranieri; turbata da -forti epidemie, che devastano i centri urbani pi popolosi; -condannata a sopportare il dominio e l'amministrazione di funzionari spagnoli o austriaci, che la depauperano; costretta a guerre continpe.

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Fregio decorativo tutte per interessi estranei, e a dare a queste guerre, sotto ban diere altrui, i suoi capitani migliori e i suoi figli pi numerosi e pi scelti. Ma, nella decadenza, sotto il predominio straniero, si preparano lentamente le forze della resurrezione. Mentre, a cava liere delle Alpi Occidentali, si delinea lo Stato nazionale e la dinastia, che dovranno operare. politicamente per questa resur rezione, si compie in Italia, nel secolo XVIII, una profonda rivoluzione, la rivoluzione delle Riforme, che rivela integre, giovani, fresche le forze della razza, la quale dovr compiere, nello spazio di circa un secolo, il titanico sforzo dei Risorgi mento. La popolazione delle citt e delle campagne in rapi do aumento; le industrie e i commerci riprendono vigore; il genio della stirpe si rivela nelle invenzioni pi originali, che preparano il trionfo della scienza e della meccanica in tutti i campi dell'attivit umana; il la V'oro italiano, nell'architettu ra, nelle arti, nelle grandi opere pubbliche, ritorua a diffon dersi nell'Europa e nel Mediterraneo con impeto meraviglioso. Il trionfo delle anni napoleoniche ribadisce le catene della servit ma sparge un gran lievito di libert e insegna un'altra volta a tutti gli Italiani il valore delle armi per la difes .. della indipendenza e della civilit. Quel popolo, che pareva sonnolento, abbietto e servile, gi sulla fine del seco lo XVIII, si mostra capace delle reazioni sanguinose delle Pa sque Veronesi, delle rivolte di Varese, di Binasco e di Pavia, delle ed eroiche gesta artifrancesi dei lazzaroni na poletan-i. Poco pi tardi, nelle schiere napoleoni che, partecipa largamente, con san gue generoso, alle vittorie sull'Austria e alle guerre della Spagna, e compie i prodigi della Moscova e della Beresina. L'indipendenza e l'unit italiana, da allora, diventano l'esi genza storica e quindi la realt pi rilevante dell'Europa del secolo XIX. Ma, costituita questa unit e questa indipendenza, e rivelata in pieno l'energia della razza italiana nel rapido aumento della popolazione, l'Italia vede, per circa un cinquantennio; per esigenze di vita e di lavoro, il grandioso fenomeno dai Littori, e la famiglia imperiale della emigrazione continentale, mediterranea e transoceanica, che depaupera la sua popolazione di un mezzo milione circa di unit ogni anno e che le guadagna significativo di grande proletaria 'lVIa gi i nuovi tempi sono maturi. La guerra libica, la guerra moncliale rivelano le virt del popolo italiano. Nella guerra mondiale, combattuta con prodigi d i valore, cadono 670 mila combattenti ; ma, a differenza di ci che avviene per gli altri f!srciti dell'Intesa, si tratta del pi puro sangue nazionale. Nelle trattative di pace di P.arig.i, l'Italia si presenta come la nazione etnicamente pi fusa d'Europa, quasi immune da ele menti stranieri {la percentuale delle cos dette minoranze na zionali straniere, investite nel territorio, anche dopo l'acquisto dell'Alto Adige e delle zone orientali, non raggiunge il 3 %). Sorge il Fascismo col suo impeto rivoluzionario e con la sua potenza ricostruttrice. Le prime provvidenze di Mussolini, andando verso il popolo, si rivolgono ai fu1i dell'eleva1.ione delle classi lavoratrici e della difesa dell'integrit e della 53 nit della razza. La grande proletaria diventa, in pochi an ni, la potenza pi fc;>rte e pi rispettata d'Europa ed condotta ai fastigi dell Impero. Il sistema corporativo, 1'0pera Mater nit e Infanzia, l'Opera Dopolavoro, l'Opera Balilla la Gio vent Italiana del Littorio la Milizia Nazionale sono tutte istituzioni protettive della razza. Il popolo italiano, sollevato dalle il!Itiche tristezze, assume la sua tipica impronta, inequivocabile. E_sso rivela la sua indole spirituale. fondata su biologiche nettamente differen ziate, e perci si presenta, tra i popoli d 'Euro pa, nella sua massa organica, e nei suoi elementi costitutivi, come un tipo a s stante, derivato dalle progenie di Roma e rafforzato da nuo vi incroci civili, ricco delle tradizioni storiche pi gloriose e pi remote, forte per la sanit fondamentale rtei suoi germi vitali, pronto al pi duro e al pi geniale lavoro, maturo per le maggiori fortune. ARRIGO SOLMI ,\JinJ/ro di Grada t Girutizia Il

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RAZZISMO La decisa presa di posizione degli studiosi fascisti a riguardo dei problemi di razza stata non vi dubbio, con sincero entusiasmo da tutti gli italiani. Era tempo, difatti, che anche da noi si prendessero a scrutare con superiori propositi le qualit insite per motivi biolo gici nella nostra gente e si promovesse un movimento per convincere la generalit dei cittadini degli eccelsi motivi per cui doveroso tramandare codeste qualit inalterate o se possibile migliorate; che ognuno, inoltre, fin nei pi bassi ceti, venisse edotto di cosa rappresenti quale entit biologica, per indurlo nelle pi svariate circostanze a comportarsi senza ledere la dignit di razza: di quella grande razza a cui non per caso tanto deve la civilt di tutti i continenti Ripeto, tempo di formarci /'illuminata coscienza di noi quali esseri viventi sottoposti alle leggi dell'universa natura e di vedere quanto nelle nostre opere e nel suc cesso nel mondo favorito da un particolare sustrato biologico ; di capire che codesto successo verrebbe a mancarci se altera88imo tale prezioso sustrato; che in conclusione non ogni fenomeno culturale, e quindi nem meno politico od economico, compatibile con qualunque tipo di uomo. In altri termini, nessuno deve oggi ignorare il por si di determinati, sensibilissimi valori di razza, e cio innati, alla base di quanto d consistenza, slancio e d i namism o a una nazione ed alla sua civilt. Non curarlo, e quindi mettersi sulla via di alterare quei cosa pi che f acile senza controllo rigido e continuo! -potrebbe dunque equivalere a impoverimento o addirittura t ram on to di una civilt. Agli occhi dell'antropologo, abituato a indagare le cause biologiche del divenire delle nazioni, parla in tal senso tutto il passato dell'umanit. Gli appariscono cos .. chiari i pericoli sempre pi gravi degli sregolati contatti di razza del presente e la brillante situazione dell'av venire a meno di draconiane provvidenze. Sacrosanta dunque la crociata bandita per la difesa, anche in senso biologico, della nostra razza. Sar anzi da dire fin da ora guai ai trasgressori! perch essi compromettono l'Italia di domani, quand'anche il loro malfare si risolvesse e non poco! nel legare ai posteri l'inscrollabile, penoso e pericoloso fardello dei bastardi in colonia. Chi vorr pi generarne una volta a giorno delle spropor zionate conseguenze di un egoistico attimo di debolezza? Il considerare i contatti di razza nel senso accennato non esaurito, ovvio, nei soli' confronti degli uomini di colore n tanto meno limitato agli africani non nuovo per la scienza. Il problema fu anzi dibattuto ripe. tutamente anche in Italia e fra gli altri da Paolo Mante-12 gazza. Nei diversi paesi le discussioni relative per a lungo oscure, perch !idotte troppo a pura specusenza avere il coraggio di passare alle applicazioni pratiche nelle societ umane. Ma ora in varie nazioni, e soprattutto in Germania dopo l' a\rvento di Hitler, si promulgano leggi contro particolari incroci; per impedire a determinate razze di varcare certi limiti geografici, o per ricondurre al luogo di origine elementi etnici e rivelatisi indesiderabili in mezzo ad altri; per isolare o addirittura eliminare alcuni detriti umani socialmente disassimilanti e simili. All'uopo risultarono preziosi i deliberati di societ scientifiche e di congressi appositamente riunitisi, e l'imponente letteratura sorta di conseguenza. Dal ristretto circolo di pochi studiosi le idee cos si allargarono fino a divenire idee di Stato. A un movimP-nto del genere non potevamo noi non partecipare degnamentP-. Quali sono i principi maggiormente affermatisi in questo vigoroso scrgere di una vera e propria antropo logia politica? Va riconosciuta comune in essi la tendenza a dividere l'umanit almeno in tre categorie e cio : in uomini apprtenenti a razze capaci di creare la civilt; o viceversa appena suscettibili di riceverla; o peggio ancora ad essa refrattarie. In Germania si aggiunge una quarta distinzione,. per una umanit incapace di civilt propria e con tendenza al parassitismo sociale, nonch distruttrice di quanto altri edificano. Da qualche lato si abbietta per che in tal modo non si ha, alcuni pretendono, una divisione in razze superiori e razze infe riori nel senso di razze pi o dotate di energie. Si difatti che lt somma de li e energie sia in ogni tipo umano una costante, per cui un lato ad esempio quello in cui eccellono le presunte razze creatrici pi. ricco perch sottrae ai rimanenti. A parte queste discussioni, rimane il fatto che le cate gorie accennate sono stabilite partendo dalle facolt men tali, ossia dando ad esse valore supremo fra i motivi per cui sono da tene..rsi ben distinte tra loro; si ammette, insomma, che nelle razze le caratteristiche psichiche differiscano non meno di quelle somatiche e con effetti deleteri nell'incrocio. Sta qui, anzi, uno dei capi saldi del razzismo, insieme all'altro dell'indissolubile legame-governato dalle rigide leggi dell'eredit biolo gica -tra natura razziale e elevatezza di spirito, tra razza e civilt. Divengono cos facili le deduzioni sul destino dei popoli che senza discriminazione ricevono sangue da razze ad essi estranee. Per rifiutare consimili affermazioni certuni adducono di principi il cui

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parallelo, dicono, si ha nella zootecnica ; di instaurare, quindi, una antropotecnica regolante con criteri zoologici l'allevamento umano. L'obbiezione, per, non ha motivo, in quanto una mahiera di trattare gli esseri umani nella quale data la massima importanza ai valori ello spirito non pu avere analogie negli animali. Nemmeno urta contro la religione, perch si propone di tramandre inva riato, o se fosse possipile migliorato, ci che Dio cre. Nemmeno deve sorprendere l'idea madre del razzismo, sul differire cio, la mentalit da razza a razza: sta alle fonti stesse dell'antropologia, sorta appunto dalle vecchie scuole psicologiche Bench scienza biologica per eccellenza, pose dunque alla sua base una estra nea, in apparenza, alla biologia. Questo perch fu avver tito in ogni tempo che le tendenze morali, le passioni e in generale le attitudini intellettuali caratterizzano i popoli alla pari, se non meglio, delle propriet somatiche. E' tipica in proposito la descrizione degli abitatori della Gallia fatta da esare; e si potrebbe risalire molto nella storia con altri esempi. Pi vicino a noi, Buffon antepose il dato psichic(J a quello somatico nel suo esame sulle variet della specie umana Il dato psichico compare ancora pi categoricamente nella diagnosi dei "quattro gruppi umani di Linneo e nella denominazione di Homo sapiens da lui applicata all'intera umanit. Concetti affini si ritrovano in Kant, autore di una famosa Antropologia pragmatica la quale, insieme a numerose opere di scrit tori posteriori, prova di nuovo che in antecedenza alle osservazioni anatomiche furono le diverse mentalit dei gruppi etnici a ispirare gli studi da cui svilupp l'antro pologia moderna: spesso dimentica del suo punto di par tenza. Pi che in passato, invece, e con rinnovati mezzi di indagine, gli antropologi dovranno tornare ai criter i psicologici e proclamare l'eredit dei valori spirituali nelle razze. E' questo un compito assunto da tempo dalla antropologia italiana e in particolare dall'antica e glo riosa scuola fiorentina. L 'idea di razza fondata in prevalenza sui dati psichici, secondo fecero Buffon, Linneo e Kant, ricev attenzione notevole da scrittori di vario genere, fra cui storici e per fino romanzieri. Le polemiche sorsero vivaci e talvolta brillanti, ma siccome attinsero malamente dall'etnologia e dalla storia, fecero passare a a poco le discussioni dal campo biologico a quello soltanto culturale. l veri biologi nel frattempo tacquero. Senza accorgersene si giunse cos ad una accettazione elastica della ere dit, applicata per spiegare nei popoli la trasmissione di costumi e magari di idee spicciole : si confuse, tra eredit biologica e eredit sociale. Di ronseguenza il razzismo iniziale fu perso di vista e dimenticato. Occorre ritomarvj coi h.1mi propri della scienza odierna e final mente utilizzare a scopi sociali quanto di meglio sappiamo sulle differenze innate delle razze umane. LIDIO. CIPBIANI I.rmrlllo Ji ru/111 R. u,;.,.;,. Iii Pinct v;,,o,. ,,, lthutD N.Vo""'' Ji Alll,olololi t Ji Il .. Tipo negro Scillul Ti pc Belgi (Eri tre T il migiu (Som italic (foto Cipr

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Tipo igiurtino lo malia czliana) Tipo d Scek Eritrea) Tipo Ban :Eritrea) Cipriani) LA RAZZA Che gli uomini siano divisi in gruppi diversi gli uni dagli altri opinione diffusa; non ugualmente diffuso e preciso il concetto dell'umanit divisa in razze. Comunemente, parlando di gruppi umani, ci si fonda sopra differenze nazionali, linguistiche e religiose: si parla cos di Francesi, di Tedeschi, di Russi, oppure di Latini, di Germanici, di Slavi, o infine di Cattolici, di Protestanti e di Ortodossi. Per avere netta l'idea di una umanit distinta in razze, bisogna sgombrare la mente da tutte queste categorie tradizionali e considerare i singoli uomini con l'occhio del naturalista, come semplici individualit biologiche. Cos considerata l'umanit, si presenter distinta in gruppi la distribuzione dei quali pu coincidere, ma pu anche non coincidere con le divisioni tradizionali, nazionali, linguistiche e religiose. Questo modo di considerare i vari gruppi umani si trova gi, per quanto confuso, nella comunissima divisione dell'u.manit in una razza Bianca o Caucasica, in una razza Nera o Etiopica, e in una raza Giall a o Mongolica. Come si comprende, distinzioni cos basate su differenze somatiche, corispondono a divisioni fondamentali che separano gli uomini, e i gruppi cos definiti si trovano realmente in na tura. Dimodoch mentre ogni uomo pu imparare un'altra lingua, pu farsi di un'altra religione, pu acquistare un'altra cittadinanza, non pu mai cancellare i segni indelebili, con i quali Natura ha marcato la sua razza. Questi segni indelebili della razza sono l'unico patrimunio sicuro che un uomo pu trannettere ai suoi figli e ai figli dei figli, mentre potr anche non avvenire lo Etesso per la lingua, la religione e la citta dinanza. GRANDI RAZZE E PICCOLE RAZZE Considerando ora gli uomini con lo stesso criterio natunilistico, che serv a stabilire lu distinzione in bianchi, in neri e in gialli, ma con maggiore attenzione, si vede come in realt le grandi razze possano essere suddivise in razze minori. Questi'! piccole razze sono le unit sistematiche elementari, omogenee e ben definite, che corrispondono alle variet degli animali e delle piante. Esse non sono del nostro pensiero ma sono entit esistenti realmente in natura e noi non facciamo che ric. onoscerle. Tutti gli individui di una data piccola razza si assomigliano fra loro per numerosi caratteri e questa somiglianza viene ere ditata. Questo non vuole dire che tutti gli individui appartenenti ad una razza debbano essere tra loro assolutamente uguali come due gocce d'acqua, ma soltanto che i diversi caratteri quantitativi e qualitativi oscillano come un pendolo intorno ad un valore medio, proprio per ogni razza Questi individui, riproduc endosi, danno dei discendenti che si comportano come i genitori ripetendosi per ogni carattere sempre la stessa am piezza di oscillazione. In tal modo ogni razza per certi carat teri irrevocabilmente incatenata entro determinati limiti, dai quali, finch si mantiene pura, non pu mai uscire .. Ogni uomo ha quindi una personalit molto diversa a se conda della razza da cui origina. Questa personalit il tato di fattori ereditari, che si esercitano da secoli e che pos sono sempre trasparire sotto il lieve strato formato dalle nuove condizioni di vita. L'uomo che appartiene ad una razza, creatrice di una grande civilt, ha in se stesso, nel proprio plasma e nel proprio germe, dei tesori immensi. Questi tesori mancano e mancheranno sem-

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E LE DIFFERENZE pre a uomini di altra razza, anche se per ragioni parlasser.o la stessa lingua, professassero la stessa avessero la stessa nazionalit. contingenti religione e Il colore della pelle, che potrebbe sembrare un carattere del tutto superficiale, l'espressione di una intima differenza strutturale di alcuni strati della pelle L'osservazione banale che, andando al so-le, si diventa bruni ha diffuso l'opinione che in relazione all'ambiente possa variare facilmente questo carat tere esterno dell'uomo. Ora, bisogna far notare che nella pigmentazione della pelle una 1a colorazione acquisita, che pu variare nello stesso individuo stando in ambiente dif ferente ed una la colorazione ereditaria. Questa pigmentazione ereditaria costituisce un carattere razziale di grande importanza. I negri portati come schiavr in America vivono insieme alle popolazioni bianche da alcuni secoli, nelle stesse condizioni di vita, eppure sono rimasti sempre neri. Tutti sanno che gli Scandinavi sono tra le pi chiare popolazioni del mondo e anche molto chiari sono i Finni, ma pi a nord ancora degli Scandinavi e dei Finni vivono i Lapponi, popolo di origine asiatica, che continua a rimanere bruno perch questo il carat tere della sua razza. ALTRI CARATIERI ESTERNI Come il colore della pelle, cos pure quello degli occhi e dei capelli costituiscono importanti criteri diagnostici per la discriminazione delle razze umane. Le varie tonalit di capello biondo e gli occhi ceruli si trovano generalmente soltanto tre le popolazioni d'Europa e si trasmettono di generazione in generazione in qualsiasi ambiente, come fanno fede i discen denti dei coloni europei che vivono anche nei paesi pi torridi. I capelli presentano poi nelle razze umane delle notevoli dif ferenze di forma, che vanno dai capelli cortissimi, avvolti a minute spirali, di alcune razze dell'Mrica, ai capelli ondulati degli Europei, ai capelli lisci e rigidi degli Asiatici e degli indigeni dell'America. La forma del naso varia moltissirn'o nelle razze umane: in genere il naso con aperture strette si accompagna alla pelle chiara e ai capelli ondulati degli Europei, il naso largo si trova assieme alla pelle scura e :!i capelli crespi o spiraliformi dei Negri, e il naso medio insieme alla pelle giallastra e ai capelli lisci e rigidi dci Mongoli. Ma la forma del naso pu servire a fare delle distinzioni molto pi sottili, esso difatti diritto negli Europei d tipo nordico aquilino in quelli di tipo dinarico, concavo in quelli di tipo baltico, e si presenta del tutto diverso negli Ebrei che vivono con gli Europei, costituendo il noto e caratteristico naso semita. Tra i caratteri esterni di grande importanza la forma dell'apertura palpebrale. Cos nota la cosiddetta piega mongolica della palpebra, ma la palpebra umana presenta moltissime variazioni razziali, che vengono tutt ereditate. Passando all'esame di altri caratteri, le razze umane diffe. riscono molto l'una dall'altra per la statura, che pu variare dalle stature bassissime dei Pigmei a quelle altissime di alcuoi Negri e di alcuni Europei, per non parlare degli indigeni di America, con la statura variano moltissimo nelle razze umane i rapporti dei segmenti corporei. INTIME DIFFERENZE STRUTTURALI Quanto stato detto, mostra chiaramente come una razza differisca dall'altra per intime differenze strutturali che abbrac ciano tutti gli organi e sistemi. Note sono le differenze nelle RAZZ l A LI-varie parti dello scheletro, soprattutto del cranio cerebrale e facciale, da cui dipendono le differenti forme della testa e della faccia, La testa dell'uomo pu presentarsi nelle diverse razze allungata e stretta, o corta e larga, Q intennedia, si ha cos la dolicocefalia, la brachicefalia e la mesocefalia. La faccia pu presentarsi nel profilo laterale proiettata innanzi o diritta, distinguenlosi cos facce prognate (Negri) o ortognate (Euro pei). Oltre lo scheletro, i muscoli, i visceri, le pi importanti ghiandole, gli organi genitali esterni, presentano diverse varia zioni razziali di forma e di dimensione. Di straordinaria importanza sono le variazioni dei solchi e dei giri del cervello umano, per cui nelle differenti razze esiste una diversa frequenza di una data variet di giri e in un'altra razza un'altra variet; questa differenza della solcatura cerebrale una differenza grossolana, ma anche l'intima struttura della corteccia cerebrale varia nelle razze umane Queste differenze strutturali nei diversi organi e sistemi fanno s che anche le differenti funzioni non si svolgano nelle diverse razze nello stesso modo, per cui oltre che differenti morfolo gicamente le diverse razze sono differenti fisiologicamente. IL SANGUE Il concetto che il sangue di una razza umana sia diverso da quello di un'altra molto diffuso anche tra le persone poco colte: questa opinione basata su dati di fatto strettamente scien tifici, che furono intuiti dai popoli prima ancora di essere noti agli scienziati. Lo studio dei gruppi sanguigni ha mostrato come le diverse razze siano differenti l'una dalle altre per una diversa percentuale di gruppi sanguigni. La distribuzione geografica dei gruppi sanguigni in un'area determinata si accompagna ad una simile --Iistribuzione degli altri caratteri razziali. I gruppi sanguigni degli Italiani di alcune regioni molto simile ai gruppi sanguigni dei Tedeschi, degli Svedesi e dei Norvegesi, segno evidente del comune sangue nordico. Viceversa i gruppi sanguigni degli Ebrei in tutti i paesi d'Europa si staccano nettamente da quelli delle diverse popolazioni nazionali. Altre molto notevoli differenze fisiologiche si riferiscono alla diversa epoca di maturit sessuale delle diverse razze, alla dif ferentissima prolifcit, al diverso ciclo vitale. Strettamente legate alle differenze fisiologiche sono quelle patologiche per cui gli indi\'idui di razza differente reagiscono in modo molto dh er;;o alle stesse cause patogenetiche. Si comprende cos come anche la psiche degli uomini di diversa razza sia profondamente differente, dato che m ente gli uomini di" razza diversa sono degli esseri diversi per intima struttura, formatasi per millenario proce;;so di differen ziazione ed evoluzione, ma ormai ben fissa e caratteristiCa per ogni razza. Appare quindi come sia poco esatta la comune opinione che gli uomini siano biologicamente tutti uguali fra loro. Prof. Dott. GUIDO LANDRA Assistente di Antropologia nella R. Universit di Roma IS

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I BASTARDI Pochi esempi, rigorosamente documentati, mostreranno agli italiani come i caratteri fisici degli europei vengono alterati dal l'incrocio con qualsiasi altra razza. E' ancora vivo in tutti il ri cordo della occupazione della Renania da parte di truppe di CO' !ore francesi. Durante la permanenza nella zona del Reno nac quero dall'unione dei soldati marocchini e annamiti con donne tedesche molti bastardi che restano a testimoniare l'onta subta dalla Germania. La figura l, mostra due ragazzi nati da padre marocchino e da madre tedesca. I caratteri ariani sono stati da caratteri dominanti e infatti l'individuo rappresentato al nu mero l e 2, mostra nei capelli arricciati e nel naso largo e ap piattito, per non parlare di altri caratteri, l'influenza negride mentre l'individuo indicato al numero 3-4, ha marcato sul volto il tipo orientalide -I marocchini, coine tut sanno non sono dei negri ma dei mediterranei africani. Appare cos documen tata l'opportunit stabilita nel manifesto del razzismo fascista di fare una netta distinzione fra gli europei e i mediterranei africani ed orientali! La figura 2 ci mostra la fotografia di un ragazzo natl\ da padre annamita e da madre europea, si notino i numerosi ca ratteri mongolidi che presenta questo ragazzo. La stessa figura richiama anche l'attenzione sopra un cara ttere. particolare dei mongoli che si riprodotto tale e quale nel l'incrocio, mostra difatti la caratteristica piega della palpebra detta piega mongolica che nasconde dal lato mediale la ca runcola dell'occhio. Questi due soli esempi mostrano la irresponsabilit della Francia che con le sue truppe di colore inquina tutte le regioni ove disgraziatamente si estende o si estese il suo potere. Si pensi che in condizioni forse peggiori della Renania oggi la Corsica, con le sue numerose guarnigioni di truppe di colore! Altri tipici esempi di incrocici sono dati dalla mescolanza di cinesi con donne europee. Si calcola che in vivano almeno 500 famiglie dal padre cinese e la madre europea sopra tutto in Inghilterra, Francia e Germania, ma queste famiglie imbastardite non mancano neanche in Italia. Il centro di diffu sione di queste famiglie sembra che sia a Parigi e Lione; a Pa rigi esiste anzi una scuola cinese per i-bambini figli di cinesi e di europee. Le figure 3 e 4 mostrano alcune di queste famiglie in cui il padre cinese e la madre francese. Nessun commento necessa rio per far notare le numerose influenze mongoliche nei prodotti dell'incrocio. Gli esempi fin qui portati si riferiscono ai prodotti della mescolanza o dell'incrocio di donne europee con uomini marocchi ni, cinesi e annamiti, appartenenti cio a razze che non si pos. sono crto chiamare inferiori. Si noti poi che i prodotti dell'in' crocio hanno vissuto nel favorevole ambiente europeo, eppure Figura l -Ecco i frutti dell'immondo ibridiamo. tanto caro ai francesi: l'influenza dell'incrocio stata lo stesso disastrosa. Gli ultimi fanciulli di padre marocchino e di madre tedesca, nati durante l'occ:Upcnione della Buhr esempi che portiamo, rappresentati alle figure 5 e 6 mostrano invece le tragiche conseguenze dell'incrocio 'in terra d'Africa con razze molto lontane dalla nostra. Si tratta dei discendenti dei coloni olandesi che, sono ormai molti anni, si unirono alle donne indigene di razza ottentotta . Sono questi i bastardi di Heoboth dellt; antiche colonie tede sche dell'Africa del sud-ovest. Questi individui furono fotografati or sono trent'anni da Eugen Fischer: e sono stati rifotografati pochi anni fa da Lichtnecker. Le figure riproducono quindi gli stessi individi da bambini e da adulti e si vede chiaramente come con il procedere degli anni si accentuino sempre pi i caratteri della razza ottentotta. -4:..!.,-.;: Figura 2 Un albo risultato del antirauiamo Speriamo che questi pochi esempi invitino gli Italiani a un ibrido franco-annamita pensare. G. L 16

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... l. J l Dall'incrocio Ira contadini olandesi fissati in Africa e membri della trib dei Boscimani nata la famosa V e nere otlentotla qui fotogJufuta. L'imporlcmztt che gli studiosi di antropologia attribuiscono a questo mostro di natura deriva dal fatto che esso rappresenta non un esempio eccezionale dei risultati a cui pu condurre la pratica del meticciato. ma il campione pi perfetto di un tipo umano, dotato 'di caratteri ereditcui e quindi peananenti. che conta a centinaia i suoi esemplari. Nell'Africa del Sud. dove .gli incroci tra Boeri e Boscimani si verificarono. questi esemplari formarono, nel secolo scorso, una minuscola societ battezzata pomposamente dai suoi componenti col nome di "Nazione dei bastardi ". Cinese il padre, francese la madre, baatardo il figliol Figura 4 -Una creatura dai tratti ibridi e Yolgari il flutto dell'incrocio fra un dneae ed un'uropea Figw-e S a 6 -Ecco rag,.cuzi e adulti i baatardi di Reoboth. diacendenti dei coloni olandeai e delle donne otteatotte 17

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-" E L'OPPOR TU N l T A D 1 UN' l N C H l ES T A ANTROPOMETRICA SULLA POPOLAZIONE ITALIANA La presa di posizione del Fascismo rispetto al problema della raz2:a, le proposizioni che a tale rigu.ardo sono state redatte, l'attivit, annunciata dal Segretario del Partito, che il Regime intende svolgere in tale campo, nell'anno XVII, mettono, a mio modo di vedere, in primo piano la opportunit di eseguire una vasta indagine antropome trica sugli .italiani. Spetta all'Esercito l'onore di aver dato il primo esempio in Europa di una indagine antropometrica completa, vasta ed l'Antropometria militare del Generale medico Ridolfo Livi, pubblicata nel 1896 . L'inchiesta Livi rilev le principali caratteristiche antropologiche di 300.000 soldati arruolati con le classi di leva 1859-63 per 100 della popolazione maschile in totale). La vasta cultura del Livi nei dell'antro pologia, dell'etnologia e della storia hanno reso l'opera da lui compiuta un modello del genere, della quale tutti gli studiosi in Italia e all'estero hanno tenuto conto anche per nuove ricerche. Essa si pu dire nn $ia stata prece duta, come vastit di indagine, che dal lavoro del Baxter in occasione della mobilitazione generale per la guerra di secessicne degli Stati Uniti d'America, e da qudlo dell'astronomo e matematico Gould che comprende l milione 232 mila osservazioni. Successivamente si possono citare l'Antropologia Sue ci ca del Retzius. e Fiirst del 1900, e, fra le pi recenti, quella del Lundborg e Linders del1926. Dopo l'inchiesta del Livi, non mancarono in Italia ri lievi antropometrici, ma si tratta di indagini limitate a piccoli gruppi che non possono ritenersi rappresentativi per la Nazione intera. Vogliamo ricordare a ques'to proposito l'indagine antro pmetrica eseguita dal Ministero della Guerra nel 1929 su l900,militari, indagine che venne eseguita pi che altro per saggiare la corrispondenza pratica della scheda di rivelazione e dello strumentario prescelto. Questa inda gine che venne approvata dal Duce merita di essere citata anche perch essa venne preceduta da studi appro-

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Caricatura di tbreo. del m secolo. esistente nel Hheinisches Landesmuseum ". di Tre viri. L consiste nella tra sm1ss1ane de1 caratteri morfologici e fisiologici della specie dagli a scendenti. Secondo questo con celio tutti i caratteri di un individuo sono gi presenti nell'uovo fe condato, prima cellula del futuro orgcmismo adulto, data dalla fusione dell'elemento germinale maschile con quello femminile. Sar dunque nelle cellule germinali dei genitori che si trovano racchiusi i caratteri trasmissi. bili alla prole. Ed infatti stato dimostralo che ad una parte della cellula sessuale e precisamente alla cromatina nucleare, si deve la trasmissione ereditaria. Questa cromatina nucleare nelle cellule in attivit riproduttiva si mostra evidente sotto forma d1 corpuscoli, definiti di forma e di numero nella vengono delh cromosomi; m questi, ultenori studi hanno precisato l'esistenza di unit pi ele mentari i genidi -ordinatamente allineale e ben individualizzabili, ciascuna delle quali specializzata alla trasmissione di un determinato carattere Il meccanismo della ereditaria, per qucmlo riguarda la distribuzione dei caratteri nella prole, stato reso accessibiie dalle deduzioni semplici e chiare che si so_no tratte dalle accurate esperienze dell'Abate Gregorio Mendel. che harmo portato alla enunciazione delle leggi dell'eredit. Il fallo per che queste leggi basavcmo sulla sperimentazione operata su piante o su animali di cui si teneva in esame un soio o pochi caratteri, ha fallo sl che la loro applicabilit totalitaria all'uomo sia stata a lungo discussa, n sia cmcora generalmente accettala. Infatti nelle razze umcme in molti casi difficile il discriminare se siano state seguite o no le leggi dell'eredit, e ci oltre che per il grcm numero di caratteri presenti, ancor pi per il concorso nella determinazione di essi dell'azione con. comilanle di un numero anche molto grande di genidi; che se vero che ogni genidio latore di un determinato carattere, non per meno vero che un carattere pu essere il resultante della somma delle azioni di numerosi genidi; basti per esempio citare che in un moscerino (Drosophi]a), molto studiato dai punto di vista genetico, l'indagine ha finora rivelato che alla formazione del EREDIT BIOLOGICHE E RAZZISMO l'occhio normale concorrono pi di cinqucmla genidi. Si ammette tuttavia concorde mente l'eredit mendeliana -ubbidiente cio alle leggi dell'eredit o leggi di Men dei -per parecchi caratteri umani sia fisici, quali per esempio il colore degli occhi e dei capelli, sia psichici, quali il senso artistico, sia, e specialmente, perch pi facilmente rilevabili, patologici. Le maggiori opposizioni si facevcmo e si fanno all'eredit dei caratteri mentali; infatti sull'origine di essi si dava grcmdissima im porlanza ai fattori ambientali, lcmlo che si giunse ad affermare l'assoluta dipendenza ella formazione del carattere individuale all'educazione ricevuta. Ora se vero che l'organismo umcmo possiede in grado elevatissimo le doti di adattabilit, non per erralo pensare che l'adattabilit stessa sia legata a particolari condizioni del corredo ereditario; che cio la diversa reazione indi. viduale alle stesse condizioni ambientali possa dipendere dalle dissimili caratteristi che genetiche di ciascuno. Che se cosi non fosse non dovrebbero rlevarsi differenze SE'nsibili tra i membri di una comunit alle vale nelle stesse condizioni di ambiente; per esempio si pu prendere quello offerto da un collegio, che dovrebbe presentare la uniformit dei suoi componenti; o quello della famiglia in cui si osserva che nei figli, nonostante le simili condi:doni di vita cui hanno solloslalo nel corso del loro sviluppo, esistono spesso profonde differenze mentali, l'unica spiegazione delle quali si ha ammettendo per ciascuno di essi un corredo genetico diverso. Si pu quindi dire che anche tutte le caratteristiche umane sono pur essere dipendenza dell'eredit di quelle dei predecessori, pur non restcmdo con ci infirmalo il fatto ch esse possano praticamente essere rese meno evidenti, o addirittura del lutto obliterate, dell'influsso di particolari condizioni ambie;:;lali. Da quanto abbif"'.ill.O detto consegue che se anche per p,u generazioni -e ci naturalmente in base ai concetto della non ereditabilit dei caratteri acquisiti -cerchiamo di portare mediante la sommnistrazione di favorevoli influssi ambientali, delle modi ficazion su di un individuo comunque gene. ticamenle !arato, riuscendo magari in tal modo ad ottenerne la completa guarigione somalica, non porteremo con ci alcun in cremento al miglioramento di una razza in quanto l'individuo, bench somalicamente guarilo, continuer tuttavia a trasmettere alla sua prole il carattere della malattia ove questo sia, come abbiamo detto, di origine genetica. Si pu anzi dire che la cura continuativa di individui geneticamente !arati porti dal punto di vista razziale all'opposto risultato, cio, in ultima analisi, ad un peggioramento della razza, poich crescer continuamente i n questa il numero degli individui portatori di quei dati caratteri matali, e quindi i soggetti minorati. Consideriamo per esempio il caso di un individuo geneticamente affetto da disfunzione ipotrofica della tiroide, alterazione che, come nolo, determina tra l'altro una forma di cretinismo; poich l a malattia s deve ad insufficienza della secrezione delb ghiandola baster per normalizzare l'individuo in questione la periodica somministra. zione di ormone liroideo, ottenendo con ci la totale scomparsa dei sintomi clinici; l'individuo cio torner, grazie alla correzione umorale da noi apportala, completameme normale dal punto di vista somalico. Mc se egli si riprodurr la malattia potr di nuovo manifestarsi nella sua prole, che dovra quindi ancora, se si vorr lenerla in vita essere sottoposta allo stesso trattamento si era somministrato al padre. Il fallo che tale ciclo si ripeter ad ogni generazione giustifica le conclusioni sopra enunciate. Dobbiamo ora pensare che questo esem pio dell'eredit di un carattere patologico va generalizzato all'eredit di lutti i cara! Ieri dell'organismo. E se allora leniamo presente la variet del patrimonio ereditario che caratterizza le razze umcme ed base della loro differenza, e che determinali caratteri di una razza possono di volta in volta presen tare condizioni di inferiorit rispetto a quelli corrispondenti di un'altra, si potr ormai ben comprendere quale s i a dal punto_ di vista biologico lo svcmtaggio dell'i=issione nella compagine di una razza, fornila di =atteri ereditari comunque pregevoli di individui di altra razz a il cui corredo genetico sfornit o di tah caratteri o di altri simili che adeguatainente li compensino, o peggio fornito d i caratteri di inferiorit rispetto ad essi. Si produrr infatti dalla commistione un melicismo con conseguente degenerazione della razza ori ginaria di pi alta elevalura genetica. Ora la razza italiana cosl ricca di cara! !eristiche, specialmente considerando quelle mentali, di un grado cosl elevato da aver sempre, ininterrottament e nel corso dei se coli, lasciato nel campo della storia di tutte le maggiori attivit umane una traccia indelebile della sua squisita genialit, veramente da porsi tra quelle razze che pi debbono essere gelose della conservazione integrale del l o r o patrimonio ereditario Sia quindi accettalo in pieno questo Razzismo Fascista lutto leso a render l'italiano di. Mussolini pienamente consapevole dell'immense serie di valori, dell'immensa quantit di nobili energie che sono insite nel suo sangue generoso. Che quando egli avr acquisita la coscienza d i tale sue elevata personalit sar questo fallo stesso, molto pi di qualsiasi legge, pi che suf ficiente a che egli non permetta che le sue caratteristiche razziali vengcmo in alcun modo alterale. Dott. MARCELLO BICCI Assistente di Zoologia nella R Uninrall di Roma 19

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Ambi e n t e n a t Categorici e infrangibili sono i rapprti che legano gli organismj con l'ambiente; categorici perch l'organismo, per la sua stessa natura di vivente, necessariamente sottoposto ai fattori che d'ogni intornQ lo circondano e lo premono, e di conseguenza deve strutturalmente e funzionalmente or ganato "in modo da annonizzarsi con quelli; infrangibili perl'organismo, in quanto un vivente, dipende dai fattori ambientali per il suo sostentamento, per Ia sua difesa, per la sua efficienza vitale. Questa legge biologica un"iversale, che regge la vita di tutti gli organismi, si applica evidentemente anche alla specie uma na, di guisa che ciascuna razza possiede un suo tipico com plesso anatomico e fisiologico pienamente rispondente a quelle che sono le esigenze che le vengono imposte dall'ambiente in cui vive. Tuttavia l'organismo umano ha, in confronto di quello di molti altri viventi, una pi grande plasticit e una adattabilit maggiore, cosicch in grado di trasferirsi, senza grave danno, in ambienti parecchio diversi; pu pi facilmen te inquadrarsi nellP. pi differenti cbntingenze, sia in forza di questa sua naturale plasticit sia per il fatto che con la sua intelligenza riesce a creare intorno a s artificialmente un com plesso di condizioni pienamente intonate alle sue inderogabili necessit di esistenza. Questa azione modellatrice e selettrice esercitata dall'am biente sulla morfofiaiologia dell'uomo si estrinseca in maniera tale da essere del tutto consona a quelle veramente profonde dif ferenze organiche che distinguono le grandi razze fra di loro; tuttavia quando dalle grandi razze si passa ai gruppi minori questa aziO'Ile, anz.ich solo armonizzarsi con Ie caratteristiche che sono proprie a ciascuna di esse, si f pi accentuata e pi impellente, cos da contribuire a veramente modellare i gruppi minori. Cosicch se meno profonde sono, entro l'ambito delle grandi razze, le differenze somatiche che caratterizzano i singoli gruppi, e se spesso si trovano frammisti in uno stesso gruppo ca ratteri morfologici alquanto diversi e qualche volta, anzi, comuni a gruppi vicini, marcatissima sempre, rli contro la ifferenziazione psichica, che la pi tipica espressione di razza. L'Italia, circondata quasi per intiero dal mare, recinta a settentrione da un'alta cerchia di monti, percor&a per tutta la sua lunghezza dalla cateila appe!lnina, solcata da innumeri fiumi, mostra gi nella "ua struttura fisica le caratteristiche di un profondo dinamismo, l'impronta accentuatissima di un movimen to generale. senso di fatalismo, di abulia, che caratterizza per lo pi le genti di qudle terre e ne f dei in generale, profonamertte passivi. . Di contro il terreno rotto, elevato, continuamente diverso che nella rudezza delle sue pieghe, elle sue cime, dei suoi rilievi, l'espressione di profonde attivit endogene, di vasti sommovimenti, di lotte gigantesche e rinnovatrici; il ritmo delle acque dei fiumi, che sembra additi la necessit di seguirne la corsa verso le piane ubertose; il irre quieto, perenne, possente del mare, che sintetizza e sublima il senso del mutevole, dell'incalzante, dell'ignoto, provocano nel l'animo umano quel profondo spirito di dinamismo, di neces sit di vincere gli ostacoli, di dominare emi la propria forza le forze della natura, di scrutarne tutti gli aspetti, di vedere sempre pi lontano, di foggiarsi un corpo ed una mente mo dellati su quello stesso piano i movimento e di forza. Tale appunto l'italiano, salo e ferrigno come le sue mon tagne; volitivo e ardito come le cime che svettano verso il cielo; ardimentoso e ansioso di nuove vie come gli additano i corsi dei suoi fiumi e gli orizzonti del suo mare; plastico nelle sue capacit intellettive e fattive come richiedono aspetti naturali cos mutevoli e cos differenti; duttile come gli im pongono le necessit della vita dura, che deve svolgersi ora sul monte ed ora sul piano, ora fra le nevi ed ora sul mare. Donde quelle caratteristiche perfettamente tipiche ed esclu sive della razza italiana: della resistenza e dell'amore al la voro, della possibilit di impossessarsi di qualunque tecnica e di svolgere le attivit pi diverse, di concepire la vita dura come la vera vita, la vita quale imposta dalle condizioni Il mare sempre mutevole e eternamente mosso; la monta gna fraRtagliata, rotta, proiettata superbamente 'erso il cielo; il flusso delle acque impetuose o gorgoglianti gi dalle alte valli verso la piana, esercitano sulla nostra psiche un'azione plasmatrice di capitale importanza, provocano uno stato dina mico parallelo nell'uomo, stimolano inconsciamente, ma pro fondamente quello spirito di attivit, di combattivit, di con quista, che caratteristico dell'italiano. -naturali ambientali. Le sterminate pianure dell'Europa orientale dell'Asia dell'Africa o delle Americhe, piatte, unifomii, monotone, danno l'imagine della stasi, di quell'infinito immobile che preclude, per il fatto stesso della sua incommensurabilit, ogni possibi lit di mutamenti e di reazioni, per cui provoca nella psiche dell'uomo il senso della nullit del proprio io, dell'inutilit di/ un'attivit intensamente fattiva, donde deriva quel profondo lO Ma su questa natura fisica gi cos variamente modellata e cos polimorfa, si dispiega tutta la vita vegetale, stupenda, multiforme, policroma. Non il paesaggio uniforme; non la foresta equatoriale ver de, uniformemente, esasperatamente verde; non la tundra piantata di alberi tutti eguali, dalle foglie glauche e dai pallidi tronchi; non ha steppa ricoperta di sterpaglia e appena punteggiata di arbusti contorti meschini; ma una polifonia di forme vegetali e di colori diversi, ai boschi i conifere dai tronchi rosseggianti e dalle foglie verde-cupo, agli oliveti argentati; dai boschi di quercie, di lecci, di elci, alle praterie

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costellate di fiori; dall'orgia dei colori della fi_ oritura dell'alta montagna, alla magnificenza dei tmi caldi, verdi, purpurei, gialli dei pampini dei vitigni che rivestono le nostre colline e alle messi dorate che si incurvano sotto la carezza del vento o si squassano sotto la percossa ;della bufera. E questa im mensa variet di colori, di forme, di espressioni della vita, tutta av.volta dalla calda luce del nostro cielo luminoso e terso, tutta vibrante del calore del sole che esprime dalla terra la linfa che scorre a rendere turgide le gemme, i fiori, le frutta. Tutta questa meravigliosa armo!lia di colori e di luci, tutta questa variet di forme cos perfettamente intonate, tutto que sto susseguirsi e inframmezzarsi di quadri sempre differenti e sempre stupendi; ha inciso nel cervello della nostra r.azza un'orma profonda, unica, inconfondibile, assolutamente dn ersa da quella da ogni altra posseduta. II culto della bellezza, la gioia delia vita, la ricerca dell ar monia delle forme e degli atti, la dedizione profonda nlla natura come esaltazione del proprio io, il profondo senso di solidariet e di fratellanZ
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CARATTERI DELLA Il prof Arturo Donaggio, direttore della Clinica neurologica nella R. Univenit di Bologna, uno dei dieci docenti firmatari del manifesto razzista, pronunciava nell'aprile del 1937, inaugu randosi a Napoli il XXI Congresso della Societ Italiana di Psichiatria, un importante discorso dal quale stralciamo per i nostri lettori la parte conclusiva d'ispirazione nettamente razzista. L a nazione artigiana e guerriera ben si rivelata ed affermata ancora una volta nella impresa ormai leggendaria d'Etiopia con i suoi inimitabili caratteri psicologici. Noi, an<:he come psicologi, vogliamo celebrare qui codesti caratteri picolgici, codesta forma mentis incomparabile. Tutto il mondo, dopo le strane quanto consuete perplessit e incomprensioni, ha dovuto ammirare nuo vamente il pensiero onnipresente, lungimirante del DucE; la fulminea azione dei generali; e, insieme, oltre all'indomito corag gio, la straordinaria resistenza fisico-psichica dei soldati e dei lavoratori italiani; la rapidit di ese<:uzione; la possibilit di adattamento alle pi jmpensate necessit del momento: i pi gravi ostacoli hanno ceduto alla tenacia e alla plasticit di codesti soldati e artigiani, di codesti artieri di be costruire vaste dottrine; al di sopra e al di l delle discordanze nei particolari, delle contingenze, che non possono renderei conto della globale personalit umana: esiste, diciamo, una manifesta zione, che rappresenta la vera somma della personalit, e la designa, che la sintesi, di fronte alla quale cedono i particolari craniometrici o d'altro ordine; che il segno riconoscibile e differenziale per eccellenza: e questa precisamente non la forma capitis, s, come dicemmo, la manifestazione psichica, la forma mentis. Se anche discusso, senza confronto valevole pi d'ogni indagine craniometrica ad esempio il complesso degli studi archeologi<:i nei loro riferimenti alle manifestazioni della vita primordiale, che son di contenuto psichico : studi moderni che per opera del Rellini dopo che il Brizio trent'anni addietro aveva pur posto una conclusione identica, limitata nel carattere suo di ipotesi forniscono il documento della antichissima presenza degli 'Appen ninici, non autoctoni; degli Appenninici, fondatori, costruttori delle prime citt fortifjcate, preludenti la fondazione di Roma. Nell'elemento sintetico della struttura psiologica, nella forma mct1tis si afferma la stirpe. L'Italia ha onosciuto vicende trion fali, vicende tristi; ma sempre la sua particolare forma mentale ha brillato di una luce tutta sua. Il fatto psicologico della roma nit ha emerso con decisa, autoctona costruzione., che ha sopraf fatto e mendelianarnente espulso infiltrazioni di elementi a<:cessori, affermando la sua propria struttura, ri<:onoscibile e inconfondibile. Insieme, fra l'altro, alla lucidit, all"armonia, alla rapidit psichica, al senso artistico, all'amore alla terra, l'accennata ade renza alla realt, onde chi v i parla ebbe altra volta a dire che italiano colui che guarda in alto, ma dopo aver ben piantato i piedi sul solido terreno; questa ade-enza che si manifest. fin dai primordi nell'arte, nelle leggi; questa particolarissima mentalit si segue sempre con caratteri indelebili. Perfino il santo italiano ha radice nella terra. Il pi italiano dei Santi, fu chiamato S. Francesco, che si mette in fraterna comunicazione con la terra e di questa comunicazione imbeve il proprio slancio mistico. Appare come logica emanazione della nostra terra' e riallacciato alla tradizione lo sbocciare, che sembrerebbe improvviso e ino pinato, di una figura gigantesca, aderentissima alla realt, come quella di Giotto, della cui opera un fine critico d'arte, Mario Tinti, fra l'altro ha scritto:
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R necessario conservare quello che ordin la natura, e il popolo romano dalla natura ftt ordinato a imperare ; Dante, che nella unit d'Italia c giardino dell'Impero riconobbe il fulcro per l'espansione della <:i vilt romana e cristiana nel mondo; questa idea imperiale, come si esprime Alfredo Oriani, ricostituisce con Vittorio Emanuele II l'unit della penisola; questa stessa persistente idea imperiale trasmessa da Roma opera profonda. mente nel pensiero dell'eroe, dell'uomo rappresentativo -il Duce -.che ha sigillato il fatto psicologico della continuit con questo grido: Noi non creiamo una Italia nuova, mettiamo l'Italia antica in marcia; e sorge il Fascismo, che ancora romanit. E il 9 maggio dell'anno XVI, con la glorificazione di Vittorio Emanuele III Re ed Imperatore, i legionari del Duce, accanto al Campidogli, levano in alto ie insegne, il ferro, i cuori a salutare dopo quindici secoli la riapparizione dell'Impero sui colli fatali di Roma. Chi potr disconoscere codesta fatalit psicologica che nel l'azione, nell'eloquio, nella prosa tutta cose del Duce raccoglie precisa espressione: codesta fatalit psicologica che una fatalit biologica; chi potr disconoscere il destino di Roma? Rievo chiamo l'apostrofe del Poeta: Salve Dea Roma! Chi dsconosceti cerchiato Ila il senno di fredda tenebra, e a lui nel reo cuore germoglia torpida la, selva di barbarie Per codesta fatalit meravigliosa il destino imperiale SI e avverato, spezzando i pi tenaci ostacoli; l'Italia imperiale prose gue il suo cammino verso il pi grande avvenire di Roma immortale. Prof. ARTURO DONAGGIO Direttore della Clinica neurologica nella R. Universit di Bologna 23

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' XIX Secolo d. C. Ritratto giovanile di Margherita di Savoia P U O ESISTERE UN RAZ Pu e s i s tere un razzi$no m Medicina? S, non solo pu, ma d e t : c esistere un razzi:tmo in Medicina per tutti quei popoli che sono consci della loru elevatezza, e che quanto pi in alto nella scala dei valori biotlogici, tanto maggiormente rischiano di contaminare e di perdere tale loro patrimonio con il con tatto e con la unione cop altri complessi razziali di minor valore. Come va inteso il in Medicina? Occorre qui sof fermarsi per chiarire dei eoncetti tanto semplici quanto poco conosciuti o dei quali altrettanto spesso di diffonde artatamen te una errata interpretazione. La parola razzismo sia in senso medico, come in ogni altro senso, non deve risuonare all'orecchio del profano come lo squillo della diana di accanita battaglia offensiva verso ,dtre razze ma deve solamente essere intesa come la determi nazion e da parte di chi deve, di prendere delle misure pre \'enti ve e di difesa, dirette al preservamento dei valori multipli della propria razza, dirette perci solo contro gli elementi che in maniera varia ad esst attentano. Razzismo non sta ad indicare negaziiQne delle possibilit di vita e della estrinsecazione di tutte le proprie funzioni a nes suno, ma sta solo ad indicare che ogni inquinamento del no stro patrimonio biologico sar sicuramente impedito. Ci sulla hase inoppugnabile dell'esistenza. di una scala di valori biolo-24 gici tra le diverse razze, concetto questo indispensabile senza il qua.Je, in misura maggiore o minore secondo il momento, le razze pi sane vedrebbero in pericolo tale privilegio. Che cosa se non la espressione pi spinta di una J1lentalit razzistica la constatazione sempre frequente dei lindaggi dei negri in America, dove, bene si sappia, esiste, e non ,o;olo nelle Universit, ma fnanco nelel clientele dei grandi alberghi, un numero clausus per razze anche non di colore (ed in primo luogo quella israelita) e che non si identificano con quella dominante in tale ultrademocratico paese, dove si finge di scan dalizzarsi per misure minori e meno barbare prese in nazioni non democratiche? Non forse il pi accanito dei razzismi quello che ha per messo alla razza israelita di non farsi assimilare in circa due millenni pur vivendo sparsa in tutto il mondo? Che il razzismo inoltre inteso in senso medico debba avere dei riflessi non solo interrazziali, pi facilmente afferrabili dal pubblico, 'ma anche dei riflessi interni, cosa facilmente comprensibile se riflettiaano che danni alla sanit della nostra stirpe possono derivare anche da elementi in essa presenti. Basta pensare ihfatti al solo gran numero di malattie ere ditarie. Anche in tal campo gli esempi ci vengono da fonti che me ritano essere citate; cos infatti gli antichi ebrei proibivano il

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lll Sec. a C. -Figura femminile proveniente dagli scavi d' Orvieto ZISMO IN MEDICINA? matrimonio tra gli epilettici, gli alcoolizzati, i tubercolotici, ben sapendo le deleterie conseguenze che ci avrebbe avuto sulla discendenza, e ci per non citare che alcune delle rose norme che a tal riguardo esistevano presso detto popolo. L'influenza inoltre dell'ereditariet era gi ben conosciuta per fino da Ippocrate che sosteneva :>e infatti da un flemmatico nasce un flemmatico, da un bilioso un bilioso, ecc., perch le malattie onde la madre ed il padre sono affetti non devono essere trasmesse ai discendenti ? Da questi brevi e superficiali accenni si vede quindi come il razzismo, anche se la parola

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    .polemica UN A QUESTIONE DI GENIO Si pu ben dire che soltanto alla fine degli accoppiaChe in questa tragedia del genio stia tutta la questione menti vaghi, nefari, come li chiamava Vico, possa aver ebraica, lo puoi toccare con mano, considerando un altro principio la civilt, con lo stabilirsi della certezza delle popolo, che vivendo in una condizione prossima a quella genealogie, primissima opera dell'immaginazione divina, degli ebrei, giunto alle stesse conseguenze, pur essendo e lo stabilirsi del costume di conservare la purezza delle del nostro stesso sangue. famiglie, in cui consiste anche la dignit degl'imperi di La rivoluzione francese non nacque, come la civilt, non mescolarsi con i barbari e non violare il costume dei dalla poesia. Nacque dalla riflessione. Col suo furore, soggetti, senza della quale si corrotti e niente altro che fu tutta costume corrotto e non pot essere creativa: Nac corruttori. que dal peso materiale d'una classe gi formata e domi: Questa mi sembra la pi ovvia ragione d'ogni questione nante. Ma con la rivoluzione, il pi razionale paese di di razza e perci anche di quella sollevata e vittoriosa-Europa, qual' la Francia, riusc ad rdinare quel popolo mente condotta dal Regime. dei popoli, che la borghesia, facendo quella trasformaMa una ragione religiosa e quindi ci fa dubitare che zione della civilt in cultura, che la mise a capo del si possa trattare di una questione propriamente di razza, ma europeo. a meno che non vogliano ritornare al punto di spiegare la Incapace di arte, incapace di poesia, tutta societ, ecoreligione con le scienze naturali. nomia, cultura, questa la borghesia. E c' un'altra ragione, che ci costringe ad escluderlo, Che differenza c' fra borghesi ed ebrei? qur_ a appunto della condizione degli ebrei. Che gli ebrei sono rimasti fedeli all'unit della loro Cl i ebrei sono soltanto una parte della loro razza e la nazione, senza avere pi patria; i borghesi se ne sono degli ebrei deriva soltanto dagli ebrei, cio per staccati, pur abitando la loro patria, e formano una socie niente affatto da altri che pure sono della stessa razza. t di tutti i paesi. Gli ebrei sono stati costretti ad abbanDeriva dall'essersi conservati una nazione, sebbene donare l'uso popolare della loro lingua, i borghesi, con sparsi fra gli altri popoli, e dall'avere, in questa condiservando la lingua, l'hanno ridotta un gergo ironico e zione, interamente abbandonato l'uso popolare della linrazionale, soltanto uno strumento di comunicazione, e gua e cos interrotto ogni sviluppo dell'immaginazione e parlano lingua francese, senza necessit e per costume. per conseguenza ripiegata la forza interiore tutta nell'in La differenza che quella degli ebrei una tragedia, telletto, venendo a gravitare perci sugli altri popoli, col quella dei borghesi una degenerazione. solo peso della materia, come avviene della natura urnaGli ebrei si trovano ottimamente nel sistema francese, na, quando rimane staccata dai fini del genio nazionale, e sembra fatto per essi, essi stessi hanno aiutato la Francia come accade di tutte le classi colte, a principiare per eccela farlo. Da Madrid a Mosca a Cairo, diciamo pure a :New lenza dalla crosta ciceroniana, che avrebbe soffocato il Y ork, in tutto il campo della rivoluzione francese, ci sono destino di Roma, se Cesare non l'avesse rotta. ebrei, ma soprattutto ci sono e ci si trovano ottimamente Si tratta dunque d'una tragedia del genio, e credo frani borghesi. Dove c' un borghese, c' il sistema francese, camente che se non fosse una questione poetica e perci ed il sistema quello che conta, perch la Francia non di vera politica, sarebbe barbara, e nessuno di noi se ne l'avrebbe potuto fare di soli ebrei, e non sarebbe un sistesarebbe occupato, a principiare da Mussolini, e che il suo ma, se fosse di soli ebrei. E' il sistema francese, si chiama interessare e metter radici non dipenda affatto dalla sua borghse, fondato degenerazione dei popoli. Pu apparenza di razza, ma da un interesse nuovo in noi rinato la Francia tenere ancora il mondo, con questo sistema? di riunire genio e politica, che gi si sente soffocato da] Ecco la vera questione. s istema francese, lo scuo te alle fondamenta, e si prepara a riordinare l'Europa. MASSIMO LELJ 26

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    I tratti somciti_ci Caracalla illustrano a suHicienza il principale movente del suo rovinoso editto L'editto di Caracalla UN SEMIBARBARO SPIANA LA VIA. Al BARBARI Nel 476 dopo Cristo croll l'Impero di Roma Odoacre depose Romolo Augustolo ... Cos apprn dono, negli aridi sommari storici, i ragazzetti delle prime classi ginnasiali;. e quel 476, nel quale si concentra tutto lo sforzo della loro memoria, quel povero, quell'insignificante 476, ingigantisce tanto da sembrare un simbolo di roVina e di decadenza, una specie di anno mille della storia di Roma, allo del quale, per misteriose ragioni, il gigantesco crollo era inevitabile. I ...ragazzi del ginnasio superiore e del liceo appr'cndono qualch e cosa di pi. Apprendono che il fami ge rato 476 non segna che la conclusione di un lungo e v a sto processo; apprendono che alla decadenza e al crol lo dell'Impero di Roma hanno contribuito molteplici cause: la pressione dei barbari, l'imbarbarimento del l' e sercito, il fiscalismo, la crisi economica l'anarchi a militare ... I pi bravi, i primi della cl a sse sanno di quanti soldati disponeva Traiano e di quanti Diocle ziano sanno a quale interesse si prestava il den aro sotto Nerone e a quale sotto Adriano, sanno la stori a dell'aureus e dell'argenteus ... ma nulla sanno dell'unica QUELLO CHE SANNO l PRIMI DELLA CLASSE 27

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    L'AFFIEVOLIRSI DEL SENSO DELLA RAZZA L'EDITTO DI CARACALLA IL BUON SENSO DI AUOUSTO 28 / sostanziale causa che provoc tutte le altre, e con esst il crollo della potenza romana. . La apprenderanno dunque all'Universit, quei pochi tra essi -che sceglieranno gli studi letterari? Cos fosse Ma all'Universit si troppo occupati nello studiare quel che al riguardo sostenne il Mommsen, o il Meyer, o Gino Segr, oppure Aldo Segr (tutti bei nomi italici, come si vede), si troppo occupati nel frazionare, di sintegrare, polverizzare la cultura ... e non si ha natu ralmente il tempo di risalire ai principi generali. La causa della decadenza e del crollo dell'Impero di Roma, che poi (-considerata nell'aspetto inverso) la causa stessa della nascita e della potenza di quell'Im pero, rimane dunque nell'ombra; mentre di piena luce sfavillano i bei nomi italici di cui sopra e le loro non meno italiche teorie. Eppure, si tratta di una causa semplice e -chiara, fa cilmente enunciabile e ancor pi facilmente comprensi bile: dell'affievolirsi, cio, fino a scomparire, del senso della razza italica e delle sue tradizionali virt. Non si dica che v' circolo vizioso in quanto sosteniamo; e che l'affievolirsi del senso della razza a sua volta effetto e non causa; poich nessun tra le ragioni ad dotte comunemente, e neppure l'insieme di tali ragioni, vale a spiegare un fenomeno tanto complesso e pro fondo quale quello della progressiva decadenza del l'antica Roma Del resto, un esempio concreto, uno dei pi clamo rosi esempi che la storia di Roma pu offrire al riguar do, varr meglio di qualsiasi disquisizione a fare in" tendere l'enorme importanza del fattore razza, nel la parabola discendente della romanit. Vogliamo rife rir-ci alla Costitutio Antoniniana, cio al famoso editto col quale Caracalla concesse, nel 212 dopo Cristo, la cittadinanza romana a tutti i provinciali -c Oh, il grande imperatore Oh, l'illuminato provvedimento! -:esclama la solita critica storica; e intona inni alla civilt livellatrice dei Romani, alla missione universale di Roma ... Chiariremo in seguito quel che si debba in tendere per missione universale di Roma; occupiamoci adesso dd!' illuminato provvedimento di cui sopra e cerchiamo di stabili me i precedenti, le cause, le con seguenze. Dione Cassio racconta ( Storia romana, 52, 19, 6) che avendo Mecenate consigliato ad Augusto qualche cosa di simile all'editto di Caracalla ,egli non soltanto rifiut di estendere ai provinciali i diritti dei Romani, ma dissuase Tiberio dal lanciarsi in avventure del ge nere. La testimonianza di Dione ha particolare valore, poich ci proviene da un provinciale (Dione era greco, di Nicea), il quale dimostra molta tenerezza nei riguardi dell'editto di Caracalla; e sarebbe quindi assai lieto di potergli trovare un precedente cos illustre come quello di Augusto. Ancor .pi significativa la testimonianza di Senea1 il quale nella Apocolocyntosis ovvero Zucchl ficazione -si burla di Claudio e ringrazia gli Dei d'averlo fatto morire a tempo, poich sembra che egli meditasse-di veder rivestiti della .toga (cio cittadini romani) tutti i Greci, i Galli, gli Spagnoli, 1 Britanni La debolezza di Claudio ben nota e non ci stupisce, da parte sua, un simile proposito; ma di estrema importanza il fatto che a riprenderlo sia proprio Se neca, il quale e dalla sua origine provinciale e dalle premesse cosmopolitiche dello stoicismo da lui seguito, poteva essere indotto a considerare con simpatia una politica di livellamento Ma il senso della razza romana era al tempo di Seneca, ancor tanto vivo e robusto, che l'estensione della cittadinanza cio del distin tivo fondamentale della razza doveva sembrare ridi. colo vaneggiamento an-che ad uno stoico provinciaJe. Gli imperatori della c gens Julia genuini rappre sentanti della razza italica, si tennero dunque lontani -,.-a parte il proposito di Claudio, che rimase propo-llu9uato. che non oDe contribuire all'imbarbarimento sito dalla politica di livellamento. Il primo gravis simo passo verso tale politica fu fatto da Vespasiano, il quale esoner gli italici dal servizio militare. Il p.rov ,edimento fu, in verit, dettato da una giusta preoccu pazione: quella di evitare che l'Italia fosse mente il campo di sanguinose lotte civili; e d'altra par te Vespasiano era troppo buon imperatore e troppo salde erano in lui le radici della stirJ>e romana, perch egli potesse prendere decisioni contrastanti con il pre stigio di Roma. Ma le conseguenze dell'esenzione dal servizio militare furono, per gli i tali ci, gravissime; poi ch estraniarono dalla penisola una delle pi grandi forze dell'Impero; e determinarono, alla lunga, l'infiac chimento della razza, ehe per le virt militari si era sempre luminosamente distinta. Comincia poi la serie degli imperatori provinciali; e la crisi si aggrava. Adriano, di famiglia spagnola, decreta l'istituzione della circoscrizione territoriale nel le province, cos a ciascuna di esse una forza

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    . cleU'Impero rilleHe Del olio la DobUtll deUa raaai UaUC:ci armata autoctona, assai pi disposta a servire gli in teressi della propria regione c della propria razza, che quelli sovrani di Roma Marco Aurelio, di famiglia italica ma imbevuto di grecismo, concesse individualmente la cittadinanza romana a moltissimi provinciali, favorendo i l progrcssivo decentramento dei poteri. L'esercito era ormai composto in grandissima parte da barbari. Le cariche pubbliche erano facile preda dei provinciali. Rimaneva il corpo degli ufficiali italici, che nelle guerre combattute da Marco Aurelio dette prove mirabili di valore. Setti mio Severo, impertore nato in Africa, a Leptis, a malapena capace di parlare in latino, portato al trono da un'armata di rozzi provinciali, gli abitanti della re gione .traco-illirica, diede il colpo di grazia all'ufficia lit italica, concedendo ai provinciali il privilegio di rivestire i gradi dell'esercito. Fu quella come dice il De Santis la svolta decisiva della storia di Roma. Nacque e si accen.tu rapidamente il contrasto fra i provinciali mal romantzzati dell'esercito, e i romani autentici, che si vedevano privati delle loro pi alte prerogative. L'imperatore, bisognoso d'imporsi con la forza, fece leva sull'esercito e quindi sulla provincia; gli italici, privati delle armi da lungo tempo, non eb bero la possibilit n la capacit di reagire; e il de clino .del senso della razza si accentu spaventosa mente. L'editto di Caracalla figlio dell'africano Setti mio Severo e nato in Gallia, a Lione rappresenta la logica conclusione della politica severiana. A provocarlo, peraltro, contribuirono anche come si riscontra in tutti gli avvenimenti della storia fattori contingenti. Secondo Dione Cassio ( Storia romana:., 77, 9, S), Caracalla fu spinto a concedere la cittadinanza ai provinciali da motivi fiscali, e precisamente dal desiderio di estendere ai novi cives l'imposta sull'eredit. Un altro moven te dell'editto fu certamente il desiderio di guadagnar si numerosi aderenti fra i provinciali, visto che l'op posizione degli italici er.a sempre pi netta c palese. Infine, Caracalla voleva far dimenticare, con un atto di apparente clemenza, la tragica fine del fra tello Geta, da lui assassinato tra le braccia della Come si vede, nessuno tra i motivi contingenti che dell'editto si possono addurre, risponde a un qualsiasi interesse dell'Impero romano; tutti, al contrario, o ne denunciano o sono destinati ad accentuarne la debolezza. Tale considerazione ha un valore ancora pi gran de, se si passa alle ragioni d'ordine pi vasto. L'edit to, abbiamo detto, rientra nella politica severiana, cio in una politica che, per partire da provinciali e per appoggiarsi esclusivamente sui provinciali, ha come fine il livellamento assolu-to delle moltitudine costituenti l'Impero. E', quella dei Severi, l'et del sincretismo religioso e politico: Caracalla, che introdusse in Roma i culti d'lside c Scrapide, di tale sincrctismo la pcrsonificazione f c dele. Africano di razza, celtico di costumi, non per nessun verso un imperatore romano c non si pu comportare come tale. Agisce come oggi agiscono, nei cosiddetti paesi democratici, i negatori del razzismo; fa .di Roma il crogiuolo in cui tut. tc le genti possono impunemente mescolarsi; e in tal modo affretta il crollo della civilt antica, che civilt della razza italica. Disconosce, da barbaro qual', i suoi stessi interessi, poich concedendo in massa la cittadinanza ai provinciali, parificando nel diritto tutte le provin ce, perde la possibilit di manovrarle l'una contro l'altra, di accattivarsele con singole concessioni, e fa si che la Boro autorit sormonti quella dell'Impera tore. Favorisce, privo com' del senso della razza, il meticdato; facendo cittad,ni di Roma i meticci nati dal connubio dei soldati romani con le pcregrine ai quali fino a quel tempo, in forza della provvidenziale legge Minicia, la cittadinanza era stata negata. Provoca il declino economico dell'Italia intera, la cui prosperit non poteva andar disgiunta da una posizione di assoluto predominifl politico. D, BARBARIE INTERNA ED ESTERNA in una parola, la vittoria alla barbarie iuterna, che, "' minando il senso della razza, minava le basi stesse dell'Impero; e apre il passo alla vittoria della barbarie esterna, che tarder due secoli e mezzo a diventar definitiva soltanto in grazia della straordinaria forza di resistenza delle istituzioni civili e politiche create dalla razza di Roma. Questa fu l'opera rovinosa dell'imperatore Caracalla: nato a Lione, come si detto, e cos denomi nato per la sua -ridicola mania di vestire foggia dei Galli. Il mal francese, come si vede, di anti chissima data. GIORGIO ALMIRANTE 29

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    La profonda crisi della nostra borghesia giunta a farle perdere il senso della nazione. C chi afferma che non l'abbia mai avuto; e sostiene come Massimo Leli, che questa tara sia radicata fino cio da quando essa cominci a costituirsi la fine dci Seicento come pallido riflesso della nascente francese. Si form allora e si diffuse in Europa una socteta cosmopolita che acquist il in le nazioni c che con la RivoluziOne del 1789 raggmnse cto che solo le mancava: .il riconoscimento legale. La borghesia italiana non fu che una sezione di questa: c come tale diede al nostro Risorgimento quella impostazione Iibcralistica che l'avrebbe fatto arenare nel '48, se poco dopo, forze extra-borghesi, tradizionali cd agrarie, non ne avessero preso energicamente la dire zione. In ogni modo, raggiunta l'unit, e venuta, colla ascesa della Sinistra, di nuovo al potere la borghesia, tutto com'era vitabilc prese aspetto liberale: il governo, la cultura, l'arte l'economia l'amministrazione. Il grande risultato, l'Italia final mente fat;a sembr che avesse minore realt delle aspirazioni nobili cd di quei pochissimi i quali qualche decennio prima l'avevano raggiunto. C'era, in realt, la nazione, ma nello strato che la dirigeva non c'era, perch mai c'era stato, il senso di essa. Insomma, dopo il 1876, avvenne una chiarissima trasposizione: il libcralismo supernazionale, che s'era affiancato al Risorgimento, ma solo in apparenza, ora gittava via la sua maschera: l'Italia non era stata che un episodio. L'essenziale era l'affermarsi della borghesia, delle sue idee c dei suoi interessi, anche nel nostro paese. Una specie di casta che solo per certi fatti, come la dimora c la lingua, vi sembrava attaccata, ma che in realt aveva il suo centro e le aspirazioni altrove. E' natura.Jc che ad una casta simile manchi il concetto della razza. Traendo ogni sua ragione di esistere solo dai grandi scambi tra le nazioni, cd avendo necessit, per dOininare questi scambi, di porsi nello stesso tempo al di fuori di tutte, tende a formarsi come uno strato privo di particolarit, di sensibilit, di genio, di ci insomma che contraddistingue i popoli; e accogliere in conseguenza tutti gli apporti eterogenei dalla tlll miscela meglio possa acquistare la tinta neutra adatta alla sua funzione. La borghesia, entro ciascun popolo di fatto, un'internazionale sovrapposta. E' un metiociato: almeno delle idee. E' la parte che non si crede, come tutte le altre, legata al sangue, alla tradizione, al costume. Ha insomma la stessa natura di ci che il vero oggetto della sua attivit, il denaro: che si trova dapcrtutto, uguale dapertutto, e non mai legato n ai luoghi e n alle persone. Cos la borghesia; un volto sempre uguale, aggiunto ai corpi robusti c diversi dei popoli; una testa sempre uguale che vorrebbe regolare volont ed istinti che le sono costi tuzionalmente in contrasto. Quale orribile cd incessante guerra vi sarebbe in un singolo organismo, che fosse davvero cos fatto! Quali tormenti, quali incertezze, quali indecisioni Sarebbero impossibili anche i moti pi naturali, le azioni pi c come un continuo e doloroso laceramcnto accompagncrebb.e il pensiero anche pi fuggevole. Eppure questo avviene in realt, 30 ogni giorno, nei popoli, quando chi li dirige non} _della stessa natura: quando la grande massa, guidata dalltstmto dectso della propria razza, in contrasto colla razza o manche vole dei dominatori. Lo moltitudine d'un sangue, cht la governa d'un altro: questo pi di quanto si creda, uno schema frequente nella vita dei popoli. Nella maggioranza delle nazioni, pure sotto apparenze. cratiche il contrasto tra il meticciato borghese, e la molt!tudmc cui quel' mcticciato tende a far perdere coscienza della sua razza. Questo lavoro oggi molto avanzato. E' una degenerazione-_voluta e metodica che discende a poco a poco dall'alto, ove solo m una sfera ristretta si trova questo centro d'infezione. Il popolo Yi sottost per ignoranza. Il suo istinto oscuramente si ribella: sente il male ma non sa individuaTlo; e ne circondato, imbevuto, avvelen'ato prima ancora di accorgersene. Vede, _di decennio in decennio, strano spettacolo, questa gente che si dice della stessa nazione ed anzi se ne proclama l'oc-chio e il cervello, introdurre un altro costume, un altro linguaggio, un altro modo di pensare, di sentire, di vivere. Poi cerca di capire, di assuefarsi; crede infine di esservi riuscito. Ma un iHusione. Anche sotto le mutate apparenze esteriori rimane qualcosa di irriducibile, causa di oscuro e doloroso Questo oggi, su per gi, Io stato della na zioni ocidentali: l dove la borghesia conserva il dominio. Politica -cultura economia arte sono rivolte contro la natura dei popoli. E' un m6struoso attentato, una colossale sconsacrazionc. Qttclia scialba classe, quella miscela che governa, risultato di due secoli di confusione universale, commercio ed industrie, pnma di tutto, poi filosofia, letteratura, musica, pittura, quella classe che non ha n sangue n volto, i cui uomini e le cui donne sono dapcrtutto uguali, si vestono, mangiano, pensano, lavorano, bal lano in modo uguale, hanno i capelli, la pelle, i belletti, i volti, le guance, di aspetto uguale.: le cui labbra sono per esempio ugualmente a foggia di pesce, le pettinature alla giapponese, i baffi alla atnericana, i costumi da bagno alla Jansen, oppure in qualsiasi altro modo, purch uguale in tutti i paesi: questi concittadini che, cosa assurda, somigliano infinitamente di pi agli abitanti di un altro emisfero di quello non somiglino al contadino o al pescatore che abitano a due passi, questi americani di Napoli, questi Inglesi di Firenze, o questi Francesi di V c n e zia, che poi non sono n Americani n Inglesi n Francesi, se non perch fumano la pipetta, prediligono ]'erre moscia, cantano le canzoni con l'ac cento nasale; tutta la gente cos fatte, alla quale senza accor .gesene, da tanto tempo -ci siamo abituati: questa gente senza razza, e perci senza -carattere, senza dignit, e senza volont, quella, proprio, sotto la cui guida stato fino a ieri interamente il nostro paese. * Una borghesia senza razza, e popoli in parte sani, che vi sono soggetti: ecco il quadro, forse pi di tutti, vicino alla verit. Se le grande masse cominciano anch'esse a mescolarsi, nel costume e nel sangue, ci dovuto, unicamente, allo scandaloso esempio che, da due secoli, viene loro dall'alto. La borghesia oramai irrimediabilmente meticcia: non c' pi da illudersi; n pi

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    e azza possibile, nei suoi riguardi pesare ad altro rimedio se non ii toglierla di i:Olpo dalle sue ormai pi che perniciose funzioni di comando. Il FaSi:ismo l'ha gi fatto dal '22: ora non gli resta che i:ompletare l'opera: impedendo che suoi relitti, sia pure da posizioni di secondo ordine, continuino il loro triste esempi:> di degenerazione razziale. L'Arte, la Cultura, l'Insegnamento, deb bono essere definitivamente tolti a questa detronizzata borghesia. Essa, non c' da nasconderselo, se ne servita e anc:>ra SI! ne serve, come se non vi fosse stata la Rivoluzione Fascista. Per imbecillit e per senilit, trasmette ancora ai giovani, che non ne sono difesi, l'indifferenza deleteria per i valori della razza. Tutto vi cospira: l'arte internazionalista, tuttora da noi liberamente ammessa, il pensiero individualista e liberaleggiante, la storiografia dialettii:a che supera il concetto di nazione. Quella giovent suUa quale conta H Regime e in cui dobbiam.') porre tutte _le nostre speranze, impara. tuttora, dalla maggioranza dei suoi maestri, che la nostra storia comincia solo nel 1870, c:>lla formazione de.l Regno: prima l'Italia non esisteva. Poich solo allora, nell'Ottocento, nacque l'idea di nazione: dal pensiero romantico; oggi questa idea, comincia gi ad essere dialetticamente superata, e quindi, da un giorno all'altro, essere anche superata l'Italia. La razza? Un mito; anch'essa. un idea anch'essa un parto della mente degli scienziati. E non esistendo la razza, che ne la sostanza permanente e tangibile, che realt pu avere mai la nazione? Cogli stessi criteri, non sembra credi. bile, si insegna, ancora oggi, la storia di Roma. Se ne distrugge cos tutta la straordinaria forza suggestiva ed educativa Che cosa essa ad esempio per il Ferrabino, che le dedic tre anni or sono un volume, tuttora molto diffuso e conosciuto? Nient'altro che una lotta di classi, prima dentro la citt, poi dentro la peni sola, poi dentro tutta. l'estensione dell'Impero: una lotta, pura mente economica, tra imprenditori .ed agrari, nella quale erano assolutamente indifferenti la razza, la tradizione, i valori morali. Illiberto Trimakione, d'origine asiatica, ed arricchito col grosso commercio, in realt un personaggio pi interessante di Catone: per lui in fondo s' f?-tt o l'Impero; per .Jui si combattuto a Canne e si vinto ad Azio: egli << il progresso cio l'industria e il denaro i:ircolare; il vecchio Catone invece, anche due secoli prima, non era i:he un relitto della stupida curulita cio di quella Roma contadina, familiare e guerriera, che pure, vedi caso, aveva i:onquistato il mondo. Meglio Trimalcione, colle sue terre coltivate a schiavi, standosene in citt, secondo i criteri industriali dell' economia ellenistica, che i poderi all'antica che il padrone arava lui stesso, insieme ai figli c qualche servo, secondo il i:Ostume ricevuto dagli avi. Meglio gli ergastoli che Cincin nato. Anzi quest'ultimo e la sua meravigliosa leggenda diventa ad un i:erto punto, per il Ferrabino, oggetto di scherno. In tale modo, non illudiamoci, si insegna ancora oggi da noi la storia romana. Un punto di vista, come si vede antirazzista e borghese. Altro. che formazione dei giovani! E all'universit di Roma, che dovrebbe dare una norma all'Italia, non ci toccato per esempio di udire dal suo titolare di storia antica, il professore Cardinali, che lo stoicismo e indifferente alle razze, salendo al trono, segn il pi alto culmine di circa mille anni di storia romana'? Che solo in esso noi dobbi'amo vedere cr l'essenza della romanit e solo da esso prendere persino norma per del nuovo Impero? Qualunque libro, di qualunque formato, su cui s'insegni oggi storia, nelle scuole italiane, dalle elementari all'universit sempre concepito indipendentemente dalla razza, e spesso con delle affermazioni contrarie; qualunque libro d'arte, di lettera tura, di critica, di scienze, e persino d'argomenti specifici come l'etnografia e la geografia antropica; qualunque manuale, dizio nario, enciclopedia, grande o piccola, che essa sia : persino nella Enciclopedia Treccani, pure cos ricca, manca come noto, una trattazione di questo argomento. Tale lo stato di ignoranza, per la questione della razza in cui i relitti della. borghesia che in Ita lia, sebbene perduto il potere tengono ancora in mano le chiavi del-la cultura, lasciano non solo il popolo ma anche la giovent che viene fuori oggi. Ignoranza quanto mai pericolosa, percht! atta ad inquinamenti ed infiltrazioni che potrebbero avere domani le pi gravi conseguenze. La borghesia ha perduto da noi il potere; ma precario sarebbe il vantaggio della sua sostituzione ove non ci assicurassimo per sempre dalla peggiore ignominia di quella cas t a decadu ta: il suo cosmopolitismo. II meti<:ciato culturale al governo del paese fu la nostra maggiore sciagura fino all avvento del Fascismo Questo mise per la prima volta italiani al governo dell'Italia: italiani non soltanto di sangue, ma di pensiero e di animo. La strana e dolorosa frattura spar: le dtie i:ulture, i due istinti, del popolo e dello strato dirigente divennero, per la prima. volta, uno. Oggi ci che da allora un fatto, viene enunziato come principio. Si pone la dottrina della razza. La quale destinata rapidamente a -spazzare le accennate sopravvivenze, ormai intollerabili, nel mon do della cultura; e a risolvere contemporaneamente due impor tanti questioni : i rapporti con i nuovi sudditi di colore, dopo la conquista dell'Impero; e i rapporti cogli Ebrei. Per i primi vi sono gi dei precisi provvedimenti che regolano i matrimonii ; per i sei:ondi stato solennemente dichia.Tato, da un gruppo di antropologi fascisti, sotto gli auspicii del Ministro della Cultura Popolare, e confermato poco dopo in una pubblica dichiarazione del Segretario del Partito, che essi non appartengono alla razza italiana Tale affermazione alla quale seguiranno presto le giuste conseguenze pratiche, ha una importanza di primissimo piano. Si collega infatti strettamente col problema capitale della classe dirigente. La. borghesia cosmopolita che ci aveva governati fino al '22 era, nel suo pi profondo nucleo dominata dagli Ebrei: da essi era stata plasmata moralmente e culturalmente, con essi si era mescolata nel sangue, da essi era stata sempre pi educata a quell'indifferenza per i valori della. razza, che proprio, ad essi ferocemente razzisti, era destinato ad assicurare, sopra una. mol titudine degenerata, il sicuro predominio. Separando oggi gli Ebrei dalla nazione italiana, sia. nel sangue che nella cultura, con siderandoli perci semplicemente come stranieri, si elimina un a volta per sempre, il tarlo pi pericoloso. GIUSEPPE PENSABE;\E 31

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    Vi sono spiriti ritardatari che provano oggi grande diffi colt a comprendere perch il Regime stia mettendo all'ordine del giorno il vasto problema dell'affermazione e difesa della razza, coi suoi inevitabili riflessi antiebraici. Osservano, co storo, che ci significa tirarsi addosso l'ostilit dichiarata degli Ebrei, i quali sono terribilmente forti in tutto il mondo, e non perdonano :t. Questi critici non si rendono conto che tr.a Fascismo e raz zismo giudaico la guerra gi in atto, e che questa condotta da parte .degli Ebrei con un accanimento cui nulla ormai pu essere aggiunto da campagne di stampa o da provvedimenti governativi. II Fascismo infatti gravato, agli occhi dei Savi di Sion, di ben sette peccati capitali. II primo peccato quello origirwle, della vittoria riportata nell immediato dopo-guerra sul marxismo nostrano, attraverso l'esaltazione della fierezza guerriera e l'appello allo spirito eroico dei migliori Italiani. Nel programma del Partito fu in c iso lapidariamente il concetto della Nazione come valore etico assoluto, di fronte al quale in-dividui e classi non hanno diritti da rivendicare ma solo doveri da compiere. Ci segnava gi un abisso incolmabile fra noi e la mentalit ebraica, almeno sul piano teorico. Infatti il popolo ebreo, nella sua brama di dominio universale alimentata dalla credenza di esser de signato da Dio a guidare il resto dell'Umanit --' considera necessariamente come suoi naturali alleati i movimenti poli tici capaci di offuscare nei popoli il senso della Nazione, di sintegrando la societ in una meccanica aggregazione di liberi individui (Iiberalismo), oppure di aizzare le masse con tro lo Stato facendo leva sui loro istinti deteriori, s da 32 nientare fisicamente le aristocrazie morali ed intellettuali delle nazioni (bolscevismo); Ambedue le strade menano al trionfo degli Ebrei: com' sperimentalmente dimostrato dall'immenso accrescimento di potenza ed influenza, che gli Ebrei realizza rono nell'ultimo secolo, sotto l'egida delle istituzioni ed idee liberali; e da quanto avvenuto nella Russia bolscevica, ve gli Ebrei hanno quasi in toto rimpiazzato le vecchie classi dirigenti. Ora il Fascismo si opponeva come gi notato -alla concezione liberale-atomistica della societ, nonch al mi to brutale della lotta .di classe; e ripristinava i valori di ordine e gerarchia, risvegliando nel popolo italiano il senso delle sue grandi tradizioni. Gli ebrei, ben inteso, erano ben }ungi, allora, dal rendersi conto dell'importanz.a shHica del fenomeno fascista: dal misurare la sua profondit e prevedere i suoi sviluppi. Del resto, non mancarono di combatterlo energicamente, non sltanto dall'esterno, ma anche nell'interno, con tentativi di falsarne e corromperne la natura. In complesso, la partecipazione attiva degli Ebrei al movimento fascista, fino alla Marcia su Roma, fu pi che modesta, quantunque la loro costante tattica, di essere ovunque presenti, per tenere in mano tutte le c arte del gioco politico, non si sia smentita neanche in questo caso. Non appena giunto al potere, il Fascismo si macchi di una seconda, gravissima olpa: lo scioglimento della Masso neria. Le reazioni furono fierissime, specie da parte della gran de stampa estera d'informazione, controllata dagli Ebrei. Il Fascismo divenne bersaglio a continue, malevoli fantasie e deformazioni di fatti, a grottesche esagerazioni di ogni incidente od inconveniente, anche minimo, affiorante nel corso della sua attivit ricostruttiva. Nella sua offensiva antimassonica il Fascisioo procedette con notevole moderazione e longanimit. Sciolse le logge, ma lasci generalmente indisturbati i massoni nei posti che occu pavano, acc9gliendo benevolmente le loro dichiarazioni/ di abiura. E finse d'ignorare che dietro la Massoneria si nascon desse l'Ebreo. Pressato da urgenti e difficili problemi finan ziari ed amministrativi, ereditati dal precedente Regime, il Fa scismo non volle prematuramente prender di petto l'Interna zionale ebraica. Bisognava lasciare a questa ultima l'illusione che esistessero ancora ampie possibilit 'i compromesso e di intesa col Fascismo, e magari anche di collaborazione, in de.terminati settori . Malgrado ci, non vi sarebbe affatto da stu. pirsi se un giorno fossero rintracciate e pubblicate le prove della scaturigine di certi .infami attentati alla vita del Duce, che funestarono gli anni dal 1924 al 1926. La terza colpa del Fascismo sta nella costruzione progressi va e sistematica -a partire dal 3 gennaio 1925 di un sistema politico strettamente autoritario, svincolato dal gioco dei ludi cartacei elettorali, e dalle insidie di una libert di stampa che tante pericolose possibilit di pressione ed in fluenza politica offre a privati interessi irresponsab-ili, pi o meno plutocratici. Era questo un nuovo colpo inferto alla po tenza di Giuda. La crisi economica mondiale offr poi l'occa sione di estendere anche al terreno economico il principio au toritario, dando inizio all'. attuazione di un ordine nuovo, che

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    sempre pm viene distanziandosi dal sistema borghese, .e fer reamente inquadrando il credito, gl'investimenti di capitali, i prezzi, gli scambi, e le forze di lavoro, al Eervizio della col lettivit nazionale. A queste misure gli Ebrei hanno reagito -per mezzo delle loro ben organizzate camarille ---:cercando di accaparrare posti di controllo nei nuovi istituti parastatali, disciplinatori dell'economia, onde volgere possibilmente a lo ro vantaggio i poteri assegnati a questi ultimi, e consolidare la loro egemonia econ<>mica nel Paese. II quarto, gravissimo peccato mortale nei confronti di Giu da, stato commesso dal Fascismo sul terreno della politica estera, forgiando l' Asse'> Roma-Berlino, che, attraverso una collaborazione, reciprocamente fruttuosa, fra i due Paesi ha indubbiamente contribuito non poco a rafforzare la posizione del Regime nazista: del pi fiero nemico cio -dell'lnte'rnazionale ebraica. Quinto peccato capitale: riconoscimento del Governo del generale Franco, e mano tesa alla Spagna nuova, autoritaria e nazionalista, quindi antigiudaica. Sesto peccato: adesione al Patto anti-Comintern con la Germania ed il Giappone. Con esso il Fascismo ha lanciato il suo guanto di sfida al bolscevismo, sul terreno internazionale. E' finita l'epoca in cui la repressi1:1ne di ogni conato di propaganda bolscevica entro il Regno poteva conciliarsi con il mante nimento di rapporti cordiali col Governo di Mosca. Il Fasci smo si afferma ormai come forza ideologica internazionale, fuori del ristretto quadro della politica interna. I bolscevichi. che gi da lungo tempo si compiacevano di applicare l'appel lativo di fascista (con intenzione spregiativa!) ad ogni mo to nazionalistico affiorante riel mondo, ad ogni reazione opposta dal simo istinto di conservazione dei popoli alle mac chinazioni del Comintern, sono stati serviti al di l da ogni loro aspettativa. E con loro debbono dolersene naturalmen te -i Savi di Sion. Settima ed ultima colpa .(almeno per ora): accettazione dell' Anschlss : da parte dell'Italia: sottolineata e convalidata poi dalle trionfali accoglienze riservate a Hitler in occasione della sua visita, nel maggio scorso. L'Anschluss ha distrutto la potentissima base vie1mese dell'Internazionale ebraica, al tempo stesso volatizzndo le tenaci speranze degli Ebrei in future possibili divergenze i tal o-germaniche a proposito d eli' Austria, con relative fatali ripercussioni sulla politica dell'Asse e sul Patto anti-Comintern. .. .. .. Chiunque non sia beatamente ignaro della mentalit ebraica trover senza dubbio che questi !'ette elementi di contraslo hanno tale peso da escludere per sempre ogni pos:;.ibilit di conciliazione. Il Fascismo che nella sua prima fase poteva esser ritenuto da osservatori superficiali un movimento d'inte resse puramente nazionale e di una semplice reazione temporanea a cerh mah e dis.ordi_m fun zionamento della societ italiana venuto v1a VIa nvelan dosi come un indirizzo e un sistema di ricostruzione ah imis :t ella civilt ariana. In questo progressivo allargamento di orizzonti, in questo approfondimento graduale della sua dottrina, il Fascismo s'incontra e collabora naturalmente col Nazionalsocialismo e con tutti gli altri movimenti di riscossa ariana. Anche il pi cauto opportunista deve. quindi persuadersi che nulla v' ormai da guadagnare tenendo coperta di un pu dico velo la questione ebraica. La quale una formidabile, indistruttibile realt, che nvano lo stupido secolo decimonOJlO e .la mentalit liberale credettero di eliminare ignorandola. Il Fascismo intende affrontarla virilmente: conscio di rendere cos -oltre tutto -un segnalato servigio alla cultura oc cidentale. Munire il popolo italiano di una coscienza razzista spe cie nei riguardi degli Ebrei significa consolidare ed assicurare le conquiste sinora realizzate dal Fascismo sul terreno sociale, economico, giuridico. Significa disarmare e distrugge re l'insidia di elementi avversi e diversi, instancabilmente in tesi a rovinare dal didentro, con lavoro di mina o di tarlo, il maestoso edificio del Regime, snaturandone e corrompendone le istituzioni. Bisogna che il popolo italiano impari a conoscere i suoi nemici: fra i quali uno dei pi pericolosi appunto lo spirito ebraico, il quale alberga ed operante -purtroppo nella enorme maggioranza se non nella totalit dei singoli Ebrei. Inoltre: innalzare la bandiera della guerra al razzismo e braico significa accrescere l'irradiazione spirituale del nostro Paese specie nell'oriente europeo, nella Penisola balcanica. e presso il mondo arabo; e conciliargli la simpatia e l'ammi razione dei sempre pi numerosi conoscitori di Giuda: di;;seminati sulla faccia del globo. QUINTO FLAVIO 33

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    L'ODIO EBRAICO PER LE ALTRE RAZZE Se si vuole ancora un documento che testimoni della superba megalomania degli ebrei, del loro smisurato orgoglio per le qualit della propria razza e disprezzo per l'etica non ebrea, si legga il Breviarium !udacum di Fritz Cassirer, pub blicato nel 1920. Si rilever da esso ancora una volta come gli ebrei tengano a distinguersi, come razza, dalle popolazioni con le quali vi vono. Eccolo: Salve! egregi ebrei tedeschi, tutti voi che siete tra il Reno e la Wieichsel, da secoli in questo bel paese che si chiama Germania un n()me che alcune sagge menti vorrebbero far derivare da tiiuschen (.ingannare) -ma questa una sup posizione vaga e quindi vorrei )asciarla cadere. E cos tanto per cominciare con qualche cosa voglio gridarvi subito la mia opinione finale, fondamentale, principale e cioe: che voi, bravi e tristi ebrei tedeschi, non ve la prendiate tant() se il germano cos si chiama il vostro pa drone di casa, bench anche questo sia una pretesa piuttosto vaga perch non ancora sicuro, e forse non sar mai dimo strato, chi di n()i due ha lavorato pi a lungo e con pi suc cesso .in questo Paese dunque, dicevo, se il germano si diletter nuovamente dell'odore di quella strana pianta che si chiama antisemitismo, la quale si trova in diverse forme nella nostra cara Germania, nessuna di essa buona. Tutte sorgono da un letamaio. Alcuni ebrei sono stupidi Alcuni tedeschi sono intelligenti ... O Germania, mia cara patria, sei una stupida patria! O stupida Germania! b stupida Germania! O Germania che fosti intelligente, che fosti grande! Non credete che noi avremmo guidato questo nostro paese con pi finezza, con pi tenerezza, e quindi: con pi forza? Non credete forse che noi, noi; ospiti da 2000 anni, ben odiati ospiti! non credete forse, amici miei, che noi ; dalla' ::;c uoia della miseria di millenni, saremmo diventati migliori diplomatici che quelli che non hanno dita per le Non credete che noi avremmo tessuto dita pi fini i .fili di quest'infelice paese; strapparli cos teutonicamente? Tacete! T a cete! Non potrebbe darsi che stravagante pensiero! che uno Stato Maggiore i ebrei avesse fatto questa guerra meno stu dentescamente? Che avrebbe saputo meglio far la pace? Potrebbe darsi ... Avrebbe potuto darsi ... Avrebbe dovuto darsi! Non stato cos. Non sar cos . Siamo stati utili chi sa dove nelle trincee qui, l, m qualche parte! Stati utili! Utilizzare!! Ma perbacco cari miei metteteci finalmente a quei posti dove possiamo renderei pi utili di voi! Legge: Ta.J e tal posto dovrebbe essere occupato soltanto da ebrei Fino al 1950! Il mondo si accorgerebbe ben presto che il coraggio senza superbia, la fermezza senza arte, la flessibilit senza debolezza di carattere esistono ancora nelle terre d'Europa-O sogno stupido, .impertinente! O Germania, mia patria! Ammazzate gli ebrei! Forse meglio cos ... Guardateli! Li avete visti? Ma chi non li l1a visti in questi "? anm .... O tremante servilit degli eroi che godevano a sentirsi ser-34 vi tori! O mal riempiti pantaloni maschili! O sarcastici sguardi ebrei! O nobile militarismo! ... S, fratelli miei, avete troppo poco di questa vilt! Altri menti non sarebbe mica tanto buffo immaginarvi a passo di parata! Occhi in avanti! Tutti girano a sinistra, avanti! Chi ride? Siamo solitari. Non ci sentiamo nemmeno fratelli. Non ho ragione, Fratelli miei? Ogni Gerhart Hauptmann in Germania ha il suo bu()no e sempre fedele Otto Brahm! oppure: Ogni Richard Wagner in Germania ha il suo fedele Hermann Levi! oppure: Ogni Bach ha il suo Mendelssohn! oppure: Ogni Brahms ha il suo J oachim! oppure: Ogni Kant il suo Cohen! Noi dobbiamo e questo indispensabile noi dobbiamo, ebrei tedeschi, guardare e proteggere il germanesimo! Chi altro dovrebbe farlo? Loro stessi, forse, i teutoui? Sa. nno appena parlare e scrivere in tedesco! Gi d. molto devono lasciarsi dire dai loro scienziati e .filologi che non lo sanno pi fare! E perch dovrebbero anco .ra saperlo? Esiste forse ancora il cranio: H viso tedesco? Quelle teste liscie! Tovaglie da caff che sono rimasti? troppo tempo nel bucato! M ade in England! Che inea! Quelle teste vuote! Che famio rumore soltanto se il signor Capitano muove le bacchette! Gli studentini! Quel presidente distrettuale! Quegli uffciah di riserva! Quei Professori! Non hanno saputo vincere la guerra! Non l'hanno saputa nemmeno perdere! Tedeschi, Tedeschi! Dovremmo ess ere nuovamente noi gli unici che hanno guadagnato nella guerra? Alla .fine non ci saranno pi tedeschi -oltre alcuni ebrei. Vedo molti fra voi che si perdon() d'animo con molti scrupoli, e con vera solidit tedesca cercano di capire il perch di quest'eterno odio e se alla fine non ci sar forse una vera e buona ragione perch noi dovremmo batt!!rci il petto ed esclamare: Padre! abbiamo peccato! A queHi vorrei ricordare anzitutto che ogni animale su questa terra possiede un ano che non ha lo stesso buon odore delal bocca, bench sia una cosa utile ed indispensabile. Noi non possiamo n vogliamo negare che l'animale Giuda in questo sia meglio degli altri aniL1ali! Il che per questa volta sar abbastanza chiaro! Proteggete, cari ebrei, proteggete la mentalit ed i costumi e la musica e la filosofia tedeschi! Proteggete tutto questo dalle zampe dei teutoni! (ci sono dei pazzi che non possono far a meno di graffiarsi il viso; in tal caso il dottore prescrive dei guanti di gomma! Mi capite!). Ma se incontrate, o bravi o fedeli ebrei tedeschi di tutte le religioni, se incontrate un mangia-ebrei, ditegli liberamente: Noi ditegli abbiamo messo radici profonde e dure in questa nostra terra tedesca! E ci troviamo bene qui e ci sen tiamo a casa, anche se nelle cime degli alberi si sente fischiare e bisbigliare brutto! Sono gi mille anni che siamo piantati qui e non vogliamo )asciarci trapiantare! Rimaniamo fermi in questa nostra patria! Ma se a voi, egregi concittadini, non vi piace, se l'aria vi fa male o se la giacca vi sembra troppo stretta, ebbene, scuo tete pure dai vostri piedi la polvere di questo paese voi che avete sempre qualcosa da ridire, e svignatevela al pi presto! Noi rimaniamo qui! Ed ora Addio!

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    doenntentazione I GIOVANI E LA RAZZA ITALIANA Esiste un uomo italiano. li!). uomo che da molti secoli vive nella stessa terra, nutrendosi sempre degli stessi prodotti nati dal medesimo humus, che respira l'aria temperata dalle stesse valli dalle stesse riviere, che si muove, traffica, agisce sempre tra le medesime pianure, gli stessi pendii, che pensa, medita, poeta, inventa sempre innanzi agli .stessi panorami, sotto il medesimo cielo, un uomo che sceglie la sua compagna tra la stessa sua gente e che perci mette al mondo figli che sono con vera parola sangue del suo sangue, un uomo che simile, affine a tutti coloro che vivono e-che sono prima di lui vissuti sopra la-medesima patria terra. Uomini italiani che, vicini uno all'altro per una trama solidissijna, dai mille. fili vitali, costituiscono un aggruppamento inconfondibile, omogeneo, formano quella che con termine scientifico va decisamente chiamata -senza trepidi, superflui pudori -una razza. Uomini italiani, di razza italiana. Guardando con animo sereno, nessuna .realt pi evidente di questa. E' la realt di tutti i giorni, quella che incontriamo sulle strade, nelle case, una realt talmente ovvia da sfuggire alla considerazione e sulla quale ci arrestiamo appena quando ci si fermi ad osseniare un gruppo di nieri. L citt. con il suo movimento, la sua ansia la 'confusione di sentimenti e di interessi tei.de a la coscienza della propria entit biologica. E' un altro male dell'urbanesimo. Non cosl la campagna. La vita serena dei campi, le opere dell:agricoltura e dei pascoli maturano una sapienza ferma, antica come la terra, limpida come il sole. Qui perci, di tutti la convinzione che gli stipiti familiari vadano conservati e difesi come qualcosa di sacro. E' sana, forte: puoi sposarla : dicono i vecchi al figlio; moglie e buoi dei paesi tuoi: si ripete in ogni contrada d'Italia. E nelle fattori"e, nei casolari non si studiata l'engenica. *** Esiste una razza italiana. Sar quindi bene per tutti che per l'innanzi, nella considerazione dei vari studi, dei diversi problemi, si tenga presente il fattore uomc italiano. Ed da respingersi con energia ogni accusa di materialismo gretto, pronta a nascere nella bocca dei vari struzzi che tengono metodicamente il capo tra le sabbie di un facile spiritualismo. Non con gli aprioristici dinieghi, con gli irrigidimenti fatti sistema che si pu entrare in un concetto o nei termini di un problema. Quando si assumono questi atteggiamenti si completamente al di fuori della questione. Accorgendoci dell'esistenza di un uomo italiano e quindi di una razza italiana ci si mette sul piano di una realt molto semplice. Si guarda l'uomo come con il suo corpo e con il suo spirito nel suo naturale equilibrioJ lo si guarda in questa realt che molto semplice e altrettanto evidente. Non val qul il sofisma: una psizione di questo genere assai pi vicina alla realt delle cose di quanto non lo siano gli. alfieri delle opinioni preconcette. Civilt, spirito, arte, cultura sono dei termini cui specialmente la societ demo-mas. sonica di fine-secolo XIX ha dato significati pi vasti e quindi meno precisi, significati che hanno finito con lo slittare nel campo di un intemazionalismo non bene definito e comuque oscuro. Chi si mal nutrito di questi termini, chi per vizio o magari per mestiere ha fatto abuso di queste parole, pu forse trovar difficile di accogliere nel suo quadro mentale il concetto di razza. E' la posizione degli arrivati, di coloro che dopo essersi fabbricata ordinatamente una cultura attraverso la trafila scuole eiementari -ginnasio -liceo -universit vi si sono appisolati decorosamente e nulla vogliono che li turbi. Mentalit statica fuori del tempo duro e della vita difficile odierna che impone quotidianamente nuovi problemi, nuove mete. Mentalit quindi non da giovani. Molti anni di Fascismo, di lotte, di conquiste hanno tenuto lontano i giovani dalle insidie di un intemazionalismo oscuro. Essi sono quindi i pi idonei a intendere prontamente il valore fondamentale della dichiarazione che sottolinea l'esistenza di una razza italiana. Essi che sono cresciuti nelle palestre, all'aria sana delle competizioni sportive e dei campeggi del Partito e che hanno potuto cos migliorare il loro corpo rendendolo pi idoneo ad ogni prova, essi posono rendersi conto della necessit di difendere e di perpetuare intatto questo prezioso patrimonio che il substrato biologico della Nazione italiana. n riconoscimento dell'esistenza di una razza italiana pone in vari campi una serie di problemi e di studi dagli sviluppi assai interesscinti. l giovani del tempo fascista vi porteranno certamente, con la nostra serenit romana, un contr(buto di idee e di entusiasmo destinati a dare maggiore sviluppo all'importante problema affrontato dal Fascismo. LINO BUSINCO Assistente di Patologia Generale nella R. Universit di Roma 35

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    G l E l E OlTURA E l@ L e s am e anche superficiale della distribuzione degli ebrei sulla terra ci rileva due fatti strettamente connessi l'uno all'altro, ma che ora preferisco presentare ben distinti. 1) Non si pu mai parlare di aree di addensamento degli ebrei in senso assoluto ma sempre soltanto in senso relativo, in quanto anche nei punti del globo dove gli ebrei sono in maggiore quantit, pur restringendo l'esame a aree di minima entit geo grafica, il loro numero non costituisce mai la intera popolazione del luogo considerato, ma si presenta invece sempre soltanto come una percentuale. Traducendo il fatto nell'espressione pratica del suo significato v edia mo : a) che gli ebrei non adempiono a tutte le funzioni che la vit a sociale esige ma soltanto ad alcune di esse sempre !t: medesime ; b) che qualche volta, in circostanze speciali, l oggetto della loro attivit si allarga, in un modo fittizio, apparente, perch qua si sempre queste nuove espressioni di vita rientrano in quanto ai fini nelle attribuzioni specifi che degli ebrei; c) che il nucleo e braico non svolge mai alcune caratteristiche c fondamentah attivit, essenziali alla vita tanto dell'individuo quanto dell'uman it consociata, come l'attivit agricola. 2) L
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    Ebrei nel ghetto diCracovia E' arcinota la partecipaZione dd pensiero ebraico a tutte le rivoluzioni, quasi ,limitata per alla prima fase distruttrice, quasi mai presente al momento della ricostruzione, del ritorno al lavoro tranquillo, del ritorno ai campi. .Ma non .altrevanto .Dota Ja . causa .intima .che spinge l'ebreo a dubitare sempre e lo pone in completa antitesi, in aperta lotta contro ogni manifestazione della r.ostra civilt conservatrice la mancanza di uno spirito rurale che lo leghi alla terra e ai lavoro di questa, cos come il focolare, la casa avvincono e richiamano a s l'uomo della famiglia primitiva. IL -Fra le numerose obbiezioni che si possono fare a qu-2st:J punto, alcune senza dubbio sono da prendersi in maggiore con siderazione. Mi si pu infatti chiedere: I) L'antica civilt ebraica non era forse una civilt agricola? 2) La liber<'.zione degli ebrei dalla morale a cui erano soggetti in Russia prima della rivoluzione e l'eJT!ancipa zione dei loro diritti non hanno dato forse ottimi risultati per l'avvicinamento dell'ebreo alla terra? 3) Non vi sono forse attualmente popolazioni ebraiche dedite all'agricoltura? 4) II popolo ebraico, infine, l'unica razza senza agricoltura? La prima abbiezione ha un'importanza soltanto relativa; agricoltura, si noti, non il commercio del vino e non soltanto l'allc vamentci di api c la spremitura di uve. Agricoltura vera significa innanzi tutto amore per la terra, amore che si manifesta nell'eleggere un domicilio stabil e, nel lavorare la terra, e su di questa sudare e sperare, ma che si manifesta altres con infinite altre espressioni di vita rurale che distinguono gli individui, le famiglie, i popoli agricoltori da quelli che lo sono meno o che non lo sono affatto. Ad esempio di popolazioni ebraiche dedite alla agricoltura si itano sempre i Caraimi : in realt non si tratta di ebrei; prove storiche, e antropologiche ne indicano chiaramente la posizione etnica, attrav-erso la loro ..erigine e la precisa distinzione dagli ebrei. Questi Caraimi, oriundi dalla Persia, sono oggi in numero tanto piccolo -'-poche migliaia: in Levante, sul Volga, in Polonia -da render pi facile una confusione con gli ebrei. E poi si devono notare talune affinit religiose, l 'uso fatto in passato .dai caraimi della lingua ebraica Q uesta la ragione del grossolano errore, che induce taluni a citare la fiorente agricoltura dei caraimo come una attivit ebraica Il fatto invece che gli ebrei sono una razza che non ha parenti, e ci che ancora pi notevole che non ne hanno mai avuti, per quanto lontano si spinga lo sguardo riel tempo. Forse su questo nuovo punto deve indirizzarsi chi vuoi spiegare l autoenunciazione del popolo eletto? Ma un'altra razza es iste oggi egualmente senza parenti, una razza che gi ho avvicinato a quella degli ebrei per la comune assenza di vita agricola: gli tgizani, gli zingari. Ma tale coincidenza, che esigerebbe molte osservazio ni e alcune limitazioni non infirma affatto l'enunciato antirurale che si ad dice agli ebrei in modo cos categorico come non si potrebbe ripetere per gli tzigani. ':f' gli MticAi Vari autori mettono in risalto l'atti vit agricola che si svi luppa presso gli antichi nuclei ebraici a l loro giungere in Palestina e cc la spiegano dimostrandoci innanzi tutto quanto fosse sviluppato il senso dell'agricoltura presso gli indigeni coi quali gli Ebrei si incontrano in Cana e su ci sembra non osservi alcun dubbio facendoci poi osservare come tutte le fonti della supposta civilt agricola ebraica risiedano nell 'insegnamento dato dagli abitanti di Cana, lasciando quasi arguire a chi legge un significato alquanto differente, la instabilit cio dello sviluppo agricolo della civilt ebraica. Il popolo israelita dice Adolfo Lods (I) -divenne essen zialmente agricoltore. Le esportazioni consistevano in grano, miele, cera, olio e profumi (Ezechiele, 27, 17). E' in grano e olio che Salomone paga i suoi debiti a Hiram (Libro dci Re, 5, 25). A base della nutrizione erano farina e olio (Libro dei Re, I7, I2-I6; II, 4, 2). La viticoltura era s largamente praticata che i poet i rappresentavano sovente la nazione sotto l'immagine di una vigna (Esempi, 5; Ezechiel e 15, I7; Genesi, 49, II-I2; e cos via). La population isralite aprs l'absorpti?n des Cananen s, .pra-37

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    tiquait bien de prdcds techniques inconnues des Hbreux no mades > (1). .Ma il medesimo autore ricorda nello stesso tempo alcune delle regioni della Palestina, dove si conserv il semi-nomadismo; il Sud di Giuda (per es. I Samuele 25), la Transgiordania (Giudici, 5, 16), il Moab (Il Re, 3, 4); e richiama poi fortemente l'attenzione sulla comP.leta fusione avvenuta fra gli ebrei e i Canane5i, che l'autore chiama loro maestri in agricoltura (2); fusione della quale in realt nulla sappiamo con precisione e che non d deve tuttavia impressione, considerato il .complesso di apporti che gli ebrei hanno subito nell'antichit S(.nza per altro mai deviare minimamente da la loro predpua condotta di vita. La poca consistenza scientifica delle fonti ebraiche che servireb bero a dimostrazione dello sviluppo assunto dall'agricoltura nella civilt ebraica, ci dato anche da un frequente anacronismo clie si rileva all'esame della tminologia tecniea dei testi. Il Lods medesimo ci fa osservare che il testo del Decalogo quale oggi ci appare non pu essere stato assolutamente redatto a l'epoca mosaica appunto per la presenza nel Decalogo stesso di concetti agricoli che non potevano allora esistere, assolutamente estranei all'epoca, ma che appartengono sempre, secondo l'autore, al modo di parlare e di pensare del Deuteronomio (VIII sec.) o del Codice Sacerdotale (VI e .V sec.) (3). E altrove dice: un mot signifiant paturage avait pris le sens de demeure :11 (nawe). Une contre plantureuse tait un pays ruisselant de lait et de miei : c'est l'ideai du nomade. Un paysan et di t un pays de bl, de mot et d'huile (4). :J ...U'1Wone 1) In Russia, un tentativo di colonizzazione ebraica era stato gi fatto dagli Czar col fissare un gran numero di famiglie israelite in una vasta zona agricola. Ma dopo appena cinque anni non esisteva pi un'azienda in possesso di un ebreo: a poco a poco, senza che nessuno se ne accorgesse, avevano venduto, ceduto, ed infiltrandosi, erano tornati nei loro ambienti di vita commerciale. Ma si potrebbe obiettare che date le restrizioni a cui gli ebrei erano allora sottoposti, la vita nei campi era per essi ancora meno facile, e che nulla. in particolare si sa delle effettive condizioni di vita loro offerte. Pi valore devono quindi avere i tentativi sovietici di coloniz zazione, pervasi di un semitismo di cui nessuno pu dubitare. In Russia, prima della Rivoluzione, l'agricoltura agli ebrei era interdetta anche per le difficolt di acquisto della terra . Nel 1917, nella Rutenia Bianca vi erano su oltre xo.ooo ettari circa duemif famiglie ebraiche non del tutto estranee all'agricoltura. Uno dei primi atti delle autorit sovietiche fu naturalmente la realizzazione del primo postulato del programma ebraico e cio: il diritto di possedere la terra. Il Governo sovietico infatti non ha soltanto permesso ai piccoli mercanti e artigiani israeliti, stabiliti nelle campagne, di partecipare alla lottizzazione dei beni fondiari ex-privati, statali e ecclesiastici, ma ha spiegato inoltre una viva attivit allo_ scopo di far stabilire nelle campagne il proletariato ebraico abitante le citt e le borgate e il cui numero era aumentato notevolmente in seguito al cambiamento improv viso della struttura economica, ci che ha minato l'esistenza delle r. co:ldi masse ebraiche dedite fino allora principalmente se non alla vita commerciale. 011esto primo tentativo di colonizzazione ebraica da parte -t.,l\e autorit sovietiche, favorito da tali condizioni economiche raggiunge il suo culmine nel '23-25, ma subito decade e s'arresta: Fra le cause dell'insuccesso si deve porre innanzi tutto la in hilit degli ebrei ai lavori agricoli, ci che fa s de le loro aziende siano sempre a un livello inferiore. Ma il colpo mortale a questo primo tentativo fu dato dallo stesso governo sovietico che, secondo lo spirito del suo pro gramma, cominci a proteggere esclusivamente l'organizzazione delle collettivit ebraiche, cessando di distribuire agli ebrei lotti di terra individuali e giungendo anzi a riunire in aziende socia lizzate le colonie ebraiche gi organizzate. Tale ultima misura ha provocato una reazione che tradotta neLriflaire.assai notevole deJ!li ebrei verso le citt. 38 2) Ma di fronte all'insuccesso continuarono i tentativi di coloniztazione ebraica (S) con la imP.onente previsione di pas saggio ai campi di 16.000 famiglie israelite di cui 10.000 nella stessa Rutenia Bianca e jl resto principalmente in Siberia (a Barabidjan) e la destinazione a coltura di terreni fino allora incolti. . Gli sforzi compiuti portarono nella Rutenia Bianca le famiglie ebraiche da 1964 che erano prima della rivoluzione con I r mila 8oo ettari -, a 6505 nel 1924 (30 800 l{a.) a 9.303 nel i929 (64.8oo Ha.). Ma la colonizzazione ebraica fra il 1926 e il 29 procede sempre pi lentamente e fra fe maggiori difficolt, e a un certo punto s'arresta del tutto. Eppure note:vole l'estensione delle terre arabili cedute agli ebrei a partire dal 26: le 1500 famiglie ebraiche stabilite in campagna tra il 27 e il 29 hanno ottenuto infatti circa 20.000 ha, la medesima estensione cio destinata alle 6500 famiglie del periodo 192o-24. Nel 1924 una collettivit .ebraica raggiungeva in media 84 ha, nel 1926 gi 130 ha. Ecco una prova delle migliori" condizioni materiali offerte agli ebrei e che questi non accettano per la loro intima natura cos antiterriera. . Nell'ultimo decennio una dispersione cuntinua di ebrei dalle aziende che cos si disgregano: il movimento a vvienc in modo m cessante, tacito e subdoio, senza ur. apparente perch; :::1entre l'armlamento degli ebrei nelle file dei lavoratori agrioli da difficile diviene impossibile. Lo stato attuale della colonizzazione ebraica nellaRutenia Bianca e in gtnerc in tutta la Russia per mette di stabilire che il piano :di fissare gli ebrei : alla terr, dedicandoli ai lavori agricoli, non soltanto non potr essere realizzato .. ma gi anzi fin d'ora fallito per l'opposizione della popolazione ebraica medesima, per se stessa contraria alla vita rurale e disillusa dei risultati ottenuti con la finta liberazione che ha voluto tentare il regime sovietico. Forse quei pochi si illusero di trovare la loro ricchezza l dove i11vece non c'era che il sano lavoro della terra? Quanto precede non che un forse per la brevit del ciclo pi comprensibile di quello palestinese Citare la Palestina, l'opera jniziatavi dal 'K. K. L. (Keren :((ayemeth Leisral, che significa Fondo nazionale ebraico) coi suoi considerevoli acquisti di terre e le sue notevoli opere di indu strializzazione agdcola per dimostrare che l'ebreo ha come ogni individuo di altra .razza un attaccamento alla sua terra, cio alla terra di sua propriet, che la lavora e l'ama, quanto ci pu essere di pi errato. In primo luogo troppi altri elementi intervengono in questo caso a r endere indirnostrabik a priori e inv.erosimile una simile :j.Sserzione. In secondo luogo qui ci troviamo di fronte a tutte le caratte ristiche dell' affare che sono la prima negazione dello spirit
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    CONTRO-LLO DEL M ,OVIMENTO CULTURALE EBRAICO IN GERMANIA L'elenco telefonico pu essere llll interessante riferimento per : rilevare i peculiari sviluppi di determinate citt. Chi a Berlino fosse attirato da questa specie di esame ed aprisse a caso l'elenco ove inizia la serie dci recapiti preceduti dall'aggettivo J udische (ebraico) sarebbe certo stupto direi quasi sbalordito nel constatare la quantit di spazio assorbito da queste denomina zioni; 6 o 7 colonne certamente circoli ebrei, biblioteche, ci nema, ristoranti, birrerie, teatri, stabilimenti di produzione cine matografica, ospedali, etc. Ho accemiato alla sorpresa di tale constatazione c ci si ritiene generalmente che gli ebrei siano tutti scomparsi fisicamente dalla Gtrmania, o sia al meno scomparso tutto quanto li poteva ricordare. -Al contrario il Nazionalsocialismo si preoccupato moltissimo di mettere in evidenza ogni attivit israelita, di isolarla circoscriverla, imbrigliarla perch avesse a seguire...ima direzione determinata senza scantonare. Ecco _quanto scrive al riguardo Hans Dicbou nella prefazione al libro L'Eterno Ebreo : La legge di Humboldt-Hardenberg per un pareggiamento dcgli cbr.ci in Prussia, dell'II marzo 1812, c la legg e di Adolf Hitler per la protezione del sangue tedesco c dell'onore tedesco, del 15 settembre 1935, sono il principio c la fine del regno assoluto degli ebrei in Germania. Per secoli la popolazione ebrea si difesa tanto contro la distinzione dai tedesclli quanto contro l'assimila zione ai tedeschi. Per 5ecoli gli ebrei si sono conservati la posi zione di preferenza di uno Stato" nello Stato. Proprio quello che aiut gli ebrei nella Moses Mendclssohn, non volle mai sapernc di una assimilazione degli ebrei coi germanici. E' inutile oggi pensare se il popolo tedesco avrebbe sopportato pi facilmente una soluzione biologica degli ebrei nel sangue ger manico, piuttosto che 130 anni di continua profanazione della razza: gli ebrei non a ssimilarsi! Hanno rifiutato tutti i tentativi di assimilazione Si era sperato che con gli ebrei sarebbe scompa"rso il problema ebraico. Ma gli ebrei non sono stati assor biti. E cos, dopo questo tentativo in verit molto pericoloso c finalmente fallito, non rimase altro che la via della sep:{razionc. Identificarsi con il cittadino di nazionalit tedesca c di rc:Iigi on l ebrea, cio di razza orientale-asiatica-etiopica, oppure di nazio nalit cd allo stesso tempo distanziarsi da lui, come viceversa possibile per la mentalit ammaestrata dal talmud nei nostri rigu a rdi; qucst;J non possibile per un cervello tedesc. Oggi non c' pi alc un dubbio sul fatto c he la via della separazione era l'uni ca strada pos. sibilc. Infatti, come impossibile per l'ebr eo finire nella barbarie del sangue germanico (Moscs Mcndels5ohn !) cos noi non potevamo rasscgnarci al destino di finire nella harbaric ebraica. potevamo rasscgnarci al destino di finire nella barbarie ebraica Ogni genere di attivit: dalla intellettuale alla sportiva a lla assistenziale alla ricreativa sono state studiate c disciplinale. In Germania si sa ogg i esattamente ci ch e un ebreo pu fare c ci che gli vietato; i settori ovc pu godere dell a massima libert, quelli ovc tale libert per lui condizionata Naturalmente si iniziato con l'individuare esattamente gli ebrei. Accenner qui di seguito in modo parti-colare a quanto stato fatto in seno al Rcich per disciplinare l'a tti v it artistica degli ebrei di Germania e creare per loro una organizzazione nell ambi to della quale contenerli. Dopo l 'esame di numerosi progetti s pens di creare una orga nizzazione ebrea sul mod e llo della Volksbiihnc ( letteralmente: palcoscenico popolare) c di studiare le possibilit a l riguardo fu incaricato daf Ministro per l'Arte e l'educazione popolare il Com missario Hans Hinkcl, allora direttore dci Consiglb teatrale pn1s-39

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    siano. Egli ebbe l'incarico di trattare con gli e-sponenti culturali ebrei per una Organizzazione culturale per gli ebrei tedeschi che si costituiva infatti il 3 Juglio I933 con sede a Berlino. Il Commissario Hinkel d'accordo con la polizia di Stato ebbe l'inca rico di seguire e controllare l'attivit di questa organizzazione. Hinkcl pose per le seguenti condizioni che furono accettate dal i 'organizzazionc: I) alle manifestazioni artistiche doveva essere ammesso un pubblico esclusivamente ebreo; 2) !c rappresentazioni dovevano essere interpretate esclusi vamente da artisti ebrei; 3) il personale da usare, di qualsiasi genere fosse, doveva essere soltanto ebreo; 4) ogni membro della organizzazione doveva essere munito d1 una tessera di socio munita di fotografia con esatto duplicato nell'archivio; S) presentazione per nulla osta di tutti i testi c programmi; o) c propaganda esclusivamente nella stampa ebrea (stampa che sottoposta a rigorosa censura preventiva). Questo tipo di organizzazione culturale C9ffiinci col sorgere a Berlino col carattere di circolo, diretto da un Consiglio di Am ministrazione con compiti di carattere finanziario ed artistico. Una propaganda intensa fu condotta nell'elemento israelita ber linese ed ai primi di ottobre del I933 vi erano gi I3.00o iscri zioni; fu preso in affitto il teatro Berliner :fheater in der Charlottenstrasse c fu inaugurato il I. ottobre con la rappresen tazione di Nathan il savio. di Lessing. Sin dal primo momento l'organizzazione culturale di Berlino SI suddivise nei quattro reparti seguenti: Prosa, Opera, Conferenze, Concerti. Il reparto Opera>> inizi la sua attivit nel novembre I933 con le Nozze di figaro>>>> di Mozart; il numero degli associati giungeva in tale epoca a I7.ooo assicurando all'organizzazione una sana base finanziaria: T collaboratori fissi dell'organizzazione erano circa 200 con attivit suddivise press'a poco nel modo seguente: Direzione Generale, 3; Direttori di reparto, 8; Direttori arti stici, IO; Ammi.nistrazionc del teatro, I I ; Solisti per opera f prosa, 30; Orchestrali, 40; Coro, 2I ; Balletto, 3; Cassieri ed esat tori, 26; Personale tecnico, IO; Personale commerciale, I2; Guar darobi:.:ri c custodi, 26. Per quanto riguarda l'organizzazione interna di questa Asso ciazione rileviamo che tutti i soci pagano la stessa tassa di Rm. 2.50 mensili ad eccezione dei minori c dci mutilati di guerra che pagano la met pur godendo di tutti i diritti. Il contributo mensile vale per assistere gratuitamente a una o due manifesta zioni mensili, oltre a ci si pu assistere alle serate eccezionali il cui prezzo d'ingresso varia nella misura di Rm I,so. Per quanto riguarda l'assegnazione dci posti gratuiti la distri buzione egli stessi effettuata col sistema della estrazione a sorte suddividendo i posti a secondo della loro pubblicazione in tre categorie cd alternando l'estrazione stessa in modo che il socio sicuro di avere quattro volte all'anno dei posti ottimi c quattro volte all'anno dci posti meno buoni. L'organizzazione -culturale nel suo primo anno di attivit port a termine il seguente programma: -JO rappresentazioni di prosa; 4 serate i opera; I serata di bai letto; 12 concerti; 127 conferenze. L'affluenza del pubblico ebreo fu di 497.649 persone N cl secondo anno di vita si ebbe il seguente sviluppo: Rappresentazioni di prosa, 201; Serate di opera, 69; Concerti, 1 I 7; Conferenze, 127; serate eccezionali 2I; Presentazioni per bambini, 3; In tale stagione furono presentati: Nathan il savio di Lcssing; Le nozze di figaro di .Mozart; Otello di Shakcspeare; 4: Le donne curiose>> di Wolf-Ferrari; 4: Paracdsus di Schnitzler; Sonkin ed il primo premio l> di J uschkcwisch; Ester di Grillparzer; Una 1'iccola musica notturna di Mozart; L'anitra selvaggia>> di Ibsen; La serva padrona di Pcrgolcsi; I racconti di Hoffmann >> di Offenhach; Come volete di Shakcspcare; Tiro a segno >> di J a p Kool; Fine di settimana>> di Noci Coward; Tempesta in un bicchier d'acqua di Bruno Frank; Gremia >> di Stcfan Zwcig; Fide! io di Beethoven; I fratelli>> di Goethe; Le donne sa vie di Molire; La sposa venduta di Smctana; Il sogno di Iacopo di Beer Hofmann; Sei personaggi in cerca di autore di Pirandello; N abucco di Verdi; Candida di Shaw; Il gioco nel castello di Molnar. Nel I935 l'organizazione prendeva in affitto un altro locale pi vasto cd in migliori' condizioni del vecchio. Nell'aprile I935 detta organizzazione cambiava la propria deno minazione assumendo quella di Jiidischer Kulturbund Bcrlin E. V.; il' bilancio annuale dell'Associazione ammontava in tale epoca a 6so.ooo mar<:hi. Dopo la formazione della societ culturale .israelita di Berlino tale idea divenne attuale anche nelle altre grandi citt del Reich. Sorsero cos organizzazioni e <:ir<:oli pi o meno grandi in tutti i centri maggiori che esplicano un'attivit culturale di ebrei per ebrei. A Colonia nacque un secondo teatro ebreo con consenso delle autorit competenti, a Francoforte sul Meno l'organizza zione aveva una prop r ia g r a nd e orchestra, a Lipsia, Konigsberg, Stettino, Me c k l e nbu rgo, Ostwestfalen, Oberschlesicn ccc. i circoli c i sorsero numerosi c011 peculiari caratteristiche. Le maggior i organizzazioni si unirono in una unica unione sotto la di r ezione di Berlino che assunse i l nome di Reichs-organisation der Jiidischcn Kulturbunde >>. Data per la vastit c diversit.. di organizzazioni ebree nel campo culturale e considerato che molte di esse non aderivano alla unione di cui sopra, si dimostrava assai arduo e complicato il compito di coordinare l'attivit, L'organizzazione culturale di Berlino in particolare non era pi' in grado di sopportare l'enorme peso finanziario cd organizzativo derivante dal compito di sor veglianza che essa doveva avere. Si decise quindi di risolvere a fondo questo problema ed il 27 aprile 1935 in presenza del Com missario Governativo Hinkcl e di rappresentanti della Polizia di Stato, 27 rappresentanti delle principali organizzazioni ebraiche del Rcich si riunirono a Berlino per discutere in proposito. Sorgeva cos definitivamente il Reichsverband der Jiidischen Kulturbundc in Dcutschland >> come organizzazione principale di tutte le unioni culturali ebree in Germania con una direzione com posta di 17 membri cd una direzione amministrativa di 8 persone. A tale organizzazione dovevano aderire obbligatoriamente tutti i gruppi e circoli ebraici tedeschi che, sotto pena di severe san zioni stabilite da speciali leggi, dovevano uniformarsi alle istru zioni dalla centrale. Il Commissario Hinkel, per ordine del .Ministro Goebbels, era incaricato di seguire tutta questa attivit c di denunciare eventuali inadempienti per le sanzioni nei loro riguardi. Al IS agosto I935 le varie organizzazioni in Germania aderenti alla Reichsv.erband >> erano 92 con 6o.ooo soci. Nell'anno succes sivo alla costitu;r.ione di questo organismo centrale l'attivit com plessiva, divisa nei vari settori raggiunge le seguenti cifre: Concerti, 350; Conferenze, SI8; Prosa, I63; Opere, 57; Arte varia; I09; Esposizioni cd altro 6o. Il numero totale delle persone impiegate in questa organizza zione della periferia era nel I936 di so impiegati 630 artisti a contratto fisso c 200 artisti senza contratto. Scopo principale della Reichsvcrband di Berlino quello di mantenere continuamente i contatti con le autorit governative presentando i programmi c le richieste di permesso per presen tazioni culturali in tutte le citt del Rei ch ed ottenere i relativi nullaosta. Oltre a ci la Centrale serve quale ufficio di mediazione c di collocamento per tutti i lavoratori intellettuali ebrei. La Centrale per dare la possibilit anche ai piccoli comuni del Reich di avere per le comunit ebraiche rappresentazioni adatte ha co stituito un teatro viaggiante che giri in tutta la repubblica con un complesso di 30 artisti ebrei. Queste le basi su cui sorta la organizzazione culturale ebraica nel Reich che si sviluppata sempre pi sino ad avere attualmente pi di cento succursali in tutto il territorio tedesco. Si parlato sino a questo momento di attivit essenzialmente teatrali ma sulle stesse basi funziona quella cinematografica con propri locali di proiezion, studi di ripresa; lo stesso dicasi per la disciplina cui sottoposta la stampa ed infine, oltre alle attivit intellettuali qu'alsiasi forma che possa condurre alla riunione di elementi isracliti, ristoratori, birrerie e persino alberghi, etc. Ma su questi altri argomenti ritorner successivamente con ampi particolari. D ir e tt ore r esponsabile: TELESIO INTERLAND I Stampatori: Soc. An.1 Istituto Romano di Arti 'Grafiche di & C. -Largo Cavalleggeri 6 Roma

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    ISTITUT' O NAZIONALE DELLE ASSICUIAZIONI IL PI POTENTE DELLiEUROPA CONTINENTALE L'ISTITUTO NAZIONALE PAGA LE SOMME CON DANARO E NON CON TITOLI LE POLIZZE EMESSE GODONO ANCHE DELLA GARANZIA DELLO STATO


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