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Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario

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Material Information

Title:
Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario
Physical Description:
Serial
Publisher:
Società anonima Istituto romano di arti grafiche di Tumminelli
Place of Publication:
Roma
Publication Date:
Frequency:
semimonthly
regular

Subjects

Subjects / Keywords:
Race relations -- Periodicals   ( lcsh )
Jews -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Race relations -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Genre:
periodical   ( marcgt )
serial   ( sobekcm )

Record Information

Source Institution:
University of South Florida Library
Holding Location:
University of South Florida
Rights Management:
All applicable rights reserved by the source institution and holding location.
Resource Identifier:
usfldc doi - D43-00002
usfldc handle - d43.2
System ID:
SFS0024306:00002


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'. ANNO 1. N. 2 SOM MARIO. 20 AGOSTO XVI T. I. : CONOSCERE GLI EBREI. SCIENZA GUIDO LANDRA: CONCETTI DEL RAZZISMO IT ALIANO; LA FORMA DEI CAPELLI NELLE RAZZE UMANE ; EDOARDO ZAVATT ARI: ITALIA E ISLAM DI FRONTE AL PROBLEMA RAZZISTA ; MARCELLO RICCI: LE LEGGI DI MENDEL ; LIDIO CIPRIANI : RAZZISMO COLONIALE; CARLO MAGNINO: ASCHENASI E SEF ARDIM, UN DISSIDIO CHE LA POLITICA NON DEVE IGNORARE ; DIFFERENZE FRA BIANCHI E NEGRI NEL TERZO MESE DI VITA EMBRIONALE ; EUO GASTEINER : UN PERICOLO PER LA RAZZA : LA DECADENZA DEI CETI SUPERIORI ; LEONE FRANZI: CONCETTI FONDAMENTALI SULL'EREDITARIETA'. POLEMICA MASSIMO LELJ: COMINCIAMO DAL VOLGARE ; GIUSEPPE PENSABENE: L EVOLUZIONE E LA RAZZA : CINQUANT'ANNI DI POLEMICHE NE c:LA CIVILTA CATTOLICA ; ANTONIO PETRUCCI: NEGRI E BIAN CHI IN AFRICA;' VINCENZO BUON ASSISI: INTERNA ZIONALISMO E RAZ2;ISMO. DOCUMENTAZIONE FRANCESCO CALLARI : LA FORTUNJ\, DEL VOCA BOLO c: RAZZA NELLA NOSTRA UN.GUA ; RICCARDO MICELI: DIGNITA' DI UN POPOLO ; UGO CANGIANO: LA DIFESA DELLA BAZZA NELL'ATTUALE LEIGISLA ZIONE PENALE FASCISTA Roma Uffici: Largo Cavalleggeri, 6 Tele;loni N. 64.191 60.463 SOCIET ITALIANA 2 PER LE STRADE FERRATE MERIDIONALI . SOCIET. ANONIMA SEDENTE IN FIRENZE CAPITALE c 340.500.000 'INTERAMENTE VERSATO AMMORTIZZATO L

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f/ f l N lE 3

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4 BANCO DI SICILIA ISTITUTO DI CREDITO .DI DIRITTO PUBBLICO D IRE Z 1 0 N E G E N E R A L E PALERMO CA P !TALE L. 230.000.000 RISERVE L. H6.865.876,81 L'ISTITUTO. -RACCOGLIE DEPOSM A RISP ABMIO E IH C. C. FRUTTIFERO E COMPIE TUTTE LE.< OPEBAZIOHI DI BANCA . FILIALI IN ITALIA ACIREALE ADRANO AGIRA AGRIGENTO ALCAMO ARAGONA AVOLA BAGHERIA BARCELLONA CACCAMO CALTABELLOTTA CALTAGIRONE CALTANISSETTA-CAMMARATA-CAMPOBELLO DI LICATA-CANICATTI'-CANNETO LIPARI-CARINI-CASTELBUONOCASTELVETRANO CASTROREALE CATANIA CATTO LICA ERACLEA CEFALU' COMISO CORLEONE ENNA FIUME FRANCAVILLA FRANCOFORTE GANGI GELA GENOVA GIARRE GRAMMCHELE LENTINI -LEONFORTE-LERCARA-LICATA-LIPARI-MARSALA MAZARA MENFI MESSINA MILANO MILAZZO MILITELLO VAL DI CATANIA MINEO -MISILMERI MI STRETTA MODICA MONREALE NARO NASO NICOSIA -NISCEMI--NOTO PALAZZOLO ACREIDE PALERMO-PALMA MONTECHIARO-PANTELLERIA-PARTANNA PARTINICO PATERNO' PATTI PETRALIA SOT TANA PIANA DEI GRECI PIAZZA ARMERINA PORTO EMPEDOCLE -PRIZZI RACALMUTO RAGUSA RAMACCA-RANDAZZO-RAVANUSA-RIBERA-RIESI-RIPOSTO-ROMA-SALEMI-S. AGATA DI MILITELLO-SCIAC CA SIRACUSA SORTINO TAORMINA TERMINI IMERESE-TORINO TRAPANI -TRAPANI (Borgo Annunziata) TRIESTE TROINA VENEZIA VITTORIA VIZZINI. FILI.ALI IN COLONIA E NEl POSSEDIMENTI TRIPOLI D'AFRICA RODI COO

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la "6 posti, ebe consuma meno di 10 Utrl per 100 Km . 5

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ANNO I NUMERO 2 6 20 AGOSTO 1938-XVI ESCE IL S E IL 20 DI OGNI MESE UN NUMERO SEPARATO LIRE l ABBONAMENTO ANNUO LIRE 20 Direttore: TELESIO INTERLANDI Comitato di redazione: prof. dott. GUIDO L.t\.NDRA prof. dott. LIDIO CIPRIANI -dott. LEONE FRANZI dott. MARCELLO RICCI-dott.LINO BUSINCO S(JENZ! POLEHit1 . 9' ....... non un ebreo sopra ogni mille italiani rapporto dev'essere di discriminazione1 non di dominazione. Ogni mille italiani tollereranno, nei limiti del decoro nazionale1 un ebreo; non lo subiranno 7

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(JONos. u EBE . . . . GLI. E BBEI-..---::, ........ enorme interesse destato in Italia e alrestero dalla nostra rivista iii primo tirato iit 8 75.000 esemplari, era esaurito dopo pochi giorni dallct messa in vendita, e dovr esser ristampato per gli abbon{Iti, r.he sono diecine di migliaia) dimostra. con l'eloquenza delle cifre che il problema della ra::a a_ uale per il-popolo italiano e che il popolo italiano ha giuna coscienza razzista. l due aspetti pi drammatici del prbleina sono quello ebraico e quello africano. Il secondo pi esplicito, facile
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se1enza CONCETTI DEL RAZZISMO ITALIANO Fig. l -Donne di razza itali ana: -una figura di Tiziano. Concetto fon d ament a le per il razzismo italiano che esist e una netta distinzione tra il gruppo dei popoli ariani e indoeuropei da una parte e il gruppo dei popoli camito-semiti dall'altra. Q u esta distinzione ha le sue basi non solo in profonde differenze cultu rali, ma anche e soprattutto in differenze razziali. II gruppo dei popoli ariani comprende a sua volta un sotto-gruppo indo-irano ed un altro europeo; a questo ultimo appartengono, gli Italici, gli Illiri, i Greci, gli Slavi e i Germani. II gruppo camito-semita suddiviso invece nei camiti, che comprendono i Li bi, parte degli Etiopi coi Somali, Dancali, Galla, gli Egiziani, e nei semiti, di stinti, alla loro volta in semiti settentrionali, quali i Caldei, i Siri, gli Ebrei, i Samaritani, i Fenici, e semiti meridionali, quali gli Arabi ed altra parte degli Etiopi. E' con il primo apparire della civilt dei metalli che gli Arii hanno occupato l'Italia, imponendo la lor civilt e la loro lingua. Da quei tempi pre istorici la composizione razziale dell'Ita lia non ha subto grandi mutamenti, poich le genti che nei movi menti migratori giungevano nella renisola erano soprattutto di 'Fig. l bis -Donne di raxza ita liana: una figura di Botticelli orig in e a ri a n a c quindi v e niv a no facilm e n t e assorbite in poche generazi o ni. Co n pena r a gion e si p u quindi parl a re oggi di un a razza ita liana che compr e nde tutt i gli Italiani d a ll e A l pi alla Sici l ia Que s t a a ffermazione n o n pu essere contraddetta dall' esistenza di differenze somatiche fra gli Italiani, come per esempio n e l colrc dei capelli o nell indice cefalico. Con t ro la malevolenza di questa insinuazione bisogna reagire energicamente, p oi ch, come.: afferma il Montandon, sviluppando la teoria ologenetica del nostro grande Daniele Rosa, si sa ormai con certezza che le migra zioni non costituiscono l'unico fattore della distribuzione geog r a fica dei caratteri razziali. Infatti da una determinata raz z a si possono differenziare per una diversa dist ribuzione d i detti caratteri dei tipi particolari, che possono pi o meno pre alere nc.:llc diverse regioni occupate dalla razz a originaria. I caratteri r azz i a li fisici e psicologici di tutti gli Italia ni o s c i llano quindi intorno ad un tipo ideale, che non il risultato di una astrazi one, ma cor risponde ad individui reali. Se noi cos o sserviamo una serie di Fig. 2 -Uomini di razza italiana: Leonardo da Vinci, Vittorio Alfieri, Giuseppe Garibaldi. Vincenzo Bellini. 9

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Fig. 9 -Tipica fotografia di ebreo. con ben manifeste le caratteristiche della sua rana. ritratti di grandi italiani, di tutti i tempi e di tutte le regioni siamo colpiti dalla inconfondibile fisonomia e dalla notevole so miglianza (fig. 2). Sono questi i pi puri esponenti delle nostre caratteristiche razziali, figure gigantesche che in tutti i tempi hanno dominato la storia dell'umanit. Ad uguale risultato si giunge osservando una serie di bellezze femminili immortalate dai nostri massimi artisti (fig. r e 1 bis). Invano in una qualsiasi di queste figure si potrebbe identificare un tipo regionale, esse sono al disopra di ogni tipo regionale, perch rappresentano l'immagine reale della razza italiana. E' meraviglioso osservare come nelle diverse regioni d'Italia vi sia quasi un compenso; infatti mentre gli Italiani di alcune province pi spesso corrispondono al tipo ideale della razza per quello che riguarda alcuni caratteri, quelli di altre province pi spesso vi corrispondono per altri. Valga per tutti l'esempio del colore della pelle, degli occhi e dei capelli, da una parte, c quello della forma della testa, espresso dall'indice cefalico, dalfaltra, per cui, se pi spesso gli Italiani di alcune regioni si avvicinano al l'ideale della razza per la pigmentazione chiara, nello stesso modo gli Italiani d'altre regioni vi corrispondono meglio per la forma della testa. Il che dimostra ancora una volta come l'ideale della razza, rappresentato dalle figure dei nostri grandi, veramente un ideale nazionale. Si comprende da quanto stato esposto come giustamente il razzismo italiano respinga nella maniera pi recisa l'affermazio ne che gli Italiani delle province meridionali e delle isole appar tengano ad una comune razza mediterranea di origine africana, comprendente anche le popolazioni semitiche e camitiche. L'esame del tipo razziale del pi civile popolo camitico, quale fu quello degli Egiziani, mostra come sia inaccettabile l'idea di una pretesa unit razziale mediterranea. Si osservino i particolari del naso, delle labbra e dell'occhio e si veda come si stacca dal nostro tipo razziale. (fig. 3). IO Fig. 6 Ebreo del Turkestan (asiatico anteriore}. Fig. Se poi facciamo il paragone con una civile popolazione semitica dell'Asia Minore, le differenze appariranno ancora mag giori, come indicato dalle figure che rappresentano tipi dell'an tica Assiria. (fig. 4) Identico al nostro appare invece l'ideale estetico degli antichi Greci poich anche essi erano Ari i,. come noi. Arrivati a questo punto, bisogna aggiungere come la maggior parte dei mderni antropologi impiega il termine di orientale per indicare il tipo somatico molto diffuso fra diversi popoli -semitici e camitici, del quale dato un esempio con la figura 5, e quello di asiatico anteriore per indicare invece il t ipo ch e abbiamo rappresentato con la fig. 6. Nordico invece il termine per indicare il tipo estetico classico. (figg. 7 c 8) Da quanto stato esposto appare quindi come sia pienam ente giustificato l'indirizzo ariano-nordico seguito dal razzismo italia no per l'azione di difesa e di esaltazione della razza italiana Questa chiarificazione dei termini necessaria dato che questa azion e si deve svolgere non .solo nei riguardi delle popolazioni negre propriamente dette, ma di tutte le popolazioni semitiche e camiil che non sarebbe stato possibile se il razzismo italiano fosse stato semplicemente im postato sul termine molto com prensivo e vago di razza bianca. E' -soprattutto poi nei riguar di degli ebrei che questo indi rizzo appare in tutto il suo va lore, dato che gli ebrei hanno una origine razziale completa mente diversa dagli Italiani (fig. 9). Gli Ebrei rappresenta no in Italia l'unico elemento semita di fronte alla popolazio ne ariana. Dal punto di vista somatico gli Ebrei dell'Italia per lo pi si avvicinano al tipo orientale con forte influenza asiatica anteriore ; sono ca ratterizzati dal naso semita in confondibile, dalla forma parti colare del labbro inferiore, da un certo grado di sporgenza della faccia, dall'occhio a man dorla, dai capelli scuri e spesso ricci o crespi, dalla statura me. diocre, infine dal modo incon fondibile di muoversi e di par lare. II fatto che talora tra gli Ebrei si trovino individui con i Fig. 7 -Venera dei Medici. 3 --... .,. .-.::::..:::::. p <:> v t o t Q CJ..I:.,, Teste di

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principesse egiziane. Fig. 5 -Ebrea dello Yemen (orientale). capelli rossi o biondi, non segno che questi individui abbiano un'altra origine, poich come ha dimostrato il Livi essi presentano ancora pi degli altri spiccate le caratteristiche ebraiche. Da quanto stato detto scaturisce evidente come il razzismo italiano, pur essendo contrario a qualsiasi distinzione tra razze superiori e inferiori e pur rispettando le altre civilt, reagisca profondamente contro ogni forma di alterazione della nostra razza c di deviazione della nostra civilt. Questa azione politica ha le sue ragioni essenziali nei dati della biologia, la quale insegna la impossibilit di assimilazione di elementi razziali eterogenei, poich la presenza di tali elementi ha una funzione disgregatrice, rompendo la perfetta armonia che caratterizza sotto diversi aspetti una razza pura. Ma il razzismo italiano non pu limitarsi ad un semplice atteggiamento di difesa. In realt esso, quale logica conseguenza ed evoluzione di tutta la politica fin qui seguita dal Regime, si pro pone soprattutto di indirizzare sempre ei gli Italiani verso gli ideali eterni della razza. Sotto questo punto di vista, quanto Fig. 8 S. Giorgio di Donatello. stato fatto in Italia potrebbe servire a qualsiasi altro paese poich il movimento razzista decisamente qualitativo prende consistenza quando gi da tem po stato impostato il razzismo da un punto di vista gene rale. L'attuale nostro movimento appare quindi come una conse guenza di quella grande batta glia che da tempo si combatte in Italia contro la crisi di valori spirituali dell'Europa democra tica ebraizzata. Un aspetto par. ticolarc di questa crisi quella profonda malattia, dominante in molti paesi di Europa, che la perdita della coscienza di un legame tra uomo c uomo della stessa razza. Queste considerazioni assu mono tanto pi valore quanto pi evoluta la nostra razza. A misura che l'umanit diventa pi vecchia, il peso dell'eredit diventa maggiore. Oggi soltan to l'eredit pu lottare contro l'eredit, avendo essa solo la possibilit di dissociare con l'incrocio i caratteri fissati in una razza, opponcndogli dci caratteri contrari. Fig. 4 -Testa di figura alata di Ninive. Allorquando due razze molto differenti si incrociano, il risultato disastroso per ambedue, poich ben tosto appare una razza in termedia, che dal punto di vista intellettuale pu talora rappresentare una specie di media tra le due razze, dalle quali sorta, ma che moralmente sempre inferiore all'una c all'altra. Disso ciato cos in un individuo tutto il suo passato ereditario, esso ondeggia forzatamente tra due morali differenti; per lo pi eredita dalle due razze soltanto quello strato inferiore di primiti vit che si trova in tutti i popoli sotto gli strati, talora imponenti, sovrappostisi lentamente. Mai i meticci hanno fatto progredire una societ, poich non hanno mai fatto altro che degradare, abbassandole al loro livello, le civilt delle quali avrebbero do vuto essere gli eredi. Il risultato disastroso dell'in'crocio di clementi eterogenei crn perfettamente noto ai popoli dell'antichit. Grazie al sistema delle caste, potentemente appoggiato dalla religione, gli antichi Arii, quando penetrarono nell'India, abitata da altri popoli, poterono preservarsi da ogni imbastardimento e dalla degenerazione c assorbimento che li minacciava. Il ritorno alle vecchie e salutari leggi della razza apparir tanto pi giustificato quando si consideri che l'umanit nel suo sviluppo progressivo non mostra affatto una tendenza delle razze a ugua lizzarsi, ma al contrario a differenziarsi sempre maggiormente, come del resto si verifica negli individui. Pochi paesi hanno dato nel corso della storia un cos grande num.:ro di uomini superiori come il nostro. Come il merito di questi uomini stato di sintetizzare in un dato tempo la civilt della razza italiana, cos essi anche biologicamente ne rappre sentano la incarnazione. E' verso questo ideale, che saranno potenziate sempre pi le nostre antiche virt! GUIDO LANDRA Auistenl di A11tropologit1 nell" R. Uniteriit di R.om,,

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Pellerossa. Europeo. Australiano. a b c d c f Fig. l Classificazione del capello umano secondo la forma (R. Martin): a rigido; b. liscio; c. leggermente ondulato; d. ondulato; e, molto ondulato; f. arricciato; g, molto arricciato; h. crespo; i. la-Vaina \ Valna Interna Ralz Paplla noso; k. fil-fil; l. spirale. Fig. 2 -Sezione longitudinale del cuoio capelluto di un europeo (ingl\ 20 volte). 12 LA .FORMA Tra i diversi caratteri esterni per cui distinguiamo una razza dall'altra la forma dei capelli tra i pi interes santi. Tutti avranno osservato, per sempio, come i negri che vengono da noi presentano i capelli molto corti e quasi lanosi e tutti avranno pure osservato come molto spesso gli ebrei hanno i capelli pi crespi della popolazione nazionale insieme alla quale vivono. Lo studio di questo carattere nelle diverse razze uma ne ha fatto s che molti antropologi si sono serviti ap punto della forma dei capelli per le loro classificazioni. Se noi osserviamo gli individui appartenenti alle razze pi diverse, facciamo subito la constatazione che le popolazioni comunemente designate con il nome di mongoliche presentano i capelli molto lunghi e rigidi, mentre invece al polo opposto stanno le popolazioni ne gre e negroidi in genere, le quali presentano i capelli molto crespi, lanosi, e talora addirittura a forma di mi nute spirali. Gli europei presentano in genere i capelli molto ricci. E ancora da tenersi presente come il colore scuro dei capelli si trovi presso tutte le razze indipen dentemente dalla forma dei capelli stessi, mentre vice versa le varie tonalit chiare si accompagnano soltanto alle forme leggermente ondulate. Un.'eccezione a questa regola data dai capelli spesso rossi e molto arricciati di alcuni ebrei. La fig. n. l presenta una classifica z ione dei capelli umani secondo la loro forma. A questo punto il lettore potr domandarsi: perch sono cos di11ersi i capelli nelle razze umane? In realt la differenza di forma di capelli nelle varie razze uma ne in relazione ad una intima struttura del capello stesso e ad nn diverso modo di impiantarsi del capello nel cuoio capelluto. La fig. n. 2 mostra la microfotogra-Eplder:mts Corl6n Valna externa' Tejldo lnterstl. clal G i anduia eree Fig. 3 -Sezione longitudinale del cuoio capelluto di qn 'Jlegro (ingr. 20 volte).

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DEI CAPELLI Tasmano, Caledonese. Neqro. nelle razze nma11e RAZZIALE DELL'ISOLA DI CUBA ATTRAVERSO LA FORMA DEI CAPELLI. "\.:) --I capelli lisci degli indigeni Cuba prima della scoperta, 7 I capelli lanosi degli schiavi Fig. 6 I capelli ondulati degh spagnuoli all'epoca della scoperta. all'epoca della tratta. Fig. 8 I capelli spiraloidi dell'attuale popolazione meticcia. fia di una sezione longitudinale del cuoio capelluto di un europeo, ingrandita circa venti volte. Come si vede chiaramente; la radice del pelo inserita con una legge ra obliquit nel cuoio capelluto stesso. La fig. n. 3 in vece mostra la sezione lof!-gitudinale del cuoio capelluto di un negro. In questo caso il capello presenta una ri.ulice fortemente incurvata. Questo diverso modo di inserirsi del capello pu servire a spiegare perch il capello del negro cos fortemente arricciato al contrario di quello dell'europeo. Nei mongoli che presentano i capelli pi rigidi ancora degli europei l'inserzione quasi verticale. I capelli nelle diverse razze umane non differiscono soltanto per una diversa forma esterna e per una diversa inserzione, ma si presentano anche molto differenti nelle sezioni trasversali, sia per quello che riguarda la grossezza, sia per quello che riguarda la forma della sezione.La fig. n. 4 mostra a confronto le sezioni tra sversali di quattro capelli. appartenenti rispettivamente ad un cinese, ad un europeo, ad un negro dell'Africa e ad un negroide dell'Oceania. Come si vede, il capello del cinese presenta una sezione circl?lare, quello dell'europeo una sezione ovale piuttosto larga, e quello dei negri, delle sezioni molto allungate. E' da notarsi anche il di verso grado di pigmentazione di questi capelli. A questo punto pu sorgere un'altra domanda : quando individui di razza diversa si mescolano, quale la forma del capello che prevale? La questione molto complessa, comunque tnolto significativo quanto si verificato a Cuba negli ultimi secoli ed risultato da un interessante studio del Castellanos. Gli indigeni di Cuba prima della scoperta avevano i capelli rigidi e lisci come in genere le popolazioni americane 'native (fig. 5). L'isola fu occupata dagli spagnuoli, che avevano tip,iri ca pelli ondulati, fig. 6, che si incrociarono -con i sibuney, / come si chiamavano gli indigeni di Quindi cmL il traffico degli schiavi arrivarono nell'isola moltissimi negri, appartenenti in prevalenza alle trib della costa guineo-congoese. Si trattava di migliaia di soggetti dai capelli molto crespi, spesso lanosi o a grano di pepe, come mostra la fig. 7 Il risultato di questo mosaico etnico, al quale si deve ancora aggiungere una recente immigrazione mongolica prevalentemente cinese, stata l'attuale popolazione meticcia di Cuba. Ora molto inte ressante vedere come prevalgano a Cuba tra i sanguemi sti in maniera assolutamente dominante i capelli di forma spiraloide del tipo indicato alla fig. 8. In altri termini stato il tipo africano che ha dominato su tutti gli altri tipi nell'incrocio verificatosi a Cuba, cancellan do quasi il ricordo dei primitivi siboney e degli scopri tori s pagnuoli. A c D Fig. 4 Se:r.iDni trasversali di capelli umani ingrandite 260 volte (da Martin). A. capello di cinese; B. capello di europeo; C. capello di -negro; D capello. di un negroide delle isole Salomone. 13

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E' stata in questi giorni da qualcuno avanzata la domanda se l'adozione da parte nostra di un categorico e assoluto indirizzo razzista possa essere in antitesi con la politica filoislamica instaurata e con tanto successo perseguita dal Governo Italiano, se la dichiarazione di piena intransigenza nell'applicazione di tale principio possa in qualche modo alienarci la profonda simpatia che nutrono verso di noi i popoli seguaci dell'Islam. Crediamo che si possa rispondere nella pi recisa maniera che un simile dubbio non ha alcuna reale consistenza e che non regge ad una critica anche non molto profonda. Il mussulmano non raz z ista, anzi antirazzista, come ha potuto facilmente constatare chiunque abbia viaggiato a lungo o abbia dimorato in un paese mussulmano. Constatazione che stata assai di recente ribadita dallo Sceicco el Maraghi, Rettore dell'Universit di el Azhar a proposito del movimento panarabo che si sta fortemente affermando in Egitto. Dopo avere fatto rilevare che panislamismo e panarabismo sono due concezioni e due orientamenti assolutamente diversi, lo .Sceicco el Mmaghi ha ITALIA precisato che la caratteristica unica e vera del mussul mano quella di seguire i dettami della sua religione e che perci non esiste distinzione fra mussulmano e mussulmano, e che non vi di conseguenza, differenza alcuna fra un siriano e un indiano, fra un berbero e un somalo. Il mussulmano soprattutto e innanzi tutto un fedele del Corano, una particella della grande famiglia islamica; giacch la religione tutti unisce e tutti eguaglia di fronte a Dio e di fronte a Maometto, cos come scritto nel libro sacro: ecco la vostra nazione, essa una ed i o sono il suo capo che dovete adorare La dottrina islamica sotto questo punto perfettamente definita; chiunque fedele ai principi della religione coranica nella grazia di Dio, e quindi un buon figlio e un buon fratello, e come tale uguale a tutti gli altri, qualunque sia la sua provenienza e il suo colore, qualunque sia la sua origine o il suo passato. Cosicch chi si soffermasse a questa prima constatazione, sarebbe portato a pensare che gli islamici non possano vedere di buon occhlo una politica decisament razzista. El Gatran: scuola coranica, 14

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Se non che, occorre procedere pi innanzi e valutare nella sua intierezza il contenuto di questo principio generale che regge la mentalit islamica. Se il mussulmano dottrinalmente antirazzista, per categoricamente islamista; se non oppone obbiezioni a mescolanze razziali, oppone invece barriere infrangibili a mescolanze religiose; non ammette connubi con genti professanti un'altra fede. Perci una politica filoislamica, una politica nella quale al!'islamismo sia concesso il posto che gli conviene, una I due problemi adunque: politica filoislamica e politica razzista !lon possono essere posti di fronte, non possono esser considerati come paralleli e interdipendenti. Il mussulmano antirazzista, ma categoricamente islamista, nel senso che ammette nella sua nazione (secondo la dizione' del Corano) solo chi segue le leggi di Maometto; quindi ogni altra questione che sia al di fuori di questo cerchio non ha per lui alcuna importanza, mentre ne ha una massima quella di sapere di non essere fronte al problema razzista politica che nconosca ai mussulmani piena libert religiosa e piena ossequienza alle leggi coraniche, non pu evidentemente che favorire ed esaltare questo principio assoluto di opposizione ad ogni mescolanza con genti di altra religione e quindi non pu che essere in piena armonia con uno dei principali caposaldi di tutto il nostro movimento razzista; quello cio di impedire la mescolanza in colonia dei con le genti del paese. Il mussulmano non pu prescindere dal principio reti. gioso, e perci su questa categorica imposizione egli modella la sua vita e i suoi rapporti con le restanti nazioni; cosicch non pu essere minimamente toccato da quelle che sono le nostre enunciazioni; per lui esistono islamici e non islamici; i primi sono i fratelli e quindi come tali tutti a lui eguali; i secondi sono gli infedeli, con i quali non vi deve essere contaminazione di sangue ... Di conseguenza egli non si sentir mai colpito da una dottrina che fa precisazioni di razze al di fuori dell'ambito islamico; una questione questa che esula da quelle che sono la sua mentalit, le sue finalit, i suoi principi; ci che egli vuole il rispetto alla sua credenza e alla sua dottrina religiosa. Quindi non ci pare vi possa essere alcuna antinomia fra una politica razzista italiana e una politica filoislamica italiana; giacch sono due concezioni per nulla affatto contrastanti; la difesa della razza italiana da ogni mescolanza con razze extraeuropee, particolarmente asiatiche e africane, non implica affatto un concetto di menomazione delle popolazioni islamiche, le quali ci che vogliono soprattutto il riconoscimento della piena libert di seguire la loro religione. Dunque non solo non sono antitetici questi due momenti, ma anzi conducono ad un identico risultato, giacch permettendo che il mussulmano segua integralmente e senza restrizione alcuna i dettami che il Corano gli impone in materia di rapporti con le altre genti, noi veniamo, come si diceva pi sopra, a portare un contributo fondamentale alla risoluzione del nostro problema razzista coloniale, giacch quanto pi profondamente mussulmane saranno le popolazioni islamiche dei nostri territori d'oltremare, tanto pi difficili saranno le mescolanze, e quindi tanto pi si porr una barriera al pericolo del meticciato. Sudanesi Murfuck oppresso, di non essere tenuto in soggezione, ma di potere liberamente praticare la sua religione, di essere valutato per quello che vale. Perci la politica filoislamica non ha nulla da temere della enunciazione di un principio di difesa dell'integrit della nostra razza italiana, ma anzi ne ha tutto da guadagnare, perch i popoli islamici, che sono profondamente fieri e che hanno un alto concetto della loro unit spirituale, sono quanto mai idonei ad apprezzare i popoli che hanno un uguale altissimo concetto della loro compattezza e della loro unit, e quindi avranno un rispetto anche maggiore per l'Italiano che si presenter a loro pienamente conscio di quella che la sua individualit e la sua nobilt razziale, che mostrer di sapere che conosce le loro leggi, che le rispetta e che non cerca in modo alcuno di intervenire ad alterare quelli che sono per loro i prin cipii pi sacri, quelli cio della netta separazione fra mussulmani e non mussulmani. Prof. EDOARDO ZAVATTARI IJirellort' del/'lJtiluto di Zoolop,II Jellrt R. Uuir1'r.rIJ Ji Rnm.l

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,. . l r,. L_:._ t Fig. l -Incrocio tra polli, uno nero ed uno bianco. che generano la variet azzurra conosciuta col nome di andalusa, pri"V:a per di carattere. di stabilit (da Trlinke). L E LEGGI DI MENDEL Lu conoscenza delle leggi che regolano la trasmissione ereditaria dei caratteri necessaria per poter compren dere r origine e la finalit del raz:ismo. Le caratteristiche psicologiche e sornatiche di una razza sono il retaggio di pi o meno lontani progenitori, per venuto ai discendenti a/traverso l'eredi t biologica. Il raggiungimento delle finalit dd razzisnw, il potenziamenfo cio ed l della razza condizio nato alla pratica applicazione delle leg gi delle eredit. Di fondamentale importanza per l'intelligenza del meccanismo della trasmissione dei carL!Heri ereditari una ben chiara conoscenza delle leggi di Mendel. Si pu in fatti che ogni studio dell'eredit pone su di esse la sua base; ed a ci appunto si deve il fatto che la loro scoperta ha avuto nel campo della biologia un'importanza tale da poter veramente essere paragonata, come lo stata, a quella della scoperta della costituzione atomica della materia nel campo della chimica, o della legge della gravitazione universale in quello della fisica. Ricorderemo ancora che queste leggi, pubblicate dal Mendel tra il 1865 e il 1869, passarono per lungo tempo inosservate e che solo assursero all'importanza che loro competeva nel 1900, in seguito alla loro yuad conte m poranea riscoperta da parte di Ire diversi autori: il De Vries, il Correns, il Tschermak. Da allora per, come si detto, esse dominano incontrastate tutti gli studi dell'eredit biologica. Premettiamo ancora che i caratteri che si prendono in considerazione in queste esperienze sono antagonisti, o allelomorfi tra loro, cio tali che la presenza dell'uno esclude o riduce con la sua azione quella volta in altro senso dell'altro; nel caso poi che in una coppia allelomorfa uno dei caratteri abbia tale preponderanza sull'altro da m a s cherarlo del tutto, si dir dominante 16 tale carattere e recessivo l'altro. Si parler ir: fine di omozigosi quando un individuo presenti uguali i caratteri di una coppia, e di eterozigosi quando invece nella coppia saranno contemporaneamente presenti i due caratteri allelomorfi; quindi per esempio sar omozigole la cos detta linea pura, mentre un ibrido si mostrer eterozigote. Il Mendel cominci col prendere in esame variet di piante di cui considerava un solo carattere differenziale, del quale precedentemente verificava il grado di stabilit, per essere ben certo di operare su linee pure, almeno per quel dato carattere in esame. Prese cos. due variet di piselli diverse per il colore dei semi, giallo in una, verde nell'altra; le incroci ed ottenne delle piante figlie tutte a semi gialli; si verific cio che i figli presentassero somaticamenle il carattere di uno solo dei genitori. Procurando poi mediante autoimpolinazione la riproduzione dell'ibrido si ebbero per risultato non solo piante a semi gialli, ma anche un certo numero di piante -1,4 del totale a semi verdi, in tutto simili all'avo verde. Si pot poi pure dimostrare. che i rimanenti :Y,. di piante a semi gialli non erano tutte uguali tra loro, rria bens costituite per 1,4 di piante a semi gialli pure, che avevano cio gli stessi caratteri di purezza del nonno, e per 2/4 da piante identiche agli ibridi di prima-generazione. Pi dimostrativo della scissione dei caratteri nell'ibrido eterozigote col ritorno di una r:arte dei figli all'omozigosi, l'esempio fornito dall'incrocio fra due variet di "Mirahilis jalapa ", diverse per il colore dei fiori rosso in una, bianco nell'altra; infatti qui non c' dominanza di un carattere sull'altro J:'er cui si producono alla prima generazione piante ibride tutte a fiori rosa; la fecondazione fra questi ibridi ha per risultato la produzione di un 25% di piante a fiori rossi, un 25% di piante a fiori bianchi, e di un 50% di piante a fiori rosa. Cerchiamo una spiegazione di questo comportamento: sappiamo che i car\Itteri ereditari vengono equamente-trasmessi da ambedue i genitori attraverso le cellule germinali, che sono appunto il substrato delle sostanze responsabili della trasmissione ereditaria. Si pu quindi immaginare che ciascun carattere sia rappresentato nelle cellule germinali stesse -gameti -da qualcosa positivamente esistente, che genericamente chiameremo fattore. Dalla fecondazione, fusione dei due gameli maschile e femminile, si originer un'unica cellula, lo zigote, in cui, dato che ogni elemento germinale conteneva una serie di fattori rappresentativi dei caratteri, si verr quindi a trovare una serie doppia dei fat tori stessi, che sar appunto caratteristica delle cellule somatiche dell'individuo Per un carattere poi lo zigote sar gote se i due fattori di esso saranno uguali, ed eterozigote se invece sono antagonisti. Quando per si formeranno le nuove cllule germinali si torner in queste ad una serie semplice di fattori, il che si otterr cori la ripartizione delle due serie una in una cellula germinale ed una in un'altra. E' ovvio allora che se l'individuo era omozigota i gameti saranno tutti uguali, mentre si avranno gameti diversi se era eterozigote. Rappresentiamo con A il carattere dominante e con a quello recessivo di una coppia allelomorfa; due genitori puri -omozigoti -avrannp allora per simbolo uno AA e l'altro aa, 1 gameli saranno per ogni genitore tutti uguali A od a; dalla loro unione verra generato l'ibrido Aa -eterozigote -. Se ora avviene che si uniscono due ibridi i ri:mltati della combinazione potranno essere vari, in quanto i gameti di ogni singolo genitore si presentano diversi, potendo essere A o a. Tre saranno allora le possibilit di combinazione fra essi, e tre si dimostrano infatti i casi ottenibili, cio: l'unione dei due dominanti AA, o dei due recessivi aa, o di un dominante con un recessivo con neoformazione de,ll'ibrido Aa. La statistica insegna che le per6entuali delle possibilit di formazione di ogni tipo saranno del 25% per AA, del J25% per aa, e

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del 5% per Aa. Tutto questo riassunto nei seguenti schemi e rapPz"esertato dalle figure l, 2 e 3. SCHEMA l: FormulODe dell'Ibrido da due linee pure Geultorl AA aa Gemelli l J A a "-.../ Prole A a SCHEMA 2: Prod@ttl daDa riJJroduzloae tra due Ibridi Gea.ltori Aa Aa / / "'.. Prole AA Aa Aa aa Scaturisce dalle esperienze citate un primo fatto assiomatico, che cio il prodotto della fusione di due linee pure d origine ad ibridi di prima generazione tutti somaticamente uguali, sia che si formi un prodotto intermedio sia che il carattere di un genitore domini quello dell'altro. Aggiungiamo poi qui, come correttivo del concetto di dominanza, che anche in caso di apparente c:ssoluta prevalenza di un fattore sull'altro, la prole non probabilmente mai del tutto simile al genitore di cui rinnova il carattere; si sono infatti potute constatare di frequente delle dissimiglianze almeno microscopiche tra l'omozigote e l'eterozigote apparentemente simili. Dalle stesse esperienze scaturisce anche una seconda legge, quella della segregazione dei fattori; si infatti visto come i figli degli ibridi non siano tutti simili ai genitori, ma come una certa percentuale di essi tenda a tornare ai caratteri di purezza dei nonni. n che come dire che i prodotti dell'incrocio non si stabilizzano, e ci porta di conseguenza ad asserire l'impossibilit della formazione mediante ibridazione di una nuova razza duratura, che porti per sempre commisti in s nelle generazioni future i caratteri del padre e quelli de!la madre. Da un'altra esperienza di Mendel, in cui fu presa in esame non pi una sola coppia di caratteri a!lelomorli ma due, si ricava la terza legge dell'eredit, o dell'indipendenza dei fattori. .:. ,,'l.: --.p ---Fig. 2 L'incrocio tra due variet di Mirabilia jalapa, una a fiori roBSi ed una a fiori bianchi. genera piante a fiori rosa, cio a carattere intermedio tra i genitori. Anche qui i figli degli ibridi tornano in parte alla linea pura dei genitori (da Correns). Furono incrociate tra di loro due variet di piselli diverse oltre che per il colore giallo (A) o verde (a), dei semi, anche per la forma di essi, rotonda (B) o grinzosa (b), cio piselli a semi gialli -rotondi -con altri a semi verdi -grinzosi -. In osservanza della prima legge dell'eredit, gli .ibridi ottenuti furono tutti simili presentandosi di colore giallo e forma grinzosa, questi due appunto essendo i caratteri dominanti (schema 3) Particolarmente interessante fu il risultato delle successive generazioni degli ibridi; si produssero infatti quattro diversi tipi somatici e cio individui a semi giallo-rotondi (A B), giallo grinzosi (A b), verdi rotondi (a B), e verdi grinzosi (a b), nelle rispettive proporzioni di 9:3:3:1. L'importanza di tali risultati consta nel fatto che esso prova la possibilit di sepa-. razione e di azione indipendente dei fattori in un primo tempo legati tra loro, come si trovano ad esempio nella linea pura. Ammessa infatti tale separazione, deve pure di conseguenza ammetterai la possibilit di formazione di quattro tipi diversi di elementi germinali da ciascun genitore ibrido di prima generazione, e cio A B, Ab, aB, ab (schema 4 a). Come poi mostra lo schema 4 B, tra tanti tipi di. gameti sono possibili ben 16 com-Fig. 4 -L'incrocio tra la Drosophila grigia con ali lunghe -carattere dominante -con la nera ad ali vestiqiali. Nella prima generazione tutti i figli sono uguali per la dominanza di due caratteri; nella seconda si formano quattro tipi somatici diversi, a seconda della preseDZa dei due caratteri dominanti. o di uno solo, o di neBSuno dei due (da Morgan) binazioni di coniugazione, con produzione di 9 tipi genetici diversi, che si riducono a 4 somatici (fig. 4) con 9 esemplari di un tipo, 3 di un secondo, 3 di un terzo, e uno di un quarto. Fatto questo che collima perfettamente con quanto ci si poteva aspettare dopo ci che si sa sull'azione svolta dalla presenza di un carattere dominante in un ibrido. In 9 individui infatti si ha la presenza di ambedue i dominanti, bench in varie proporzioni -uno solo omozigote -; in 6, 3 e 3, si avr la presenza di un dominante in una coppia e di due recessivi nell'altra; in un solo infine le due coppie saranno date dai soli cararteri recessivi. Riepilogando e concludendo: due nozioni particolarmente importanti si possono acquisire dall'esame delle leggi di Mendel: la prima che l'ibrido non pu rivestire il carattere di un'entit stabile, tenendo esso nelle sue successive generazioni a tornare verso i caratteri estremi di parte materna e patema. In secondo luogo viene provato che in cc:tso di polibridi le molte coppie di caratteri esistenti possono una indipenden-Fig. 3 -Incrocio tra due variet di urtica, una a margini interi e l'altra a margini seghettati. E' evidente: la dom.ina:ua del carattere seghettato sull'intero; la coatanza dei caratteri nella linea pura; la disgiunzione dei caratteri negli ibridi (da Correns). SCHEMA 3: Formuloae dell'Ibrido da genltorl diversi per due caratteri. Geaitori gameti prole AaBb a) gamett POUlbUI da un dllbrldo. Geu.ltori AaBb gameti AB Ab b) tipi di comblnuloDI POSSlbilltra l quattro generi di gameli. AB Ab aB ab AB AABB AABb AaBB AaBb Ab AABb AAbb AaBb Aabb aB AaBB AaBb aaBB aaBb ab AaBb Aabb aaBb aabb temente dall'altra trasmettersi alla discendenza ciascuna disgiungendosi e comportandosi come se le altre non esistessero. Dott. MARCELLO WCCI Assistente di Zoologin nflln R. Unitrr.rit di Rnmn

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Senza dubbio possibile, ciascuno dei caratteri per cui una razza umana si distingue da un'altra trasmesso, pi o meno modificato, coll'incrocio. Nelle successive generazioni dei meticci si assiste, poi, a fatti di scissione mendeliana, che non conducono mai, per, alla ricomparsa di individui con doti uguali a quelle delle razze di provenienza. Nel caso dell'incro cio di Europei con Africani, ad esempio, pu considerarsi per duta per sempre la finezza propria della razza bianca. Le razze umane differiscono tra loro in svariati modi, all'in fuori di quanto noto a tutti circa il colore della pelle, la natura dei capelli, la forma del naso, della bocca, della faccia c dell'intera testa, il volume e le di'mensioni, assolute e pro porziali, delle singole parti del corpo. Certamente, funzioni quali le circolatorie, le digestive, le respiratorie, le sessuali, le secretive ed altre, offrono non poco di diverso da razza a razza; e cos pure la successione dei periodi di accrescimento, la distri buzione dei gruppi sanguigni, l'acuit sensoriale, l'equihbrio quello nervoso, i tempi e le modalit delle reazioni nervose, la forza renale, la fecondit e la frequenza dei sessi, il modo di reagire alle influenze ambientali e alle malattie, s che pu benissimo fondarsi una fisiologia e una patologia comparata delle razze. In particolare variano, e talora notevol mente, le doti psichiche. Il parlare di differenze mentali fra le razze, o anche fra i singoli appartenenti ad una medesima razza, generalmente arduo, quando non impossibile, perch riflette una cosa, come l'intelligenza, non facilmente suscettibile di misura. Per difetto di indagini, frattanto, necessario ispirarsi, nel decidere, quasi sQlo a ci che ognuno dei gruppi considerati ha dato attraverso ai tempi in quanto a prodotti dello spirito umano, anzich, come occorrerebbe, a una valutazione precisa delle funzioni psichiche nei vari soggetti. Comunque, l superiorit o inferio rit mentale rester sempre non facile a affermarsi, se si tiene conto che, nei confronti fra !e razze o gli individui, al difetto dei contegni da un lato, pu corrispondere qualche vantaggio da un altro lato. Cos per alcune forme di memoria, per la resistenza al dolore fisico, per il senso di orientamento tanto decantato nei selvaggi. Delle buone luci nella questione le offrono le nozioni acquisite sulla testa nel suo insieme, sul cranio e sul cet:Vello. Per quest'ultimo, bench gli studi etnici comparativi ancora difettino, sono da ammettersi almeno delle differenze di volume nei sessi e nelle razze, ma poco sappiamo a tal riguardo de l'le particolarit morf oiogiche perfino delle regioni il cui valore fondBIIIlentale nelle funzioni psichiche. Si posseggono numerosi dati sulla testa e la capacit cranica nelle razze e nei sessi. Se ne hanno di interessanti sulla cir conferenza della testa, ll'lla nascita, in Negri e in Europei. Nei 18 In Africa. procedendo da Nord a Sud, passiamo dal pi puro elemento arabo al pi primitivo negro del centro-Africa per gradi e insensibilmente, s e n z a cio incontrare mai una frontiera razziale. Di fronte a questo stato di fatto si pu praticamente accertare la verit del seguente principio: possibile la unione fra elementi vicini. oltre modo pericolosa la Negri puri dell'America, diretti discendenti, quindi, di ,quelli importativi a cominciare dal XVII secolo, il Davenport trov quella misura aggirarsi in media, nei neonati, sui 325 mm., per passare a 337 nella prima settimana di vita. Il Martin, invece, d per i Tedeschi, alla nascita, una corrispondente misura di 347 mm.; per i Belgi di 335 mm.; per i Francesi di 429 mm.; per i Russi di 342 rnm.; per gli Ebrei di 327 mm .. mentre il peso del corpo del neonati all'incirca lo stesso o magari superiore nei Negri. Alle differenze accennate da aggiungere l'aversi non raro nei Negri uno spessore notevole nelle QSsa craniche, sebbene non accompagnato da una corri spondente maggiore robustezza del rimalllCnte dello scheletro. A uguaglianza, perci, di circonferenza massima della testa, nel neonato quanto nell'adulto, Bianchi e in Negri, la capa cit del cranio e quindi la massa cerebrale viene ad essere minore in questi ultimi. Anche il peso del cranio, nel scco, non trovasi, allora, in uno stesso rapporto rispetto al peso del corrispondente cervello nei vari tipi umani. Evidentemente le misure della testa non possono interpretarsi senza dare il de bito valore a questi diversi fattori, nonch alla probabile iden tica composizione chilmica del cervello da uomo a uomo, e soprattutto da razza a razza. La capacit media del cranio nel maschio adulto, secondo il Martin, di 1530 eme. negli Olan,desi, di 1538 nei Savoiar di, di 1546 negli Svizzeri, di 1559 nei Parigini, di 1564 nei

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un1one fra elementi razziali t r o p p o disparati e lontani. In queste fotografie si possono riscontrare i tristi effetti dell'unione fra elementi della costa e elementi sudanesi, gli uni e gli altri spesso imbevuti di sangue rispettivamente pi del nord e pi del sud, / ci che aumenta ancora la distanza razziale dei genitori. (Foto Magnino) IJreLoni; di 15tl4 nei Baschi mentre di 1329 nei Nubiani, bench dotati di alta statura, di 1462 nei Negri in genere, di 1540 nei Negri sud-africani, di 1570 negli Amaxo sa, con un peso del cervello stimato oscillare tra i 91 e i 94 grammi per ogni eme. delle capacit. {:Onsiderat. Na!u_ralmeille que8te-cifre-brute dicono poc-o se. non m-esse in rap porto, caso per caso, al volume generale del corpo o almeno alla statura dei singoli individui, perch una testa voluminosa per un piccolo corpo avr un significato diverso di quando funziomr= iwun-corpo molto svilupp.ato. A parta, poi, di ogni altra condizione volumetrica, il desumere di superiorit psi chica richiederebbe l'esame comparativo delle diverse regioni del cervello. Per la nostra razza, sembra comunque accertata una relativa eccedezha volumetrica della testa negli individui le di cui manifestazioni psichiche sono da ritenersi al di sopra della media, Raramente gli uomini di alto intelletto hrumo piccola testa, e mentre in essi la circonferenza massima cefa lica supera spesso i 570 mm., con 560 o 550 mm. s possono avere buone capacit mentali ma anche, e con maggior fre quenza, facolt mediocri. Scendendo a.Il<:ora al di sotto si in contrano quasi soltanto scarsi intelletti, mentre a 530 mm., e con qualunque statura, si pu gi parlare di condizioni pato logiche. Quella medesima misura non d, nei Negri, differenze molto sensihili con la nostra razza. Ad esempio, in 34 indi geni del Mozambico da me stndiati, la trovai oscillante fra un massimo d 575 mm. ed un mmuno di 520; in 39 Zul fra 578 e 510 mm.; in 23 Batonga della Rhodesia fra 600 e 515 mm., con frequenze assai maggiori attorno alle cifre mi nime e quali nella nostra razza significherebbero una vera deficienza mentale. Per altre dimensioni, come la larghezza e l'altezza della testa, si ha concordanza talora stretta fra Bian chi e Africani. In questi eccede talvolta 'la lunghezza, facendo supporre una capacit cranica superiore, smentita per dalla misura diretta. Bench sia necessario ammettere l'esistenza di un rapporto stretto delle dnensioni, volume, peso e conformazione del cervello con le manifestazi
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loro caratteristiche di contegno resta ben tipico ed irraggiun gibile da una specie all'altra. Negli animali doonestici nessuno potr mai con successo addestrare, ad esempio, un cane da caccia, se non agisce su di una razza appropriata. Da quanto precede va desunta almeno la probabilit che ogni razza si trovi chiusa entro limiti fissi di sviluppo somati co e mentale e, in definitiva, in quanto a poteri di assimila zione o creazione di una cultura elevata. gli Africani, non dobbiamo certo !asciarci sedurre dall'apparenza, perch alcuni individui son divenuti chirurgi passabili o insegnanti scrupolosi. Un profondo divario vi fra semplice ripetizone da un lato e nuova acquisizione dall'altro. Quest'ultima richie de un grande lavorio nervoso di cui, nella nostra stessa razza, pochi sono cap.aci. Caratteristica prima della civilt europea difatti, queHa di uno sviluppo autonomo continuo per effet to di progressive innovazioni, fruttate da cervelli eccezionali. Venendo a mancare questi apporti, la nostra cultura resterebbe, al massimo, stazionaria. Solo la razza bianca, frattanto, ha contribuito al_la creazione della pi alta civilt attuale, men tre gli Mricani, anzich rivelarsi suscettibili di progresso, mo strano indizi palesi di tendenza al regresso. Nel sospetto, soltanto, di una realt consimile, le razze euro pee devono star guardinghe dagli incroci con gli Africani. L'Antropologia rende palese che il decadere di molti popoli non ebbe nel passato altra causa che quella di uno sregolato Jlagazzo di Gat (la acccmciatura dei ca, pelH tipica delle genti del Fe:acm), ;. figlio di p:dre berbero e di madr targhi. D IIIODgolismo di alCUDi tratti fa peuare ad un me-. scolamento rauiale. (F?to Magnino) l. ... l 20 ... ..,. .,. incrocuusi. Quelle Nazioni che oggi accolgono indifferente mente n.el 'loro seno le razze .africane, al pari dei Negri sene galesi e simili, e i membri di esse pr()clamano propri toyens ::. con diritti uguali agli uomini di razza bianca, si eSpongono cos a un danno gravissimo e irrimediahile. Negli animali domestici, tutti sanno, la riproduzione con una r.azza inferiore d sempre un prodotto scadente. Nell'uomo non pu non accadere diversamente. Solo mescolandosi due razze appartenenti allo stesso ceppo da attendersi un pro dotto talora 'llligliore di ambedue i progenitori. Ne fornisce buon indizio l'Italia dell'antichit. Gli stranieri arriv. ativi era no di minore cultura rispetto Ita'lici, ma di buona razza. I loro discendenti, generati con donne italiane, contribuirono perci a quella fioritura di geni di cui va orgoglloso il nostro rinascimento. In altre regioni del mondo, alcune ascese sem. brano pure conseguenza di favorevoli incontri razziali. vole fra tutte quella del Giappone, dopo l'abbandono dei trimoni di casta. In Africa non si pu sperare nulla di simile. Niente pu vantarsi, nemmeno per il secolare incrocio protr.attosi in America coi Negri importativi dall' Mrica e per i bastardi, in quotidiano aumento, delle colonie africane. Purtroppo, pochi paesi pensano oggi ad una illuminata sor veglianza dei miscugli razziali; un alto compito dell'Antro pologia moderna cos, proprio quello di dimostrare il signi ficato dell'incrocio per l'aseesa e la decadenza delle nazioni, -e di ispirare, con adatti argomenti, l'orrore per il mescolarsi a casaccio dei tipi umani. Se l'incrocio dell'uomo bianco con Ia donna nera per molti motivi, deprecabile, ancor pi lo il viceversa. In ogni razza la donna la depositaria pi preziosa dei caratteri del tipo. Se consideriamo l'umanit ordinata secondo l'elevatezza presumibile delle doti mentali, abbiamo al sommo la razza bianca: e allora una donna del nostro tipo dar' eccellenza di prole solo in un modo, vale a dire senza incrocio. Per nes sun motivo la donna bianca dovrebbe percidistruggere il tesoro di possibilit in essa latente. II viceversa un obbro brio direi anzi una mostruosit destinata a risolversi in un grave danno per i popoli pi civili. All'antropologo, preoccupato di evitare cotesto 'danno, chiara, quindi, .la colpevolezza delle nazioni nelle quali i ma trimoni di donne bianche con Mricani non sono riprovati. La responsabilit di tale sconvenienza risale in primo luogo ai sociologi moderni, i quali inculcarono nelle masse l'opinione dell'uguaglianza psichica di tutte le razze umane. Sprovvisti di una adeguata preparazione naturalistica, essi non seppero distinguere quanto nelle razze da un lato ed eredit biologica dall'altro, onde supposero perfino un'in fluenzabilit di questa da parte di quella, nonostante la man canza assoluta di prove. I politicanti si impossessarono di tali concerti e se valsero per promuovere leggi e approvare usi errati in parecchi paesi. Occorre convincersi, invece, che senza mia oculata difesa dall'incrocio colle razze africane, si rischia di cambiare in peggio le nostre qualit ereditarie e distruggere la ragione prima dei privilegi da noi goduti finora. All'oppo sto, per tutte le popolazioni cosiddette primitive intenden do, in base a vieti preconcetti darwiniani, genti all'inizio della loro evoluzione psiclica ben poco ormai da sperare in quanto a vero progresso: un solco profondo e insuperabile le divide dalla razza bianca e impedisce loro di acquistare le attitudini creative di. questa. Tutto ci merita una valutaziqne da parte nostra. adeguata al problema in se stesso, all'alnpiezza dei territori coloniali di cui godiamo e al1e genti che li abitano. Non significa compromettere l'avvenire delsla Patria e soprattutto esporsi a perdere ben presto lo slancio nazionale di cui andiamo fieri perch non ha uguali nel mondo e nella storia. LIDIO CIPRIANI 117<'11ricalo tli ANiropologi.; nella R.. Uniursi di /s' Dirtlfort J,/ liiMJtO N.aio1741t tli ARiropolngu t tli F.ltlologia Ji Fimrzt

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Il popolo ebraico .in continuo movimento. Al principio della nostra era, e anche prima, gli ebrei erano gi pi numerosi nella diaspora che in Palestina. Strabone ci tramanda che essi erano sparsi in tutte le citt e che sarebbe stato difficile trovare un sol luogo in tutta la terra dove non ve ne fossero. L area di diffusione degli ebrei abbraccia oggi tutti i continnti; e a prima vista un sistema migrativo e quindi di diffu. sione da parte degli ebrei differente da quello di tutti gli altri popoli. E' impossibile tracciare del confini; si pu per partire dalla consideraz i one : che la percentuale maggiore dagli ebrei esistenti in tutto il mondo compresa nell'Europa centrale e-..orientale M a il loro numero in rapporto alle popolazioni locali varia ogni giorno. Senza riferirei ai seoli pa5sati, particolarmente al XVI, si pensi che solo cinquant'anni fa due terzi di tutti gli ebrei del mondo vivevano appunto orientale, ove ora non ve n' che la met. Si tratta in realt di 16 milioni di ebrei, di cui 9 e mezzo in Europ a 5 in America, 600.000 in Asia, 500.000 in Afr-ica e 30.000 in Oceania. La irregolarit di distribuzione .si accentua a mano a mano : dei 5 milioni d'America, 4 e mezzo sono negli Stati Uniti, di cui circa 2 a New York, massimo centro ebraico mai esistito . Delle 16 citt che seguono con oltre 100.000 ebrei, alcune hanno visto il proprio contingente formarsi e accrescersi nell'ultimo cinquantennio. Cos Chicago (350.000) Filadelfia (300 000) Boston; Cleveland, Buenos Ayres. Ma qualcosa di analogo potrebbe dirsi anche per i 200 000 ebrei d Londra e di Pa r igi per gli 80.000 d'Amsterdam Vi sono paesi come la Svizzera che hanno visto aumen t a re g li ebrei da meno di .OOO nel 1870, a i 20.000 attuali. Circa 2 milioni di ebrei sono ent r a t i n e gi i Stati Uniti dal 1880 ad oggi. In Argent i na il loro numero passato da 1.000 nel 1 8 90 a oltre 250 000 I due centri di pr -incip ale attrazion e sono s ta ti New York e Tel Aviv, l a cui popolazione d a i 500 abitanti del 191 oggi ascesa a l 50.000. Eyidentissime l'attrazione del principale centro commerciale di un paese e la sproporzione nelle varie nazioni. Copenaghen ospita il 93 % degli ebrei di Danimarca Vienna 1'87 % della regione austriaca, Parigi circ a 1'80%, Londra i l 70 % Amsterdam il 60%. L'assenza dalle campagne, cio dalla v ita rurale, assoluta e universale. La maggiore percentuale di ebrei in Palestina dove sono il 30%, in Polonia (10 e mezzo per cento) nella Russia Bianca e in Ucraina (8 e 5,5 % ) in Lituania (circa 7%) Ungheria ( 6 % ) Romania, Turchia, Lettonia (5%) e negli Stati Uniti (oltre il 3 e !_llezzo per cento). Ma anche questi rapporti non hanno che il valore del momento. Vi una distinzione ormai famosa e a c cetta ai pi, di tutti gli ebrei in due grandi nuclei: ebrei del Nord e del Sud, dell'Orien t;;e dell'Occidente Aschenasi e Scf a rd im, termini noti anche al pubblico profano che indicano, il secondo, gli ebrei meridionali sparsi sulla costa del Mediterrane_o o strettamente legati a questi, 21

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e nel Caucaso; il primo, gli ebrei d'oriente, nord e centro Europa. I d.ue nomi significano .appunto, in ebraico, rispettivamente: tedeschi e spagnoli. Le disparit fra i rappresentanti dei due gruppi sono notevoli per una loro certa persistenza; sebbene non siano tali da permet tere alcuna chiar;, differenziazione scientifica in base a indagini antropometriche, pur trascurando, naturalmente, minimi elementi intermedi che partecipano dei caratteri fisici dell'uno e dell'altro nucleo, o introducono attributi fisici del tutto estranei. In complesso le indagini antropometriche fatte fino adesso ebrei vari paesi, permettono di stabilire soltanto in minir.:a parte le caratteristiche fondamentali dei due tipi, Aschenasi e Sefardim : brachimorfismo per i primi e dolicomorfismo per i secondi. Per poco che ci addentriamo nelle particolarit delle indagini ci troviamo di fronte a risultati che ci lasciano perplessi. Infatti, se nell'Europa orientale il brachiformismo degli ebrei si presenta con un'uniformit che va da un indice cefalico medio di 82,5 nella Russia meridionale (1), a un indice, per il 20% dei casi, superiore a 85,1; fra gli ebrei Aschenasi di Londra troviamo il 47% di brachimorfi, e il 49% fra i Sefardim. Insomma, in una scala ordinata di indici cefalici di tutti i po: poli, abbiamo ebrei in ogni categoria di valori. Si comprende quindi come non si possa dare un significato assoluto alle rilevazioni antropometriche fatte finora, ma soltanto un significato relativo; che non si debba assolutamente parlare di brachicefali o di dolicocefali ma soltanto di brachimorfismo e di dolicomorfismo (2). L'impossibilit di una definizione antropometrica della razza ebraica esigerebbe forse la necessit di ricorrere ad orientazioni differenti dalle attuali sull'analisi antropometrica di qualche ele mento facciale fin' ora trascurato o non adeguatamente studiato, approfondendo, per esempio, l'indagine della relazione interce dente fra la forma del naso e l'indice cefalico. I Sefardim in genere dolicomorfi, a naso convesso, sguardo vivace, palpebre gonfie, frequenza di eritrismo (3) associato ben spesso a capelli crespi, spessore del labbro inferiore, breve peri metro toracico corrispondono, grosso modo, alla razza orien tale ; del Fischer; sono legati ai nuclei etnici che si affacciano al Mediterraneo e particolarmente alla razza araba i! cui tipo ricorre spesso fra i cos detti ebrei indigeni del Caucaso. Sono naturalmente Sefardim gli ebrei disseminati per il mondo per esempio sulle coste levantine e fin'anco sulle coste indianein seguito alla cacciata dalla Spagna. Spesso avviene che gli ebrei siano chiamati spagnoli appunto per tale loro origine, come per esempio in Bosnia. Elementi di lingua spagnola si trovano molto frequentemente in tutto il gruppo etnico; rimane spesso poi un vero e proprio dialetto spagnolo. Gli ebrei di Palestina parlano invece l'ebraico moderno, deriva zione diretta di quello classico. Gli Aschenasi essenzialmente brachiformi, con caratteri fisici notevolmente spiccati, e in parte simili a quelli accennati per i Sefardim costituiscono per un nucleo nel complesso fisicamente differenziabile da quello. Con minore variet di dialetti, allo spagnolo contrappongono come base la lingua tedesca, che per ricorre pi spesso, anzi direi quasi sempre, a costituire il dialetto ebraico: l'yiddisch, par lato in Germania, Polonia, Russia, Cecoslovacchia e Romania, e, alquanto modificato, negli Stati Uniti. 22 Fra gli .AsChenasi predominerebbe l'elemento razziate armeno, o assiro secondo il Deniker, che costituirebbe la base della com posizione etnica degli ebrei di Polonia, mentre non si ritroverebbe ch nell'll% dei casi fra i Sefardim ( 4). Fra i risultati generici a cui giunta l'indagine antropometrica degli ebrei, uno particolarmente ci interessa. In base all'osservazione di vari fattori e indici, si trova una costante differenzaziione fra gli ebrei Aschenasi e le popolazioni fra le quali questi vivono, mentre il fenomeno inverso si osserva fra i Sefardim e le popolazioni che li accolgono. In quest'ultimo caso si avrebbe una tendenza all'indentit, nel primo la tendenza a un ulteriore allontanamento di caratteri. In altre parole gli ebrei Sefardim sarebbero pi vicini all'elemento che li accoglie di quanto non lo siano gli Aschenasi (5). La distinzione fra Aschenasi e Sefardim corrisponde originaria mente a una distinzione di riti; anche di questi accorerebbe tener conto se si volesse cercare di stabilire un confronto cosa tutto altro che facile fra l'evoluzione dei due nuclei, sopratutto poi dal punto di vista della religione. La distinzione di riti permane notevolmente accentuata e si accompagna naturalmente a un complesso di numerose piccole dif. ferenze che hanno collaborato ad allontanare sempre pi, col tempo e con la distanza e l'assenZa. di contatti, un nucleo dell'altro. Ai due gruppi di Aschenasi e Sefardim hanno corrisposto nei secoli due movimenti di ostilit e di espulsione, che sono partiti, per schematizzare, l'uno dalla penisola iberica, l'altro dalle na zioni dell'Europa centro-orientale, sostanzialmente diversi e che hanno portato a risultati molto differenti l'uno dall'altro. Ragazzi ebrei della Russia subcarpalica.

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L'intolleranza occidentale che stata in un certo momento assoluta, ha portato all'allontanamento materiale degli ebrei e alla loro distribuzione in gran numero di altri paesi sulla via dell'oriente, dal Marocco .fino in India. Nell'Europa centro-orientale invece gli ebrei si sono andati a mano a mano riunendo, sotto la spinta dell'ostilit di quelle popo lazioni, sui due versanti dai Carpazi Orientali a costituire quello che stato il vero focolaio del mondo ebraico contemporaneo, che ha alimentato per esempio la quasi totalit dell'imm igra zione ebraica negli Stati Uniti. I Sefardim non sono che una piccola minoranza rispetto agli Aschenasi; in continua diminuzione per varie cause pi o meno accertate, non sarebbero oggi che 800-900 mila. Abitano l"Italia, ia Spagna, il Portogallo, la Turchia e il Nord Africa ove sono imponenti colonie ebraiche. Dopo la cacciata dalla penisola Iberica un certo numero si stabil in Francia, Inghilterra e Olanda. I Sefardim si sono sempre considerati la parte eletta della N a zione. Non solo non volevano confondersi con gli Aschen asi m:t anzi li disprezzavano, al punto che certe sinagoghe erano riservate ai Sefardim; come ancor oggi si verifica ad Amsterdam, dove i Sefardim discendenti dagli ebrei portoghesi giunti in Olanda nel XVI sec. hanno il loro tempio e non si mescolano con gli Aschenasi. Ma ci che pi di tutto interessante rilevare a proposito di questo dualismo ebraico e che esula dalla astratta considerazione scientifica per incidere fortemente sul fatto politico, che nelle regioni abitate dai Sefardim il problema ebraico ha sempre preso un carattere meno aspro che dove s'infiltravano gli Asche. nasi. (6) Una prova di ci si avrebbe anche neJl'attuale aggravarsi del problema sia in Italia che in Olanda, strettamente legato se non dovuto a nuovi elementi Aschenasi Esiste senza dubbio un rapporto di interdipendenza fra tale minor gravit di problema sociale che suscitano i Sefardim e la gi notata minore differenzazione fra di essi e le popolazioni con cui sono a contatto; ma sarebbe difficile e avventato asserire quale dei due fatti sia la ragione dell'altro. Tutti sanno come nell'immediato dopo-guerra furono male accolti in Palestina, dagli ebrei gi i vi residenti; i confratelli tanto differenti per lingua, usi e costumi spintivi dalla politica inglese pi_ Lord .Balfour. Si trattava in fondo di uno dei vari contrasti, violenti contrasti fra Aschenasi e Sefardim, di cui ricca la non troppo divulgata storia ebraica. (7) Condudendo, penso che quanto precede sulla distinzione e sul dualismo che separa Aschenasi e Sefardim, non dovrebbe essere trascurato dalla politica volta a limitare gli abusi dell'insediam e nto economico, finanziario, culturale e politico degli ebrei a danno dei non-ebrei, in un paese occidentale dove, come in Italia, la piccola ma grave massa aschenasi si va sovrapponendo esattamente ma non si salda con quella numericamente pi rilevante dei Sefardim. (l) W
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CD Fig. l -Embrioni umani: l. Della ottava settimana (circa 3 volte ingrandito). 2. Della nona. 3. Della decima settimana (ingranditi di circa un teno). pochi esempi che seguiranrw hanrw lo scopo di richiamare l'attenzione del lettore italiarw su fatti che sfuggorw aUa cCJmune osservazione e a fissare il concetto che gli !Wmini presentano gi notevoli diffe renze razziali prima ancora di nascere, nel periodo cio di vita embrionale. La figura l, mostra alcuni embrioni umani di di versa et e la figura 2 rappresema chiaramente lo sviluppo della faccia uma.na dalla terza settimana fino al principio del terzo mese di vita fetale. In questo periodo la forma corporea umana si va sempre pi completando in modo che la figura umana si mostra gi compiuta nei suoi tratti principali, sebbene in mi niatura. Il corpo, che da prma ancora. molto incur vato, incomincia a distendersi, la faccia assume un aspetto umano a causa della formazione del naso e della sporgenza deUe bozze frontali. Alla met del terzo mese si chiudorw le palpebre, che fino allora erarw aperte, il naso incomincia a sporgere e nel padi glione auricolare si distinguorw le parti principali. Nel terzo mese ancora si osserva un notevol-e progresso nella formazione delle rn-arw e del piede per cui nelle falangi si vedorw gi le unghie, e il collo si va sem pre pi allungando in quanto che il capo comincia a raddrizzarsi. molto interessante apprendere come gi esistano delle rwtevoli differenze razziali in questi embrioni che in genere pesano circa l l grammi e sorw lunghi 5 centimetri. Le figure che seguorw, tratte dalle ricerche moder nissime di R. Hauschild, mostrarw chiaramente come gili al terzo mese di vita embrionale gli europei e i negri siarw separati da profondissime differenze, di DlFFERENZ Fig. 3 -Cranio primordiale di un embrione umano di 3 mesi di razza europea. visto dall"alto (ingr. da R Hauschild). Fig. 5 -Cranio di embrione europeo di 3 mesi visto di lato (ingr.). ,.....----...,e,-J!'JO:If"' -------"11 ;------__ .,., _, "'"' -.,.,_ k--"111.---

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E RAZZIAli E NEGRI ta embrionale ..... /lt>IUil4i'ltJg ..... p j,.l ,..,..,_ Fig, 4 -Cranio primordiale di un embrione umano di 3 mesi di razza negra, visto dall'allo (ingr. da R. Hauschild}. /IPCJ---+ 'l11 ""*'_,,. .,..Mr#_ ... "'I _.., ""'"'-"'----"'<-...,.,.._ __ Pt>rfduJINI -._ _ ___,...,;-.-JS Fig. 6 Cranio di embrione negro di 3 mesi visto di lato (ingr.). Fig. 2 Sviluppo della faccia umana (ingr.}. 1-4 dalla terza settimana al principio del terzo mese. modo che si pu affermare con certezza che alcune delle caratteri.stiche della razza negra, quali la forma specinle della testa e del naso, sono gi pre.
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n peri eolo Ii:.&: .. ---,., a, --.. ... .l. ";"::. .. _., : ... 60 90 120 150 JOO A. N N l L Figura 1 a politica demografica, quale essa stata praticata fino a d e ss o subir dei fondamentali cambiamenti di criteri a causa dei progressi delle scienze razzistiche. Tutta l'attenzione era rivolta all'aumento numerico dei popoli, cercando di favorire al massimo possibile una maggiore procreazione. Finch si trattava di controllare la quantit dei connazionali si riduceva il lavoro ad un sistema di rilievi statistici. La politica razziale porta un nuovo importante fattore da considerarsi: la qualit -ed ecco gi dei grandi problemi: come e con che criterio si potr valutare il valore (cio la qualit) del singolo? Si potr far1o con l'antropometria o ci saranno dei mezzi psico-antropologici? Il nostro compito sar di segnalare uno dei pi gravi peri coli che minaccia tutti i popoli europei: l'impoverimento cul turale. Sfogliando riviste e giornali possiamo constatare il larghis srmo posto dedicato ai vari generi di sport e certamente la quasi totalit dei lettori avr la ferma convinzione che si faccia per l'avvenire della Nazione un massimo di sforzo. Il razzismo, cio l'insieme delle scienze che si occupano di biologia umana, social-antropologia, deve per diseccamente questa soddisfacente opinione. Tutto que sto gigantesco lavoro per la educa=ione fisica della giovent non ha alcun ef /etto sulla qualit o su un desiderato miglio ramenlo razziale ereditario. Il singolo avr di certo dei vantaaS:i ma questi miglioramenti sono tlplCl, c10e non ereditan e quindi non cambiano la razza (o il plasma ereditario). A parte l'educazione fisica, vi sono ancora degli altri fattori ai quali si voluto attribuire una favorevole influenza sulla razza degli uomini, p. e. l'educazione spirituale, il nutrimen to, l'occupazione, il modo di vivere, il clima l'assistenza sociale ecc. Tale convinzione fu creata dal francese Lamarck (1809) che nn risultato biologico-psichico di m1ghw.a d1 antenati, ma mvece come un prodotto occasio nale, formato dalle influenze dell'ambiente intorno a lui Se veramente si potesse cambiare l'uomo con dei mezzi rion, allora non esisterebbero delle razze umane, la cui inva-26 rabilit attraverso i millenni a ccertata in maniera indiscuti bile. Una larga cognizione di queste leggi distrugge un antico complesso filosofico-politico, cosicch la domanda non sar pi chi educher la prossi ;ma generazion -e?, ma sar invece con quali criteri sar generta la prossima generazione?. Basta solamente un o sguardo alle vere cause del tramonto dei grandi popoli antichi, per vedere, che non furono le guerre o la diminuzione numerica, .a provocarne il crollo, ma princi palmente l'estirpazione dei ceti superiori, latori e creatori del le grandi civilt. Bisogna dunque avere il coraggio di vedere le cose in fac cia, anche se sono brutte e dispiacevoli! Nessun'altra scienza e sar sempre cos mal vist a come il razzismo, perch pone ognuno, senza eccezione, davanti a una cruda realt e non si ferma dinanzi alla suscettibilit o sensibilit di l soliti filantropi femministi, pieni di una falsa carit cristiana e di un ancora pi falso umanitarismo, tremano di fronte alle severe richieste della selezione razzista e vedono tramontare l'amore che vince ogni ostacolo o, con altre parole, la pi sfrenata ed egoistica libert sessuale. Parlando della minaccia dell'impoverimento culturale, bi sogna definire bene quali sono i ceti superiori Essi sono costituiti dalle famiglie, di qualsiasi provenienza sociale, che sono evidentemente ed ereditariamente superiori, per la loro levatura spirituale, a tutte le .altre. Ogni nazione possiede un gruppo di tali famiglie, il quale il bene pi prezioso che essa abbia e dal quale deriva vita, grandezza ed ogni valore culturale. La schiacciante maggioranza dei ceti intellettuali superiori si recluta quasi totalmente nei: medesimi ceti il che vuoi dire, che manca il necessario afflusso dal ceto inferiore. Se esami niamo-la siluazione demografica -{per non parlare di quella morfologica) dei grandi scienziati, degli artisti, degli invento ri, dei professori universitari, vera aristocrazia del giungiamo a impressionanti Prima di analizzare Madri ehe a vranno ft&ll minorati Madri e o a Ocll normali

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per la t al e prohlf!Dla, escludiamo, per necessaria giustizia, dai ceti su periori, i neo ricchi gli aristocratici degenerati, gli arri vati :. per scaltrezza o pc;r protezione, i neo-nobilitati ecc. Esclusi questi, l'ascesa nei ceti superiori in linea generale ri serv ata s o l tanto a co l o ro che verame nte possiedono qualit superiori. Premesso tutto questo, andiamo al perno dell'argomento: la prolificit della massa del popolo assai maggiore di quel la del ceto superiore. La fig. l ci mostra quale sorte tocca ad una Nazione che ado tta il sistema dei due figli per famiglia Mille famiglie si s o no ridotte dopo 300 anni a solo otto; ep pure, se si prende l media dei ceti superiori, in Italia, sia m o ancora al di sott o di 2 figli in media. razza Questo vuol dire che un impoverimento c ulturale ine v i tabile. Di fronte a questa catastrofica s i tuazione che con le statistiche relative alle varie citt potrebbe essere ben illu strata, sta il fatto che invece le famiglie i cui figli non rag giungono nemmeno nelle scuole elementari il minimo del pun teggio richiesto, hanno una media di circa cinque figli. Se si pensa che per favorire tutti gli scolari, si do vu to ab bassare il livello di istruzione delle scuole elementari e che pur tuttavia ci sono ancora dal lO al 15 % di boccia ti sorg e un problema di incommensurabile gravit. La fig. 2 mostra che il numero de i f igli sta in rapporto inverso alla capacit sociale d e i g e nitori. Le indagini che si son fatte presso .diverse Nazioni hanno IL DEI FIGLI laureati alti impiegati e proCetiSori proCessioni libere commerelantl Flpra lt )J8J, 'l artigiani piccoli impiega &i manovali

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L'attuale crisi del matrimonio una crisi di concetti Il Un viso volgare e ambiguo ... sempre avuto dei risultati quasi eguali: cos si visto che una media si deve segnare in tal modo : manovali senza mestiere e braccianti operai nelle fabbriche aiutanti ed operai specializzati iJmpiegati ufficiali, impiegati pi alti, professioni libere, ecc 5,2 figli 4,1 2,9 2,5 2,0 o meno Nello stesso modo, come vediamo diminuire i figli nei ceti superiori, vediamo un aumento terribile tra i minorati, spe cialmente tra i tarati di malattie ereditarie e mentali. Riassumendo le infinite dimostrazioni di questo fatto, dob biamo dire, che le doti innate dei figli nei ceti medi e superiori sono assai pi alte di quelle della massa. Si potrebbe forse osservare che questo dovuto alle mi gliori condizioni ambientali dei primi. Ma non cos. Se ne ha una chiara dimostrazione negli orfanotrfi, dove tutti stan no nello stesso ambiente eppure si distinguono enormemente . o una fanciulla dai tratti nobili e p u ri? La propaganda de non pu basarsi sui fattori e-Ammesso un rapporto miziale di 3 4 tra _i l medio dei figli nei ceti superiori e quelli inferiori, vediamo la totale sparizione della classe dirigente. Pur volendo ammettere, che ambedue i ceti abbiano il me desimo numero di discendenti, ma i matrimoni avvengano nel primo con una me"dia d'et di 33 anni e nell'altro di 25 anni, basta gi questa piccola differenza per portare il rapporto da 50 % : 50 %, in tre sole generazioni a ll %: 89 % Una propaganda demografica che si basi in prima linea sul fattore econQmico, sar destinata al fallimento, perch pro prio nei ceti superiori non mancano i mezzi, ma manca la necessaria mentalit. Noi crediamo che occorra proteggere in rprima linea la giovent da quella invasione di ideologie e tendenze internazionalistiche a cominciare dai pericolosissimi effetti del cinematografo e della letteratura leggera e gialla. Queste influenze ambientali possono s cambiare la sorte della Nazione perch l'estirpazione dei ceti pi elevati !asce rebbe il popolo ben presto sulla via del tramonto generale. Una vasta propaganda, anche tipologica, deve ridare ai gio. vani il giusto ideale di bel i figli dei vari ceti. E' oggi ancora una opinione larga mente diffusa, che moltissimi giovani non possano far car riera soltanto perch manca no loro i mezzi per poter studiare. Questo succede sol tanto in casi rarissimi. .....----------------------------, lezza, che il cinema ha deva-3 : 4 33 anni 25 anni Quindi il privilegiO dei ricchi :., nei riguardi degli studi, non esiste, perch gli altri ceti non hanno, malgra do il loro graiKle numero, una discendenza dotata delle dopo 30 anni 60 a. 90 a 150 anni stato e bisogna inoltre mette re fine ad una propaganda prettamente numerica al po sto di una qualitativa-selezio nante. Gli esempi di altri Sta ti hanno mostrato, che. una difesa contro i pericoli di im poverimento culturale non pu essere attuata con basi naturalistiche o solamente antropologiche. La grave crisi nella quale versa attualmente il matrimoqualit necessarie. Per quanto una intelligenza superiore sia dovuta a cause innate, provato il fatto che si trova gi una sensibile diversit tra figli in ceti, che come IHilbiente non sono tanto diversi, come per es. laureati e im-piegati medii. Ora, dalla volont di vita dei ceti superiori dipender anche l'avvenire di tutta la Nazione. Cosa accadr, se quelli che noi abbiamo definiti ceti su periori si estingueranno con il ritmo che dimostrano (e an cora troppo ottimisticamente!) i diagrammi qui 28 nio in prima linea una crisi di concetti e quindi uno dei compiti pi grandi dei razzisti, di porre l'argomento su di un piano metafisica. Il ristabilimen to del matrimonio su base di severa religiosit, senza compro messi, decider se l'Europa destinata a rivivere o scomparire. E' dunque necessario, che anche il concetto razza sia giustamente inquadrato tra i vari valori supremi, e solo allora possiamo essere sicuri che i ceti superiori saranno preservati da una inevitabile sradicazione. EIJO GASTEINER

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CON-CETTI FONDAMENTALI troppo nota e frequente la constatazione nella stessa famiglia di un infermo (sia nella generazione attuale, che in quella prece-SULL'EREDITARIET dente ed anche pi lontano) di malattie identiche o per lo me-no simili perch si nega-re l'influenza dell'ereditarieti<. in molte forme morbose. Si potrebbe anzi dire che con l'estendersi e l'approfondirsi di simili osservazioni noi potremmo stabilire, pm o meno pre cisamente, il gravame ereditario di un fanciullo, traendo da ci conclusioni ed applicazioni pratiche molto facili ad imma ginarsi. L'estendersi di tali osservazioni far anzitutto risaltare in maniera, direi quasi sorprendente, la frequenza di ripetizioni d1 molte infermit, non solo nelle singole famiglie ma anche nelle diverse razze. Si pu gi infatti stabilire, il che di enorme importanza, un determinismo ereditario di vario grado non solo rispetto al'l'indiviuo ma anche rispetto alla razza. Cile-osa va ora inteso per ereditariet? Noi dobbiamo inten dere con tale concetto la ripetizione dei caratteri dei genitori nei figh e nei figli dei figli, mediante la trasmissione del ma teriale ereditario contenuto nell'uovo e nella cellula seminale. Non bisogna per confondere sotto tal riguardo i caratteri congeniti, cio gi presenti alla nascita, con i caratteri eredi tarli. Mentre infatti molti dei caratteri congeniti possono essere ereditarii, ci nondimeno molti di essi posson<> dipendere uni camente da influenze che .agiscono durante la vita intrauterina indipendentemente da ogni carattere d1 ereditariet, anche se spesso non possihile differenziare con assoluta precisione tra quanto :presente alla nascita ci che deve essere considerato come ereditato e ci che non lo Occorre per all'inverso chiarire coxne molti dei caratten ereditarli possono essere presenti alla nascita solo ad uno stato che potremmo dire potenziale, maturandosi invece e rendendosi manifesti solamente pi tardi. Per tale ragione, per definire una malattia ereditaria necessario che essa appaia nel periodo fetale e nemmeno nell'et infantile. Le scadenze ereditarie non si han.no infatti solo nella prima infanzia, ma con tinuano per tutta la vita, pur diminuendo di numero man mano che ci si allontana dal momento del concepimento. E' certo che il determinismo ereditario latente pu essere reso manifesto da una malattia o da un grave incidente anche durante tutta la vita adulta. Viene ora il fatto di domandarsi, sono effettivamente ere ditarie le malattie? E' questo un quesito fondamentale e che non deve apparire cdrne superfluo dopo quanto abbiamo ora esposto, in quanto in maniera non sempre sincera e solo appa rentemente casuale si tende da alcuni a generalizzare nella -realt dei fatti quello che non che un criterio puramente scientifico e nello stesso campo scientifico artatamente limitato ad una precisione di linguaggio. Se vogliamo infatti intendere come malattia una abnorme :reazione dell'organismo a stimoli che oltrepassano i poteri N..o.w ..ei.Ji4tfV ..c,.ui-M(U1I regolatori, vedremo come sotto tale punto di vista le malattie non sono ereditabili, in quanto perch cl avvenga sarebbe necessaria la presenza della malattia stessa nel germe, il che eccezionalmente si verifica, specie nell'uomo. Quella che per sicuramente trasmissibile proprio la capacit di rea zione verso i diversi stimoli, e cio la conditio sine qua non perch una malattia si manifesti. Tale ragionamento ci con duce quindi ad un concetto dal quale deriva che tutte le ma lattie hanno un determinismo ereditario di vario grado e valore, eccetto forse quelle prodotte da fattori del tutto esogeni nell'et adulta, ed anche queste se vogliamo nel loro decorso e nellla loro sintomatologia rispondono all'oscura esigenza del determinismo ereditario. ci deriva che la denominazione per molte malattie di credo-familiari, da parecchi criticata in base al concetto che la malattia non ereditabile tal quale noi la osserviamo negli ascendenti, deve essere accettata, in quanto essa sta a stabilire quello che a noi maggiormente interessa, cio il fatto e ci sta ad ammonire delle eventuali misure da prendere per evitare il loro ripetersi, mettendo cos il vario manifestarsi di tali stati morbosi non solo in balia del e delle leggi naturali, ma anche nelle mani dell'uomo. Io direi a tal riguardo che la necessit per lo svilupparsi di una determinata malattia di una particolare capacit di rea zione organica che rientra nella eredit dei singoli individui, per lo meno in gran parte, ci fa intendere come forse non \'i sia malattia nella quale l'ereditariet non giuoca un suo ruolo, pi o meno importante, ma mai del tutto trascurabile. Da simili ragionamenti tanto evidenti quanto inoppugnahili, risulta che nell'opera che si fa presso ogni nazione per quella che l'igiene, la sanit della razza, molta maggiore impor tanza bisognerebbe dare al concetto dell'ereditariet. Cos anche i rapporti tra individui sia della stessa razza che, e principalmente, di razze diverse non debbono essere regolati solo -in base allo stato sanitario attuale dei singoli elementi, ma anche in base alla capacit morbigena potenziale degli indi vidui stessi, che costituisce il loro gravame ereditario, il quale va maggiormente vagliato in base allo studio della costituzione e della predisposizione ad ammalarsi sia del ceppo familiare. sia del complesso razziale al quale tali individui appartengono. Questo mostra come lo studio dei fattori biologici ereditarii sia nell'individuo, sia nelle razze vada oggi maggiormente este so, specie in Italia dove esso coltivato solo da singole persone e con scarsi mezzi. DotL LEONE FRANZ Auistcnu nel/d Clinit.t PuiJtri(il del/d R. U11ircrsit di Mila11n

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polemica La parola distingue l'uomo dagli animali. Che significa? indigeni, ing.enw, chiamati nobili, tutti nomi che sigrAnche gli animali gridano, cantano, si abbelliscono, van-ficano figli della terra, perci io li chiamo umili, e perci, no in amore, perpetuano il loro essere. E non fanno quel la terra fu detta madre dei giganti. Erano stupidi, insenche pu fare l'uomo. sali, orribili bestior, ignorantissimi, meravigliati, dice Il lavorare dei castori, dei ragni, delle api, talpe, forVico. miche, come quello dei carcerati, degli operai, non un Stupidi, e dice che erano tutto stupore e ferocia, tutti fare, un ripetere, )l.na meccanica istintiva o volontaria, robusti sensi, vigorosissime fantasie. che non va oltre il fine della conservazione e perpetua-Quando le acque del diluvio si ritirarono e la terra pot zione dell'essere. Noi andiamo oltre. alla fine disseccarsi, il cielo tuon con folgori immensa-La sensazione per noi una modificazione effettiva del-mente spaventose. I pi robusti, che dispersi nei boschi l'essere. Ed l'immagine d'una sensazione il suono col avevano i covili nele alture, s'avvidero impauriti del cielo, quale l'uomo disse la prima parola. Una modificazione di e siccome la loro natura era che urlando e brontolando noi $tessi e un fatto sentito, che noi creiamo, una imma-spiegavano le loro violentissime passior immaginarono gine sonora, un corpo vivo, che mette rami, come una essere il cielo un gran corpo animato, che volesse dir pianta, e non nasce solo, ed articolato ed orchestrato loro qualche cosa, e lo chiamarono Giove. con gli altri. Cominciammo da Dio. Quella forza pi forte, quell'an-Questa la prima opera dell'immaginazione. dare oltre ci condusse subito all'infirto. Tempio, popolo, E' tutta di suono e dall'udito passa agli occhi, diventa famiglia, principe, padre, casa, citt, tutti nomi venuti dal visione, idea, come dicevano i greci, con la scrittura, che cielo, che vi ritornano, tutto sentire e immaginare l'eterno. il primo disegnare, con l'edificare e dipingere e scol-I giganti parlarono, operarono, condussero imprese, per pire; se pure non dal nascere sonora, ottica, tattile. il bisogno d'immaginare. E per la loro robusta ignoran-La forza propriamente umana dunque forza d'imma-za, il facevano in forza d'una corpolentissima fantasia; e ginare, di dire e fare, forza di civilt, che fatta di opere, perch'era corpolentissima, il facevano con una maraviinsomma linguaggio, e nel linguaggio dobbiamo cercare gliosa sublimit, tal e tanta, che perturbava all'eccesso il suo principio, la sua buona o cattiva salute. E che altro essi medesimi che fingendo le si criavano; onde furon vogliamo difendere, se non questa forza; questo potere di detti poeti, che lo stesso in greco suona che creatori: che civilt, difendendo la nostra razza? Che altro possiamo sono li tre lavori che deve fare la poesia grande: cio di fare, se non incominciamo_daLlinguaggio1_ ____________ ritrQvare_favole_ pQpo-Camiti, giapeti, semiti, dice Vico, i quali rinunziarono laresco, e che perturbi all'eccesso, per coriseguire il fine, alla religione di No e alla societ dei matrimoni, disper-ch'ella si ha proposto, d'insegnare il volgo a virtuosasera le famiglie, coi loro concubiti incerti, vagando per la mente operare, com'essi l'insegnarono a se medesimi. gran selva della terra, con un ferino errare, per campare Sono questi poeti i fondatori dell'umart gentile, cio dalle fiere, per inseguire le donne, per cercare i>ascolo e stabill.ta -sulla delle-famfglie, "gli autori aene-m:.: acqua, sbandati. Le madri allattavano i figli, soltanto al-prese favolose, della favella volgare. lattavano i figli, !asciandoli nudi rotolare dentro le loro Insegnarono il volgo a virtuosamente operare, come Io fecce, e spoppati, li abbandonavano. Dovendo rotolarsi insegnarono a se medesimi. Non gl'insegnarono a ripedentro le loro fecce, dice Vico, le quali coi sali nitr ma-tere suor e atti, che l'avrebbe. mantenuto carcerato, nella ravigliosamente ingrassano i campi, e sforzarsi a pene-forza dei castori. Non dominarono sulla volont, non fetrare la gran selva, che per il recente diluvio doveva cero propaganda, ecco la questione. Insegnarono opere e foltissima, e per lo sforzo dilatare i muscoli, fa-valore. Perch sentivano, erano intesi, pure il volgo sencendo che quei sali in maggior copia s'insinuassero nei tiva, e appagava il bisogno della sua forza. Svegliarono loro corpi; e senza quel timore di dei, padri, maestri, che quella forza pi forte, quell'andare oltre, che vuol dire assidera il pi rigoglioso dell'et fanciullesca, i figli creb-creare un'immaginazione comune, senza di che sarebbero bero smisurati giganti, in virt di quella educazione fer-stati dei solitari e l'umanit non sarebbe come non sr. na, con la quale Cesare e Tacito si spiegavano la statura rebbe stata Roma senza la plebe, Dante senza il volgare, dei germani e Procopio dei goti. l'Italia senza Dante. Perci cominciare dal linguaggio La storia favolosa della Grecia e degli aboriger d'lta-vuoi dire cominciamo dal volgare. lia di quei giganti. Furono detti giganti, detti autoctor, MASSIMO I.ELJ 30

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DI POLEMI(HE HL/\ {1\IILTA Nel 1809 usciva il libro Filosofia zoologica di Giovan Battista di Lamark. Vi si faceva, per la prima volta, il ten tativo di spiegare l'enimma che l'incipiente incremento della geologia e della paleontologia poneva fino da quel tempo. Come mai, ci si era domandati, strati pi profondi si trovano solo resti di esseri pochissimo complessi, come i moHuschi, nei superiori, di pi complessi come i pesci, negli ultimi, dei mammiferi, e pi recente di tutti, l'uomo? E per ch le alghe, sul fondo dei mari, sembra fossero le prime piante, e solo di felci e odi conifere furono formate le prime foreste, mentre il fiore, questa splendida foJIIIlazione, apparve solo tardi? La risposta che sembrava allora pi naturale era l'evoluzione: da una specie sarebbe derivata l'altra, per un processo di sviluppo, di cui rimaneva da cercare la legge. Lamark credette di averla trovata in questa ipotesi: l'uso con tinuo di alcuni organi e il poco uso di altri, che portano in ogni individuo alla ipertrofia dei primi e alla incipiente atro fia dei secondi, trasmetterebbero il loro effetto nei discendenti bastan.do cos a trasformare le specie. C'era, per, fino da allora, una facile obiezione. Anche a vo-lere ammettere cottne vero l'assunto del resto non dimo strato da nessun fatto {mai avvenuto per esempio, che il figlio d'un lottatore erediti lo sviluppo dei muscoli acquistato, lottando, da suo padre) si poteva sempre dire: questa ipertrofia e questa atrofia presuppongono che l organo esista : ora col pass8Jggio da una specie all'altra, dalla meno com plessa alla pi complessa, si dovrebbe ammettere la compar sa di organi, dei quali nella prima non neppure la traccia Questa sola ipotesi dunque non basta. Il Lamark tent di aggiungerne un'altra: parl di un senso interno che spin gerebbe ad adattarsi alle nuove necessit. Ma cos egli cade va interamente nel vago; n era po s sibile inoltrarsi su questa strada. .. .. La dottrina di Lamark ebbe per parecchi decenni non mol ta considerazione nel mondo scientifico. s ebbene divenisse gi insieme a tutta la dottrina dell'evoluzione uno dei punti di appoggio di materialisti e socialisti e desse incremento al progressismo massonico ed atefr, diffuso fino ai nostri giorni. Ma non aVrebbe probabilmente avuto tutte queste conseguenze se un libro, di risonanza vasta, riprendendola ed utilizzandola. non l'avesse legata alle sorti di un altro principio ben altri menti fondato: quello della selezione naturale. Carlo Darwin infatti, nella sua Origine della specie, uscita nel 1859 ritenne anche lui che una modificazione qualunque dell'indi vi.duo si trasmette nei figli; e aggiunse di suo che essa si per derebbe, e nessuna specie in conseguenza pfrtrebbe formarsi, se gli individui dfrtati di tale modificazione non s i riproduces sero esclusiva'mente fra loro. Questa verit, unita all'errore, .diede a questo inopinatamente nuova forza. La scienza ne fu inceppata, anwra per parecchi decenni. Essa per anche pri ma l'era andata cfrrrodendo al disotto; e solo coi sufri strati esterifrri e brillanti impediva che il crollfr divenisse apparente. Questo movimento non poteva non interessare la C hie s a : per due ragioni. Anzitutto era chiaro in sede purament e r eli giosa l'arbirio di togliere, in coiitraddizione coi fatti le bar riere tra le specie che sono invece forune originarie crea te per un atto divino ; mentre in sede pole mica non pote v a sfu g girle il grossolano sfruttamento che dell'ipotesi dell'e v o l u zio ne andavano facendo le sette per i loro sotterranei s copi. L 'ab bassamento dell'uomo alla scimmia e poi, con tutti gli es seri viventi, alla cruda materia doveva servire come punto d 'ap poggio per una spiegazione del mondo esclusivamente e c o no mica. L'ebreo Carlo Marx vide per il primo il grande aiuto che avrebbe potuto dargli il lamarki s mo come nucleo per cos dire teologico del suo sistema Non importa che qut' sto nucleo era falso : giovava molto la diffusione di cu i g odeYa, specialmente dopo Darwin; e la sua facile comunicabilit alle masse. Di questo s'accorse fino da quel mfrmento la C h ie sa; e ben l ungi dall'avversare la scienza come tendenzin.sa mente fu detto, cerc invece quanto pi pot di accostarvi si Ne avrebbe tratto, in f atti la verit ; e avrebbe sconfitto g l i avversari sul loro stes s o terreno. Sors ero allora insign figure di geologi biologi paleontologi in v este religiosa, o s e anch e in veste laica, strettamente fedeli al cattolicesimo: dei qu a l i basti ricordare qui di sfuggita Pasteur. La battaglia fu so p ra tutto imperniata su questi due punti: falsit del lamarki s m o e insussistenza di ogn i assurdo passaggio dalla materia inorga nica alla sostanza vivente. .. .. Nel 1850 era stata fondata La Civ ilt Cattolica l>. Ma su tale soggetto il suo orientamento fu fenno fino da principio. Le specie o razze ben distinte l'una dall'altra. Le loro forme predestinate e trasmesse. In occasioni d'ogni g enere, sia in sede teologica che scientifica questo arg omento ritorna. Per esempio in una recensione ad un libro del prof. Venturoli Materialismo e Panteismo nelle Scienze naturali" { anno 1 875 vol. VI, pag. 442) s i rileva insistent e mente il contras to tra la scienza autentica fond a ta sui fatti, e l e teorie tendenzio se e distruttive che vorrebbero tenerne il l uogo. Si nota che l a prima per l'eterogena mentre solo le s econde sono per la evoluzione In due altre recen s ioni del 1 8 77 s ui l ibri d i d ue illustri scienziati, James e Hartmann, s i citano favorevol mente, a tal proposito le stesse idee. In gener a le sorpren dente l'intuito con cui senza lasciarsi turbare dall'ondata an cora in piena es.pansione mossa da L 'ori gine della s pecie, si intravedeva dai redattori di quella Rivista lo s tato in cui era allora davvero la questione. Bench e s si probabilmente ignorassero le osservazioni gi fatte da Vilmorin, un botanico geniale quanto, in quel tempo. sconosciuto. Il quale colti vando delle barbabietole, e studiando il modo di attenerne. a scopo industriale il massimo prodotto aveva notato che non sempre due odi queste piante, ugualmente ricche di zucchero generano dai loro semi discendenze dotate di uguali qualit Che significa questo? Che non vero quanto aveva affermato 31

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arbitrariamente Lamark, ed aveva, sotto altra veste, poi ripe tuto Darwin, che le qualit acquisite dal padre debbono essere trasmesse sempre al figlio. Il lottatore, di cui si parlava in principio, dopo avere sviluppato Ia sua muscolatura, non vedr nel suo discendente gli effetti del suo }ungo esercizio. Intorno a quel tempo Galton, il cugino di Darwin, in un libro uscito a Londra nel 1883, veniva a questa fondamen tale affermazione. Se l'individuo non trasmette le sue proprie t e tutte le rnodificazioni che il suo organis-mo subisce non appaiono mai nei figli, allora vi qualche cosa di diverso che si trasmette; e questo, ben l ungi dal dipendere dal singolo individuo, e dall'apparire in esso, si conserva eterno e n83co sto : come una radice che, seppellita dentro il terreno, manda successivamente alla luce sempre nuovi gettoni. L'individuo soltanto una effimera manifestazione; la sostanza il germe cio la specie, la razza. La quale, si definisce so'lo dalle qualit pre valenti in una lunga serie. Il von Naegeli e il Weismann chiarivano e diffondevano pi tardi questa conchiusione: famoso divenne il libro del se condo, Teoria dell'ereditariet:. uscito nel 1390. Il lamarkis.mo cos era gi di fatto caduto. Ma sorprende, come dicevo, che pi di dieci anni prima, cio nel 1875 e nel 1877, gli scrittori de La Civilt Cattolica :. ne avessero, su terreno scientifico, gi piena sicurezza; e che nel 1880 (vol. III pa gina 198) non solo trovassero anacronistico l'insediamento, nella cattedra d'antropologia dell'Universit di Padova, del l'evoluzionista prof. Canestrini, ma accennassero fin da quel tempo, alla dottrina della predestinazione del germe. 32 La nobile e chiara juionomia di un console romano (Scul&ura del Palazzo deiCoR1Jer9Giori, Roma) Sul terreno filosofico una tesi utile a questo argomento sta nel De pluralitate for.marum di s Tommaso d'Aquino. Fin dal 1877, in piena polemica darwiniana, La Civilt catla mette opportunamente in rilievo. L'occasione data dalla recensione di uno studio del Padre G. Maria Cernoldi. S Tommaso, dice il Cemoldi, all'uomo, come a tutti gli altri esseri terreni, il medesimo principio costitutivo. Egli, al pari delle pietre, delle piante, degli animali, risulta di una fol'llla sostanziale. Questa in lui l'anima: principio non solo per cui il suo corpo vive ma rper cui ha, fisicamente, quelle tali attitudini e quel tale aspetto. Anima e corpo, logi camente, debbono sempre considerarsi congiunti: per in tal modo che il secondo dipenda strettamente dalla prima; e non viceversa. Da. ci derivano due conseguenze :primo che ad ogni corpo corrisponde sempre una. certa form o anima, dalla quale dipende e che, essendo predestinata, d un aspetto gi .anteriormente ai corpi (come dal seme nasce nel colore previsto la rosa) : secondo che, essendo nella realt diversi i corpi diverse son o le anime Le quali, pur nelle qua lit loro assegnate, tutte partecipano della origine divina. Queso richiamo, da una parte si dimostrava utile afferman do la pluralit delle forme, contro il volgare meccanismo dell'evoluzione, dall'altra poneva, nel modo pi ortodosso, il rapporto tra le qualit fisiche e psichiche nell'ambito di cia scuna Ed ecco, di anno in anno, la aggiornata Rivista, continuando a combattere la sua battaglia, utile alla scienza non meno che alla religione, contro i suoi arretrati e preten ziosi avversari, sostenere sempre pi il principio dell'origine

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L 'ottus o "olto dell'Imperatore Valent iniano I, di oscura f amiglia della Pannonia. polifiletica, cio della razza. Ecco nel 1907 (vol. IV, p. 472) la recensione al libro di G. Calderoni Nuovi studi su l'evoluzione; e, contemponmeamente (pag. 511) l'annunzi della istituzione di un ufficio antropologico nel collegio di Stonyhurst: per raccogliere i materiali delle missioni gesuitiche. Ora proprio l'antropologia a divenire oggetto prticolare dell'attenzione della Rivista. Diviene sempre pi chiaro in essa il proposito di accordare i risultati di questa scienza con le vedute di San Tommaso: proposito che viene molto lodato, per esempio, in una recensione (anno 1918, vol. lV, pag. 337) alle Leciones de Antropologia di JuHan Restrepo Her nandez. Tali divennero oggetto di ricerc a diretta per gli studiosi della Compagnia. Intorno a quel tempo il Padre H. Muckermann S. l. cominci ad acquistare fama -mondiale coi su6i libri di eugenica e di biologia umana. Ed ecco nel 1923 (vol. Il, pag. 64) la Rivista fare una recensione del suo notissimo Kind und Volk (Fanciullo e popolo); e met tere in rilievo come tutto quanto egli dice sul lato biologico della famiglia., sulla ereditariet dei vizi e dei pregi atavici, sulla scelta reciproca degli sposi, sia, per l'avvenire del fanciullo e della popolazione che ne sorge, della pi alta impor tanza morale e sociale Perch queste norme anzich da astrazioni vengono dall'intimo della natura umana :. .E' chia r o che l'ereditariet qui non solo riguarda il corpo materiale, m a anche le qualit psichiche a d esso connesse; che non si parla qui solo di generazioni sane fisica'mente, ma anche moralmente: _sempre attraverso la buona scelta dei matrimni. Ci non stato mai ntenuto in cont raddiz ione col pensiero cattolico: purch si tenga, come s' gi detto, ferma la pre messa che non l'anima sia condizionata dal corpo, ma vice versa. Ci non esclude la pluralit delle anime, o, se cos si preferisce, dei tipi psichici ciascuno dei quali la forma sostanziale del tipo fisico corrispondente. Del resto molti altri scienziati cattolici sia laici che reli giosi, hanno finora trattato questo argomento. Per esempio. tra i primi, Fischer forse il pi grande razzista e studioso di eu genica oggi vivente; il cui libro Ereditariet umana ed igiene delle razze l'ha reso noto in tutto il mondo; il dottor Hattingberg che, nella sua violenta polemica contro la psi canalisi di Freud e gli erotismi di Vandervelde, ha mostrato come solo dall'accettare senza discussione le norme razziste sul matrimonio, pu sperarsi il risanamento della societ moderna; il prof. l. Mayer dell'Universit di Friburgo, anche egli cattolico e studioso di eugenica. Tra i secondi, Mons. Luigi Hudal, Rettore dell'Anima, nel suo libro I fondamenti del Nazionalsocialismo aderendo in pieno alla dottrina raz zista, insiste solo sulla necessit d non divinizzare la razza: ponendola, al suo giusto gradino in una scala di valori in cima alla quale Dio. Ed infine, in questi ultimi giorni, su L'Avvenire d'Italia uno degli scrittori de La cat tolica ha tenuto ad affermare che non vi incompatibilit tra la dottrina della Chiesa e il razzismo, come stato enunciato in Italia. GIDSEPPE PENSABENE 33

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Un cappellino sulle ventitr; e questa negretta si sente incivilita . URTO DI RAZZE L'aver anteposto, nel titolo stesso dell'opera, il negro al bianco da parte del Westermann, diret tore dell'Istituto internazionale di lingue e civilt africane, senza intenzioni. Alla traduzione francese, da poco comparsa (1), premessa infatti un'introduzione del dottor Montandon (2) -professore di etnologia alla parigina scuola di antropologia -nella quale detto che W estermann dell'opinione opposta di coloro che, come Lidio Cipriani, dichiarano il negro irrime dia:Oilmente inferiore al bianco, incapace di equivalerlo e gli assegnano un compito subordinato. NEGRI cosa l'Europeo possa fare per voi, quel che decisivo quello che voi stessi farete per voi, e, pi ancora, quello che voi stessi siete. n. destino dell'Africano non dipende in ultima analisi dalla volont dell'uomo bianco, ma da quello che.l'Africano far per s. Se sorgesse un capo cosciente della loro responsabilit e riuscisse a fare di questa responsabilita una forza vitale per coloro che lo seguono, allora l'Africano si troverebbe, dopo tutti gli attuali turbamenti come un nuovo essere umano, e la cooperazione del Bianco e del Negro sarebbe una benedizione per tutti e due.> E' lecito, io penso, domandarsi, giunti a questo punto, se si tratta veramente della serena conclusione dell'opera di uno scienziato o della perorazione del sermone di un predicatore avventista tenuto, in una domenica bruciante di sole, a una folla di negri dell'Africa del sud. Perch di tutta l'Africa soltanto nel sud -dove in conseguenza di certi sistemi di colonizzazione, sui quali 'sarebbe ora troppo. lungo soffermarci, si venuto creando un proletariato negro comunisteggiante -che si sentono di questi '.discorsi e magari anche di peggio, ma non si capisce come uno scienziato, che pure ha titoli di seriet -che si possono riscontrare in moltissime pagine dello stesso libro -possa arrivare alle conclusioni sopra esposte. INFERIORIT DEl NEGRI La storia dei rapporti tra negri e bianchi in Africa ci mostra che l'urto fra le due razze non probai:::Imente un fenomeno istintivo, ma che stato provocato dal bianco per Per comprenqere il pensiero e gli ideali del W estermann basta rileggere le parole con le quali conclude l'ultimo capitolo del libro, dedicato all'urto delle razze: Non l'istruzione, n le misure di previdenza, per benevoli che siano, che conducono una razza a maturit. La razza deve aprire da se stessa il suo cammino e inoltrarvisi. L'ora presente per l'Africano, l'ara della decisione, ed egli deve essere pronto a prenderla, in piena coscienza. L'Europeo e altre razze estenderanno il loro dominio in Africa e il problema da risolvere, per l'Africano, di trovare fino a qual punto sar capace di mantenersi a fianco dello straniero ed entrare con successo in competizione con lui. L'Africano deve rendersi conto che tutto il suo avvenire in giuoco nella trasformazione dell'ora presente e di quella a ve nire. Tua res agitur :.: "Voi siete attualmente pesati nella bilancia". Qualunque Reclute nere per l'esercito di colore destinato a .. salvare la Francia". 34

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E gelosie tra potenze coloniali; che armavano e incitavano 'gli indigeni le une contro le altre, o per errati sistemi di colonizzazione, (errati anche quando al bianco non sembrava che lo fossero e lo erano perch non tenevano conto, ignorandola, della mentalit e quindi delle possibili reazioni dei negri). Non li Westermann soltanto (3) ad assicurarci che l'ideale del negro di imitare in tutto e per tutto il bianco, per quanto riguarda le apparenze esteriori, ma che egli al tempo stesso, incapace di assimilare la .cultura europea. L'inferiorit del negro non deve quindi considerarsi come un pregiudizio interessato del bianco. L'incapacit di organizzare la somma di conosaenze che gli derivano da un gran numero di osservazioni e di esatte, l'assoluta impossibilit di dominare le esplosioni emotive in preda alle quali si abbandona come a veri e propri accessi di follia, la passivit di fronte a tutto quello che non risveglia l'emozione e t'insofferenza all'applicazione metodica non solo delle facolt mentali, ma anche di quelle fisiche, sono, tra l'altro, elementi di inferiorit del negro sui quali il dubbio non pu essere ammissibile. E il Westermann costretto, per quanto malvolentieri, ad ammetterlo (vedi il apitolo: Alcune osservazioni sulla mentalit del negro Pagg, 35 51). Pi di uno studioso di questioni coloniali d'accordo nel ritenere che il negro adulto simile a un bambino bianco precoce, ed anche i pi indulgenti, come il Montandon, debbono riconoscere che il numero dei fattori superiori (fattori di fa cilit, di energia ecc.) assai maggiore tra gli individui bianchi che tra i neri e il numero di individui il cui assieme di fat tori rappresenta un complesso superiore ancora maggiore nella grande razza bianca che nella <: grande razza negra DELL'EDUCAZIONE DELL'INDIGENO Nel cercare qui n d i una soluzione ai pro blemi che nascono in conseguenza del .con. tatto fra bianchi e negn m Africa non si deve dimenticare auesto dato di fatto, fondamentale, se non ;i vuole incorrere in errori che nella pratica della politica coloniale possono avere conseguenze altrettanto pericolose per il bianco come per il negro. Sin da! primo incontro l'Africano portato a riconoscere nel bianco non gi una superiorit intellettuale, ma un potere magico pi grande e pi forte di quello cui egli pu fare appello. Il suo desiderio quindi di potersene impadronire. La pretesa di alcuni negri -specie nel sud Africa -di sentirsi uguali ai bianchi fondata appunto su questa concezione che astrae dalle capacit e qualit intrinseche dell'individuo e della massa e si fonda soltanto sulla possibilit di imitazione. Scrive il citato Willoughby dei Bant -e l'osservazione vale anche per gli altri africani -che dovunque essi entrano in stretto contatto con gli Europei abbandonano quanto di pi reale nella loro esistenza indigena e assumono, della vita europea, quel che vi di male riale e quindi superficiale >. Il Wcstermann ritiene che l'educazione e cio la scuola -cerchi di aiutare l'Africano ad evitare quest'errore rendendolo capace di comprendere e assimilare ia cultura europea. Il negro per non frequenta la scuola per il desiderio di edu carsi, ma, nella maggioranza dei casi, perch sa che un certificato di frequenza gli pu procurare determinati vantaggi materiali da parte del governo coloniale e una volta 'raggiunto quel niinimo bagaglio di cognizioni e lo raggiunge grazie a facolt mnemoniche pi che di assimilazioneha pretese che, se esternate da un ragazzo bianco, farebbero ridere. In colonia invece, per un complesso di ragioni politiche, egli viene accontentato. D 'altra parte il sistema educativo ado! lato dai bianchi nei confronti dei ragazzi indigeni ha graVi difetti (4) sia perch impartisce loro il pi delle volte una somma di cognizioni di cui non possono -in genere -afferrare la portata e l'utilit, per quanto elementare, sia perch' crea una massa di spostati e suscita quindi nuovi problemi politici ed economici. Con questo non si vuoi dire che il com pito educativo di una Potenza coloniale debba rimanere limitato alla formazione di quella piccola cerchia di indigeni la cui opera pu tomarle utile o necessaria. Ma ha torto -mi sembra almeno -il Westermann a ritenere che sia un bisogno urgente provvedere di scuole elementari i singoli villaggi indigeni perch occorre tener presente che per l'Africa l'analfabetismo non oggi da considerarsi una piaga alla stessa stregua che per una nazione europea. Non possibile in altri termini far compiere al negro, nel giro di pochi, quel cammino sulla via della civilt che il bianco ha compiuto in secoli. L'ambiente naturale del ragazzo deve essere il punto di partenza della scuola, deve essere il centro intorno al quale giri e rigiri sempre. Laddove questo legame tra la scuola e la vita giornaliera non esiste, possibile procedere all'educazione per acquisizione puramente meccanica di cognizioni senza rapporto con la vita interna. Forse il negro ha una tendenza all'imitazione superiore alle altre razze. Quando pensiamo che la preparazione pedagogica di un maestro di scuola indigeno non pu che avere un carattere elementare, non dobbiamo essere sorpresi che il corso generale di studi non desta l'interesse del ragazzo, iri molte scuole, e che maestro ed allievo si accontentino l'uno e l'altro di .im parare a memoria. La sete di conoscenza non eccitata e l'allievo non apprende per. piacere o per interesse al soggetto, ma perch spera che andando a scuola avr unci migliore possibilit di sistemarsi nella vita. :. Son parole di W estermann, ma non si comprende come l'osservazione eosl acuta dei fatti non gli suggerisca chiaramente le cause ed egli pensi che l'erorre consista solo nel non impartire un'istruzione superiore al maestro indigeno e non piuttosto in una naturale inferiorit intellettuale della massa indigena. CONFLITTO DI ECONOMIE N o i sappiamo, ad esempio, che anche la vita economica dell'Africano rimasta, p:; dello s tesso tenore e non mutata se non l dove genti di un'altra razza, Dai palmizi ai il salto arandel Un... elegantone allo specchio. 35

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L'espressione di quest'indigeno dice che il lavoro non iatto per lui. asiatici 0 europei, l'hcmno voluto.mente e quasi violentemente mutata. L'uso stesso dell'aratro, nella sua antica forma, si diffuso dall'est e dal nord, forse simultaneamente all'espansione islamica fino all'estremo limite meridionale del Sahara e al Capo orientale. Non ha tuttavia raggiun lo il pae3e dei Negri, neppure nelle regioni dove la presenza di bestiame, per esempio nell'est africano, avrebbe reso possibile la sua introduzione (5). Entrando in contatto col bianco e SPe cialmente sotto la sua direzione, il negro ha migliorato i sistemi di coltivazione e il loro rendimento economico. Sebbene una produzione indigena de} tutto indipendente sia economicamente importante e meriti sotto un certo aspetto e per determinate colture di essere incoraggiata, lo sviluppo sistematico di una colonia rende desiderabile e in molti casi indispensabile la cooperazione del bianco. La capacit di produzione del lavoro indigeno in un'organizzazione e sotto una direzione costante secondo il rapporto annuale del Dipartimento di Agricoltura del Tanganica (6). multipla di quella dello stesso uomo che lavori da solo. Lo stesso rapporto indica che mentre a Bukoba, malgrado lo sforzo di pi anni di educazione, le piantagioni di caff indigeno sono sempre in miserevoli condizioni, danno nel Chilimangiaro miglio. ri risultati forse a causa della vicinanza di numerose piantagioni non indigene. E' ovvio, ciononostante, che il bianco dovrebbe evitare la possibilit che i due sis temi econom1c1, quello dell'indigeno e quello del colono, sussistano contempera-36 neamente nello stesso lutigo e quindi en-trino in conflitto. Fino al momento dell'arrivo dell'Europeo, lavoro salariato-era sconosciuto cano, per quanto il capo avesse il diritto di richiedere ai sudditi, per varie ragioni, una certa somma di lavoro non retribuito. Il lavora per gli stranieri era qualche cosa di nuovo dunque per l'Africano. Ci nonostante egli entrava. volentieri alloro servizio. Quc:into in proposito scrive il Westermann assolutamente esatto (7) c Dovunque un Europeo si stabilisce diviene immediatamente il datore di lavoro di un certo numero di Africani. Il desiderio di poter comperare alcuni beni che il bianco porta, di vedere del nuovo, di sapere cose sciute, l'esempio dei compagni di trib, sono stati abbastanza forti da attirare centinaia di migliaia di iQ_digeni verso i centri creati dall'uomo bianco. Se si considera la cosa nel suo assieme ammirevole che il negro abbia risposto a questo richiamo e che abbia compiuto sino ad oggi una cos enor. me somma di lavoro. Fintanto che 'il lavoro al servizio del bianco non per l'indigeno che un'occupazione secondaria e che il centro della sua esistenza rimane nella sua comunit d'origine, il movimento di masse verso un'attivit pi intensa pu essere sa-. lutare. La situazione diviene pi scabrosa quando l'operaio perde il contatto con il suolo nativo, rompe i legami naturali che lo tengono attaccato al suo gruppo e diventa un lavoratore isolato. Questo significa un cambiamento cos radicale delle sue condizioni di vita che anche la maggior. cura e gli sforzi pi onesti richiedono molti anni perch si possa ottenere un reale assetto. Nel sud Africa la questione divenuta pi complicata perch il negro apparso come un competitore dell'operaio bianco. Quando l'indigeno ha lasciato la trib ed divenuto Cih!tante della citt si sforza di raggiungere il livello del bianco aumentando i suoi guadagni e desidera ricevere lo stesso salario del bianco. Avviene allora il conflitto perch l'opinione pubblica bianca, nell'AfriCa del sud, non tollera simili progressi da parte del l'indigeno. Il bianco teme che questo metta in pericolo la sua situazione e l'integrit della civilt europea in quel paese. Di qui la tendenza generale ad escludere, nell'Africa del sud, l'indigeno dai ranghi dell'operaio qualificato. Ma questo non sufficiente per impedire il malcontento dell'indigeno e risolvere una questione sociale creata si pu dire. artificiosamente dalla convivenza di mano d'opera bianca e indigena per lo stesso lavoro nello stesso .luogo. Questione. tanto pi difficile a risolversi in quanto il negro, staccato ormai defin, tivamente dall'ambiente originario, non si adatter mai pi a tornare al tenore di vita precedente. D 'altra parte la mano d 'opera bianca non nel sud Africa solti:mto di passaggio per compiervi determinati lavori e tornare quindi in patria, e non pu essere quindi totalmente sostituita da quella indigena capace di assumere compiti di lavoratore qualificato. IL BIANCO IN AFRICA I bianchi poveri, scrive il W estermann, che si trovano nel Sud Africa corrono il rischio di scendere al rango degli indigeni e il loro problemapraticamente-insolubile. Bisognerebbe da quest'esempio dedurre, che una_ colonizzazione con mano d 'ope-ra bianca a contatto con quella di colore frse impossibile in Africa? Certo difficile anche per europei di condizioni elevate che rivono i n contatto costante con una razza che ha un tenore di vita inferiore mantenere il proprio tenore elevato. E non soltanto questo il pericolo in cui incorre il bianco in Africa. Ma J'crgt,mento che pure merita attento esame da parte dell'etnologo, in quanto effettivamente dal bianco che dipende l'avvenire dell' Africa, stato soltanto sfiorato dal Westermann. E ci appunto perch egli crede, erroneamente, ad un possibile prossimo avvenire dell'Africa fondato esclusivamente, o almeno per la maggior parte, sulla razza nera. Allo stesso modo egli ha evitato un attento esame del problema dei meticci. Ma su questo tema converr ritornare. ANTONIO PETRUCCI (!) D. Westermann Noirs et Blancs en Alri-que >> Payot, Parigi. (2) Giorgio Monlandon autore del volume Lo race, !es races edito pure dal Payol, e si vanta di aver collaboralo dal i!r;:S all'Enciclopedia Italiana e particolarmente alle voci: C ivilt, cranio trofeo, culturali 'cicli ecc. (3) Willoughby Race Probl.ems in the New Africa. (4) Chi scrive ricorda di aver trovato -alla fine del '36 a Cberen nelle mani di u n ragazzet to cunama un libro di letture scolastiche in cui si parlava del Risorgimento e delle lotte per l'unit italiana. Quale interesse poteva a vere per il negretto que l racconto? Da alcune accorte interrogazioni mi riuscl d i stabilire che pur sapendo perfettamente a memoria quanto nel libro era scritto il ragazzetto non riusciva a rendersi conto di quel che significasse indipendenza ed unit. Wes!ermann, op. cii. pag. 53 (6) Dar-es-Salaam, 1932, p. S. (7) pag. 79. (8) op. cii. pag. 243. Un negro istruito impartisce ai compagni una lezione d'orologeria.

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I commenti -la stampa italiana ha fatto seguire ai punti enunciati dalla Commissione universitaria sul problema della e la funzione che il Partito si prepara ad assumere direttamente an che in questo campo come appare dallr dichiarazioni del del Partito -per creare nel popolo italiano una nuova coscienza razzista, strettamente con nessa alla sua dignit di popolo impe riale, hanno chiarito l'assoluta indipen denza d questo concetto nella dottrina fa5cista, sia dal punto di vista dottrinario sia dal punto di \'ista politico concreto. Bisogna eliminare ogni equivoco a queste riguardo, c stabilire una volta per sempre che l'atteggiamento razzista del ri<>ponde a una precisa situa zione di fatto, agisce in funzione di esi genze immediate come quelle nascenti dalla conquista dell'Impero e dalla conseguente colonizzazione demografica, pone il problema ebraico sul piano di quella lotta internazionale an ti fascista che dretta da uno stato maggiore notoriamente ebraico. La difesa della nostra razza e della nostra integrit politica una vera e propria necessit attuale e a quanti affermano di non vedere gli estremi per. causa dei contrasti di razza in Italia, bisogna rispondere che la differenza tra il Fas. ismo e la democrazia sta proprio in questo: che la seconda, in 9maggio alla libera volont popolare si accorge dci pro blemi solo quando sono sufficientemente in cancre niti ; il primo elimina ogni forma di tolleranza rinunciataria e guida, educa dirige la sensibilit e la dd po polo in quei settori di vita politica e verso quei problemi di pi vasta portata storica che le masse, per natura statiche, non sa-Ecco lo pseudo-razzismo intemazionalistico tradotto in immagini (sullo sfondo. naturalmente. della terra di Francia): la promiscuit Ira bianchi e neri non ha limiti: lo dimostra il sorriso con cui questa bionda parigina risponde all'invito di due africani. rebbcro capao:i di avvertire-is t a ntanea mente. Se fino ad oggi il R e gime come ormai indiscutibile ha fatto una poli tica d -di fesa e di potenziamento della razza, informata a veri e propri principi razzisti e se questa politica pu titoli di priorit nei confronti di qualun que altra, anche pi violenta, tempo 37

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ormai di portare apertamente a contatto della mentalit popolare il di questi problemi. Siamo dunque su un pia no naturale di attuazione logica di una ;tzione che si gi da molto tempo iniziata. D'altra parte sarebbe ingenuo credere che il razzismo, in Europa, sia limitato soltanto all'Italia e alla Germania. E sa rebbe anche ingenuo pensare che la pro paganda democratica antifascista abbia rinunziato a servirsi di questo potentissi mo mezzo. A questo riguardo appunto non male completare il quadro con quel razzismo (o antirazzismo) di marca demo cratica che indubbiamente ai limiti, ma llon oltre i limiti del paradosso, esiste ed esercita un'influenza non sappiamo quan to .favorevole sull'evoluzione della civilt europea. A questo atteggiamento di fronte ai problemi delh razza specialmente nella democratica Francia, si riferisce anche quel ptmto della dichiarazione razzista che nega risolutamente la possibilit di considerare l'esistenza di una unit raz ziale mediterranea Tale unit, che si basa sul concetto del l'incrocio e dell'evoluzione delle razze, dovrebbe--nascere dai rapporti storici, cui. turali, politici e dalle condizioni ambien. tii unitarie del bacino de]. Mediterraneo, considerato il centro di una civilt alla quale farebbero capo nello stesso inodo
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doettJiteJttaziotte DGL VOCA:BOL_ O a storia di una pa rola ha inizio con la sua etimologia ch' In sua genealogia : don de venisti ? le si do manda, e la risposta non mai priva di sorprese Nel docu mento vivo della lin gua la parola circola e respira: noi la pronunziamo ogni momento, magari, ma non sappiamo niente di essa ep pure un legame che ci congiunge nei se coli e ci porta alle origini, e per noi ci parla di Roma. Ma gli etimologi sono frc:ddi storici ed alle loro vizio l'affezionarsi ad al cune strane derivazioni ingegnose s, non vere. Noi che non siamo linguisti passiamoli un po' tutti al crivello e poi bilanciamo i risultati Il nostro viaggio alla ricerca dell'unit della r::zza italiana riflessa nei polverosi fogli dei vocabolari nostrani stato, in verit, un poco triste: troppi forse, troppi interrogativi, troppi dubbi, troppe discordanu e per di pi troppe derivazioni mentre il latino passato nei dialetti (specie nei toscani e pi nel fioren tino), nella nostra bocca l'unico pasto possi bile. Per chi uso a simili ricc.rche facciamo i nom dello Zamba1di e del che sono tutto quanto possediamo (povero c vecd1io materiale) in materia etimologica; Rigutini, Fan fani e Mestica si accodano loro con altrettante incertezze: essi guardano al Diez, al Mc:ier-Lii bke, al Lnrousse che derivano la parola r.z::z.z Jall'ant. a. ted. reiza, linea nel senso di linea sanguin (che si riporta senza dubbio alla stessa radice del gotico raihtz, angl. sass. rith, scand. rellr, ,ant. ted reht, pers. rosta, sancr. rag:) Il Larousse fa giungere le sue bizzarre deriva zioni fino al ted. raki che vale cane spie gando cos la popolare nostra razza di cane Ma il -Bloch mette le cose storicamente al loro giusto posto stabilendo il periodo d'in troduzione della parola ital. raz::a nella lingua francese: XV-XVI sec. ed aggiunge che in se-. guito venne lo spago ra::a; ma anche lui si arrende per l'rigine e la dichiara oscura. Fac-NGLLA ;]\[OSTRA LINGUA ciamo un po' di luce in questa oscurit degli etimologi nostri e stranieri: assurde .sono le proposte del Grober e del Korting per lo sia v. raz, impronta, schiatta o per J'arab. razz, {< piantare e del Traumater per l'a. gall. re, perch tutte queste voci, assieme al mod. ted. raJJe derivano dall'i tal. razza: passati loro dal basso latino prima che l'italiano vero e proprio nascesse. E' tutta roba nostra che ci torna con ]'etichetta straniera. Il solo Tommaseo ci conforta dicendo deciso : rammenta l'aureo lat. radix e il gr. il Menagio con lui, mentre il Canello propende per ratio: traducendo il primo abbiamo radice rdica con il secondo genere -natura-sorta >>. Ma dobbiamo escludere r.ulix per due ragioni: contrasta con l'accento dei casi obliqui (infatti ne venuto fuori rdica e non razza ) poi fa difficolt il comparire questa voce nelle lingue romanze dopo il medioevo, in cui si disse anche ragice Onde pi sicur o attenersi a ratio il cui processo di passaggio nella nostra lingua dal basso lat. semplicissimo e naturale, raddoppiandosi il suono aspro della :;;, ed il cui significato originario di discendenza rimane intatto. Per completare la biografia della parola accenneremo alle derivazioni italiane dell'uso: in senso dispregiativo venuto razzaccia e razze/la, poi dirazzare (intr.) {. in sensu cattivo. 39

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hi volesse informarsi del caustico pensiero di Alfredo Panzini sulla parola razza in tesa nel senso odierno, come unit virile dello Stato e come sChiet. tezza di civilt, c chi volesse informarsi sul termine razzJmo, CO mc teor biologica e politica che combatte il mescolamcnto delle varie razze, resterebbe inNon c' l'ombra delle due voci n e ll e aggiunte al suo Dizionm io moderno (ultima ediz. 1935) e gi da due anni in Ger mania si agitavano e si mettevano in opera le idee razziste Il caustico Panzini registra la voce rc1;:;:"' parlando soltanto degli animali ed in specie dei .. caYalli; in al genere umano egli vede solo il gentiluomo d r.zzza e la donna di r>J::z,l (il riferim en to animalesco sempre vicino) e guesti modi di dire li fa venire dal francese Non solo il Panzini che ci delude: poco ci dnno il Fafani, lo Zingarelli il Petrocchi ; bisogna per forza riandare agli Accademici della Crusca per fermarsi al Tommaseo, questo dal mata italianissimo che ventenne scriveva a Ce sare C.tnt : lo sono italiano p e rch nato da veueti, perch la mia prima lingua fu. l'ita(i,ma perchi: il padre di mia npnna ve nuto in Dalm azia dalle valli di Bergamo. La Dalmazia virtualmente pi italiana di Bergamo ed io, in fondo, sono pi italiano dell'Italia Ecco uno scrittore razzista, che se nte l'antichit la purez za, la n obiltil della sua progenie, della sua razza: e s e questa palpitante testimoriianz.: non basta, ecco quanto egli scrive nel suo Di z ion.1rio d e i sinonimi: Nell'inYasiooe dei Lon gobardi, b f o rt e tazza del Settentrione congiunta : dia delicata it:tl i ana, di e de il bel sangue Iom-40 bardo; ed aggiunge: Cos, per denotare l'unio, ne di varie famiglie in vinCQli d affinit, o la pro. genie che ne deriva," si potr dire: il mescolarsi delle razze ha conseguenze anco politiche; bisogna nella scelta delle mogli badare alle razze; e simili. Dove razza indica le qualit morali e corporee, infuse, per cos dire, nel sangue di quelli che da una stirpe comune provengono : In questo senso razza differisce dall'altre parole dichiarate (casato, stirpe, schiatta, lignaggio, linea, progenie, gena, famiglia, prosapia, generazione, seme), perch quelle indicano solamente l'origine prima e la linea di discen denza, o la nobilt del sangue, o il vincolo dell'attenenza ma ,azza indica le qualit che da tale attenenza o discendenza derivano Migliore e pi chiara e pi precisa definizione della parola razza oggi ancora noi non trove remmo e tanto attuale. La parola razza fu prima usata per distinguere le specie degli animali e delle piante. Un solo esempio ha il '300 di questa voce e d ani mali bruti; i l Pulci, di uomini; quelli del '500, di bestie. D'uomini nel '300 dicevasi e in bene e in male schialta e altre. Razza poi fu pi di bestie: Nel com. a Dante. Par. XVII. detto: L'uomo conosce lo iupo pi perfettamente, che sane ch'ello animale di mala razza; quindi fu d'uomini familiare, come in Fortiguerri ( 1671): A foggia di bestiame Si vive in oggi, e nem meno si bada, Siccome in quello, a razza ed a pelame e c' riflesso il concetto dantesco (Com. Par. XVI) Sempre la confusion delle persone Principio fu del mal della cittade Ma ecco Gioberti ( 1801) parlare di popoli uni generi e compaesani ed Eugenio Paolo Paolini {1844) precisare : La prosperit dell'individuo con dizione della prosperit della razza Per razza inteso in senso dispregiativo le te stimonianze sono tante che non vale riportarl. Per questo Tommaseo avverte: Triviale e da non ndire razz.1 di cani; a chi ripetesse razza d'asino! potrebb ero rimandare l'ultima paroia quegli echi che ripetono anche gli sdruccioli l lievito delle parole, il miglior veicolo di esse sono le usanze, i costumi, i riti popo lari. E' cos che la lin. gua, come un perso naggio, partecipa alla vita di un popolo, di venta la sua storia, ne esprime il grado di civilt. Le parole, alle volte, si fanno sopraf fare dagli eventi e cambiano significato e mu tano anche veste e destinazione; se ne pu sviare financo l'origine. Sotto questo aspetto la parola razza stata immutabile, incrollabile nella schiettezza della sua voce e nella purezza della sua origine latina. Ha espresso molte cose in una sola natura: il popolo non trasforma la parola ma la adatta ai suoi bisogni espressivi. Raccogliamo la sua sapienza. Il latino dice : generatio praeteril et genera tio advenit e poi: hellr1m omnium contra omne.r {usato anche da Hobbes) e ancora: homo, homini lt1pus; il popolo traduce: una razza si estingue e un'altra nasce e due son le razze degli uomini : i divoranti e i divorati. Nel Ricdardetlo si legge: Razza di boia, di birri e di spie Che possano esser pasto delle Arpie. Un proverbio toscano ammollisce: Chi troppo ride, ha natura di matto; chi non ride di razza di gatto. E ce n' uno contro gli ebrei, da Jove si vee cbe la loro influenza stata sempre in ogni epoca nefasta: Quattro razze fan molto male al mondo: preti, nobili, ebrei e p ... E per alcuni colleghi scettici che si sbracciano a dimostrare con argomenti troppo deboli la verit delle asserzioni razziste, abbiamo questo: Molti fanno onore alla loro razza come l'asino a lla fiera dei cavalli o quest'altro : Non v' razza cos buona che non abbia il suo scarto FR ANCESCO CALL ARI

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DIGNIT E' tempo -ed bene -che venga messa in luce meridiana questa grande verit: I' orgoglio> nazionale di noi Italiani essenzialmente, anzi unicamente, orgoglio di razza. Si comi!'lcia infatti a constatarlo dalLa nostra maggior musa, da Dante. Per chi non ha il mal vezzo di perdersi dietro i significati anagogici, chiaro come il Poeta non faccia mai distinzioni o discussioni filosofiche intorno alla sua origine: dice senz'altro 'di s, e della schiatta cui appartiene, d'essere la pianta nella quale rivive la semente santa dei Romani. Tutta la Divina Comm&dia > imbevuta di questa convinzione, che ha un deciso valore reale ed inequivocabile. Il Poeta insomma, per la stirpe: ossia per gli elementi materiali che distinguono popolo da popolo. D 'uno in altro sangue >, nostra nobilt di sangue confusione delle persone cio mescolanza di razze diverse: queste sono le sue espressioni pi comuni e significative. Coloro che non vi hanno badato, o si sono lasciati invi:schiare dai varii umanitarismi e misticismi che infestano un po' tutti i secoli, hanno peJ;, conseguenza affermato che in Dante il problema della nazionalit non era sentito, o avvertito, nel modo nel quale, secondo loro, si determina pi tardi. Errore grossolano e ingeneroso, perch mentre disconosce un fatio innegabile, alterci d'altro canto i termini della verit sotto il miraggio d'ideologie in tutto esotiche. Per Dante non c' Nazione, che non sia Popolo, stirpe, razza, precisamente come per gli autori dell'antichit, e come per Giambattista Vico. Nazione Italiana equivale infatti a razza Italiana, e vi sono soltanto, in Dante, o La tini, o Greci, o Tedeschi, o Mussulmani, o Ebrei, asia razze determinate e determinabili. Tanto determinabili che non si la nemmeno quistione, al caso concreto, di noachidi, oppure di reggimento politico avulso dalle condizioni materiali dei popoli: la politica sempre in funzione della stirpe. Per questo Dante ha messo in circolazione la nota frase sull'Italia considerata quale giardin dello Imperio>. Egli non l'ha adoperata nel senso capovolto, nel quale l'hanno capita i pi.: che, cio, ci debba essere prima l'Impero, e poi, dentro di esso, l'Italia, quasi che a quesia spettasse l'unit nazionale, e a quello l'unit politica. Invece per Dante la stirpe latina quella che ha dominato e deve dominare, perch la sanguinit gentile destinata da Dio al comando. Sarebbe infatti strano che, proprio il poeta che, oltre sei secoli addietro, ha delinealo con indiscussa precisione i conlini geografici della Patria nostra, si fosse poi dimenticato che questa Patria, con un popolo illustre per stirpe e tradizione, dovesse anche avere un Regno! Il vero .che l'Impero di Dante non era, n il cosmopolita impero dei Franchi, n quello forestiero degli Ottoni, ma semplicemente e naturalmente l'Impero d'Augusto, che ha per centro Roma, e per territorio suburbicario l'Italia, ossia il territorio abitato dalla razza italiana>, la quale s 'identifica senz'altro con la c .razza lcrJna N in modo diverso da Dante la pens il DI UN POPOLO Petrarca. Questi fu sempre persuaso che geografia, popolo, storia e grandezza politica son cose che stanr.o le une in relazione c::on le altre. n vacuo spiritualismo romantico dell'BOO sarebbe stato, per la sua solida mentalit, un assurdo senza nome e senza consistenza. Una patria sempre un che di tangibile e di visibile. Nel 1358, bramoso di far ritorno in Italia, dopo lungo esilio, il cantore di Laura non si mette a disquisire dal punto di vista morale sul concetto di nazionalit. Scrive invece, in un impeto d'entusiasmo lirico, che sa quasi di bramosia fisica o carnale, la famosissima epistola metrica intorno alle bellezze del nostro Paese, nella quale si parla di conlini geografici, di pregi naturali e di uomini forti, capaci d'imporre la loro volont al mondo. li ricordo di Vergilio vi palese, e vi palese pure il ricordo di Dante, di cui il Petrarca fu emulo tanto costante, quanto inconfessa!o. Ma, attraverso il ricordo, il sentimento vivissimo e violento, come di uomo che riconosca i tratti di un volto, del quale avverte l'affinit naturale, senta il caldo d'una mano animata dal suo stesso calore. E nell'altra non meno famosa canzone all'Italia, ::he i critici pongono tra il 1344 e ii 1370, l'elemento concreto e materiale il zolo su cui il Poeta in ultima istanza si londa, per distogliere i contemporanei dalle rivalit rissose, e insieme neghittose. Il barbarico sangue> contrapposto con estrema violenza al vostro cio al sangue degli Italiani, che non discende, come quello degli stranieri, dal seme del popolo senza legge>, e la tellus tuta bonis, metuenda superbis dell'epistola metrica, diventa il terren ch'io toccai prima, il mio nido, la madre benigna e pia, che copre l 'uno e l'altro mio parente. Non si potrebbe dunque essere pi espliciti di cos: geografia, razza, dimora, prima di ogni al tra, e sopra ogni altra cosa. Poi, quando queste saranno state ben determinate, allora verranno la storia e le glorie della politica, ossia la civ,ilt. In tal modo sentono, in-tal modo scrivono, nel Medio Evo, i vaticinatori della nostra Italia presente, segnando la traccia a quanti scrittori vengono dopo di loro e tramandano di secolo in secolo l'idea generosa e feconda d'una Patria sublime per memorie e privilegiata per natura. S'impossessa di questa idea, sui primi del Cinquecento, Nic-col Machiavelli e osa comporre il suo Principe nel bel mezzo di contese politiche che avrebbero fatto tremare le vene e i polsi a qualsiasi altra tempra d'uomo. E si badi che le sue espressioni sono, alla perIme, le espressioni stesse del Petrarca, con i cui versi anzi conchiude il ventiseiesimo capitolo del suo immortale capolavoro. Per lui, come per il cantore di Laura non vi sono che Italiani contrapposti a e il dominio dei Barbari, puzza :1> come puzza appunto una pelle, un sangue, una razza che non sono la propria. La violenta espressione del Segretario Fiorentino non un'espressione metaforico, ma una espressione, per quanto plateale, ben concreta e precisa: essa designa dantescamente una verit che deriva dala natura stessa delle cose, e che solo la gente imbellettata pu prendere in senso traslato. Gli Italiani si distinguono da ogni altra razza per la solidit delle loro membra e la sa_nit della loro carne abituata all'igienico lavacro delle terme romane: identic! ai Latini per virt e volont, oltrech per filiazione e discendenza 'diretta, sono deboli soltanto per l'assenza di ordinamenti politici e la mancanza di un Capo. Ch, ::;e in Italia apparir un redentore con quale amore non sar ricevuto in tutte quelle provincie che hano patito per queste illuvioni esterne l Quali porte se gli serrerebbono -domanda con lirica esaltazione il Machiavelli -quali popoli gli negherebbono ubbidienza? quale invidia se gli opporrebbe? quale Italiano gli negherebbe ossequio?. Geografia, razza, e quindi tradizione storica e politica sono i prbcipii dominanti di quella sana mentalit positiva che nutri il nostro Rinascimento, il quale tenne d'occhio alla realt effettuale delle cose e non si perdette mai dietro le frascherie sentimentali tipo secolo XIX. L'Italia per gi scrittori del secolo d'oro delle nostre Lettere, innanzi tutto una realt che si vede e che pu essere raffigurata in modo preciso: solamente a questo titolo essa costituisce una Patria. Se Erodoto aveva infatti paragonato il Peloponneso ad una foglia di platano, il Giambullari paragona l'Italia ad una foglia di quercia. Giace dunque l'Italia -egli scrive nel suo stile solenne -come una foglia quasi di quercia, tra il levante della vemata, e il mez-zogiorno: e da tre bande circa dal mare Adriatico, Ionio e Tirrenio, 41

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confina solo a ponente con la Provenza, e a tramontana con la Germania, mediante per le montagne altissime ed aspre, che (secondo pone il Biondo) franzescamente si chiamano Aipi Quale isterico mondano,' come egli si professa, cio quale patrocinatore degli interessi terreni, e non dei disegni spirituali della Pro.vvidenza, il Giambullari si scaglia quindi contro Costantino che trasfer la sedia in Bisanzio e abbandon la universai regina del mondo, proponendo i paesi strani a domestici, i servi a' signori. Con.cezione questa che dantesca e petrarchesca insieme, purch si voglia tener presente che, ai tempi del Petrarca, era oramai svanita anche la estrema speranza d'una renovatio imperii e l'unico potere Italiano e Romano era quello dei Papi, profughi ad Avignone; come Costantino a Bi sanzio. Il Giambullari, nel bel mezzo del Cinque<-.)nto, fa pertanto eco ai suoi predecessori e lancia ai posteri un doppio monito che anche un sublime vaticinio: Roma caput mundi non pu essere posposta ai paesi strani ed ai servi e l'Italia -che il Petrarca ha cantato quale opulenta viris cio feconda di eroi, ha la stessa figura d'una foglia di quercia, ossia della pianta che simbolo della forza e della perpetuit, e la cui fronda serve per coronare i vittoriosi. Sostituirebbe adesso un'esercitazione puramente rettorica quella d'andar cercando, nei secoli successivi della nostra Letteratura, documentazioni altrettanto manifeste come quelle riferite fin qui. Cinquant'anni dr: ca, dopo il Giambullari, Fulvio Testi, nel suo poemetto dal titolo Pianto d'Italia, o l'Italia afflitta, fa dichiarare alla nostra Patria che essa non ha sopportato mai lungo tempo un impero barbaro o ignoto>> e che, anzi, .... qual palma nobile e indefessa mi sollevai, pi nel vedermi oppressa. Quasi nello stesso torno di periodo il Tassoni, presunto autore delle famose Filippiche >> contro la dominazione spagnola, mantiene con il Polonghera un carteggio che pieno di sacro fuoco d'amor patrio e d lo spunto ad una letteratura libellistica in gran parte anonima, che pullula in ogni dove, nelia Penisola Sono queste verit che tutti conoscono, e che perci non giova ripetere. Quello che invece bisogna chiarire (come stato avvertito da qualche pensatore di buon senso) che non si tratta affatto di manifestazioni isolate di concetti e sentimenti individuali, ma di voci che, tutte insieme, si congiungono in un sentimento di odio, che le ispira e le iniiamma e che formano come un nobile accordo di rimpianto e di gioia, di tie di speranza, nel quale suona alto e si afferma il nome d'Italia, innanzi ai suoi figli e allo straniero. Perci non c' da meravigliarsi se la letteratura politica del Sei e Settecento diventa addirittura imponente. C' da meravigliarsi invece che essa si sia fatta pi vivace e violenta, quanto maggiormente il rischio d'esprimere un'opinione diventava addirittura minaccioso. Non sono pi soltanto i Grandi che levano le loro proteste e parla-42 no alto della nostra stirpe d'eroi: vi sono una folla di minori il cui nome a stento pu essere colocato oggi in una storia delle nostre umanissime Lettere. iuttavia i Grandi sono, come sempre, i pi ascoltati, ed per questo che l'Ottocento non si ricordato altro che di loro e, per bocca del Foscolo, ha considerato l'Al fieri quale l'esponente massimo dell'indignazione italiana e della speranza mai assopita negli animi. Vittorio Alfieri era un simbolo veramente degno: le sue ossa, in Santa Croce, potevano fremere amor di patria perch in lui il problema della nazionalit aveva assunto lo stesso colorito di concretezza che aveva avuto in Dante. Insisto -egli scriveva nel Misogallo -su questa unit d'Italia, che la Natura ha s ben comandata dividendola con limiti pur tanto certi rimanente dell'Europa. E, rivolgendosi alla Patria, con l'impeto stesso della famosa apostrofe del canto di Sordello, diceva: Finch un tremuoto, o un diluvio, od una qualche cozzante cometa, non ti avranno trasmutato di forme, finch tu stretto e montuoso continente, tra due racchiusi mari, penisoletta ti sporgerai, facendoti dell'Alpi corona, i tuoi confini dalla natura son fissi ed una pur sempre (per quanto in piccoli bocconcini divisa e suddivisa tu sii) una sola pur sempre esser di d'opinione. Vittorio Alfieri riepilogava il pensiero po litico e letterario italiano, quale s'era rivelato con chiara precisione fin dai tempi di Dante. L'Italia una Nazione e deve essere uno Stato, perch un popolo, ossia una razza geograficamente distintci dalle altre per il volere di Dio e per le materiali condizioni della Natura. E poich la razza istinto e passione, l'Allieri non predicava ideologie inconcludenti, ma proclamava in modo semplice e crudo: Chiunque, o Italia, t'insegner a ben odiare i tuoi naturali e perenni nemici, verr ad insegnarti, e a rammentarti ad un tempo, il pi sacro dei tuoi doveri l Accadde cos che, quando nel secolo scor-30 il. Mazzini per ragioni tutte particolari e contingenti, cerc di mettere in luce un concetto spiritualistico della nazione, rifat tosi al nostro passato e alla tradizione letteraria, fu c.:ostretto a desistere dal suo tentativo e a ritornare all'idea squisitamente latina dela razza, senza false intromissioni di elementi e di convincimenti esotici. Nello Statuto .della Giovane Italia il Grande Genovese lascia da parte qualsiasi distinzione pi o meno sottile e parla senz'altro di universit degli italiani, con espresso richiamo ad una nozione condivisa da ognuno. Tutt'al pi egli ci aggiunge la parola progresso, che fondamentale. per la sua filosofia politica, ma che non esclude, anzi presuppone, i dati materiali del conceto di nazione. Per Nazione -egli chiariva in altra sede -noi intendiamo l'universalit dei cittadini parlanti la stessa favella, associati, con eguaglianza di diritti civici e politici, all'intento comune di sviluppare e perfezionare progressivamente le forze sociali e l'attivit di quelle forze. Tuttavia una definizione di questo genere non chiariva soltanto il concetto di Nazione Italiana, mefteva in luce anche un intero progrd'mma politico. La Nazione rimane un !atto geograficamente, e cio materialmente determinato, e attestato inoltre da un fenomeno sensibile: la lingua. L'intento. di perfezionarsi, il mezzo, o i mezzi necessari per raggiunger.e un tale intento, non sono pi fatti, ma aspirazioni che ne dipendono, e sono possibili solamente ove il fatto esista. Coloro che hanno tanto elucubrato sopra lo spiritualismo e l'idealismo mazziniano sono pregati di ben meditare, per loro personale edificazione, sopra il V capitoletto dei Doveri dell'Uomo, che porta il titolo di Doveri verso la Patria. lvi detto con estrema semplicit che Dio ha fonddto il germe delle Nazioni ripartendo il genere umano in gruppi nettamente divisi dai cor si dei grandi fiumi, dalle curve degli alti monti e dalle altre condizioni geografiche. E, per quanto riguarda gli Italiani in ispecie, il Mazzini scrive senz'altro: A voi, uomini nati in Italia, Dio assegnava, quasi prediligendovi, la Patria meglio definita d'Europa. In altre terre segnate con limiti pi incerti o interrotti, possono insorgere quistioni che il voto pacifico di tutti scioglier un giorno, ma che hanno costato e costeranno forse ancora lagrime e sangue: sulla vostra, no ... Non vi sviate dietro a speranze di progresso materiale che, nelle vostre condizioni dell'oggi, sono illusioni. La Patria sola, la vasta e ricca Patria Italiana che si stende dale Alpi all'ultima terra di Sicilia, pu compiere quelle speranze Una certa rivista Jiorentina che, quantunque retta da degnissime persone, sta tuttod a bofonchiare intorno alle vicende della nostra politica e cultura nazionale, ha di recente rilevato, con particolare malizia critica, come, secondo' il Tommaseo, il termine razza sia male appropriato quando si faccia quistione di uomini, perch tale termine s'usa propriamente per le bestie. Peccato che la toscanissima e puritanissima rivista non abbia tuttavia pensato che il Tommase:o non era fiore .ntino di na-' scita e, per conseguenza, spesso si trov ad affermare cose, intorno alla lingua, che mancano d'un reale fondamento. Ch, se, viceversa, la delicata rivista avesse consultato o la Crusca, o semplicemente il Petrocchi, avrebbe avuto agio di vedere come il termine razza s'usa in Italiano di famiglie di popoli, talch si dice razza bianca, razza nera, gialla, rossa o americana o meglio, razza latina, germanica, slava, Si tratta dunque di un termine geografico, che tale e deve rimanere, perch gli uomini sono stati distinti da madre natura in razze, proprio in base alla terra da loro abitata ormai da millenni E noi Italiani siamo .di razza Italiana. Tali ci siamo sempre sentiti, e ci sentiamo, profondamente convinti con Dante, con il Petrarca, con il Machiavelli e on il Mazzini, che, in questo campo, l'orgoglio dignit e decoro di un popolo, e che i varii umanitarismi e spiritualismi pi o meno cosmopoliti .sono soltanto originati, o dall'astuzia degli ipocriti, o dalla debolezza dei vili. RICCARDO MICEIJ

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La della razza penllle Elabrato nel clima della Rivoluzione, quando gi la battaglia demografica si sferrava violenta contro gli insidiatori della nostra -razza, il C. P. 1930 non poteva disinteressarsi della necessit eli vegliare sulla incolumit etnica della Na zione. Ii titolo X dei delitti contro l'in _tcgrit c la sanit della stirpe raggruppa in una sistematica collaborazione c i de litti di aborto e innovazione rilevantissima nel campo giuridico i delitti di pratiche contro la procreazione c di contagio venereo. E' la prima alta che sono date sanzioni a delitti, che alla malvagit del luro ordito uniscono una peri colosit tale da costituire dci veri attentati alla vita della Nazione. La funzione di difesa della razza assurge cos, ad opera del legislatore ita' liano, a funzione di diritto pubblico c come tale trov nel contenuto delle norme una adeguata c:Jrrispon sione. Non poteva sfuggir ai giuristi che han no formato il nuovo Codice Penale che la battaglia demografica non aveva efficacia se nel tempo stesso lo Stata non avesse statuito delle sanzioni contro quelle azioni che costituiscono l'ostacolo pi tremen do ad una politica d! vita e di numero. E questo intervento dello Stato a tutel a degli interessi della stirpe i: un principio veramente rivoluzionario. Negli altri progetti si era tenuto conto solo dell'intercspri,ato cd anche in questo lo Stato assumeva un ;teggiamento preciso. Era l'epoca in cui il malthusianesimo, protetto da una falsa concezione edonisti ca maturata all'ombra degli immortali principi dell'89, soffocava con l'infamia delle sue dottrine le culle 1iascenti. E quando diminuisce il numero delle nasci te la razza si indebolisce c la Kazionc t!ccadc. Solo una concezione dello Stato_ che po' ucsse in primissimo piano fattiva p;1 litica. etnica poteva estirpare questa co scienza delittuosa con la tempestivit c la forza delle sue sanzioni penali. E il problema ben si inquadra in quelli che sono i compiti altissimi della giurisprudenza penale: la tutela della Societ c della N azione Le pratiche contro la procreazione c quelle apportanti al contagio venereo, sra. dicando l'una la generazione nascente, av velenandola l'altra per uno sfogo basso e bestiale dei propri istinti sessuali, minavano alla base la potenza dello Stato per ch ne recidevano le forze vitali che do ,cvano esserne vita e sicurezza E dalle pagine della relazione al Re del Ministro Guardasigilli Alfredo Rocco, il problema della razza balza su delineato, preciso, geometrico, senza conc ett uosc superstrutmre filosofiche o vuoti arzigogoli giuridi ci. La principale ragione di essere della incriminazionc da trovarsi nell'offesa all'interesse che ha la Nazione come unit etnica di difendere la integrit e continuit della stirpe. Non pu in vero dubitarsi che ogni atto diretto a sopprimer-c o isterilire. l fonti della procreazione Il pasto del,l'agnello pasquale che dovevasi fare in piedi e frettolosamente. (Facsimle di un'illustrazione ebraica del seoolo XV). Direttore responsabile : TELESIO INTEBLANDI sia un attentato alla vita stessa della razza nelle serie delle generazioni presenti e future che la compongono, e quindi una offesa all esistenza stessa della societ etnicamente considerata. cio all'esisten za della Nazione... Si vuole affermare ch e all'offesa d'ogni altro interesse prevale la offesa all'integrit c continuit della raz za, elemento alla vita della Nazione c dello Stato (R. R. n. 177) Ana logamente il legislatore rav, isa nel procurato aborto e nell'aborto consenziente, attentati alla maternit, un'offesa alla razza e alla Nazione c questo concetto ispira gli articoli 545-554 riuniti sotto il titolo decimo Pi forte dell offesa privata, pi lrofondo riegli interessi individuali, l'in. teresse dello Stato prevale decisamente, incrollabilmcnte come i l pi direttamente colpi to da questi delitti. E il legislatore incuneando questo titolo tra i delitti contro la moralit pubblica e i delitti contro la famiglia gli d il posto pi consono c pi appropriato in quanto se da un lato .J.Uesti delitti, considerati nel loro demcn-to materiale, incidono nella morale e nel buon costume, d'altra parte la famiglia, focolare della razza, che viene schiantata daJla volont e dalla coscienza del colpevole. Ma a queste premesse non corrispon dono sanzioni tali quali si aspetterebbero dalla nuova concezione di questi delitti. Nella applicazione delle pene il legislatrc non si di gran lunga discostato dalle pene comminate dal Codice Penale 1889. Bisognava invece che la pena fosse pi forte che per altro delitto con-tro la morale c il buon costume non solo ma anche dei delitti contro l incolumit personale. Nella loro gravit i delitti contro l a razza sono inferiori solamente a quelli contro la sicurezza dello Stato, anzi possono per gli interessi altissimi che ledono essere quasi compresi in quelli Se colui che attenta alla sanit della stirpe un uomo terribile, un malvagio, uri attentatore alla vita della Nazione, il so delitto non reclama le blandizie della legge, ma ne esige i maggiri rigori, se vera la equazione del Bentham : che la pena deve essere al delitto, come l'allarme sociale alla pericolosit del colpevole UGO CANGIANO Stampatori: Societ Anonima Istituto Romano di Arti Grafiche di Tumminelli & C. -Largo CaValleggeri 6, Roma

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PREMIO VIAREGc;IO .. ,-'l 9 3 8 CONCORSO DFJ GIOVANI QUINDICINALE ILLUSTRATO DI DIVULGAZIONE MEDICA Prevenire Assistere Guarire PREZZO DI OGNI FASCICOLO LIRE 2,50 ABBONAMENTI : Annua l e : Italia e Colonie L. 50 -Estero L. 70 Semestrale : Italia e Colonie L. 27 Estero L. 37 QUINDICINAlE ILLUSTRATO DI DIVULGAZIONE La Storia interessante e divertente raccontata, rivelata, illustrata PREZZO DI OGNI FASCICOLO LIRE 2 ABBONAMENTI: Annua l e : Italia e Colonie L. 40 -Estero L. 60 Semestrale: Italia e Colonie L. 22 Estero L. 33 F L m Il PI BEllO. IL PIU RICCO, IL PIU IMPORT ANTE SETTIMA-NALE DI CINEMATOGRAFO, TEATRO E RADIO PREZZO DI OGNI NUMERO LIRE 1 ABBONAMENTI : A n n u a l e : Italia e Colonie L. 45 -Estero L. 70 Semestrale : Italia e Colonie L. 23 Estero L. 36 'UMt ABBONAMENTO SPECIALE CUMULATIVO Al TRE PERIODICI [@ ST [@ SALUTE dal mese di Agosto al 31 Dicembre 1938 con diritto a ricevere i numeri arretrati sinora usciti d i "Storia" e di "Salute" SOLO LIRE 65 INVECE DI LIRE 77,50 Affrettarsi a inviare tale importo all'UFFICIO PERIODICI T UMMIHELLI. Roma, Piazza del Collegio Romano 1-a oppure a versarlo sul conto corrente postale, l -24910

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[Roma :
b Societa anonima Istituto romano di arti grafiche di Tumminelli],
August 20, 1938
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