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Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario

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Material Information

Title:
Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario
Physical Description:
Serial
Publisher:
Società anonima Istituto romano di arti grafiche di Tumminelli
Place of Publication:
Roma
Publication Date:
Frequency:
semimonthly
regular

Subjects

Subjects / Keywords:
Race relations -- Periodicals   ( lcsh )
Jews -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Race relations -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Genre:
periodical   ( marcgt )
serial   ( sobekcm )

Record Information

Source Institution:
University of South Florida Library
Holding Location:
University of South Florida
Rights Management:
All applicable rights reserved by the source institution and holding location.
Resource Identifier:
usfldc doi - D43-00004
usfldc handle - d43.4
System ID:
SFS0024306:00004


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Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario.
n Vol. 01, no. 04 (September 20, 1938)
260
[Roma :
b Societa anonima Istituto romano di arti grafiche di Tumminelli],
September 20, 1938
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2 ANNO l -N. 4 SOMMARIO 20 SETTEMBRE XVI T. I. -AL PRINCIPIO DOCUMENTAZIONE TALMUD; E, G.: IL PASSAPORTO DEGLI ANTENATI; SCUOLE ISRAELITICHE; GIUSEPPE LUCIDI: I PAPI E I MEDICI EBREI; GLI EBRt=:I SECONDO CROCE CROCF. SECONDO GLI EBREI ; GIORGIO PICENO: L'EBREO CHE TRADl' FELICE ORSINI; IMBOSCAMENTO COLLETTIVO; FRANCESCO CALLARI: PERCHE' ARIANI; ROBERTO BARTOLOZZI: IL RAZZISMO DI CESARE E LA TEORIA ANALOGICA DELLA LINGUA; G. P.: P ASQUINO E GLI EBREI; L'EBREO NELL'ARTE -L'EBREO NELLA VITA. SCIENZA GUIDO LANDRA: BIONDI E BRUNI NELLA RAZZA ITALIANA; LEONE FRANZI': IL METICCIATO, INSIDIA CONTRO LA SALUTE MORALE E FISICA DEI POPOLI ; ANTONINO CONSOLI: GONNE BIANCHE IN AFRICA; LINO BUSINCO : LA DONNA, DEPOSITARIA DEI CARATTERI DELLA RAZZA POLEMICA MASSIMO LELJ: IL. SANGUE DEI NANI; GUBELLO MEMMOLI: DALL'ALTRA PARTE DELLA BARRICATA ; MARIO MONTERISI: MADAMA, MABRUKA E SCIAR MUTT A ; MARIO BACCIGALUPI: IL PRINCIPIO DELLA RAZZA E LO STATO DI CITTADINANZA. QUESTIONARIO EBiEO O NON EBREO?; I COGNOMI EBRAICI; GLI EBREI ITALIANI E LA GRANDE GUERHA Roma Uffici: Largo Cavalleggeri, 6 Telefoni N. 64.191 -60.463 Cottt fa aulmuuk luuuw 'RodUta 1: PRODOTTA INTERAMENTE IN ITALIA m onte Cltini sicww ed e(/.icaa co..bw: INFLUENZA NEVRALGIE REUMATISMI

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4 il "TEVERE" l'avamposto llella stampa fascista LEGGERE JTEVE;RE1 DIRETTO DA TELESIO INTERLAND I non significa soltanto essere .informati ma anche e sopratutto avere una guida j l ---SETTIMANALE DI CINEMATOGRAFO TEATRO E RADIO DIRETTORE MINO COLETTI Apprenderete attraverso g li scritti comparsi nei pi re centi numeri di 11 Film11 e attraverso lo svolgersi delle. discussioni e delle proposte, in quale modo il c inematografo italiano pu e deve contribuire alla difesa della razza "F I LM" t Il PI IMPORTANTE SETTIMANALE IT A LIANO DI CINEMATOGRAFO TEATRO E RADIO, ED UNO DEl PI IMPORTANTI ED AUTOREVOLI D'EUROPA ESCE IN 12, 16, 20,32 PAGINE SETTIM ANALI DI GRANDE FORMATO. IN ROTOCALCO COSTA UNA

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Voluto dalle superiori gerarchie l'AUTOTRENO SANITARIO . ALFA ROMEO per disposizione di S. E. il Capo del Governo verr assegnato a tutte le Provincie d Italia 5

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. . ... ANNO I NUMERO 4 2 0 SETTEMBRE 1938-XVI ESCE IL 5 E IL 20 DI OGNI MESE UN NUMERO SEPARAT. O LIRE l ABBONAMENTO ANNUO LIRE 20 Direttore: 'l'ELESIO I N TERLAN DI Comitato di redazione: prof. dott. GUIDO LANDRA prof. dott. LIDIO CIPRIANI -dott. LEONE FRANZ dott. MARCELLO RICCI dott. LINO BUSINCO Segretario di redazione: GIORGIO ALMIRANTF. SCIENZA DOCUMENTAZIONE POLEHICA QUESTIONARIO IL CENSIMENTO DEGLI EBREI Le operazioni di spoglio e di classifica dei dati raccolti col censimento del 22 agosto scorso non sono ancora ultimate. Sono evidenti le ragioni che con.sigliano un'estrema cautela nell'esame di tali dati, per la prima volta rac colti in Italia con criteri razziali. Da questo esame deve uscire non soltanto un preciso quadro della situazione degli ebrei in Italia, ma la risposta ai numerosi quesiti che la discriminazione razziale ha posto con urgenza alla coscienza del paese. Il quale ha bisogno di sapere non soltanto quanti sono gli ebrei -sul cui numero nessun autore, fra i tanti che si possono consul tare, ha mai dichiarato d esser certo ma che cosa fanno gli ebrei, quali rami dell'attivit nazionale cntrollano, in che misura si oppongono al legit timo affermarsi dei valori nostri. Dall'esame delle cifre che il censiment o riuscir a fornirci si potranno trarre tutte le conseguenze di questa presa di coscienza del pericolo e della minaccia del giudaismo. Noi dedicheremo buona parte della rivista alla pubblicazione dei dati e alle considerazioni che da quei dati ci verranno suggerite; e cos sar finalmente possibil e portare la questione giudaica fuori dalla penombra dell'equivoco, nella gran luce della verit che tanto spiac al giudeo. ..

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8 PBINUIPIO ::::::::::=:-......... .,., a preminenza accordat su queste pagine al settore ebraico della difesa razziale giustificata dal gran guasto che gli ebrei hanno gi fatto nella vita nazionale; e dalla necessit e urgenza di riparare a tale guasto. L'essere gli ebrei pochi o molti in rapporto alla compagine nazionale non ha che una miauscola importanza; e si vedr prossimamente che non la quantit ma la qualit degli ebrei l'elemento che ci preocCllpa. Ci che d oggi un carattere drammatico alla questione ebraica precisamente l'assenza di drammaticit che si riscontra nel processo di manomissione ebraica della vita italiana. Dal 1876 all'avvento del Fascismo, l' I talia ebbe la buona grazia di conse gaarsi agli ebrei senza proteste, quasi con soddisfazione; per modo che oggi l'ebreo pu in buona fede (se una buona fede ebraica esiste) domandar s: dl1 quali responsabilit lo si vuol ca6care se le r e sponsabilit non furono, mai sue. La intima logica del Fascismo doveva condurre non solo alla ricerca delle responsabilit, ma alla radicale soluzione d'un problema che era in fondo alla coscienza dei migliori, e non vi sonnecchiava. Tutta la questione razziale legata al fatto ebraico; se non si parte da questo non si arriva alle conclusioni cui miriamo. Ebrei ed ebraismo costituiscono il velo che ha impedito una coraggiosa visione razziale dei casi della vita italiana. Anche il grande fatto della conqui sta dell'I m pero e della nuova impostazione imperiale dell'attivit italiana ha incontrato resistenze e incomprensioni proprio nelle zone che noi identifichiamo. come ebraizzate, e. che saranno a. suo tempo messe; crudamente in luce. Quel senso di disagio che si avvertiva talvolta nel confrontare il tono del linguaggio fascista con quello di alcuni interpreti di quello stesso linguaggio era dovuto assolutamente alla contaminazione giudaica. Certi caratteri remissivi che in momenti solenni della vita della Rivoluzione parvero qua c l affiorare, erano quelli che l'ebreo contagia ai popoli in mezzo ai quali si acca m p a; la storia di tutti i paesi che hanno subto gli ebrei lo dimostra. Si deve partire dagli ebrei per procedere a una revisione in senso razziale; ecco il motivo della preminenza da noi accordata a questo particolare pro blema. M a poi il nostro razzismo affermer il suo buon diritto di scersi ovunque viva jUna creatura dij razza italiana; e alle sue necessit di difesa succederanno necessit di pi ampio sviluppo. Il razzismo far giu stizia sommaria di tutta una mentalit meschina e limitativa della forza vitale di un popolo in ascesa; e seguir le sue leggi fatali. Le imminenti decisioni del Gran Consiglio collocheranno nel grande quadro della Rivoluzione fascista questa rinascita necessaria della forza del sangue. T. I.

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doettntentaziotte 1r Lo studio e l'interpretazione del Talmud hanno cos ti tuito p e r secoli l'unica attivit intellettuale degli ebrei. Ci si comprende facilmente: tutte le speranze, tutta la morale, tutta la religione; tutte le idee politiche del popolo ebreo sono racchiuse in questo libro rimasto inaccessibile e misterioso fino al principio del secolo scorso, quando gli ebrei .stessi, credendosi ormm per sempre emancipati dalla secolare schiavit, lo tradussero e divulgarono. Gli ebrei. annettono al Tal m ud un valore cos grande che lo preferiscono in generale al testo ispirato, cio alla legge mosaico di. cui dovrebbe essere non pi che il c:ommento e della quale invece una sottilissima per quanto ingarbugliata falsificazione. Il testo biblico come l'acqua, la < Misna come .il vino, ed i sei ordini di questa come il vino aromatico, si legge in uno dei quattro trattati che completano il Talmud. E in un altro passo: La legge come il sale, la Misna come il pepe Che cosa la < Misna? Verso la fine del secondo secolo dopo Cristo, quando la dispersione era ormai cominciata da un pez zo, lo State Maggiore del Rabbinismo, (cos si esprime un giudeo dei nostri tempi) sentl che il momento era venuto di raccogliere : trascrivere in una compilazione unica la tradizione orale intorno alla Legge. Alla b isogna si accinse il rabbino Giuda, dello il Santo, il quale, trasgredendo al principio dell'israelilismo di allora, che la legge orale non si dovesse mettere per iscritto, e coadiuvato da un nugolo di colleghi e di discepoli radunati in un Concilio, affid alla carla, come Mos alla pietra, le nuove tavole della. Legge: che risultarono divise in 63 trattati. Questi 63 trattati di esposizione e commento della legge costituiscono la Misna>. Ma la < Misna > non tutto il Talmud; la base su cui verr innalzato l 'anarchico edificio del Talmud. Di. complemento alla c Misna > c' infatti la Ghemata >, che un commento al commento, cio un commento della < Misna > La fu elaborata irt due diverse redazioni, quella di Babilonia e l'altra pi .antica detta di Gerusalemme, durante u n p eriodo che va dal secondo alla fine del quinto secolo. Il Talmud di Babilonia, cio quello che contiene la Ghemara dettata dai rabbini ba.1:-ilonesi, abbraccia 36 trattati della Misn'a ed quattro volte pi esteso del Talmud gerosolimitano, che ne abbraccia 39. Gi articoli d i fede del Talmud si possono ridurre a tredici. D opo averli enumerali, cos conclude Maimonide, uno dei pi celebri commentatori del gran libro rabbinico: Colui il quale crede a lutti questi capi fondamentali della nostra fede appartiene alla comunione d 'Israele, ed un precetto quello di amarlo e d avere carit per lui. Ma per chi fuori della comunione d 'Israele, pure un precetto (il testo ha: un'opera buona, umilzva) di detestarlo e slerminarlo ll. Il Talmud -dice Moise Schwab, uno ei suoi traduttori -si diffu s o Ira gli ebrei con una rapidit quasi miracolosa; esso fu accettato fin dal suo apparire come l'espressione pi autentica e sincera della legge tradizionale. Scuol e numerosissime, dove il Talmud fu oggetto di studio e d ..-enerazione, sorsero come per incanto in Oriente e in Occidente. Le sue decisioni furono accettale da tutte le comunit. Come si spiega una trasmissione cosl rapida? Sarebbe difficile dirlo. Sta di fatto che la opera sbocciata sulle rive dell'Eufrate si tre-v ben presto nelle mani dei giudei che abitavano le rive del Reno, del Danubio e della Vislola. c Da quando esiste, e forse prima ancora che rivestisse una forma tangibile, il Tal mud si vistd trattato come avrebbe potuto esserlo u n uomo. E' stato sbandito, imprigionato, bruciato centinaia di volte. Dopo !Giustinian o che nel 553 gli fece l 'onore di proscr iverlo, e dopo di lui durante pi di mill e anni, fino a Clemente VIII, i poteri secolari e spirituali, i re e gli imperatori, i papi e gli antipapi hanno gareggiato nel lanciare anatemi, bolle e decreti di esterminio contro questo disgraziatissimo libro. Grego rio IX e altri papi, dal 1'239 al 1320, hanno ordinato di bruciarlo. Nella seconda m et del XVI secolo, il Tal. mud stato bruciato sei volle, e non per singoli esemplari, m a in massa e a carrettate. Giulio lil lanci la maledizione contro i) Talmud nel 1553 e nel 1555; Paolo I V nel 1559; Pio V nel 1566; Clemente Vlll nel 1592 e nel 1599. Il terrore ispirato dal Talmud era grande. L 'inquisizione gli accord l'onore dei suoi roghi e g li esemplari del Talmud, i n compagnia d i tutti i suoi commentatori, fornirono un abbondante materiale agi: auto-da-f. II .Talmud non l opera d i un uomo, di una scuola o di una setta particolare, ma quella di una razz a e di una religione: l'opera collettiva del giudaismo e del popolo ebreo durante setto o otto secoli della sua esistenza Il Talmud si apre col tr attato delle Benedizioni, ( Berakhth) in cui si prescrive di lodare e magnificare Dio per la protezione che egli si degna di accordare al popolo ebreo i n tutti i momenti della giornata. A queste benedizioni fanno riscontro l_e male: .izioni che il giudeo ha l'obbligo di scagliare contro tutto ci che non appartiene alla sua razza: I rabbini hanno insegnato: Alla vista dell e case degli is. raeliti, quando sono abitale, si dice: c Lodato sia Colui che fissa i termini al podere d ella vedova> (Pro v XV, 25); se sono in rovina, si dice:. Sia benedello il giudice della verit>. Alla vista del-9

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Un talmudista al lavoro. lE: case abitate dagli stranien, si dice: Il Signore abbatter la casa degli orgogliosi (ibid.); se sono in rovina, si dice: Il Signore un Dio di vendetta, un Dio di vendetta che risplende (Salmo XCIV, l) [Talmud di Babilonia, trat. Berakhth, IX, foglio 58-b]. <(I rabbini hanno insegnato: Alla vista delle tombe d'Israele, si dice: Sia lodato chi vi ha creati con giustizia, e un giorno vi risusciter con giustizia. Alla vista delle tombe dove sono sepolti gli stranieri, si dice: Vostra madre ha vergogna di avervi partorito, ed ella sar abietta fra i popoli (Geremia, L. 12) [lbid.]. La stessa va pronunciata alla vista degli eserciti stranieri. [lbid. foglio 58 a]. La mescolanza dP.lla razza ebraica con le altre razze un delitto che il Talmud punisce con la morte. Il rabbino Schila pun un uomo che aveva coabitato con un'egiziana. Il cond:mnato si appell al -re, dicendo: 'C' un uomo presso i giudei che pronuncia sentenze senza l'autorizzazione ael re. Il re invi messaggeri al rabbino, che vennero a chiedergli conto della punizione. E' vero, disse il rabbino, io l'ho J:Unito perch ha coabitato con un'asina. [La straniera] Hai tu testimoni del delitto? Si, disse il rabbino, e il profeta Elia si present in forma umana e testimoni ..: Se cosi, dissero i messaggeri, egli merita la morte Quando il condannato apparve, il rabbino gli disse: Empio che non nei altro, forse che il tuo atto non si pu chiamare quello di un asino, come detto (Ezech. XXllll, 20) : Il loro membro [degli stranieri] quello di un asino?. Lo tocc con lo scettro e lo mise a morte. [ibid.] Dunque rispetto all'ebreo, il gentile come una bestia. Perci il Talmud proibisce che gli vengano attribuite le qualit di un c.omo: sentimento, intelligenza, bellezza, ecc.: <' Capit al rabbino Gamaliel, incontrando una pagana molto bella, di pronunciare per essa la lormola di E' ci possibile?, domander qualcuno. Non stato detto che non bisogna attribuire grazie ai gentili? E non detto: (Deuteron, VII 3) : Tu non farai alleanza con essi:.? [Per IO adattare al suo caso il luogo del Deutero-. r.omio, il talmudista ricorre qui a un giuoco c:E parole tra grazia e alleanza che in ebreo hanno presso a poco lo stesso suono] Perci bisogna pe.nsare che egli non l'abbia ammirata per la sua bellezza personale, ma che egli abbia detto: Quante cose belle ha fatto il Signore in questo universo}, formula che il rabbino avrebbe ugualmente pronunciato alla vista di un bel cammello, di un bell'asino o di un bel cavallo. Ma ancora, abitudine del rabbino Gamaliel d! adocchiare le donne? Bisogna pensare che l'incontro abbia avuto luogo in una stradicciuola tortuosa, e che egli abbia visto d 'improvviso la donna ad una svolta e che l'abbia guardata involontariamente. Non dice forse il v. Non bisogna affittare n vendere ai pagani le case in Palestina e ancor meno i campi.. ... Il rabbino Zeira interpreta l'espressione biblica: tu non avrai piet di loro D celebre talmudiata Abraham GumbiDDer. (Deuter, VII, 2) in questo senso: tu non riconoscerai loro alcuna grazia; oppure: tu non gli darai dei doni gratis; o ancora: tu non permetterai che abbiano domicilio fisso nel paese ... Il rabbino Yosse professa che proibito di cedere ai pagani un terreno per la sepoltura in Palestina, in virt del citato versetto, prescrivendo che .i pagani non debbono riposare in Terra Santa. Durante le feste dei gentili, vietato di commerciare con essi. Ma se lo fa per disattenzione, l'ebreo pu tenersi il profitto: E' stato insegnato: se trasgredendo per disattenzione il divieto un ebreo ha trafficato con i gentili in quei giorni, permesso di goderne il profitto, anche se il giorno stesso della solennit pagana. [lbid. ]. Ed ecco per finire un esempio. di storia comparata. Le disgrazie dei giudei coincidono con la nascita e le fortune di Roma: Il rabbino Levi dice: Il giorno in cui Salomone fece alleanza col faraone Nekho re d'Egitto (sposandone la figlia). l'angelo Michele discese dal cielo, piant nel mare un albero, intorno al quale .sorse un banco di sabbia, e su questo nacque una grande selvci. Questa l'origine della grande citt di Roma. I! giorno in cui Geroboamo (poco tempo dopo) fabbric i due vitelli d'oro, Remo e Romolo sopravvennero nella detta selva e costruirono due sobborghi di Roma. Infine il giorno in cui Elia fu rapito (giorno malaugurato per Israele) un re fu proclamato a Roma, come detto (!, Re, XII, 48): non c'erano allora re in Idumea (Roma). Il paese era governato da un vicer :1>. [Ibid. tra!. Abda Zara I, l]. * Circa la prescrizione di non diffondere la Legge tra i gentili, specie nei momenti di crisi e di pericolo per Israele, il precetto antichissimo. Nel Talmud di Babilonia [Trai. Berakhth, IX, lpglio 63-a] si legge: Al mmento di agire per Dio, occultate la Legge. E il talmudista commenta: Per preservarla, il mezze migliore di !imitarne la diffusione

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JJ. passaporto degli antenati La crescente ingere1za ebraica nella cultura ed economia della Germania degli Hohenzollern ha prodotto come logica conseguenza una vasta controreazione, i cui sviluppi e le cui con se. guenze sono universalmente noti. Non invece generalmente conosciuto il metodo seguito dal Governo del Reich per identi ficare con certezza gi ebrei. L'identificazione, se un cittadina del Reich sia di sangue tede sco (deutschbluetig) o almeno pari a questo (artverwandt) stata eseguita col cosiddetto passaporto degli Antenati requisito indispensabile per ogni cittadino germanico. Ciascuno ha dovuto procurarsi dei documenti relativi all'arigine dci quattro nonni (e per gli alti funzionari si esteso tale sondaggio fino all'anno r8oo) per controllare che essi non abbiano mai fatto parte di famiglia o comunit ebraica o non-ariana: Queste ricerche, spesso faticose, richiedono un'enorme apparato amministrativo e anche le Autorit ecclesiastiche hanno un lavoro straordinario ricercare tutte le iscrizioni nei registri 4 NONNI 2 GENITORI EBREO EBREO delle Chiese. Per valutare chi deve essere considerato come ebreo (o come discendente da altro sangue estraneo, come da zingari, negri, africani, indiani, mongoli, orientali ccc.) vale lo schema sopra riprodotto (indicando soltanto i casi pi tipici). Quindi una persona che abbia soltanto uno dei quattro nonni non corrispondente alle prescrizioni di deutschbl.uetig passa per tedesco (con alcune restrizioni). Si diviso tutto il popolo in cittadini ed in. sudditi, che sarebbero gli ebrei e simili. Quest'ultimi non possono coprire delle cariche pubbliche e sono anche esonerati dal servizio militare. Questi provvedimenti (salvo quelli matrimoniali) non sono vigenti per quegli ebrei che sono stati combattenti nella guerra mondiale. N el caso che non si trovare tutta la discendenza secondo i termini della legge, basta un giuramento dell'interessato con cui egli attesti che a sua saputa, non ha antenati non ariani. Pi difficile il problema dei figli illegittimi: la vive tutt'ora sotto l'incubo di una tara dei tempi di degenerazione, che consiste nella forte percentuale di queste creature. Malgrado l'accertato pericolo per la razza, sia dal punto di vista biologico-antropologico, che da quella sociale c politico, questo fenomeno stato non per poco favorito dal naturalism di certi filosofi ( !) est-baltici nonch da ;un generale decadimento dei legami religiasi. In casi di origine sospetta si sottopone la questione direttamente al giudizio dell' Ufficio di politica razzista del Rei c h. Data l'enorme differenza degli ebrei anche nel tipo somatico si esclude un'analisi antropometrica. Neppure i cognomi dnno (a.lmeno in Germania) un indice sicuro; Abramsohu. 1laudel plueh, Hollunderstrauch sono certamente nomi che l'Imperatore Giuseppe II applicava per punizione, mentre molti cognomi sono portati dagli ebrei, ma anche da famiglie di antica nobilt germanica (ad es. Feuerstein, Rosenberg, ecc.) o altri vi sono malgrado l'apparenza prettamente tedeschi (ad. es. Milch, Lcy, Roscn krauz). In linea generale i cognomi non si prestano per testimoniare l'origine ebrea. Le indagini secondo le prescrizioni di legge si limitano alla presentazione di documenti relativi ai nonni. Naturalmente sfuggir sempre_ qualcuno, spessa senza sa perlo, c per questo si pro paga largamente la cognizione della tipologia sia germanica che ebraica, per imprimere nelle nuove generazioni un ideale di bel lezza, che orienti tutti verso la sublimazionc della razza nordica, evitando cos un eventuale futuro imbastardimento. Si pot constatare che delle unioni matrimoniali tra tedeschi cd ebrei si verificavano soltanto nei grandi centri dello Stato cd in questi pi fortemente nelle regioni protestanti; la Chiesa TEDESCO 1;4 EBREO cattolica. che ha dimostrato sempre un'avYersione contro gli ebrei, quindi, senza volere, il merito di aver prcscnato molte regioni dall'imbastardimento, scppurc questa opposizione si sia basata sul fattore confessionale c non su quello razziale. Oggi un tedesco pu sposare soltanto una ebrea tale solo per un quarto perch i discendenti avranno cos soltanto una ottava parte del sangue non-tedesco. S'intende che anche un tedesco che abbia sposato una israclita, viene considerato come mezzo-ebreo, avendo tradito la dignit cd il dovere verso la propria razza. Come curiosit dc,e essere notato che due mezzi-ebrei non possono nemmeno sposarsi, pcrch si visto che i discendenti non saranno ebrei solo per un quarto, ma interamente ebrei. Questo si spiega colla forte consaguincit degli israeliti, avendo essi un plasma dominante. Ogni relazione sessuale tra ebrei c tedeschi punita severa mente ed esiste una speciale legge contro il vituperio di razza (Rasscnschande). Per gli ebrei si creata una legislazione spe ciale, garantendo cos loro, come un trattamento legale e giusto. E. G. NONNI GENITORI 1 1

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Non san stati pochi gli italiani che san rimasti sorpresi nel sentire che, a quanto informa il Popolo d'Italia a Firenze esisteva una scuola pubblica elementare di ben otto classi, frequentata esclusivamente da allievi ebrei, e nella quale dalla direttrice al bidello lutto il personale era costituito da ebrei. Ma la scuola di Firenze -ebrea al cento per cento -non un'eccezione, e se anche gli italiani l' ignorano, esistono in Italia altre opere ebraiche che vanno dall'aalla scuola media, dalla scuola per rabbini alla fondazione Pia, dalla biblioteca al circolo culturale o sedicente sportivo E accanto a queste scuole, circoli di cultura, centri di studio, gruppi giovanili, opere di beneficenza e fondazioni, una delle quali ha per scopo quello di maritar le zitelle. Alla vigilia della marcia su Roma (l ago. 1922) s i leggeva in uno studio del pro!. Giacomo Levi Minzi, che gli 'ebrei d'Ila lia malgrado l'esiguo numero hanno conti nuato nel decorso anno con entusiasmo e con lede la loro attivit. Elementi tecnici hanno partecipato !or gamenle, dimostrando la comprensione da parte dell'Italia dei differenti problemi ebraici, al congresso sionistico di Carlsbad (seti. 1921) alle conferenze degli uffici Pa les tinesi di Vienna (dic. 1921) alla con le renza Universale ebraica di soccorso (set tembre 1921) e al congresso Sionistico di Carlsbad dell'agosto 1922 '1>. Ricordata l'opera del Consorzio delle Comunit israelitiche italiane, e della lederazione sionistica italiana, nonch del Commissariato generale per il Fondo ebraico, il Levi Minzi rileva con orgoglio che nell'inverno 1921-1922 ha avuto inizio in Hoet ma un movimento di preparazione della giovent ebraica ad alte concezioni di 12 dovere umano: questo movimento che ha assunto il suo simbolo nel nome Avod (lavoro) svolge opera educativa di carat tere spiritualmente superiore e ha gi be ne avviate sezioni a Roma e a Firenze E qualche anno dopo, lo stesso Levi Minzi, riferisce i risultati del quinto congresso dell e Comunit israelitiche italiane tenulos i a Roma nell'ottobre 1925 (sarebbe interessante riesaminarne oggi i verbali) e nel quale furono esaminati due importanti problemi: aue llo della formazione dei Rabbini e la di scuole primarie e secondarie p e r s tudenti ebrei. Constatava il L e vi Min zi che mello si fatto nelle principali comunit e molto in via di attuazione. Un altro indice del risveglio dell'Ebraismo italiano (la maiuscol a di ebraismo nel testo come pure la minuscola di italiano) segnalato dal fiorire dei circoli di cultura; da segnalazioni pervenutemi direttamente dai segretariato d ella Fede"' razione associazioni Culturali ebraiche (via Ricasoli 60, Livorno) rilevo che esi stono ben 17 circoli in Italia. che furono organizzate cvunque conferenze, concerti, corsi di lezioni; che si sta studiando la riu nione in appositi musei delle cose ebrai che pi interessanti e s istenti nelle varie comunit. Anche il movimento giovanile in pieno rifiorire auspice la F ederazioet ne dei ragazz i ebre i d'Italia, sorta ad ape ra di alcuni volonterosi nel seti. 1923, al cuni gruppi funzionano a Trieste, Gorizia, Verona, Ancona, Modena. Ogni gruppo conta trenta quaranta ragazzi, i quali s i riuniscono due o tre vol t e per settimana; oltre che con i giuochi e la ginnastica i bambini trascorrono il tempo l.elle riunio ni studiando l'ebraico, insegnato per in modo da perme tt e r e subito delle facili et conversazioni e la storia d e l Popolo ebreo dalle origini all'epoca attuale. I bambini imparano canzoni ebraiche; le loro gite, i piCcoli lavori manuali 'vengono allietati da questi canti per la maggior parte di origine popolare palestinese. Ogni gruppo p ossiede una p iccol a b i blioteca composta soprattutto di opere di carattere ebraico. In quello stesso anno si ha notizia c h e u. assai bene, come per il passato, funzion i! Comitato del "Fondo Nazionale ebraico" istituzione diventata ormai in Italia la pi "popolare tra l e iniziative ebraiche '1>. Ad iniziativa e con l'aiuto finanziario prosegue il Levi Minzi -del pro!. Silvio Magrini di Ferrara stato istituito il fondo per la storia d e ll 'ebraismo italiano diretto dal Magrini, da Dante Lattes, e aa Umber. l o Cassuto '1>. Viveva inoltre in Italia il Comitato italiano pro studenti ebrei stranieri (via de Serv i 17, Firenze) dirett o da una giunta pre s ieduta dal pro!. Guido Mazzoni e ; composta del Gen. Vacchelli, e dei pro!. Enriques P . Cassuto, Donati, Fiberti, Glaeser, Limentoni, e dei sigg. Be n a i m, Diringer, e Viterbo. Questo Comitato aveva ben 17 sezioni i n tutta Italia e sempre a quanto riferisc il Levi Minzi -esse erano presiedute tutte da professori universitari. Furono ad opera di questo comitato organizzate mense ebraiche a Firenz e Tori no, Padova, P isa, S iena, Trieste, Ro m a e Genova, e in tutte l e sedi universiarie fur ono i s tituiti uffici di informazioni e a F i r Fiorentino -O. P. Malati Musatti -O. P. Poveri Vecchi. SIENA -Hessed Veemed (Misericordia mortuaria) via delle Scotte 6.

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FIUME -Commissione pro cultura. via Pomerio 31 -Circolo Giovanile ebraico. gradinata Sasso Bianco 2 -Chevr Cadisci. via Pomerio 31 -Societ delle signore israelile. via Galvani 9. GENOVA -Scuola elementare, via Cairoli 6 -Talmud Tor -Convegno ebraico. via Assarotti 4-5 -Sezione beneficenza, via Mura della Malapaga 6. GORIZIA -Convegno studi ebraici. via Ascoli 13. UVORNO -Museo artistico storico. pi!J%za Elia Benamozegh 7 -Accademia Franco. via de Fanciulli l -Scuola elementare Asilo infantile -Circolo di Cultura ebraica, via de Lanzi i -Orfanotrofio israelitico. via Faoli 36 -Ospedale israelico, via Paoli 36 -Opere Pie riunite. piazza Elia Benamozegh 7 -Confraternita per vestire i poveri -Confraternita per maritar donzelle -Confraternita Carit e misericordia. via Lanzi l -Confraternita Sciomer Berith Gnolan. PITIGLIANO -Scuola elementare -Pio Istituto Consiglio, vicolo Marghera, MANTOVA -Circolo ebraico -Societ israelitica di beneficenza -Pio Istituto Trabolli -Pia Casa di Ricovero -Pio Consorzio Nascim -Pio Consorzio Bichur Olim -Pia Confraternita Mazal Bedula -Pia Confraternita Misericordia -Pia Confraternite( Padrini -Pia causa Bagno Norsa. MERANO -Scuola israelitica, via Manzoni 5 -Chevr Chadisci -Ass. femm: ebraica -Asilo Israelitico. MILANO -Asilo infantile e scuola elementare, via Eupili 6 -Convegno ebraico. via degli Amedei 3 -Sede centrale dell'associazione donne ebree italiane, via degli Amidei 3 -Soc. isr. beneficenza, v i a Guastalla 19 -Pro cura marina. MODENA -Circolo della Cultura ebraica, piazza Libert IO -Talmud Torh Asilo Infantile -Comitato di Beneficenza -Compagnia misericordia uomini, Compagnia misericordia donne -Opere Legati Pii. REGGIO EMILIA -Opera Pia Carit, via Monzermone 3 -Opera Pia ass. infermi -Opera Pia vestire i poveri -Opera Pia Misericordia -Compagnia pubblica beneficenza -Opera Pia Scandiano. NAPOLI Asilo Infantile, piazza Borsa 33 -Fratellanza israelilica, via Egiziaca Pizzofalcone 41 -Pl.:z Unione di assistenza. PADOVA Asilo Infantile e doposcuola, via delle Piazze IO -Circolo di Cultura, via delle Piazze 14 -Opera Patrimoruale di Beneficenza -Confraternita della misericordi a -Legato Dina -Legato Trieste -Legato Levi Finzi -Legato Castelfranco -Opera Pia JaFinzi-Fondazione Wolmann -Fondaz ione Evelina Melli Polacco -Legato Del Vecchio -Opera Pia Mos Vita Jacur -Opera Pia Viterbi -Istituto Castelfranco -Fondazione Leilio della Torre -Confraternita vestire gli ignudi -Commissaria Gabriel Trieste Jacob -Commissaria Trieste Iv.,1jo -Commissaria Samuel Coen, piazza della Borsa 33 -Confraternita isr. Sovvengo, via San Martino e Solferino. SORAGNA -Confraternita Misericordia, via Cavour 52. PISA -Circolo di Cultura. via Palestro 6 -Scuola elementare ebraica -Confraternita misericordia. VIAREGGIO -Doposcuola. via A Fratti 170. ROMA -Scuola Elementare Vittorio Polacco, lungotevere Sanzio 12 -Asili infan tili, lungotevere Sanzio 14 Dopo scuola. Ascarelli -Talmud Torh -Convegno studi ebraici -Orfanotrofio, via Arco de Tolomei l -Deputazione di Carit, lungotevere Cenci -Pio Istituto H Weemed -Casa di ricovero per puerpere. via Gustavo Bianchi 5 -Ospedale isrw piazza San Bartolomeo all'isola 21 -Ricovero israeliti invalidi -Uruone ebraica ass. e beneficenza. TORINO -Scuola elementare, via Pio V 12 -Opera Pia Colonna e Fin.zi via Sant 'Anselmo 7 -Fondazione Segre O tt o lenghi, via Pio V 12 -Confraternita di beneficenza -Confraternita misericordia funebr e -Ospi zio israelitico -Orfanotrofio israelitico -Ospizi o israelitico, piazza S. Giulia 12 -Pia Societ Femminile. TRIESTE -Scuola Elementare, via del Monte 3 -Asilo Infantile Tedeschi -Convegno studi ebrai ci. via del Monte 3 -Fraternit della Misericordia, via delle Beccherie 19 -Assistenza emigranti ebrei -Ospedale israclitico, via Cologna 29 -Casa Gentilomo per invalidi israel. -Patronato Femminile ebraico, via del Monte 7 -Colonie estive ebraiche. Villa Opicina. VENEZIA -Casa isr. di riposo, Ghetto Nuovo 287 -O. P Reiner -O. P. Consolo O. P. Treves O P. V ita Jacur. via Vittorio Entanuele 38 -Pio Stabilimento Hanau -Circolo Giovanil e ebraico. VERCELLI -Asilo Infantile Levi, v i a Mo rosone 6 Opera Pia Fo -Compagnia M isericordia. VERONA -Gruppo Giovarule e braico. via Portici 3 -O. P. Misericordia, via S e l la 2 -Confraternita Liviad via Portici 3 -Opera P. Lavori Femminili -Oper a P i a Calabi -Opera P i a Vita Jacur -Incoraggiamento alle Arti * Poich il nucieo degli ebrei in Italia d ; circa 70 80 .000 individui, l a sproporzione tra ebrei e l e opere elencate evidente. Esse provano che l'ebraismo italiano s e aveva posto sul suo viso la maschera dell 'assimilazione, per poter pi lacilmente do tr..inare, conservava per i suoi le sue scuol e i suoi circol i, nei quali non ammetteva che i non ebrei ficcassero il naso. Q u este ill ustrazioni sono tratte da un libro scolasHco ebraico (Le Judnisme jlnr l' i ma!(e :> -Ed. Lipschustz, Pari g i 1933) e danno un'idea abbastan=a chiara del modo con cui fin segnam e n to della sUJria i m par tito nelle scuole israelitich{!. Vien prima il Milite Ignoto ( sim.bolo d e lle vitti m e della p oi il disarmo (ideale dei profeti d'israele, sogno della Soc iet de li P Nazioni :1> -oh commovente co nnubio!); infine la pace del mondo. Ma quale pac e ? Non dif ficile ca p i r lo: un f anciullo (Israele) condurr a suo piaci mento gli 1m i mali pacifi c at i (le t w razze avvilite dal disfattismo ebraico). Come si vede, la scuola per gli ebrei t erruruntc maeMra di I.'fll. LA PAIX DU MONDE (SUITE) Ili -Le soldat lnconnu IV -Le dsarmement. ancie n s comba ttant s d P;: mntils de g uerre a lltn nP.nl la llam me perptue ll c sur la t omb1 dn So ltl al lnL'Oilllll. sy m ho l e Yid i m es tle la ( l dal des prophtes d IH al. n\ve d e l a Socit ll s brist'ronl l eurs utait es pnt/1 l 'le _{aire des socs de cllorrue cl lt>11rs la11ces fHu r cn foirc dcs scrpefles ; un peuplc nr l irtrn plus l'pe conf re '"' aulrr pt upll'. d "" n 'opprendro pl11s l'nrl rlrs cnm b(lts. (ls a le Il, 4 ) g uerre. 1 '1' 411 V .:. La palx du monde ..1/o,s l e lou.p llabilr.ra o v e c la bre bis et le t i gre repos e ra avcc l e c hevr c a u : li ollceo u e t bli e r 1 i c ront e;n3emble, et u n .eun e enfa n l lu conduira. (Jsale Xl, 6 .) 13

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L'arte della medicina stata coltivata in ogni tempo con predilezione dagli Ebrei; questo non per spirito di sacrificio o re_ r ma per facilit di lucro e posstbthta dt tale professione sotto ogni cielo, due cose che mirabilmente si confanno con la avtda e no made anima giudaica Ne fan fede l'innumerevole numero di medici Ebrei esistenti oggi in ogni parte mondo, e la protesta elvata dal sindacato dei medici in questi giorni, contro l'invasione dei mediCI israeliti Tanto per citare dei numeri, far presente che, prima dell'avvento del nazionalsocialismo nella sola Berlino, nelle principali case di cura gli elementi cristiani erano stati a. poco allontanati cos che, tra i numerosi medtct eser centi le Cliniche universitarie non si contava pi che un solo ariano ( sic !) : tutti gli altri erano ebrei. . Di tutti i medici della capitale tedesca Ii 52 % appartenevano alla razza semitica. 1 den tisti erano in percentuale maggiore. Come fa rilevare il Rocchi, l'antisemitismo medico in Roma ebbe profonde ed antichissime radici (bench parte importante nella vita me dica di Roma nei secoli scorsi fosse rappre sentata dai medici ebrei) per statuti, leggi e regolamenti pubblicati pro e contro di essi L'odio contro gli Ebrei (d'altra parte sempre pronti a vendicarsi), la mnlazione annuale di un fanCiullo posstbtlmente cristiano, insita profondamente nell'anima del popolino, la possibilit che l a vicinanza di u? medico presso un malato cnstlano potesse di stogliere quest'ultimo dai suoi doveri religios!, fecero si che l'esercizio e la pratica della medt cina per gli Ebrei in Roma, avesse una legisla zione a s, negli ordinamenti della Chiesa in generale ed in particolare di fronte a quelli del governo dei Papi. Fin dai tempi antichissimi, era proibito ai cristiani di farsi medicare dagli Ebrei, anzi Ca listo III ( ll68-ll78) proibiva ai cristiani di sedere a tavola con Giudei o Saraceni, di farsi medicare o curar ferite o prestar soccorso di qualsivoglia genere ad infedel e. Nel 1246, il Concilio di Bezier (Cap. 43). stabiliva. la scomunica ai cristiani, che malati si affidassero alle cure di Ebrei ed otto anni pi tardi il Concilio di Alby, (Cap. 69) ricon fermava quanto sopra qUSi con le stesse pa role Nel 1287 il Concilio' di Excester (Cap. 49) proibiva ai cristiani di ricevere medicina dai Giudei. Il Concilio di Avignone (1337 ), al capitolo de Hebreis esplicava le cause per cui si imponeva la restrizione a tale esercizio, giusti ficandola con i nocumenti, sia spirituali che corporali, che potevano derivarne ed che nessun cristiano delle nostre parrocchie, diocesi, citt, di ogni sesso condizione dignit osi in caso di malattia o per altra ragione rice v ere qualsivoglia Ebreo medico o chirurgo o cicercarlo o farlo richiedere di cure salvo che non vi sia pericolo di vita e non si possano 14 Boma medie val., (d una stampa dell'epoca). avere in detto pericolo, comodamente, medici o o chirurgi cristiani, pena l'allontanamento dalla comunione dei fedeli. Analogamente decretava il Concilio di La vour (1368), tenuto dall'antipapa Benedetto XII (Cap. 44), e quello di Basilea. L'Infessura, nel Diarium Rerum Roma narum ricorda che nel luglio del 1492; un medico Ebreo del Papa lnnocenzo VIII ( 1484-1492) voleva somministrare al morente Pontefice, il sangue estratto da 3 fanciulli sui dieci anni, appositamente ucx:isi, che aveva ade scato con il dono di un ducato ciascuno, ma che il Papa respinse tale ahbominevole proposta, e il malvagio medico si dette alla fuga. Nella seconda met del Quattrocento, i me-. dici ebrei erano chiamati oltre che per cure pri vate anche come medici ufficiali. Nel gi citato Diarium Rerum Romanarum dell'Infessura, si legge che nel 1484 viene chiamato a un prigioniero in Castel S Angelo un medico ebreo e di un altro medico Ebreo si trova menzione nei Registri del Camerlengato ddla Camera di Roma dell anno 1482-1483, ove scritto: A mastio Salomone mediche judio perch medicauo uno in Cancelleria d. uno e mezzo Per contro tutte queste libert e li cenze concesse, Paolo IV (1555), Pio V (1560) proibivano agli Ebrei di curare i cristiani ri chiamando in vi:gore le antiche costituzioni. Nel 1581 Gregorio XIII, ricordando le disposizioni dei suoi predecessori, ordinava sotto pena di scomunica che nessuno si facesse medicare da medici Ebrei od infedeli. Nondimeno negli Statuti di Roma, corretti sotto Paolo II ( 146 4 ), al capitolo de Hebreis si imponeva, che per farsi riconoscere dagli altr i cittadini, gli Ebrei portassero un taharro rosso. Fin dal secolo XIV, ne erano esentati i medici giudei expertis in theorica ac practica medicinae ac excercentibus artem medicinae in Urbe et ibi habitantibus >>. I medici Ebrei per essere approvati dovevan o passare un esame di fronte ai agli esecutori della giustizia, ed a quattro consi glieri. Gli antichi Statuta Collegi Medici di Roma ex antiquis Romanorum Pontificum Bullis congesta stabilivano che, se un medico Ebreo voleva il grado di dottore o la licenza doveva pagare il triplo di quello che era sta bilito per i cristiani se non di pi : nisi secus maior pars Collegarum decreverit Sisto V, con Bolla del 22 ottobre 1586, abro gava quanto era stato stabilito dai suoi prede cessori, permettendo che ogni medico Ebreo che da lui o dalla Sede Apostolica a v esse licenza; medicare i cristiani liberamente. Per, anche se liberi di esercitare di nome, non lo erano di fatto, essendo come i correligionari coinvolti 'in una quantit di restrizioni che ne ostacolavano il libero esercizio, e per la rele gazione nella cinta del Ghetto in cui al calar della notte JuJJi gli Ebrei dovevano ri tirarsi. I Bandi del Protomedico Pontificio del 1674 (Cap. 48), richiamando la Bolla di Gregorio XIII sotto gravissime pene>>, ordinava che nessun cristiano potesse servirsi di medici giudei. La sorte dei medici Ebrei and alternandosi nei secoli XVI e XVII ; i decreti contro gli Ebrei vennero uffidalmente rievocati nel 1793, durante la prima Repubblica Romana Il 21 messidoro, un editto del Generale di divisione comandante le truppe stazionate sul terri, torio romano, decretava che tutte le leggi e consuetudini particolari agli Ebrei erano abolit. Nel XIX secolo, non si fa pi parola di le gislazioni speciali concernenti l'esercizio dei me dici Ebrei io Roma Solo nel ll, essendo Papa Pio' VI, il Pro tomcdico Paolo Brucioletti con un bando rinnovava le proibizioni, ma invano poi ch era quella una proibizione formale, e l'or dinanza restava lettera morta. Oggi, dopo tanti secoli il Fasci smo riesarnina la (( vexata aestio hebraica )) e la risolve non con compromessi, ma c o n me todi totalitari, fascisti. E' di questi giorni, l'allontanamento dalla Scuola Fascista del Giudeo, onde non avveleni con le sue dottrine di morte, l'animo e io spi rito delle nuove generazioni. In Regime Fascista la professiorte del me dico, non pi un campo di sfruttamento, ma una missione, ed una delle pi alte Al Giudeo, come non pu essere la tutela della sanit dello spirito co s non pu essere affidata la tutela della sanit e delle ca ratteristiche biologiche della Razza Italiana, di quella Razza che egli, oltre che con lo spirito, contamina con il suo sangue e disprezza. GIUSEPPE LUCIDI

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Gli ebrei seeondo Uroee "Ora si consideri quanto profonda e grave ragione si abbia nell'opporsi alfistitu zione massonica e alla propaganda che da essa muove. Quella istituzione non per s niente di dottrin.tllmente originale; sorta nel primo quarto del Settecento, non seppe far altro, allora, che accogliere e la filosofirJ del tempo; e molto meno pu ora pretendere a un contenuto originale, ora che ripete vecchiumi e formule trite e triviali. Ma originale per altro, in quanto, invece di spingere le menti immature a maturarsi, e cor:Jurre la cultura mezzana a innalzarsi, propone a proprio sua fine il venir confermando la gente mediocre nella mediocrit e le menti astratte nella strattezza. Perci alla massoneria accorrono di preferenza le categorie di uomini che ho di sopra ricordate, come disposte alla ideologia politica astratta; e; poich gli israeliti, per effetto della oppressione secolare che grav sopra di essi, della libe razione ,che ottennero merc la rivoluzione francese, e anche del loro connaturato me.;sianismo, sono di solito intellettualisti e sforniti di senso storico, la massoneria abbonda di israeliti. (Tra pareri..tesi: non mi passa per mente di far lo sciocco mestiere dell'antisemita, sebbene io ammetta la realt di una "questione "; ma penso che sia una questione che tocchi soprattutto agli israeliti stessi di avviare a soluzione col cercar di mettersi a paro della pi alta cultura e del pi alto pensiero raggiunti dalla civilt classico-cristiana-europea, e col formarsi, essi antistorici, essi vissuti per secoli fuori della nostra storia, una mente storica). l n altri termini, l'isti tuto massonico organo di difesa, di assodamento e di estensione di qudla menta lit inferiore, che ho qualificata, e, come tale, cotesto preteso nemico dell'oscurantiSino il peggiore degli oscuranlisti ". BENEDETTO CROCE: vari, III. Pagine sulla guerra. Secon.da edizione con aggiunte &ri Laterza e Figli, 1928 (pp. 259-260 in X: La sto ricit e la perpetuit della ideoloj!:ia massonica). Uroee seeondo gli ebrei "Ma Benedetto Croce stato marxista. Che vuol dire questo? Croce il grande cervello filosofico dell'Italia contemporanea. Da M arx egli non ha tardato a risalire a Hegel. Ma non si pu dubitare dell'influenza profonda che il collettivismo ha avuto su di lui, persino quand'egli era passato, politicamente, al pi rigido conservatorismo. Croce, filosofo sociale, colui che ha insegnalo agli italiani-molto mal preparati a questo dal San-Simonismo lirico di un Mazzini-a considerare il problema sociale in funzione, al tempo stesso, della storia e dell'economia, a portarvi uno spirito al tempo stesso sistematico e critico, in una parola, uno spirito scientifico. L'influenza di Croce sull'intelligenza italiana contemporanea stata immensa. Essa le ha imposto la seriet in argomenti nei quali non vi era abiluata. Questa fermezza di spirito e questo rigore costruttivo, applicati alle realt contemporanee dell'ordine economico e sociale, c' ragione di credere che procedano, in Italia, almeno in parte, attraverso Croce, da Carlo Marx ". (JULIEN LucHAIRE, sui Cahiers ]uis/s, settem. bre-novembre 15

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Il ritratto di Giorgio Hernagh (il falso nome di Felice Orsini) fatto a Vienna dalla polizia, Felice Orsini, ebbe vi:ta avventurosa et fu uno di quelli che io chiamo romagnoli puro sangue. Romagnoli puro sangue, alla maniera dell'ottocento, co raggiosi e impetuosi, ingenui e sinceri, romantici sempre, dal la nascita alla morte. Temperamento dunque, che sino all'esasperazione, possedeva accentuatissime le fondamentali virt ariane: sincerit e coraggio. Cospiratore e uomo d'azione doveva finire sotto la mannaia del boia di Francia gridando: V i va l'l talia. ,,. Lasciamo da parte fa burrascosa giovinezza dell'Orsini, e :;eguiamo la sua vita da quando, ventiquattrenne appena, si laurea all'Universit di Bologna. Con l'amico suo Barbetti progetta una congiura italiana dei figli della morte. Il programma della congiura sequestrato dalla polizia austriaca. Il l 0 maggio 1844 Felice Orsini e suo padre, gi ufficiale napoleoni'Co, sono arrestati. Dal carcere di San Leo, nei pressi di San Marino, Felice tratto a Roma. Comparso dinanzi al Tribunale di Stato con dannato alla galera a vita. Ma la condanna sar cancellata dall'amnistia del 1846 e u s cito dalla fortezza di Civit a Castellana, di nuovo libero. Or sini riprende a congiurare per l'unit d'Italia, con indomita lena. 16 reo che trlJ Nel 1847 egli stampa clandestinamente a Firenze un opu scolo, Alla giovent italiana )), che gli vale l'intimazione di sfratto da parte della polizia granducale, sfratto poi revocato. Nel 184.8 con le truppe dello Zambeccari a Vicenza e poi a Venezia. Eletto nel 1849 deputato alla Costituente Romana, la Re pubblica lo invia commissario straordinario a Terracina e poi in Ancona dove energicamente reprime gli eccessi dei famosi ammazzatori Ad Ascoli Piceno, si batte contro i briganti assoldati dalla reazione, e caduta la Repubblica di Roma per le ,armi di Ou dinot, ripara a Firenze, poi a Genova, e quindi a Nizza. Fa-llito il tentativo mazzi.niano di l'vlilano del 6 febbraio 1853, Orsini va a Londra e Giuseppe Mazzini lo sceglie quale capo per i tentativi rivoluzionari di Sarzana e Valtellina, en. trambi falliti. Con Mazzini si incontra in Svizzera e con lui ha quei primi contr.asti i quali, per non gli impediscono di accettare una delicata missione a Trieste e a Vienna. E' a questo punto che ci porremo accanto a Orsini nel suo viaggio verso Vienna, ove, a quanto sembra, per istruzioni di Mazzini, doveva cercare di prendere contatto con quei popoli che come avevano interesse ad abbattere gli Asburgo. Con passaporto svizzero, Orsini entra in Italia. Una puntata a Codogno, e poi a Venezia e a Milano, segna no l'itinerario di Felice Orsini, sedicente suddito svizzero in viaggio d'affari sotto il nome di Hernagh Scrive il Luzio (Felice Or sini, 1914): Quando Dio vuole alfine in viaggio: ma le peripezie causategli da compagni fortuitamente incontrati, e che egli troppo leggermente ac cettava per amici furono tali e tante da trascinarlo all'estre ma rovina. Primo fra gli amici di venturJ. viene Mois Formiggini, israelita di Modena, predestinato al manicomio, che frugan do indiscreto gli andamenti bislacchi del suo compagno non tard a scoprire esser pretta bubbola ch'ei fosse svizzero. Arrivato a Vienna, si consult con il Mauroner, direttore del Corriere Italiano per sapere se dovesse o no denun ciare l'annusato rivoluiionario. Il Mauroner lo consigli alla denuncia, gli di anzi una lettera accompagnatoria per i funzionari di polizia, sdegrw.n dosi che il Formiggini, da quello sventato che era, la perdesse. E Felice Orsini, dopo la parentesi viennese, quand'era in viaggio per la Tr.ansilvania, viene arrestato a Hermannstadt il 17 dicembre 1854. La polizia degli Asburgo, ricevuta la denuncia del Formig gini, non aveva subito arrestato l'Orsini, ma ne aveva gliato le mosse per scoprire gli eventuali ccnnplici e rebreo denunciatore, freddamente aveva atteso che la rovina completa del patriota italiano si compisse, aveva anzi tentato di seguirlo nel s uo nuovo viaggio. Se il Formiggini fosse stato, come afferma in un suo interro gatorio, costretto alla denuncia dal Mauroner, avrebbe potuto

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d Felice O dare avviso itll'Orsini del pericolo che Io minacciava a causa della denuncia fatta in un momento di debolezza. Sulla colpevolezza della spia Formiggini, il Luzio non ha dubbi, e dd resto dubbi non possono esistere. Forse Mauro ner e Formiggini, insieme denunciarono I'Orsini, ma certo il Formiggini fu il traditore. Era convinzione deii'Orsini che la denuncia fosse opera di entrambi e lo afferma ne gli interrogatori resi il 30 agosto 1855. Da tali interrogatori confermato che con il Formiagini durante il viaggio e a Vieima I'Orsini contrasse L'e: hreo insinua di conoscere parecchia gente di Romagna (l'ac cento dell'Orsini gli pu rivelato che egli fosse di questa terra) e il patriota italiano si lascia andare a fare qualche confidenza, e la fiducia nel compagno di viaggio aumenta quando il Formiggini ricorda compunto a Orsini che aveva ricevuto in altri tempi, benefici da un suo zio: Orso Orsiui di Imola. Il Formiggini, giunse ad offrire denari all'Orsini, su cuinbiali tratte, sullo zio Orso, facoltoso possidente di Imola. m::: I'Orsini rifiut; anzi pi volte sovvenne il suo in stretto bisogno. E la denuncia dell'ebreo, fu precisa e circostanziata, se ai! carta 103 dell'incarto processuale si contesta all'Orsini che .:.! Formiggini, dinnanzi alla direzione della Polizia di Vienna, aveva riferito aver egli servito nel 1848 contro l'Austria, d'es sere stato pi volte arrP-ststo, di aver ricevuto consigli e denaro da .Mazzini, e di aver avuto contatti con lo stesso Kos suth, bestia nera degli Asburgo. Dal verbale d'interrogatorio, risulta che I'Orsini si accorse che il Formiggini non era in pieno possesso delle sue facolt rrieutali e accentuala infatti era la nevropatia caratteristica di molti ebrei, tanto che al Formiggini, che (gi l'aveva denun ciato) gli chiedeva di poterlo accompagnare nel viaggio verso la Rumenia, oppose un netto rifiuto, e ci nonostante che il Formiggini avesse dichiarato di (interrogatorio, foglio 104) non aver mai avuto un amico come Orsini Ma se dubbi sul tradimento del Formiggini potevano esi stere, una lettera di Orsini. del 17 aprile 1856, pubblicata su Italia e Popolo del 20 maggio 1856 e nell' Opinione, del 22 maggio 1856, conferma le accuse. In tale lettera si legge: Avendo voi saputo da Mois Formiggini ch'io ero in < Vienna, volaste con lui alla polizia a denunciarmi, di che .mi congratulo assai con voi. Mi era ben noto per la lettura del vostro giornale di partito, che siete apace di calunniare e di infamare chi non la pensa siccome quelli che vi hanno stipendiato, ma non credeva che discendeste cos in basso 'Il vostro amico Formiggini gi stato degnamente p re m iato; egli giacesi da un anno in un manicomio di Vienna ... lo passai giorni d'inferno nella mia segreta pensando a voi, al vostro compagno di denunzia... son pronto a vendi carmi di quei tristi che mi cacciavano nel patibolo :.. All'accusa dell'Orsini il Mauroner rispose nel n. 122 del Corriere Italiano del 1856, negando di aver denunciato l'Orsini, ma ammettendo che una persona d'apparenza israelitica, Felice Orsini (Ritratto eseguito a Mantova nel 1856 da Ambroqio Correnti. c venne due volte da lui: la prima per offrirgli corrispondenti c dall'Italia, la seconda per chiedergli ufi consiglio misteriosa mente, avendo viaggiato da Trieste a Vienna con un. emis: sario di Mazzini, de:;tinato a sedurre a 'BukareSL i reggimenti italiani facenti parte dell'armata di occupazione dei prin cipati :.. Affermava il Mauroner di essersi limitato a rispon dere all'individuo essere tali fatti di spettanza della polizia:.. S quindi non provata la. delazione del Mauroner, certo che senza il tradimento del Formiggini, Felice Orsini non sa rebbe stato arrestato, condannato, e rinchiuso in quella triste fortezza di Mantova dalla quale doveva fuggire in modo ro manzesco nel 1856, destando in tutta l'Europa un'eco p rofondissima. Che il Formiggini abbia tradito l'Orsini, ritiene, del resto, con il Luzio, uno dei pi profondi e accurati studiosi di Storia del Risorgimento italiano, il prof. A. M. Ghisalberti, Segretario generale del R. Istituto per la Storia del Risorgi mento Italiano, che ha curato la pubblicazione delle interes santissime lettere di Felice Orsini, facendole precedere da una acuta prefazione. Fu il tradimento di Mois Laudadio Formig gini da Modena a provocare l'arresto di Orsini. Il Formiggini, nel 1886, in occasione di una polemica sorta intorno al suo operato nel 1854, scrisse una giustificazione :. per scagionarsi dell'accusa che contro di lui pesava. Ma, a parte la veridicit delle circostanze esposte, egli non pu negare di aver detto al Mauroner, che il sedicente Hernag, cit tadino svizzero, non era altro che Felice Orsin:i. GIORGIO PICENO 17

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IMBOSCAMENTO COLLETTIVO L'avversione della razza ebraica per le anni ben nota. Sar utile tuttavia documentarla, attraverso un caratteristico episodio di storia patria, di quella storia del Risorgimento di cui i giudei rivendicano a s non poche glorie, mentre -come questa rivista avr modo di dimostrare -nelle sue pieghe si nascondono a carico dell'ebraismo italiano -non poche vergogne e non pochi misfatt( La citazione tolta dal libro di Livio Li vi: Gli ebrei alla luce della statistica" (pagg. 57-58). Nozze poldo Mq,ria sano 18 ebraiche: Leo-Rothschild e Perugia si nella sinagog.a di Londra. Si osservt m Roma il repentino abbassarsi della nuzialit durante il decennio 1801-10 cos carico di avvenimenti politici. A questo abbassamento fa strano contrasto la cifra eccezionalmente alta del quinquennio 1846-50 ( 11,3 matrimoni su 1000 abitanti); strano contrasto perch, anche in questo periodo, le condizioni pubbliche della citt furono tutt'altro che tranquille. Roma era agitata da quei moti liberali che pG>rtarono alla proclamaziozione della r.epubblica Romana (1849). L'eccezionale incremento del numero. dei matrimoni di questo periodo un fatto degno di esser rilevato come una non comune curiosit demografica. In quel to;rno di tempo il numero assoluto dei matrimoni fu precisamente il seguente: 1846: IS; 1847: 39; 1848: 36; 1849: 100; 1850: 25; 1851: 24; 1852: 32 L 'elevatezza e la rotondit della cifra per /anno 1849 d subito nell'occhio. Escluso che l'ingrossamento potesse derivare da un erro.re materiale di trascrizione o da un duplic
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Bassorilievo del periodo Sassanide P erch ariani Come' abbiamo gi denunciato per il termine razztl, cos ora avvertiamo il curioso lettore per il termine ariano; ch egli non sfogli i vocabo l a ri e le enciclopedie nostrane compresi il Pan zini e la Treccani : quando sar fortunato di rin. tracciare la voce Aria sapr solo del filosofo e del presbitero d'Alessandria che neg la divi nit al Cristo e che fu dichiarato eretico ; gli ariani non suoi seguaci, ma i discendenti di quella razza donde con le altre nazioni euro pee uscirono le grandi trib indiana, iranica el lenica e italica (Pianigiani ), li. trover sotto altre voci ed in sott'ordine. Eviti, dunque, que sta delusione ed attenda paziente che anche la voce razza sia riveduta almeno nella Treccanh> : dove il Sera afferma che Non esiste urM razza italiana ... come non esiste, errore pi grave di tutti, rm a razza ariana (o meglio aria) ma esi stono una civilt e lingue ariane (sebbene anche in questo caso, la parola abbia per i linguisti un significato pi ristretto che indoeuropeo) >>. La parola ariano non una convenzione lin guistica introdotta un secolo fa dal tedesco Bopp per ragioni di filologia, ma un fatto antro pologico Aria era detta la provincia dell'Ariana (Persia antica) comprendente la parte est del Korossan e quella ovest dell'Afganistan bagnata daii Arius attuale Herc Rud; capitale una citt dello stesso nome ampliata da Alessandro Magno col nome di Alexandria Afiorum o Afion, nel luogo dell'odierna Herat. Dai tempi pi remoti gli Aryas si impadroni rono delle pianure orientali dell'lodo e del basso Gange, gi occupate da una popolazione di razza gialla o mongolica chiamata sotto il nome spe cifico di dravidiani .Secondo Tolomeo ed Ero. doto sarebbe stato questo uno di quei popoli facente parte della razza seytica (o semitica) che sarebbero stati soggetti a migrazioni lontane. Gli Aryas stabilitisi in queste regioni Ii assog gettarono, non frammischiandosi con essi : esem. pio vivo di un razzismo antilettera. Il termine Ariani con il quale questi popoli si chiamarono storicamente provato. In san. scrito Arjas ( zend airyas) viene dalla rad. ar o ri che ha il senso fondamentale di muovere, in. dicante movimento ascendente (come il lat. orirr) ed a cui si d il valore del part. lat. io dus. Il senso secondario di lavorare, adattare da cui ne derivato : ben composto, perfetto, ec cellente, nobile La forma pi semplice ari ha anche fra i Veda il significato di devoto, zelante, pieno d ardore ; il derivato secondario arya, come agg. fedele, amabile, eccellente, di buona razza e come sost. maestro, signore di nobile genia : quindi il nome laudativo che si diedero quegli uomini privileg i a ti, di razza pura, per distinguersi dalle caste inferiori dei vinti a loro estranei. E' vero, del resto, che la pi parte dei nomi dei popoli hanno una origine assai vaga, ma hanno sempre stretta connessione con la loro sede o il loro agire : i Franchi, infatti, sono gli uomini liberi, i Sassooi gli uomini dai lunghi coltelli, i Germani gli uomini della guerra, gli Alemanni gli uomin i confederali, i Borgognon i quelli che si fissarono per primi nei borghi i Mauri i neri i Longobardi i guerrieri dalle lunghe lancie, e cos via. Veniamo ora alle derivazioni Dalla rad. sscr ar stimare, viene l'arm ari, il gr. rislo r eccellente e arel virt, l'id. air onorare, l'a. a. ted. era ((gloria, l'angs er, lo scand .aer, il mod. ted. ehre nell'eguale senso Che il quesito intorno alla regione del' genere umano si agiti tuttora nel campo delle congetture, cosa che riguarda pi da vicino la mente e l'opera degli antropologi, degli archeo logi e dei linguisti destinati a non incontrar si mai per concludere positivamente le loro inda gini scientifiche; ma se la documentazion e pa leontologica ancora troppo scarsa e frammenta ria per addurre prove solari, pure i motivi pi plausibili convergono nel far ritenere che la re gione d'origine si debba ricercare nell'antico con. tinente, cio nell'Asia meridionale, anzi nel gran. de altipiano centrale asiatico. I fossili di Sivalik mostrano in ogni caso che, intorno al periodo del miocene superiore e del poliocene inferiore, uno Jei principali centri di diffusione dell'umanit fu quello. Particolare di un baBSorilievo scolpito sulla roccia. a Darabqerad, in Persia. 19

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di onore. In sscr. ary/zman va!e amico, compagno aryka uomo venerabile, avolo aryvarla che appartiene all'India brahmania aryJa condotta onorevole Il libro sacro degli ariani dell'India, il Rig-Veda chiama AryaJ quelli che parlano la lingua nella quale esso scritto. L'antico nome dei Persi Artioi ; il grande re Dario, nella iscrizione di Behistum, del 520 a. c., si qualifica Ariano, di razza ariana e chiama il suo dio Ahura Mazda il dio degli ariani. L' Avesta, il libro sacro degli Iranici, parla deii'Airyanem Vaeio germe degli ariani ; nomi propri persiani sono Ariobarzane, AriomithrJ, nomi sciti sono Ariau, Antariani, Ariante. Gli scrittori greci, parlano di un popolo della Persia chiamato Arioi e di paesi detti Aria e Ariana. Con qualche modilica si ritrova il nome in pehlevi Eran, in parsi Brani, nel persiano mod. Eran e Iran ; l'Iran odierno non che una forma del nome antichissimo. Prima che sir William Jones, e poi i linguisti tedeschi scoprissero i legami di parentela tra le lingue europee, il sanscrito e lo zend, Plinio gi scrive di una trib di AryaJ stabilitasi tra J'Oder e la Vistola e Tacito parla degli Arii della Germania come di una delle trb pi bellicose. I Germani antichi si chiamano Ari baldo, Ariberto, ArioviJto, Ariobindo; l'antico nome dei Celto-Galli d'Irlanda Er o .Eri; oggi Erin Erenn e il paese Eire Non sono casi fortuiti. * La dotJrina dell' arianeJimo arriva tardi, per mettere le cose a posto: piuttosto le confonde. L'etnografia s'impadronisce del nome Arya e se ne serve per applicarlo alla razza bianca dagli istinti agricoli che sottomise le razze gialle e nere dell'India La filologia rivendica la parola e ne fa un uso meno felice perch con rssa denomina tutti i popoli che, senza distin zione di razze, parlano un idioma discendente, ascendente o collaterale della lingua degli Aryas propriamente detti. Anche oggi, questo abuso consacrato dal l'uso ed Ario sinonimo di Indoeuropeo. Primo il Jones, alla fine del sec. XVIII, con il Trattato della poesia orientale e la Gram matica persiana inizia gli studi orientali mo derni. Segue, venti anni dopo, nel 1808 lo Schlegel con uno Studio sulla saggezza e la lingua degli Ind Ma ecco nascere il termine I ndoeuro peo adoperato per la prima volta nel 1813 dal medico e fisico inglese Thomas Young, nella Quarterly Review e subito adottato in linguistica dal citato Franz. Bopp, filologo del l'Universit di Berlino. Intanto i tedeschi danno la loro fisionomia al vocabolo e J. von Klaproth, nelle sue due opere Asia poliglotta e Viag. gio al Monte Caucaso e in Georgia pubblicate a Parigi nel 1823, introduce il termine indoger mani.-o che definisce con gli estremi geografici l'India e la germanica Islanda: l'area occupata nel vecchio mondo dall'intera famiglia. Dobbiamo a Ma.x Miiller la volgarizzazione scientifica del termine arii o tlfiani Nei suoi corsi di filologia comparata tenuti ad Oxford, fra il 1861 e il 1863, egli afferm che il po polo di lingua sanscrita che invase l'India chia mavasi Arya quindi dalle affinit delle lin gue ariane ne dedusse che prima delle emi grazioni degli antenati degli indi e dei per siani verso il sud e prima che i fondatori delle colonie greche, romane, celtiche, teutoniche e slave si mettessero in marcia verso i lidi euro-20 pei, esisteva un piccolo aatl di ariani, instal lato probabilmente in cima alle montagne del l' Asia centrale e parlante una lingua, la qua le non era ancora il sanscrito, n il greco, n il tedesco, ma conteneVa i germi di tutte que ste lingue Cosl, la dottrina della identit razza-lingua era affermata; ma un quarto di secolo dopo doveva essere rinnegata dallo stes so Miiller il quale aggiungeva: Gli Arya sono coloro che parlano lingue ariane, quale che sia il colore della loro pelle e del loro sangue. Tutto quello che abbiamo affermato a loro riguardo, nel dar loro il nome di Ariani, che la grammatica della loro lingua aria na... A mio avviso l'etnologo che parli di razza ariana, di sangue ariano, di occhi o di capelli ariani si rende colpevole di un peccato altrettanto grave, quanto quello che commette rd>be un linguista il quale parlasse di un voca bolario dolicocefalo o d'una grammatica brachi cefalica Il danno si ritorceva sulla stessa accusatrice : la linguistica ; e lo studio delle razze Bassorilievo di Persepoli tornava al suo giusto luogo, l'antropologia. E nessuno, intanto, s'accorgeva che dire ariano ormai interessava pit i legami spirituali di tutta una speciale visione del mondo, che quelli linguistici ed etnici di determinati popoli. "' Il dramma etnografico della nostra penisola si svolge nella emergente grande Valle Padana, dove due correnti di origine euro-asiatica, dette con nomi storici Etrusco Villanoviani ed Ario Italid (ossia, poi, Umbro-SabelloLatini) di poco diversi antropologicamente, compiutovi uno stadio di elaborazione etnica proseguono succes sivamente di qua e di l dell'Appennino a con quistare e rivolgere le sorti delle genti di lon tana origine euro-africana Le due correnti rap presentano lo stadio della nostra civilt neoli tica ed eneolitica ai primordi del metallo, pi forse del rame che del bronzo, in confronto della paleolitica alla quale si erano fermati i predecessori Liguri. Questi stessi Liguri presen tavano gi caratteristiche vicine agli Arii Anche nel nostro caso le infiltrazioni sono lente: svaniscono cos i fantasmi di un tumulto di masse straniece invadenti la nostra Penisola. Nel patrimonio della lingua entrarono parola e cosa solo quando gli Ario-Italici si furono posati e individuati nelle sedi a mezzod degli Appennini. Gli arii iniziano una elaborazione etnica e civile, umbro etrusca da un lato e umbro-sabella dall 'a ltro finch alla confluenza loro con gli elementi delle remote stirpi medi terranee gi avviate alla civilt, di tutte insieme formano il nuovo organismo composito della civilt Romana. I tipi regionali trassero tanta virt di assi milazione che si confusero con i sopravvenienti e non si pu parlar pi di Ario-italici, n di Liguri, d'Etruschi, di Umbri, di Celti, di Greci, di Siculi e tanto meno di Iberi, di Libici, di Fenici (quest'ultimi addirittura scomparsi): si pu solo parlare di Romani. L'Europa diventa Roma. Quando dal III all'VIII sec. si hanno le varie invasioni germaniche; prima con gli stanzia menti barbarici nell'esercito romano, poi alla caduta dell'Impero d'Occidente con le stirpi degli Eruli, degli Sciri, dei Turcilingi, dei Goti e dei Longobardi, la nostra razza, ariana d'ori gine (comune, del resto a quella degl'invasori) e romana di evoluzione, non subisce modifica zioni antropiche n psichiche: la civilt degli invasori era inferiore e la stessa parola inva sori risulta impropria non essendosi mai supe rato il numero di 500 mila uomini. Anche per le successive conquiste (la Franca, la Sassone o Sveva) non si ebbero vere migrazioni di po poli. Altrettanto si pu affermare per gli Arabi (IX sec ) e i Normanni (Xl sec ) in Sicilia e nell'Italia Meridionale. Anzi l'Italia dalle molte vite si rafforza: la razza romano-italica si sparge nel mondo da conquistatrice, donando ai popoli europei la sua civilt. In seguito, gli Spagnoli in Sardegna e in Siilia e gli Angioini a Napoli (come gli sparuti gruppi di Albanesi in Sicilia e di Slavi nelle regioni italiche orientali) non intaccano la compagine della nostra razza. Quando gli eser citi francesi, spagnoli, austriaci e tedeschi cala no nuovamente nella nd'stra terra ricca sempre di se non di forze, la razza anche allora rimane intatta. Risorge, rivendicando le sue an tiche virt: e ne esce vittoriosa Anche oggi questo il suo compito. . FRANCESCO CALLAID

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Il RAZZISMO DI CESARE e la teori a analogica della lingua Dire -con la scorta d'alcuni scrittori di cose storiche -che Cesare non ebbe considerazione di un problema della razza e non cur abbastanza la purezza e l'immunit da inquinamenti del popolo romano, perch il suo genio, tutto intento a una visione universalistica della civilt e della cultura, aveva superato ogni pregiudizio di sangue e d'origine, o meglio e vorremmo risparmierei tanta semplicit di citazione -perch i biografi ci rccon tano che lacrime copiose sparsero gli Ebrei sul suo feretro, onde s'inferisce la sua longanimit e tolleranza, porre fittissimo vele tra gli occhi e la pagina, o stto assai spesso tra i fatti e l'interpretazione. Cesare fu invece q uello che noi oggi diremmo un assertore della primazia razzista romana, e se ci non appare con fatti certi dalla sua opera di legislatore e di storico perch ai suoi tempi una questione di razza definita e poggiata su basi di scienza non c'era, nonostante potremmo cercarne l'equivalente in parole ben similmente espressive e chiare alle orecchie romane quali: popolo, stirpe, gente, radice, generazione. Nel caso specifico dei giudei, questi servivano a Cesare. per quel tanto di traffico e di cosmopolitismo che li ha sempre caratterizzati. Cesare se ne valeva, disseminati dovunque e mai troppo accentrati in Roma, per tenere ammagliate le pi lontane regioni dello sconfinato Impero, conoscendoli invadentissimi ed abili datori d 'interessi. Ma proibl loro nel modo pi severo d 'immischiarsi mai in faccende politiche, pena quel trattamento durissimo che Ieee, dell'intero popolo dei Veneti, soltanto un ricordo. Quale altro atteggiamento avrebbe potuto tenere verso gli Ebrei, ritenuti allora popolo superstizioso in sommo grado e cabalistico, lui, l'uomo pi schivo d'ogni credulit, d'ogni falso incantamento e fascinazione? Cesare forse l'unico governante che, senza ricor rere a crudeli per!.eC'.lzioni, abbia saputo servirsi dei giudei, per quanto essi valevano, senza mai un istante rimanerne asservito. E i giudei piansero, ch ne sentirono la superiorit. Sotto altri aspetti considerando il carattere dell'eroe giulio, si scopre in lui un convincimento, pi che ostinato, superbo di razzista primasso. I primi richiami non vanno pi oltre le antiche letture scolastiche -e sono invece quelle che riassommano pi leggere -. "La stirpe matema di Giulia.j mia zia, ha origine dai re, e la patema congiunta con gl1ddii immortali. Da Anco Marcio infatti derivano i re Marcii del cui nome fu mia madre; da Venere i Giulii, della cui gente la nostra famiglia ". E Cesare che parla, teste Sveioni o E basterebbe una volta per sempre tanta fierezza d 'affer.mazione se, cosi presa, non avesse significato troppo individualistico ed esclusivo. Come indice d'una comune credenza di quell'et, della profondit e purezza d 'origine, perch l'albero si levi su dalla terra ardito ed alto, ci conforta il pensiero d'uno dei pi grandi coetanei di Cesare, che poteva vantare amore di Roma, ma non antica nobilt di progenie: "Come ci dilettano la vista l'alte:aa e l'espansione degli alberi, altrettanto non possiamo dire del groviglio delle loro radici. Ma senza di queste, non si darebbero quelle". Qui, se lo stile sonnecchia a Cicerone, il pensiero a compenso gli sveglio e chiarissimo. Senza profondit di radici, non c' albero che tenga il vento. La lettera cesarea e la metafora ciceroniana s 'accordano ottimamente. Pi tardi verr Virgilio, che nacque '' sub Julio ", e far il miracolo d'accordare e realt e metafora in poesia purissima. ..Pi profondamente e bene addentro si configge l'albero nella lena. L'ischio prima di ogni altro, che quanto s'innalza colla sua cima nelle alte regioni dell'aria, tanto verso il Tartaro si profonda colle radici. Non le' tempeste, non i venti n le piogge algono a sradicarlo: .. immoto resta, e molti nepoti. molte generazioni d'uomini vede nascere e morire ". N geli, n uragani, n rovesci: Qui -pugni ai verni e arcane iatorie frema col palpitante maggio ilic:e nera._ I poeti di razza s i chiamano e rispondono a m isura d i secoli. E un po' difficile dimostrare che Cesare e Cicerone, pur cos sensibili alla cultura greca del tempo, e tuttavia sentendo appieno l'apJ20rlenenza a una comune stirpe -(la virt e il Yalore son propri della progenie e del seme romano, scrisse il secondo) -non cercassero colle opere di difenderla la loro purezza o non n e fossero gelosi, massime Cesare, cui lino il proprio nome ricordava costantemente l'origine naturale, gli era quasi da sigillo di razza, poich il suo capostipit e si vuol e sia s t a t o "oculi s caesiis ', vale ci dire d'ochi cerulei, e "cresciuto vigoroso oltre ogni norma d'uomo": od anche perch "quello che per primo ebbe il nome di. Cesare, cosi fu chiamato per il fatto d'esser nato dalla madre morta iD seguito alla rec:isione dell'utero". E questa volta testi fica Plinio. Il nome era il certificato della purezza di discendenza, l'emblema della razza, siccome il colore degli occhi n 'era l'im p ronta. Ma una recente cultura storica o pseudo-storica ha cercato di spezzettare la statua di Cesare, nella segreta speranza f orse che cosi a brani se ne perdesse l'idea unitaria. E proprio oggi inoltre si nota una tendenza che s'orient a verso il simbol o e l'allegoria, in perfetta buona lede. ma colla guida di una cult u r a filosofica che vorremmo definire troppo ingombrante. Bisogna dillid:xre di un Cesare allegorico e simbolico, accomodato nel gran piatto della s tori a con un bel contorno di salsa mistica, e non concedere all' c arete > di quest'uomo, che siamo soliti citare il pi completo rappresentante della nostra stirpe, pi di quello che le spetti oltre il dato storico. Ogni sconfinamento d'interpretazione che, comparando il significato universale dell'opera di Cesare con l'universalit del suo geni o tenda a lame dell'intelligenza una specie di crogiulo di tutte le sperienze, quasi a renderlo una mente panempirica e di conseguenza d ecadente, pericoloso e arbitraria 21

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Dalla scuola di Antonio Gnifone analogisla usciron due "splendidi" alunni: Cesare e Cicerone. E non tanto le cure particolari del maestro quanto la propria naturale inclinazione verso una "ratio rerum una ragione delle cose, avranno fatto del primo un assertore convinto della teoria analogica della lingua: "L'analogia la simile articolazione dei simili, cio la proporzione e la somiglianza che hanno fra loro le parole, dalla cui somiglianza e proporzione se ne viene a conoscere la loro declinazione, coniugazione, genere", (V arrone). Per Cesare, analogia vuoi dire il pi bel purismo lingui stico, come quella inevitabile legge che, presiedendo e regolando lo sposalizio delle parole, le preserva da contatti esterni, le salva dalla spuria mistione. Una "ratio ", un ordo una "congruentia ", una "similitudo" son le divinit genitrici e tutelari del linguaggio, sicch al suono e alla vista si possano d'ogni parola riconoscere lo stampo originario e la sicu-. rezza genealogica. Quelle che tralignano e sentono forte di meticcio son da: fuggire: "come il marinaio fugge lo scoglio, cosi fuggi dalla parola inaudita ed insolita" (Cesare). Allo stesso modo di come la "soboles ", la prole, reca nel volto e nel corpo il segno della discendenza e la creatura simile al creatore, il padre al figlio chi non ricorda la strofe ai Catullo? Sia il piccolo Manlio, ai tratti del volto e del corpo, simile al padre suo, sicch la sua discendenza venga subito riconosciuta anche da tutti gli estranei" -altrettanto la parola rivela al suono e alla forma l 'impronta. della purezza. Dati somatici diciamo dell'uomo, dali analogici potremmo dire delle parole, paragonando, senza tuttavia confondere, "soma" e "logos ", corpo e linguaggio, non tanto p e r il loro significato di forma espressa e ferma, quanto -ed Seneca che ci assiste -per una tal quale quiddit spi rituale di cui la forma sia indizio. "Vi dir in che consiste l'analogia. Noi sappiamo che esiste uno stato di sanit del nostro corpo. Da questo siamo traiti a pensare che ve ne sia un altrettale dell'anima. Noi sappiamo che esistono le forze e i vigori del corpo. LE ET L'ORCHESTRE tmi'IVER8EL Da questo possiamo argomentare che ve ne siano allrettali nello spirito ". Che non lieve compromissione anche per un antico filosofo. A quali pi nobili forme poteva Cesare ridurre la tut;;la della integrit di sua razza se, in tempi gi fortemente sospetti di generale corruzione, egli recava trionfante il puro timbro della parlata latina fino alle irsute selve oltralpine? Nel pi genuino segno di distinzione e nobilt di un popolo, preservato da ogni mala contaminazione, sentissero i barbari l'unit e la superiorit della stirpe. Rileggiamo i Commentaria" con occhi intenti e ci renderemo conto di come tanta purezza abbia meritato l'amicizia fedele del tempo che ha fatto di essi i contemporanei d'ogni et. Non c' parola che non si possa riconoscere nostra e al suono e alla forma delle sue lettere; la cui origine non sia determinabile. Le senti di una stessa famiglia, di un "genus unico, ordinate e dirette da un pensiero solo che le governa. Pensiero semplice e chiaro, che non s'attarda per via a trattenersi con ci che non gli appartiene e non si lascia confondere da improprie lusinghe. Per questa purezza l'opera scritta di Cesare rimasta intatta e intangibile; e, insieme alle .carte di Cicerone, ha fornito la' maggior copia d 'esempi ai grammatici e i trattatisti; tanta copia, che forse in molti casi non vi sarebbe chiarezza se non ci s i potesse riferire alla lezione di Cesare. E' questo il latino che, se fu lo spavento della nostra infanzia, divenne presto la delizia della nostra giovinezza, il sicuro appoggio della nostra maturit. E che vedemmo a poco a poco -frammisto, deturpato, inquinato, corrotto, divenuto lingua del mondo, quasi irriconoscibile-distaccarsi da quella aderenza con la cosa reale, col .Pensiero operante cui erasi sempre accompagnato, seguire rassegnato il decadere della nostra storia fin quando, ripreso alla sua vena pi pura dagli umanisti, non ritorn ad essere, com'era stato, l'emblema della nostra nobilt e purezza d'oriai ROBERTO BARTOLOZZI Qualcuno ha detto, in seguito alla nostra pubblicazione di un brano della novella Sangue riservato di Thomas Mann, che il Mann non sarebbe ebreo, Malauguratamente per l'assertore di una simile tesi, sono gli stessi ebrei che rivendicano alla propria razza il celebre roman-tJ ziere. Eccone qui due testimonianze inoppugna-h JJte bili: il volume antirazzista ed ebraicizzante al .('10q 9 cento per cento di Georges Lakhovsky, in cui Soqv_l' les Mann presentato e ralligurato come scrittore Co e q t ebreo; e la notissima pubblicazione del francese d. ql's Crapouillot (anch'essa filoebraica) in cui Mann J es de /' annoverato tra gli scrittori di razza giudaica. Jh
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PASQ C. LI Tra gli ebrei che avevano gridato ae pe: secoli nelle vie di Trastevere e del Ghetto, e il popolo di Roma, non correva buon sangue nel secolo scorso come non corre buon sangue oggi, del resto, Lasciamo da parte gli anni in cui a Roma erano alte al sole le insegne dell'Impero (e basterebbe ricordare le espressioni di Marziale al riguardo) e lasciamo da parte il teterrima gens e quel che dice Orazio per restare agli anni pi prossimi a noi, quando nella Roma dei Papi, la satira era largamente praticata a spese di un vecchio tronco marmoreo di quella statua, diventata celebre in tutto il mondo; "Pasquino ". * Al popolo romano, non era andato a genio il dereto del generale francese repubblicano Gouvion Saint-Cyr del 9 luglio 1798 che parificava gli ebrei a tutti gli altri cittadini. I Romani de Roma" si sentivano troppo "quiriti alla fine del settecento per ammettere che li giudei fossero come loro e se le armi repubblicane francesi tenevano a posto, sia 'pure a malapena i malumori dei Romani scomoarsi i berretti frigi, il Papa una delle cose che dovette fare, fu di rimettere le cose a posto. E questo Papa era quel Papa Chiaramonti, quel Pio VII che aveva a fianco uno dei pi abili e intelligenti ministri della Chiesa, il Cardinale C.onsalvi, e che in luogo di far tabula rasa di quel che la Rivoluzione francese aveva dato al popolo, era del parere che si dovesse distinguere tra il buono e il cattivo, e che non si dovesse fare un fascio solo di tutto, ma che adagio e con giudizio si dovessero correggere le disposizioni troppo avanzate, modificare quelle non ammissibili con la dignit del Sovrano P0ntefice, revocando radicalmente solo poche disposizioni. Tra queste poche disposizioni ci fu quella che pareggiava agli altri cittadini gli ebrei. Del resto una legge che rimettesse in Ghetto gli ebrei e li separasse dai non ebrei, da tempo il popolo romano l'aveva chiesta, attraverso quel sincero portavoce che era Pasquino. S'era trovata infatti al tronco informe di mastro Pasquino appesa questa scritta; Santo Padre e pastor benigno e pio E' legge antica pi del Culosseo Che porti lo sciamanno ogni E strilli sempre per le strade: Aeo Se questo vero Santo Padre mio E" tutto er ghetto diventato reo Perch credete in verit 'di Dio Ch' gi sparito lo sciamanno ebreo. Bisogna pe' questo castigalli un poco Acci J'omini tengan su il funghetto E le donne sul collo in altro loco. Che se mai non lo portin per dispetto Ab basta che voi dite "date fogo" E noi faremo er focaraccio in ghetto. Passarono anni tristi per Roma, che vide partire prigioniero il Papa, e lieti per il ri torno, sino a che venuto nel 1823 a n'wrte Papa Chiarmonti, il conclave elesse papa il Cardinale della Genga il quale pur tra i primi atti del suo Pontificato improntato alla pi assoluta reazione verso ci che ricordasse i tempi repubblicani o napoleonici, mostr una eccessiva condiscendenza verso gli ebrei, consentendo tra l'altro ad essi di allargare il Ghetto, incorporando varie case attigue, di propriet dei cristiani. Il Papa in quel tempo aveva anche disposto, per evitare le frequenti risse nelle che il vino fosse venduto dall'oste al cliente che sostava per la strada e per questo fine mise ad ogni porta di osteria un basso cancelletto, cos basso da consentire il passaggio dei bicchieri e dei boccali dall'oste al cliente. Allargare il ghetto e chiudere le osterie, due cose che i Romani non poterono mandar gi e Pasquino anche questa volta fu il portavoce del risentimento popolare. La solitCli ignota mano verg questo stornellc che Ieee il giro di tutta Roma; Fior di mughetto "Papa Leone diventato matto "Ha chiuso le osterie e allarga il ghetto. Pasquino parla ancora, in occasione della inaugurazione della nuova porta dell'ampliato Ghetto avvenuta nel 1825 proponendo questa epigrafe; Ad haebreorum utilitatem et ad detrimentum Christianorum Leo XIII a fundamentis erexit" (A vantaggio degli ebrei e a svantaggio dei Cristiani, Leone XII eresse dalle fondamenta). E la satira continua ad imperversare contro Papa Leone che' sol per gli ebrei dimo strava una certa tenerezza. Accemando alla pena del cavalletto in flitta, con estremo rigore, ai disturbatori di pubblici spettacoli, nonch alla malfe_rma salute del Pontefice, ecco quesll versi di Marforio, diretti a Pasquino; Ah Pasquin niun te l'ha detto? Li decreti senza effetto! Al teatro il cavalletto! Questo Papa sempre a letto! Dentro Roma allarga il Ghetto Alle scienze l'interdetto Anche al vino il cancelletto Questa legge di Maometto Oh governo maledetto!! Anche Papa Leone XII mor e gli successe Papa Castigliani con il nome di Pio VIII. Nel suo breve pontificato Pasquino poco o nulla dice. Solamente alla sua morte scrisse auesto brevissimo epitaf!io: Nacque pian;e, mor. Ma si risvegli l'acuto umorismo di Pasquino alla elezione di Gregorio XVI Cappellari (1831-1846) che non ebbe ritegno d: contrarre un prestito con i Rothschild (si dice pagando un interesse altissimo e altissime provvigioni). Pasquino, espressione dell'anima popolare romana. non approvava i contatti tra il Vicario di Cristo e il Banchiere ebreo. Il discendente dei deicidi, non poteva trattare con il capo di quella Chiesa che ogni giorno esaltava il sacrificio divino e cos un giorno si lesse, appiccicata dalla solita ignota mano alla statua di Pasquino, queste: sestino; "Para Gregorio assai spregiudicato "Un omo di talento e per la quale "Che quasi te direi ch' liberale ".E si se tratta d'arricch lo Stato Lui non ce fa il sufistico perdio Pija cuadrini puro da un giudio. . Pasquino, oggi tace. Sa che non occorre lo stimolo dell'arguzia popolare, a indurre lo Stato a premunirsi contro l'invadenza giudaica. Il buon senso istintivo del popolo, quello schietto, romano, l'ha sempre tenuto lontano dai "giudei E Pasquino di questo istintivo buon senso, stato lo spenta-neo portavoce. G. P. 23

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' L'odioso volto d'Israele Sl di si italiani. Nei quadri dei nostri ghetto i tratti di Giuda In alto: Il Giuda di Andrea del Castagno (dal cenacolo dell'ex-convento di Santa Apollonia). Al ::entro. n Giuda -di Leonardo da V'mci (dal cenacolo di S. Maria delle Grazie). In basso a sini stra: n Giuda di Giotto (Cappella degli Scrovegni a Padova). In basso a destra: n giudeo (Cappella del sacro monte di Varallo, in Valsesia).

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ngue dai lineamenti pittori come ne t itano avverstone I giudii di Campo dei Piori offrono, a Roma. lo spunto a zellette. Ma a Campc) dei Fiori. spira aria di tragedia. e non di fanJ(L se si pell8a che j giudei che Yi si aggirano YiYOilO di UD duplice schifoso parassitiamo: quello esercitato sui cristicmi dai quali comprano -con uno stro:ainaggio feroce -a Yiliuimo prezzo: e quello esercitato sugli altri c:rlatiani ai quali rivendono al prezzo pi alto possi.bUe. meandri del e disgusto

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se1enza BIONDI E BRUNI NELLA RAZZA IT AL lANA L'unit fondamentale della razza ita liana non affatto infrmata dalla pre senza, in essa di individui biondi e di in dividui bruni, come non lo dalla pre senza di individui di diversa statura e di diverso rapporto tra larghezza e lun ghezza del cranio, o indicecefalico. Se noi infatti seguissimo un ragionamento cosi empirico, e lo estendes simo ad altri caratteri che variano quan titalivamcnte, poich in fondo anche il caratlere di biondo e. di bruno, cos con siderato, si riduce ad un carattere pura mente quantitativo, corrispondendo ad U(la minore o maggiore ricchezza di pig mento, noi giungeremmo a delle conclum. 1.75. 26 ...... .. Secco Suardo Baldo Conte Palatino, di Fi renze; 20 anni; alto m. 1,76. Difatti, combinandosi in tutti i modi i Lre caratteri suddetti, noi otteniamo le seguenti otto possibilit di combinazioni: l) Bionda, alta, dolicocefala; 2) Bionda, bassa, dolicocefala; 3) Bionda, alta, brachicefala; Bionda, bassa, brachicefala; 5) Bruna, alta, dolicocefala; 6) Bruna, bassa, dolicocefala; 7) Bruna, alta, brachicefala; 3) Bruna, bassa, brachicefala. Se 110i quindi dovessimo seguire un cri terio cos puramente empirico, simile a quello di chi crede infrmare l'unit delhi razza italiana con la questione dei biondi e dei bruni, saremmo portati a conside-rare ognuna di queste combinazioni una razza differente. Ma in realt non esistono soltanto Ita liani biondi e bruni ma anche Italiani di colore intermedio, non soltanto individui alti e bassi ma anche individui di statura media, non soltanto dolicocefali e brachi cefali ma anche mesocefa>li; a.Jlora i1l nuI.Jlero delle combinazioni ottenibili salirebbe; e a un numero sempre maggiore salirebbero ancora, quanti caratteri quan titativi si volessero prendere in considera zwne. Da quanto stato detto si deduce chia ramente come un simile. modo di ra gionare porti naturalmente a dei risul tati 1'0pra i quali non pu Benaletto Mario, di Verona; 22 anni; alto m. 1,74.

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essere poggiata nessuna seria deduzione. In realt, il concetto di razza fondato sopra altri ragionamenti: innanzi tutto su un concetto genetico, in quanto che tutti gli individui di una razza sono unih tra loro da vincoli di sangue antichissimi, quindi sulla presenza di caratteri mor fologici, veramente qualitativi, caratteri stici per ogni razza. Un Italiano ed un Ebreo difatti possono anche presentare il colore dei capelli perfettamente identico, la statura uguale al millimetro, l'indice cefalico uguale, ppure l'Italiano e l'Ebreo appartengono a razze differenti e ognuno pu distin guerli facilmente. Questa differenza sta nel fatto essenziale che tra l'uno e l'al tro non c' mai stato nessun vincolo di parentela e che l'Italiano e l'Ebreo preognuno delle altre pi importanti caratteristiche stigmati razziali. Il fatto di essere biondi o bruni, alti o bassi, dolicocefali o brachicefali, passa in seconda linee. Quanto diciamo confortato dal fatto che la stessa identica sta tura pu trovarsi tra i gruppi umani i pi diversi e lo stesso pu dirsi per l'indit.:e cefalico. mettere allora nello stesso gruppo tutte le razze umane a sl:atura alta e in un altro tutte quelle a statura bassa? Nel primo caso troveremmo assieme, per citare qualche esempio. !!li Scandinavi con i Negri Nilotici e queP-On gli Australiani c questi ancora con .... Quattro Vincenzina. di Ragusa; alta m. 1.61. i Patagoni e analogamente avverrebbe nel secondo caso. Questo mostra quanto sono inesatti ed empirici simili ragionamenti. Giungendo ora all'argomento partico lare di questo articolo si comprende come iu realt non esista nessun rapporto tra i biondi, quali si trovano nella nostra 1azza, e quelli di un':Jtra razza, notoria mente costituita quasi esclusivamente di biondi, quale quella Slava che vive nelle regioni nord-orientali d'Europa, e che, attraverso una serie di sfumature, passa insensibilmente nel tipo delle razze mongoliche. Innanzi tutto --come noto il colore biondo dei capelli degli Slavi Facchinetti Luisa, di Bergamo; 19 anni; alta m. 1.68. di una tonalit completamente diffe rente da quella che si pu osservare nella nostra razza. Il biondo degli Slavi pre senta infatti un colore molto simile a quello della stoppa, mentre da noi invece ha sempre una tonalit pi calda che, in casi, pu giungere al colore l'aratteristico dei capelli delle donne immortal.ate dal pennello di Tiziano. Que sta tonalit pi calda di biondo tal mente caratteristica degli Italiani che fu battezzata in Storia dell'Arte con il ter mine di biondo italico Inoltre la razza Baltica Orientale o Slava presnta una differenza fondamentale dalla nostra raz za soprattutto nella forma della faccia Orsolini Maria Antonietta, di Camerino; 17 anni: alta m. 1.70. che, invece di presentarsi ellissoidaJie od ovale come da noi, si presenta general mente quadrata od orbicolare, appiattita. con pomelli salienti e prominenti, man dibola larga, ossa nasali brevi e profon damente incassate alla loro radice. Da quant1:> stato esposto appare evi dente come la razza italiana, con tutta la wa gamma di tonalit bionde e brune, si presenta perfettamente distinta dalle altre. Questa distinzione, se molto netta ed evidente con tutte le razze non euro pee, p0'8sibile anche nei riguardi di al tre razze europee in maggiore o minor misura. Molto evidente la distinzione tra il tip1:> razziale che predomina in Italia e quello che invece predomina in Francia. S1:>tto qusto punto di vista le due nazioni latine non hanno nulla di comune. In r rancia prevale oggi in maniera assoluta la razza che gli studiosi francesi chiama no cvenole perch essa ha appunto il suo maggior centro di diffusione nelle Cvennes, e che anche nota con il ter mine di razza alpina, termine comple tamente inesatto poich la regione delle Alpi popolata da razze differenti. La razza cvenole non ha mai avuto una cultura originale e ha subto sempre la civilt che le hanno imposto i conqui statori e questo sempre, in epoche preisto-27

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Tipi della razza baltica orientale o slava con inlluenza mongolica. riche e storiche. intere:;:;ante riportare qui alcune opinioni dovute alla penna del G. Vacher De Lapouge sulla razza che predomina in Francia: La razza vigorosa e magnanima spenta. Il hrat.:hicefalo dei nostri giorni non ha nulla di comune con l'Ariano del Medio-Evo e della Rinascenza. Esso pecca per servilit, mancanza di carattere e di virilit. La medesima cultu-ra, inconside. ratamente continuata, fornisce oggi dei detriti di intellettuali di critici, di deca denti, di simbolisti, di paurosi, di evi rati di nevropatici, di anarchici ma non un vero uomo Comunque sia lasciando al De Lapouge ogni responsabilit delle sue af. fermazioni la razza che predomina in Francia molto differ e nte dalla razza ita liana, sia dal .punto di vista fisico che Ebrei italiani da quello psicologico. Que:;ta difl"erenza consiste essenzialmente nel fatto che la n:zza cvenole sia fisicamente che psi cologicamente al polo. oppos to del tipo eroico della razza italiana. La razza cvenole caratterizzata dal colore bruno
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IL METICCI INSIDIA CONTRO LA SALUTE MORALE E FISICA DEI POPOLI Indispensabile per una giusta valutazione di norme di cugenica razziale la conoscenza di alcuni principi, sia pure elementari, di quella che pu essere chiamata la biologia degli incroci. Campo questo di fondamentale importanza che fa parte di quello pi vasto della igiene fisica e mentale delle pOpolazioni e che deve essere conosciuto per le conseguenze sia quan titativc qualitativc che gli incroci hanno sullo sviluppo delle razze, spcie se elevate. Il termine di incrocio va riferito alle unioni che avvengono tra individui di ceppo razziale del tutto differente, come pu avvenire per un italiano ed un negro o per un italiano ed un ebreo c non comprende invece le unioni che si verificano tra razze come per esempio l'italiana e la tedesca o la francese, tutte ariane e della stessa origine indoeuropea, per le quali pi adatto il termine di mescolanza . La vera causa delle molteplici dannose conseguenze che si constatano sulla discendenza di individui incrociatisi va ricercata anzitutto nella evidente disaffinit costituzionale dei plasmi ma terno e paterno. Danni da un punto di vista quantitativo in quanto ben noto come pu essere sufficiente una forte disaffinit tra i plasmi delle cellule germinali per provocare l'aborto od anche la sterilit, cosa questa comprovata dalla costante minore fecondit delle razze bastarde rispetto alle razze che potremmo chiamare madri. Questo fenomeno indiscusso ed incontrovcrtibile avrebbe la sua origin:: nel fatto che i nemaspermi una voita penetrati nelle vie genitali femminili sarebbero inibiti nella loro attivit fecondante, o, anche avvenuta la fecondazione, la cellula risultante dalla unione delle due cellule germinali sarebbe ostacolita nella sua normale che dovrebbe portare alla formazione di un nuovo individuo. Come facile intuire tale effett dannoso tanto pi accen. tuato quanto pi differenti razzialmente sono gli individui che danno luogo all'unione, e ci naturahncnte per la maggiore disafplasmi delle loro cellule germinali, disa.ffinit svelabile mediante svariatimetodi di laboratorio sui quali non qui il caso di dilungarsi. A prescindere da tali perniciose conseguenze sul num(!ro dei discendenti da ritenersi che-danni ancora maggiori si possano rilevare sulla qualit della prole. La fusione infatti dei caratteri ereditarii di individui sia pure del tutto normali, ma di origine razziale diversa e lontana non pu avvenire cori quella regolarit e con quella armonia che sono necessarie per la normale evoluzione del nuovo essere. Ci crediamo sia comprovato, anche se indirettamente, dal fatto che col tempo la razza superiore tende in casi di incroci a far riemergere i suoi caratteri, mentre quelli della razza inferiore UN Y .O.F VH -. l l l j \ L U j \ ;, Unione dei lavoratori bi'anchi e neri" -dice il cartello che sovrasta questi operai deqli Stati Uniti: e i loro volti, bastardi e volgari. dicono che non si tratta soltanto di un'unione spirituale. possono pi facilmente scomparire, misura questa che potremmo chiamare di difesa istintiva ma non sufficiente della nat:tra. Volend ora fare un paragone esplicativo a tal riguardo po tremmo paragonare l'unione di due individui di raz za differente alla mescolanza di due liquidi non solubili l'uno nell'altro, i quali altro non potranno dare che una emulsione, che anche se finis sima cd omogenea in apparenza rimane sempre tale, con I sue caratteristiche di instabilit e nella quale le d:xe fasi liquide diffe renti tendono spontaneamente a differenziarsi mentre 1'unione di individui della stessa razza pu ra.vvicinarsi all'unione di due liquidi solubili uno nell'altro che danno come prodotto della loro unione una soluzione stabile ed omogenea. Il prodotto generatosi da un incrocio deve essere sempre rite nuto come qualcosa se non addirittura patologico per lo meno non tutto fisiologico, cio rispondente perfettamente alle esi genze normali della natura. Tale considerazione vale sia nel campo strettamente medico che in quello morale. Basta infatti sotto tal riguardo accennare a quelle che a giusta ragione sono state chiamate le disarmonie che si hanno negli individui prodotti da incroci, disarmonie che possono manifestarsi sia, come avviene per molto pi raramente, nel senso di esage razione di alcuni caratteri delle due razze madri, sia in senso 29

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opposto, come avviene generalmente, creando una n;tmerosa serie di deficienze fisiche e morali. In generale tali individui sono i n uno stato di sia pure latente disquilibrio interno per il quale pi facilmente vanno in preda a malattie ed a degenerazioni. Se noi infatti fossimo capaci di valutare la soglia di malattia per tutte le affezioni morbose esi stenti, se noi <:io fossimo capaci di sommare tutte le predisp sizioni ad ammalarsi presenti in ogni individuo verso ogni ma lattia c che poi l'ambiente con le sue leggi mediante il contattc con gli stimoli morbosi rende sol in minima parte evidenti, noi vedremmo come tutti i bastardi siano degli individui molto pi predisposti ad ammalarsi che non individui viventi nelle stesse condizioni ma che appartengono come discendenza ad una sola razza. Non mancano esempi dimostrativi al riguardo: cos il Tillinghart pot notare al tempo delle guerre di come i mulatti avessero una molto minore resistenza verso le malattie ed in specie verso le perdite di sangue che non le razze pure. Lundborg e Mj0en poterono ugualmente Yedcrc come i prodotti delle unioni dei !apponi con i norvegesi c gli svedesi presentas sero una debolezza costituzionale nettamente evidente nei con fronti delle singole razze originarie. Tali Autori ammettevano al riguardo principalmente una alterata funzione delle ghiandole endocrine e poterono inoltre osservare come nei prodotti di tali unioni molto pi freqentemente si riscontrasse il diabete, e cos anche come minore fosse la resistenza contro la tuhercolosi, c come minore fosse anche la capacit resP.iratoria rispetto a.Jle singole razze madri. Lo stesso Davenport, autore che non pu essere certamente accusato di ecces siva simpatia verso delle teorie razzisti che cos come sono oggi formulate pres so di noi, not le disarmonie biologiche ei prodotti degli incroci, disarmonie che anche egli ritiene in gran parte da rife rirsi a disquilibri armonici. Cos ugualmente fondate sono le ipo t esi che affermano una maggior frequen za nelle razze bastarde dei tumori, specie se maligni, dei pi svariati disturbi del ricambio, di alterazioni organiche come l'insufficienza. renate, o della dilatazione cardiaca METICCI E Stato STATI UNITI MESSICO HONDURAS SALVADOR NICARAGUA COSTARICA COLOMBIA VENEZUELA URUGUAY ARG,ENTINA PARAGUAY Che poi tali disarmonie biologiche si estendano anche nel campo mentale cosa ancora pit evidente a tutti gli studiosi della ma teria. In tal campo per vien fatto di 110tare come non sempre il prodotto dell'incr0cio risulta inferiore ad ambedue le razze origi narie, mantenendosi in generale ad un valore intermedio che risulta perci sempre inferiore a q u ello della razza pi elevata. Quello che per importante che, come risulta dalla quo tidiana osservazione, essi si sentono sempre profondame ntc estra nei ad ambedue le razze originarie c stanno anzi per lo pi in una posizione di spontanea opposizione verso ambedue. Spe cia l mente nei paesi coloniali dove i bastardi abbondanJ facile n o tarc come essi presentino frequentemente caratteri psichic i drgenerativi. Tali concetti possono essere molto efficacemente espressi dal l'annessa tabella che singole c rare eccezioni di individui isolati non riescono a smentire. Se poi talora nei prodotti degli incroci p ossiamo ved e re e sage rate alcune caratteristiche delle razze progcnitrici ci si limita anzitutt a casi rari ed a note per lo pi somatichc, cd oltre a ci tale fenomeno pu comprendere sol o qualche carattere, se nza l bastardi presentano frequentemente caratteri p sichici d egenerativi l tratti somatici e l a bassezza m o r a l e dell a raz:za inferio-

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RIVOLUZIONI perci intaccare il concetto del minor valore dei bastardi. Cos infatti Boas pot osservare un maggior volume corporeo nei prodotti di unioni tra europei ed indiani; l o stes so fenomeno riportato da Davenport per i mulatti della Giamaica. Fischer pot riscontrare una maggiore forza mu scolare nei bastardi dell'Africa sud-oc cidentale, cos un pi marcato allu n ga mento del viso si nota negli incroci di cinesi con malesi o di europei con otten totti e con indiani. Meticci 'lo Rivoluzioni 0.27 28.16 20-20 33 33 0 60 3 .18 4.23 0 32 14. 25 8 3 4 6 2 2 l 5 In conclusione perci da quanto sta to brevemente esposto da ritenersi come siano indispensabili per una razza, specie se elevata, delle no r me che tenda no ad evitare qualsiasi tipo di incrocio che provocando quello che molto efficacemente stato denomi-nato un caos razziale insidia pericolosamente quella che deve essere la igiene sia fisica che morale delle popolazioni. Ci diviene tanto pi evidente e legittimo in quanto gi esistono norme non solo civili ma anche religiose che ostacolano le unioni di consanguiJici c ci a scopo unicamente cugcnico, quando poi gli incroci presentano pericoli c danni n on certo minori, anzi sicuramente maggiori della consanguineit. E' n0to infatti come la consanguineit sia pericolosa sia per la frequente sterilit di tale tipo di matrimoni, dO\uta, pare, ad un mancato stimo!? alla coniugazione dci pronuclci maschile e fem. m in ile, o solo ad uno stimolo insufficiente, i l quale pur permettendo la formazione della prima cellula di scgrncntazionc fa s che questa n.m andrebbe incontro alle fasi di suddivisione successiva dalle quali deriva l'embrione, m a specialmente la frequente tra smissione di tare ereditarie. Ci infatti facilmente spiegabilc se si tengono presenti l e leggi di Mendel per cui nel gamete paterno c nel materno di consanguinei molto maggiore il di cromosomi uguali usciti da un unico capostipite, ed logico quindi che essendo essi prtatori di uno stesso carattere possano pi facilmente tro\'arsi comhi11ati nello zigote dal quale avr origine Le unioni fra razze diverse sono pi dannose di quelle fra consan-guinei re, le ambizioni di q u e Il a superiore: e c c o meticci. i l n u ovo individuo, per cui frequente la ricomparsa nella di scendenza di u no stesso carattere, il quale per anche se pi frc q:Icntemente patologico non detto che non possa essere imc-ce ta lra anche eugcnico. Che per la dannosit delle unioni di consanguinei non sia assoluta altrettanto certo, specie se si considera la discendenza delle generazioni ancora seguenti come risulta da studii fatti in piccole isole, dove la popolazione deriva interamente da picco lissimi nuclei antich i i .otui e l ementi si erano sempre rigcncrati tra di l ro e dove attualmente la popo l azione sanissima. Se perci con giusta ragione oggi proibito il matrimonio <' fra tutti gl i ascendenti legi t timi o na t u r ali e g l i affin i della medesima linea:.> cd in linea collaterale anche vietato .4: fra sorelle c fra telli legittimi o naturali fra gli affini del medesimo grado, fra zii c nipoti, altrettanto giusto c h e l'anione venga impedita con elementi di razze diverse, specie se inferiori. Da quanto abbiamo perci ora esposto appare evidente sia ne c essario s i ano impediti i matrimoni consanguinei come que ll i interrazzial i mentre invece siano da preferirsi ed anzi da facilitarsi le unioni tra gli element i diversi dei vari gruppi che compongono una razza, e cio le unioni intrarazziali. Queste in f atti so n o n e ll o stesso te m po l ontane dai pericoli dell'imbastar dimento e de ll a cnsanguineit: vivificano invece il patrimonio spi r ituale di una razza e c eme ntan o cos anco r pi la sua com pleta unit bio l ogica e spirituale. LEONE FRANZI

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E BIANCHE IN AFRICA Soltanto la colonizzazione italiana a differenza di quella francese e brilannica -si basa sul principio demografico. E dunque dalla donna che di pende m gran parte l'avvenire delle nostre colonie l Ministro Segretaiio del Partito, ricevendo il 26 lu glio XVI il gruppo di docenti universitari, che hanno redatto o aderito alle proposizioni, che fissano le basi del razzismo italiano, ha messo all'ordine del giorno della nazione il problema della difesa della razza italiana. Uno dei pi importanti ed urgenti a"spetti di qu. esto pro blema r!guarda la dell'Impero. II sistema di colonizzazione inglese caratterizzato dall'in sediamento, nei territori soggetti, di funzionari sceltissmi e di un ris tretto numero di uomini d'affari, residmti nei centri meno disagiati. Per conseguenza, la quantit di donne bianche, vivono stabii!Dente nelle colonie inglesi, limitata nel numero e distribuita nei centri di clima migliore La colonizzazione francese, pur contando sopra un maggior apporto di coloni metrop01litani, lascia libero campo, se pur non lo incoraggia, al meticciato. E' chiaro che nei due casi, e per ragioni opposte, il pro blema dell'integrit della razza, nei rapporti delle colonie, non assume notevole importanza. La colonizzazione italiana invece, per p1u. ragioni, ha un indirizzo demografico, nel senso di larghi tJ:apianti di coloni a residenza stabile nei' territori dell'Impero; in conseguenza, volendo prevenire il gravis8imo errore del meticciato, porter la presenza di molte donhe italiane, nei pi diversi centri etiopici. Necessit di traffico ed agricole, renderanno necessaria la stabile residenza di cittadini metropolitani, nelle zone torride della fascia costiera e nelle zo_ ne tropicali umide del Sud-Ovest_ AI Congresso della Societ Italiana di Ostetricia e Gineco logia, tenutosi in Roma nel settembre 1937, ho riferito le vazioni circ a l'infh.ienza del clima tropicale sulle donne bian che, specialmente nei riguardi 'della sfera genitale, eseguite durante due anni trascorsi in A. O. I., per la preparazione e _la campagna di conquista. La facolt di acclimatamento, gran32 dissima e rapida nell'uomo, relativamente limitata e ritardata neHa donna, dalla maggiore sensibilit della sfera vegetativa. Sotto l'influsso del clima tropicale, si stabiliscono delle pro fonde modificazioni del complesso neuro-endocrino-eletirolitico, per la creazione di u n nuovo equilibrio : sorgono perci t urbe del ricambio materiale, del trofsmo, della pressione, ecc . II ciclo estrale risente subito l'influenza delle diyerse condi zioni il ritmo si raccorcia, mentre

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aumenta la durala e la quantit dell'emorragia mestruale. Le giovinette giunte in A. O. 1., prima della pubert o nate l, maturano prima delle loro conterranee e coetanee rimaste m Italia. Passato il primo p e riodo di acclimatamento, il ciclo si rego lrizza, pur restando spesso pi breve e con allungamento del periodo di emorragia mestruale Migliorano il trofi::;mo, lo stato generale ed il tono muscolare. Questo avviene se la donna si stabilisce in alto o medio piano, perch se rimane a lungo in 7.0ne di altezza infe riore ai 1000 m., lo scomhussolamento organico dura pi a lungo e tende a stabilizzarsi. L'anemizzazione, comune a tutti i bianchi che vivono nei tro pici, nelle donne accentuala dai motivi suesposli La fecondit, abbassata nel primo periodo di acclimatamento, si innalza poi, senza che rimangano apprezzabili differenze con quella delle donne viventi nella madrepatria. Gravidanza e parlo decorrono all'incirca come i n Italia, se si eccettua un lieve aumento dei casi di tossicosi gravidica, in rapporto con le brusche variazioni dello stato igro-elettrico dell'aria. In A. O I., dunque, si rende necessaria, pi ancora che m Italia, quella sorveglianza della donna-madre, anche fuori dello statv puerperale, alla quale provvede, per esempio, l'Opera Nazionale per la protezione della Maternit e Infanzia, co1 1
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r= nobile ana... S Jl'Jf ARJIA I fatti che stanno alla base di. questa tesi e ne fanno come giustamente afferma il CASTALDI una legge, sono numerosissimi e molti di chiara evidenza. La donna anzitutto pi resistente dell'uomo alle cause che tendono a minarare l'efficienza dell'organismo. E questo sino dagli L albori della vita. Sono minori gli aborti femmina, minore la natiex est generalis, paucls exceptionibus zubiecta, mon-mortalit e la mortalit del primo anno di vita. Proprio quando stra feminina ldnge saepius occurrere diceva il Me-l'organismo umano viene a cimentarsi per la prima volta contro ckel nel 1815 riferendosi alla questione anche ti!Jora dibattuta della gli agenti esterni, ed allora pi che mai deve contare sulla forza maggiore perfezione biologica per l'uomo o l:t donna. Buono delle proprie difese. il latino ma errato il contenuto . 'Come pure erra-Si scorrano gli anni, si avanzi nel tempo, sino alle soglie della rono su questo 'punto Haller, jGeoffroy, Saint-Hilah-!0! ed altri che vecchiaia. La temuta senilit contrariamente a quanto si dice morvo!iero attribuire alle femmine una prevalenza nel\ ca.:npo delle de con i suoi segni prima l'uomo che conosce in anticipo il conanomalie z::C'rlologiche note sotto il nome di mostruosit. dore dei capelli, la calvizie, le rughe. Perci le donne vantano le Con Carlo Darwin i termini del problema si spostano vecchiaie pi lunghe ed il maggior numero di centenarie . pi essenziali: i della Le malattie ereditarie sono, per concorde referto delle statistiche viventi in genere, subiscono magg10n oscillaziOm, variano._ d1 p1u e dei medici, assai meno gravi nelle donne che fra gli uomini; nel maschio oppure nella femmina? \ anzi si osservata che la donna svolge un'azione difensiva contro Il Darwin, riferendosi agli animali sessuali .::on la diffusione di queste malattie per via ereditaria. duttiva sviluppata non esita a riconoscere nel maschio una n'lxg-Ugualmente le variazioni psichiche sono pi ampie nel maschio, giore variabilit di caratteri. Si pensi allo sfoggio di che se pu da un lato vantare le pi afte espressioni del genio variopinte, coma, speroni acutissimi, creste, che moltissimi mascHi, artistico, scientifico,. ecc. ha dall'altra part e una maggiore frequen-mettono in mostra in confronto delle rispettive femmine, pi fe'eii ; .za di foflia, criminafi.t, suicidio. al tipo medio delle loro specie. A sostegno di questa tesi il Dar-'.. Identico rilievo si fa per le mostruosit, per le varie manifestazioni win affermo che individui giovani, sia maschi che femmine, si degenerative, ecc. Questo punto molto imp6rtante anche per la assomigliano fra di loro; una volta cresciuti si osserva che. la consi.derazione dell'ufficio cfi prim'ordine che la donna ha nella madre conserva somigliante ai piccoli mentre il padre se ne con'servazione della sanit e bellezza delle forme e la robustezza allontana di pi. della rclzza Uno di questi esempi palesi delle: maggiore variabilit Ricerche successive di Giddes, Thompson e Sabatier sulla base nei mci:scli, di questo loro. scostamento pi accentuato dai caratdi considerazioni embriologiche e di anatomia comparata mettono teri medi nella maggiore frequenza in essi dei casi sia di nani-in rilievo che in ogni specie animale l'elemento maschile ha un smo, come di gigantismo. compito dispersivo, di divisione come se fosse mosso da una forza In tutti i campi delle manifestazioni biologiche, normali e palo-eccentrica, mentre l'elemento femminile provvede a cqncentrare; logiche, si ssrva dunque la donna tenersi intorno alla media. E a riunire e a conservare. questa funzione di depositaria di caratteri si pu avvicinare alla Nel 1891 il Tannini in ui: suo studio sull'epilessia rileva che le sua caratteristica di, possedere pi spiccata la tendenza anabolica manifestazioni degenerative e di delinquenza sono meno frequenti nei processi del' .metabolisn:o, cio di depositare nel suo organinella donna rispetto ail'uomo. Questi concetti si troveranno riai-smo molto del materiale assunto, co:ttraricnnente al maschio che fermati nel Lombroso e nel Ferrere i quali dopo aver rilevato che per natura consu.maku-e di energia e di riserve. la donna presenta meno degenerazioni del maschio, riconoscono Non il caso di dijungarsi in esempi che porterebbero troppo in essa una funzione eminentemente conservatrice concludendo che lontano. II Pieraccini suo studio ne. moltissimi,. tutti "il tipo di una specie rappresentato pi specialmente da una concordanti nel documeMQre nel modo p1u ch1aro, con la eviden-femmin< che dal maschio " Attraverso tutte queste ricerche incomincia a stabilirsi sopra stui assai dimostrativi quanto affermava l'Havelock Ellis, e cio "la maggiore variabilit del maschio con una tendenza organica a divergere dalla media, mentre nella donna prevale la tendenza opposta, che la porta alla stabilit ed al conservatorismo LA LEGGE DI GAETANO PIERACCINI Questo argomento di alta importanza biologica stato affrontato e svolto in una ampia, serrata, diligente indagine compiuta da Gaetano Pieraccini, il quale, attraverso l'esame delle pi disparate statistiche e di numerosissimi lavori, ha potuto recare alla questione un contributo fondamentale e decisivo. Si tratta di un lavoro di circa 500 J:iagine, nel quale gli aspetti del problema sono profondamente esmriinati nei lati morfologici, funzionali e patologici. Da' questo studio appare ancora una volta pi evidente che le variazioni della donna .dal tipo razziale medio sono assai meno / forti e meno frequenti che nell'uomo, onde sulla base di queste osservazioni pu dedursi la funzione pi tipicamente femminile di riportare al tipo razziale quelle spiccate variazioni che sono caratteristiche dell'uomo. Pu perci veramente attribuirsi alla donna tina funzione c::entralizzatrice fisiologica che tende a conservare entro la norma il suo tipo morfologico e funzionale. 34 .-e una massaia rurale.

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10, JE Jl cc A.Jnt A. 1r1r JE Jnt Jl RA.ZZA. za pi impressionante, la funzione della donna i:>er la conservazione dei valori medi, e perci fondamentali, che costituiscono gli elementi morfo.fisiologicf tipici di una specie o di una razza. Altissima funzione dunque quella riservata dalla. Natura alla donna. Questa dunque dotata, non soltanto di una forza giore per difendersi dagli agenti patogeni, dall'insidia delle malattie, ma pure fomit(l di un eccellente patrimonio cromosomico, se. questo riesce a trattenere i valori pi caratteristici della razza e a farli prevalere nei processi ereditari per il perpetuamente del tipo medio. FORZA DEl CROMOSOMI FEMMINILI Constatata la validit della legge del Pieraccini e lx funzione centralizzatrice della donna, pu essere u tile domandarci, quale pu essere l'intimo fondamento di questa qualit, e venendo pu oltre, qucll! influenza e quanta pu avere la madre sui caratteri della prole specialmente quando l'incrocio avvenga fra elementi lontani. La funzione centralizzatrice dei caratteri ereditaria, perci. deve essere naturalmente depositata nell' uovo, e pi particolarmente nei cromosomi. A questo proposito bene ricordare tenendoci ad una e sposizione schematica e riferendosi alla sola specie umana, che a cellula-uovo possiede coppie di cromosomi uguali (:>p{), mentre lo spermatozoide ha lra le altre una. coppia contenente un cromosoma diverso (XY). Non mi dilungo a ricordare che per altri s cienziati la #fferenza sarebbe semplicemente nel numero (48 cromosomi nell a femmina e 47 nel maschio). / Questo corredo. cromosomico resta nella discendenza:' delle diverse specie sempre costante. Perci quando uno sRrmatozoid e si unisce alla cellula-uovo (anfimissi) per poter questa costanza di numero e!1.trambi devono aver gi IJI'oV:Veduto a liberarsi della met dei loro cromosomi (processo ;J.i riduz ione cromatica). Compiuta questa riduzione la si trover ad of frire 24 cromosomi tipo XX, mentre lo secondo ci che avr precedentemente espulso, sentare o 24 cromosomi XX oppure 24 cromosomi XY (nel cas d i differenza numerica come sopra ho accen'1.ate> lo spermatozoo. porter o 24 o 23 cromosomi). Una fanciull1 Nasce una femmina: quando si sono ttniti 24 cromosomi XX matemi e 24 cromosomi XX patemi. donna cresce, si sviluppa diventa adulta mo maschile. L'influenza materna pu tuttavia farsi risentire nella discendenza specialmente su quella femminile, -L 'importanza dei cromosomi femminili pu anche verificarsi durante il processo di mat4razione; con moltissima probabilit nella riduzione cromatica che allora avremo la cellula-uovo si libera dei patemL Ma vi sono anche altri elementi che stanno a dimostrare, spiegando ancora la legge del Pieraccinl, la superiorit e la forza genetica della donna, In essa la quantit dei cromosomi superiore a quella dell'uomo, sia che secondo le vedute del Guyer le si attribuiscano 48 cromosomi contro i 47 maschili, sia che secondo Winiwarter si ammetta nei 48 cromosomi dell'uomo la presenza di un cromosoma y che pi piccolo di tutti gli .altri. Questa superiorit si concreta nell'atto in cui si inizi a la generazione di un nuovo essere. Infatti alla femmina la madre dar 24 crom osomi. come il padre, raa, come abbiamo visto, di. qualit superiore; al maschio Jnvece ne d 24 contro i 23 patemi. Oltre quella cromosomica vi un'altra superiorit: l'uovo pi .grande dello spermatozoide (onde il' nome di macrogamete}. e quindi reca alla costruzione dello zigote una quantit superiore di materiale citoplasmatico che molto probabilmente, secondo quanto pensano molti studiosi, non una semplice .sostanza plastica da costruzione, ma reca in s anche molti elementi ereditati. Questa essenziale fondamentalit del sesso femminile ha avuto anche molte prove si>erimentali fra cui quelle di N. Beccari. A questo proposito il Trelli ha sottolineato l'importanza di queste ricerche dalle quali appare che il maschio sia come una derivazione secondaria dal sesso femminile che resta; quindi biologicamente pi fondamentale. E questa constatazione appoggiata dal fatto che mentre si riusciti artificialmente a fare sviluppare uova senza fecondarle, ma con stimoli fisici e chimici! (pcirtenogenesi artificiale) lo stesso non si mai potuto ottenere per lo spermatozoide. Da tutte qeste ricerche che sono. venuto vi a via esponendo risulta assai chiaro l'alto compito biologico che la natura ha affidato alla femmina. Essa deve difendere i ca'CII!teri tipici che formano il patrimonio distintivo della sua specie e delle sue variet -razzial i. Corljpito assai elevato di vitale difesa che la femmina pu asso!-una gena contacfuia. 35

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vere attraverso il sussidio che le proviene dalla sua premine!).za cromosomica. e citoplasmatica, preminenza che non soltanto qualitativa, ma anche quantitativa. Il patrimonio genetico materno tendente a conservare i caratteri medi, per poter sv9lgere efficacemente questa sua funzione naturale si trova a contrastare con i cromosomi paterni, specialmente quando questi gli rechino caratteri molto discosti da quelli mediani. In questa lotta che pur svolgendosi entro settori microscopici assai importante per le sue conseguenze. La madre mira ad imporre la sua prevalenza. E questo sia che si tratti di difendersi da un carattere anomalo, come ad esempio l'eccessiva statura, sia che si tratti di un complesso di caratteri appartenenti ad un'altra razza e per ci essi pure costituenti un gruppo di carat: !eristiche lontane dai valori medi di eu! depositaria la femmina. A questo contrasto tra cromosomi paterni e materni pu assistersi come dice Thomas Hunt Morgan, studiando sperimentalmente gli incroci tra .specie diverse. Quando per esempio si fecondano uova di Arbacia con gli spermatozoidi di Sphaerechinus gli organismi che ne nascono hanno una netta: prevalenza di caratteri matemi. Se si compie l'operazione opposta, e cio si fecondano uova di Sphaerechinus con spermatozoidi di Arbacia, il pluteo ibrido che ne deriva assomiglia nettamente alla specie materna. Gli esperimenti compiuti tra specie diverse di pesci teleostoi, hanno confermato queste vedute. Qui non si riusciti ad ottenere comunemente lo stadio adulto, tuttavia da alcune caratteristiche, come ad esempio la velocit di segmentazione, si potuto osservue una chiara simiglianza alla specie della madre. Questo genere di ricerche relativamente assai recenti non pretende di dire parole definitive. Se tuttavia si collegano gli esperimenti che ho riportato all'altra larghissima serie di osservazioni, pu trovarsi fra essi un legam' e indiscutibile. Non solo tutto questo dimostra l'enorme importanza della femmina nella trasmissione dei caratteri ereditari, ma esiste tutta un'altra serie di studi ricordati dal Castaldi sull'influenza che hanno il padre e la madre sull'ulteriore sviluppo dei figli durante i primi stadi dell'accrescimento. La massima parte di questi studi negano anzi, o danno pochissima importanza al padre nello sviluppo somatico, salvo influenze deleterie per la troppa anzianit. LA DONNA DIFENDE LA RAZZA La maggiore forza e fissit organica della femmina sono provate dunque con molta evidenza. Si pu per c1o confermare l'affermazione del Carrara: La donna, come in generale nelle varie specie animali la femmina, oltrech pi resistente ai processi morbosi, rappresenta anche Un elemento pi tenacemente conservatore d e l tipo della specie ed particolarmente adatta a proteggere e ricondurre la specie alla normalit". Ad identiche conclusioni giunge l'Orchansky in un suo studio sulla eredit delle famiglie ammala. te: "Ciascuno dei genitori ha un cilicio speciale nella eredit: l'influenza del padre favorisce la variabilit; mentre la madre tenta a conservare il tipo medio ... La ma-dre riduce di grado la propria ere-dit morbosa e combatte energicamente l'influenza morbosa del padre, tende insomma a trasfor' mare una eredit grave in una ;"" meno grave". Un e sempio di questa gelosissima difesa dei caratteri razziali si ha considerando il comportamento della fo:ma della testa quando gli individui mutano ambiente. Il Boas ha constatato che in America la testa della prima generazione di figli siciliani immigrati_ negli Stati Uniti si fa pi corta di quella dei genitori avvicinandosi cosi al tipo locale. Lo stesso fenomeno si verifica negli Israeliti immigrati pure negli Stati Uni ti Si vede cio che le forme nettamente corte della testa di questi individui si allungano, nei figli nati in America, un poco di pi, per avvicinarsi al tipo medio locale. 36 "<1; Due volti due-: et -: .. : '. Ebbene, se si dividono sia i Siciliani che gli Israeliti in maschi e femmine, pu constatarsi che le donne di entrambi i gruppi si scostano meno dei maschi dall'indice cefalico medio della loro razza; Riporto le cifre: I N D I c E c E F A L I c o MCIIIChi Femmine Jsraeliti nati in Europa 83,0 83,6 ;) in America 81,4 82,3 Siciliani nati in Sicilia 77,7 77,8 in America 81,5 80,3 Dall'esame di questi dati pu osservarsi che il maschio Siciliano si allontanato dal suo indice cefalico medio di 3,8, mentre !a donna Siciliana soltanto di 2,5; l'uomo israelita si allonta;1.ato dalle sue cifre medie di 1,6 mentre la donna soltanto di 1,3 Uno stesso comportamento difensivo per i valori medi si pu notare per un altro carattere: la statura. Dalle medie dello Scaglia sulla statura media dei cagliaritani si vede che la donna tende a spostarsi pi del maschio verso le alte stature e meno del maschio verso le basse stature, riportando i figli verso la media staturale di quella popolazione. Dalle medie di Castaldi e Vannucci sopra le stature dei Fio remtini si osserva nel maschio fenomeno opposto, cosl c' una tendenza preminente a variare verso l'alta :;tatura, ma anche qui la donna riconduce la statura dei figli verso i valori medi locali. Confermando ancora questa preminenza materna che appare pi palese nei prodotti di incrocio pu ricordarsi di passaggio quanto avv1ene in taluni animali domestici. Tanto il prodotto di incrocio della cavalla: con l'asino -il mulo -come quello dell'asina con il cavallo -il bardotto offrono una chiara preminenza di caratteri materni. In un studio del Luzzcrtto sopra i cognomi del comune di San Gemignano ancora documentata l'importanza_ della donna per la conservazione dei caratteri medi. Nel comune di San Gemigncrno, avvenne una notevole emigrazione di maschi, tanto che dopo .:Juattro secoli e mezzo si poteva osservare una riduzione dei nove decimi dei cognomi originali. Naturalmente questa emigrazione venne compensata, nel tempo,
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polemica SANGUE Mens sana in corpore sano, moglie e buoi dei paesi tuoi, questi e qualche altro proverbio, il sangue 1wn tu::qua, met tiamo, sono tutta La sapienza e il meglio dei nostri discorsi di questi giorni. Del resto, mi sono ricordato quando i medici discutevano dell'esistenza di Dio, e quaTUJ Cardarelli, non Vincenzo Car darelli, il nostro poeta, ma quando Cardarelli, il medico na poletano, chi4mato a Genova, varcata appena la soglia dell'ammalato, disse: un ascesso del retto, me ne posso :Ln dare e se ne tom a Napoli, senza nemmeno toccare l'in fermo, del quale i pi reputati medici non avevano fino allora potuto capire la malattia, per quanta esperienza e metodo ci avessero messo. Ora io non dubito che i medici possanO discu tere della divinit e nemmeno che possano fare la diagnosi d'una malattia dell'anima, una malattia della civilt, una que stio ne di razza; nw non. cadiamo nell'equivoco di creder e che a ci siano abilitati dalla scienza, la quale non basta per capire le m4lattie degli uomini, figuriamoci le nwlattie diciamo cos politiche. Medice cura te ipsum, dicevano al nostro veterinario non per dargli della bestia ma perch il medico di certe ma lattie soltanto l'uomo che le soffre. Non debbo ricordarvi il tempo degli opuscoli socialisti Allora l'economia era considerata la legge dell'unwnit, e i naturalisti. a forza di analogie, avevano fatto della societ. una metafora biologica, e perdut.osi il significato metaforico, della societ erano rimaste la biologia r:: La zoologia . E la teoria organica: la societ utl tessuto di cellule. ve cchia la snwnia delle scienze naturali di teorizzare i fatti umani, raf forzata dell'inganno matematico della statistica, anzi da.[ dimen ticare che la statistica non ha niente da vedere con la matenwtica. e non pu dare alle scien.:e naturali quelle profezie, quella cer tezza, che questa scienza d. alla fisica, tanJ.o meno quindi alla scienza dei fatti umani, perch la matematica l'idea. la pro sodia, la musica delle forze, le fa vedere, prima che siano sco perte, ne d il dominio; ma la sola matematica delle scienze mo rali, che si conosca, la poesia, dal tempo di Omero. e ce ne ricorderemo, non solo to sapremo, non appena al'renw finito di fare gli ortolani della civilizza.;;ione. Eravamo giunti alla sociologia, quando le altre nazioni l'ave vano lasciata; succede cos ai popoli passivi, ai quali pensiero e riflessi.one fanno fare 14 parte di mosche cocchiere. Anche n.oi ce ne liberammo e abbiamo condott.o la scienza storica certa.mnte oltre il punto in cui l'aveva lasciata H e gel. Abbiamo arato, ma dobbiamo parlare al singolare, perch uno solo stato l'aratore e davvero singol.ore, il maggior pensatore italiano e certo il maggiore che abbia il mondo. una soddisfazione che sia to un. italiano a costruire una piramide sul triangolo Lu. tero, Cartesio, H e gel, uno que i legit timi orgogli che pure ci appartengono, e nientemeno che l'erwrme sviluppo d'un genio non nostro, avendoci l'immaginazione di Leopardi e Manzoni abbandonato, e pi facilmente essendo stati tirati all!t riflessione: del rsto rimanemmo passivi. Ora. io non dico che avremmo d.ovuto sttu::carci d'al ve rtice di quella piramide, e prendere il volo, perch ci dtpendeva da noi, non dalla piramide; n che siamo andati indietro, tor nando a farci curare dai medici; ma che noi possiamo an dare cento chil.ometri pi u vanti, tornare, rifare mille volte un viaggio sempre pi lungo, t > eder rinascere Platone, senza poter impedire che i giudici condannino Socrat.e innocente: vuol dire che la questione non questa. ,Voi avevamo Platone e Aristotele, primd di nascere, e non saremmo nati senza Dante, non sarebbe il latin.o volgare di ventato 1:mmaginazione italiana; invece le altre nazioni, che li ebbero da noi, se l i son fatti a loro immagine, per nascere Lu tero la Germania, Cartesio il genio del(a Francia due poten tissimi riflessi dell'unwnesimo, col quale noi stessi avevamo por tato il Mediterraneo a-l settentrione. Noi siamo nati dal latirw volgare, dalla perpetuazionc deUa lingua di Ennio La Germania ha avuto le leggi del s'uo genio con la traduzione del-la Bibbia. La Francia dall'tu::cademia, dal vocabolario, non meno che da Cart.esio. Vuoi dire che noi la na:.ione originaria e certo la pi antica, pura e primitiva. Pere/t amiamo le a.ltre rwzioni, ci siamu nutriti della Luru poesia, ora non dobbiamo stentare a capire il prifcipio della loro origine riflessiva, che vuoi dire ch'esse son fatte per tra durre tutto in coscienza, che l'essenziale del loro genio la cosnenza; del nostro int ece il contrario, che il fare e l'imma gmare. Quel che chiamiamo moderno non che questa rif{es sione. questo passare alla coscienza, qu esto diventarlo a principian dalla politica e dalla religione politica; questo esser fatta di coscienza la poesia, la letteratura, l'arte, essere una ri flessione lirica o un. documento; e vuol dire psicologia, v olont, azione. Questo il terreno sul quale noi non possiamo seminare fecondare il meglio di noi, e perci soltanto corromp e rci; sul quale appunt.o, se non con Lu.tero, ci mettemmo con Cartesio. e ci siamo nutriti di quella seconda edizione del genio elleni stico, sebbene la prima non d fosse per nascere.: allora siamo diventati la .nguidi. Bisogna conoscere il genio delle nazioni, senza rischiare di perdere il proprio, sentendolo anzi maggiormente, come acca deva a Vico e Leopardi dei quali, eccetto Dante, nessuno pu dirsi pi italiano; ma dalla fine del seicento al primo nove cento, dai cartesiani ai quarantottisti e dal 1876 alla guerra, rwi abbiamo voluto fare la Francia in Italia, con un .buon\ pizzico di Germania. Ne abbiamo ricavato la cu.ltura, la for-37

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mazione borghese, e la perdita della memoria . Dobbiamo ripe tere che il Rinascimento vivo ora dentro di noi, perch vivo con Leopardi e Manzoni? E che cosa accaduto dal Rinasci mento? Tutto quello ch' statO fatto altro che un suo riflesso? Insomma la civilt ancora quella o davvero un'altra? accaduta la nascita della Germania di Goethe, che gli avvenimenti hanno riassorbita. accaduta la rivoluzione francese, succeduta la cultura francese e tedesca, la societ borghese. Questo il nuovo ed ancora in piedi. Abb.mo bisogno di dire che una "'cultura, per spiegare che non la civilt, e una cultura politica? Un mezzo di comunicazione della civilt .a quelli che non ce l'hanno. La civilizzazione. Ma la civilt fatta di opere, non di civilizzati, e le grandissime opere francesi dell'ottocento, compresa la pittura; non hanno raggiunto le antiche. E allora bisogna decidersi. Se la civilt morta, dobbiamo ri.durci alla cultura e diven tare civilizzati., e non possiamo abbandonare il movimento, la dialettica delle sue idee. Dobbiamo essere dinamici. Ci esigono la coscienza e l'azione Dobbiamo seguire le idee, le defi nizioni, riprendere un modo che al tempo stesso di pensare e di muoversi, rifare il corso interrotto, ricominciare dal socia lismo, sindacalismo, nazionalismo, dove eravamo arrivati; dobbiamo insomma riprendere il viaggio dalla rivoluzione francese al comum:smo, e naturalmente dimenticare di essere cat tolici Rientrare nella societ delle nazioni, non basta quella di Ginevra, ma nel suo spirito. Il nostro sodalizio non pu essere con Franco. E non pu essere coi tedeschi. Non perch la Germania sia estranea a quel che diciamo, anzi ha costituito il vero sistema della rivoluzione e fatto la cultura, e non dimen tichiamo la Francia franca, con tutti gli antenati gallici di Rimbaud, n che Francia e Germania siano due faccie, due versioni, due lingue e lo stesso sillogismo, proprio quello per cui somigliano e sono nemiche; e non perch la Germania ha abbandonato qel sistema, ma perch il sistema def.la rivo luzi one, perch l'invenzione e il dominio di questo mondo di cultura appartengono alla Francia. E allora, torniamo al 1wstro posto. Addio Italia. Rien. triamo nei ranghi della. rivoluzione francese, serviamo leal mente la Francia annalfiamo le radici cartesiane dei nostri avi giacobini, non le lasciamo seccare, rinverdiamole, sono le radici della borghesia d'Italia. L'uomo economico, questa tra duzione della natura, autore della rivoluzione, ha allignato negli strati geologici della civilt, nato nella nostra terra. Ti pare un. mostro, non ti spaventare, le idee, come certe religioni, domandano sacrifici, e se il destino vuole che si agisca sulla natura, non possiamo acquistare coscienza e civilizzazione, non possiamo fare il nostro dovere, adempiere la missione fran cese, senza questo artificio. Feconduno dunque la nuova razza. E allora riconosciamo lealmente che 1wi non siamo niente, che non abbiamo origine alcuna, n facolt originale, perch ci manca la facolt di tutte le facolt, la poetica; riconosciamo che Mommsen a.ve.va ragione, quando diceva che la nazione italiana non potesse essere annoverata fra quelle dotate di virt poetica; che avevano ragione gl'invasati del taumaturgo tedesco, profes sori, scuola, cultura, stampa, tutta la terzu Italia; che aveva ragione Carducci, quando scriveva che l'italiano, contro una opinione assai superficiale, non popolo poetico; che sessan t'anni di scuola. e stampa dedicati al piccolo, sono stati dedicati alla nostra vera dimensione; che questa la dimensione che debbono durare a conservare i nostri programmi scolastici, gli interessi di questo paese, i libri, gli editoriali, gli elzeviri, tirati 38 a milioni di Copie; riconosciamolo, e andiamo all'altare della patria, facciamo na volta il corteo del cretina nazionale. stato possibile all'Europa girwcare questa partita con. un paese imbecillito dalla rivoluzione, fare borghese la nazione di Dante ; ora teniamoci questa sotto razza di dominatori: non si chiama classe dirigente? questa la nrwva razza, questa dobbiamo difendere. Ma se la civilt esiste, se noi esistiamo ancora, le leggi della nazione italiana sono quelle che il suo genio s' dato dal 1200 al Rinascimento, e allora noi siamo la civilt, non la sua riflessione, e non apparteniamo al mondo francese: quello che la rivoluzione si proposto non ci riguarda, roi andiamo per un'altra strada, ogni distradone uno smarrimento, un lan guore, una perdita irreparabile del nostro tempo; pu essere la morte, e non abbiamo fatto che perderei; ma allora noi non dobbiamo diventare niente altro che quello che siamo, niente altro che le opere, che potremo fare, e dobbiamo acquistare l'edccLZione che ci vrwle per farle, ricevere l'educazione, che soltanto le opere sanno insegnare; e il racconto della nostra storia non deve potersi ridurre a una dialettica, una tenia, che ogni giorno mette un anello nuovo, un serpente, che ogni anno cambia la pelle. La questione non di cambiare lo spartito, di opporre la nostra alla dialettica degli altri; se restiamo :su questo terreno, non u,sciamo dalla civilizzazione; ma la que stione di non averne, e la pi urgente appunto quella di abbandonare la dialettica. Noi non dobbiamo diventare anima, dobbiamo invece uscire da questo trasformismo, non avere pi la teologia in Lutero e i piedi nell'arrivismo. Non ci racco mandiamo alla volont, perci neppure alla coscienza; ci occorre intelletto, non riflessione: le architetture, le volte, che getta la stessa immaginazione, che sono il srw corpo, come nel Rinascimento. E la creazione non ha mai dato lu.ogo a que stioni morali. Dobbiamo dunque deciderci un'alternativa: chi crede di poterei mettere d'accordo con la psicologia, e aggiustar le cose, se non si tratta d'un commerciante, vrwl dire che non ha istinto vitale Ma se vogliamo tornare all'illusione dell'Italia ed essere davvero italiani, infinito dev'essere il nostro castigo, immensa l'infelicit del male che abbiamo fatto ; diversamente non ci credo. Dobbiamo vedere e sentire che non siamo pi italiani, da qua.ndo siamo borghesi, e che per gl'italiani stata una degenerazione del corpo e dell'anima; dobbiamo provare che P un guasto irreparabile, esserne disperati, toccare con mano che tuttora abbiamo due olficine di dialettica, la scuola e la stampa, e noi che scriviamo, ci dobbiamo tagliare le mani. Hai avuto mai paura dei direttori di giornali? Hai mai pensato che nel seme dei rwstri nonni sia potuto entrare il Corriere della Sera e crescere in quello dei Mstri genitori e fiorire con noi? Che il sangue dei nani possa a un certo punto entrare nelle vene di una nazione? Con questa specie di nutrizione si pu intaccare la natura, allo stesso modo che certi medici possono fare rienza del malato; e allo stesso modo si potuto adulterare la pasta di cui siamo fatti, farci diventare una gente fine a se stessa, come una classe; abbiamo potuto entrare in una specie di Svizzera dei popoli e assimilarci a una o due nazioni poli tiche: questa metamorfosi della nazione di Dante stata operata con la scuola e la stampa, ed io non so perche Dio, perch i figli dovevano venire nelle nostre case, se la nostra natura aveva ripiegato e non doveva pi raggiungere i suoi fini. MASSIMO LELJ

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Gli ebrei non hanno un buon quarto d'ora in Italia; com del resto in altri paesi, e ne fanno alti l:xi. Hanno torto, nel senso che non intendono che la colpa loro, come cercher di dimostrare. E' gi stato detto autorevolmente che il razzismo italiano che congenito nell'etica anche se sino ad ora esso non aveva avuto estrinsecazioni politiche, intende discriminare e proporzionare e niente affatto perseguitare. Non si tratta di lasciare agli ebrei la sola libert del battesimo elargita ad essi dall'Imperatore Costantino, n di obbligarli a sottoscrivere prestiti pubblici come fecero Re Giovanni e Re Riccardo in Inghilterra nel secolo XIII per pOi cacciarli dal reame, ci che pens anche di fare il Re di Francia un secolo dopo. Non si tratta di dar la via a una novella emigrazione di "sefardim ", in qualche altro anniversario Ciella distruzione del Tempio, come avvenne nella Spagna di Ferdinando e d'Isabella e molto meno di organizzare dei pogroms alla maniera cosacca. Tutto ci gli ebrei, che sono (o erano) una razza intelligente, lo sanno. Ma essi si dolgono egualmente della discriminazione che si vuoi compiere tra loro e gli autoctoni del paese da essi abitato, della reciproca proporzione che si vuoi stabilire tra i due elementi ripartendo cariche e impieghi, e, i.p.somma e finalmente, dell'individuazione precisa razzistica e religiosa che .si vuoi fissare a traverso il censimento della popolazione. Perch? !l perch evidente. Gli ebrei, dopo il trionfo romano di Tito, non hanno pi coslitui.to uno Stato e non questo il momento davvero di prendere in considera-: tione il moderno esperimento anglo-giudaico c Palestina. Marica ioro alla costituzione statale un elemento essenziale, il territorio, e pertanto la possibUit dell'organizzazione giuridica e politi:a che ha limiti di spazio. secoli ed ancora oggi, la spodestata na-zione stata unificat a spiritualmente dalla Torah, la Legge rabbinica, suo supremo possesso, e la legislazione teologica del giuclaismo comp il trasferimento della politica nazionale in un ideale religioso, intessendo in maniera inestricabile nazione e religione e facendo del codice farisaico una prammatca il cu1 potere ancora persiste. Fuori del campo spirituale, o che vivessero dentro o o..i di l delle ristrette mura dei ghetti, gli ebrei seppero sviluppare u n meraviglioso potere di pratico adattamento alla vita, inserendosi nello sviluppo storico dei popoli ospiti, convivendo sotto la bandiera, sulla terra, Ira le passioni, la civilt, la coltura di razze diverse ed estranee al loro genio. A questa condizione, essi sopravvissero nei paesi islamici quando il Sultano ospit gli espulsi dai regni iberici; cos, essi, quando il Talmud non veniva pi brucialo nelle pubbliche piazze, poterono tornare ad insediarsi o sopravvivere nei paesi cristiani d'Occidente, in Olanda dove ad Amsterdam con l'invenzione della stampa vigoreggia la loro letteratura teologica, in Inghilterra, dove Cromwe11 e la Riforma riaprono loro le porte, in Prussia dove Federico il Grande cessa di considerarli servi della Regia Camera incaricati di provvedere denaro, in Austria dove vengono affrancati da Giuseppe II, in Polonia dove continuano a vivere in massa conservando il loro vecchio dialetto germa!lico tra quel cattolicissimo popolo, in Francia dove la legge di Mirabeau e i principi rivoluzionari spalancano le frontiere del pae. se, dappertutto, infine, o quasi, nel mondo, quando le idee di libert e il riconoscimento dei diritti dell'uomo permettono loro la pi illimitata penetrazione e l'affermarsi e il diffondersi della loro attivit specialmente ne! campo del commercio e della finanza oov' nota l'eccellenza dell'israelita e nello studio soprattutto delle sperimentali dove meglio si rivela la sua capacit analitica e investigatrice (la capacit della sintesi e la costruzione teorica sono rarit tra gli ebrei). Si era venuto cos creando, per opera della rqzza d 'Israele, un processo di penelra zione e di permeazione nel tessuto connetho social, morale e politico delle nazioni cristiane che, pur lasciando sempre buoni motivi di sorvegliCTIZa per l'intemazionalit del fenomeno e per certe evidenti connivenze da paese a paese, e non sempre soltantoreligiose e finanziarie, presentava, d 'altra parte, alcuni aspetti di sintomatica acclimatazione ebraica al mondo circostante. Un loro grande filosofo Spinoza, cos imbevuto di umanesimo latino e di razionalismo cartes iano da essere scomunicato e bandito dalla sinagoga. Un loro grande statista, Disraeli, diventa il solo confidente. di una regina e l'alfiere e il banditore.del pi chiuso ed egoiimperialismo nczioaale, quello britannico. un loro grande finanziere, Nathan Rothschild, f le spese a Londra delle guerre cntirivoluzionarie e antinapoleoniche dell'Inghilterra, d 'accordo con i fratelli che lavo. rano a Vi enna e a Napoli, mentre un quarto fratello, Giacobbe, alimenta d'oro le casse dell'Imperatore a Parigi. Gli ebrei, cio, nei differenti paesi cristiani, per la forza di espansione delle differenti civilt e colture, non formavano o non sempre appariva che formassero un blocco estraneo e contrastante, ma spesso s 'incanalavano nelle correnti nazionali e ancora pi spesso si ripartivano, secondo gli interessi e l'ambiente, nelle diverse c:Orrenti ciel pensiero politico, sociale, morale, scientifico e artistico della civilt cristiana, riuscendo cos a smussare gli angoli della propaganda -antisemita. * La digressiol)e s torica, forse non inutile, mi ha portato lontano, ma facile riprendere il filo del discorso. DiCevo, dunque,. essere evidente perch gli ebrei si dolgono c:ielle nazioni che oggi intendono individuar-

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e discriminarli dai nazionali. Perch l'individuazione e la discriminazione non consentir loro di conservare in quei paesi le posizioni raggiunte e mantenere la misura della influenza, acquisita grazie alla politica di adattamento che era stata necessaria alla loro nazione senza terra. Ma chi ha interrotto questo processo di adattamento e la possibilit della convivenza con certi determinati popoli? Sono stati precisamente gli stessi ebrei ed chiaro che qui si parla non tanto forse della loro maggioranza numerica e molto meno di alcuni individui altamenie rispettati e pi intelligenti, ma dei loro -elementi direttivi o, per usare il loro linguaggio, del Sinedrio profano dove, attraverso la tribuna parlamentare, gli atti di governo, il giornale, la loggia e i boliettini di borsa si manifestano le loro tendenze politiche e sociali. Oggi, nel mondo, la demarcazione ideologica e politica netta e precisa: da una parte le cosiddette democrazie pi o meno sopravviventi, dall'altra i giovani organismi r:azionali che realizzano la libert nell'autorit e nella disciplina statale. Dove il mondo ebraico, dov', che quel che conta, la banca ebraica, il giornalismo ebrai:o, il politiccmtism6 ebraico? Esso in massa, da una parte sola della barricata: esso col l:olscevismo in Oriente, con la socialdemocrazia nell'Europa centrale, coi vari fronti popolari in Occidente. Un buon cristiano direbbe: troppa g:azia, Sant'Antonio! Sta avvenendo nel mondo un processo di elettrolisi giudaica, una precipitazione chimica che sbocca a una polarizzazione politica che salta agli occhi di un cieco. Ora il meno che ci si pu aspettare dalle nazioni che sono cos osteggiate e prese di mira che esse comincino a guardar di malocchio gli ebrei che :anno in casa. n fenomeno cos preciso e rivelatore che prende contorni e confini universali. Dovunque il genio nazionale si afferma e si difende dal coniagio delle teorie internazionalistiche dissolventi il bolscevismo, il socialismo, la democrazia universo, la massoneria, la lega ginevrina, le religioni e le chiese supernazionali e j_nsieme politicanti -dovunque, esso si trova di fronte la banca, il giornale, la manovra politica degli israeliti. Gli ebrei si sono seduti come Cassandre in Germania sulle rovine della social-Bothsehild 40 demo'crazia morta e seppellito, ed essi che hanno ingoiato mille rospi non hanno saputo trovare un modus vivendi con la mistica hitleriana: della rozza e del sangue, oltre misura ingrati, in verit, se pensano che senza l'asilo de.! Sacro Romano Impero in Germania e in Italia nel Medio Evo, essi forse scomparsi, dopo le espul:noni ai regni d'Occidente, dall'Europa cri stia:1a. In Polonia, gli ebrei, ancora pi ingrati e dimentichi della secolare tollerante ospitalit, sono filorussi e avversano la palingenesi nazionale di quel grandee torturato popolo contrastando alla politica degli di Pilsudszki. In Cecoslovacchia essi parteggiano, contro ogni principio o dottrina liberali altrove banditi, per gli slavi dominatori contro le minoranze nazionali tedesche e magiare. In Ungheria sono nostalgici dell'orrido scempio di quel popolo fatto dal correligionario Bela Kun. In Austria furono antiabsburgici durante l'Impero senza essere perci pangermanisti, furono panger-. manisti contro i governi cattolici della repubblica durante il regime della sodaldemo-' crazia in Germania, sono ritornati filoabsburgici dopo l'annessione al Reich hitleriano. In Spagna sono schierati contro Franco e non si vede per quale ragione pratica, se ben si osserva, mentre si vedrebbero molte ragioni di politica in un paese scarso di quadri po::r il futuro sviluppo economico. Persino in Etremo Oriente, vattel'a pesca per quali bisogni spirituali, gli ebrei hanno delle tenerezze per il confucianesimo dei cinesi contro lo shintoismo dei nipponici. All'Italia fascista, la raiza eletta guard dapprima non senza ironica curiosit dai rutilanli palcoscenici di Parigi, di Londra, di !Ile w Y ork e di Ginevra. Si trattava di un esperimento nuovo e stranissiJ:p.o, ma evidentemente cadco. Non fu cos. Venne il primo dispiacere della conciliazione col Vaticano e ne seguirono altri: il regime corporativo e la line della di classe. con relativa catastrofe marxista, la creazione del-. lo stato totalitario e la: catabasi degli immortali principi, la fine della licenza di stampa e la liquidazione delle fantasie individuali mascherate dd opinione pubblica, l'apparizione della dura sagoma di un'Italia guerriera, la conquista etiopica, la sfida alla City anglo-giudaica, lo schiaffo ai wil-DEL Bela Kun soniani di Ginevra e l'Impero, 'e, per ulti mo, sono venuti l'Asse Roma-Berlino, la solidariet ideologica col razzismo germanico e la campagna per l'autarchia contro la tirannide dei plutocrati. Dai sopraddetti palcoscenici cominci e continua allegramente una pioggia di vituperi e tutte le pi insidiose armi subacquee son partite all'attacco. E non proprio colpa dell'Italia di Mussolini se tra tanto scalpore demcsocialcomunista, si vede luccicare l'oro della banca ebraica e si ode il ta:mbureggiamento della stampa infeudata al giudaismo. Che non ci siano oggi ebrei autorevoli e saggi a spezzare una lancia per il Fascismo motore del secolo pu essere un fenomeno d'involuzione cerebrale della razza ebraica, un segno ammonitore della decadente intelligenza politica del popolo eletto che con i fratelli Rothschild ci aveva appreso al principio del secolo decimonono che si poteva essere insieme rivoluzionari e antirivoluzionari. Potremmo, a volere essere generosi, dare agli ebrei l'esempio di un loro vecchio nemico, la Chiesa Cattolica, e non sappiamo se ce ne sarebbero grati. SiJ osservi con quanta maggiore finezza le varie formazioni e i diversi movimenti della milizia ccttolica si atteggiano nei riguardi, ad esempio, della guerra di Spagna: i gesuiti della Civilt Cattolica e l'episcopato anglo--franco-belga sono per Franco, i domeni-cani inglesi e la fauna ideologica dei. pensatori cattolici di Francia, da Mauriac a Bernanos, sono per i rossi contro Pau! Cloudel. Cosl le strade si tengono aperte e se la razza eletta andasse alla: scuola del Nuovo Testamento, eviterebbe certi atteggiamenti pesanti e pericolosi col far leva da una sola parte. Ma questi sono consigli bassamente machiavellici che sono estranei alle mie intenzic-ni come alla rettitudine dei principi talmudici. E poi non riguarda noi italiani suggerire agli ebrei il modo di comportarsi nei nostri riguardi. Ci che c'importa ricordar loro, quando deplorano la presa di posizione razzistica del Fascismo italiano, il famoso imbonimento del domatore da fiera ai villani stupefatti:'. Quest'animale assai malvagio; quando viene attaccato, si difende GUBELLO MEMMOIJ NALE

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Marzo 1936. Dopo lunghi mesi di permanenza sulla costa del .:\1ar Rosso, finalmente una missione sui J"Altipiano. Cos nel culmine .della campagna etiopica, venni a contatto con una strana atmosfera in ui si espandeva liberamente l'eccitazione cd il tumulto che accompagnano ogni impresa di guerra, e che nel Bassopiano Orientale erano com pressi dall'alta temperatura c dalla soffocante umidit. Solo visitando qualche volta a notte il villaggio di Tauld, presso Mas saua, avevo 'potuto osservare che, appena non era vigile e presente il freno della di sciplina militare, mute di maschi, assillati dall'impulso sessuale e dalla nostalgia, as sediavano le luride baracche ove albergavano le meretrici indigene. Effimere e pietose esclusivit venivano conquistate con fior di quattrini e con la pi tenera ed insistente corte. Laggi eravamo inclini ad attribuire si mili aberrazioni alla peculiare influenza del dima, ma quello che vidi sull'Altipiano mi indusse a convincermi che la ragione era un'altra. Soltanto nelle linee avanzate regnava un'austera compostezza, ma nelle retro. vie, nei momenti di sosta, l'indiavolata nostra energia, he piegava il nemico e le terre ostili dell'Abissinia, abdicava dinanzi ai tucul di Add Ugri, di Senaf, di Ba-alle porte del quartiere di Ba scial all'Asmara. Ogni volta che ci si avvicinava ad un centro abitato, si avvertiva nell'aria una irrequietezza torbida che dava :m senso di disagio. La cupidigia naturale degli indi geni aveva fatto dilagare la prosti tuzione incontrol lata, che aveva assunto i modi e le forme di pretta marca francese. La femmina era una merce che veniva spudoratamente offerta dai familiari, come a Makall ove turbe di ra gazzini fungevano da banditori. La mia ordinanza indigena non riusc mai a com prendere perch, durante una sosta, lo avessi mandato in prigione, c badava a dirmi che non aveva fatto che il proprio dovere verso il signor capitano; che la ragazza era molto giovane c gi a conoscenza dei co stumi degli uomini bianchi; che il prezzo era rigorosamente quello del mercato Ar gomenti questi che gli sembravano, e non a torto, perentori perch da quarant'anni la vecchia Colonia era abituata alla ma dama. L'inerzia, l'incuria e la tolleranza dei passati Governi di fronte alle questioni essenziali della vita dei bianchi in Africa, avevano affidata la soluzione di quella ses suale, connaturata alla caratteristica vi rilit dell italiano, alla mabruka alla sciarmutta alla madama E certa letteratura colonialoide aveva prestato al mertricio nero la pi sentimentale maniera metropolitana. Questa triste eredit dava ora frutti amari, e rendeva urgen te la necessit di educare il nostro popo lo nel sentimento dell'orgoglio della razza. L'aspetto pi penoso delle conseguenze della pregressa piaga mi apparve nel l'odiosa familiarit di modi che l'indige no assumeva verso i nostri lavoratori. Udivo risuonare normalmente l'appellati vo arcu che sta ad indicare un vincolo di intima amicizia e consacra la parit fra due uomini. Nella promiscuit ses suale l'indigeno si era riconosciuto pari al conquistatore. E produsse pessima i mpressione su quanti ci adoperavamo a risanare la situazione, qualche articolo del la stampa metropolitana in cui si esaltava l'uso del vocabolo, come la rev'iviscen za del bono taliano di infausta memoria! La parola invece esprimeva il segre to disprezzo che, accompagnato all'odio, foment e prepar sporadiche insurre zioni. *** Dopo la conquista intervennero seven provvedimenti legislativi contro il mada mato, che ebbero l'effetto di far scompa rire la pubblica bruttura di negre butter flies accompagnate ad uomini bianchi c presentate come mogli provvisorie. :Ma dubito che la lebbra sia scomparsa dal segreto delle abitazioni o nelle zone lontane dalla immediata vigilanza dei Go verni locali. Nell'immensa distesa dal Sudan al Mar Rosso, dal Kenya all'Oceano Indiano arduo applicare sempre ed ovunque provvedimenti di polizia. E non nemmeno augurabile che la difesa della dignit c della supremazia della razza italiana sia affidata esclusi vamente al carabiniere o allo zapti. Riu sciva gi abbastanza penoso osservare ta luni casi di contravvenzione al divieto di caccia in cui i vcrbalizzanti erano poli ziotti indigeni c contravventori i nostri connazionali. Si tratta piuttosto di educare il nostro lavoratore c di creare parallelamente la 41

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possibilit di costituire nuclei familiari italiani. In questo campo le nostre donne potranno fare moltissimo ed hanno tutte le virt necessarie per affrontare accanto ai coloni la dura lotta sul suolo d'Africa. Ed occorre anche tener presente -che il mondo di colore oggi ben diverso da quello che trovarono i pionieri e che ispi r talune fantasie lunari di scrittori d'al tri tempi. L'atteggiamento di umilt che di fronte all'uomo bianco assume l'indigeno dissi mula l'intenta ansia con la quale egli vi studia e vi scruta, e che non dal gelo del terrore n daf timore n dal servilismo nasce, ma dalla incertezza che ne agita lo spirito. Il razzismo, prima di diventare una dottrina europea, viveva gi indistinto nel mondo coloniale. Dal giorno in cui, accanto al fucile chassepot, apparvero in Francia i batta glioni di Turcos, il prestigio della razza bianca fu pericolosamente ferito. Mescolati alle vicende d'Europa, venu ti a contatto progressivamente con le fol le bianche, necessariamente deteriori ri spetto alle esigue e scelte schiere dei con quistatori di oltremare, gli indigeni osser-42 vano in silenzio i padroni, mentre Ii ser vono. Essi hanno con logica successione sceverato l'anglosassone dal latino, lo yan kee dal sudamericano, il tedesco dal francese, il greco dall'italiano, e, attraverso gli 'individui, sono giunti a guardare ad una determinata razza con odio, con ti more o con segreto disprezzo. Chiunque abbia esperienza della vita in colonia, sa che oggi solo l'uomo di razza riconosciuto e realmente accettato come capo. La legittimazione del bastone di coman do avviene dopo che ogni vostra parola, ogni vostro atto, ogni gesto, la vostra con_ dotta in pubblico e in privato, sono stati oggetto di attento scrutinio da parte di chi credete nato per essere vostro servo. Ed avviene solo quando la vostra energia, la vostra personalit, nei suoi aspetti in tellettivo, morale e sessuale, vi hanno po sto al disopra degli eccessi, delle debolez ze, delle volgarit e delle miserie della promiscuit. Di fronte a tale atteggiamento, che nutre i germi della rivolta, la politica della colourline insufficiente. L'indigeno oggi riesce a vedere, pit o meno chiaramente, al di l della barriera proibita. La continuit c la sicurezza degli Imperi colo niali devono essere affidate a pit attiva e ferrea difesa. Bisogna che lo sguardo dei popoli di colore incontri sempre i se gni evidenti di una chiara, onnipresen tc coscienza di razza. MARIO MONTERISI

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IL PRINCIPIO DELLA RAZZA E LO STATO DI CITTADINANZA Cittadini, coloni e sudditi in Roma antica l Comuni e il principio del sangue l. -La scheda del recente censimento degli ebrei residenti in Italia contiene fra le altre, una.dettagliata domanda intorno allo stato di cittadinanza. Si pone cos,. con la dovuta chiarezza, quel problema della cittadinanza, strumento .difesa giuridica della razza, che fondamentale in ogni politica razzista, poich, pnnc1palmente, attraverso questo stato si compiono le immissioni di elementi eteroo-enei nella vita della nazione o, per converso, con la revoca e la revisione, si espellono.0 L'indissolubile rapporto che sussiste tra razza e cittadinanza dim 'ostrato anzitutto dali' evo! uzione storica. In Roma, come J?resso tutti i popoli antichi, gli appartenenti al nucleo nazionale si trasmettono di padre in figlio, lungo la serie delle generazioni questa condizione di privilegio, etnica e politica. Cives origo facit La separazione dallo straniero,. privo di ogni diritto, assoluta. Ma sin dalle origini la comunanza di razza con gli abitanti del Lazio port a conceder loro una situazione particolare, la latinit, che accordava i diritti civili, fra i quali quello di contrarre nozze legittime con i Romani e un limitato diritto di voto oltre la fac()lt di acquistare la cittadinanza romana con i'immigrazione nell'Urbe, limitata di poi per impedire lo spopolamento delle citt latine e infirie soppressa nel 659; da questi Latini, detti prisci o veteres, si differenziarono i Latini colo niarii, cio coloni stabiliti da Roma in Italia. Ma dopo la guerra sociale, con la legge Giulia del 664 e Roscia del 705, la cittadinanza viene estesa a tutte le citt italiane, riaffermando con l'unit politica e giuridic l'indistruttibile unit etnica della penisola. Semplici sudditi erano gli abitanti delle regioni sottomesse; e fra essi, privi ancht! di una legge nazionale erano i dediticii, cio quelle popolazioni che avevano dovut o arrendersi a discrezione, fra le quali gli ebrei dopo la distruzione di Gerusalemme. Le grandi masse di schiavi, che affluivano in Italia per effetto delle conquiste, resero grave il problema di impedire, attraverso le manumissioni, l'afflusso di genti straniere nella compagine dei cittadini : e vi si provvide sia limitando le manumissioni, sia conferendo agli schiavi liberati una capacit giuridica grandemente inferiore a quella dei cittadini, sia inibendo l'acquisto di tale limitata cittadinanza agli indegni. Con il decadere dell'impero la cittadinanza viene concessa con facilit a popolazi o ni di altri gruppi etnici e va progressivamente perdendo, con il suo fondamento etnico la sua importanza. Tuttavia la stessa concessione del barbaro Caracalla della cittadinanza a tutti gli abitanti attuali dell'impero, fatta precisamente per estendere a quelli l'imposta esistente sulle successioni dei cittadini, sembra che abbia avuto un ambito di applica zione limitato e non abbia creato una completa uniformit di diritto. Non diverso, alle origini, il principio germanico: negli stanziamenti barbarici la piena capacit attribuita solo agli appartenenti alla nazione germanica, mentre vien e variamente regolata la condizione dei popoli soggetti e degli stranieri. Col feudalismo, ridotto il rapporto di sudditanza a un mero vassallaggio, l'elemento del territorio prende il sopravvento: considerandosi l'uomo quasi un dipendenza del suolo, la sudditanza viene determinata dal luogo, anche occas10n a le d1 nascita: il territorio conferisce la nazionalit. 11 principio del sangue (ius sanguinis) prevale nuovamente in Italia con il dei Comuni i quali considerano loro cittadini gli originarii dal nucleo della popolaziOne cittadina, pure nati nel contado o fuori di citt; e soltal_lt? una_ eli diritto equiparano ad essi gli estranei che-avessero per Per tutta l'epoca di mezzo gruppi etnici eterogenei ebbero una condtztone gmndtca . uarticolare, fra i quali gli ebrei che erano in servi tute qu_asi publica sottopo_sti a1 principe e alla Chiesa, principio gi affermato dalla monarchia normanna e teonzzato da Tommaso d'Aquino. (Salmi-Storia dir. ital. p. (18). . 2 Anche nella redazione del Codice Napoleomco, dopo ampta dtscusstone alla quae partecip lo stesso Primo Console, prevalse il conce.tto il 'romano del ius sanguinis perch, come fu osservato, la naz10nahta e una questione dt razza e le facolt di cui Dio ha dotato le si col sangue e .non dipendono dall'elemento fortuito della b1:ogna, st d1sse vedere qual_ e e la nazionalit del padre; egli la trasmette at suot figh col sangue (seduta del Tnbunale del 6 term. e del 29 prim. anno IX). Analoga disputa sorse nella cod. v. i _taliano; e a chi sosteneva la cittadinanza vien data dalla terra 111 cm SI nasce tu nsposto eloquentemente dal Ptsa-Ogni diritto tolto agli stranieri La servit degli ebrei nel medio evo 43

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Agnosticismo demo -liberale 600 mila emigranti all'anno Le rovinose iniziative dell'ebno Sonnino .... .. e dell'ebl'eo Polacco 44 nelli che, se pure qualche concessione era fatta al ts soli) "l'altra regola consacrata sul cod. iv. che il figlio del nazionale sia nazionale e costituisce essa un principio legittimo e prevalente, poich la razza il ele mento della nazionalit e incalzava il Mancini che il principio vero e grande, dominatore di questa materia il principio di nazionalit, il "quale di tanto all'altro [q a ello del suolo] sovrasta quanto l'uomo alla natura esteriore, lo spirito alla materia. Il luogo dove si nasce, quello dove S ha domicilio o dimora non hanno valore n significato. (Seduta del r6 febbraio 1865). La cittadinanza veniva cos saldamente fondata su quello che ne l'indistruttibile principio animatore, sul principio di razza c di nazionalit he, come porta all'unificazione politica di tutti i suoi partecipi, cos ancora deve accordare solo ai sui membri il privilegio eli appartenervi giuridicamente. 3 -lVla nello stato demo-liberale abulico, agnostim, che andava immiserendo l'intera vita della Nazione, questi principi si obliarono o, meglio, se ne travis il vero e originario significato. E pur rimanendo scritta la regola del ius sanguinis la cittadinanza divenne una qualit eskrna, senza substrato, intesa in senso puramente formale. Nell'ultimo cinquantennio gli studi giuridici, intossicati da correnti ebraiche o ebraicizzate, in farciti di cultura straniera; si sono sviluppati, salvo rare eccezioni, in un senso sempre pi formale e quindi anodino e adattabile a tutte le genti, operandosi subdolamente, anche in questo campo, la distruzione dei valori nazionali. La cittadi nanza punto nevralgico dove l'internazionalismo deve p:mtare per distruggere le barriere fra gli Stati, ne ha risen tito il rude contraccolpo. Si cos venuta creando un'antitesi fra lo stato di ridotto a pura forma giuridica, e i sqoi effetti, che sono quanto mai sostanziali, attenendo a tutta la vita della Nazione, tra il formalismo giuridico e la realt che, con -il servizio militare, pu chiedere anche il supremo sacrificio della vita. Da questa antitesi scaturi rono, durante la guerra europea, tragedie cqllettive ed individuali di inaudita grandezza ma anche di indicibile crudelt come not Roberto Michels (in Scicntia 1915) attraverso l'irredentismo e il contrasto tra i doveri di una cittadinanza acquisita e l'impulso del paterno. Questa antesi nei gruppi eterogenei appartenenti allo stesso fondamentale substrato ario, ha carattere tran sitorio perch, <:ol tempo, la loro fusione e l'assorbimento nel corpo nazionale, di reg ola, avviene. Ma questa situazione grave e irrimediabile per quei gruppi assolutamente non assimilabili o la cui assmila zione deve escludersi per evitare una corruttela e :m decadimento della razza; pericolosa soprattutto per Jo stato nazionale che, con il facile mezzo del mutamento di cittadinanza consente a ostile, legata ad altra razza, di sangue diverso, di penetrare profondamente nel corpo della nazione, aggiogandone gli interessi a quelli di oscure congreghe internazionali; Di tutto ci l'imbelle stato clemoliberale non ebbe h pi lontana coscienza. Proprio negli anni in cui l'emigra zione aveva raggiunto l'impressionante cifra eli 6oo mila unit all'anno, e lo Stato, quasi si volesse liberare di un peso inutile e indesiderabile facilitava l'esodo doloroso di masse imponenti di italiani dalla terra italiana, l'opera legislativa fu diretta essenzialmente a facilitare la naturalizzaz ione degli stranieri e l acquisto da parte loro della cittadinanza italiana 4 .:...... Secondo il sistema in vigore fino al 1906, si distinguevano due spec i e di naturalizzazione, la piccola che veniva concessa per decreto reale e conferiva soltanto limitati djritti plitici, escludendo da essi l'elettorato poli tico e la qualit di giurato, la grande che doveva essere concessa per legge c che attribuiva la piena capacit politica. Era questo, in tempi di lentezze e pastoie parlamentari, un ostacolo fortissimo per qu e ll'infilttazione ca pillare e subdola che caratteristica eli certi elementi stranieri. Difatti in 33 anni dal r867 al 1899 f conferita la cittadinanza legge solta1ito a 13 persone. Ma quando prevalsero nel Parlamento e nel Governo elementi ebraici costoro si affrettarono a far modificare la legislazione a favore della propria razza. Per iniziativa dell'ebreo Sonnino fu presentata in matefia una pro pos .ta di legge, approvata senza discussione dalla Camera il 2 luglio 1905, con lievi varianti dal Senato il 3 mag gio 1906 e fatta promulgare dallo stesso Sonnino quale Presidente del Consiglio, alla vigilia della uduta del suo G;:t)inetto il 1 7 maggio dello stesso anno Con questa legge si abrogava praticamente la grande naturalit e :;i concedeva la ttadinanza, comprendente l'esercizio dei diritti politici per semplice decreto, solo la osservanza di alcune condizioni formali, quali la residenza nel Regno o nelle colonie per un periodo di sei anni ; uguale periodo di tempo dalla concessione della cittadinanza era richiesto per far parte del Parlamento. Q!lesta ten denza si aggravata con la legge organica del 1912, tuttora in vigore la quale, abrogando le riorme del cod. civ., non solo estese l'acquisto della cittadinanza per legge, richiedendo soltanto la residenza tJer causa di commercio, ma ancora rese pi facili le naturaliziazioni, riducendo a cinque anni il periodo richiesto di residenza nel Regno e abolendo la limitazione, gi menzionata, per divenire membri del Parlamento. Non mancarono al Senato uomini insign che misero in rilievo i pericoli d i queste concessioni. L insigne magistrato Sen ; Gatofalo not insistentemente che si favoriva, in tal modo, l'invasione di Greci e di Levantini (leggi ebrei) e che si sarebbe manifestata un'ingiusta concorrenza di giovani strani.eri negli impieghi. Ma l'ebreo Polacco, relatore del prog di legge al Senato, insistette con energia, accumula ndo argomenti cap ziosi e inesatti ed enunciando, infine, la vera ragione di questa difesa ostinata:
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-Il Fascismo, per quanto non abbia ancora -ritenuto giunto il momento di rivedere dalle fondamenta questo settore (un progetto del 1930 non ha avuto seguito) ha per portato importanti modifiche improntate fin dall'ini. zio ad una severa politica razzista. Per _i casi di .rinnegati tradirono gli della Patria e della razza e che sono quindi indegni di appar teD:ervl fu sanc1ta perd1ta o la revoca della Cittadinanza (l. 31 genn. 1926 n. 108 e R. D. L. 10 genn. 1926 n 16) Con il R. D. L. I. d1c. 1934 n .. 1997 furono ampliati i poteri del Governo nella concessione delle naturalizzazioni Quella che un tempo, per la generale corruzione e l'avvicendarsi dei partiti poteva essere fonte di apprensioni, nello Stato fascista. costituisce l garanzia migliore di un'applicazione dell'istituto non pi formale e ano dina ma in conformit agli interessi superiori della N azione e ad una difesa oculata della razza. E si deve proprio all'intervento personale del Duce se nel 1935 furono esclusi dalle professioni sanitarie gli stranieri, ponen dosi cos un argine all'invasione di fuorusciti ebrei in questo campo. Ma, il principio della razza ha, nel regime della cittadinanza, alcunepi intense aj>plicazioni. La colonizzazione ha portato la nostra razza a pi immediato contatto con altri popoli e con altre razze; e per quanto lo Stato estenda i suoi confini anche ai territori coloniali, un'eguag11anza giuridiCa. tra i popoli si pales subito cos assurda e disastrosa che persino i governi demoliberali furono costretti a stabilire per le popolazioni indigene (compresi fra esse gli ebrei) uno status civitatis con capacit inferiore e limitata, diversa a seconda popolazioni e delle colonie. Creato l'Impero, lo Stato ha profondamente innovato, oltreh co;1 .. della sudditanza per tutta l'A. O. I:; con l'instaurare una politica contraria agli incroci tra nazionali e indigeni, fra cui il ben noto nu cleo ebraico fissatosi in Abissinia, salvando cos la razza da un meticciato rovinoso e degradante. Si ha qui un esempio tipico di applicazione del principio che a razze diverse deve corrispondere uno status diverso, anche se compreso i.n un medesimo ordinamento politico, dal rapporto decisivo tra razza e cittadinanza. Ma quando quest'identificazione naturale e necessaria tra razza e cittadinanza vien meno, non cessano del tutto gli effetti dell'appartenenza alla razza italiana, la quale conserva, per necessit di cose, ua sua rilevanza giuridica. L'italiano .che perde la cittadinanza non mai liberato dall'obbligo di fedelt verso il nostro Stato ed punito come i nazionali per i delitti contro la personalit dello Stato (art. 242 cod. pen.) perch non possono eessare quei doveri morali che sono imposti dalla stessa natura e che la legge penale pu e deve far divenire giuridici (Rocco, Relaz. al Re n . 119). Il riacquisto della cittadinanza inoltre facilitato agli italiani o ai loro discendeQti 6. -Ed contro .tutte le interessate negazioni dell'idea e della realt razziale, rimasto vivo nel nostro dirittq un singolare istituto ehe rappresenta e quasi simboleggia l'unit ideale di tutti i partecipi della razza italiana: la figura dell'Italiano non regniclo, cio dell'appartenente a quelle collettivit italiane che si addensano ai confini della in regioni non aneora annesse politicamente all'Italia. Essa risale ai tempi eroici del nostro Risorgimento, quando, ( checch si dica in contrario) i concetti di lit e di razza ebbero elaborazioni meditate e profonde e soprattutto furono operosi nel movimento di rinascita e di unificazione politica. Il R. Editto 17 marzo 1848 n. 68o accordava l'elettorato (e quindi la piena capacit politica) agli Italiani non agli Stati Sardi merc semplice decreto, mentre per gli stranieri riehiedeva l'emanazione di una legge Questa concessione fu eonservata in tutte le successive leggi elettorali politiche. Innumerevoli furono i progetti presentati alla Camera succ;essivamente per conferire senz'altro la cittadinanza italiana agli italiani non regnicoli che venissero a risiedere nel Regno e si pens anche di farne oggetto di una dispo sizione del Codice Civile; notevole soprattutto il progetto Cairoli, presentato ben tre volte, tra il 1862 e il 1868, che diede occasione al Mancini di riaffermare solennemente la sua teoria della cittadinanza come espressione di un 'fatto naturale, la nazionalit, alla quale <.:gi appartiene per un decreto pi alto ed incancellabile, il decreto della natura, il decreto della Provvidenza {Disc. pari. 27 marzo 1863). Lungaggini parlamentari, timori el incomprensioni di uomini, impedirono a questa grande idea, nella quale pal pitaya l'amore per i fratelli divisi, e il senso dell'unit della nostra stirpe, di giungere in porto. Tuttavia agli ita lian i non regnicoli fu assicurata, e tuttor ne godono, una condizione di privilegio rispetto agli stranieri: capacit di aceedere a qualsiasi impiego statale o degli enti pubblici, diritto d'incolato, facilitazioni per l'acquisto della cittadi nanza, particolarmente per gli irredenti combattenti n italiano ecc. Interessante la determinazione della qualit di italiano non regnicolo poich importa, per cos dire, la defi1\izione dei confini etnici e territoriali della nostra stirpe. Superate le prime incertezze, ormai si ritiene universalmente che italiani non regnieoli siano gli appartenenti a regioni d;oltre confine che devono considerarsi geograficamente ed etnicamente italiane, quali Malta il Nizzrdo, la Savoia e simili Ma questo elemento territoriale che trascura l'uomo. l'italiano, cio il punto di vista razziale, insufficiente. Occorre riferirsi anzitutto alle genti che d_!!no l'impronta della loro nazionalit al territorio e chiedere quali per sone nell'ambito di tali regioni siano da ritenersi italiane. La recente riaffermazione dei caratteri unitari e incon fondibili della nostra razza ci d il modo di risolvere senza incertezze il quesito. La nozione di italiano non regnicolo non soltanto connessa al territorio, anzitutto razziale. Occorre perci provare, l'origine da regioni italiane confine. anche .al .o alle sue variet. regionali, il che pu farsi, nei casi dubbi, con certificati nlasc1ah da samtan versati nelle d1sc1-. pline biologiehe e razziste. La lingua, il. sono SiJ!tOmi. del}a razza, non ne sono ementi decisivi. Pensiamo quindi che gli ebret, d1spers1 anche nelle reg10m 1taltane d oltre confine, per quanto abbiano italianizzato il loro nome, appreso la ringua italiana, qualunque sia il tempo di loro residenza in tali terre, non possano, non alla nostra razza, considerarsi italiani come non lo negro o un .-pellirossa; e quindi, anche allo stato attuai e della nostra leg1slaz1one. non possa loro appltcars1 1l regime di privilegio stabilito per i nostri fratelli d'oltre confine. ........ MARIO BACCIGALUPI Gli stranieri esclusi dalle professioni sanitarie Il Fascismo contro il metcciato Gli Italiani non regnicoli Confini etnici e territoriali della nostra razza 45

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questionario Dato il grande successo della rubrica "Chiarimenti", iniziata nello scorso numero (moltissimi lettori ci han!l!O gi scritte in proposito), abbiamo deciso di ampliare la rubrica steasa, trasformandola in un vero e proprio "Questionario", nel quale tutti pdtrcmno trovare la pi esauriente risposta ai dub})i e alle incertezze che sorgeranno in loro su qualaivoglia argomento interessante la nostra rivista. Pubblichiamo qui le prime risposte, con le quali accontentiamo -data la ristrettezza del tempo -solo una parte dei moltissimi richiedenti; e ci ripromettiamo di dare nei proasimi numeri il massimo sviluppo a queste nostre conversazioni con il pubblico. EBREO EBREO ? o NON Un lettore ci segnala quest'albero genealogico, chiedendo come debba esser legalmente consideralo il discendente bastardo di due famiglie ebraiche al 100 per 100, in una delle quali s'inserisca a un certo punto una donna ariana. Al lettore risponda il buon senso. DA ABRAMO x x x BISAVOLI x x AVOLI x x x TRlSNONNl x x x BISNONNI x x x NONNI x x x DA ABRAMO x x x BISAVOLI x x x AVOLI x x x TRISNONNI x x x BISNONNI x x x NONNI x y x PADRE MADRE ARIANA PADRE MADRE x x x x x x x Figlio bastardo x x x x x x x x x figlio primogenito x (agnello fra i lupi) x x x x x x x x x x x Figlia purissima giudea x x x x x x i x x ebreo 100% figlia ebrea al 100 /Q Direttore responsabile : TELESIO INTERLANDI Plerch Prato, Ravenna, Ancona, Son. nino e via di Da .quando e per merito di chi? ci chkde un leuore. Gli risponde remo citando febreo Schaerf (l cognomi de gli ebrei d'l talia :., edit. lsrael) quello stesso Schaerf dal quale stato compilato funico elen co dei cognomi ebraici italiani a Dlat' oggi con sltabile. Dice dunque il nostro autore che gli ebrei, m tutto il mondo e anche in Italia, fu rono asseri rilUttanti ad assume>re un cognome, preferendo esser chznuui col Mme del padre preceduto da ben (figlio di). Per esempw: A bram ben. /oseph ben Dankl. Questa forma di generale fino ad un certo tempo davette, a causa delle peregriMzioni volontarie exJ. in 111UlSsima parte involontarie, ridursi ad un nUJmero esiguo di famiglie, mentre altre presero da altre fonti il loro cognome. Venuti da diverse terre, lontane e vicilne, portavano con olotre i loro costum anche il nome della citt dalla quale erano stati espulsi o che avevano abbandonato e se nel primo tempo questo nome doveva servire loro come Sef:M di differenzia zione, rimase fino al giorM d'oggi come cogno me. E' i:rwltre da Mtare che me>ntre le citt e i luoghi degli ex-Stati Pon.tijici, il Veneto, la Toscana, dettero gran numero di cogMmi, altre provincie invece non ne dettero quasi nessUM o pochi, come la Liguria, la Lombardia e il Pie monte. Questa osservazione ha la sua ragione storica. Sappiamo dai cogMmi che le comunit pitimontesi soM dovute a delle immigrazioni tedesche e francesi, senza parlare della LiJguria che ebraicamente Mn antica, come non lo la sua comunit di Colpito dai dati che abbiamo pubblicato nel numero scorso circa la partecipazione degli ebrei francesi alla guerra mondiale, un lettore ci chiede d rendere Mti i dati relativi alla par tecipazione degli ebrei italiani al grande con flitto. Gli rispondiamo che la nostra rivista si occuper estesamente dell' argmento in uno dei prossimi numeri. Per ora, possiamo ricordare a lui e a quanti s'interessan.o del problema, che il famoso .grido disfattista Il prossimo inveTM oon. pi in trincea! ) l u lanciato dall' eb roo Treves; e che fu febroo Ludovico Mortara a proporre e a fare approvare la legge con cui 5i concesse r amnistia ai dise>rtori della grande guerra. Stampatori: Societ Anonima Istituto Romano di Arti Grafiche di Tumminelli & C. -Largo Cavalleaaeri 6, Roma

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ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI IL PI POTENTE DELL'EUROPA CONTINENTALE L'ISTITUTO NAZIONALE PAGA LE SOMME CON DANARO E NON CON TITOLI LE. POLIZZE EMESSE GODONO ANCHE DELLA GARANZIA DELLO STATO 47