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Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario

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Material Information

Title:
Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario
Physical Description:
Serial
Publisher:
Società anonima Istituto romano di arti grafiche di Tumminelli
Place of Publication:
Roma
Publication Date:
Frequency:
semimonthly
regular

Subjects

Subjects / Keywords:
Race relations -- Periodicals   ( lcsh )
Jews -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Race relations -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Genre:
periodical   ( marcgt )
serial   ( sobekcm )

Record Information

Source Institution:
University of South Florida Library
Holding Location:
University of South Florida
Rights Management:
All applicable rights reserved by the source institution and holding location.
Resource Identifier:
usfldc doi - D43-00003
usfldc handle - d43.3
System ID:
SFS0024306:00003


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Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario.
n Vol. 01, no. 03 (September 5, 1938)
260
[Roma :
b Societa anonima Istituto romano di arti grafiche di Tumminelli],
September 5, 1938
650
Race relations
v Periodicals.
Jews
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Periodicals.
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Italy
x Race relations
Periodicals.
1 773
t Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario.
4 856
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ANNO l N. 3 SPEDIZ. IN ABB. POSTALE -5 SETTEMBRE XVI S(IENl! DOfUMENT!ZIONE PIEMif! L.t

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2 ANNO l-N. 3 SOMMARIO 5 SETTEMBRE XVI T . I.: LA RESA DEI CONTI SCIENZA GUIDO LANDRA: CARATTERI FISICI DELLA RAZZA ITALIANA ; GIUSEPPE E. GENNA: GLI EBREI COME RAZZA ; IJDIO CIPRIANI: RAZZISMO E PROBLEMI COLONIALI ; MARCELLO RICCI: IL MENDELISMO NELL 'UOMO; G. L.: ANTICHITA DELLE DIFFERENZE DI RAZZA; GIUSEPPE LUCIDI: SANGUE E RAZZA ; IJNO BUSINCO: SARDEGNA ARIANA. POLEMICA GIORGIO ALMIRANTE : ROMA ANTICA E I GIUDEI ; GIUSEPPE MAGGIORE:. LOGICA E MORALIT A' DEL RAZZISMO; FRANCESCO SCARDAONI: L'OMBRA GIUDAICA SULLA FRANCIA ; GIUSEPPE PENSABENE: LA CIVILTA' CATTOLICA E GLI EBREI ; QUINTO FLAVIO: IL RAZZISMO E LA PACE. DOCUMENTAZIONE THOMAS MANN: SANGUE RISERVATO ; IL MANIFESTO DEI RABBINI D' !T ALIA; FRANCESCO BION DOLILLO: LEOPARDI E GLI EBREI; CHIARIMENTI. Roma-Uffici: Largo Cavalleggeri, 6-Telefoni N. 64.191 60.463 SOCIET ITALIANA PER LE STRADE FERRATE MERIDIONALI SO C lE T A SEDENTE CAPITALE L. 340.500.000 INTERAMENTE VERSATO AMMORTIZZATO L. 7.415.000 ANONIMA. IN FIRENZE E IMMINENTE LA PUBBLICAZIONE DEL VOLUME ARENA SPAGNOLA di William Foss e Cecil Gerahty che in Inghilterra non ha ancora potuto vedere la luce per l'opposizione della consorteria sovietica, giudaica, antifascista. Le primizie di questo volume apparse sul "Corriere della Sera hanno gi destato un interesse enorme. A. MONDADORI -MILANO

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4 BANCA COMMERCIALE ITALIANA MILANO CAPITALE 700 MILIONI INTERAMENTE VERSATO -RISERVA LIRE 151.087.696,65 P E R I V O S T RI V I A G G I U SA T E I B.C.I. TRAVELLERS' CHEOUES (Assegni per viaggiatori) emessi in LIRE ITALIA NE FRANCHI FRANCESI STERLINE -DOLLARI e venduti franco di commissione e spese pagabili ovunque . .... . . "' ,. { .. . ;. . . J ' ;: .. J :;:. . ... -.-t, ::- .._ ." r -. ., .... '1. . .. .... .. -... :. .... :: < .. J,: l;;

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AL LETTORE 6 IL CENSIMENTO DEGLI EBREI ha dato risultati veramenie sorprendenti. Si sapr finalmente non soltanto quanti sono gli ebrei in Italia, ma chi sono questi ebrei che amano nascondere la loro identit co1t innumerevoli accorgimenti. I RISULTATI DEL CENSIMENTO DEGLI EBREI saranno pubblicati sulla "DIFESA DELLA RAZZA '' e convenientemente commenta-ti al lume delle precisazioni che il Gran Consiglio del Fascismo fornir circa la posizione degli ebrei nello Stato italiano. Prenotate dal v-ostro abitual-e riv-enditore n prossimo numero della ' D I F E S A D E L L A R AZ Z A''

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ANNO I -NUMERO 3 5 SETTEMBRE 1938-XVI ESCE IL 5 E L 20 DI OGNI MESE UN NUMERO SEPARATO LIRE l ABBONAMENTO ANNUO LIRE 20 Direttore TELESIO INTERLANDI Comitato di re'dazione: prof. dott. GUIDO LANDRA prof. dott. LIDIO' CIPRIANI dott. LEONE FRANZ dott. MARCELLO RICCI. dott. LINO BUSINCO S(IENZl DOCUUENT!ZIONE In attesa che il Gran Consiglio del Fascismo, nella sua prossima convocazione, precisi globalmente la posizione degli ebrei nella N azione dal punto di vista fascista, il Consiglio dei Ministri ha approvato i due seguenti decreti legge: Espulsi.one de gli stranieri ART. I. -Dalla data di pubblicazione del presente decretolegge vietato agli stranieri ebrei di fissare stabile dimora nel Regno, in Libia e nei Possedimenti dell'Egeo. ART. 2. -Agli effetti del presente decreto-legge considerato ebreo colui che nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica. ART. 3. -Le di italiana comunque fatte a stranieri ebrei posteriormente al l" gennaio 1919 s'intendono ad ogni effetto revocate. ART. 4. -Gli stranieri di razza ebraica che. alla data di pubblicazione del presente decreto-legge, si trvino nel Regno, in Libia e nei Possedimenti dell'Egeo e che vi abbiano iniziato il loro soggiorno posteriormente al l" gennaio 1919 debbono lasciare il territorio del Regno, della Libia e dei Possedim'enti dell'Egeo, entro 6 mesi dalla data di pub-_ blicazione del presente decreto. Coloro che non avranno ottemperato a tale obbligo entro il termine suddetto saranno espulsi dal Regno a norma dell'art. 150 del T. U. delle leggi di P. S .. previa l'applicazione delle pene stabilite dalla legge. La scuola italiana liberata dagli ebrei ART, I. AU'uUicio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative ai cui studi sia riconosciuto effetto legale non potranno essere ammesse persone di razza ebraica. anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto n potranno essere ammesse all'assistentato universitario. n al conseguimento dell'abilitazione alla libera docenza. ART. 2. -Alle scuole di qualsiasi ordine e grado. ai cui studi sia riconosciuto effetto legale. non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica. ART. 3. -A datare dal 16 ottobre 1938-XVI tutti gli insegnanti di razza ebraica, che appartengano ai ruoli per le scuole di cui al precedente art. I. saranno sospesi dal servizio: sono a tal fine equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole anzidette, gli aiuti e assistenti universitari, il personale di vigilanza delle scuole elementari. Analogamente i liberi docenti di razza ebraica saranno sospesi dall'esercizio della libera doceiUa. ART. 4.-I membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di Scienze, Lettere ed Arti. cesseranno di far parte delle dette istituzioni a datare dal 16 ottobre 1938-XVI. ART. 5. -In deroga del precedente art. 2 potranno in via transitoria essere ammessi a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica, gi iscritti a istituti di istruzione superiore nei passati anni accademici. ART. 6.-Agli effetti"del presente decreto legge considerato di razza ebraica colui che nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica. 7

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LA RESA DEI CONTI pettava alla Scuola Fascista il privilegio d'esser la prima a riscattarsi dalla manomlsszone ebr aica Di tutti gli aspetti che la difesa della Razza pu assumere in Regime fas cista, quello che ha attinenza coi problemi dello spirito e dell'educazione non l'ultimo; piuttosto il fondamentale. La manomissione ebraica delle cose d'Italia non sarebbe avvenuta, dopo l'afdei giudei, s. e la N azione non avesse perduto la volont d'esser se stessa, di non tradire il proprio genio, di non rinnegare la propria vocazione. Que$ta dolorosa dimissione dell'I t alia si deve a p punto all'adulterazione d ella nostra cultura p e r o pera degli ebrei. L a scuola fu l'arma efficace di cui costoro si giovarono per sfigurare il volto dell'Italia. Con la scuola, il libro e il giornale. Sar su questa ri vis ta, a suo tempo, illustrato l'esiziale effetto dell'innesto ebraico sulla w/tura italiana. Noi ne avemmo deformato persino il linguaggio; e l'Italia fu. una base d'operazione per quell'Alliance isralite universelle, fondata nel 1860 a Parigi da I saac Adolphe Crmieux, che doveva tentare, nel secolo scorso, l' ebraizzaz.ione della borghesia europea; e ?Ji doveva, ahim; riuscire. Perch, bene ripeterl o fino alla saziet, la borghesia italiana si lasci g entilmente ebraizzare; vale a dire che dimentic d'essere italiana e divenne, sotto la guida degli ebrei, una classe europea, senza pi volt o italiano, d'una Europa dominata dagli ebrei. Questi penetrarono nelle scuole, s'impadronirono dei libri e dei giornali, e perfino del teatro; e la borghesia lasci fare anzi, fu felice di mandare i suoi figli a scuola dagli ebrei. Cos si cre e si consolid quella situazione sandalosa che solo in uno studio di Livio Livi fu denunciata, molti anni or sono, seppur con cautela, agli italiani: della dominazione ebraica nelle professioni dette intellettuali. Ma la denuncia non serv a nulla; perch la borghesia che avrebbe dovuto prenderne atto e provvedere era ebraizzata fino al midollo. Postosi il problema della difesa della Razza, come necessit biologica e come fatto spirituale, la Rivoluzione fascista do veva affrontare la situazione della Scuola. Ecco la risposta a co loro che, in buona o in mala fede, si scandalizzano dell'aspetto materialistico della campagna raz zista. E lo spirito? essi dicono; voi vi occupate di zoologia, noi abbiamo cura d'anime. Ebbene, ecco che per prima cosa la Rivoluzione fascista pensa alle anime; che esse non siano pi vio lentate da una cultura estranea al genio nazionale. La difesa della Razza comincia precisa mente dai fatti dello spirito, sul terreno della cultura, perch sia finalmente restituito a tutto il popolo italiano, nei suoi vari i ceti, il senso della personalit e dell' originalit nazionale, il senso della Razza, per dirla breve. La quale Razza ha, questo certo, quei determinati ca ratt eri biologici inconfondibili che qui si vanno studiando e divulgando; ma deve ancora riacquistare in toto, se vuole tornare al rango che le spetta, quelle qualit spirituali che gli ebrei le fecero perdere, tagliando le radici della sua cultura, adulterandone l'ispirazione, creando una frattUrra profonda nel tessuto della nostra civilt. Ora noi siamo liberi, nella Scuola; e dobbiamo dimo strare di volere e di sapere usare di cos preziosa libert. T. l.

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se1enza S. Capo Manipolo della G. I. I. Maramotti, da Reggio Emilia. di anni 25. cattolico. Alto m. 1.81: occhi celesti: capelli biondi. S. Capo Manipolo della G. I. L. Rivali Armando. da Varese. di anni 25, cattolico. Alto m. 1.75: occhi celesti: capelli biondi. Avanguardista Perlini Osvaldo, da Verona. di anni 16. cattolico. Alto metri 1.75; occhi celesti; capelli biondi. CARATTERI FISICI La nostr.a razza nettamente distinta dalle altre per numerosi caratteri fisici alcuni dei quali riguardano l'aspetto esterno ed altri invece si riferiscono alla particolare struttura degli argani. Incominciando dalla capacit del cra nio la nostra razza insieme con le altre razze europee caratterizzata da una no teyole capacit. Per questo carattere essa Tipo boscimano DELLA RAZZA ITALIANA differisce notevolmente dalle razze dell'Africa le quali presentano invece una capacit cranica ridotta. Il massimo di questa riduzione si osserva presso le razze pi primitive quali sono i pigmei e i bo scimani. Naturalmente esiste una differen za nella capacit tra l'uomo e la donna e questo in tutte le razze. Passando a considerare pi propriamente la forma della testa, quale si pre senta negli individui che pi spiccat mente hanno le caratteristiche della nostra razza, si vede come essa aJlpaia nel profilo laterale elegantemente moJellata, pur presentando nei vari individui una certa oscillazione nei rapporti tra i dia metri di lunghezza e di larghezza. E' in teressante notare la persistenza della forma del cranio attraverso il tempo e difatti le statue degli antichi romani pre sentano la stessa forma del cranio che ancor oggi possiamo osservare nella nostra Tipo boscimano 9 '. ... -'1

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Avanguardista Tanzini w al te r. da Milano (ma di origine laziale), ai anni 17, cattolico. Alto m. 1.75; o c c h i grigi; capelli biondi. S. C. Manipolo A l t omare Aurelio, da MeBBina. di anni 19. cattolico. Alto m. 1.74: o c eh i chiari; c a p e Il i biondi. S. Capo Man i p o l o Regcriolli Aldo. da Trento, di anni 25. cat--.j, tolico. A l t o m. 1,77; occbi celesti: c a -pelli biondi. popolazione. II paragone con le fotografie degli africani mostr.a chiaramente co me sia diversa.la forma della testa nella razza italiana e nelle razze dell'Africa. Queste differenze sorio evidenti soprattut to nella fronte e nella nuc. a. Se passiamo ad esaminare la forma della faccia le caratteristiche delle diver se razze saranno ancora maggiori, sia che si esamini 'la faccia nella sua totalit sia che se ne vogliano determinare i parti colari. Una tipica faccia italiana presenta un armonico sviluppo delle parti superiore; media e inferiore. Questo natural mente al di fuori da quelle che possono essere le variazioni costituzionali. Se poi si considera la grandezza della faccia nei suoi assoluti nella razza italiana e nelle altre razze, essa presenta da noi dei valori medi, rifuggendo quindi tanto la microprosopia (faccia piccola) dei bo scimani quanto dalla macroprosopia (fac cia grande) di altre razze primitive. Considerando ora il rapporto tra ale larghezza della faccia, inten den osi per altezza della faccia il diametro che va dalla radice del naso al mento, si vede come una tipica faccia italiana si presenti piuttosto alta e stretta. Sotto que sto punto di vista la nostra razza differi sce non so lo dalle razze extraeuropee, ma anch e da altre razze dell'Europa, quali ad esempio la razza baltica orientale o slava che appunto caratterizzata da una faccia bassa e larga. Del resto anche il tipo che predomina nel centro della Fran cia e costituisce buona parte della popo lazione francese presenta una faccia mol to diversa dalla nostra. Molto interessante l'osservazione del profilo laterale della faccia. Questo pro filo nella nostra razza si presenta perfet tamente diritto mentre invece nelle raz:r.e africane e numerose altre razze si pre-Uomo di razza pigmea. senta per lo pi sporgente in avanti deter minan
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... una tipica forma di 6. Molto inte ressante notare come la forma del naso e la forma dei capelli si accompagnano: difatti quanto pi in una razza africana il naso si presenta largo tanto pi j capelli si presentano lanosi, mentre al contrario da noi il naso, che sempre piuttosto stretto, si accompagna con dei capelli on dulati. Molto caratteristica anche nella nostTa razza la forma di quella parte della fac cia che corrisponde alle mascelle: il pa lato, in genere, misurato dai denti molari di una parte a quelli dell'altra si presenta nel nostro tipo ideale piuttosto stretto. Cos anche la forma della mandibola molto differente fra noi e le altre razze: caratteristico Io sviluppo del mento, che nelle razze primitive piuttosto ri dotto, mentre da noi ben marcato. Conseguenza del profilo differente nel le varie razze la differente posv.ione dei denti incisivi che presso la nostra razza sono posti perfettamente diritti. Passando alle altre parti del corpo, da noi, si osservano ben marcate le curve della colonna vertebrale. Per quello che riguarda la forma del tronco, il torace dell'itah.ano come del resto quello degli altri europei, si presenta rispetto a quello ei negri pi largo e meno profondo. Il rapporto dei segmenti degli arti agli arti interi, e quello degli arti alla lunghezza del corpo si avvicina, per gli individui che presentwno spiccati caratteri della razza italiana, ai canoni classici. Il bacino negli italiani rispetto alle orazze dell'Africa si presenta -un genere pi basso e pi largo, naturalmente con una notevole differenza sessuale. Passando adesso a quei earatteri esterni che pi facilmente sono alla portata della osservazione comune, la nostra razza presenta colore della pelle molto chiaro rispetto a tutte le altre razze extra-euro pee; questo colore arriv.a da noi nei tipi pi caratteristici fino al bianco-roseo. Il colore roseo della pelle dato dalla gran dc scarsezza di pigmento per cui appare il colore del sangue che circola. Passando alla colorazione dei capelli tutte le razze extra-europee presentano i capelli neri molto scuri, compresi gli ebrei. Nella nostra razza invece i tipi pi caratteristic.i presentano i capelli molto chiari, biondi. Questo colore biondo dei capelli che si os. serva tra noi non deve essere per confuso con il colore biondo quale si pu osservare presso altre popolazioni d'EuTopa quali per esempio gli Slavi. Di notevole impor tanza per lo studio delle razze umane la pigmentazione dell'iride che d il colore particolare agli occhi. L'iride umana costituita da diversi strati. Se manca il pigmento completamente nello strato an teriore dell'iride, l'occhio appare colorato in celeste, se invece molto i.cco di pig mento l'occhio appare quasi nero e in fine se il pigmento scarso, ma esiste, l'occhio pu assumere varie gradazioni di grigio o di verde. Il colore chiaro degli occhi si presenta unicamente presso le nostre razze d'Europa. Gli italiani da noi fotografati presentano tutti gli occhi mol to chiari e in questa maniera si PTesenteno ancor pi spiccatamente contrastanti con gli individui di altra razza. A que sto punto bisogna far -notare che il colore. biondo dei capelli e il colore azzurro degli occhi si comportano nell'eredit come caratteri recessivi, come caratteri cio, che possono essere facilmente nascosti da Piantoni An tonia. da Brescia, di anni 20. cattolica. Alta m. 1,65; O' C C h gi; capelli biondi. Pieri Piera. da Pisa. di =i 18. cattolica. Alta m. 1.63; OC chi grigi; capelli biondi. Schilano Bar bara, da Tra pani. di anD 17. cattolica Alta m. 1.70 occhi castani capelli c a stani.

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Giovinetta Baila (Bhodesia noni-ocCIdentale). caratteri dominanti, quali sono il colore scuro: questo provato dal fatto che molto spesso da genitori bruni nascono figliuoli biondi, appunto perch riappare i1 carattere recessivo e come del resto quasi sempre i bambini si presentano da noi pi chiari degli adulti. Inoltre, come ha osservato il Livi nel suo fondamentale studio su 300 mila Tec'lute, le condizioni ambientali dell'Italia hanno influito mol to sulla pi@Illentazione che ir'-ltalia di venta sempre pi chiara man che ci si alza sul 'livello del mare e questo anche nelle provincie meridionali. Pas sando dal colore dei capelli, alla forma di essi, si vede chiaramente come nelle fotografie di tipi italiani da noi ripor tate, conformemente a quanto si osserva nelle migliori opere dei nostri grandi ar tisti, essi si presentano leggermente on dulati e morbidi, nettamente differenti quindi dai vari tipi di capelli fortemente arricciati quali si osservano presso molte Grillo Noem.L da Meuina, di anni 19, cattolica. Alta m. 1,58; occhi grigi; capelli castani. 12 popolazioni dell'Etiopia, o lanosi quali sono quelli dei tipici negri, o a grano di pepe come nei boscimani. D'altra parte da noi non si presentano mai cos duri e rigidi come son presso i mongoli. Unll particolare attenzione si deve fare ai sol chi e alle pieghe della pelle, particolar mente a quelle della faccia, poich si for mano in relazione al giuoco dei muscoli facciali, e a lungo andare, costituiscono in un individuo la maschera dello stato psicologico dominante. Interessanti sono al riguardo le pieghe caratteristiche della mimica del pensiero quale si ha se si confronta l'espressione del volto degli ita liani con quella degli altri. Come si vede manca assolutamente nelle altre facce qualsiasi espressione di nobilt. Osservan do pi particola'l"IIlente la forma deii'oc chio, questo nell'italiano presenta scoperta la caruncola lacrimale, carattere che non si osserva invece nelle forme mongo liche. Considerando ora la lunghezza corpo rea in generale, essa nei tipi italiani da noi rappresentati, che appartengono alle giovani generazioni cresciute e fortificate nel clima del Fascismo, si presenta im ponente e pu stare a paragone a quella che si osserva nella Scandinavia. Questo fatto del resto comprovato dai dati re centi dell'Istituto Centrale di Statistica, i quali dicono come la statura degli ita liani sia aumentata in questi ultimi anni. Questo non deve meravigliare perch la statura uno dei caratteri r azziali che pi facilmente pu essere modificato dal le diverse condizioni di vita, poich essa in realt non rappresenta un carattere unico ma un di caratteri, i quali possono variare diversamente. Come ab-Lrese Gina, da Treviso, di anni Ui. cattolica. Alta m. 1,68; occhi celesti; capelli biondi. Negro Batonga (Bhodesia nord-occi. dentale). biamo gi fatto osservare, le proporzioni del corpo negli individui fotografati si avvicinano alle divine proporzioni del canone di Fritsch-Schmidt. In complesso gli italiani fotografati presentano una fi. gura slanciata che la conseguenza dello sviluppo degli arti rispetto al tronco. Questo rapporto che si mantiene anche nel l'et adulta, contribuisce a dare un aspet to giovanile all'Italiano. Naturalmente i caratteri descritti sono caratteri razziali, i quali possono variare :a seconda delle costituzioni individuali: in complesso per i tipi fotografati si avvicinano al tipo longilineo. E' superfluo accennare come l'armonico sviluppo che presentano gli individui fotografati. deve corrispondere ad un armonico funzionamento delle ghiandole morfogenetiche le quali, come insegna il Keith, hanno una parte prepon derante nella formazione dei caratteri fisici delle singole razze. GUIDO LANDRA Obertin Maria Teresa. da Omegna, anni 17, cattolica, m. 1.60; occhi grigi; capelli castani chiari.

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41J,JL1l 1EJDI1Rt1E1l JRtA.ZZA. E' opinione generalmente accettata che gli Ebrei hanno una discendenza c posizione razziale che loro pecu liare. Ma quali sono gli elementi concreti di una tale speciale condizione antropologica? Per rendersi esatto conto di questi elementi, bisogna tener presente che essi sono intimamente legati a tutte le complesse vicende a cui gli Ebrei sono andati incontro nel corso dei secoli, vicende delle quali ve n' una d'importanza cardinale dal punto di vista che ci interessa e cio la diaspora, o dispersione faori della Palestina, -che, iniziatasi nel III secolo a. C., ha condotto man mano all'attuale distribuzione degli Ebrei nel mondo Per quanto riguarda il periodo anteriore alla diaspora, e cio gli antichi Ebrei mella loro sede originaria, gran parte degli autori odierni (Fischer, Eickstedt, Giinther) sono d'accordo nello ammettere che gli Ebrei costituivano in Palestina una popolazione essenzialmente mista di elementi a cranio dolicomorfo (cio con testa relativamente -stretta c lunga) e di elementi a cranio brachimorfo (cio con testa relativamente larga e corta), sebbene secondo alcuni (per es. Weissenberg) quelli veramente originari Dio e re ittita (con iscrizione ittita; lbriz). Amoriti prigionieri (rappresentazione egiziana). e predominanti sarebbero stati i dolicomorfi, mentre secondo altri (p. es. Wcidenreich, A. Kappers) i brachimorfi. Gli elementi dolicomorfi si fanno derivare essenzialmente dalla razza orientale di Fischer, Orientalidi di Eickstedt, quale oggi rappresentata dai Beduini della Siria. Ecco come G. Ser g i d efiniva questa razza corrispondente al suo N otanthropus eurafricanus mediterraneus arabicus : cranio pi dolico che mesocefalo; forme ovoidali, elissoidali, pentagonali; capacit media metriocefala; faccia leptoprosopa con molto volume osseo ; naso leptorrino; rara profatnia; occhi orizzon t ali, con iridi scure, anche nere; pelle bruna scura; capelli neri o quasi, lisci ; pelosit scarsa, barba poco abbondante, meno rari casi; ma pi che in Not. medi t. libycus; statura media; fisionomia caratteristica :o>. Quello che pi colpisce di questa fisionomia la forma a mandorla dell'apertura palpebrale presentandosi arrotondato l'angolo m e diale dell'occhio, mentre l'angolo laterale -sembra piuttosto stretto e appuntito; con la faccia P.iuttosto magra contrasta una certa turgidit delle labbra e della punta del naso, il dorso del quale per lo pi leggermente convesso (Eicks t edt) Gli elementi brachimorfi degli antichi Ebrei si fanno derivare dalla r;1zza asiatica anteriore (Fischer) o armenoide (Armeni di di Eickstedt) o alarodica (nome linguistico, Hommel) o i t tita. Re Barrelrub di e Reqina (con iscriz. semitica, 730 a C ). Ebrei antichi (rappresentazione assira, 840 a. C.) 1 3

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Tipi orientali: danzatrici (da una tomba egiziana). Questa razza, che fino alla met del secondo millennio a C. risulta avere abitato l'Asia minore c la Siria, e'ra molto caratteristica per i suoi attributi fisici: cranio relativament largo e e alto, occipite appiattito; faccia lunga c moderatamente larga, naso molto grosso, con pinne nasali spesse e carnose, con dorso arcuato c punta depressa; occhi e capelli scuri, capelli lisci, barba abbondante; statura media, corporatura tozza (Weninger). Questo tipo riprodotto molto bene nell e antiche sculture scavate da v. Luschan a Sendschirli, appartenenti al ciclo culturale ittita . La razza asiatica anteriore si trova oggi piuttosto pura sufi.al tipiano armeno, in Persia e in piccoli gruppi isolati di popolazione dell'Asia minore e Siria. Propaggini di essa si avrcbber'o nell'Eu ropa tnl'rirlionalc. Alcuni vi collegano la razza dinarica c quella alpina, formando nell'insieme una grande fascia orizzontale di popoli brachicefali europei ed asiatici : razza alparmena di Mon tandon, Heoanthropus eurasicus di G. Sergi. Da quanto precede risulta chiaramente che la mistione della razza orientale l'asiatica anteriore port aila mescolanza di elementi dolicomorfi c di elementi brachimorfi, per cui gli Ebrei gi prima della dispersione sarebbero stati misti di forme cranich e sia lunghe che larghe. Non possibile precisare le quantit proporzionali dei due elementi; ma appare molto verosimile che il contributo brachimorfo debba essere stato molto pi intenso nella parte settentrionale della Palestina (essendo pi prossima al centro ittita). Nella parte meridionale, non solo quel contributo fu forse meno intenso (per la lontananza del centro ittita), ma anche vi fu mistione con i Filistei, che sembrano essere stati di pura razza mediterranea; la. quale, dolicomorfa come la razza orientale, ne differirebbe per alcune sfumature di carattere, come una maggiore larghezza e spessore del naso, il cui dorso manca della curvatura caratteristica della razza orintale. Ma gli Ebrei subirono mescolanze forse anche con altr i elementi razziali, di complessione chic.ra. L'origine di questi chiari molto discussa. v Luschan ammise prima che essi potessero essere rappresentati dagli Amoriti (immigrat-i in Palestina verso il 2600 C., cio prima degli Ebrei), che la Bibbia descrive come alti e che gli Egiziani rappresentarono nelle loro pitture con cute di colore chiaro differente -dal loro. Questa ipotesi, a .cm 1.4 poi v. Luschan non diede pi gran peso, viene tutt'oggi s .ostenuta o contraddetta da nolti. Del resto elementi a comples sione chiara possono essere deri vati agli Ebrei anche frammischiati con gli elementi asiatici anteriori ittiti, essendo n oto che fra le popolazioni a cavallo del Caucaso, di tipo essenzialmente armenoide, spesseggiano elementi protonordici (Haddon). Tipo di Ebreo Sephardim (Marocco). L. Livi, avendo osservato che gli Ebrei bioJildi hanno, rispetto agli altri correligionari, maggiore tendenza alla brachicefalia, a statura pi bassa e a capelii di fo;ma ricciuta, ritiene doversi de(e che que.sto tipo possa. essere derivato da fusione con gli Amori ti, ed essere invece pi v e rosimile la derivazione da elemen ti biondi presenti fra gli Ittiti. Infine voglio accennare ad un'opinioe molto plausibile per cui non sarebbe necessario far venire il biondismo da mesco. lanze con altre razze. Difatti,. secondo Montandon, fattori del blondismo si troverebbero in tutta l umanit, sia celati, larvati, sia manifesti; nella. grande razza europoide esso generalmente larvato, ed manifestosolo nella r azza bionda. Venendo adesso al periodo posteriore alla diaspora, e cio agli Ebrei emigrati fuori della Palestina, si sa che essi si distinguono in due gruppi a seconda del rito seguito: Sephardim (che second o la tradizione derivano dalla trib di Giuda) nei paesi costieri del Mediterraneo (oltre quelli e!Iligrati in varie parti di Europa, in seguito all'espulsione dalla penisola : iberica ai tempi di Ferdinando e Isabella la Cattolica, 1492), e Aschenazim (che secondo la tradizione derivano .dalla trib di Beniamino) in Russia, Europa centrale e occidentale, Inghilterra (oltre quelli emigrati dalla Russia, Rumenia e Galizia nell'America Nord). Riguardo i caratteri antropologici di questi due gruppi, risulta che quelli che seguono il rito Sephardirn hanno cranio essenzial mente dolicomorfo, fisionomia fine, naso sottile, spesso regolarmente convesso, complessione prev-alentemente scura, mentre quelli che seguono il rito Aschenazim hanno tratti pi grossolani, testa pi larga, spesso realmente brachicefala, naso grosso, carnoso talora capelli ricci, complessione chiara. pi frequente. Razza asiatica anteriore (Turco anatolico) .

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Tipo di Ebreo Aschenazim (Siberia) Si molto discusso se, malgrado queste differenze, tutti gli Ebrei, odierni possano ascriversi a d u na stessa unit antropologica. Deniker, Kollmann, Fishberg, W eissenberg -seguirono l'antica opinione della separazione anche antropologica fra Sephardim e Aschenazim, dei quali i primi era no ritenuti come i pi puri discendenti degli antichi Ebrei, mentre i secondi, in base d elementi sto rici e induttivi, erano ritenuti come derivati in gran parte dalla conversione di popolazione turco-tar-. tare che facevano parte dell'antico impero dei Cesari. Anche Czortkower recentemente ha espresso l'opinione che solo i Sephardim corrispondono al tipo ebreo originario. Egli, poi, distingue gli Aschenazim in due grup-pi, uno caucasico con elementi armenoidi prevalenti, ed uno europeo (Ebrei polacchi ecc) molto mescolato, con alquanti elementi nordici e lapponoidi e minore quantit di elementi armenoidi. L. Livi, riprendendo un'idea gi espressa da altr.i, ritiene che tra gli Ebrei del mondo vi sono ancora somiglianze antropolo gi-che per lo meno uguali a quelle che corrono fra i rappresentanti degli altri aggregati etnici detti, impropriamente o no, razze, e che-quindi si possono considerare non solo come un'unit distinta dal punto di vista della religione, ma anche da quello antropologico. Una Corrente div-ersa, invece, ritiene tutt'oggi non potersi parlare di una razza ebrea, ma di una comunit religiosa .e sociale, alla quale si sono venuti aggregando in ogni tempo individui appartenenti a razze diverse. Cos Pittard ha scritto: C'est se demander meme, en face de certaines analyses ethniqucs, combien tel on tel group juif peut bien renfcrmer de juifs typi qucs, de ceux qui ont constitu, dans ]es cnvirons de la Mer Morte, le peuple ardent que I'on sait, le peuple lu Anche Montandon pensa che oggi gli Ebrei formano essenzialmente une etlmie, une raison sociale e non una razza uniforme. Secondo questo Autore, essi formano, l ove si trovano, dei gruppi somatici, collegabili per i loro caratteri principali all'una o all'altra razza, mentre esistono anche dei caratteri .secondari. 'y.;_..-t: ... .'--:. --:; t i Razza orientale (Arabo libico) [Foto Genna]_ Tipi asiatici anteriori (da uno figurazione turca). determinanti di gruppi c sottogruppi somatici, come pure di tipi locali; ed i quali, riguardando essenzialmente la fisionomia, fanno spesso riconoscere gli Ebrei (occhi a fior di testa, naso grosso. labbra can1osc, capelli ricci). Comunque, le differenze somatiche essenziali fra Sephardim e Aschenazim si possono in gran parte spiegare in base a quanto ho detto sulla probabilit di differenze esistenti gi fra gli antichi Ebrei della parte settentrionale della Palestina pi me scolati con elementi ittiti, c quelli della parte meridionale meno mescolati con ittiti e mescolati inoltre con elementi mediterranei veri e propri. \Vagenseil pensa appunto che gli Aschcnazim proverrebbero da tronchi ebrei settentrionali, che, diffondendosi verso :::\or d e Ovest, nella diaspora, vennero in contatto prima con altre popo lazioni miste del Caucaso, con mongolidi e con razze europee (essenzialmente quella alpina). Essi cos acquistarono elementi chiari, i quali perci non necessario che derivino esclusivamente dagli Amori ti; a questo riguardo essi differiscono pi fortemente che i Sephardim dagli Armeni, rimasti di razza asia tica anteriore pura. La forma della testa, gi tendente alla brachicefalia per minore proporzione di elementi orientali, conserv questa tendenza nella diaspora, poich le mescolanze avvennero con popolazioni essenzialmente brachicefale. I Sephardim, invece, proverrebbero da tronchi ebrei meridiO nali, che, avviandosi verso occidente, nella diaspora, vennero in contatto con popolazioni di razza orientale c mediterranea, accre scendo perci, per le eventuali mescolanze, la tendenza gi esistente alle complessioni scure c alla dolicocefalia. Si pu concludere, pertanto, con Wagenseil, che dal tipo originario ebreo, misto di elementi asiatici anteriori, ed orientali, e forse un p anche nordici, si sono sviluppati gli Aschcnazim in senso asiatico anteriore, mongoloide, alpino e nordico, c i Sephardim in senso orientale mediterraneo; per cui i due rami ebrei sono diventati fisicamente alquanto diversi fra loro. Prof. GIUSEPPE E. GENNA Direttore del/'lstituto d /lnJropolo8ia della R. Universit tli Pata 15

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RAZZISMO E POSSESSI Niente, megho del razzismo, giustifica i possessi coloniali in Africa. Anche senza dar valore a qualsiasi altro dato, basta a provarlo l'atteggiamento attual degli Africani verso la loro terra. Giova ripeterlo: essi non dnno affidamento di riuscire mai a incivi.lirsi nel senso inteso da noi; quindi non capiranno mai quanto c' da fare per sfruttare a vantaggio della umanit le immense risorse naturali che avrebbero a portata di mano. Non giusto che mentre il mondo ne abbisogna, quelle risorse giacciano inutilizzate per rispettare una simile situazione; e piuttosto esse conferiscono il diritto alle nazioni civili di aaire in Africa onde metterle in valore per il benes-"' sere universale. Certo, questo non autorizza a soprusi o ad atti inumani verso gli originari occupatori del suolo; all'opposto, doveroso farli partecipare ai benefici creati sul posto dal l'impulso di cui son portatori i coloni. Ma inutile nutrire illusioni e sprecare tempo, denaro ed energie, come tanti vor rebbero, in grandi cure redentrici, perch resulterebbero spro porzionate agli effetti. Gran parte della legislazione coloniale dovrebbe, anzi, senza indugio variarsi in rapporto a ci che l'Africano realmente possiede in fatto di doti psichiche e di progresso verso la nostra civilt. Intanto dobbiamo sgombrare la nostra mente da utopie come quella sul sorgere di stati negri indipendenti che un giorno dovrebbero sorprenderei creando da s eserciti di terra e di mare, universit e officine. Chi lo sostiene evidentemente non ricorda che gi l'Africa tent di fondare potentati indigeni ma che tutti scom parvero per mancanza di civilt propna. In vari libri miei cercai di dimostrare perch tali creazioni non potranno sussistere mai e le ragioni naturali, ogni giorno pi acute, vietanti in maniera recisa agli Africani di sviluppare industrie o anche soltanto un'agricaltura estese poco ol tre i loro immediati bisogni. Dissi pure da anni che sulle razze africane pesa un imperativo hiologico da cui son rese sempre meno atte non solo ad assimilare una civilt straniera un po' elevata, ma perfino a serbare la propria; che infondato, per ci, pretendere l'ascesa evolutiva di gpnti trascinate al tempo stesso alla decadenza da invincibili cause congenite. Tanto dura verit non smentita da nessuno degli argomenti portati dai contr.additori: fra i vari, quello della mirabile struttura di parecchie li:ngue africane a prova del notevole potere innato di logica degli indigeni. Nel fatto all'opposto, un altro indizio del regresso verificatosi negli Africani. Si ha appunto, fra essi, l'esistenza di lingue a struttura sproporzionatamente superiore a quella da attendersi osservando la loro presente cultura. Bench divenuti oggi incapaci a crearsi un istrumento tanto perfetto come la lingua di cui si servono, riescono per ad adoperarla con facilit e a mantenerla attraverso le gene razioni. Valga un esempio: i Negri. della Guiana, fuggiti nel 1718 ai padroni, usano ancora nella loro comunit, insieme alle parlate originarie, il portoghese imparato in schivit. Niente radic invece delle maniere europee di cui vennero a conoscenza, mentre ricostruirono parecchio della cultura africana. Per usare un vecchio confronto dir che le lingue africane appariscono talora una stonatura e quale un manto sfarzoso sopra un abito a brandelli. Esse provano non la mentalit attuale degli Africani, ma quanto i loro antenati li supera vano. La memoria non comune di coteste genti, mentre permise di tramandare per secoli le lingue del passato, le aiut anche nell'insistere in speciali moi di vita. Osservatrici come sono per natura, di animali, piante e indizi vari, riescono a trarre profitto da particolari che sfuggono all'attenzione dei Bianchi perch attratti da interessi diversi. Di conseguenza il Bianco inferiore al Nero nella vita di foresta: donde il senso di di sagio e la tendenza del primo a supplire on l'intelligenza ove altre doti non bastano, e la piena soddisfazione del secondo a parit di condizioni. Differenze innate del genere contribuirono forse a spingere le razze sulla via dei progresso, o viceversa a mantenerle in stasi senza desiderio di uscirne. Pet le accennate e tante altre ragioni apparisce illogico la sciare l'Africa agli Africani: abbandoneremmo, cos, un im menso deposito di ricchezze in cui sarebbe invece colpevole non attingere a fondo. Si pensi che non poche delle cose usate da noi si ottengono solo, o soprattutto dall' Africa. Fra le pi pregiate, poi, molte sono quasi esclusivit africana. Cos i dia manti che brillano nelle vetrine dei gioiellieri provengono in gran parte dal suolo di Kumberley; e l'oro, in quantit da non credersi, esce ogni anno dai filoni del Rand a Johannes burg. La goinma e gli oli vegetali con cui tanto sapone fab bricato, costituiscono pure abbondanti prodotti dell'Africa. Lo zucchero, il caff, il cotone e i legni preziosi vi prosperano a meraviglia, mentre bestiame in gran numero pascola nelle sue sterminate praterie. D manufatti m entit trascurabile, ma le materie prime gi fomite da essa hanno importanza tale da influire sul benessere di qualsiasi nazione: questo, seppure molto e molto resti ancora da fare! In quanto a commerci, la sola Colonia del Capo ha un mo vimento annuo di importazioni e di esportazioni sui 17 mi iar

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    COLONIALI cata estinzione degli aborigeni nel Sud Africa; il traffico or rendo iniziato dai Portoghesi e dagli Spagnoli e continuato per secoli dagli Inglesi per fornir l'America i schiavi negri. Dopo lungo esperimento, nessuno pu disconoscere l'avere gli Africani risentito dalla civilt un danno mai compensato da corrispondenti vantaggi, l'aver essi subto molti soprusi e ndotta la loro antica ingenua letizia. Eppure ineluttabile l'azione colonizzatrice e un afflusso sempre maggiore di Europei in Africa. La dottrina razzista autorizza a dire in proposito la verit senza ipocrisie: gli Europei dominano in Africa perch hanno il dovere e il di' ritto di farlo. Milioni e milioni di essi, cos, troveranno l il loro avvenire. Calorose affermazioni dei parlamenti britannico e francese pretendono invece che il futuro dell'Africa sia riser bato massimamente agli indigeni. Vana speranza che ha tutta l'aria di momentanea consolazione di fronte alla scarsit, ogni giorno pi acuta, di proprio materiale umano da lanciare nel mondo per parare la concorrenza altrui. Gli Africani non potranno mai meritare tanta importanza, n a 'ICUna regione del continente avr mai una popolazione indigena capace di fare da s .anche solo parzialmente quanto ne concerne lo sviluppo.Non ripeto qui le ragioni, da me dette in molte occasioni, sul significare l'Africa agli Africani soltanto un ritorno se non un rincrudire della secolare barbarie propria dell'anteconqui sta europea; della necessit, quindi, che quel grido divenga l'Africa agli Europei. Se non altro, lo richiede a gran voce il benessere del mondo civile. Frattanto, se considerlam di 150 miiioni ia popoiazione indigena, e la .cifra forse eccessiva, ammettiamo che l'Africa ospita meno di un dodicesimo degli uomini del mondo, men tre la sua superficie pi di un quinto della terra emersa. Ove in India vivono 360 milioni di persone, nelle fertili colonie equatoriali inglesi dell'Africa, pari pei superficie ad oltre met dell'India, se ne hanno appena 12 milioni. Il Continente Nero difetta quindi di popolamento, n le cause sono sotanto climatiche. II Sahara nel nord e il Kalahari nel sud ostaco lano, vero, la permanenza dell'uomo, m.a anche altrove si hanno deserti o comunque zone che ve la limitano in misura uguale o superiore. Calamit quali la malaria, la febbre gialla, la malattia del sonno e svariate epidemie devastarono talvolta intere regioni, ma oggi sono vinte in maggioranza. Nondi meno gli indigeni solo in rari luoghi aumentano di numero. Le cause ne saranno rimosse col diffondersi dei miglioramenti che l'uomo bianco deve volere per motivi di civilt e perch ha tutto da guadagnare dal moltiplicarsi, anche il pi verti ginoso, delle razze locali. Bench si sia ancor lungi dal poter dire il continente un paradiso in ogni sua parte per gli Euro pei, oltre tre milioni di essi vi si sono stabiliti e vi generano figli sani e robusti. Non dimentichiamo, per, che per alcune zone l'incremento numerico dei Bianchi ostacolato da ra gioni di clima; ovunque, poi, H successo economico dei coloni legato alla presenza sul posto di mano d'opera indigena. Ammesso quindi, perch inevitabile. uno stragrande accrescersi della popolazione bianca in Africa, nessuna parte del conti nente potr mai divenire in totalit un paese bianco. A questa ferma certezza necessario ispirare i nostri programmi colo niali. Nei riguardi degli Africani, poi, va abbandonato ogni ambiguo atteggiamento, secondo il razzismo ci permette digni tosamente di fare, per sostituirlo con la pi limpida sincerit: sempre buona compagna nelle maggiori imprese. LIDIO CIPRIANI La vecchia retorica dell'incivilimento a sfondo altruistico, ma con intenti egoistici: perch questa "benefattrice" lomisce ai piccoli negri del latte artificiale? Per giovare alla loro salute (ma: di questo si gi. incaricata madre natura); o piuttosto per un fine strettamente pubblicitario?

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    IL Ateleiosi o nanismo v ero: l'anomalia sembra avere carattere di recessivil. Nell'esempio portato l'individuo di ;;inistra ha 49 anni ed alto m. 1.06. L'applicazione delle leggi di Mendel alla specie umana :>i presenta o:>tacolata da particolari difficolt. Una prima fonda mentale consiste nella impossibilit di applicare a'll'uomo proprio quei metodi che pi si sono dimostrati utili per la risolu zione dei problffilli dell'ereditariet. Sappiamo infatti che la genetica massimamente usa dei metodi sperimentali, tra questi largamente applicando quello de'Ila -riproduzione tra consangui nei, in quanto dimostratosi uno -dei pi proficui per risultati; operando in oltre su vastissima scala poich noto che in tale scienza il risultato finale il prodotto di deduzioni tratte dalla di .dati statistici, e quindi tanto di maggior v .alore quanto pi precisa, cio fatta in base a pi gran numero di esem plari, sia stata la statistica. Ora ne'll'uomo esiste, ed ovvie categoriche ragioni di indole morale lo esigono, la libera scelta matrimooiale degli individui, che certamente non dirett:a nel senso che il genetista potrebbe desiderare. D'altra parte fuori discussione, non si pu neppure lontanamente pensare, a regolare tale scelta a nostro piacimento in rapporto a quanto sarebbe pi utile per il pro gresso degli studi di genetica, trattare cio l'uomo alla stessa stregua dei nostri animali di laboratorio. Viene in tal modo a mancare una delle armi pi valide. Tutto il materiale di studio di cui disponiamo si pu quindi dire limitato :ai soli casi che spcmtaneamente ci si presentano ; n particolare valore rivestono quelli dei matrimooi tra consan guinei, che per non sono troppo frequenti, cui dobbiamo i pi preziosi contributi alla riso'luzione del problema. Il risultato di questa prima difficolt che le asserite applica zioni del mendelismo .:II'uomo vanno accettate, ove ne sia i l caso, sempre facendo le dovute riserve, in quanto, essendo prive di quella imliscutibile conferma che viene solo data dalla ri-18 ed padre dell'individuo di destra che ne ha 12 e mezzo e raggiunge soltanto i 77 cm (Da Rostand, Collezione A Lri). prova sperimentale, si trovano ad essere in sostanza soltanto delle deduziom, anche se tratte dall'esame di particolari casi che aLl'osservazione sono sembrati collimare perfettamente con quan to di positivo stato acquisito dalle esperienze genetiche nel campo animale e vegetale. Ci non vuoi dire tuttavia che tali deduzioni debbano a priori considerarsi prive di qualsiasi valore . Ma quanto si detto si consideri invece piuttosto come una semplice doverosa premessa che va fatta ad ogni seria in dagine sulla applicabilit del mendelismo aU'uomo. Una seconda difficolt insorge dall'assenza, che si pu as:>erire assoluta, di caratteri puri nelle razze umane, almeno riferen dosi a quel dato particolare ordine di caratteri che pi da vi' cino ci interessano essendo quelli su cui di preferenza si porta l'indagine, cos per esempio il colore dell'iride o quello dei capelli. Per le mescolanze cui tutte le razze hanno sottostato nel corso dei secoli questi caratteri sono infatti venuti a perdere ogni qualit di purezza, sicch gli individui si possono ordina riameq.te ritenere dei complessi eterozigoti rispetto ad ess1. Ancora una difficolt infine rappresentata dalla troppo scarsa prolificit della specie umana, che non consente in linea di mas sima la formulazione del dato statistico, che inve ce, come si detto, sappiamo essere di fondamentale importanza per questo ordine di studi, e specialmente in quei casi, cui appunto sembra appartenere anche quello degli uomini, in cm alla fonnazione di un solo carattere prendono partP. anche numerosi fattori. Dalla enunciazione di questi tre fonda.mentali ostacoli parrebbe che l'unica conclusione logica da trarsi in relazione al nostro studio fosse l'affermazione che le leggi di Mendel hanno ben poca probabilit di trovare applica zioni nel campo umano. Ma cos non In vero comincia ormai ad essere imponente il nu mero dei casi osservati di ereditariet {!;l n.,..,,.,.J..;

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    caratteri la spiegazione della cui trasmissione mirabilmente agevolata dall'appliaziqne ad essi delle leggi e degli schemi dell'eredit mendeliana . Un altro argomento di notevole importanza, bench indiretta, pu a;;cora essere portato a convalida della tesi del mendelismo umano, cio il fatto dell'organizzazione di tutti gli. esseri viventi suHo stesso piano unitario fondamentale. Che se l'uomo, grazie soprattutto al meraviglioso sviluppo raggiunto dal suo cervel.Jo e dalle funzioni :ad esso inerenti, si pu cnsiderare il pi perfetto degli esseri vi venti, s da porre giustamente il suo posto al deHa scala zoologica, non bisogna per di menticare che per quanto egli possa dal resto degli organismi consi derarsi lontano, non si pu per del tutto da questi estraniarlo, non si pu in altre parole negarne la natura animale; ammesso ci, egli automaticamente viene a rien trare, per tale sua qualit, alla dipendenza delle leggi generali della biologia. Ora le leggi di Mendel sono veramente quanto di pi squisita-Acheiropodia, assenza cio delle mani e dei piedi; tale graVJSsuna anomalia sembra ereditarsi con carattere di dominanza; si pu notare come il padre e tutti i figli si presentino affetti. mente biologico si pu immaginare, come prova la loro universalit, come prova la loro unicit di formulazione ed-applica zione in ambo i regni degli esseri viventi, in misura maggiore o minore in dipendenza soprattutto della facolt di sperimenta z10ne. Lasciando ora da parte tale teorica discussione del problema, cd attenendoci pi strettamente a fatti positivi, si pu tornare ad affermare che ormai molti caratteri umani sono stati riconosciuti ubbidire alle leggi di Mendel. Una lung a serie si potrebbe citare: di caratteri normali, il colore degii occhi e quello dei capelli, la presenza Polidattilia, presenza cio di dita sopraimumerarie; il piede ha 7 dita, la mano (radiografia} ne ha sei: questo carattere sembra essere dominante. (Da Rostand, Coli. A. Lri). fDa Peacock) di una ciocca bianca nella capigliatura, le attitudini artistiche in genere, e particolarmente la musicale; di caratteri di anomalie come brachidatti.Jia, pdlidattilia, acondroplasia, ipospdia, lab bro leporino, ateleiosi o nanismo vero, lussazione congenita del l'anca, ipotricosi o retiniti pigmentarie ; di caratteri patologici quali la paralisi semplice, varie malformazioni degli occhi (c a taFatta congenita, miopia, ecc.), alcaptonuria, xeroderma, pig mentosum, alcune forme di epilessia e di sordit, emofilia, dal tonismo, certe forme di atrofia muscolare; e molti altri tutti trasmettentisi con carattere "di dominanza o di recessivit, c fegati al sesso, e capaci di essere espressi, come avremo occasione altra volta di dimostrare, con gli stessi schemi usati nel mende-1 ismo animale e vegetale. In base a tali conoscenze si pu quindi concludere che tutta l'eredit umana si esplichi anch'essa come quella degli animali e delle piante :in dipendenza delle leggi di Mendel. La genera lizzazione fatta appare giustificata dal fatt<' che non si vede perch tra i vari caratteri di uno stesso organismo debba esistere una diversit di trasmissione,. non intesa nel senso di una maggiore o minore complessit dei suoi aspetti. Pu infine darsi che per la complicazione presentata dal pro blema e pi ancora per le difficolt che abbiamo enunciate non si giunga mai ad una totale diretta soluzione del problema. Ci tuttavia non toglie che soprattutto nel campo della trasmissione di caratteri anomah o patologici non s debba far tesoro d quelle nozioni che la continua osservazione ha rese pi vero similmente certe come trasmissibili con meccanismi mendeliani; e farne quindi delle opportune applicazioni nel campo della eugenica razziale. Dott. MARCELLO RICCI 19

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    Fig. l Ricostruzione fantastica dell'uomo fossile della Rhodesia (secondo E. Smith). M intime differenze fisiche e psicologiche distin guono una razza umana da un'altra. Queste differenze sono antichissime: per quanto si risalga indietro nel corso della storia e della preistoria, s1 trova sempre l'umanit distinta in razze diverse. Gi negli scrittori greci e latini si leggono delle minuziose de scrizioni che mostrano come in quei tempi le razze conosciute avessero i caratteri attuali. Valga per tutti la descrizione fatta da Tacito degli antichi Germani, che una illustrazione completa . dei caratteri fisici e psicologici di quella gente ancora pura. A migliaia poi si possono contare i documenti razziali lasciati dall'arte figurativa greca e latina, soprattutto nell'epoca impe riale. Del resto, il fatto che l'ideale estetico umano dei nostri 20 Fiq. 5 Busto dell'uomo fossile secondo E. E n q e l Baier sdorl. Ricostru zione latta nel museo di storia naturale di Vienna in base al modello di stucco del cranio di La Chapelle a u x Saints. TA DELLE -classici sia rimasto ancora il nostro ideale estetico insegna che esiste un tipo razziale comune che si mantenuto lo stesso attraverso i secoli. Se si passa ad esaminare monumenti pi antichi ancora di quelli romani e dei greci, come le rovine di Persepoli, di N in i v e di Tebe, si osservano effigiati nei bassorilievi e nelle statue versi tipi razziali che s'incontrano identici ai nostri giorni. pisce l'osservazione il tipo ariano degli antichi Persiani, simile ai Greci e ai Romani, e molto diverso dal tipo degli Assiri e degli antichi Egiziani, che stato ereditato dagli durante la duplice schiavit subita dal popolo eletto. Molto inte ressanti sono le pitture murali di Tebe che mostrano i popoli conosciuti dagli antichi Egiziani con tutte le loro caratteristiche fisionomiche come gli Egiziani stessi, i Negri, gli Ebrei, gli As siri, i Greci e gli Arabi, Quando si parla di Egiziani e di Assiri si gi in piena storia, ma l'esistenza di razze umane simili alle attuali provata molto F" 2 1g, -L prima che sorgesse l'aurora di quelle antiche civilt. Mancano. Willendorl Fig. 4 Questa liqura. tratta dal Perret, mostra come a determinate fisol1omie del vivente corrispondano determinate forme dello scheletro facciale. m tal caso i documenti scritti, ma restano sempre gli scheletri e i manufatti delle antiche industrie. Questa esistenza di razze umane simili alle at! uali provata non solo per il neolitico cio per il periodo in cui l'uomo non conosceva ancora l'uso metalli ma fabbricava armi e strumenti di pietra levigata, ma anche per il paleolitico superiore in cu1 l'uomo si serviva ancora di manufatti di pietra scheggiata. L'inizio del neolitico rimonta per l'Europa ad almeno 9.ooo anni A. Cr., ma per altre regioni si sposta molto indietro. Il paleolitico supe riore molto pi antico e ha inizio con la fine dell'ultima glacia zione diluviale e con l'apparizione delle condizioni attuali di flora e di fauna. L'umanit del paleolitico superiore era gi divisa in molte razze ,simili alle attuali, per quanto con qualche carattere di primitivit, che prendono il nome dalla localit dove sono stati

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    Venere di DIFFERENZ trovati i resti umani; abbiamo cosi ad esempio nell'uomo di Cromagnon e in quello di Aurignac i rappresentanti di attuali razze ropce, nell'uomo di Talgai e di Wadjak, i rappresentanti degli li indige_ni. australiani, nell'uomo di Chancelade quelli di zc iperboree, e cos di seguito. n epoca pi antica del paleolitico superiore non si incontrano sicuri di razze umane simili alle attuali, ma sarebbe assai dal vero colui il quale cr
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    r1g. l In questi tre campi si osservano. scbematicamente, i componenti morfologici del sangue. cio: globuli rossi (r), grcmulociti acidolili (a) e neunoiili (n), linfociti (1), piastrine (p). Noi secondo campo, compare un emazia giovano (o) con residui nucleari. Nel teuo campo vi sono globuli rossi di varia forma e volume (nel riquadro A microciti. nel riquadro B elementi di forma irregolare -ariisocitosi -, nel riquadro C macrociti). Fig. 2 Impilamenlo dei globuli rossi (da Dujarric de la Riviro). 22 11 concetto di razza un concetto puramente biologico e quindi basato su altr< considerazioni che non i concetti di popolazione e di nazione, fondati su considerazioni sto riche, linguistiche, religiose. Si deve tener presente inoltre, che separare i valori generici cio universali ed ideali dalla concretezza della vita, cio dalla carne, in cui tutto ci che generato da filosofiche astrazioni deve discendere se -...-uole acquistare corpo o realt, una concezione universalistica, che mira alla astrazione vacua di significato, e concepire la realt in modo simile equivale a fan: Jog-omachie, prive dell'agilit necessaria ad un organismo logico per divenire realt. L'astrazione intellettuale contro natura. Come gi Cogni fece presente, possiamo stroncare il nostro spirito nostra carne, essicare le vene, che portano le radici profonde da cui sorgiamo, ma perderemmo il legame con il tutto, perch l'astrazione, l'ascesi costa sempre cara, e perdere le radici del proprio sangue, queU!! in cui si incise la nostra vita, perdere affatto il legame con quel popolo che per primo ci si rivel nello sguardo e nel volto di nostra madre, significa, per noi Italiani, prendere un volo senza ritorno verso spazi siderei, in cui il nostro petto non respira, ecl in cui ci aggireremmo come ombre. Con questo noi non conveniamo che lo spirito crei il corpo, n l'inverso che il corpo crei lo spirito Spirito e carne, sono due entit astratte, che non possiamo concepire per s stesse ma vi\e, reali ed intellegibili solo nella loro sintesi, che mirabil'mentc s i compendia nell'uomo, che la moderna biologia e medicina rivela sempre pi come m i tutto insc indibile, compend io mirabile di caratteri psico-fi.sici. Ci premesso, nasce l'idea della dottrina del sangue, intesa non un senso mistico _n sentimentale, quasi risorgere cio di concetti e sentimenti puramente materialistici, affermazione della materja sullo spirito, rinascere selvaggio dell'oscura voce dell'istinto ed affermazione di un nuovo paganesimo. Noi siamo contro il meticciato, noi non confondiamo l'araldica con l'ereditariet. ma ammettiamo la somma importanza che il fattore purezza di razza, ha nella cemen tazione ed elevazione di un popolo. Le grandi imprese mi10vono dai popoli, i quali hanno raggiunto la coscienza d i s stessi, ecl oggi come mai gli Italiani sentono di essere, e soprattutto di costi tuire una razza. Omnis vita sanguine richiamarsi al sangue significa rifarsi al pozzo profond(J delle o rigini della vita, e gi negli antichi popol i indo-europei ed ariani il sangue era simbolo di amicizia e di fede. Arte c pensiero, prima ancora che ambiente ed educazione sono compenetrati dal sangue, realt fondamentale per cui ognuno di noi un corpo ed un volto, che ricorda i suoi avi e la sua gente, .che lo unisce alla gente dal sangue simile al suo. Ci che unisce l e membra c le fa respirare in un sol ritmo l'unit del sangue. Ed ancora pe r l 'unit del sangue che l'uomo vede nell'altro uomo il fratello, non per uno sforzo psichico di unit ideale, sotto cui permane per sempre un istinto seg reto ed una carne che non si pu unire senza ma per un misterioso legamt primordiale, per cui insensibilmente, l'uno si sente nell'altro, nel fratello perch tllli'. sola linfa vitale li nutr, e da un solo sangue ebbero vita. Il sangue sede delle propriet essenziali della vita. Essendo i l comune amb i entt: organico in cui si mescolano e si rim e scolano i prodotti di r icambio di -tutti gli clement i cellulari, le elaborazioni delle glandol e a secrezione interna, i l cui equilibrio di relazione si ammette essere spiccatamente individuale, anzi costituire l a ragione della morfogent>si c de lla psicogenesi individuale, dobbiamo ammettere che l a costituzione del sangue sii! notevolmente influenzata dalla costituzione individ u a l e dalla eredit, dal dinamismn dei diversi organi. Consta di una parte figurata, cio g lobuli rossi (eritrociti), globuli bianchi (granulociti. linfociti), piastrine, monociti, e cellul e eli transizione e di una parte, diciamo cos, liquida, costituita dal s i ero. (vedi figura N. r). Gli critroci, elementi caratteristici del sattgue forse in rapport o al ricambio vananu nel diamet r o nelle diverse specie animali, come appare dai seguenti valori esprimenti il diametro degli eritrociti in micon (mi ll esimo di millimetro): Elefante 9 Coniglio l Gatto s B U o mo 7.9 Ratto 6 ,8 Cavallo s.s Scimmia 7.4 Topo 6,7 Pecora 4,8 Cane 7,2 Bue 6,2 Capra 4 Cavie. /', 1 6 Gazzella ? --.) Il diametro degli eritrociti diverso per anche nelle varie razze umane: sec o ndo Gram in Europa aumenterebbe da Nord a Sud, come risulta dai seguenti valori, ancht essi espressi in micron: Italia 7.-7,5 Francia Germania 7,8 Norvegia g :

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    Oltre la forma, bisogna ricordare che l'odore, I'halitus sangmms :1> (determinato forse da differenti acidi grassi), era considerato dagli antichi come caratteristica di ciascuna specie e razza vivente. Ma non ci dilungheremo, almeno per il momento, a considerare l differenze diciamo cos grossolane nella forma, nella struttura, nelle dimensioni degli elementi figurati, n le meno appariscenti differenze, quale costituzione chimica degli elementi stessi, o del plasma, ma.dimostreremo con l'evidenza di fatti e di dati, che possibile, anzi scienti ficamente dimostrato, che esista una ripartizione razziale dei popoli della terra in rapporto a fattori sieroiogici, ripartizione che spesso l'antropologia fisica impotente a mettere in evidenza. E' questo un problema scientifico, e come tale complesso, che cercheremo, per quanto possibile, di esporre oggi ed in seguito, chiaramente e pianamente. A tale scopo occor-re tener presente che, nell'interno dei e nei preparati di sangue a fresco (cio prelevando sangue da un organismo ed osservando lo al micro scopio) gli eritro(:iti hanno tendenza a disporsi a pila di monete, aderendo gli uni a gli altri, come appare dalla figura N 2. Se invece uniamo, al sangue in esame, sierodi sangue di animale di specie diversa da quello in esame (ad es. unendo sangue di scimma con siero di sangue di cavallo) per modificazioni fisico-chimiche della parte liquida in cui sono sospesi gli eritrocit, talt: fenomeno si esagera; gli eritrociti si riuniscono in ammassi pi voluminosi. A tale fenomeno si d il nome di agglutinazione, il quale ben presto seguito dalla sedimentazione degli ammassi stessi. (vedi fig. N. 3) Per stato osservato, che gli eritrociti sono agglutinati non solo da sieri eterogenei. ma che il siero di individui della stessa specie poteva determinare lo stesso fenomeno, cio il siero di un uomo poteva agglutinare gli eritrociti di altro uomo, ed a tale feno meno stato dato il nome di iso-agglutinazione. Questo diverso comportamento del sangue degli individui di una stessa specie, dovuto alla presenza negli eritrociti di una sostanza, contenuta nello stroma delle emazie d .etta agglutinogeno (che distin. gttiamo in A e B), ed alla presenza nel siero sanguigno di un'altra sostanza legata alla frazione euglobinica, detta agglutinina (che distingui a mo in a e /3). Le agglutinine sono sostanze che agglutinano i g l ohuli rossi omologhi (cio l'agglutinina a agglutina i globuli rossi contenenti l'agglutinogeno A; come l'emolisina f3 agglutina i globuli rossi contenenti l'agglutinogeno B). In base a tali caratteristiche sostanze il sangue umano stato diviso in quattro gruppi fondamentali, caratterizzati dalla pre-senza dei rispettivi agglutinogeni : GRUPPO SANGUIGNO AGGLUTINOGENI AGGLUTININE o. -a+f3 1\ .'\. (3 B B a AB ,\B -La fig. N. 4, se osserYata con attenzione, chiarisce l'idea della ripartizione degli agglutinogeni c delle agglutinine, nei globuli rossi e nel siero. Circa l'ontogenesi dci gruppi sanguigni, stato dimost-rato da varie ricerche, ch e gli agglutinogeni appaiono durante la vita intrauterina. La differenziazione esiste presso il feto gi dal III mese. Esporremo in seguito, l
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    Sardegna Museo di Cagliari: bronzo nuragico. U h tempo la Sardegna costituiva la peda-. :lG 'di lancio per tutti i giovincelli imberbi che avevano ricevuto il crisma dell'insegnamento universitario delle varie trib ebraicoGiungevano all'Isola dopo una notte inscune trascorsa trepidando ad ogni maschia or.data del nostro Tirreno. Se oggi l'Impero hu aperto mari molto pi vasti agli studiosi dell'Italia Fascista, in quei tempi oscuri ai professorelli implumi partiti per la prima volta dal!e aule amiche le dieci ore notturne sopra un piroscafo leggero e piccoletto costituivano impresa ardita e poco grata. E come poter amare questa' terra che deh:eva sin dal primo approdo chi, fidando nel nome di Golfo degli Aranci, non si aspettava la scogliera opaca ed il lido deserto c!Jn le quattro casupole bianche dagli usci siknziosi? Vagavano per le cime lontane le ombre rosate del mattino, qua e l pi vive di luce m ;ova, i colli ed i monti sorgevano all'orizzc-nte fatti solo di az. zurro; nel cielo non una vece. Terra di poesia: ma per chi giungeva dalla citt, per chi aveva l'orecchio abituato a!!\:rto delle chicchere del caff, tutto questo era deserto, desolazione, problema da impostare e risolvere, al lume ed al metro dello propria, infallibile dottrina. I problemi c'erano, davvero, ma sorti e sviluppatisi nei secoli senza che mai una n:cno di ferro li troncasse alla radice, costituivano un viluppo cos intricato da non lasciarsi facilmente discernere. Specialmente da chi vi giungeva nutrito appena da un'affrettata preparazione libresca, senza l'esercizio di una esperienza umana e senza l'ail.:to di uno studio locale lungo e meditato. Eppure per questi giovinetti precoci non vi erano ostacoli di sorta. Un sopraluogo a.ffzettato, magari attravso i vetri del treno che portava a Cagliari, poi subito i su!tati, i giudizi definitivi, il rimedio infallibile consegnali ci:l!a stampa accogliente delle: Penisola o all'editore di famiglia ... Malaria, delinquenza, miseria erano il ritornello obbligato, l'aggettivo "sociale" 26 trionfava ora tronfio e pettoruto, ora agile, tagliente, facile come una moneta da que centesimi. Fu in quei tempi che vennero affibbiati alla gente di Sardegna, sotto una etichetta pseudo-zcientifica, i pi cocenti insulti che mai potessero venire in fantasia. Vi fu chi incontrandosi per la prima volta in questi uomini del piano e della montagna li trov al suo metro, troppo piccoli, minuti di membra e fragili d'ossa, gente male in carne, fornita di scarse risorse fisiche e psichiche. Perch? Quale potva essere la causa di queste condizioni? Ecco in soccorso dalla fervida immaginazione e da una pi fervida temerariet di giudizi nascere la teoria, il magico giuoco di parole destinato a spiegare tutto: la popolazione di Sardegna andata incontro nei secoli ad un progressivo processo di immiserimento fisico che ha portato agli attuali esemplari decaduti. Impostata la cosa su questo piano, gon facili le altre illazioni, Nel volgere degli anni diminuita la statura, si sono fatti pi meschini i corpi, non soltanto, ma per la stessa influenza debilitatrice, l'attivit psichica rimasta minorata: si spiega perci il deiitto, l'analfabetismo, cc. ecc. Rachitici e cretini, questo era il giudizio definitivo, tradotto in termini pi e pi concisi, dalle ristionapti e circonlocuzioni. Faciloneria, per non usare altre parole. Estrema !abilit psichica di giovanotti ben nutriti innanzi alle immagini di uomini macerati da una dura fatica quotidiana al sole ed al vento, ingialliti dalla malaria cronica buttate nei sangue sino dai primi anni di vita. Uomini patiti, mal -ridotti fin che si vuole, ma non ancora ombre, uomini durissimi nei muscoli e nei nervi avrebbero ripreso il loro giusto aspetto quando fossero state migliorate le loro condizi()ni di vita e di lavoro. Erano semplicemente questi i termini del problema. E fu Mussolini che li comprese. Ma in quei tempi per molti settori della borghesia intellettualoide, allevati e cresciuti entro la ristretta cerchia di circonvallazione, la Sardegna rappresentava la terra sensazionale, pepata d'ignoto, di curioso, la terra interessante, imprevista su cui era lecito dire tutto, purch fosse diverso e fuor del comune. Questa storia della razza-. degenerata, ebbe quindi facile successo, fu accolta gioiosamente alle stampe come un pezzo> fortunato, non incontr difficolt a girare per le piazze, e insinuarsi nei salotti, nei circoli autorevoli e fin ben presto per divenire unodei pi accreditati luoghi co m uni della Sardegna. E tanta stata la forza di questo luogo comune che ancora oggi vegeta, con altre muffe del genere, tra le circ;onvoluzioni ce. rebrali di qulche vecchia cariatide irriducibile alla forza dei tempi nuovi. Degenerazione della razza: non fu soltanto questa la constatazione dei neo-pro- art an a fessori. Vi furono altri che con criterio meno sbrigliato riconobbero nella popolazione di Sardegna una variet della razza pigmea! Proprio cos: i Sardi vennero accomunati ai Boscimani del Kalahari, ai Ba-Binga delle rive del Sangha, ai Ba-Tua del Congo e -perch no? -ai tapiro della Nuova Guinea. Questa fu la sostanza delle cose anche se attenuata dalle consuete circonlocuzioni (spostarnenti in epoche preistoriche, variazioni intervenute, ecc. ecc.). Era facilmente intuibile che si trattava di enormit. Non potevano appartenere a opachi aggruppamenti razziali africani quegli uomini i cui antenati avevano dato origine alla luminosa civilt dei Nuraghi, cos fervida di opere artistiche e di manifestazioni civili e che pur in un isolamento secolare avevano sviluppate forme originali di arte popolaresca. Eppure fu necessario portare alla luce vari quintali di ossa dai sepolcreti nuragici per sfatare definitivamente sul pi rigido terreno scientifico queste leggende infamanti. Gli studi compiuti su questo materiale ricchissimo permisero di definire in primo luogo l'aspetto fisico dell'uomo sardo nuragico e la perfetta identit di questo con i primitivi mediterranei, secondariamente si constat che tra i protosardi e la popolazione attuale vi era una singolare continuit di caratteri che attestava una mirabile conservazione del sangue attraverso i millenni. Oggi quindi i Sardi vanno considerati come un gruppo purissimo di quegli ariani mediterranei che trovano la migliore espressione entro la razza italiana. IJNO BUSINCO Museo di Cagliari: bronzo nuragico.

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    Da pochi anni, grazie al risveglio ope rato dai Fascismo nelle coscienze, andia. rno riconoscendo noi stessi, la nostra vera missione storica, il vero volto della no stra cultura. Abbiamo tolto di mezzo, sul piano interno e internazionale, molti de gli equivoci che gravavano paurosamente sulla vita del nostro paese Alcuni dei fondamentali problemi che ogni popolo deve affrontare sono stati da noi affron tati e risolti in modo tale da metterei de cisamente all'avanguardia. Ma perch il nostro repentino balzo in avanti si ira duca in un duraturo miglioramento di tutte le nostre posizioni, perch divenga realt quella rivoluzione continua che nei voti del Fascismo, occorre rimuovere senza indugio i noi} pochi equivoci che tuttora, nel campo della cultura, ci le gano inesorabilmente all'ltalietta in tutti gli altri campi da noi stessi sorpassata, derisa o dimenticata addirittura. Il razzismo pu costituire il fattore de cisivo di questo chiarimento di noi a noi medesimi. Il razzismo, infatti. ci fa sen tire, prescindendo da ogni vana retorica, da ogni pedantesco ossequio trad1zionalista, i vincoli che ci legano al nostro pas sato. Il razzismo ci richiama alla tradi zione, ma ad una tradizwne che pulsa Cl sangue nelle nostre vene, ad una tra dizione che non nostalgia, o ricordo, ma vita, ad una tradizione che secondo il detto mussoliniano al tempo stesso rispetto del passato e ansia dell'avvenire li problema della nostra cultura appunto questo: ritrovare il senso della vera trudizione italiana, quel senso che l'enorme maggioranza dei libri scolastici e delle cosiddette opere scientifiche, da cir ca un secolo a questa parte, tradiscono coa !lna idiozia e una tenacia degne vera mente di mig]i;Jr causa. Ci siam? rasse gnati a sapere di noi quello che gli altri hanno creduto bene che sapessimo. C' voiuto, recentemente, im libro documen tato (e in maniera molto approssimativa) perch ci accorgessimo che la Francia ci stata sempre e odiosamente nemica (molti testi scolastici ispirano ancora ai ragazzi italiani i pi teneri sensi di grati tudine verso Napoleone III). Abbiamo buttato a mare secoli interi della nostra cultura prima met del Settecento ) in omaggio ad una critica straniera non sai se pi malevola o ignara. Abbiamo accettato un Vico confezionato su misura all'estero. Abbiamo pressoch rinne gato Alfieri, perch ai letterati francesi la sua figura parsa incomoda. Ci siamo fatti sommergere attraverso l'europeismo, l'internazionalismo, il decadentismo, e quanti altri ismi hanno bussato alla nostra porta, dalla marea della cultura .senza patria. Ne fa fede il dilagare, in questi ultimi anni, dei romanzo ebraico nelle nostre librerie e nei nostri salotti. Il pi grave, senza dubbio, tra gli equi voci che pesano sulla nostra cultura, quello che concerne la romanit. Agli stranieri, specialmente ai cosiddetti. no stri fratelli latini, conviene, per evidenti ragioni, annacquare il pi possibile il concetto di romanit, allargandone i con fini a tal punto da far rientrare in esso, in un grigiore uniforme. tutta la vita del mondo antico. Si tratta di un tentativo di accaparramento molto logico. da parte di chi non pu rivendicare propne tradi zioni se non facendo man bassa nelle tra-27

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    dizioni altrui. Ma tutt'altro che logico, an zi incredibile. il fatto che gli Itaiiam ab biano appoggiato u n simile tentativo. Eppure proprio cos. Si confusa la mis sione universale che, non dimentichiamolo. ebbe come antesignane in ogni parte del mondo le aquile legionarie con una specie di flaccido internazionalismo. Si dipinta Roma concezione tipicamente ebraica come la Nuova York dei tempi antichi: un immenso crogiuolo di ci vilt. di riti, di razze. Il binomio romacos semplice, evidente, cos p;eno di leg1ttimo orgoglio, stato relega to in soffitta; quasi che un popolo potesse compiere una missione universale senza essere in primo luogo se stesso, quasi che una pianta potesse metter rami e foglie in ogni direzione senza aver piantato nel la sua terra saldissime radici. *, ... -c-Tipico esempio della quasi generaleincomprensione nei confronti della roma nit la concezione corrente dei rappor ti intercorsi fra Roma e i giudei Tale ccncezione a un dipresso, la medesima che, per evidenti e comprensib.ili ragioni polemiche, venne accreditata dagli apologi:;t i cristiani dei primi secoli. Si cio che le autorit romane abbiano con fuso gli ebrei con i cristiani e che a per seguitare gli uni e gli altri siano state indotte principalmente da motivi religio si non essendo i motivi politici che una conseguenza dei primi. Dell'azione dele teria esercitata, assai prima di Cristo, dai giudei contro Roma, non si fa cenno; n si parla delle numerose e violente rea zioni antigiudaiche che ne derivarono. Ci. sar facile, documentare: l) che i Romani nutrirono contro i giu dei una costante radcatissima avversio ne; 2) che i giudei si adoperarono in ogni modo per scalzare le basi dell'Impero romano, dal quale, come ognun sa, ebbero a tempo debito e con la dovuta t>nergia fiaccato il collo; 3) che provve 28 Il d . . 1 n egn t della maest dell Imp ero, dell spl e n..; dore del nostro nome e d elle i sti tuzioni dei n m aggtort .. CICERONE dimenti atti a frenare l 'arroganza ebraica sottolinearono in ogni tempo l'antigiudai smo dell'antica Roma. I Romani non fecero mai mistero dei loro profondo disprezzo per i giudei. Di sprezzo pi che naturale se si pensa che, allora come oggi, ebreo era sinonimo di senzapatria (la Diaspora ha avuto inizio assai prima della distruzione di Gerusa lemme) e che, per di pi, l'ebraismo aveva fatto il suo ingresso in Roma as sieme a quella miriade d culti e di perstizioni orientali che tanto contribuiI ono alla corruzione dei costumi C'era un contrasto insanabile fra il Romano, devoto all'idea delio Stato, incline a far prevalere gl'interessi della collettivit su quelli dei singolo; e la moltitudine di giudei che affluivano nei centri pi ricchi dell'Impero, sfruttando ogni occasione per conquistar privilegi e ricchezze e spalleggiandosi a vicenda per eludere la severa disciplina statale. Gli ebrei vendono per poca moneta spicciola quali sogni tu vuoi scrive Gio venale (sat. VI) con l'amara incisivit a lui consueta; e l'epiteto di venditori di sogni suona, in bocca a un Romno. assai pi ingiurioso di que l che non sia ai tempi nostri. Era un mondo !onta no e diverso, quello che i giudei s chiu devano ai loro dominatori; ma vi si p o teva entrare per poca moneta spiccio la come in un qualsiasi locale di malaffare; a tal prezzo non vale neppure la pena di sognare! Dello stesso disprezzo reso pi a c uto dalla visione profonda dei fatti storici risuona la parola di Tacito. Le altr e loro (degli ebrei) istituzioni -egli scrive (Storie v, 5) :...__ sinistre e turpi, si sono mantenute per la loro perversit. l n fatti i pi disonesti, disprezzate le patrie religioni, accumulavano forti tributi in denaro l donde fu accresciuta la po tenza dei giudei, poich tra di loro la fede tenace, la solidariet sempre in atto, mf! contro tutti gli altri nutrono odio di nemici. Ma ngia ./LO sepa ratamente, dorrrwno separtamente e, ra=z.a quanto mai portata alla libidine, si astengono dall'incrociarsi con altre razze; tra d loro, peraltro, nulla giudicato illecito. H anno st.abilito di circoncidersi, per di. stinguersi. Coloro che adottano i loro costumi fanno lo stesso, e in primissimo luogo apprendono a disprez=are gli -dei, a spogliarsi d'ogni amor patri.o, a tenere a vili i genitori, i figli, i fratelli E' superfluo far notare quanto le parole di Tacito siano attuali e quanto, di riflesso, ne risulti fondata l'accusa che si muove agli ebrei, d'avere cio in ogni tempo, con il loro feroce esclusivismo, provocato quelle rea,zioni di cui tanto si dolgono. In Tibullo, in Properzio, in in Orazio. nel severo Persio, v' contro gli ebrei lo stesso disprezzo che abbiamo no tato negli scrittori precedentemente citati. Ovidio (De arte amandi, I, 75) pone in un sol fascio le pratiche amatorie pi sconce e i riti israeliti; Tibullo (I, 3, 23) Properzio (Il, 23, 4) citano la reli gione ebraica allo stesso proposito; Or. a zio, pur nella sua eclettica bonariet, mostra di non aver simpatia di sorta per gli ebrei circoncisi (Sat. l, 9), che obbligano gli altri ad affiliarsi alla loro congrega (Sa t. I, 41. Motivi religiosi e politici acuirono la istintiva avversione dei Romani contro i giudei Razza che si distingue per il dispre=zo degli dei -li definisce Plinio il Vecchio (XIII, 9, 5); e la sua frase smtetizza assai bene l'atteggiamento dei Romani nei confronti dei riti giudaici. E' assolutamente falso che gi negli ultimi tempi della repubblica e nei primi dell'Impero il sentimento religioso avesse la sciato il posto, nell'animo dei Romani, a un indifferente eclettismo. Se il paganesi mo aveva ormai perduto gran parte della

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    -;ua vitalit, ero 'per vivissimo l'attacca mento ai culti patrii in quanto tali; e i riti orientali vnivano in genere bene ac colti purch non si sovrapponessero alle tradizioni locali. Ma l'esclusivismo ebrai co non consentiva conciliazioni di sorta; donde la discriminazione che i Romani sempre fecero tra culti orientali in genere e culto giudaico, a tutto danno di questo ultimo. E' sintomatico, per esempio, che Ta cito (Annali, II, 85) unisca, narrando i fatti che si riferiscono all'Impero di Clau dio, i severi provvedimenti contro la sco stumatezza delle matrone e la cacciata di quattromila giudei da Roma, quasi a fare intendere che questi ultimi erano responsabili della corruzione dilagante nella societ del tempo. E ancor pi significativo il fatto che Seneca, il quale non parla n in bene n in male dei cristiani, e il cui peusiero tanto vicino a quello del cristianesimo da avere accreditato la leggenda di una mi steriosa conversione, si esprima in tenni ni roventi contro i giudei. Quella scel l era tissima ra:;za egli dice (v. S. Ago stino -Citt di Dio, VI, ll) stata ormai accolta in ogni parte del mondo; e si pu ad essa applicare il detto d Ora ::io: i vinti hanno dettato legge ai vincitori ... Pi forti ancora dei religiosi erano i moti vi politici che ispiravano l'antisemi ti s mo romano. I giudei costituivano l'ele mento disgregatore dell'Impero. Ricchis simi -dice il Reumont (Storia della citl di Roma, L 351) che all'inizio dell'epoca imperiale essi controllavano qua si tutto il giro dei denaro si valevano della libert di culto loro concessa per godere di una vera e propria autonomia politica, fino a costituire uno Stato entro !o Stato. Pi pericoloso ancora dell 'assa lto rlei harhari. perch quasi completa-u ... razza se-diziosissima, v anissima, arroga ntissima ... ADRIANO mente dissimulato,' l 'assalto del giudai smo insidi a lungo la civilt romana. N il pericolo sfugg ai Romani stessi, che pi volte, e con somma energia, Io denunciarono Tra i maggiori avversari dei giudei-, per precisi motivi politici fu Cicerone. Nel discorso sulle provincie consolari egli si dolse che Gabimo, pro console della Siria e della Giudea aves se concesso ai giudei l'appalto dei tri buti, dando in tal modo ad essi una pod'assoluto privilegi o. Con un giu deo. Quinto Cecilia Niger, ebbe a che fare egli stesso, quando insorse contro gl'inauditi abusi di Verre in Sicilia. Con. tro il giudeo Niger, infatti. Cicerone pro nunci la famosa divinatio ; e ci rac conta Plutarco (Vita di Cicerone), che il grande oratore non si lasci sfuggire cos propizia occasione, giacc h, approfittan do della somiglianza di nome tra Verre e verrus il maiale riproduttore, domand a Niger come mai egli avesse a che fare con verrus alludendo con temporaneamente alla circoncisione, qua le sinonimo di evirazione. e all'avversio ne degli ehrei per la carne di porco. :VIa l'orazione in cui pi apertamente Cicerone si scagli contro gli ebrei quel la pronunciata in difesa di Fiacco. tratto in giudizio per aver se questrato l'oro giu daico, cio l'oro c he da ogni parte dell'Impero gli ebrei inviavano a Gerusa lemme, con il pretesto di offrire doni al tempio, ma in realt per accrescere la loro potenza finanziaria. Vale la pena di riprodurre per i11tero il brano in cui Cice rone si riferisce agli ebre i: Segue ora l'accusa per il sequestro dell 'oro giudaico. Questa la ragione per la qua le si discute questa causa pre s :w i gradini aure/i (presso il tribunale aureliano avevano luogo le riunioni dei g iudei). E' per qu.esta accusa, o Lelio, che scegliesti questo luogo e la folla di giudei che ci circonda. Tu sai quanto sia. e;rande /.a loro influenza, la solidariet }ra di essi, e come sia estesa la loro polenza nelle nostre Parler a wc sommessa, affinchP. i soli giudici mi oda no. Gi sapete come non manchino persone le quali eccitano questi giudei contro di me, e non wglio dar pretesti alla loro malemlenza Era consuetudine tutti gli anni di tra sportare d_all' Asia e dalle provincie a Gerusalemme dell'oro raccolto da giudei; un editto di Fiacco viet tale esporta::io ne ai giudei asiatici. Chi non loder simile pro vvedi mento? Il Senato con seve ri decreti prima e durante il mio conso lato, viet il trasporto dell'oro: fu saviezza interrompere una barbara superfu atto di ferme::;;a govematica sfidare, p er i l bene della repubblica, que sta moltitudine di giudei la quale spesso impertfersa nelle nostre assemblee. Ma si disse che Giwzio Pompeo, resosz padrone di Gerusalemme. non tocc nul la dei tesori del tempio. Fu u:t'tto tra i molti della sua prudcn::a, per non dar adit.o alla calunn,ia in una citt cos so spetl.osa e maldicente. Fu la moderazione dz: questo illustre g e nerale, 110n la reli gione dei giudei, di un popolo nemico, che lo tra.Uenne ... Ogni citt, o L eli o ha la propria religione, noi la no s tra e Gerusalemme la ,erso la repubblica: e gli dei immortali permett e ndo fosse vinta e fat ta tributaria, dinwstrarorw in quale con to dez e esser tenuta:. Non possibile esporre pi chiara mente la nostra pos izione di fronte al giudais mo ; nostra :, diciamo. poich la voce di Cicerone la voce di Roma. cio della nostra razza e della civilt da essa r:reata. 29

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    Con la medesima chiarezza si esprime, fra i tanti, Svetonio, quando (Vite di Nerone e di Vespasiano) afferma che,' pri ma della distruzione di Gerusalemme, gli ebrei erano alla vigilia d'impadronirsi di tutte le leve di comando dell'Impero. *** l giudei si adoperarono in ogni modo per scalzare le basi dell'Impero romano --abbiamo detto; e lo documenteremo, perch la testimonianza sia indubbia, ci tando scrittori ebrei dell'antichit. Lo storico Giuseppe ebreo racconta che la rovinosa invasione dei Parti, che ehbe luogo nel 714 di Roma, fu provocata dal re di Giudea Antigono, che promise agli invasori un premio di mille talenti e di 500 donne (l'erotismo ebraico godeva gi larga fama). Lo stesso Giuseppe ebreo narra che. avendo Pilato introdotto in Gerusalemme, sulle insegne del!' esercito, l'effigie di Ce sure, i giudei tumultuarono contro di lui, affermando che ci una viola zione delle leggi ebraiche. E si trattava di Cesare, di quel Cesare sulla cui tom ba gli ebrei affermarono d'aver pianto. Lacrime di coccodrillo naturalmente. Sempre in Giuseppe ebreo si legge che, durante la campagna di Cesare in Egit to. gli ebrei uccidevano quanti pi Ro mani potevano nel paese. la qual cosa a s sai male si conciliava con la missione del principe Antigono, il quale si prote gtava amico e alleato del condottiero ro mano. Invero produce up senso di me raviglia scrive a questo proposito il }Ianfrin (Gli ebrei sotto la domina=ione romana, II, 278) -vedendo dall'una parte i giudei uccidere quanti Romani trovano e dall'altra correre in aiuto di C es are chiuso in Alessandria. Se si do vesse pronunciare 1111 giudizio su quale delle due parti fosse la pi sincera, biso gner e bbe senza dubbio optare per quella di Aristobolo che uccideva anzich per quella d'Antigono che soccorreva. Lo stesso Giuseppe ebreo, con la tipica arrog anza della sua razza, afferma che la elezione di Claudio fu dovuta all'influen:ta es erc i tata sulla corte dai giu-deo Agrippa; e s e anche la notizia risulta inesatta, il fatto stesso che essa sia stata formulata dimostra a quali ambizioni si fosse spin to il partito ebraico a Roma e di quali imprese si ritenesse capace. D'altronde, un altro documento attesta l'esistenza, in quell'epoca, di un vero e proprio partito ebraico, avente fini poli tici hen determinati. Si tratta della rela zione fatta dallo storico ebreo Filone in torno ad una ambasceria da lui stesso e d a altri quattro ebrei costituita e incari cata di placare l'ira di Caligola, sdegna to perch la sua immagine non era stata a c colta nel tempio di. Gerusalemme. l\ on era un gran peso dice Filone --il considerare che da noi cinque am-30 basciatori dipendeva la sorte di tutti i giudei sparsi nel mondo? E se egli fosse stato favorevole ai nostri nemici, quale altra citt sarebbesi tenuta quieta? Quale avrebbe avuto riguardo ai giudei che la abitavano? Quale delle nostre sinagoghe salvata? Che ne avverrebbe dei diritti dei giudei? Incombeva dunque su di noi una sovversione, una rovina, un naufragio dei privilegi che la nostra : na zione aveva nelle singole citt. Contro tali privilegi, paurosamente di laganti fino a minacciare la saldezza del la compagine statale, Roma reag in ogni tempo. Rifare la storia dei provvedimenti contro gli ebrei significa ripercorrere tutte le vicende dell'ultimo periodo repubblicano (da quano, cio, i giudei trarono in Roma) e dell'et imperilile. Valerio Massimo (1, 3, 2) attesta che gi nel 141 avanti Cristo i giudei furo no cacciati da Roma, quali corruttori dei costumi romani. Pompeo fu loro decisa mente nemico e li grav di un enorme tributo, ben sapendo che immense erano le loro ricchezze; per questo Giuseppe ebreo affei:ma che i suoi correligionari odiavano Pompeo (mentre in realt, co me nota giustamente il Manfrin (II, 288), essi odiavano tutti i Romani. Ancora pi avverso ai giudei fu Antonio. lmperciocch racconta D ione Cassio ( 49, III) -i giudei (gente nell'ira acerbissi ma) molti danni ai Romani recarono, ma assai pi ne ebbero. Furono dapprima presi coloro che combattevano nel Tem pio e poscia altri ancora, i quali aveva no ottenuto il permesso da Sosio d'an darvi.. Antonio concesse il regno dei giudei a un certo Erode, e legato ad un palo Antigono, avendolo fatto battere con le verghe (cosa che a nessun re erasi dai Romani mai eseguita) ordin che gli fos se troncata la testa). Di Cicerone e Cesare si detto. Augu sto, informato che Erode, sotto pretesto di riedifcare il Tempio, provvedeva a fortificare Gerusalemme, gli scrisse: Se il vecchio edificio non ancora atterrato non Io demolire; se fu abbattuto, non riedificare; se lo riedifcasti, sei un cat tivo servitore Lo stesso Augusto, dopo aver ridotto la Giudea in condizione di provincia, da alleata che prima era, con fisc i beni di Archelao, 'figlio di Erode e lo mand in esilio. Lo stesso Augusto lod molto suo nipote come narra Svetonio perch, attraversando la Giu dea e Gerusalemme, non volle compiere nessun atto religioso in quel Tempio. Ti bcrio, ancora pi aspro, cacci tutti gli ebrei da Roma, traendo occasione da uno scandaloso fatto che lo stesso Giuseppe ebreo ci racconta. Un giudeo squisitamente ribaldo (narra lo storico israe hta), assieme a tre suoi compari, indusse )a matrona Fulvia a convertirsi e a sbor-sare una forte somma di ch ;t vrebbe dovuto essere versata al Tempio, ma naturalmente fin nelle tasche dei giu dei romam. Di quella Fulvia era marito un Saturnino, amico di Tiberio, il quale, venuto a conoscenza del fatto, esili i giudei da Roma e, p resine quattromila, li mand a prestar servizio militare m Sar degna, dove scrive Tacito (Annali II, 85) -per l'aria pessima morirono. A tuttl gli altri ordin di abiurare entro tre giorni o di abbandonare l'ltaha. Caligola esiliin Gallia Erode, tetrar ca della Galilea; e minacci pi gravi provvedimenti, per sventare i quali ebbe luogo l'ambasceria straordinaria di cui si detto. Quanto a Claudio, c' divergenza fra gli storici. Dione Cassio, infatti, narra che essendo il numero
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    LOGICA E MORALIT DEL RAZZISMO Una intarsiata, come per mciso, nel decalogo del razZismo 1tahano, ha persuaso in taluni l'opinione che esso offra ai nemici il suo tallone di Achille. Alludiamo alla frase del settimo punto: la questione del razzismo in Italia deve .essere trattata da un punto di vi5ta puramente biologico, senza intenzioni filosofiche e religiose :.. Biologi, fedeli al metodo della osservazione e della esperien za, non potevano parlare altrimenti. Ma il cave posto innanzi al lettore sembrato come una confessione di debolezza. E se n' tratta la conseguenza che la dottrina, se pur bene in gambe in sede scientifica, po trebbe avere qualche duro con to da saldare avanti. il tribunale della religione e della fi. losofia. No, cari critici e ipercritici: il razzismo italiano ha le car te in regola anche con la filo sofia. Della religione, per il momento, non parliamo. Pi. di una voce si levata a conclamare che si pu :. restare :ta fare gli scongiuri al raz zismo, gridando, inorriditi: vade retro, Satana. biologico e sociologico e non vera nel piano filosofico. Questo va subito detto per snebbiare un equivoco che potrebbe essere sfruttato dai critici del documento razzista Italiano. In esso sembra che si legga: la razza un concetto scientifico biologico; il resto non interessa. I filosofi, se loro talenta, possono pensare il contrario Noi diciamo, inveee: se la razza una verit per la bwlogia, non pu non esser tale per la filosofia. Il dualismo scientifico-filosofico ci ripugna, perch violenta la ragione. La religione, co) suo bagaglio di principi rivelati, pu scomunicare Tanto pi quando si tratti di razzismo italiano che non ha, a differen:r.a eli altri, nessu na fisionomia teologicamente allarmistiea. li disfattista Romain Rolland, a colloquio con Stalin, l'una o l'altra verit scientifi ca ; la religione come trasvalu tazione di tutti 1 valori monda ni alla luce dell'oltremonda no, pu dir di no ad una pro posizione scientifica e co ndannarla come errore. Non cos la filosofia Questa pu elaborare e perfezionare i concetti scientifici, non dichiararli falsi. An che i concetti che una certa lo gica chiam empirici, in quan to sforniti di universalit assoluta, hanno il )oro posto nella filosofia. Tale il concetto di razza. La razza pu essere intesa come una categoria bio logi ca, cio come un insieme di dati fisici e fisiologici ( dimensione craniale, angolo facciale, pig mentazione della pelle, degli occhi e dei capelli, gruppi sanguigni etc) che differenzia no un gruppo umano dall'al Restiamocene, dunque, negli orti, nei portici, nei chiostn delle varie forme di speculazione e ragioniamo pacatamente. Non senza disarmare prima di ogni prevenzione il lettore che nel termine di filosofia suoi concentrare quanto vi ha di pi impervjo, misterioso, astruso ed inintelligibile. E' la vecchia storia della volpe, che vedendo il grappolo di uva inarriva bile, gli volta le spalle, bofonchiando sdegnosa: troppo acer ba! No, la filosofia non nulla di inarnvabile. Al contrario, ci viviamo frammezzo perch i suoi problemi sono i problemi di ogni ora e di ogni giorno, quelli che si pro pone il grande sapiente e l'uomo della strada, il primo dei pensatori e l'ultimo dei contadini. La filosofia non altro che la scienza del pensare e del pensar b(me, ossia evitando, quanto pi si pu, l'errore. La filosofia la scienza (e l'arte) del pensare concreto, senza straniarsi dalla realt, ma ponendosi quei problemi che la realt stessa pone ed impone. l quali problemi sono quelli della verit, dell'uomo e del mondo e del dovere. Quid est veritas? La verit una, come uno il pensiero. Una e indivisibile quale che possa essere la via (metodo) per pervenirvi. Non ci possono essere pi misure e pi valori del pensare, ossia p1 criteri di yerit: non ci pu essere, insomma, una proposizione che sia vera nel campo matematico, fisico, tro. Ma pu essere altres concepita come un insieme di caratteristiche psichiche e mentali per cui alcuni settori della umanit sentono e percepiscono intendono e ragionano e assurgono ad una complessiva visione della vita in un mod o pi o meno differente di come accade per altri. Si pu concludere innanzi a una siffatta divisione di lavoro che il problema della razza si pone e si risolve in un certo mcdo dalla scienza ed in un certo modo dalla filosofia; e che questa -scientia altior e del tutto autonoma --pu spingersi 1no a negarlo, procla mando che la razza non esiste. Sarebbe un grave errore. La filosofia non pu divorziare dalla scienza e ge ttarsi dietro le spalle quanto l'osservazione empirica e le attestano. Essa pu ribellarsi contro il piatto determinismo materialistico che vuoi vedere nei fenomeni dell'intelligenza una sopra5trut tura, e talvolta un prodotto, o addirittura un s ottoprodotto della costituzione fisica. Ma non pu non riconoscere che esiste un parallelismo psicofisico, cio una costante interdipendenza tra l'elemento spirituale e l'elemento biologico dell'uomo ; di con seguenza, a profonde diversit anatomiche e fisiologiche tra i vari rami della famiglia umana non possono non corrispondere profonde difformit mentali e morali. Perci ogm razza organi camente conformata secondo un mconfondibile tipo, ha la sua cultura, la sua civilt e la sua storia; perci ve n' tal una. per 31

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    ir posto infimo che occupa nella scala degli esseri umani, ad di. nttura senza storia. Questa la verit, cui nessuna filosofia pu ignorare, in fatto di razza. Ma gli uomini sono tutti eguali si abbietta -:-avanti la filosofia. Quale filosofia, di grazia? Forse quella dell'assoluta identit, simile alla notte dove -per dirla con lo Hegel tutte le vacche sono grigie? Non la filosofia vera che riconosce nelle identit le differenze E le pi essenziali differenze vanno riconosciute tra uomo ed uomo. Gli uomini possono essere uguali avanti a Dio, nella societ celeste o comunione dei santi ; sono irriducibilmente disuguali nella societ umana. La quale so ciet nasce giustappunto dalla disuguaglianza, dalla necessit, cio di compensare le disuguaglianze e di riparare, con la coo perazione e con l'assistenza, le manchevlezze di ciascun uomo. Dalla disuguaglianza nasce lo Stato, come necessit di ricono scere e di consolidare con un sistema normativa, quella gerar chia di valori che pone inehminabili distanze fra un essere e l'altro, fra gruppi . classi e razze diverse (non si dimentichi la teoria del Glumplowicz che fa originare lo Stato dalla diversit e dal conflitto delle razze). Dalla disuguaglianza fra gli Stati sorge infine la societ internazionale che suppone la impossibilit delle varie comunit politiche di essere una cosa sola. e la necessit di formare una organizzazione contrattuale che renda meno a spro il conflitto tra i dissimili In ogni tempo la filosofia ha riconosciuto la diversit tra gli uomini cd ha distinto individui da individui (leggi i_ Caratteri dJ Teofrasto) clas s i da classi, razze da razze (ricordiamo il costante distacco tra. greci e barbari dalla speculazione ellenica e la diffe renziazione tra schiavi e liberi sottolineata dal pensiero, non solo romano, ma cristiano, da S. Paolo, S. Agostino S. Tom maso ed altri. D'altronde il Cristianesimo mai insegn l'ugua g lianza fra gli uomini, bens la loro fratellanza ed armonia che wppone l'essere disuguali). In nome di qual filosofia, dunque, se non quella dell'illuminismo francese si vuoi predicare il verbo della uguaglianza? Il quale 1lluminismo poi, a t la resa dei conti non parl che di eguaglianza di fronte alla legge, correttrice della ineliminabile disuguaglianza naturale. II pafto fondamentale dice il Rousseau sostituisoe un'eguaglianza morale e legittima a qtiello che la natura aveva potuto mettere d'ineguaglianza fisica fra gli uomini, e coloro che potevano esse re ineguali in forza o in genio, dt.'entano tutti eguali per con v enzione e d diritto l biologi sono dunque in buona compagnia filosofica quando sostengono l'esistenza delle categorie razziali. Il meglio della speculazione europea con loro. Venga pure, nel periodo aureo delia decadenza demagogica, un disfattista come Romain Rol-ff, JLU 1E1Rt1rn 1Rl11 f[lUJL ff,JilUJD Freud land a raffigurare in Jean Cristophe l'ideale del senza patria, dell'intruglio di tutte le razze, dell'ibridismo culturale e morale, dell'internazionalismo decadente e slombato. Codesta non filo sofia italiana ed europea, la distillazione del vuoto della Si nagoga e del Talmud. Resta 'l'ultimo problema della filosofia: il dovere. Io so bene che cosa intendono "per dovere tdea protagonista del sistema kantiano -i pensatori posseduti da una avversione orripilante per il razzismo. Per costoro dovere negare la gerarchia, bestemmiare l'autorit, sputare sui principi di dignit e di onore, maledire alla guerra e disertare in faccia al nemico, abdicare alla nazionalit della cultura, consentire a tutte le mescolanze pi o meno immonde con razze estranee e mferiori, frantumare la tradizione della pi pura italianit, pur d'instaurare l'inter nazionale nel mondo. Noi, anche a costo di sacrificare l'inter nazionale ( comunista, bolscevica, ebraica), vogliamo essere noi, sempre pi noi stessi: val quanto dire che, invece d snaziona lizzarci e spersonalizzarci, vogliamo realizzare sempre pi ener gicamente il nos'tro tipo, la nostra razza romano-italica, preser vandone puro il sangue da ogni contaminazione, sottraendola alle insidie del decadimento fisico, rialzandone e rinsaldandone la compagine morale. Questo il nostro dovere. II vero dovere che francatosi dalle pastoie del falso individualismo e del falso universalismo, rispecchia la essenziale natura dell'uomo del l'uomo che celebra la sua superiore umanit nella cerchia della famiglia, della societ, dello Stato. C' vero, un altro con cetto dell'uomo, oltre il nostro: quello foggiato dalla cultura ebraica, che SI compiaciuta di impantanarsi nei bassifondi della umanit, felice di scoprire il verme destinato a non mai trasmutarsi in angelica farfalla. L'uomo di Marx, l'uomo di Lombroso, l'uomo d Freud il materialismo economico, la libi.do, la delinquenza eco il tipo di umanit tramandatoci dalla prepotente e materialistica cultura giudaica del secolo decimonono. Questa cultura, apparentemente puntu:, : ,zata nel campo economico, fisico, psicologico, psichiatrico, la sua visione organica e totalitaria del mondo costituisce una filosofia. E una filosofia razziale, come espressione della mentalit di una razza. Ora la filosofia come chiodo scaccia chiodo si com batte con la filosofia. Perci senza svalutare il punto di vista bio logico, dove non poche incertezze regnano, noi difendiamo la piena legittimit di una filosofia razziale. Anzich arrossire, noi confessiamo virilmente le nostre intenzioni an'zi le nostre convinzioni filosofiche. Nel razzismo italiano, secondo noi, si riverbera la visione totalitaria psiologica.,... logica, elica, politica, giuridica -della nuova vita imperiale italiana. GIUSEPPE MAGGIORE A. JL JE-4[ n JL n X 11 X Lombroso

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    g n Francia, sopra una popolazione in cifra Londa di 42 miliom gli ebrei sono circa 400.000. Durante la grande r guerra i caduti francesi sono stati un milione e mezzo i caduti ebrei esattamente 1812. Il che fa una proporzione Jel 38 per mille per i francesi, e del 5 per mille per gli ebrei. Quale prova migliore che gli ebrei o non sono stati mobilitati o sono riusciti ad imboscarsi? Malgrado ci il fatto di aver preso parte alla guerra costituisce per gli ebrei uno degli argomenti pi sfmttati nelle discussioni politiche e particolarmente in quelle dove il problema della razza fa la sua apparizione. C' dunque da domandarsi se Giulio Cesare non avesse avuto una idea da imitare quando decise di eliminare tutti gli ebrei ..dalle truppe ausiliarie. e se ogni nazione ariana non avrebbe pi da guadagnare che da perdere esentando le proprie comunit israe litiche dagli obblighi militari. Ma le stesse proporzioni non esistono in Francia nei vari set tori della vita pacifica. Nei ministeri del fronte popolare, fra i cui membri ognuno sa quale forte percentuale di ebrei si trovi normalmente su 47 capi o sotto capi di gabinetto segreta ri par ticolari o altro, tutta gente che finisce con l'avere una impor tanza massima nell'am ministrazione dello sta to, non meno di una quarantina sono ebrei: La massoneria. di cui la Repubblica f ran cese figlia come fu dichiarato nel Conveni del 1923, vuole a vere. accanto a persone po litiche, scelte secondo certe particolari neces sit, una sua longa ma nu.s sotto forma di fun zionari ehrei, i quali da una parte con trollano e sorvegliano. dall'altra facilitano tut te quelle pratiche spor che di cui l'ebraismo internazionale, con se de a Parigi, ha bisogno ad ogni momento Nella stessa capitale francese gli ebrei per la maggior parte si occupano di affari. Oppure sono orefici, gioiellieri, strozzini, ban ch-ieri. Quelli innumerevoli che si occupano del piccolo com mercio si guardano bene dal fare i macellai, i fornai, gli erbi vendoli, i vinai, i caffettieri, i camerieri. Sono mestieri troppo duri questi per loro e i relativi commerci si riferisconQ a genere su cui si esercita un controllo preciso da parte dei pubblic i poteri. Gli ebrei invece preferiscono vendere mobili usati oggetti usati libri vecchi, merci insomma che comperare per niente e rivendere al prezzo che vogliono. In molti casi fanno le cose in grande stile; allora si tratta degli antiquari famosi che hanno costituito delle formidabili fortune spogliando vecchi castelli di Francia. O s'occupano di mode, di profumi, di eleganze, e fanno salire i prezzi di merci prodotte da operai non ebrei fino ai livelli pi paradossali e arbitrari. Tutto il commercio dei quadri, tutte le ga llerie d 'arte sono nelle mani degli ebrei. Il disgraziato pittore che si reca a Parigi con la testa piena di sogni, non riuscir a vendere la pi pic cola tela se non attraverso i mercati ebrei. Tutti i dirigenti delle associazioni musicali, delle sale da concerti. delle case editrici di musica, tutti gli impresari sono ebrei. La pianista tale (CaricotaTa romena) e il violinista talaltro se non si chiamano Lvy o Cohen non po tranno dare il loro con certo a Parigi; a meno, beninteso che non sia no disposti a sborsare delle somme favolose. o, se sono celebri, a farsi debitamente defraudare di una larga parte dei loro proventi. I teatri s ono ugual mente nelle mani de gli ebrei L'Opra Comique attualmente diretta da un comita to di dodi ci musicisti. quasi tutti ebrei, scel ti dall'eb reo Jean Zay, ministro dell'edu cazio ne nazionale. L' Opra e la Comdie so no fra le mani della massoneria. L' Odon diretto dall'ebreo 33

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    Questo quadro ripugnante si chiama "Il Santo dalla luce intema ed opera del-l' ebreo Pau! Klee. Questo ritratto opera di uno schizofrenico ricoverato in un manicomio. E' evidente che si tratta di una pittura pi umana dell'opera di Paul Klee. Abraham ; il Thatre de Paris il Marigny il Luna Park appartengono all'ebreo Volterra, il Gymnase affi dato a lunga all'ebreo Bernstein, il Sarah-Bernhardt diretto dall'ebreo Rosenberg, lo Chi.telet dall'ebreo Leh mann il Varits dall'ebreo Rappozort, ecc. ecc. Il cinematografo ugualmente fra le mani degli ebrei. I suoi padroni assoluti si chiamano: Natan, Goodchaux Braunberger Halck Gance. Di questa produzione che passa per francese gli interpr e ti pi noti sono tutti ebrei, come per esempio: Marie Beli Jane Marnac, Mireille, Simon, Marie Dubas G. Beer, Ale x a n dre Monthus, Mortimer, Armand Bernard, Harry Baur, San s on Fainsilber, Pierre Aumont. Gli editori che hanno curato e continuano a curare le migliori pubblic azioni dei classici francesi sono per la maggior parte ebrei. Notiamo fra essi: Calmann-Lvy, Alcan, Ferenczy Lvy, Kr a mer Natan Lajeunesse. C ome s i vede non entri.amo ancora nel campo vero e proprio dell'arte o intellettuale in genere, dove il problema za giud a ica sullo spirito della Francia presenta aspetti complessi e di una particolare gravit. Qui ci limitiamo a fare alcuni ac cenni riprendendoli dalle pubblicazioni del Centre de docu mentation et de propagande antisemita di Parigi; i quali si riferis c ono aUa impalcatura generale della vita francese. Ce n' abbast a nza per rendersi conto di una situazione la quale dalla rivoluzione in poi andata sempre pi aggravandosi ai danni del popolo francese e per l'affermazione sempre pi dispotica dell' eb raismo nel mondo. Lo spirito giudaico aveva gi cominciato a dominare in Europa, dopo un lungo perl.odo di manovre oscure, con la Riforma. Quando nel secolo XVI le pi atroci lotte religiose insanguina rono le nazioni ariane, fu lo spirito giudaico, come afferm uno s crittore ebreo, Bernard Lazare, che trionf col protestantesimo. Ma que st o stesso spirito consegu la sua pi gra nde vittoria con la rivoluzione francese. Nel convent di Wilhelmsbad, di cui nella storia si parla troppo poco, e he ebbe luogo nel 1782 gli ebrei-massoni approvarono il piano della rivoluzione e con dannarono a morte Luigi XVI. Scopo essenziale della rivolu z io n e d o vev a essere il riconoscimento del diritto di dttadiu'anza a g li eh r e i il quale era sempre stato negato dalla Monarchia. In-34 Questo bustoapparso in molte esposiZIOni come un capolavoro del giudleo E. Hoffmann. D titolo mostro Ragazza dai capelli azzurri". Questa testa di ragazza opera di un pazzo incurabile ricoverato nella clinica psichia-trica di Heidelberg. fatti la qualit di france s i fu riconosciuta agli ebrei di Francia dall'Assemblea Costituente il 27 settembre 1791. Durante tutto il periodo rivoluzionario gli ebrei si spec ializ zarono nella esecuzione dei pi spaventevoli massacri. Nelle prigi"oni quando si trattava di fare piazza pulita delle disgra ziate vittime gli ebrei facevano a gara per essere accettati come carnefici. Il sanguinario Marat del resto era ebreo, e pure ebreo era quel tale Simon che ebbe incarico di torturare al Tempio il giov ane Delfino. Uno scrittore non certo sospetto di antisemiti smo dato che s i chiamava Eliphas Lvi, r a cconta che n e i mas sacri si era particolarmente fatto n o tare un e b reo. Costui era un personaggio schifoso, g igantesco dalla lunga barba ed era sempre presente dove c'erano dei preti da s gozzare. Tieni, gri dava loro con un ghigno selvaggio, questo per gli A lbi g esi, questo per i Templari, que s to per la notte di San Bartolomeo questo per i proscritti delle Cvenne s E colpiva con fu r ore, ora con !a sciabola, ora col coltellaccio Quando le armi si rompevano nella orribile bisogna, se m procurava subito delle nuove. Napoleone c he per una ragione di umanit fece aprire tutti i ghetti di Europa doveva tuttavia prendere risolutamente posizione contro gli ebrei. Nel Con s iglio di Stato del 6 apri le 1806 egli disse: Noi dobbiamo considerare gli ebrei non soltanto come una razza distinta, ma anche come un popolo straniero. Per la nazione francese sarebbe una umiliazione troppo grande essere governata dalla razza pi bassa del mondo Vana preoccupazione quella del Bonaparte ; proprio questo doveva avvenire in modo definitivo con la Terza Repubblica. Nel 1936 poi, un ebreo, il signor Karfunkelstein, detto altri menti Lon Blum, per la prima volta nella storia della Francia asumeva la direzione del governo. Gli ammazzamenti, i massacri, le congiure, possono parere cose di tempi lontani per quanto niente impedisce loro di riprodursi ad un determinato momento. L'ebraismo per ha mente altro da fare; esso penetra sempre pi profondamente, giorno per giorno, nel sangue del_ popolo francese come una lue lenta e inguaribile. Tutti i centri pi vitali della nazione, come s' visto nelle esemplificazioni pi sopra citate, sono gi nelle mani degli ebrei. Il respiro della Francia un respiro ebraico. FRANCESCO SCARDAONI

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    "LA C lVI L T CA E GLI EBREI Un articolo di Ruggero Bonghi, uscito a Firenze nel 1884, diede occasiOIJle a (<:La Civ.Ht Cattolica di esporre, in una corrispondenza da quella citt, alcuni punti di vista sopra questo importante argomento: Origini dell' antisemitismo (Serie XII, vol. VI, pag. 479). Vi si notava anzitutto come i letterati italiani di allora fos sero interamente guadagnati alla causa ebraica. Sotto l'influs so della abile propaganda che s'era svolta da un pezzo. cio almeno dai principio dei secolo, credevano alla leggenda che gli Ebrei fossero un popolo oppresso, a causa della loro re ligione. Certi tipi letterari (in voga fino dai tempi di Wal ter Scott) occupavano ancora le menti. lnguanbilmente senti mentali, alcuni sostenevano poi questa tesi: che l'odierna reli gione ehraica avesse dato origine al Cnstianesimo. Il Dio Semita il Dio nostro diceva, per esempio, il Bonghi. E mostrava d'ignorare, pur con la sua dottrina, la differenza fon damentale, tra la religione mosaica e il Talmud. La Civilt Cattolica gliela fece rilevare; e gli dimostr quanto si in gannasse identificando l'antica Legge col nuovo sistema creato, a scopo distruttivo, da una setta di uomini furbi ed indegni Quanto all'antisemitismo, non derivava, come il Bon ghi e gli altri credevano, da persecuzione religiosa: tutti i governi, compreso quello dei Papi, avevano sempre garentito la libert del loro culto: derivava vece dalla intollerabile pressione che, con la loro invadenza e la loro usura, eserc tavano sui popoli di cui erano ospiti. 4 Dopo questo inizio la Rivista riprese presto l'argomento. I n quella fine di secolo esso diveniva attuale in tutta Europa. Libri e studi cominciavano ad uscire con una notevole frequen za. La ragione era nllo slancio che stavano prendendo dapper tutto gli Ebrei. O piuttosto, nei risultati che divenivano mani festi, del sottrraneo lavoro, svolto da essi per oltre un secolo. La questione giudaica in Europa: ecco il titolo del saggio davvero esauriente dedicato nel 1890 a questo soggetto da La Civilt Cattolica (vol. VIII, pag. 385). Il quale con serva, anche oggi, straordinaria attualit. Vi si comincia dall'origine: i diritti dell'uomo. Questi sono stati, in realt. i diritti degli Ebrei. Sono stati cio lo spiraglio per cui, pe netrando nella societ, se ne sono impadroniti. Gi nel 1847 Cerfberr osservava che essi, p roporzionatamente al loro nu mero, occupavano dappertutto pi impieghi dei Cristiani. Gli affari pi -onerosi e rovinosi per le nazioni venivano da loro. Loro norma costante e loro insegna era il motto talmudico tutto obbedisce al denaro : che non trovava pi ostacoli nell'ambiente succeduto alla Rivoluzione. Ora, alla fine del secolo, un coro di voci commciava a levarsi. Il pastore berli nese Stoecker, in una inchiesta promossa a questo proposito, dichiarava: qui hanno tutto in mano: conducono la Germania al precipizio. Nello stesso anno, 1890, a Berlino, usciva il libro dell'Ahward : La lotta di disperazione tra i popoli ariani e il giudaismo. A Vienna, in questi mes_i, _Il talo Lueger dichiarava al Reichsrat: Propno oggi Ii dente ha invitato Il Patta! a .. non parlare di per timore che non faccia abbassare il corso del nostro del1lto puhblic'o E un consigliere municipale ebreo, ad un cristiano che protestava, .rispondeva semplicemente: I Cristiani si trevano male? Ebbene, la porta aperta: se ne vadano, se v o gliono-, fuori dall'Lmpero **" Segue un esame del loro dominio economico su tutte le Na zioni. Rumenia: hanno tutto il denaro liquido, dopo che, nel 1878, le fu imposto dalle forze occulte, dominanti ai Con gresso di Berlino, di dare la parit ci vile agli Ebrei. Russia: la grande propriet ipotecata da loro per pi di due terzi. Italia: i suoi cinquantamila Ebrei sono concentrati anzitutto nel Veneto, nel Mantovano e nel Ferrarese. Il territorio della provincia di Padova per 4/5 nelle loro mani e per il resto da loro ipotecato. Ancona, Livorno e Firenze vivono sotto la loro usura. In quest'ultima citt aspettano il momento d'im padronirsi della maggior parte dei palazzi e delle opere d'arte. A Roma, attraverso gli appalti e le forniture, succhiano tutta la nazione. La loro presenza l significa: frode, camorra e rapina. Ed ecco in Francia le conseguenze di quella parit, conceSsa prima che in tutti gli altri paesi del mondo. Allora era no qualche migliaio: ora. nel 1890, passano i centomila. Cominciarono ad affluire durante il 1793, anno del Terrore: attratti da quel tetro e sanguinoso disordine. Venivano da Francoforte, da Amburgo, dalla Polonia e dal Portogallo. Ora, nel 1890, sui 260 miliardi della ricchezza francese. 80 ap partengono a loro. Ogni Ebreo, in Francia, possiede in media da 800.000 a 1.200.000 franchi: ogni francese 6000! La sola casa Rotschild ha tre miliardi; gli Hirsch, i Dreyfus, i Bi choffsheim, gli Oppenheirn, gli Erlanger, gli Hottinger, ne hanno insieme dieci. Denaro commenta la Rivista tutto cavato dalle vene del popolo che per il primo tolse i pretesi ceppi a questa razza cosmopolita e vorace. Ed ecco altri dati, gi tanto impressionanti in quella fine di secolo: dei 600 I Sovieti affidano ai loro caricaturisti la propaganda contro la Chiesa: ecco un prete raffigurato come un ragno schifoso.

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    L'intente caricaturale evidente in questo manifesto dell'ateismo giudeo-sovietico, in cui si avviliscono le sacre immagini. banchieri di Parigi, 300 sono dei loro; delle pr.ofessioni dette libera-li, le pi redditizie stanno nelle loro mam; delle spocu )azioni delle truffe, dei cracks colossali, per esempio l'affare Panama, ad essi sempre dovuto il va111taggio. L'Algeria ne succhiata e spremuta in modo pietoso. Con la Banca e con la piccola usura. Prestano ai soldati un franco, per averne due il giorno dopo; stanno tutto il giorno in agguato dell'Arabo per prestargli uno scudo, facendogli finnare l obbligo di derne quattro fra sei mesi, o v enti dopo un anno. Se non puo, gli vendono la terra il cammello, il cavallo, o i cenci che pos s i ede nel suo tugurio. Con questi mezzi tutta l'Algeria meri dion a le gi nelle loro mani. *** Questa espropriazione della societ osserva la Rivista, fatta dal capitale ebraico, segue, dopo la concessione dell eguaglian za civile, una legge che pu essere matematicamente calcolata. A partire dal 1890, baster un secolo perch tutto letteralmen te tutto, venga in loro possesso. Per esempio in Francia ses santamila persone f_ormeranno una feudalit finanziaria che avr per servi e per ischiavi trent a sei milioni di Fra ncesi. Conchiusione naturale dei diritti dell'uomo Ci, a meno che non si pensi di abolire la concessione dell'eguaglianza civile. Oggi, intanto non si pu negoziare un senza il buon volere dei Rotschild: tra poco non si potr commerciare senza il consenso dell'Internazionale ebraica. L'ebraismo, dopo che ha tratto il mondo incivilito all'adorazione del Vitello d'oro, lo trascina fatalment e s otto il s uo poter e * Non certamente a caso, come si crede, n per azioni con dotte indipendentemente il Giudaismo si trov a un tratto in possesso di quasi tutta la stampa mondiale Fu, spiega La Civilt Cattolica il Congresso giudaico di Cracovia, nel 1848 a cui convennero i pi ricchi del mondo, che decise la co sa. Con questo mezzo conchiudeva lo statuto del Con gresso la s tella ebraica risplender su tutto il globo Con temporaneamente procedeva la conquista della Scuola supe riore. Giornalismo e Scuola su peno re: ecco le due ali del dragone ebraico. Ed ecco, per esempio in Germania, la situa zione del 1890. Ogni 1000 studenti universitari, 830 sono Ebrei. A Vienna sempre lo stesso deputato Lueger dichiara: Le no s tre scuole sono in mano a gli Ebrei L'Univer sit ca ttolica di Vienna nelle stesse condizioni. Anche il maestro dell'Arciduca ereditario Rodolfo era stato un _Ebreo: un gior nalista, a nome Weil, convertito al Cristianesimo con nome d1 von Weilen Ci contribu a guastare il cuore dell'infelice principe. Lo stesso quadro, nello stesso tempo, si vedeva in Italia. Tutto il giornalismo liberale in potere degli Ebrei. Mila no Torino, Venezi a Bologna e Firenz e vivono d elfopinione pubblica manipolata nelle Sinagoghe. In Francia, oltre una gran parte dei quotidiani, loro la stampa pornografica e 36 irreligiosa E in tutti gli altri paesi in cui gh Ebrei godono dell'uguaglianza civile, i l giornalismo e l'insegnamento sono soggetti al loro monopolio. *** Ma tutto questo non ancora che un mezzo. Il vero scopo un altro: il dominio effettivo degli Stati. L'Impero au striaco governato, in parte segretamente, in parte manife, stamente, da loro; e un giorno la storia dir che' alcune delle sconfitte di questo Impero sono avvenute soprattutto per i) loro tradimento In Italia, durante H Risorgimento, gli Ebrei si camuffarono da patrioti. Il dott. Giovanni De Stampa nel suo libro La piaga ebrea '>, scrive : Che disgrazia per l'Italia avere un parlamento che sembra una Sinagoga! In proporzione vi dovrebbe stare mezzo Ebreo : invece vi stanno in numero grande e terribile. Il Veneto vi rappresentato quasi unicamente da loro. In Francia ben 42 sono ao v ernati da prefetti. della .loro razza: e tra prefetti sottoricevitori generali, non son meno di duecento. L'apice del loro potere fu la caduta del terzo Napoleone. Tra i capi della Comune se ne contavano nove. Stabilitasi la Repubblica non s' visto ministero i n cui non ci sia stato un Crmieux, un Reynal, un Magnin un Lockroy. *** Continuando l'indagine, si passa poi a parlare delle org a nizzazioni internazionali degli Ebrei: cio anzitutto dell Al leanza israelita universale, fondata a Parigi da Crmieux. Ogni Ebreo, mediante una piccola quota pu farne parte . retta da un Sinedrio di 60 membri, con sede c entrale a Pangi; il nerbo principale della Massoneria. Quanto a questa, non vero che sia stata creata dagli Ebrei. Il Giudaismo vi si in tromise durante il Settecento ; e la inform del suo spirito. Ne fece uno strumento mascherato e indiretto, per distruggere 1re) suo interesse la religione cristiana ; e per far cadere nelle sue mani i popoli, in nome della libert Oggi ne forma le logge direttive nelle quali, a differenza che nelle altre non permesso l'accesso ai Gentili. Cos la libert stata unicamente utile agli Ebrei. Dopo i l 1789 i viva e i morte, vanati secondo le circostanze hanno condotto allo stesso risultato. Gli Ebrei hanno sopraffatto le nazioni e stabilito che delle oligarchie tiranniche, padrone d el denaro, go v ernino di-fatto gli Stati che pure si vantano del nome pomposo di moderni. *** Questa, la conchiusione del succoso studio. Il quale, qualc h e anno dopo, venne seguito dal suo necessario complemento : Gli Ebrei nelle questioni sociali del mondo moderno (Serie 17, vol. VIII, pag. 203), e di recente (anno 1922 vol. IV, pag. ll1) da Gli Ebrei e la Rivoluzione mondiale. Cos si poneva del tutto nei quaderni de La Civilt Cattolica, la ebraica. Ma, prima di chiuder e questa notizia, mi sembra di molto interesse riportare anche il radicale rimedio che esattamente quarant'anni fa, la stessa Rivista ne proponeva (Anno 1898, vol. l, pag. 273). Lo spunto venne dato dal l'affare Dreyfus che allora era al suo culmine. La gazzarra sollevata dalla stampa internazionale, la concordia di que sta in tutti i paesi confermavano la realt del potere ebraico ed allar mavano perci l'opinione pubbli c a. Inoltre era di v enuto chiaro questo semplice fatto: gli Ebrei s ono stranieri: es si perci tradiscono; e non si possono loro affidare compiti di interesse naziona le. Era saltata agli occhi' l'assurdit di quella legge emersa per la prima volta dall'Assemblea del 1791 con la quale si accordava la cittadinanza agli Ebrei. La Rivista ne trasse la sua conchius10ne. Ecco il rimedio radicale, ecco il mezzo al tempo stes s o umano ed efficac e di risolvere la questione ebraic a : cancella r e quella legge, c on s iderare nuov amen te gli Ebrei quello che di fatto non avevano mai cessato d i essere e lornarli a considerare come stranieri. GIUSEPPE PENSABENE

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    PACE Q\. na delle pi comode piattaforme di speculazione dem agogica contro il L_azzismc quella pacifista ed umanitaria. Si dipinge il razzismo come contrario agl'ideali di solidariet di carit: come fomentatore di od, d'incomprensione fra ,. i popoli, e di guerre. Chiunque si dia la pena di comprendere cos' veramente il raz zismo non tard:;. a discernere l'infondatezza di tali accuse Il razzismo, in sostanza, uno svolgimento, un approfondimento, una purificazione del nazionalismo. Esso spoglia il concetto di Nazione di ogni elemento esteriore ed accidentale, di natura giu ridica, amministrativa o politica per ancorarlo nella realt pi sostanziale della consanguineit. Si appartiene ad una Nazione non per il fatto pi o meno accidentale e meccanico di sul terri torio e sotto le leggi dello Stato che ne costituisce l'espressione politica, o per la lingua che si parla ; ma per l'appartenenza a quella categoria biologico-spirituale, a quel tipfJ di umanit, che alla Nazione d volto e carattere Il razzismo incoraggia quindi nei popoli il culto della propria originalit, e Ii obbliga ad uno sforzo introspettivo inteso a sceve rare nel costume, nelle istituzioni e nella cultura ci che congeniale e proprio da ci che imposto e importato. Nel quadro del Razzismo ogni popolo lavora coscientemente sistematicamente all'affinamento di. s stesso, al rafforzamento e sviluppo dei propri migliori attributi, al superamento delle proprie tare, alla costruzione dell'ambiente culturale pi consono alla pro pria natura : insomma alla produzione del proprio cap o la v o r o umano, ben differenziato necessariamente dalle espressioni supre me di ogni altro tipo o Jlile di umanit Un tale lavoro non interferisce in alcun modo nella libert e negli interesssi degli altri popoli : anzi, genera rispetto com prensione per i loro analoghi sforzi paralleli Evidentemente, in un mondo razzista non c' posto per il volgare cosmopolitismo dell' liberale, per lo snobismo borghese, che tutto appiattisce Il mondo razzista un mondo vario, multiforme e anche nel senso esteriore del ternne. condanna della esterofilia snobistica non significa affatto tsolamento culturale. Lo studio delle altrui culture necessario ad ogni popolo per l'esatta conoscenza e delimitazione del proprio ; . patrimonio di civilt, ed esercita indiscutibili influssi stimolanti. 1 / Del resto, vasti campi d'attivit saranno 5empre aperti alla coope razione culturale fra i popoli, perch dipendenti da comuni esi ":.:-' g enze e realt. Ci vale, ad esempio per le scienze esatte e naturali, : -per le scoperte scientifiche, per la tecni c a le invenzioni ... In questi campi esiste necessanamente una collaborazione, un incessante scambio di noz i oni, idee e trovati fra i vari popoli. Che il pi fiero e geloso razzismo si c oncili c?n rap porti di mutuo rispetto, e perfino di collaborazione fra popoli di razza diversa, nel modo pm la:npa_nt.e dall'amicizia odierna fra Germama e Giappone, che non e mmi maniente turbata dall'esistenza delle note leggi che bandiscono ogn i rapporto matrimoniale e sessuale fra il popolo tedesco e le

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    razze extra-europee. Tale proibizione scaturisce dall'obbiettivo ri conoscimento della legge di natura, per cui tali connubi opere rebbero in senso puramente degenerativo, dannoso cio ad entram be le parti. Non v' quindi ragione perch l'amor proprio di alcuna razza o nazione sia ferito da inibizioni siffatte, o ne venga impe dita la collaborazione in vista d'interessi e scopi comuni come appunto, n eli' esempio ora citato, per la lotta cpntro il bacillo marxista. Nei rapporti internazionali di scambio e di collaborazione eco nomica, culturale e politica, viene necessariamente in luce la natu rale disuguaglianza fra le nazioni: c tale disuguaglianza stabilisce una gerarchia, in cui i popoli pi ricchi di originalit creativa e di dinamismo realizzatore hanno la preminenza su quelli meno fecondi, pi ricettivi e passivi. Chi in. grado di dare pi di quanto riceva, o di fornire cose pi pregiate ed importanti, passa naturalmente in testa ed esercita una egemonia spirituale, econo mica, politica. Tutto ci quadra perfettamente con la concezione razzista del mondo : del pari che il rapporto coloniale di vera e propr ia dipendenza e tutela politica -che viene a stabilirsi come espressione di una disparit particolarmente accentuata di sviluppo e capacit culturale, fra popoli di razza nettamente diversa La dottrina razzista non esclude e pon condanna, a priori, even tuali urti armati fra popoli che non trovino altra via per il regola mento dei reciproci rapporti su basi realisticarnente giuste, cio intonate alla rispettiva potenzialit, saldezza e vitalit d jstitu zioni ed al rispettivo livello culturale. La guerra collauda infatti e mette in luce tutti questi valori. Bisogna per affrettarsi ad aggiungere che fra Stati razzisti --specie se non troppo lontani etnicamente sar ben difficile che si determni una tale discre panza nella reciproca valutazione delle forze attuali e potenziali, da far preferire il ricorso alle anni ad un intelligente compromesso fra le opposte esigenze. L esperienza diplomatica degli ultimi cinque anni mostra infatti che ogni qualvolta due governi francamente nazionalisti hanno direttamente affrontato, senza intermediari, la discussione di que stioni anche spinose, c h e li dividevano invelenite mag ari da annose polemiche hanno finito costantemente per mettersi d'ac cordo. Fra Stati nazionalisti (meglio se addirittura razzisti) la com prensione e stima reciproca sgorgano pi facilmente che fra Stati di diverso colore ideologico. Ma non basta : I' attrattiva dei vantaggi territoriali che si pos sono ncavare da una guerra vittoriosa singolarmente attenuata d:o.l tatto che il razzismo non crede alla possibilit di assimilare popolaztoni alloge ne compatte specie se di livello culturale elevato. n ctzzismo considera come un peso ed una debolezza la presenza, c:ntro i confini dello Stato di minoranze straniere Per conseesso respinge nel modo pi deciso ogni idea o programma d :onquista territoriale, a meno che non si tratti di reintegrare 1 :.1 11it etnica o geografica natur a le del Paese, o di colonizzare terre .)itate da ge nti di assai inferiore capacit di sviluppo culturale auto nomo come gi accen nato Nell'ambito, almeno, del mondo euro peo occide ntale, ogni proposito di conquista sboccante nell 'a nnes sione di popolazioni di diversa nazionalit contraddirebbe alle pre messe del razzismo E nemmeno pu conciliarsi col suo spirito una guerra di tipo ideol?gico, propagandistico, cio una crociata politico religiosa. Se, condo l'etid razzista lo sforzo massimo di ogni nazione deve ssere orient a to al di dentro, e non al di fuori. Chi ha fiducia nell e pro prie virt costruttive, chi in possesso di verit che ritiene preziose e valide universalmente, non pu lanciarsi volentieri in una avventura guerresca che arresterebbe e metterebbe
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    doenJUentazione C' un ghetto spirituale in cui gli ebrei si sono volontariamente rinchiusi e del quale non si lamentano: quello rappresentato dal muro della. Legge che per secoli ha impedito agli ebrei di comunicare cogli altri popoli. E c' un razzismo d'Israele che avviluppa gli ebrei di una barriera di resistenza an cor pi solida e inviolabile, perch volontaria e' fon data sulla del popolo eletto, delle catene e dei bastioni costruiti ai confini del ghetto. Questo razzismo ebraico arriva a delle forme di esasperazio ne tali che di fronte ad esse il razzismo praticato dai cristiani, nei riguardi dei giudei, diventa un inno cuo scherzo. Thomas Mann, ebreo e fuomscito te desco, e grande scrittore, ha una novella dove l'osti lit ereditaria dell'ebreo per il cristiano descritta attraverso la storia di una fanciulla d'alto lignaggio ebraico che alla vigilia delle nozze con un funziona rio prussiano, si concede al fratello e consuma nel l'incesto una vendetta di razza, contro un matrimonio ch'essa considera come una forma di schiavit. Ecco la chiusa della novella, la cui morale gi tutta nel titolo; 1: Sangue Essa era gi in veste da camera, aveva iniilato delle pantuiole per attraversare if corridoio chP. separava le loro stanze, e i capelli sciolti le nwdevano.sul bianco pettine. Sotto il mer letto della camicia Siegmund vedeva i suoi piccoli sen i color terracotta. Sei stato cos cattivo, essa disse. Mi hai lasciato cos bru talmente! Non volevo venire, ma bisognava pure clze ti dicessi buona notte ... -Ti aspettavo, egli disse. Essa stava curva verso lui in una posizione incomoda e quasi dolorosa che obbligava il suo viso a una smoriia, accentuando fortemente i tratti della sua razza. Ci non.toglie che la posizione nella quale mi lasci mi fa terribilmente male alla schiena, disse con tono d'intimit. Egli si agit e disse: Lascia, lascia ... Non bisogna .. Non pu Sieglind, tu capisci? ... Egli si rendeva conto della stranezza di queste parole La sua fronte bruciava e le sue mani erano madide e gelide. Sieglind si inginocchi accanto a lui sulla pelle d'orso e gli pos [q mano sui capelli. Ora egli si era sollevato sul busto e con un braccio attorno al collo della sorella l'osservava col medesimo sguardo che aveva avuto esaminandosi un momento prima nello specchio: guardava i suoi occhi, le sue tempie, la fronte e le guance. Come mi somigli! disse. Le sue labbra erano senza forza e la sua gola contratta... Tutto eguale per noi... Ed per questo precisamente ... come l'esperienza per me, Beckerath per te ... E' inevitabile, $ieglind. E infine si tratta della stessa cosa, e soprattutto in ci c!te riguarda ... la vendetta; Sieglind! Egli si sforzava di dare un ordine ai suoi pensieri, ma non riusciva a pronunziare che delle parole strane e senza nesso torbide come un sogno. E niente di tutto questo aveva di sorprendere Sieglind. Es;a non riv _elaw alcun segno di disagio a sentirlo esprimersi con tanta passione. Il disordine di qu,este parole avviluppava i suoi sensi, l'attirava verso la regione misteriosa donde erano nati, dove la sua coscienza non era mai penetrata e verso la quale, qualche volta, dei sogni impa:::ienti l'avevano spinta, dal giorno in cui si era fidanzata. Lo baci sugli occhi chiusi, egli la baci sulla gola sotto il merletto. Tenerwnente sensuali, essi si amavano per la loro raffinate zz a e per i loro profumi. Si abbandonavano alla loro ebbrezza con voluttuoso abbandono, se ne ubbriac.arono come dei malati, ment re le loro carez:::e sollevavano nei loro esseri un crescente rapido tumulto che si chiuse in un unico singulto. * Essa era ancora seduta sulla pellicc ia, colle labbra semiaperte. Appoggiata a un braccio, allontanava i capelli davanti agli occhi. Egli stava addossato all'armadio bianco si muoveva on deggiando sulle gambe e guardava in aria. -.41a Beckerath ... mormor lei cercando di mettere un po' d'ordine nei suoi pensieri. Beckerath, Gigi ... Che diventa in tutto questo? I n tutto questo? ... ripet lui. E aggiunse, mentre i tratti della razza apparivano sul suo viso con una forza terribile: Ebbene credi che gliel'abbiam fatta, al Goy! THOMAS MANN 39

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    Il manifesto bini d-; Italia L n sciofr Dal recente manifesto dei rabbini d 'Italia slralciamo, tra i pi significativi, i s e guenti brani: pprestandoci a celebrare il Capo d'anno 5698 colla solennit cne la nostra Tradizione ci insegna, gi seniiamo risonare ed echeggiare l'appello dello <1: sciolr Lo udite voi, cari fratelli? Che cosa risveglia esso nei vostri cuori? Molt issi mi di voi nei giorni solenni sogliono frequentare i nostri Templi. Rileggendo allora i brani biblici, udendo i sermoni dei Rabbini e lasciandosi trasportare dalle meditazioni suscitate da quelle parole hanno occasione di recarsi nuovamente a coscienza il significato dell 'appello dello sciolr di ritrovare se stessi, di sentirsi all'unisono coll'insegr.=ento dei Padri, di rinnovare il proposito di apprenderlo e di osservarlo, di insegnarlo e di difenderlo. Ma vi sono anche, purtroppo, quelli che per ragioni contingenti o transitorie o per difetto di abitudine o per altri motivi lasciano trascorrere questi giorni solenni lontani dai Batt Chenesith senza porre l'occhio alle Scritture, senza udire la parola dei Maestri, senza occasione di salutare m editazione. Fratello lettore o sorella lettrice, se per caso tu sia della schiera di questi dispersi, queste pagine sono scritte soprattutto per te. Tra i nostri compiti il pi doveroso proprio quello di ricercarti -e di far risuonare anche per te, con le nostre parole, il richiamo dello sciolr Ti preghiamo: prgigli c:sco lto Nulla pi contrario al bene duraturo che i traviamenti dietro al transitorio. I fiori e d i frutti di ogni prosperit sana e perenne non possono aver radice che nella sincerit di questa tesciuv e nella energia per trame le conseguenze necessarie. Questo esame ha da essere btto da noi ebrei, in modo particolare, per quanto attiene alla nostra essenza di ebrei .. Tesciuv in questo caso vuoi d ire ritorno su noi stessi per considerare che cosa sia e che cosa ci imponga questa nostra ebraicit. Che cosa essa? Non vale che altlni cerchino di foggiarsene una secondo un loro proprio modo di vedere o, pi o meno consciamente, secondo l'apparente loro vantaggio. Non vale che essi affermino che la loro loggia il vero ebraismo. Non vale che essi dinieghino quanto a loro non persuade o non comoda. Non vale che essi rifiutino evidenze che, dopo tutto, sono chiare a chiunque. rUTTI SANNO CHE NOI EBREI SIAMO FIGLI DI EBREI CHE ERANO ALLA LORO VOLTA FIGLI DI EBREI E CHE TUTTI INSIEME ABBIAMO UNA STORIA CHE CAMMINA PER IL QUARTO MILLEN NIO Tutii sanno che questa storia non ha avuto e non ha soluzioni di continuit e che gli ebrei d'oggi sono i figli degli ebrei dei ghetti figli degli ebrei dispersi d opo la distruzione del Tempio di Gerusalemme che erano i discendenti di Abramo, di !sacco e di Giacobbe, i discepoli di Mos e di Aronne che hanno ricevuto e 40 .. ''gli ebrei i quali 'oome 'in / anche dal recente manifesto; dei ,' . rabb i n i d'I t alia .sono stati smpre e do-.. : vunque gli. !-'PO;Btoli del pi integrale, transigente, feroce . . razzismo": n. 18 Di!'lom_otica) accettato sul Sini, difeso ed insegnato poi in ogni luogo, per secol_i e per millenni, verit, comandamenti, riti, dottrine, insegnamen!l che hanno fatto corpo con essi e con la loro storia e che insieme formano !'ebraismo. ESSO E' QUELLO CHE E '. E' STIRPE, E' STORIA, E' DOTTRINA ED E' COSCIENZA DI ESSI. Se qualcuno di noi ha perduto o affievolito tale coscienza, se qualcuno di noi rifuta il compito o rinnega la stirpe o ignora la storia o abbandona la dottrina non pu ridurre tutto l'ebraismo a sua somiglianza. Le sue aberrazioni non possono valere a sopprimere i fatti, a modificare la nostra essenza e l'opinione che gli altri a buona ragione hanno di essa. La tesciuv alla quale ci richiama il suono dello deve riportare chi avesse traviato al riconoscimento del suo errore. A tale riconoscimento non deve far ostacolo preoccupazione di rapporti con non ebrei. Non c ragione di preoccupazione. Non si tratta di rivelare alcunch che non sia notissimo ed abbiamo invece ragione di credere che sia per alcuni non ebrei cagione di meraviglia e di sospetto proprio io spettacolo di certi tentativi di sottrarsi ad una chiara evidenza che non ammette diniego o ad una sacra eredit che non ammette rifiuto. Non dobbiamo peccar di superbia quando ci affermiamo ebrei; dobbiamo anzi farlo con la coscienza della nostra inferiorit ai t . .. I : .... --: .. .. ; l 1 .. : . ... .fltali :, raootnl, ... ... .. .; '' ... > t;

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    doveri che la Provvidenza ci ha assegnato, ma possiamo, anzi dobbiamo, farlo apertamente, semplicemente, sinceramente e con la convinzione di non offendere alcuno. Conservando le nostre sicure convinzioni non offeniamo sentimenti religiosi differenti dai nostri, come conservando fedelt al nostro sangue, alla nostra storia ed alla nostra missione non veniamo meno a nessun altro nostro dovere. Anzi solo colui che ha una sua religione pu essere ritenuto capace di rispttare veramente quella degli altri, solo colui che nega di poter tradire i suoi fratelli pu essere ritenuto incapace di tradire il suo prossimo e, infine, solo dopb premesse veritiere sincere e schiette ci si pu aspettare di essere creduti e di ispirare fiducia. Care sorelle, il compito soprattutto vostro. Riaccendete i lumi del Sabato e delle altre Feste, ricreate nella vostra casa le gioie festive, fate assidere i vostri cari ad una mensa conforme al rito, sollecitate i vostri uomini perch dicano colle labbra le berachth che per certo formulano col cuore. E voi, cari fratelli, se le avete disimparate, imparatele ancora una volta e riditele, nella vostra casa che il vostro santuario, queste auguste parole che i vostri Padri ed i vostri Avi hanno pronunziato per richiamare la benedizione sopra di voi e che voi dovete, come un debito scro, ai vostri figli_ E voi giovani chiedete, come ne avete obbligo, la benedizione paterna, considerate con amore questi riti familiari di cui risentirete eco nostalgica fin negli anni pi avanzati. ED A SUO TEMPO, CARI GIOVANI, RICREATE SU BASI INTERAMENTE EBRAICHE LA VOSTRA NUOVA CASA, SENZA CEDERE A LUSINGHE DI ASSI MILAZIONE. L'ANTICO SCIOFAR :1> RISUONA PERCHE' RESTIATE EBREI, PER CHIAMARVI ALLA VITA, PERCHE' ABBIATE A SALVARE VOI STESSI ED I VOSTRI FIGLI, NON PERCHE' CORRIATE ALL'ANNIEN TAMENTO. Chi non regoli la sua vita aila Tradizione non potr pretendere di rappresentare l'ebraismo ma, senza esclusione di alcuno, ciascuno dovr dare il suo contributo secondo le sue possibilit e sotto a nostra guida. A noi incombe infatti di ricordare e di ricordarci che per comandamento della Legge e della nostra coscienza siamo le vostre guide ed i vostri Maestri. I4 Signore Iddio ci conceda la forza di esserlo secondo le Sue intenzioni, in modo non impari alle gravi necessit. n Signore Iddio ascolti la preghiera che con fervore eleviamo perch, per la prosperit d'Italia, Egli aiuti, difenda e protegga Vit torio Emanuele III ed Imperatore e la Sua Augusta Famiglia e Benito Mussolini Duce e Fondator dell'Impero. Il Signore Iddio si ricordi ccn misericordia di Israele, lo sollevi dalle sue angustie e lo guidi a buon porto fuori da ogni tempesta. Il Signore Iddio conceda a voi, cari fratelli e sorelle, che i giorni solenni che si approssimano siano davvero giorni di tesciuv di tefill e di zedak ispiratori di feconde opere, apportatori di benedizione pel nuovo anno e per altri molti. Le-scianlm rabbth tovth u-phorith ticcathvu. < Elul 5697. 4T

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    L a parola di Giacomo Leopardi giunge, in questi tempi di risorto sentimento della razz, quanto mai opportuna e degna di considerazione. Si sa che il Leopardi fu un osservatore meditativo, profon do, instancabile, e che de' suoi vari pensieri colm questo suo Zibaldone, dove noi siamo andati a cercare le riflessioni, che pubblichiamo, su gli Ebrei. Egli non pu essere !acciaio di fanatismo fascista perch ... morto poco pi d'un secolo la (1837). e perch quello ch'egli scriveva intorno agli Ebrei rimonta press'a poco in torho al 1820. N si pu tacciarlo di superficiale conoscenza della storia ebraica perch a tutti noto quanto bene conoscesse la lingua degli ebrei, e quanto meticolosamente avesse egli studiato il mondo ebraico fin da fanciullo, fin da quando, cio, egli si era dato a un matto e disperatissimo studio di tante cose. Inoltre egli fu sempre ossessionato, quasi, dal pensiero che non ci potesse essere nazione forte, politicamente e moralmente, senza quel vigoroso amor di s che sarebbe ancora in ogni individuo, e in ogni popolo, se la cosiddetta civilt e la religione cristiana non lo avessero, quell'amore, logorato a poco a poco lino a ridurre i popoli e gl'individui imbelli, deboli, e per accoglienti verso gli stranieri, e dimentichi della grandezza della propria stirpe, Questo ricordo della propria grandezza voleva egli suscitare nella mente degli Italiani; questo amor di s voleva riaccendere in ognuno di essi perch tutti insieme, ritornassero ad aver lede, e a nutrire gran-42 ebrea cosi giusta, aD%i scrupolosa. nell'interno e rispetto ai suoi, vediamo nella scrittura come si portasse verso gli stranieri. Verso questi. ella non legge: i precetti del Decalogo non la obbligavano se .non verso gli ebrei: ingannare, conquistare, opprimere, uccidere, sterminare. derubare lo straniero, erano oggetti di valore e di gloria in quella nazione come in tutte le altre: am:i era oggetto anche di legge. giacch s sa che la conquista di Canaan fu fatta per ordine divino, e cosl di e vigorosi sentimenti di patria, e formassero un blocco potente e intransigente. Esaminando la storia di vari popoli egli molto si ferm a considerare quella degli ebrei, i quali, Ira tanti, presentavano una caratteristica inconfondibile: quella di sentirsi, di considerarsi, pur in mezzo ad altre popolazioni, una nazione ancora unita, una razza a s, per nulla suscettibile di modificazioni, di assimilazioni e, tanto meno, di fusioni; quella di aver conservato, per secoli e secoli, integralmente i propri costumi, la propria lingua, la propria religione. Ora.. se cosl, perch gli Ebrei cominciano a striilare contr o i primi provvedimenti emanati dal Governo fascista? Noi italiani e fascisti non intendiamo far altro che trattarli... come essi trattano gli altri popoli, in mezzo ai quali vivono, e come trattano anche il nostro, in mezzo al quale sono stati lasciati vivere e prosperare purtroppo indisturbati lino a ieri. Noi, affermando finalmente la necessit di conservare la nostra razza immune da ogni contatto con altre razze, e perci anche con quella ebraica, non vogliamo far altro che seguire ... il loro metodo. Con questo di pi, e di meglio: che noi vogliamo usare mezzi cento altre guerre, spesso nell'apparenza ingiuste, co' jgrestieri. Ed anche oggidl con servano, e con ragione e congruenza. questa opinione, che non aia peccato l'ingannare o far male comunque all'esterno, che chiamano, e specialmente U cristiano, "Goi". ossia gentile e che presso loro suona !IO stesso che ai barbaro (vedi il Zanolini, il quale dice che, nel plurale per si deve intendere, chiamano oggi i cristiani "Gojim), riputando peccato solamente il far male a' loro nazionali (Il, pp. 237-8). Le feste del popolo ebreo furono tutte re ligiose. Ma presso tutti i popoli antichi. massimamente per preBSo gli ebrei. la re strettissimamnte legata colla storia della nazione. Le opinioni che gli ebrei avevano circa la loco origine ec., il loro governo sempre partecipante di teocra zia, i loro costumi tanto e continuamente influiti dalla religione. come ai vede anche oggi, ec., confondevano forse pi che presso qualunque altro popolo. a causa forse della loro maggiore cmticbit, origDri e i progreBBi della nazione colle origini e i pro gressi del culto, le glorie della religione con quelle della nazione ec. ec. Tutte le feste del Pentateuco richiamano e consacrano e perpetuano la memoria di qualche aperti, e non subdoli, come i loro; che noi vogliamo agire -
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    grande avvenimento degli antenati, di qualche antico benefizio di Dio verso la nazione ec .. e aon tutte feste nazionali e patriottiche. appartenendo o a' fatti de' loro eroi considerati non meno come nazionali che come santi o alle opere di Dio considerato da loro quasi capo della nazione e quasi principe de' loro eroi, guida, condottiere, maestro de' loro antenati ed origine immediata della loro stessa razza. Non coslle DOSttv feste che aono ben popolari, ma nulla hanno di nazionale. non avendo nulla di comune e di strettamente legato i fasti delle modeme nazioni e le opere de' nostri antichi o moderni eroi nazionali coi fasti della religione e colle opere degli eroi cristiani, i quali. oltracci, non sono sempre compatrioti, com'erano tutti quelli di cui gli ebrei o le altre nazioni celebravano la memoria. Anzi non appartengono bene speno in verun modo alla nostra patria (III, pp. 162-3). spirito della legge giudaica non solo non conteneva l'amore, ma l'odio verao chiunque non era giudeo. n gentile ", cio lo straniero, era nemico di 'quella nazione; essa non aveva neppure n l'obbligo n il consiglio di tirar gli stranieri alla propria religione, d'illuminarli ec. ec. n solo ob-uccidano, sterminino lo straniero -com e dice il Leopardi -, ancora possibile che essi ingannino, conquistino, opprimano, derubino lo straniero giungendo con ogni sotterfugio ai posti di comando, abbarbicandosi tenace.mente a quelle cariche che sono come i gangli del sistema nervoso del la nazione, dandosi a quelle professioni e a quei mestieri che meglio li mettano a contatto con l a moltitudine e quindi in condizione d i conquistarla. di opprimerla e di derubarla, Il Le opard i fa, sl, tanto di cappello alla perfetta fusione che v'ha tra la loro s toria e la loro religione; m a egli intende nello stesso tempo ammonire il popolo italiano che anche per esso storia e religione dovrebbero essere una s tessa cosa; e i ntende anche g ittare un allarme: che gli ebrei vengano a costituire nella n ostra nazione u n a nuova e diversissima nazione fortemente incastrat a i n quella, e minacciante continuamente l a compagine d i quella. L e fe s t e d e l popolo e breo furon o [e s o no] tutte religiose -egli scrive -; tutte le leste d e l Pentateuco ri chiamano e consacrano e perpetuano l a m emoria. di qualche grande avvenimento degli antenati, di qualche a n -bligo era di respingerli quando fonero assaliti, di attaccarli pur bene spesao. di non aver seco loro nessun CODlDlercio. Il diliges proximum tuum aicut te ipaum s 'intendeva non git& i tuoi simili ma i tuoi connazionali ". Tutti i doveri sociali degli ebrei si restringevano nella loro nazione (III pp. 324 5) n popolo ebreo chiamavasi il popolo elet to. e quindi ai poneva senza par. Alla n ostra patria! Sembra, questa espressione, un grido di rivolta contro la patria d egli ebrei, che non la nostra patria, e contro una religione ch' come sovrapposta alla nostra storia, e non rampollata dalla stessa nostra formazi one politica. E i n questo egli precorreva il Carducci, il quale vo leva numi indigeti, e non numi venuti dalOriente, dalla Palestina. D a qui la nostalgia del Leopardi per quei tempi anteriori al cristianesimo, nei quali l e feste patriottiche erano, pei Romani, feste anche religiose. E ritoman d o alla religione degli Ebrei, egli sottolineava la forte consistenza storica e nazionale d i essa, e perci anche la resistenza della razza ebraica a fondersi con quella di altri popoli: resistenza -ch'egli riscontrava perfino -ed era naturale! -nella lingua, la quale -dice egli, che ben la conosceva da fanciu llo povera rio accade nella nostra la quale, se non altro. definisce per maggior favore e segno di maggior favore di Dio l'infelicit che la prosperit (IV, p 2 56). L'ebraico manca, si pu dire, affatto di composti e scarseggia aasaissimo di derivati in proporzione delle sue radici e dell'immenso numero di derivati che nello steno ragguaglio di radici hanno le altre linque_ B primitivo s l'uno de' primi mezzi d 'incremento che adoper il linguaggio umano l'uso della metafora o l'applicazione di una stessa a molte aigni.ficazioni, cio di cose in qualche modo somiglianti o fra cui l'uomo trovasse qualche analogia pi o meno vicina o lontana. E di metafore infatti abbonda il vocabolario ebraico e gli altri orientali. cio quasi ciascuna parola ha una selva di si gni.ficati e sovente disparatinimi e l.on t a ninimi, fra' ben difficile il discernere il senso proprio e primitivo della parola. Del resto. senza quest'abbondanza di aignificazioni traslate e questo cumulo di sensi per ciascuna parola. la lingua ebraica e le sue affini non avrebbero abbastanza da esprimersi e da fare un (IV, PP. 4-5). Dallo "Zibaldone" e manca quasi allatto di composti, e scarseggia assaissimo di derivati. ecc. ecc.: segno evidente della ostilit che nutrono gli Ebrei contro gli altri popoli, di cui non vogliono neppure utilizzare la lingua. E se-gno evidente anche del loro smisurato orgoglio, se essi rifuggono da ogni contatto linguistico, e si tengono tenacemente stretti alla loro lingua fino a impedire l'ingresso in essa di altre voci. Ma il loro orgoglio oltremodo feroce, riputandosi essi :un popolo eletto>, e giudicando quindi legittimo spogliare gli altri del loro :.>, e ritenendo giusto che l'infelice fosse considerato come uno scellerato! Ecco che cosa erano gli Ebrei per il Leopardi: e mi pare che ce ne sia abbastanza per considerare il nostro grande Recanatese come uno de' pi agguerriti conoscitori di questa gente che, incastratasi in mezzo agli altri popoli, e specialmente in mezzo al nostro, ne minaccia sempre la coesione perch non riconosce che i propri diritti, e non riconosce altri simili che non siano ebrei, e non celebra altr-e feste religiose e politiche che le proprie! FRANCESCO BIONDOUllO 43

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    Essendo fondamentalmente divulgativo l'intento di questa rivista, logico che tutti i nostri lettori abbiano la possibilit di chiedere e ottenere chiarimenti sugli argomenti che qui si trattano poich pu avvenire che talune affermazioni, magari semplici e quasi ovvie per lo scrivente, riescano indigeste al lettore, generando quella confusione che vogliamo in ogni modo evitare. Iniziamo senz'altro la lista dei chiarimenti; e invitiamo i lettori a fornirci lo spunto per altre precisazioni, con la certezza che esse riusciranno utili alla volgarizzazione dei principi razzisti. Da varie parti ci si fatto notare che due del le fotografie da noi pubblicate a p11g. 24-25 del secondo nwmero, erano capovolte, come appartI'(! dalle dicitur.e ad esse a/fiancate. E' bene che .
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    BANCO DI SICILIA ISTITUTO DI CREDITO DI DIRITTO PUBBLICO .. :ACIREALE -ADRANO-AGIRA-AGRIGENTO-ALCAMO ::,:/,:::.:;<-ARAGONA AVOLA BAGHERIA BARCELLONA ---: : .. > CACCAMO CALTABELLOTTA CALTAGIRONE CALTA. _.NISSETTA-CAMMARATA-CAMPOBELLO DI LICATA-CA-. :. NICATTI'-CANNETO LIPARI-CARINI-CASTELBUONO-' : :_ : CASTELVETRANO -CASTROREALE-CATANIA CATTO, :::, .' : :' : LICA ERACLEA CEFALU' COMISO CORLEONE -.. : . . ENNA -F1UME FRANCAVILLA FRANCOFORTE -GANGI : GELA GENOVA GIARRE GRAMMICHELE LENTINI ,1' :>.-;: :>--".:_-LEONFORTE-LERCARA-LICATA-LIPARI-MARSALA .'.>.: -MAZARA-MENF1-MESSINA-MILANO-MILAZZO :.'MILITELLO VAL DI CATANIA-MINEO -MISILMERI-MI- : STRETTA MODICA MONREALE NARO NASO '>>:.-NICOSIA-NISCEMI-NOTO-PALAZZOLO ACREIDE-PA . . .. -.. ;... l LERMO-PALMA MONTECHIARO-PANTELLERIA-PARTAN- :: NA PARTINICO PATERNO' PATTI PETRALIA SOT. r . TANA PIANA DEI GRECI PIAZZA ARMERINA PORTO :.<:::EMPEDOCLE-PRIZZI-RACALMUTO-RAGUSA-RAMAC. : .. CA -RANDAZZO-RAVANUSA-RIBERA-RIESI-! ROMA SALEMI S. AGATA DI MILITELLO SCIAC. cA-SIRACUSA-SORTINO-TAORMINA-TERMINI IME-. TORINO TRAPANI -TRAPANI (Borgo TRIESTE TROINA VENEZIA VITTORIA -VIZZINI. COLONIA E NEI POSSEDIMENTI .... .. .. o

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    PREMIO VIAREGGIO 1 9 3 8 CONCORSO DEl GIOVANI KRIMER SODALIZIO CON VIANI ,ntimi ricordi e testimonianze sul grande pittore-scrittore Un volume in-16 di 230 pagine con disegni e incisioni fuori testo LIRE 15 H. DE VRIES DE HEEKELINGEN lsnAELE IL suo PASSATO 1\ -Il SUO A WENIRE lo questione ebraico, un problema ontico SALUTE QUINDICINALE ILLUS. TRATO 01 DIVULGAZIONE MEDICA. ... -... ...,. Prevenire Assistere Guarire PREZZO DI OGNI FASCICOLO LIRE 2,50 ABBONAMENTI : Annua l e : Italia e Colonie L. 50 -Estero L. 70 Semestrale : Italia e Colonie L. 27 -Estero L. 37 QUINDICINALE .. ILLUSTRATO DI -La Storia interessante e divertente raccontata, rivelata, illustrata PREZZO DI OGNI FASCICOLO LIRE. 2 ABBONAMENTI: A n n u l e : Italia e Colonie L. 40 -Estero L. 60 Semestrale : Italia e Colonie L. 2 2 -Estero L. 33 e moderno 270 pogine, in brochure L. l li 11----------------:-----1 NOVIT R. ROCHEBLAVE F[Lffi IL PI BELLO, IL PIU RICCO, IL PIU IMPORT ANTE SETTIMANALE DI CINEMATOGRAFO, TEATRO E RADIO PREZZO DI OGNI NUMERO liRE 1 ABBONAMENTI : A n n u a l e : Italia e Colonie L. 45 -Estero L. 70 Semestrale : Italia e Colonie L. 23 -Estero L. 36 'UMt ABBONAMENTO SPECIALE CUMULATIVO Al TRE PERIODICI FILM STORIA. SALUTE dal mese di Agosto al 31 con rJcevere .! num-eri .arretrali .si nora usctlt dt Storta e dt Salute SO L o L l R't : 5 2 l N V E C E D l L l R E 6 2 Aflretlarsi a inviare tale importo alrUff.ICIO PERIODICI T UMMIHELLI Roma, Piazza del Collegio Romano 1-a, opP.ure a versarlo sul conto _corrente postale, 1-24910 H::

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