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Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario

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Material Information

Title:
Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario
Physical Description:
Serial
Publisher:
Società anonima Istituto romano di arti grafiche di Tumminelli
Place of Publication:
Roma
Publication Date:
Frequency:
semimonthly
regular

Subjects

Subjects / Keywords:
Race relations -- Periodicals   ( lcsh )
Jews -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Race relations -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Genre:
periodical   ( marcgt )
serial   ( sobekcm )

Record Information

Source Institution:
University of South Florida Library
Holding Location:
University of South Florida
Rights Management:
All applicable rights reserved by the source institution and holding location.
Resource Identifier:
usfldc doi - D43-00009
usfldc handle - d43.9
System ID:
SFS0024306:00009


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Questo numero 64 PAGINE 100 I LLUSTRAZIONI dedicato DIRETTORE TELESIO INTERLANDI L. t

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2 ANNO II N. 3 SOMMARIO 5 DICEMBRE XVII GIOVANNI DE' STAMPA: L'EBREO IN MASCHERA. MUSSOLINI AGLI !T ALIANI DI TUTTO IL MONDO; MEZZO SECOLO DI EMIGRAZIONE; MASSIMO LELJ: LA BORGHESIA E L'EMIGRAZIONE; GUIDO LANDRA: L AMBIENTE NON SNATURA LA RAZZA; FRANCESCO CALLARI: COME GLI EBREI SFRUTTAVANO GLI EMIGRANTI; L. D.: UNA POLEMICA FRA CRISPI E NITTI SUL PROBLEMA DELL'EMIGRAZIONE; G. G. NAPOLITANO: LA TRAGICA EMORRAGGIA; GIORGIO ALMIRANTE: L'EMIGRANTE, QUAL'ERA E QUALE FU DESCRITTO LIDI O CIPRIANI: ITALIANI IN AFRICA; DISTRIBUZIONE C EGLI ITALIANI ALL'ESTERO; FRANCESCO SCARDAONI: ITALIANI IN FRANCIA: A. TRIZZINO: ITALIANI IN TUNISIA; D. C. BANCHER: ITALIANI IN SVIZZERA; G. L. BERNUCCI: ITALIANI NEGLI STATI UNITI; MARIO DE' BAGNI: ITALIANI IN ARGENTINA. GIUSEPPE PENSABENE: ARTISTI ITALIANI ALL'ESTERO; GIUSEPPE LUCIDI: PIONIERI DI CIVILTA'. MARCELLO RICCI: ITALIANI VENUTI DI LA' DAI MONTI E DAI MARI PER CONQUISTARE ALLA PATRIA UN IM PERO; FASCI ALL ESTERO; COLONIE E CAMPEGGI DELLA G.I.L.E ; 'SCUOLE ITALIANE ALL'ESTERO; CASE D'ITALIA PE N S I E R I DI LEOPA RDI; QUESTION ARIO GLI UFFICI DELLA 11DIFESA DELLA RAZZA11 SI TROVANO IN ROMA -PIAZZA COLONNA (PORTICI DI VElO) TELEFONO 63737 -62880 VENTENNALE DE JL AJLA 10,. 1l1r AJLJlA LA VETERANA DELLE PUBBLICAZIONI AERONAUTICHE FONDATA PER VOLONT DI MUSSOLINI NEL 1919 ESCE OGNI QUINDICI GIORNI LA POTENZA DELL'ARMA DEL CIELO -l DUELLI EPICI CHE SI COMBATTONO NEl CIELI DI SPAGNA E D'ORIENTE-LO SVILUPPO DELLA TECNICA 60 PAGI,NE DI TESTO-COPERTINA A COlORI-T AVOLE IN ROTOCALCO E A COLORI -RUBRICHE DEL PI ALTO INTERESSE -COLLABORA TORI IN TUTTO IL MONDO Per ricordare la ricorrenza del prossimo ventennale l'abbonamento a 24 numeri che co stano cadauno L. 2,50 e che ammonterebbe a L. 40,verr concesso per coloro che inizie. ranno l'abbonamento da oggi entro il 31 dicembre 1938, a L. 25 (c. c. postale N. 1-24718) AJEJHlCOIN'A\lUTUCCA --\VIIA\JLJE JLJ[)BURlCOI 1E t6

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ft ft i -,.4.,. venuto 11 momento per l'oli ch il vostro motore si avvia ora pi difficilmente? Se poteste controllar-e i cilindri ed i pistoni notereste, fra l'altro, che il velo lubrificante insufficiente. L'olio viscoso circola difficilmente quando fa freddo. dunque tempo di fare il cambio con un olio fluido, a bassa temperatura, .ce>me l'olio in estate. Fate dunque il pieno con Le .aaglunte d'olio Shell sono rese facili dalla nuova lattina da 1/2 Kg 3

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Collaudato dal Ministero delle Comunicazioni -Ogni Radiobalilla, ha il relativo bollino di collaudo -T re valvole -Onde medie -Ricezione diurna della stazione pi prossima In condizioni favorevoli ricezione serale di alcune principaii stazioni europee. Privo di reazione regolabile sull'aereo, quindi esente dai disturbi caratte-.. ristici degli apparecchi a reazione. C O STA L l R E TASSE RADIOFONICHE COMPRESE. ESCLUSO ABBONAMENTO ALLE RADIOAUDIZIONI VENDITA RATEALE C H l E D E T E LO A l M l G L l O R l R l V E N D l T O R l 5

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disegno di BEPI FABIANO L'EBREO IN MASCHERA Gli ebrei formano rma Nazione e 11011 tma setta religiosa. In che cosa, dice il Midde rash, differisce il carattere ebreo da quello delle altre nazioni? In questo : le altre nazioni cessano di essere allorquando i loro paesi vengono conquistati; gli Ebrei invece hanno perduto da lungo tempo la loi:o e sono sparsi in tutte le parti del mon do; ma tuttavia formano una sola nazione, la quale ver sempre la sua religione, i 6 (Citazioni tratte da un'opera di Giovanni De Stampa, pubblicata a Treviso nel 1889) suoi costumi, il suo carattere ed il suo odio tremendo contro le altre naZioni Il Rabbino e ministro spa gnuolo, Don Abarbanel scrive : Gli Ebrei sono internazionali; fuori del loro regno non si sen : tono mai in propria patria: anche se divengono ministri od occupano altri alti uffici dello Stato, quali non accettano se non per far credere, che nutrono amor di patria, certo che distruggeranno una intera na zione piuttosto che far male al loro prossimo ebreo I Rabbini stessi dichiarano : L'ebreo pi capace nell arte di mascherarsi che tutte le altre nazioni della terra, cos che l'e breo possiede la capacit di cavar ad alcuno i denti e fargli credere che l'ha baciato: questa capacit di mascherarsi saria per l'esistenza della na zione ebraica, poich se non potesse nascondere perfettamen te il suo profondo odio contro le altre nazioni, allora sarebbe sempre perseguitata da esse Ed infatti l'ebreo possiede grande capacit di mascherarsi; egli si serve d'unamaschera divesa a seconda che siede o nel Parlamento, o sulla cattedra, o nell'uffic ,io d'un giornale; egli

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ANNO II -NUMERO 3 5 DICEMBRE 1938-XVIl ESCE IL 5 E IL 20 DI OGNI MESE UN NUMERO SEPARATO LIRE l ABBONAMENTO ANNUO LIRE 20 ABBONAMF.NTO SEMESTRALE 12 ESTERO IL DOPPIO Direttore: TELESIO INTERLANDI Comitato di redazione: prof. dott. GUIDO L.{\.NDRA prof. don. LIDIO CIPRIANI -dott. LEONE FRANZI dott. MARCELLO RICCI dott. LINO BUSINCO Segretario di redazione: GIORGIO ALMIRANTE SCIENZADOCUUENTAZIONE POLEUICJl OUESTIONJ\810 finge di sacrificarsi per una idea o per un'altra da far credere di essere caldo patriotta, mentre ch'egli non mira ad che al proprio interesse. ::-Il principe -di pro-< . nunciava in un suo discorSo nella seduta di Francoforte 17 giugno 1847 le .. seguenti pa-rofe : Mi frebbe male vedere un ebreo in un parlamento di sporre dei destini della nostra nazione, perch mi sembrerebbe un commediante; a genti, la cui esistenza consiste nel succhiare il sanguetiella classe lavorante, non si pu mai affidare il destino della nostra nazione. l'ebreo Disraeli primo mini. stro dell'Inghilterra, scrive: E' una pazzia il credere che siano i ministri o gli altri diplomatici che abbiano influenza sulla po litica; le genti che hanno que-sta credenza non hanno mai fatta osservazione sulle cose che avvengono dietro il sipario. I ricchi banChieri e fra questi an che. quelli, che portano i loro peas e caphta1l nazionali, go vernano il mond. Essi sono quelli che provocano la guerra fra una nazione e 'r altra, che conchiudono la pac; essi sono quelli che cambiano 1 ministri e che li rendono oggetto o dei-l' odio o dell' i'-ffiOre del popolo a seconda dei loro interess finanziari .. Infatti gii Ebrei si studiano colle loro maschere di ordinare ogrti cosa in modo che s!a pi vantaggiosa per le loro fmanze. Il Rabbino Majer scrive: A seguita: di varie. riunioni . h-e, d' o rdine-si priva qualche volta di parecchie migliaja di lire col .del D:u.ce. banno: aJ; di be.f!eficare. i cristiani7 solto ta..: ma egli pop lo fa se non per. : suaso che questa macchinazione . : gli produrr il centuplo. An-A S. il il, Mini &tre. rituale degli msegna : E un gran peccato' il -deJre Coql.oraztont, 1 SOltose:gremr agh E".R fare il bene a un cristiano.. .ma e aU'Afr.ica : Ita-liana, nonch i.Rresidenh Cfef(e:_ per permesso di abbind olarlo c d . . r e regalargli denari per i suoi vane. O.tlf:e erazaom mteressate "'e l -1to-istituti -di beneficenza e fargli la.ri dei pt.-i mp .ortan_ti .Conso lat L aWestero credere inquesto modo che gli stata la-costituzione di una Commission ,.permal!" per il rimpatrio degli:.ltaliani dall'estero il cui scopo sar quello di ordinare e facilitare le numerose correnti di Italiani che hanno manifestato l ''intenzione di rientrare in Patria, c;lopo la conq.uista dell'Impero. La Commissione avr sede presso il Ministero degli Affari Esteri e inizier immeCiiatamente i suoi lavori. siamo amici; perch operando in questa maniera possiamo guadagnare pi di qudlo che abbiamo sbOrsato Da tutto questo appare come l'Ebreo fa il ministro, il diplo matico, il deputato, il professo re, il giudice, il giornalista e l'usuraio tutto per un solo scopo cio per la propria saccoccia. Quando Napoleone I concesse l'emancipazione degli Ebrei, un ricco banchiere ebreo, Mos Levi, di Parigi, diceva : A noi ebrei non importa l'emancipa zione e la nazionalit, ma ci im. porterebbero piuttosto privilegi nel commercio e nell'industria Gli Ebrei non dissimulano neppure oggigiorno di formare una nazione distinta dalle altre recitando ogni giorno nelle lo ro preghiere : O Dio raduna tutti gli Ebrei dalle diverse parti del mondo e d loro il regno su tutto l'universo Noi non riconosciamo nes. sun re. 7

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(DAL MESSAGGIO CHE IL CAPO DEL GOVERNO DIRESSE AGLI EMIGRATI DOPO LA MARCIA SU ROMA) AGLI ITALIANI DI TUTTO IL MONDO o Italiant, voi chevivetelungi dall'Italia dovete sentit-e che l'essere Italiano costituisce per voi un motivo di grande orgoglio, non solamente per il ricordo di Roma antica, ma anche per le possibilit e la sicurezza del futuro. Voi dovete sentire che dietro di voi, in qualunque parte voi siate, presente la Patria, pi grarrde e pi forte dopo la crisi che ha dato alla Nazione un Governo forte, degno di lei. Io voglio fermamente che la restaurazione delle forze nazionali sia fatta colla stessa forza di volont con la quale abbiamo potuto vincere la guerra. La vostra cooperazione ci necessaria. Io conto, e so che posso contare, su di voi, perch avete dato infinite prove di amore alla Patria lontana, per sempre presente nel vostro spirito. Viva l'Italia l Viva il Re l BENITO MUSSOllNI

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ezzo secolo d Legge sulla disci-pli-n-a -rapttOrti f'ra accap:u.rahn.i di cmiganti e(l e111igranti. Viene istituito l'nt'ficio di "vettore'', cio acconlpagnato1e autorizzato di e1nigranti. Si pre la Case dell'eJUigrazione "vi' 'iene c1.eaw il Collllllissariato Generale per l'emigrazione, coadiuvato dal Consiglio Supetiore dell'eJnigrazione e (}alla Connuissione parlamentare di vigilanza sul f'ondo per l'entigrazione. Si stabilisce di considerare CJnigrante clti si reca all'estero viaggiando in terza classe. Istituzione in Milano di ttu mf'wi-o -etnigra zione per i confini (li teita. Si apte la tase dell'eni grazione protetta ". 't'iene consitletato e111igrante citi si reca al l'estero, in qualunque classe, a scopo di lavoro o per raggiungere parenti. Si Jn'Ol' vede alla tutela giuridica degli eJUigranti: 6 .\.;:;osto 191-1-Si iniziano le leggi di guerra. Viene sospesa la tacoltit li cinigrazione a tutti,.. gli iscritti di leva e JUilitari di qualunque catego-ria.

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Obbligo (li dennucict 1,re''eutiva dei contratti stipulati pe lavorare all'estero. Obbligo del JmssaJunto Jlei' uscire fh.l Regno a scopo di la''O to. Xotme per l' aruolatnento degli OJ)erai JlCI' l'esteJ.o. u; 1!]() SosJlensione tenoranea flel rilascio di 1assaporti ai gio,'ani infeimi ad anni 16. Obbligo del nulla-osta clel Contmissariato )JCr il rilascio di ctmtlsiasi passaJoto. 1S HU9 Viene abtogata la diS)Josizioue relath' a al nulla-osta; ma m an t eu u to l' obbligo elci })3SSaJ)Otto l Approvazione del testo unico sull' emigrazione c sulla tutela giuridica degli emigranti. Ui Dhcmbtt l!J23 (.!reazione di nn Istituto di cre,lito il lavoro all'estero, allo scopo di finanziare imprese di colonizzazione e trovare nuovi sbocchi alla J.DaJ.U) d'opera italiana. Istituzione, })resso il Ministero degli Afl"ari Esteri, tli una Diiezione generale degli Italiani all'estero. Il Duce dispone la. creazione di una Co1uauissione, Jresiecluta dal Ministro degli AtCari Esteri, per il rimpatrio degli Italiani dall'estero. lt

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d:. vogliamo capire ci cl< '""'"""'" eh. uccede, che ancura in Italia, dobbiarrw principiate da quell'urto e1la scienza iivo1u i ixmaiia con 'l'umam't classica, 1u t'incontro di Giannbattista Vico con Cartesio e con i cartesiani di Napoli alla fine del Seicento. . In quell'avvenimento il seme di tutta la tragedia itliana, perch allora incominci il vero dominio .francese dell'ltali, il dominio della rivoluzione e del genio francese, qual' an cora radicato negli strati pi borghesi e meno popolari della societ nasini per sclerosi, passivit, e vuoto interiore. A principiare da Napoli, gl'italiani diventarono cartesiani, i cartesianJi div e ntarono giacobini, al tempo dell'invasione fran cese, i giacobini diventarono patrioti, .guidmido .gl'invasori, im bracciando con essi a fucile e facendo fuoco sul 'Sulla carne viva della patria, insorta, dal Pierrwnte alla Sicilia, con tro lo straniero. Continuando a chiamarsi patrioti, diventarono Cflrbonari, mazziniani, qiwra:ntottisti; fecero il disperato ten tativo di fare dell'l ta/JW; la repubblica francese, fallirono nel 1849. Successero altri .JUJmini., ..guidati da un agricoltore, ed erano quasi tutti agricoltori; presero tutt'altra iniziativa, la presero in nome el re i Sardegna. SU{:cessero il decenniO pi'emontese e il regno d'Italia. L'architetto cadde dalla fabbrica: i suoi compagni invece di condurre a termine za sua iniziativa, la fecero intnstire, e successe un !XJ,mbiamento che nel 1816 ci ricondusse al 1848, cio quella cosiddetta rivoluzione parla-eoo ooo 700'000 600'000 500'000 400' 000 fmisrarionlohzf, ___ fmi9razion,Jransoc#anica [ tDnlintiiiOI# lA BO E L'EMI4 inentare, con la qu.ale, le cosiddette s ini.stre, cio i partiti falliti nel 1849, del governo del regno. Con qriei repubblicani del la moriarchia,' le cose d'Italia ripre sero il ritmo del 1848. A vevarrw l'ansia di riguadagnare uri .tempo perduto, rincorninciamrrw repubblicani. quarantottisti, comunardi, cantinuamrrw derrwcratici, socialJisti, marxisti, sin daclisti, egludiani, sare/:imti, nazitmtdi'Sti: po francese e tedesco del seme cartesia,no . Giungemmo alla guerra, che francia e Germania scendevano in campo per il dominio dell'Europa, e a un tratto vdemrrw in giuoco gli auto ri, l'origine di quel nostro tempo; ci dividemrrw, prendemmo partito per la Francia, partito per la Germania, assueftti orTTUlJ, alle 700'000 t 600'000 500'000 400'000 300'000 . ;:w, tendenze, che infiammano, rimpiaz zano l'azione effettiva, e non met tono l'Orrw al du111Jue; negoziam rrw l'entrata in guerra, non ci ver gognammo, non ci accorgemmo d i "fare un vero negozio; vecchi ma chiavellici, un negozio di sangue al fine deltegerrwnia francese; ci vol le la guerra per comprendere che una naziOne combatte per la p_ropria .civilt e ehe dovevarrw finalmentt: cominciare a vivere e morire per l'f. talia; e alla pace toccamrrw con mano d'esserci -svenati per la Francia; Questa tragedia seppell il perio do incominciato col ritm del 1876 e dette inizio all'attuale Il periodo del 1876 'la spiega zione del nostro, nel senso,' per -esempio, -"Che .. chiamato a s gli emigrati spi e gato dall'emigrazione, e l' emigrazio rwn senza ca pire il periodo del 1876, in cui av venne : ma il 1876 fu il ritorno dei partiti quarantottisti e per capirlo do1ibiamo cercare la radice comune del 1876 e del 1848, in quell'-anima zione francese di cartesiani e gia cobini e patrioti tliani . Chi erano i cartesiani? Emigrazione totale, transoceanica; continentale dal 1876 al 1923 .,_ -{;artesiano era per e$empio il capostipite degli avvocati napoletani 'Francesco tJ'JI.ndrea, il -qruile lasci detto ai suoi discendenti di farsi av vocat,i, se volevano ricchezza e no bilt. Preti, avvocati, studenti, ga Jntuomini cartesiani, gente 12

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GHESIA RAZIONE istruita, gente ricca, quando i signori feudali erano poveri e indebitati, cio tra il seicento e il settecento. Erano gente che s'indusiava con ingegno e istruzione a conseguire ricchezza e nobilt, e per lo pi erano figli di mercanti, arrendatori e ap grascie, di appaltatori banchieri, rai. avevai'IIO fatto denaro, avevano studzato, ed-se-rum-erano-ricchi-, volevanoufJiei-, potere ; Il denartr e specialmente l'istruzione gli dava presunzione, li faceva riven dicatori, li disponeva al disprezzo e alla riforma della societ. Quello stato d'animo trovava inclinazione nel razionalismo, e nel concetto di Cartesio che il pensiero, sola prova ed essenza dell'essere, tutto: concetto che infiamm non Cartesio, ma giusnatu-. ...... giliniei:e a('!,oro pure con la sua repubblica avrebbe messo' l. n comune le donne: ora voi ditemi quale tirannia del ostume mora! sa r ebbe stata quella dt Platone. Autore dei /4tti wnani rwn ilpensiero, non la volont, autori illegittimi, ma l'immaginazione, la capacit di essere uman( e d'immaginare l'umane, nel modo pi sensibile e parti colare pOssibile, pi comune e pi universale: di un difetto d'immaginazione parl in sostanza Giambttista Vico ai suoi con: temporanei, fece vedere la tirannia del pensiero, quando della rivoluzione oon c'era il sentore, e che la borghesia era nata nemica del popolo, quimo non si chiamava arrcora burgkesia; ed era gi potente. Perch quella gente intraprendente, quella classe di mercanti e professionisti era la classe nuova, la borghesia Aveva gi assommato il dominio della ricchezza mobile e avuto alla mer cede i signori di terre, .indebitati, bisognosi di denaro; avuto in appalto, comprato i feudi. Dedita al traffico, estranea all'agri coltura, ciuadina, aveva preteso ed eserciw.va l'illimitata libert di possed-re, d'usare e abusare del proprio, facendo del la terra una speculazione di pascoN, d'affitti, una fonte di pron to guadagno: cos l'aveva isterilita, calpestando tutti i diritti che-il popolo aveva sulla partedemaniale del feudo-, facendo i contadini servi della gleba, e facendo credere che quella ser vit fosse effetto del s'lstema feudale, e fosse da rimediarvi con l'istituire la propriet libera, la quale conveniva a tutti quelli che avevano denaro per comprar terra, non certo ai con-lp..MA/J-4, t t t t t ralisti e pubblicisti a ripensare la struttura della societ, a farne-un piano ragio-nato; autorizz pensiero e volont a scendere in campo, a wddis fare la passione di potenza, a distruggere e rifare cento volte daccapo, che fu la tirannia sanguinaria della rivoluzione francese, quel suo continuo rifare e non sapere quel 2
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i::he 11talia fcr con e sarebbe iome meglio elle gli Italiani all'estero. anche in numero maggio r e e vi r estassero nitivamente. Cn tali principi,' e con tali uomini, si dissanguava. L'istint o ciec o dell'emigrazione scriveva il Mosso. stesso libro -si trasforma a p o c o per v olta 'in .unct dello Stato che aiuta istruisce guida le c orrenti d e g li nella ricerca del lavoro o n esto L'emigrazione, ossia u funzione liberale: giustissimo. Funzione dello Stato tadini. E non solo il demanio feudale fu dai borghesi tolto al popolo, ma le terre comunali, le terre delle universit. La for mazione della classe borghese non fu che il consumarsi di un'u surpazione, della quale e dei raggiri, soprusi, aperte sopra/fa zioni, massima fu l'evidenza nell'Italia meridio1w. La rivolu z ione non fu altro che il polverino rnesso all'usurpazi,Qne, per ch con la cosiddetta eversione dei feudi stabilita la Ubera propriet e legalizzata l'espoliazione del popolo, questo perdette senza alcun compenso i suoi secolari diritti, cosa che non l'isti tuto 4ella propriet, ma una legge agraria avrebbe dovuto impedire. l sterilita la terra, schiacciato il popolo, non restava da fare altro che la repubblica. E Vico? Non bisogna credere ch'egli fosse il capo d'un nwvimento, questo un concetto straniero, e i nwvimenti sono infatti bor ghesi. Dante il vero autore della nazione italiana, ma noi non siamo stati mai un movimento dantesco. Del nostro genio anche la solitudine, e Vico fu solitario pi d'un secolo, anzi oblwlo. Egli era la natura della scuola italiana, perch non c'era soltanto la scuola borghese, soltanto un movimento di dottrine, ma viveva l'antica scuola italiana, ed era vichiana, a principiare da quella di G. M Galanti, di Cuoco, discepoli d:i Vif;o. Chi li conosce, fuor degli specialisti? L'Italia dunque una faccenda da specialisti? E vichiana, oltre che galileiana, dobbiamo chiamare la scuola dei bonificatori toscani dello stu dio di Pisa. Dobbiamo finalmente sapere che alla radice dell'o pera di Cavour, non dell'opera agraria soltanto, ma della poli tica estera, alla radice del regno d'Italia, c' l'opera iniziata il 1738 dall'arcidiacono senese Sallustio Bandini, condotta da Pompeo Neri, la quale in un secolo ridette vita e popolo Ul[e terre toscane, ridotte un deserto pal11doso dallo sfruttamento mercantile. Bemardo Tanucci, condiscepolo di Pompeo Neri allo studio di Pisa port a Napoli l'indirizzo toscano, quando Carlo III inizi con la guerr al borghese la politica popolare della sua monarchia, la quale stava restaurando i diritti del popolo, dando la terra ai contadini, e aveva abilitato la povera gente ai pubblici uffici, abolito le decime, rinnovato gli antichissimi parlamenti comunali, obbligato i giudici a motivare le sentenze, isti-tuito il sistema ipotecario, quando del famoso codice di Napoleone non c'era e qua.ndo appunto i borghesi fecero con le baionette francesi la repubblica partenopea. Repubbli cani nel 1799 erano i proprietari notava uno di loro, Guglielnw Pepe. Caduta la Francesco Lo monaco scrisse al cittadino Canwt che a Napoli l'esistenza del ricco era di nuovo esposta alle insidie della calunnia. L'esistenza del ricco, ecco la redenzione dei patrioti! Succeduto il regno di Giuseppe Napoleon e i ricch i di Napoli cessarono d'essere calunniati: 14 abolirono i feudi, tolsero per sempre la terra ai villani, la tirannia del loro denaro divenne incontestata. Alla Restaura zione, l antica monarchia trov risolta ne.l senso dei borghesi la questione della terra, e non ebbe piit ragion d'essere; soprav visse: d'allora in poi, come racconta Giownni V erga, mastro don Gesualdo poteva togliere a suon di qzwttrini le terre comu nali al barone lacco, i villani potevano sollevarsi: e Zacco don Gesualdo, tutti i galantuomini del paese farsi carbonari, cospl : rare alla repubblica francese': altro clie sollevazione di villani. La scuola toscana dette contenuto alla politica popolare delle m anarchie europee fino alla rivoluzione. Pompeo Neri fu l'ispi ratore l 'aus1:liario, il progettista di Maria Teresa, Luigi XV, Federico II. La Tos.cana era ancora il centro della civilt. La differenza che cor.re fra la sua scuola e la scuola borghese che quella cre e mise in essre una effettiva partecipazione del popolo ai beni della nazione, la borghese invece una oli garchia della ricchezza mobile in sostanza una reazione al concetto toscano, senza poterlo tuttavia sradicare, nemmerw con la rivoluzione, per,ch, nel 1845, l'Inghilterra mand una commis sione di deputati a studiare il sistema agrario e commercial e toscano, e nel 1846, fece la sua celebre riforma, secondo il sistema che Pompeo Neri aveva stabilito in fin dal1715, e perch, nel 1851, Cavour inizi in Piemonte l'opera toscana, e pareva che la civilt dovesse ripr(mdere il cammino, dopo la rivoluzionC> e pi esattamente reazione borghese. Come i bonificatori toscani, Cavour fu condotto all'agricoltura dal suo talento rnatematico e dall'agricoltura fu guidato a fare il regno d'Italia, non l'unit, che l'Italia possedeva p e r lo m e n o dal tempo di Dante, e non l'unit filosofica e nemmeno un fatto soltanto politico; come i bonificatori egli pass dall e nuUematiche dlla corwscenza degli uomini, e come i toscani ricrearono la dov'erano sterpi e malaria egli trideltt : vita ai campi piemontesi, e con trattati commrciali, che .fecondarono la lavorazione delle materie vegetali e animali cre l'industria, il commercio e una respira z ione mondiale al piccolo regrw piemontese. Il 1851, vedendo che Cavour incamminava il Piemonte p e r quella strada, i Georgofili di Firenze lo nominarono socio onorario di quell'accademia, e Cavour rispose a Cosimo Rlolji che intendeva appunto andare per la strada della Toscana. E' questo il punto pi dimenticato, meno studiato, e diciamo pure affatto studiato, totalmente ignorato dell'opra d e l mini stro piemontese; eppure ne l'anima, perch la piccola poten:a piemontese non avrebbe acquistato tanta importanza, non sarebbe stata invitata a partecipare all.a guerra d oriente, non avrebbe primeggiato al congresso di Parigi, rwn sarebbe riuscita a concludere con Napoleone lfl il trattato di Plombires, cor1 la sola forza dell'abilit, se non avesse creato un effettivo rapporto con le potenze occidentali quale apprmto cre con i trat tati commerciali,, inspirati al sistema agrario toscano; con i quali il Piemonte divent un fattore attivo dell'Europa, non solo fece l'industrw consegu benessere, ma fece vedere per quale strada si sarebbe messa l Italia, quando la Francia di Napoleone Ili aveva !ascialo il sistema e l'In ghilterra aveva preceduto il nella strada della Toscana: per quale si sarebbe messa l'Europa. Che i trattati commerciali dovessero servire le aspira:ioni d'Italia, Cavour lo annunci -il 28 giugno 1851, dicendo a pro posito della convenzione addizionale del trattato di naviga zione e pommercio, conchiuso il 5 novembre 1850 con la Francia: 4: Non pu arrivare una tale complicazione di eventi in cu i pr endano part e tutti i popoli d'Europa? In cui l'Occidente e l'Ori ente si trovino divisi in due campi? E se questo accadesse, sarebbe egli desiderabile che noi fossimo in rrien che buon e r ela zioni con la Francia? Se questo avvenimento, che non pro babile, ma che non imposs1 : bile accadesse desidererebbero gli

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oratori ; cne hanno parlato coTr:" twito !'Calore che no( ci mo. in plM:af!en.e-uoli rappo-rti eon lG-Francia, e che dove'ssi:mo fare a$segno, nella eventuqlit di un attacco della Francia, sulle baionette c he stanno oltre Ticino? E che per di quei trattati _"nascesse l1industria piemontese e facesse le ossa, si vide pochi anni, tanto che al_ termine del -1855 che pure fu un anno avverso e calamitoso, Cavour diceva: Tra pochi giorni voi esaminerete le statistiche de'll'esportazione dei prinipali_prodot'ti del nostro Stato, e vi accor gerete che quest'Uiino si esporwto poco meno di urt milione di chilogrammi di seta lavorata, mentre pochi anni sono se ne esportavano 400 o 500 mila al pi; voi vedete adunque una industria Jche ha raddoppiato in quattro anni i suoi mezzi di Non so se in Inghilter:ra vi sia un'altra industria ,che abbia fatto progressi pi rapidi! Sicuramente non voglio paragonare lo stato delle nostre industrie colle industrie inglesi, -nUJ. se io avessi bastante scienza matematica per poter calcolare il coefficiente della velocit del progresso in Piemonte e in Inghilterra io credo che il deputato Menal_nea, rifacendo i miei calcoli, non troverebb,e il coefficiente inglese maggiore del nostro Con la politica commerciale della Toscana Cavour dunque cre l'industria piemontese e fece il regno d I tali a. E costituito il regno, che cosa pens che ora bisognasse fare p e r l Italia? Leggete i suoi ultimi discorsi, sono il suo testa mento, egli mor dopo qualche giorno. Vi si parla della futura indstria italiana della creazione dell industria meridionale, dei torcitoi da impiantare in Calabrz, l'industria chimica aa fare in Sicilia. L'italiano era un popolo di contadini assetati di terra. Bisognava innanzi tutto dare terra da la uorare ai contadini, come a vevano fatto la Toscana e il Piemonte. Bisognava che i contadini avessero la certezza di --la-vortzre-anr:he per i figli, e che il lavoro prendesse quel lungo respiro, "che vuole l'agricoltura, c potesse riparare alla sterilit prodotta dal corto respiro dello s fruttamento borgftese. Questo era il primo punto per dare nutrime11:to e vita popolare all'Italia. Occorrevano alberi, rifare i boschi distrui borghese Variare le culture; fare i prati, regolare i pascoli, ristabilire la pastori:.ia distrutta, rifare le greggi dell'antica pecora italiana non di merinos, ma quella che dava la miglior lana del mondo antico; rifare il bestiame. Ben veggo che Cerere sempre la dea del l'ltabia e della Sicilia e che tra noi non fu che ospite! Ben l Italia sempre la terra del pane e del vino! Ma gl'italiani non profanano le sante opere della dea, commettendole a mani serviti; e la terra qui lieta e superba per esser smossa ben spesso da un trionfale Questo faceva dire a Platone Vin.cen:.o Cuoco, nel viaggio in Italia. Preti, avvocati mercanti d e vastarono la pi beUa terra del mondo antico. Bisognava rifarla, dandola agli agricoltori, al popolc dei contadini, che erano la nazion. Cos la potenza della razza sarebbe cresciuta e il lavoro avrebbe dato lana, pelli, seta lino, agrumi, legni, ecc., ed anche minerali ; non per"h fossero venduti, ma perch fossero lavorati; avrebbe dato la materia alle industrie, come l'aveva data in Piemonte, e nel mezzogiorno sarebbero sorte altre industrie, com'erano sorte e avevano prosperato in Piemonte, n pi, n meno. Questo era il proposito di Cavour. L'Italia agricola e noi non potevamo esistere senza potenziare l'agricoltura, e non potevamo cominciare industria se non dall'agricoltura, cio dalla lavorazione delle materie dell'agricoltura, e non potevamo fare un sistema industriale, se non basato sulle materie delle coltivazioni e degli allevamenti. Inve c e proprio su questo punt fecero cilecca i compagni di Cavour e c'erano magnifici agncolton, coine, per esempio, Ricasoli. Questa era l'ope_ra ,fo ; o, t'opera della scuola italiana, e noTi la fecero. _Si lasciarono : invece prenqere dallo spauracchio del pareggw di bilancio1 ag_itato 4ai borghesi; e giunsero alla cru-l una: I risultati di una inchiesta fatta nel 1910 dal Commissaper stabilire !"influenza dell'emigrazione furono pessimistici per quello che riguarda perniciose abitudini contratte dagli emigranti durante la loro permanenza all"estero. Quasi tutti i Sindaci d'Italia affermarono che !"emigrazione ha influenza sinistra per !"abitudine dell'alcoolismo e del gico, aumenta singolarmente i reati che si ricollegano all'affie. volimento dei r apporti familiari, aumentando gli adulteri. le illegittime, i procurati aborti, gli infanticidi. Secondo Corte di Appello di T orino l'emigrazione m o J"alit. delle donne. :. < L 'emigr ,nicme deit di mettere il contatore alle macine dei mulini e sul pove-ro diavolo che andava a macinare il suo sacco di grano. Entra: rono da coglioni nelia questione che l'Italia twn avesse materie prime e in quell'altra che la questione di vita e di morte della nazione fosse la dottrina del cosiddetto liberismo o quell'al tra del protezionismo. Quando senti dire pareggio, ma terie prime, economia, ricordati quel che dice Leopardi, che la ra gione piccola e nemica della natura. E ricordati che l autar chia oggi il prodotto non solo dell'agricoltura ma anche di quelle miniere di cui era assiomatica l'inesistenza. E considera che la ragione d'essere oggi un vero contrappasso della ragio ne per cui la scuola borghese riusc a togliere all'italiana il governo d'Ita lia. Se una cosa certamente signifi.chiamo, signifi chiamo la morte della s.cuola borghese e quell inizio della scuola italiana, che non prese corpo alla costituzione del regno. Perch se la scuola iti.iana cedette proprio sul punto popo lare, quale altra consisten z a poteva avere? Non le rest che per dere il potere. Con la cosiddetta rivoluzione parlamentare del 1876 l'Ital.ia cadde in mano della borghesia. Due anni dopo l'agricoltura ricevette il primo colpo. Vigeva il sistema commerciale del 1863 che credo, era in sostanza quello dei trattati piemontesi, e dal 1862 al '77 l espor tazione dei prodotti specialmente agrari, vino, olio d'oliva, Ct:\napa grzza e pettinata, agrumi, ecc., grano, e specialmente riso, era stata progr e ssiva. Dal 1869 al '77 progressiva quella dello zolfo e anche del ferro, rame, ecc. Dal 1870 al '77, quella del bestiame minuto lavori di marmo, corallo, pasta di frumento, tessuti e lavori di seta. Dal '71 al '75 le pelli conciate. Con la tariffa del 1878, fu dato il primo colpo a quell'ini:.io vitale, e il secondo, con la tariffa del 1883. Con la tariffa do ganale del 1886, andata in vigore credo l'87, fu dato il colpo finale col quale fu spenta ogni possibilit di vita agraria c popolare, ogni possibilit d'industria italiana. Ci ordinam_mo come se dalla natura fossimo stati fatti per lavorare ferro e carbone, ma in sostanza per diventare un campo di sfrutta mento di cinquanta persone e qualche banca. I grossi proprie tari di terre negoziarono la loro adesione col dazio sul grano. Per tutti gli altri, bagnare di sudore la terra di v ent una fatica ingrata. Ridotta l'agricoltura a una specie arcaica di economia d'uso, non si poteva pi pagare nemmeno la fondiaria. In po chi anni, la grn massa del popolo, specie il meridionale, mes so alla disperazione emigr. Questo fu il corollario dell'eversione dei feudi Avuto il potere dalla rivoluzione francese, la borghesia tolse legalmente la terra usurpata al popolo; avuto i l potere dalla rivoluzicne parlamentare, la borghesia italian cacci il popolo dalle sue antiche sedi. Questa fu l'emigrazione. MASSIMO LELJ 15

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NON SNATURA a: razz a ial.I' e,migrazi}!e: .c Non fatlo!ben n,otorio oggi Che .. in alctino de1 .nostri paesi 'del mezzo giorno fino a qualche -.fc$ non si conosceva la lisi. apparso il' male insidioso dacch si determinata una corrente costante di emicp:qzion-' '. di ritorno dall'America? In Alfedena. -piccolo paese dell' Abmzzo aquilanQ. : dove era leggendaria la salute, data dalla purezza del luogo alpestre .e .bo= scoso, col fenomeno migratorio com-_ i).ama la -tuber-colosi. :. [da T Rosati: Assistenza -san itariadegli emigranti e d e i marinai :i;, A_ Vallardi, Milano, 1 908 .] Si legge in: Faccenna: Per i emigranti, q uanto segue: Gli economisti e i maestri scienze sociologiche insegnano -l:emig.rozione _rqppresenta: un rimedio efficace ai tanti che affliggono la societ; una forza produttiva che qpre la -via,, a sicuri miglioramenti economico-so; : dali; -un mezzo potente che governa. LA TRANQUIT.LA FUSIONE DELLA RAZZA;:: DELLA LINGUA. DEI COSTUMI E : DBI SENTIMENTI DEI POPOLI. Vale a dire il ttale e d efi n U ilro 1ro 1( l ritorno in Patria di grandi masse di Italiani destinato a restare nella storia dell'umanit come uno degli esempi pi luminosi dell'importanza fondamentale ed eterna del fattore razza nella vita dei po poli. Gli Italiani che si riuniranno ai loro fratelli di sa_ ngue hanho vissuto per lungo tempo in terra straniera, sotto i clit:J.i pi disparati e nelle pi diverse condizioni di vita. Molti di essi sono nati fuori -d'Italia, moltissimi appartengono gi alla seconda o alla terza generazione ; non tutti cono scono la nostra lingua: Eppure ritorneranno anche che n:on parlano l'ita-. liano, percn Thanno o pe"rch non mai Saputo, anche coloro che in Italia non. conoscono nessuno, per-ch da alcune generazioni che l'hanno la sciata. L'ambiente, la vita, i costumi diversi non hanno potuto annullare nl pro. fondo personalit" di -questi Italiani l'essenza della razza. i suoi movime nti, i suoi gesti, il suo tem-.. peramento, il suo pensiero e il stio tp.<;>do di -sentire resteranno ,.sempre quelli di -,i:tn italiano, e questo an_che se egli 110n scesse la. sua origine italiana. Se invece di esaminare -un singolo, esa-_ miniamo un .gruppo umano intero, il risultato della nostra ossrvazione 'sar il nie. desimo. Nelle I!1edesinie di' razi e diverse reagiscne poggia ormai su dati cs numerosi, su esperienze cos esatte, che non pu pi essere discuss Ma, lasciando da parte gli esempi a carattere strettamente tecni co, dall'esame delle opere. dlle singole razze che ci appare-!ntutta la sua forza il valore dell'identificazione della razza con l'eredita-riet. Questo va1e tanto per gli individui esaminati isolatamente quanto per i gruppi umani visti collettivamente Un per esempio, anche se nato in America, resta razzialmente sempre uri italiano Naturalmente la sua lingua madre non sar l'italiano ma l'inglese, o lo spagnuolo, la sua cultura non sar pi quella italiana, le parole con le quali ser non saranno italiane, ma i"! suo volto, Tutto questo mostra in maniera eviden-tissima come la, teoria. dell'ambiente abbia un valore relativo quando la riferiamo-in tutto all'uomo e come le qua lit razziali nell'uomo reagire for temente all azione dell'ambiente e in modo molto diverso neile differenti".razze. Gli storici spesso ci raccontano che l'Inghilterra diveputa -una grande potenza soltnto perch insulare, o che -la posi zione geografica di Roma stata la causa pero -Romano. Eppure ne( ;nondo ci sono : isO"le molto pi ben situate del-l'Inghilten: a e localit molto pi adatte per l fondazione di una citt che non Roma. Rom;t a:_ vrebbe potuto. sorgere benissimo pi a settentrione o pi a mezzogiorno, .:..pi-ad-=or-iente _q -pi---ad il suo destino imperiale sarebbe .'stato lo steSso; percli sono .gli fanno la storia, sono gli uomini vincono lo ambiente e non viceversa. Emigranti prima dello sbarco (fotografia d'antegue rra)_ E questo ville anche l?er i -Ca.si : estremi. A proposito E. Fi_shr ba" sritto : "; -16

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tt Qualculm pohebbe obiettare : una razza, che destinati a creare un'alta cultura e che ha-in-s. le qualit ereditarie-per farlo, portata ai Polo Nord, sar costretta a vivere come gli Esqniirtesi e non potr mai raggiungere un livello di civilt supe riore ad essi. Ma questa obiezione non ha valore perch una razza creatrice di una grande civilt non si adatter mai a vivere in un ambiente con risorse modeste ma emig rer, : potr S ,U<;l ambiente o ui.:__an.tbiente che potr mare secondo. li ima volont ,'>. Comune mente si parla di giovi _nezz3:, di mtiu:, di v:ecchiaia di 1m popolo. Questi termini usati per lo pi dagli sttiCi ; hanno il loro valore quando_ si riferiscono ad un popolo ma no n quando si riferiscop.o ad una razza: Le qualit della razza non segnano questa fatale paraboia: esse difatti si mantengono sempre le : stesse. E questo va1le per le qualit fisiche e in maniera ancora pi spiccata per le qualit psichiche. Le qualit razziali I:tanno rC;a!mente il ca'l"attere e si mantengono tali finch vivono puri gli uomini di una determinata razza L'ascesa o la decadenza nella v _ita dei popoli di pendono, non tanto dalle condizioni di -di ma o di suolo, coine una sorpassata con cezione materialistica potrebbe farci cre dere, ma essenzialmente dalle qualit raz ziali dei popoli. Questo naturalmente non vuoi dire negar.e all'ambiente o alle con dizioni di vita ogni influenza sulla razza. Difatti quando si dice ereditariet dei ca ratteri razziali bisogna intendersi bene sul significato delle parole. Cos per esempio per la statura : quando si dice ere ditariet della statura alta non si vuole affatto indicare che il figlio deve eredi tare la statura del padre esatta al millime:. tro, ma semplicemente che egli eredita una tendenza ad avere la statura alta, tendenza questa che potr manifestarsi o meno a seconda delle condizioni di vita e di am biente Ma le modificazioni in pi o in meno portate dalle condizioni ambientali non saranno ereditarie. Cos vale per le facolt intellettuali: .un individuo naturalmente intelligente non nasce naturalmente dotto ma diventa tale con l'educazione, quello che realmente in lui di essenziale la tendenza ereditaria adapprendere facilmente. Queste hanno tanto mag giore valore quanto pi elevata una razza nella gerarchia Quanto pi una razza evoluta, tanto pi sele zionata, e,. tanto pi .. differenziata, tanto minori le sue possibilit di variazione. Se noi esaminiamo uno dci tanti ca ratteri fisici razziali, qale quello dellii capacit del vediamo come esso nella razza italiana si .mantenuto tale attraverso i -seguente hella la capacit me.: -n lavatorio a bordo, per le emigranti {fotografia d'anteguerra). dia del cranio in Italiani delle diverse re gioni e di epoche diversissime; indicato anche l'autore che ha racc olto le singole medie: medil meclli uomiDi doaae autre Trentini Moderni 1518 1401 Canestrini Romani 1513 1312 Nicoluc Romani Antichi 1505 1308 Sergi Pompeiani 1500 1323 Nicolucci Siculi Preistorici 1460 1342 Giuffrida-Ruggieri Piemontesi Mod. 1450 1373 Sergi Sardi 1403 1298 Ard Onnis Napoletani 1401 1294 De Blasio 5iciliani 1398 1256 Mondio Lombard 1393 1270 L'esame di questa tabella molto signi ficativo: mostra come la capacit cranica dei Romani antichi, e quella degli antichi Pompeiani, e quella dei Siculi neolitici oscilla nei valori medi che si osservano negli Italiani dei nostri tempi. Come si p_u facilmente comprendere nessuna di versa condizione di vita e di ambiente poai nostri giorni modificare un carattere cos profondamente radicato e non saranno certo le due o tre generazioni fuori d;.Jtalia dei nostri emigran ti che potranno influire. Gi nel 1861 il Von Baer richiamava l'attenzione sulla fissit dei caratteri morfologici nelle razze umane attuali, scrivendo: tt Che cosa sappiamo noi dell'in fluenza dell'ambiente? N ull'altro fuorch il forte calore solare abbruna la pelle. Se per vofessmo estendere quest'influenza sino al colore nero della pelle dei negr.i, s'incontrerebbero grandi difficolt giacch in America ci sono pochi popoli nativi che sono realmente di colore molto scuro> Virchow con grande acutezza ha scritto a questo proposito: Mentre i negri abi. tano una grande zona che si estende dalle isole Samoa, e Filippine fino alla costa oc cidentale dell'Africa e i;he, percorsa nella carta, presenta un campo continuo, ci manca per questa qualsiasi parallelo in America e tuttavia anche l'America si estende sotto l'equatore, dove il sole molto cocente, possiede localit molto umi de e altre molto aride. Quale dunque la causa per cui tra le popolazioni origina rie d'America non ci sono dei negri? Io non credo che qualcuno possa dire quali sieno le cause che una volta producono un effetto, un'altra volta no; io almeno non le conosco. Bench sia facile il dire: certe condizioni esterne devono impedire o determinare lo sviluppo del pigmento. Anzi esistono dei dati di fatto in apparen za stranissimi, come quello dell esistenza, 17

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pi a nord ancora dei bianchissimi Scandinavi e dei biondi Fi1mi, di popolazioni dalla pelle piuttosto scura quali sono i Lapponi. All'opposto vediamo in regioni abbastanza temperate, per eseJ!lpio in Australia, la quale solo in parte appartiene alla zona torrida, e soprattutto nella sua parte m e ridionale, una razza addirittura nera qual' difficile trovarla sotto l equato"re. Certamente nessuno di noi negher che l'ambiente, le condizioni del luogo, il modo di vivere, ecc esercitano influenza sullo sviluppo. Ma di fronte a questi fatti evidentissimi che mostrano in tutta la sua estensione la nostra debolezza, dob biamo moderarci nelle nostre teorie Mol to interessante a questo riguardo il noto esempio dei coloni originari del Wiirtemberg, trapiantati nel Caucaso, che si pre sntano ancora ai nostri giorni, in tutt identici ai ]oro fratelli rimasti in Germania. E quando si parla di persistenza dei caratteri razziali in ambientt diversi non bisogna credere che questo abbia valore semplicemente per quei caratteri generali che distinguono i negri dai bianchi dai mongoli. La persistenza dei caratteri razziali morfologici e psicologici ha valore anche nel caso di qualit distintive di raz ze molto affini, e non bisogna neanche credere che una raz za possa pi facilmente adattarsi ad un ambiente simile a quello originario che non ad un ambiente molto diverso In questi casi anzi sembra quasi che i caratteri razziali si manifestino con pi prepotente violenza. Chi stato in Trano nel Banato, sa bene come la casa del Rumeno, e quella dell'Ungherese, e quella del Sasson e sono enormemente differenti Spesso nello stesso villaggio vi vono a contatto le tre razze e ognuna vive realm ente in un ambiente molto diverso : la casa del Rumeno sar come quella che si osserva nella Moldavia, quella del Sas sone come quella della lontana patria te desca, e quella magiara come quella dei pa stori dcli'Alfoldi. Ogni razza, ogni nazionalit, ogni fa. miglia si creata un ambiente in tutto identico a quello su cui vissero i suoi progenitori. Queste osservazioni nei riguardi della nostra razza acquistano un valore in tanto maggiore in quanto poche razze come la nostra hanno saputo imporre la propria personalit con tanta evidenza ai differenti ambienti, non adattandosi all'ambiente ma adattando l'ambiente a se stessa Il valore dei concetti fin qui esposti appare in tutta la sua evidenza se si pensa che colui il quale riferisce all'ambiente ogni possibilit di modificare i caratteri razziali riconosce in fondo che ogni causa di grandezza o di decadenza della sua razza al di fuori di questa. Un simile modo di pensare non solo antiscienti-18 Emigrazione continentale nel periodo 1910-14 H A R T fico ma anche nettamente opposto alla nostra morale. Gli emigranti italiani che non tornano in Patria -hanno spesso coloniz zato territori immensi. Non. tutti questi territori erano spopolati. In molti di essi, da tempi antichissimi vivevano uomini di razza diversa dalla nostra. Molti di questi territori contenevano ricchezze immense, eppure le popolazioni che li abitavano vi vevano povere ed arretrate, e tali sa rebbero sempre rimaste, poich non a tutte le razze stata data dalla Natura ir. ugual modo, la divina scintilla che fonte di ogni progresso umano. Questi italiani, che ora ritornano, rappresentano dal punto di vista razziale una vera e propria aristocrazia. Coloro difatti che hanno resistito alla prova del fuoco data da ambienti e convivenze cos profondamente diversi dal nostro sono i migliori. Coloro che sentono cos potentemente il vincolo della razza, da essere spinti a varcare gli oceani, costituiscono un esempio tremendo all'Europa attonita e malata. Si sa difatti che la malattia pi che domina nella grande crisi di valori spirituali dell'Europa giudaizzata, orientalizzata e imborghesita, quella della R o o Il l o mancanza di un comune sentimento raz ziale nelle singole nazioni Se si pensa che nei momenti pi gravi della vita di un popolo e di una nazione i supremi sfor zi sono affidati agli istinti pi profondi e in special modo a quello che inconsape volmente cementa tutti gli individui in un blocco solo, il fenomeno del ritorno degli emigranti deve apparirci come un segno manifesto della nostra rinnovata potenza L'eliminazione dell'influenza giudaica dalla nostra vita nazionale coincide con l'ini zio dell'unione definitiva di tutti gli Italiani. Se il morido civile in tante zone presenta delle falle pericolose, pi imperiosa per gli Italiani la necessit di raccogliersi c riunirsi; e se per fatale imbastardimento c degenerazione altri paesi d'Europa non sentono pi la niissione, che sempre stat a delle razze ariane, di difendere e potenziare la civilt mondiale, agli Italiani toc ca assumersi coraggiosamente ogni respon sabilit in questo compito sublime. E la civilt, che opera di uomini, pu essere difesa e potenziata soltanto difen dendo ed esaltando,. ovunque si trovino, gli uomini che la civilt hanno creato e dif fuso nel mondo. GUIDO LANDRA

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COME GLI EBREI SFRUTTAVANO GLI EMIGRANTI In una circolare diramata nel 1909 dal Commissariato Generale dell'Emigrazione e riportata in D G Curti: La chiave della fortuna, ossia manuale pratico dell'emigrante e dell'emigratoitaliano in Ame rica. Torino, tip. Salesiana, 1909 -si legge: da s che assai di rado tali banchisti adempivano scrupolosamente ai loro obblighi; quasi sempre, infatti, il banchista si di7 leguava con la cassa e gli emigrati vedevano sfumare il frutto del loro lavoro e il sostentamento per le loro famiglie lontane. Chi erano precisamente questi speculatori? E' possibile, oggi, trarli dall'ombra e denunciarne apertamente i nomi, perch vengano ricordati tra quelli dei pi. infami nemici della nostra Patria e della nostra razza? Purtroppo non possibile fare luce completa sulle infinite tragedie che si svolsero all'ombra di quello che gli economisti dell'epoca chiamavano con disinvoltura il . Ma possibile tuttavia elencare alcuni nomi di c:igenzie clandestine per la emigrazione, funzionanti nel 1909. L'elenco stato pubblicato nel libro g i citato di D. G Curti. Eccolo: l} Corecco e Brivio in Bodio (Svizzera). 2) Berta e C. in 'Giubiasco :1> 3) Ludwig in Chiasso > 4) Ivat Felise in Chiasso > 5) La Svizzera > 6) Pellegrini Nicola in Chiasso > 7) Oceania in .Chiasso > 8) Zurchr in Chiasso > 9) Corecco in Briga > 10) !orio Desise in Modqne (Francia) 11) Ems Charvor iri Modane > Era facilmente .prevedibile che gli ebrei sarebbero saltati fuori in questa indagine, come saltano fuori in tutte quelle che concernono le speculazioni compiute ai danni del nostro paese. Infatti i nomi ebraici non mancano, nell'elenco citato; anzi abbondano; poich, anche senza tener conto del fatto che vi sono due societ citate con un nominativo generico, e nelle quali la presenza di ebrei pu essere facilmente sospettata, cognomi ebraici figurano in altre tre, con urla percentuale che. va dunque d! 30 al 50% delle societ citate. n fatto non ha certo bisogno di essere commentato da noi, che andiamo giorno per giorno documentando l'infinito danno che gli ebrei, spiritualmente e materialmente, hanno fatto all'Italia. Ha bisogno piuttosto di essere ricordato dagli italiani, assieme ai molti altri che li ammoniscono ad accentuare sempre pi la netta loro separazione dall'elemento ebraico FRANCESCO CUWUU L'artificio maggiore usato dagli interessati in questa emigrazione clandestina di far propaganda di notizie false che si fanno credere pervenute nel Regno da emigrati gi stabiliti nelle regioni meridio nali della Confederazione Nordamericana, con le quali magnificano la salubrit dei luoghi e la elevata misura delle mercedi, e si fa credere che gli emigrati chiamano dall Italia i loro congiunti ed amici inviando loro i biglietti gi pagati per il viaggio. In realt avviene che l'emigrante, il quale d ascolto a tali lusinghe, spesso condotto a lavorare in luoghi malsani donde, anche vo lendo, non pu allontanarsi, perch deve scontare con il lavoro l'importo dei biglietti prepagati e perch la legge di detti Stati d diritto al proprietario creditore di fare arrestare i lavoratori indebitati e detenerli fino a che non abbiano scontato con pres tazioni personali l'intero debito. Parecchi c asi di fuga da parte di connazionali 'per non poter sopport:re le condiziohi di esis tenza da essi imposte e quindi di arresto e di maltrattamenti sono venuti senza che l e leggi potessero dare ragione ai nostri e migrati, vincolati agli obblighi del contratto estorto dal clandestino arruolatore.>. Emigrazione dalle diverse regioni nel periodo 1910-14 d'Italia La circolare che abbiamo riportato di pinge uno degli aspetti pi tragici e, spesso, rivoltanti, della nostra emigrazione alla fine del secolo decimonono e nel primo quindicennio del ventesimo. Prima ancora che gli emigranti italiani fossero vittime dello sfruttamento esoso dei loro padroni di America, essi venivarici sfruttati in Patria da una folla di piccoli trafficanti parassiti viventi senza scrupolo del sangue del nostro popolo La legge dovette intervenire pi volte per frenare l'opera rovinosa di costoro; anzi, la prima volta che il problema emigrazione fu portato alla nostra Camera, nel 1888, ci avvenne .proprio per gli incredibili abusi a cui gli speculatori della emigrazione si erano spinti. Fu allora affidato ai cosiddetti il compito di occuparsi degli emigranti dalla loro partenza dal paese di residenza fino al loro arrivo nel luogo di destinazione. Ma ci, se da un lato fren considerevolmente gli abusi, dall'altro non valse a sopprimerli; poich l'emigrazione clandestina prese consis tenza sempre maggiore. Inoltre, rimasero impuniti e non frenati gli abusi compiuti dagli speculatori nei paesi di destinazione, ove, cessato il compito dei vettori, gli emigranti erano lasciati a se medesimi e al beneplacito dei loro nuovi padroni. Sorsero ben presto specie nei centri americani, i cosiddetti c banchisti >, cio piccoli di cambio, che si incaricavano di trasmettere in Italia i risparmi emigranti. Va M A R M o :::;:::::1 Soo-5oo D 5oJ-1oo 70/ -/000 1.:.::,:;1 /001 -3000 sool-Booo 8 o o/ 1/ooo -1/oot-issoo o 19

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20 UNA 15 dicembre 1887 Crispi presentava alla Camera un disegno di -iegge per prevenire ed impedire gli abusi degli agenti e delle agenzie di emigraziersonalmente, o per mezzo d'altri, con informazioni verbali o con scritti o stampati si adopera a promuovere l'emigrazione:. punito coll'arresto da l a 6 mesi e colla multa da 500 a 5000 lire il Nitti commenta: Da tutte queste disposizioni risulta assai chiaramente che l' on. Crispi, ere' dendo anch'egli che l'emigrazione sia dannosa, intenda ]imitarla ... Questa opinione dell'ono revole Crispi divisa, pi o met\O, da quasi tutti gli scrittori italiani. La colonizzazione, che ha fatto la fortuna dell'Inghilterra, della Francia, del Belgio e, per moltissimo tempo, anche della Spagna, e del Portogallo, non essendo quasi possibile in Italia, di cui la sola colonia sono poche miglia quadrate di sabbia africana, noi in genrale guardiamo il fenomeno nuovo dell'emigrazione con rincrescimento, e, direi quasi, con dolore. Tra gli scrittori italiani che han studiato questo nuovo e singolare fenomeno dell'emigrazione, come il Gioia, il Minghetti il Ferrara, il Carpi, il Florenz.ano, il Robustelli, lo Scavia, ecc., e che han portato il contri buto prezioso dei-Joro studi e delle loro osservazioni, la .maggior parte partita dal precon cetto che l'emigrazione sia dannosa. E i libri loro sono pieni, quasi sempre, di lamentevoli descrizioni, in cui le sorti dei nostri emigranti sono assai neramente descritte. Essi cominciano per lo pi col rivelare tutte le angherie, i sorprusi, )e truffe, che gli emigranti subiscono da parte delle agenzie di emigrazione, e cos li seguorio nel triste esodo, a traverso contrade povere e disabitate, nelle tristi lande brasiliane, o nelle grandi citt del nuovo mondo, dove la lotta per l'esistenza formola nuova di un fatto vecchio pi dura, e li trovan,Q a New York, a Philadelphia, a Brooklyn, nel Brasile, nell'Argentina, nell'Uraguay, sempre poveri costretti ad un lavoro assai pesante e mal retribuito. E i patriottici scrittori non mancano mai di finire .con una apostrofe in nome della patria ai figli lontani che la speranza dell'oro ha sedotti, e non mancano di mostrare, con colori assai i terreni di alcune parti d'Italia, incolti per il gran numero di emigranti Ironia fuori di posto, tanto pi che il Nitti non pr9pone dalla sua parte nessuna soluzion e del problema, ma si limita ad affermare che la popolazione itali.ana in aumento e che l'emi

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E NITT grazione agisce come valvola di scarico Neppure egli ammette che sia la mi seria a spingere i contadini fuori del paese: Perch mai si impensieriti dello sviluppo che negliul anni l'emigrazione italiana ha preso? Quale ingenuit, o quale puerile ignoranza spinge i nostri economisti a spropositare con tanta gaia disinvoltura? E perch vi sono ancora degli scrittori che credono che la crescente emigrazione indichi la miseria del paese? E sproposi tando a sua volta e confondendo emigrazione e colonizzazione che poco prima. aveva distinte c onclude: I Romani colonizzarono il mondo. non percl spinti dalla fame, ma per desiderio di conquista. Come se i nostri emigranti fossero andati in America per conquistarla! Eppure aveva sotto gli occhi le risposte, che egli cita soltanto in parte, e naturalmente solo per quel tanto che gli interessa, dei prefetti ad una inchiesta promossa: in tutte le pro vincie del regno dal ministro di agricoltura e commercio nell'ottobre dell'82. II primo que s ito della circolare ministeriale era cos concepito : la miseria che spinge ad uscire dal paese, ovvero si pu credere che vi contribuiscano per molto i consigli degli speculatori inte ressati nei trasporti, o di agenti di emigrazione pagati dai Governi dei paesi d immigrazione o da societ intraprenditrici di colonizzazione? Dal fatto che i soli prefetti di Cuneo, Bergamo, Mil!lno, Pavia, Sondrio, Padova, Campobasso e Cosenza (e sono ben nove provincie delle quali due sole del mezzogiorno) attribuirono lo sviluppo dell'emigrazione all'opera degli agenti il. Nitti deduceva la scarsa importanza di questi come causa di emigrazione e lo sbaglio e norme che si commetteva nel sottoporli a una speciale legislazione, dovendo per essi bas tare il codice penale! Dunque n gli agenti, n la miseria (salvo per le provincie meridionali) sono per il Nitti l<> cause dll'emigrazione : Queste sono da ricercarsi piuttosto nell'aumento della popolazione, il cui ecc esso deve fatalmente scaricarsi altrove, non importa se a prezzo di vergogne e di umiliazioni. Io non voglio-egli scrive-come un qualunque giornalista senza argomenti parlarvi di Malthusianismo Da quando l'audace economista inglese scrisse il suo originale Saggio sul prin cipio di popolazione, s abusato tanto-deH-a-suateer-ia, ch'io.. noiLardisco metterla innanzi in difesa delle mie idee. Ma se la popolazione d'Italia dal 1861 al 1Z86, in. soli 26 anni si au mentata di malgrado le guerre e la pretesa grande emigrazione si pu ammettere senza difficolt che o ve anche la emigrazione per paesi non europei salga a 100 mila persone (di cui circa la met ritorna in patria dopo quattro o cinque anni) lo sviluppo della popolazione non ne verr quasi per nulla a soffrire L'inchiesta dell'82 fu rinnovata tre anni dopo e poi nel 1888 e press'a poco le s tesse domande furono rivolte a tutti i sindaci dei comuni che contassero almeno 10 emigrati negli ultimi tre anni. I risultati delle due inchieste furono quasi identici. Per 100 comuni e per 100 e migrati, si ebbe : Cause d'emigrazione Comuni Emigrati Desiderio di miglior fortuna 40 30 Miseria 37 45 Mancanza di lavoro 11 12 Cattivi raccolti 6 6 Crisi agraria l l Altre cause 6 6 Se si tolgono le cause diverse (leggi militari, persecuzioni di polizia imposte eccessive e'Z.) tutte le altre senza dl.stinzine di provincie settentrionali omeridionali-si possono ridurre ad una sola: .)a miseria. Era essa che spingeva il nostro contadino, il bracciante l'operaio a cer carsi non importa dove quel pane quotidiano che in patria era cos scarso e che solo a prezzo di inverosimili fatiche egli riusciva a conquistare, e solo quel tanto che gli bastasse per non mo rire di fme. Dunque aveva ragione Crispi: l'emigrazione era una triste ed ineluttabile neces sit, era un male, un castigo, e in attesa che l'Italia riuscisse a farsi il suo pos to nel mondo e ra meglio, assai meglio ,' provvedere a frenarla e disciplinarla, che abbandonarsi alle chiac r. h i ere sorde e inconcludenti e alle teorie pi o meno false del liberismo economico. L. D. 2 1

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sovvenzionati. Essi pagano pria tasca i biglietti dall'Italia stralia. Senonch ogni nuovo anrivno viene amichevolmente assistito dai connazionali gi sul posio e trova loggia e buoni consigli fino a che in grado di cavarsela da s. Inoltre Italiani manifestano tale pazienza e l e volont di riuscire da suscitare la grande emigrazione ita ii.ma ha termine con l'entrata in vigore della legge quota negli Stati Uniti. E' il 1924. L'emigrazione italiana davanti alla formidabile diga di sbarramento cerca dei diversivi, acque trapelano, l'onda lunga di quel sangue proletario tocca ancora le spiag ge dell'America del Sud, tinge le sabbie dell Australia. Nel 1928; dieci anni fa, il Duce che chiude coraggiosamente l'emi grazione Da questo momento, quelle che Wells chiama le cariche esplosive delle popola zioni nei paesi pi v i rili dell Europa ven gono costrette nelle casematte Ma, per quel che riguarda l'ltalia, non si tratta pi che di aspettare e prepararsi : l'Italia avr il suo Impero Mussolini fissa l a g rande data in uno storico discorso : la partita sar giuocata fra il 1935 e il 194 0 A quegli stessi uomini che si r-eeparavano ad affrontare l'avvenire dormendo con il capo sul modesto fagotto dell'emi. gra nte viene dato in consegna uno zaino : il cuscino delle nazioni proletarie. A conti fatti la razza ha perduto, dalla fondazione del Regno alla chiusura della emig razione diciotto milioni di i ndividui. La popol a zione dd Regno d'itali:t dJ'?, all'alba del 1871 non arrivava ai 27 milioni di abitanti, alla fondazione dell'Impero pas s a i 44 milioni di anime Avrebbero potuto essere sessa ntadue? Al di l dei confini il Regime controlla, a ssiste, conforta ancora dieci milioni di ita liani e di oriundi italiani. Sono gli altri dici milioni Gli emigrati Soltanto nel 1920 la figura giuridica del L'emigrante viene definita chiaramente. Gli italiani emigravano gi da sessant'anni. L'articolo 10 del testo unico sulla legge dell'emigrazione, approvata in data 5 no vembre 1919, cos definisce l'emigrante: Salvo disposizioni speciali considerato emigrante, agli effetti delle leggi e dei re golamenti sull'emigrazione ogni cittadino che espatria esclusivamente a scopo di lavoro manuale o per esercitare il piccolo 22 tttt tttt t 4 ooo zooo & p o aoo ft ttt 1 2 "000 HOO 52 '000 67' 0.00 1000 2 ooo &co t l '000 1 '000 1 0 0 0 z ooo 5o o bo o 5 o o Emigrazione transoceanica nel periodo 1915-18 di N uova Yor k (citato d a Fili ppo .. i n : Per i nos tri 1 9 14) scrisse nel 1907 : gli italiani e buon pr faccia loro il risparmio sudato. Magari risJ:>a.Jnti. o fosse di cinquemila invece che di mille! Per ogni dollaro che un porta in Italia, egli lascia in America non meno di dieci dollari come u ... ...... .,..,_ onesto lavoro. Un migliaio di italiani costruisce una linea ferroviaria quindi ognuno di questi operai fa ritorno in Patria portando con s Ebbene: solo un milione di dollari esce dagli Stati Uniti e rimane linea ferroviaria costrita ". Questa ferrovia aumenter attraverso ccessive. la ricchezza .del paese, faciliter gli scambi e la" umane. La ferrovia un monumento dell'attivit umana, eretto da operai, guadagnato da ognuno di essi e portato in Patria misero. in verit, con il valore lasciato in America. Tutti questi lavoratori ailluenti Continente dnno all'America la loro giovent ed energia e tutti i di attivit, d'arditezza. d'intelligenza accumulati attraverso secoli terre native. L'America in debito con il !inondo mtero. dalle migliori energie de).le antiche un lago che vi traffico, o vada a raggiungere i l coniuge ascendenti, discendenti, fratelli, zii, nipoti e gli affini negli stessi gradi, gi emigrati a scopo di lavoro, o ritorni in paese estero ove precedentemente sia emigrato nelle con dizioni previste dal presente articolo Una delle distinzioni pi balorde dell'Ita lia umbertina voleva gli emigranti divisi in : temporanei e permanenti Si aveva tutta l'aria di credere che l'emigrazione europea e tutt'intorno il bacino del Mediterraneo co. stituisse, a preferenza di quella transoceanica, i quadri dell'emigrazione temporanea La grande e definitiva migrazione era quella degli emigranti transoceanici : Sono emigranti i cittadini che trovandosi nelle condizioni di cui all'art. 10, e viaggiando in terza classe o in classe che il Commissariato Generale dell'Emigrazione dichiari equivalente all terza attuale si rechino in paese posto al di l del canale di Suez, escluse le colonie e i protettorati italiani, o in un paese posto al di l dello stretto di Gibilterra, escluse le coste d 'Europa. Emigrante era dunque, secondo la leg ge: ogni cittadino che espatria esclusiv a mente a scopo di lavoro manuale viag giando in terza classe o in classe equiv a lente alla terza Erano questi gli italiani del passaporto rosso i sudditi che, per il fatto di espatriare in terza classe, venivano dichiarati automaticamente di seconda categoria Il primo atto della politica raz-. ziale del Regime stato, in conseguenza, costituito dali' abolizione del passaporto rosso

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Emigrazione continentale nel periodo 1915 JB ... A a H D Affermando l'eguaglianza di tutti i citta dini italiani che passano la frontiera, abo lendo le discriminazioni sociali italiani ricchi e italiani poveri, esigendo dalle nazioni di tutto il mondo un-eguale tratta mento per tutti i connazionali, MU:ssolini sembra porre le conciizioni necessarie e in dispensabili per la politica razziale dell'Impero. La legge-quota sull'immigrazione negli Stati Uniti consacrando i principi dell' orgo glioso razzismo americano aveva inaugurato da poco un period destinato a sconvolgere profondamente la storia del mondo. Gli Stati Uniti avev)Ulo visto popolarsi il loro territorio a un ritmo sbalorditivo. Nel 1800, agli lbori : dell'Indipendenza, gli americani sono cinque milioni di uomini. -o o H l o Nel1850, 23 milioni e 200 mila. Nel1870, dopo la guerra fra gli Stati del Nqrd e quelli del Sud, sono 38 milioni e mezzo. Nel 1900 abitano gli Stati Uniti circa 70 milioni di anime. Nel 1919, dopo l'armi stizio, gli americani si contano fra di loro : 92 milioni. Il razzismo americano, preceduto da una vivace campagna di stampa e da una fretto losa e abborracciata dottrina comparata sul .la composizione etnica delle varie nazioni, esplode nel 1922. I popoli carichi di storia vengono divisi in due grandi categorie : assimilabili e non assimilabili in rapporto agli Stati Uniti. La struttura razziale, che si vuole anglosassone, il costume, la societ, persino il linguaggio e la moralit degli Stati Uniti ricco e fecondo di risorse sarebbe stata notevolmente Fortunatamente il si vedono minacciati, e pi spesso a torto che a ragione, da quelie ondate di emigranti che si sono abbattute sulla terra ame ricana dal 1870 al 1900. Sono gli italiani, i russi, i polacchi, i greci, gli inassimila bili Tedeschi inglesi e europei del nord sono invece, in genere, perfettamente assimilabili. Per quel che riguarda gli italiani non mancano anche pi sottili e cap ziose Se la memoria non tradisce chi scrive, gli italiani, nella legge americana della quota, vi sono distinti in quattro fonda mentali gruppi razziali : alpini, settentrio nali, centrali e meridionali. Quanto ai sici liani, non si fa loro neppure l'onore di con siderarli dei veri italiani. Vengono classifi cati, tutti in blocco, con i maltesi, gli alba nesi, i rodioti. Gli alpini, secondo la gaia scienza americana, non sono, propriamente parlando, italiani di razza pura. Per questo sono dichiarati il meglio dell'emigrazione italiana, in certo senso assimilabili. Assolutamente indesiderabili sono gli ita liaili del sud, so11them italians Di que sti fanno parte, guarda caso, i romani. In breve, un'intera gloriosa nazione viene con siderata ai lumi della dogana e degli agenti dell'immigrazione americana, affetta di un vero e proprio complesso d'inferiorit La quota d'ingresso degli italiani, cos distinti in quattro gruppi, viene fissata, a partire dal 1922, al 3 per cento degli emi granti del 1910. Nel 1922 entrano tuttavia negli Stati Uniti 42 mila italiani ; Troppi! si grida. Troppi inassimilabili! La proporzione degli italiani viene ritoccata in fretta e furia, e la quota stabilita in ragione del 2 per cento degli emigranti del 1890. Nel 1924 gli ita liani che sbarcano negli Stati Uniti sono 3954. Gli americani respirano sollevati. Ma da questo momento le sorti del nuo vo destino dell Italia sono segnate. Alle ba lorde discriminazioni Mussolini risponde, come s' visto, con l'abolizione del pas saporto rosso, riaffermando l'eguaglianza razziale, politica e sociale di tutti gli italiani 23

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Che gli italiani fossero un popolo inas similabile era vero sino a un certo punto. La prova dell'adattabilit degli italiani a qualsiasi condizione di clima, di ambiente e persino di linguaggio, nello stesso dioso fenomeno di emigrazione. Le accuse che vengono rivolte agli italiani sono mo notone: si ripetono in tutte le latitudini. Mandolinisti, macaroni, dagos, gringos, babi, w bo ps, blacks (olive skinned), visi oliva ecco qualcuno degli insulti che gli italiani si guadagnarono lavorando in tutte le contrade della terra. Ma certamente vero che gli italiani siano una razza fortemente differenziata per lingua, costumi e memorie. Come tale l'ita liano oppone ai tentativi di assimilazione straniera una forza tanto pi grande quanto pi inerte. Una storia dell'emigrazione ta liana dovrebbe certamente tener conto che, nello scontro della nostra razza con i paesi di emigrazione, il tentativo di avere la meglio si compiuto fra le due parti, sino, nei casi pi felici, a raggiungere un equilibrio o per lo meno un compromesso. Un terribile argomento va posto sulla bi lancia E si che, di tutte le grandi razze europee, solo all'italiana e alla tedesca la storia non ha concesso di partecipare alla fondazione delle nuove nazionalit transo ceaniche. In questo senso si pu dire che il popolo italiano aspetta ancora il suo destino che quello di assimilare e non di essere assimilato Per questo la colossale operazione di recupero degli emigranti che il Regime si prepara ad affrontare va salutata con pro fonda commozione dagli italiani della madre patria. 24 Sbarco di emigranti Allo stato attuale delle cose qualsiasi previsione risulterebbe azzardata. Ma certa mente gli italiani torneranno in gran nu mero. Torner la grande massa dell'emigrazio ne temporanea, l'esercito dei lavoratori ma nuali. Torneranno i contadini, gli agricol tori, i terrazzieri, i minatori, i piantatori, i ferrovieri, i muratori. Torner la grande famiglia degli inassimilabili. Ci fu un tempo che i lavori dei campi in Argentina erano cos estesi e pressanti che quelle chacras enormi vedevano a ogni stagione di opere l'arrivo dei contadini ita liani. Era un'epoca cordiale e facile: i no stri venivano chiamati golondrinas, le ron dinelle. Poi anche l'Argentina si fece pi esigente, richiese un'emigrazione permanen te che valesse a popolare le sue grandi campagne: gobemar es poblar. La grande epoca dell' emigra:ione _temporanea si era chiusa con il luglio 15>14. Si diceva, prima della guerra, che ogni emigrante partendo la prima volta dall'Ita lia non considerava che tempo ranea. "L'emigrato permanente doveva essen; alla fin dei conti quel medesimo emi grato temporaneo che aveva trovato fortUna. Naturalmente queste cose non erano vere che in parte. Interi paesi, case e campagne del meridione e del centro d'Italia sono stati ricomprati dai soldi degli ame ricani, tutti emigranti che avevano in contrato la fortuna. Ma, all'Armistizio, l'emigrazione transo ceanica divent quasi per intero permanente. Ogni cosa si opponeva al ritorno dell'emigrante; il csto del passaggio, le limitazioni delle quote, le difficolt di (fotografia d'anteguerra) passaporti, l'irrigidirsi dei nazionalismi nel le stesse contrade gi famose per la loro ospitalit nel secolo XIX. I paesi si satu ravano di emigranti, prima ancora di essere popolati: l'accumularsi di fortune ra pide diventava sempre pi raro e diffici le negli stessi paesi transatlantici. Quanto all'emigrazione europea, avviata alla Francia, alla Svizzera, al bacino del Mediterra neo, eccoia di fronte alle paurose depres sioni economiche del dopoguerra, alle crisi, alla disoccupazione, all'intransigenza dei sindacati operai. Il grande esercito proletario dell'Hmkil led labor (mandopera non qualificata), il bracciantato, inizia la sua grande ritirata, a: vento gelido della crisi. E' la crisi del caff che caccia gli uomi ni dalle fazendas. La crisi del grano, la crisi del cotone, dello zucchero. Comincia la persecuzione sistematica della manodo pera straniera. E' la British Preference League, che vuole gli italiani fuori dal Queensland. Sono i sindacati operai francesi che spingono gli italiani con le spalle al muro : o la naturalizzazione o la fame. Gli uomini della tracca e delle ghenghe, della fincas e delle farms delle quadras e dei blocks guarda no all'Italia e alle terre dell'Impero. E la maggior parte di questi uomini che il Comitato Permanente sotto la guida del Conte. Ciano si prepara a salvare, a recuperare e a riscattare, sono altrettanto buoni e di quelli che rimarranno a far parte delle nazioni che hanno contribuito a fondare e a ingrandire. Ricchi di esperienza, cresciuti al vento dell'esilio, non domandano che l'onore di essere due volte italiani.

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4[,JRtAN1rJE (MI Le cose pi belle, sull'emigrazione, le hanno scritte gli emigrati. Le pi belle, anzi le sole belle; perch le sole sentite < vissute, oltrech scritte. Il riflesso che l'emigrazione ha avuto nella nostra lettemlur d'anteguerra-(;J stato un largo riflesso, ch molti scrittori, di propo sito o di passaggio, se ne sono oc-cupati si limitato agli aspetti superficiali del fenomeno. Nostalgia di patria, dolore de gli esuli, disinganno degli illusi, amarezzn dei rimasti : di questi pochi e non ec celsi motivi prigioniera tutta la nostra letteratura sull'emigrazione Le lettere de gli emigrati, oh!, quelle sono tutt'altra cosa. Leggiamon e una. E' una donna, una abruzzese, che scrive a sua madre (la let tera citata testualmente in : Amy A. Bernardy Italia randagia attraverso gli Stati Uniti Torino, Bocca, 1913) : E dico beato lei che sta in Italia e non tiene nessuna paura ci sono le levatrici e poi e la nostra lingua una pu dire quello che si sente qui non ci stanno Ievatrici e dobbia mo fare tutto noi se poi ci fosse un biso gnio si fa il telegrammo al medico e una povera donna deve soffrire solo a pensarci qui la minima visita e di venti lire sai mia cara mamma che Domenico sta to poco bene e oggi sta alletto col raffreddore e par -cosa di niente se ne sono andate 300 e so lire, -che bella parola sono trecentocinquanta lire figuratevi il mio dolore non per la moneta ma per lui ora sta meglio crazie a dio e prego voi di pregare la madonna e S. Anna che ci aiuti ... E pi oltre: Per la commare Palmuccia ebbe i con fetti i miei figli furono tanto contenti e non Ii portarono nemmeno alla casa se li mangiarono tutti la noi ci divertiamo a ve derli come erano contenti che avevano le con feti dellitalia Nostalgia, amarezza, sofferenza? No; ma una donna, un'Italiana, la cui tristez za tutta in quel non poter esprimere con Una famiglia italiana di S. Paolo del Brasile. le proprie parole, con le parole della sua terra, della sua mam111a, quello che si sente ; i -cui dolori sono le malattie dei figlioli, la cui gioia di vedere i figli contenti; nel cui spirito l'italianit non si insinua o si ridesta a tratti;_ come un moti vo nostalgico, un sogno di cose lontane, ma si agita e vive permanentemente, si manifesta ad ogni istante, leva in ogni atto il suo grido. Ascoltte quest'altra lettera sempre da Amy A. Bernardy): Non o nessuna cosa che possa farmi passare il tempo nemmeno un Iibbro ita liano da leggere, meno che qualcuno di orazione che mi portai, cos passano i giorni vicino alla rangia ( range : stufa) rammentando il tempo passato ... per la strada un altro poco ci morivamo dal fred do, aveva fatta molda neve e tirava ven to. Qui certi giorni sembra la fine del mondo e -certi -caldo tanto. che sembra im possibile a credersi, si prendono facilmen te i raffreddori... il Signore come vede

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Emigrazione d .alle dverse regioni d'Italia nel periodo .1915-18 r:::: ::::1 3 o o 5o o f:-:-:-:-1 5otoo /o o! M A R H D cos. provvede. Oh! come sarei contenta d1 vedere la signorina quando si fece !apri-. ma comunione assistere alla sua festa, e prendere anche io uno comunione che forse non dovr prendere pi che in queste parti assai difficile avere \111. prete ita liano, volesse Iddio mi potesse ritrovare per un pogo almeno nel nostro paese e ri vedere il nostro vecchio arciprete, .. Per le persone che sono venute o ricevuto .tanti saluti ... >. Pe.r mistJ.rare quanto in .questo argomento, ed. in tanti. altri, del resto -la letteratura si sia allontanata dalla vita, sar bene citare subito, dopo queste let tere, un passo qualunque dd De Amicis sugli emigrati, per esempio il. seguente : ... povera contadina italiana vi. sta di con un bimbo in c9llo nato sul Paran, con altri figlioli attorno nati jri Italia, a quella 'povera capanna sofifaria. su cui sventolava la nostra bandiera, in mezzo alla sconfii:ta.ta pianu. ra della Pampa d'America, rappresentava per l'amor d patria e la santit della fmiglia ndla forma pi pOeticamente dolce, triste e solenne che possa concepire la mente uma:na 26 .. o o A N o (dalla conferenza tenuta a Trieste nel gennaio i887 : I nostri contadini in America); O De Amicis, dolciastro veleno che i nostri padri ed i nostri hanno, a noi giovani, con spietata regolari-t pro pinato, o involontario responsabile di tan te fra. te nebtilosit che affliggono le no. stre speranze letterarie; se tu invece di veder di lontano -come di lontano, .. in genere, nei tuoi libri, hai veduto la vita ..,.--quella povera contadina del Par:an, se tu ti fossi avvicinato a lei, e urnaIiamente l'avessi inte.rroga:ta, indagand6 in che consistesse, quali forme nell'animo suo l'amor di fa miglia e di patria, ella certo ti avrebbe con parole assai simili a quelle' della contadina che abbiamo ci tato. Ti avrebbe accennato Domenico, o Piero, o Tonino, il pi piccolo dei suoi figlioli, quello che le pesava sul braccio, e t'avrebbe narrato dei suoi mali delle sue gioie, del giorno che tornando il pa dre dal lavoro, gli aveva per la prima vol ta accennato e sorriso, del giorno che aveva detto le prime parole,:. in italiano, del giorno che era stato male, e Ja famiglia s'era stretta attorno a lui, temendo di per derlo. T'avrebbe poi parlato degli altri, di tutti, e del suo uomo, che quella sera non tornava ancora e che tutti al cantiere con sideravano il migliore, il pi onesto; e ti avrebbe certo invitato ad entrare in quel la capanna che, frettoloso viaggiatore, hai preferito veder di lontano, e sulle cui pa reti avresti scorgere qualche frammento d'Italia: un quadruccio, .un'imma gine, una cartolina... Piccole cose, assai pi piccole, certo, della poetica dolcez. z:1 che la sconfinata pianura della Pampa suscit nel tuo cuore, ma cose vere, cose che tutti gli emigrati hani10 vissto, e che, letterariamente trasfigurate, bero potuto costituite la materia di un capolavoro Ma il capolavoro non venne. Eppure il dell'emigrante nella nostra letteratura, nobile e antico. Tutto quel che vi di poetico nella sua figura stato insupe ntbilmente dipinto: l'assillo nostalgico del. la patria da Dante, la trepida gioia del ritorno da Petrarca, da Ariosto l'ansia della -avventura, da Tasso la malinconia dlla -lontananza, l'amarezza dell'esilio da .:Fo-scolo. Tutto stato detto, scrutato, eter nato, per quel che si riferisce al singolo emigrante; al solitario, al grande, che, lungi dalla patria, perseguitato dall'avversa fortuna, ricrea in se stesso, 'net proprio immutabile amore, terra negatagli dai fati. E' il pi motivo della poesia nazionale : il motivo d'Enea. Ma questa _massa muta di milioni e milioni di emigranti, questo popolo intero che, mosso da fame scontentezza avventurosit sione incoscienza desiderio di lavoro di guadagno di felicit, ha Jasiato, in ScCeF si ve oridate, -la propria terra, questo dispe. rato puntare di migliaia e migliaia di destini verso una sola mta, questa crociata senza insegne e senza spade, ma con mol titudini pi vst e non meno credenti di quelle cbe un giorno per.opposte vie: so spinse la fede; questo gigantesco fenomeno .non ha trovato il suo poeta. Abbiamo citato ne Amicis. Vogliamo citarlo ancora, non per iritavol!J:re con lui una postuma discuss1on '"" eh troppo l'Ita.lia si perdut. in

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fie-quanto perch i suoi scritti, al riguardo, sono veramente rappresentativi Vi si riflette il vacuo e stucchevole sentimenta_ lismo di cui l'Italia del tempo am av a cir condar si, nel considerare fenomeni gravissimi e urgentissimi come quello della emigrazione. Sentite questi versi: Cogli occhi sp e nti con l e guanci e cave, pallidi, in atto addolorato c grave, sorreggendo le donne affrante e sm o rte, ascendono la_ na:v e _ _ come -s'asceJ;J.de il palc de A . bestie dasoma ; dispregiati iloti', carne da cimitero (D Aini-is.:. Gl i in: Poesi). Vi qi il ttativo trarreJorza poetica da ,un senso esasperato, quasi lugubre, di compassione; vi la contaminazione, in sopportabile, fra la ricerca dlteffetto ti co e il piglio oratorio dei socialisteggiante che perora la CaUSa d i 'Ull _proletariato che conosce solo di nome; vi dolorosissima pr noi, -la tragedia di una Italia che non sa contemplare le proprie piaghe senza insultare e deprimere se stessa. Vi quasi il gusto sa,dico della pressio n e e dell'umiliazione; chiamar be stie da soma:, iloti, carne_ da cimitero, gli emigranti i figli d'Italia; infangare, avvi lire con essi la Patria, e poi.:. addolcire il tutto in una commossa perorazione alla fratellanza universale o in una profetica; oh molto facilmente profetica, visione di una pi grande! Pascoli non molto al disopra di De Amicis; vogliamo dire.-come intonazione, non come forza poetica; ch da un punto di vista puramente letterario il confronto sarebbe irreverente. Belle sono, del molto che Pascoli scrisse sull' Itali a raminga (com'egli ebbe a dire), alcune strofe dell'ode agli Eroi dei Sempione, le seguenti: i..atin sangue, gentil sangue errabondo, tu sei qual eri ])el tuo giorno : ancora sai tutte le vie dei inondo ... non sai p.i quella del ritorno. Voi siete ancor le ferree coorti; voi siete i veliti e i triario;. ma i morti d'ora non son pi: che morti, intorno per terre e i mari. -Porta di ferro_! Oh! chiama. tu, grande le tue Iegi00 70"000 tttt tttt 43500 tttt tt 161'000 s soo 3 ooo 6ooo 6ooo Emigrazione transoceanica nel periodo 1919-23 !viagnilico sempre stato il c o n tributo delle donne italiane alla tacit a e dura per J'italianit sostenuta dai nos tri emigrati Ecco alcuni dati riguardan ti l 'anteguerra: Su cinquecento donne immigrate negli Stati Uniti (statistiche della Women's Educational and Industriai Union di Boston) ve ne sono: 33 1 % scozzesi. 21 9'o ebree, 19 % irlandesi e scandinave. 18,8 % italiane. Tra le italiane la proporzione delle maritate sulle nubi li la pi forte: 55 nubili e Il maritate; tra le scandinave 41 nubili e O maritate. tra le irlandesi 223 nubili e 4 maritate. Anche il motivo dell'emigrazione a vantaggio delle italiane: ve ne furono 3 giunte per maritarsi. due con parenti. 8 per raggiungere parenti. Tra le irlandesi, 59 per raggiungere parenti, amici o fidanzati, 7 con parenti, l con amiche. 2 per maritarsi. 2 per visitare conoscenti;-' Nessuna italiana giunse per visitare il paese mentre cos disser o 4 di inglese; nessuna per cambiare come afferm una irlandese; nessuna per avvicus:i --alla< scena o sfuggire alla disciplina patema. mentre cosi fecero una irlandese e inglese; nessuna per averne avuto sempre desiderio come 5 inglesi: nessuna "per sfuggire pericoli politici o in cerca di libert come asserirono 7 russe. [da Amy A Bemardy: Itali a randagia a ttraverso gli S tati Uniti 27

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soriaggio; e< L tutti hanno uno, due-denti d'oro, per sfarzo :._ rimbecca un altro, che la vuoi saper lunga. Si fanno cavare a posta i denti buoni ) ; ma errerebbe. chi asserisce di avervi trovato qualche cosa di pi che un bozzei:t, o una serie di boz zetti. La narra. zione si fa in qualche punto, specie Verso l'inizio, sostenuta e drammatica; si sente che _la tragedia alle porte; ma le porte non si spalancano; e si schiu de, invece, un usciolino minuscolo dal quale, al pi, fuori l'aneddoto, la osservazione arguta, l'indovinato particolare. L'Ani erica presente, in queste pagi ne, quando lontana; presente ol terribile fascino di terra conosciuta solo attraverso i racconti; presente come lo nei Malavoglia di Verga la citt, muta sirena che incanta e snatura semplici anime dei pescatori. ... maledicendo la sorte si legge in Capuana che lo condannava a zappare; ad a):are la terra che non rendeva perch la pioggia e il sole bruciava tutto, o percht: la campagna era stanca di dover fruttificare ogni anno. E intanto chi lavora mangia e chi non lavora muore di fame!. E' uno stato d'animo identico a quello che, nei Malavoglia, spinge 'N toni di padron 'N toni a lasciare la famiglia c la casa, tutto, dietro un miraggio. Ma V erga V erga. Questi emigranti di Capuana non hanno, in fondo, nulla di tragico; e di commovente neppure. Sono zotiche creature, e stucchevole quella loro parlata che, quando on si trascina dietro, come in Verga, l'anima di 'tutto un popolo, sa di convenzionale e di manierato. Partono, pi che per una potente ansia di nuova vita, per il desiderio meschino di uri abito nuovo o di un gioiello, come quelli che sfodera compare Codape/.ata ( ... abito nuovo, cravatta con grossa spil la d'oro, dita piene di anelli, e scarpe di pelle lustra; sembra un galant-uomo. Ha portato molti quattrini ); tornano, non perch la terra li richiami, sbita e impe riosa, ma perch le vecchie abitudini li attirano.. Figurine di terracotta, non uomini. Una poetessa, Ada Negri. Ascoltiamone il canto: Tutti di qualche patria esuli figli sono, e in cuore ne portan crocifisso il rimpianto; e di notte, a buio fisso, i -!or fardelli sono i !or giacigli. E tutti vanno e vanno ; e dopo giorno sera, e dopo notte l'alba e l unge la casa sempre pi: sol la raggiunge il cuor, che sa la strada del ritorno (Ada Negri: Emigrant'i, in Esilio 1914) Questo 'emigrante per signore intel-lettuali; remigrante fittizio, quello che soltanto un sentimehtalismo di second'ordine pu evocare ad un'effimera esistenza; l'emigrante che nel fardello con cui viaggia non porta gli strumenti del duro lavoro, del lavoro al quale fin da bambino s' ad-28 Nel 1888 monsig:flOr Scalarini scriveva: < Quando penso che i paria degli emigranti sono gli .italiani, che i me.stieri pi vili, seppure vi pu essere vjlt .-nel lavoro, sono da esso loro esercitati; che i pi abbandonati e qindi i meno riSpettati sono i nostri' connazionali, che migliaia dei nostri atelli vivono quasi senza. difesa della Madre Patria, oggetto di prepotenze troppo spesso impunite, senza il onJorto di una paro: a amica, allora, Io confesso, la vampa del rossore mi sale al volto, mi sent umiliato nella mia qualit di Sacerdote. e di Italiano. .,. [ citato in: V enticinque anni eli m ission fra gli immigr a ti italiani d i Bos ion .] ' destrato, del lavoro che gli rammel1ta la .. che la ptria stessa; ma porta i sogni, gli ideali, it rimpianto; l'emigrante che parte da una :rrita immaginaria e ad una mta. immaginaria si avvia; gli basta camminare e allontanarsi -ma perch?dalla casetta dove una donna agucchiando Io attende. Questo -diCiamolo chiaro -l'emigrante-pretesto, il patetico vei colo attraverso il quale la malinconica fantasia di troppi poeti e romanzieri si creduta in diritto di farci pervenire i suoi Iaboriosissimi parti. E' un po' la storia del piccolo spazzacamino. Quanti piccoli zacamini nella -letteratura nostra del principio del secolo Certo assi pi che su i tetti di una citt. E cos pure : quanti emigranti! Ma l'emigrazione dov' o dov'era, oltrech nella dolorosa realt? Non, certamente, in questi 'detestabili versi del Bertacchi : Riprese pel mondo le vie gi scorse dai tuoi legionari, seguendo per l'acque le scie che apristi a' tuoi d marinari, fidenti recammo tra i popoli la forza operosa e tenace, erranti milizie di pace che portan l'Italia con s : (G. Bertacchi: Inno degli Itrr1w:ni d oltre Alpe e d'oltre Mare). E qui, per quanto riguarda i letterati, ci pu anche ; giacch, a parte il molto che si potrebbe aggiungere in una ricerca completa, non vale la pena di soffermarsi su opere che con gli emigranti non hanno. in connine che il titolo, come la commedia di Vincenzo Morc;:llo (Rastignac), che si intitola appunto La flotta degli ; e che in. realt s'impernia sopra una losca speculazione parlamentare. Gli emigranti sono, ancora una volta, dietro le quinte. Riportiamoli, dunque, al prscenio; e, giacch la mediazione degli illustri scrittori si dimostrata inadatta alla bisogna, rivolgiamoci 4i mediatori modesti, alle raccolte di aneddoti, alle piccole guide per emigranti alle cnzoncine popolari. Ecco, per esempio, un aneddoto, .narrato da-Amy A. Bernardy, in. Italia randagia Stati Uniti: Su un marciapiede di Detroit un figurinaio lucchese, no
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eno di legittimo o
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i servizi sanitari di una delle quattro provincie in cui il go diviso Di essi due erano italiani e cio il dott. Ferdinando Tavernari per la. Provincia Orientale e il dott. Luigi Strada per quella del Congo-Kasi. Vi era anche un ispettore generale del servizio d'igiene della Colonia, pure italiano, il dott. Romolo Repetto. Nel Congo notai inoltre vari laboratori adibiti a ricerchemediche speciali. Del pi importante di essi, posto a Leopoldville e dedicato alla malattia' del sonno, seppi direttore un altro Italiano, il d_ott. Fornara. Ottimi reparti farmaceutici coadiuvavano l'opera dei medici e, almeno allora, facevano capo a quattro farmacisti provincial. Fra questi l'elemento italiano era rappresentato dal dott. Passaniti far-al Belgio quella ferrovia da cui la CoiQnia doveva venirgli assicurata. Timti parteCiparono all'impresa. ma pochi sopra v vissero. Lavorare sotto un cielo di fuoco, nel cuore di un'Africa ancora assolutamente selvaggia, ove tutto doveva venire dal di fuori, dai viveri ai materiali da perch la foresta era inutilizzabile perfino per le traversine dei binari, le quali dovevano essere di ferro, onde resistere agli attacchi delle termiti; lavorare in zone ove i meaici e i medicinali scarseggiavano e spesso mancavano, mentre la malaria e tutti i morbi tropical-i infierivano violentissimi, signific la fine per molta povera gente. Un centinaio di Italiani per in tal modo, secondo testimoniano i sepolcreti sorti per la piet dei compagni superstiti. Il solo cimitero di PaEmigrazione continentale nel periodo 1919-23 lahla, a quattordici chilometri da Matdi, ne contiene una quarantina i cui nomi sono ricordati in una lapide ., A R R R A N E o macista provinciale a Stanleyville. Tutto ci dimostra oltre al modo con cui si provvede alla buona salute nel Congo, la stima nella quale sono tenuti i nostri connazionali medici dal governo belga in Africa. Dello stesso Congo Belga nessuna regione parla al cuore di noi Italiani, per l'azione svoltavi dai nostri compatriotti, quanto il trattocompreso fra Matadi e Leopoldville Esso, per oltre un decennio, quaranta anni fa, vide la fatica ed il martirio di molte e molte razze, chiamate alla costruzione delIa prima strada ferrata del Congo. La mano d'opera negra impiegatavi venne dal Senegl, dalla Costa d'Qro, dalla Costa d'Avorio, dalla Sierra: Leone e da Zanzibar; per essa fl! quasi tutta inquadrata da Italiani, accorsi sui luoghi in qualit di dirigenti e di accollatari dei lavori indispensabili per dare JO o o -e in un picco-lo monumento inaugurato nel 1925 a spese delia societ impren ditrice dei lavori e per iniziativa degli Italiani presenti nel Basso Congo. Oggi le cose son cambiate. Si lavora ancora su quel tratto di ferrovia e gli Italianivi sono tuttora presenti quale elemento ottimo e prevalente per nu mero, ma i casi di morte risultano ri dotti, perche lungo la linea sorsero co mode case e ambulatori, s che il la voro. per bianchi e indigeni, non espone al pericoli di un tempo. Le vittime del passato per rimangono ed oggi mente il sacrificio di quei nostri com patriotti non pi lettera morta. Numerose altre opere testimoniano nel Congo l'attivit dei nostri connazionali e altre vittime italiane rendono sacJ:a per noi quella terra. II primo ca duto di razza bianca nel Congo nel se colo scorso fu un Italiano, il rodigiano Giovanni Miani, immolatosi perse guendo un ideale di Scienza. Al suo si data soltanto ora la dovuta importanza. Vinto dai disagi nell'Uell, cadde portando alto il nome d'Italia quundo esso era ancora una espressione vaga. La sua tomba rimase in completo abbandono nella foresta fino a poco tempo addietro, quando, per mia ini ziativa, fu provveduto all'erezione di un cippo in muratura sul luogo ove egli spir e, per mano di un servo indi geno, fu sepolto. Bench a tanta distanza di tempo, la nobilissima gara a cui Miani, pi che sessantenne volle darsi, commuove ed esalta. Nella ardua impresa soccombette, ma ci non fu --senza frutto perch aperta la via, altri calcarono la sua traccia. L'opera di Miani costituisce difatti un anello necessario e ben saldo della splendida catena di esplorazioni successive a cui si deve la rivelazione dell'Africa Equatoriale. A sua volta egli segui spesso le orme di altri non pochi dei quali Italiani e quasi tutti ingiustamente dimenticati. Per loro virt la gara si accese incalzante e febbrile fra i viaggiatori europei, de3iderosi di superarsi a vicenda nelle scoperte africane, susse. guitesi, cos, rapide e coordinate. Senza l'opera di uomini quali Miani, sprezzanti di ogni cautela e disposti al supremo sacrificio, la nostra conoscenza dell'Africa avrebbe tardato erto di almeno un cinquantennio. Di'questo fatto nn si pu

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negare il valore e il fra gli esploratori di ogni Nazione la figura di Miani brilla di luce fulgidissima come quella dell'uomo che non teme di immolarsi per raggiungere un ideale di Scienza. Non solo il Congo ma ogni terra africana ha avuto dall'Itala come ho dettQ, pionieri del lavoro e della dottrina. Spe cialmente in quella che ora l'Africa Orientale Italiana l'in dagine scientifica precedette di gran lunga qualunque trat tativa diplomatica o azione bellica. Superbo vanto del nostro maggiore organismo geografico, la R Societ Geografica Ita liana, proprio quello di avere in pi occasioni inviato .nei territori meno conosciuti dell'Etiopia membri autorevofi ed ardimentosi. pronti anche all'estremo e altrove in mano di Italiani, ed essl lasciarono larga traccia nei Paesi oloniali coi loro progetti e coi loro metodi di la voro. In terre dove la salute degli Europei di frequente messa a dura prova e dove cure meticolose devono essere prese anche per gli indigeni; dove, dunque; nessuna opera colonizzatrice sarebbe possibile senza servizi sanitari ben orga nizzati, tali servizi sono da mettersi in primissimo piano. lnequivocabile indice di elevatezza di rlU}!a fu in ogni tem po considerata la tendenza all'espansione. La storia ci mostra difatti il coincidere perenne dell'ascesa di un popolo con le sue imprese di conquista commerciale o politica; o viceversa il decadere con la sua sedentariet. La potenza d'espansione per lo degli altis sirui compiti a loro affidati. Fra i tanti Paesi, l'Italia si trova cos in prima linea per l'attivit dei suoi Emigrazione dalle diverse regioni nel periodo 1919-23 d'Italia figli pinieri in Africa. Non vale; in con_ trario, se in molti, in ttoppi tasi l'ele mento umano da noi fornito fu cl.assi ficato con tracotanza tutta anglosassone come razzialmeute inferiore ai domi natori e da collocarsi in una categoria a s d qualcuno voluta distinta persin da queHa dei cosiddetti poor white con ci gli lglesi, seguendo i h>r pre tesi criteri aristocratici, credono di do ver distinguere i propri caduti in mi sena. Pur troppo, quando U possess n deciso fra le Nazioni eu ropee, l'Italia non aveva anora ritro vato se stessa per reagire come occor reva, ma gli Italiani operarono ugual mente nella maniera migliore a: fini de1la messa in valore dell'immenso con tinente. L'essere il nostro Paese rima. sto indietro ad altri per i possessi coloniali fu comunque interpretato generalmente quale prova dell'imprepa razione nostra come colonizzatori. Il continuare a dir questo significherebbe non avere occhi per vedere o, meglio, ad ogni costo non voler vedere (wunque nel mondo una infinit di ope re parla a favore del genio colonizzatore italiano. Sono le case, le pianta gioni le fattorie fiorenti sorte ove prima era la foresta d esistevano paludi malsane; sono le societ industriaii ricchzza e vanto del Paese nei qua.Je svolgono la loro attivit e ne favoriscono lo sviluppo; sono le strade, sono i ponti .H A R s ono i tracciati ferroviari perfettissimi costruiti l ove nessuno era riuscito e dov e l'Italiano, invece, con la sua tenaca e la sua intelligenza da all'apogeo e non in decadenza o addirit tura inferiore, come qualcuno all'estero am considerarlo, riesce con mezzi da giudicars i il pi delle volte irrisori; :;o le missioni, sono le suole che, ita-lian e o sotto direzione i tiana, aiutano del loro -mglio gli indigeni; sono le scuole delli missioni cattoliche, operanti quindi sotto tin influsso emi nentemente le sole capaci di buoni resultati sui primi tivi in mezzo a cui eserdtano -la loro azione. In tutto ci, come in tante altre cose, mi sembra difficile non scorgere i segni di una capacit colonizzatrice non comune posseduta dagli Italiani. Servizi fino ai pi elevati e fino a quelli che investono funzioni di governo, si trovano o furono in Africa E O f))ii J 3oo -soo 50I70:J 1 0 1 -tooo f"K.:?1tool3ooo .... sooo li!i 500/-8000 o o dell'Italia di oggi da considerarsi come una delle maggiori nel mondo; e questo indice anche di una riconquistata gio vinezza, per cui con rinnovato entusiasmo ci sarebbe facile contilluare a fornire ove occorrono braccia utili e vigorose; e fenomeno in gran parte nuovo ma altamente significativo e di portata non prevedihile, noi potremmo lanciare nei paesi di vecchia o di nuova civilt un numero crescente di capacit intellettive, sempre meglio addestrate all'azione da svolgere fuori dei nostri confini, nell"interesse della Patria e delle col lettivit di ogni Paese. Tutto ci se il desiderio di tutela del patrimol!io razziale e motivi di fierezza nazio11ale non ci spingessero a concentrare sotto un unico cielo le nOstre invidiabili energie per meglio prepararle alle esigenze di un domani ormai evidente. LIDIO CIPRIANI

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o -.... \ 171 951 \ \ ISOL! l \ -----......... \ ' .....

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lLAZIONE. ITALIANA All'ESTERO 1924 IROPA F RI C A 51 A MERI(HE CEANIA TOTALE l":J04 9 02. 2.0 . -. "(" M . . . .. . . . . . . . . . . . . . -.. ... -.. . . . . .. . ..... -.... ,, \ \ \ \ \ \ \ \ \ o'tEANO \ \ ' \ \ l N D l'A N O ITALIANI R.E!>IDE.NTI NEl VARI PAE5l STRANIERI Do. tool Fino a tooo a. 5 ooo Da 5ool o. to ooo Oa.IO'Ool (7. 50000 Da. 5oool Da 100001 Q. 100000 a. 200000 ITALIANI PARTITI PH l PAlSI !>TRANIERI (011PUS51VAMENH DALIB94 All92'3 DI!ITINTI !IHONDO LE REuiONI 01 llROVENIE.NZA /T A L/A .JETTEIV TRIONALE ITALIA (Ef>ITRALl ITAliA /'IEIUO.E /N.JUL.

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ITALIANI IN FRANCIA Fra tutti gli it a liani all estero quelli certo che si trovano nella situazione pi precari(! e pi difficile sono gli emigrati in Francia Innanzi tutto essi sono assai numerosi cos da costituire la colonia italiana pi forte fra quelle che non sono in terre tran soceaniche; molte cifre vengono indicate al riguardo, quelle ufficiali per sorio senza dubbio inferiori alla realt ch una larga parte di emigrati riesce a passare attraverso la rete, se non elastica, certo assai irregolare del controllo della polizia; noi crediamo che in cifra tonda, essi siano circa un mi lione ; ora questa enorme massa di italiani in una sola nazione straniera pi che mai risente di tutti quegli inconvenienti e di tutti quei danni che sono propri e partico lari della emigrazione. Inoltre bisogna no tare che qui si tratta di na nazione euro pea In America tutti sono stranieri; la difc ferenza fra essi data soltanto dalla loro pi o meno recente emigrazione. II concetto di cittadino americano, sia nel nord che nel sud anco r a alquanto teoric e dovreb b e risultare per l'appunto dalla fusione delle razze bianche europee che si sono con centrate hel nuovo mondo Qualunque sia la sua possibilit di realizzazione sta il fatto che dinanzi ad esso gli emigrati aelle varie nazioni europee si trov a no nella stessa po sizione. Ciascuno cio interviene, in misura pi o meno diversa, alla composizione della nuova amalgama, nella quale non potr dunque essere considerato ome elemento estraneo e separato Ma in Francia gli ita liani s i trovano in mezzo a un popolo dalla nazionalit ben definita, di civilt millcna ria, con una sua missione politica con una sua posizione storica. Peggio ancora : questo popolo non solo pu da un momento all'al tro marciare contro la loro patria, ma attra versa per l appunto un periodo di grave decadr>nza demografica il quale fa s che mentre da una parte esso ha bisogno dell' apporto straniero dall altra, per ragioni psicologiche facili a comprendersi, in dotto a considerare con particolare astio questi stranieri e a far loro sentire ad ogni istante che essi sono tali. Gli italiani in Francia non sono perci dei coloni che vanno a fecondare terre nuove e a creare, col loro contributo, nuove nazioni ; sono semplicemente dei lavoratori i quali vanno a dare man forte ad una nazione esausta e a far rifiorire delle terre abbandonate, per il fenomeno munista, caratteristico del tempo nostro, con conseguente inurbanamento delle masse In Francia gli stranieri tutti sono chia mati spregevolmente mtques Essi sono 34 da due a tre mili
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v o i proverete una sensazione analoga se viaggerete nel sud-ovest\ fra Tolqsa, Agen e le regioni prossime. Qui gli italiani sono atRuiti in gnin numero specialmente dopq la guerra e non soltanto per esportare delle braccia ma anche del denao. Sono note le vicende per cui alcuni speculatori francesi, d'accordo con qu,alche ignobile caprione del fuoruscitismo italiano, riuscirono a ven dere a prezzo basso delle vaste terre ab bandonate e infeconde a degli italiani agiati, e a farle popolare da altri, in cerca di lavoro. L'operazionedur pochissimi anni, nel corso dei quali ben 100.000 italiani emigrarono in queste regioni, e oltre mezzo miliardo di lire fu investito nel l'acquisto delle terre. L'affare fu pessimo ch le terre, vera mente aride e quasi pie trificate, malgrado lo sforzo dei lavoratori italiani, diedero pochissimi frutti. Ci permise per alla emigrazione italiana di svi lupparsi e di prender veramente possesso della regione, come non era mai successo in alcun altro paese europeo. Sono sorti cos dei villaggi italiani; con scuole ita liane; chiese italiane; ospedali italiani, tali da farvi credere, quando ci eravate, di esstre veramente in Italia o comunque in italiana. Ahim, a un certo momento il gendarme francese o un qualsiasi furi zionario della repubblica sopraggiungeva a ricordarvi la realt della geografia politica. E allora che restava pi della vostra illusione? Qualche anno fa a Agen c'era un prete italiano il quale, sollecito soprattutto degli interessi dei padroni francesi, cercava di far venire dall'Italia dei mezzadri e di fa \ 'Orire come era possibile l'emigrazione. Questo prete pubblicava anche un giornaletto nel quale si leggevano comunicati di c1uesto genere : Per evitat e perdite di tempo a noi e richieste di spiegaoni, i connazionali che ci cb.;edono delle mezzadrie sono pregati: l) di dare esattamente la composizione delle loro famiglie, emi /'et di ogni membro; 2) di dire se hanno economie tali da poter vivere un anno senza bisogno di an ticipi da patte dei pro prielari. Coloro che 11011 hanno 1111 centesimo di riserva, che. devono domandare i soldi pe1 La "porta dei dell'architetto italiano Guglielmo Boccanegra, ad Aigues-Mortes: localit tristemente famosa per un massacro di lavoratori italiani. il t'iaggio, meglio che abbandonino l idea di prendere Jrre a mezzadria. Comi1lcerebbero coi debiAi e finirebbero nei debiti Preferiscano in q11esto caso a11dare come domestici. Come si vede si domandavano uomini con quattrini; per la Francia era .in realt un grosso affare poter ripopolare le sue campagne, ma questo affare diventava an cora pi vistoso per il fatto che delle ma gnifiche e prolifiche famiglie italiane, come ne abbiamo viste ad ogni momento in viaggio sulle linee francesi, avevano con s anche i risparmi sufficienti a vivere per un anno; a nutrirsi cio esportando delle lire italiane. Se nel clima imperiale dell'Italia di Mussolini il rimpatrio di tutti gli italiani appare pi che mai necessario, questo degli italiani di Francia oltre che necessario ap pare urgente. L'emigrazione sempre stata un'enorme passivit per l'Italia; quella in terra di Francia, per le ragioni su esposte, una passivit maggiore di tutte le altre. Ma ragioni morali e spirituali intervengono fortunatamente a convincere sempre pi gli italiani della loro inutile presenza nella re pubblica e a determinare fra essi correnti di riflusso verso la madre patria sempre pi intense. La coscienza e l'orgoglio della razza li avevano sempre nettamente separati dalla massa francese; ora li inducono a ritornare. Si infatti assai spesso parlato della faci lit con cui la Francia potrebbe assorbire nella sua compagine etnica l'elemento ita liano. Non vero niente. Valga come prova il seguente episodio. A Grenoble, moltissimi anni fa, capita rono per puro caso alcuni abitanti di Co rato. Costoro ci si trovarono bene e fecero venire le loro famiglie. Subito dopo le famiglie vennero gli amici, e poi altre fa migli e ed altri amici e cos via di seguito, in modo che dopo poco tempo dei 40.000 abitanti di Corato ben 15.000 si trovarono ad occupare un sobborgo completo di Gr:: noble. Si diceva in quel tempo, non senza un certo buon senso : que.Sti coratini sono giunti a Grenoble, dopo aver attraversato l'Italia, come in un baule; non conoscono le grandi citt italiane; la citt pi grande che hanno visto in tutta la loro vita Grenoble; come potranno evitare di subire il fascino della vita francese, e in ogni modo come potranno fare in terra di Francia propaganda di italianit? Ci viene ora riferito che questi nostri emigrati, pur sen za conoscere le nostre grandi citt, pur senza essere troppo al corrente della nostra vita nazionale, sono ora pi italiani che mai, celebrano tutte le nostre feste, inneg giano al Duce, e sarann0 forse fra i primi a rientrare. Che significa tutto ci se non che la buona razza italiana una realt che non si smentisce mai? FRANCESCO SCARDAONI 35

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Oltre 12.000 erano gli italiani in Tunisia nell'anno 1881, in cui la Francia s'impadron di essa. Secondo la versione che fu data, la trib dei Krumiri av rebbe sconfinato in territorio alge rino da oriente; e l assunta violazione di confine fu appunto il pre testo della Francia per saldare laTunisia all'Algeria gi sua. Giunsero dunque i soldati francesi, e presero possesso di porti dogane uffici. Ma il vuoto restava in Tunisia, perch in Francia non c'erano coloni da mandare a popolarla. E cos gl'italiani continuarono a traghettare alla riva dirimpetto e costruir ponti aprire strade, trivellare pozzi, piantare vigne, fecondare la terra, animare le citt La Tunisia fertile e ricca di oggi nata dal lavoro e dal genio degl'italianL Ma cosa non ha fatto la Francia contro questo lavoro? Qual i violenze non sono state esercitate contro questi italiani che non piegavano di fronte a persecuzioni e minacce, n cedevano ad allettamenti e lusinghe e mai hanno soffocato l'orgoglio del nome e della razza? Perch questo l'assurdo francese questa la responsabilit della Francia: non essere mai sazia di ter-ra e non avere braccia per lavorarla; non avere figli e credersi in diritto di rubare figli agli altri; pretendere di riempire i qadri dei suoi battaglioni con la coscrizione obbligatoria di chi le capita sotto. La storia del protettorato in Tunisia s'identifica con l'azione che da oltre mezzo secolo la Francia sistematicamente e spieta tamente vi conduce nel proposito di snaturalizzare gl'italiani Le tappe successive di tale azione sono segnate da una vera collana di provvedimenti di legge, tutti ispirati e sapientemente congegnati a tale scopo. Si cominci decreto del 18 agosto 1898 col cosiddetto con trollo degli stranieri. Iri d voleva dire l'arma della espulsione, la quale, adoperata senza alcuna garanzia procedurale senita essenzialmente per infierire e premere sugli italiani refra ttari TtJTAU /$ZJ 36 TtiTI!ttF TOTAli 1201 D 1FEiflfllfl. -lfASCH/ 'Poi le cure furono rivolte -vec:li il decreto del 16 maggio 1901 -contro una delle pi influenti categorie di professionisti italiani. Si prescrisse, cio, che per esercitare la professione di avvocato in Tunisia era necessaria, d'allora in poi, la laurea rila sciata da un'universit francese. Il che gra vissirpa della convenzione del 1896 tra-l'Italia e la Francia nella quale era stata appunto tassativamente prevista piena assoluta libert agl'italiani di esercitare qmilsiasi arte professine o indu stria. Questo colpo fu a duplice effetto : da up canto, essendo improbabile che avvocati gi -laureati in Italia riprendessero gli studi presso scuole francesi, si sbarravano per via indiretta le porte alla loro immigrazione; dall'altro, limitando gli sbocchi delle scuole italiane, si mirava a deviare verso quelle francesi i figli degl'italiani in Tunisia. Coi decreti del 5 c 7 aprile i905 si promulgarono in materia di diritto di riunione. Inutile dire che si trattava, in primo luogo, delle associazioni e riunioni d'italiani. Con decreto del 1913 fu interdetta agl'italiani la facolt di aprire nuove farmacie. Come si vede la pressione si faceva sempre pi incalzante e l'esproprio raffinato e metodico, settore per settore Si-ebbe ima parentesi dal '14 al 1918. Ma la guerra mondiale non era ancora finita che gi l'azione veniva ripresa, inasprita e sospinta decisamente a fondo Al governo della Reggenza venne destinato nel. dicembre del 1918 un recidivo dell'italofobia pi accesa e come tale noto : il senatore Flandin. A questo personaggio della politica francese si debbono le pi draconiane misure contro l'Italianit in Tunisia, i pi sciagurati giri di vite contro di essa. Istitu il ro gennaio 1919 l'albo dei sensali autorizzati, prescri vendo la qualit di francese o indigeno per esservi iscritto. Con decreto del 20 febbraio 1919 non soltanto, all'atto pratico, pre cluse agl'italiani la possibilit di aprire nuov e scuole, ma imped anche l'ampliamento di quelle esistenti com'era impellentemente richiesto dal continuo accrescimento numerico della colonia ita liana, deterrpinato in prevalenza dalle nascite. Con decreto im mediatamente successivo -22 dello stesso mese ;-vennero imposte speciali esose tasse agli italiani nei contrattidi compra vendita d'immobili Se dopo dieci mesi questa disposizione do vette essere abrogata ci non fu fatto per resipiscenza, ma. perch si era prodotta la paralisi nella vita economica del)a Tunisia, in massima parte in mano degPualiani . Nel giugno del 1922 si punt diritto contr la categoria dei ferrovieri italiani. Con accordo tra la compagnia ferroviaria c i governo del protettorato fu stabilito che l'assunzione di nuov o personale doveva essere fatta nella misura del possibile tra i cittadini di nazionalit francese o tunisina. Per i ferrovieri italiani gi in servizio si provvide col delle pressioni economiche e della differenza di trattamento. Salario e indennit caro-viveri per un ferroviere ita:Iiano mantenuti in feriori di un terzo a quelli corrisposti al collega francese di pari condizioni di anzianit e con ugual numero di persone a carico; ai ferrovieri italiani fu negato il terzo coloniale. Svantaggi in materia di congedi annuali, nell'assistenza per malattie e infortuni sabotaggio negli ayanzamenti; completano il quadro.

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Una sezione all' est_ero. Pressappoco in maniera analoga si procede contro la categoria dci tramvieri. Nessun ceto di professionisti o lavoratori urbani viene risparmiato. Restavano comunque irraggitingibili dai decreti le categorie dei minatori, dei pescatori e degli agricoltori. Si inscena contro di loro la pi sconcia campagna di denigrazioni, alimentata c assecondata dall'alto: per alto qui s'intend parlare del governo della Reggenza, e del governo, parlamento della stampa in Francia, di tutte le tinte, ad unanimit assoluta. Un funzionario governativo -.,. il nominato Monchicourt conduce, sotto i pseu donimi di Rodd Badek e Cav, la pi spudorata campagna contro l Italia e gl'italiani. Per lui, che rappreseatava la voce del pa drone, i pescatori italiani sono di mare calmo e possiedono tartane incapad di tenere il largo, e fuggono dinanzi alla menoma tempesta. Propone di sostituirli con marinai bretoni. Anche mi natori e agricoltori italiani vuole che siano cacciati via, chiac mando sloveni e polacchi a sostituirli. Se il piano non ha potuto avere applicazione la non certo della Francia. Persino nell'assistenza religiosa il governo francese interfe-. risce e vll_ole che i sacerdoti italiani siano sostituiti da quelli di nazionali\ francese. A tal preciso scopo la sovvenzione all' Arcivescovato di Cartagine venne triplicata nel 1929, e portata da 6oo.ooo franchi a r.Soo.ooo. Ed eccoci al provvedimento della sottile perfidia. Il 30 marzo 1928 il governo della Rep11bblica promulg un decreto col qual-:: s'imponevano speciali dazi :ilr.tmportazione dei vini tunisini e si sottoponeva l'importazione stessa a licenze ministeriali volta a volta concesse. Si tenga presente che la produzione vinicola in Tunisia si aggira in media intorno a r.soo:ooo ettolitri, 400.ooci dei quali vengono assorbiti dal consumo interno e dalla distillazione. Che poteva rappresentare, dunque, un milione di ettolitri di vino tunisino in pi nel mare dell'economia vinicola francese che varia da so a 8o milioni di ettolitri annui? Anche le bollette e le licenze d!esportazione venivano passate a servizio della politica delle snaturalizzazioni. N manc la all'italiano. la sommossa che poi pass alla storia col nOme del Gellah.. Era il 7 novembre 19rr; pochi giorni prima l'Italia sbarcata a T ripoli. La Francia sobillava gli arabi della Tunisia all'odio contro l'Italia, con false notizie cortei e polemiche. Quando l'odio esplose sotto gli occhi compiacenti delle autorit francesi inattive, a: diecine si contarono le vittime italiane. Innalziamo un monumento "!Ila loro memoria. * Ma come esiguo si manteneva il reddito per l'anagrafe fran-cese nonostante persecuzioni e minacce e blandizie, astuzie e sottigliezze; come a vuoto andavano propaganda e maneggi contro la saldezza della ,tompagine italiana; e in 40 anni di protettorato vale a dire fino al 1921 -soltanto 1700 naturalizzazioni erano state registrate; si ricorse alla snaturalizza zione in massa, coattiva: mostruosa retata come a branco di bestie. La legge del 20 dicembre 1923 stabilisce appunto questo. Essa non sarebbe stata applicabile agl'italiani, perch salvaguar dati dalla convenzione del '96 gi ricord
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SENTINELLE Per poter apprezzare altamente la dignit di razza dei connazionali viventi fuori i confini patrii, assai opportuno osservare il netto istinto di conservazio. ne razziale, integralmente espresso, nei 156.ooo italiani che vivono nella Confederazione svizzera. Ci sono cause naturali che provocano tale istinto. Infatti, il bloc co etnico italiano peninsulare, senza alte razioni o disarmonie razziali, si spinge, omogeneo e completo, dal territorio nazio nale a quello svizzero, nel Ticino, e si co stituisce argine e garanzia contro ogni contaminazione da parte di altre razze e popoli confinanti, con i quali gli italiani della Svizzera devono vivere ed operare. Essi vengono cos ad essere la sentinel la avanzata della razza, asserragliata sui valichi e nelle valli alpine. Per avvalorare maggiormente le fondamentali ed inc quivocabili qualit razziali di quel gruppo italico, bisogna riferirsi anche alla spiccata tendenza emigratoria, verso la Svizzera, della Lombardia e delle provin cie dell'Italia del nord. Se si d uno sguardo alle severe indagini statistiche dell'emigrazione italiana in Svizzera, si pu fermare quanto segue : Nel periodo che va dal 1813 al 1876, emigrarono, in media, dall'Italia in Svizzera, 32.000 italiani all'anno, e nel periodo che va da:! 1919 al 1925, 14.000. N cl 1870 vi erano in Svizzera 18.ooo italiani; nel 1880: 42.000; nel 1890: 42.8oo; nel 1900: l !7.000; ne] 19Il : 122.000; nel 1924: q6.ooo. E' facilmente visibile che l'aumento progressivo del blocco italico in Svizzeradipeso dall'emigrazione nostra verso quel Paese, che, per esempio, anche nel 1915 fu di r8.ooo; nel 1920 di 18.700; e nel 1925 di 26.100 dei quali una maggioranza va impiegata nei lavori campestri; poi nell'industria, bracciantato, operai qualifi cati, professioni liberali ed artistiche ecc., cio il 28% impiegato nell'agricoltura, il 7% nelle agricole, il 14% negli ecc. ecc. Trattandosi di immediata v1cmanza, l'emigrazione in Svizzera ha anche un carattere temporaneo, il quale cre quindi quel flusso e riflusso di scambi di masse che fu tanto utile alla conserv.azione della razza. Infatti, rimpatriarono dalla Svizzera nel 1921 : 4800 italiani; nel 1922: 3900; nel 1923: 4500, e nel 1924: 8700. Inoltre l'onda di entusiasmo degli italiani svizzeri per la partecipazione alla guerra mo11diale 19J4-1918, fu dimostrata dal rientro in 38 AVANZATE DELLA R _AZZA ITALIANI IN SVIZZERA italiana nel periodo u'"' "ut:Jlu
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JL a sto da della emi orazione italiana compendiata Una storia di umiliazioni e di dolori Il popolo italiano port un contributo prezioso ed eccezionel suo dolore e nel suo splendore nel, la storia d'America. La scopr. Colom' bo, emigrato italiano in terra spagnola; come un emigra:to da Venezia era Giovail ni Caboto che port la bandiera inglese al Labrador c a S. Gio vanni di Terranova. Sebastiano C a b o t o che corse esplorando la costa atlantica del nuovo continente, da Terranova sino alla florida, era figlio di emigrati italiani. ITALIANI naie a questo confuire di forze e di vita verso l'America dei. Nord. Gi attualmente -secondo calcoll approssimati --:--di cir ca lO milioni di ita liani residenti all'e. stero, il 41,4 % si trova negli Stati Uni ti Ma prima della guerra le nostre sta tistiche davano. tra il 1876 e il 1914, ben 14 milioni di emi grati, numero che le statistiche straniere aumentavano fino a far raggiungere i 1718 milioni. La massima parte di questa corrente migratoria era diretta negli Sta ti Uniti, tanto vero che ci fu un momen-NEGLI STATI UNITI Poi ancora un gr ato italiano in terra di Francia, Giovanni Verrazzani, s h a r c per primo nella Ca rolina e spostatosi a Nord entr nelle baie che pi tardi si chia marono di NcwYork e Newport. Infine quasi a suggello della g loriosa o:erie. un emi grato d'Italia dette il nome al continente che per Amerigo Ves pucci .fu chiamato America. * *' t o che New Y ork era la citt del mondo pi popolata da ita liani, pi popolata dalla nostra gente di una qualsiasi citt d 'Italia! Prima che gli Stati Un i ti raccogliessero i Scoperta dell'America per opera di Colombo e Vespucci: allegoria di Giovanni Stradano. La cosa si spiega pensando che nel 1880 dai nostri porti partirono pi di 200 mila emigranti, e che questa cifra era la pi 4 /10 dell'oro di tutto il mondo le correnti di emigrazione erano confluite in questa terra. New-York che nel 1800 contava ap pena 32 mila abitanti, oggi ha raggiunto i 6 milioni, e com plessivamente la popolazione degli Stati Uniti salita, in meno di 150 anni, da 3 miHoni a 120 Dal 1830 a,l 1930 sono entrati in America 40 milioni di emigranti; dal 1900 allo scoppio della guerra mondiale ne en trarono 13 milioni con una media di un milione all'anno. ... Cifre spaventose e meravigliose insieme di cui un compendio ci offre la statistica americana del 1920. A questa data nello stato di New-York vivevano ben 2.800.000 emigrati nati in Europa; 1.400.000 nella Pensilvania; 1.200 .000 nell'Illinois; 1.100.000 nel Massachusetts; e cos via. .._ ... ._ "" ,. Fra i tanti episodi "he dimostrano come gli emigrati itah d'anteguerra fossero trattati negli Stati Uniti si pu citar il seguente: Nel 1907, a Black Diamond, California, vi fu un'esplosione; fra molti americani e di altra narionalit ci furono 4 mort) italiani: assuntrice dei _lavori la Pacific Coast Co. Gli americani ebbero dollari 1200 di indennit; gli italiani dollari 150 [da Amy A. Bernardy: Ialia randagia gli :Vniti .) -,. alta registrata in tutto il secolo. Ma doveva aumentare spaven tosamente al principio del 1900: nel primo quadriennio si rag giunse una cifra che sali a 400 mila nel 1905, toccando il mezzo milione nel 1906 e che continu ad aumentare sino al 1913. Tristi le ragioni che spingevano il nostro popolo fuori della Patria a dissodare terre, scavare miniere costruire citt per gli altri, nelle regioni atlantiche di New-York, di New-Jersey, della Pensilvania, e in quelle centrali e degli stati del Pacifico di Illinois, Colorado, California. Questo movimeiito di emigrazione cominci, contrariamente a quanto si pu pensare ,dall'Italia Settentrionale e si propag rapidaniente all'Italia Meridionale. 39

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Si ammassarono cosj, suj moli, genti nostre ogni pae5e della penisola: venivano dai montuosi villaggi friulani e calabresi, dalle pianure venete e campane, dalla terra .. di Ahruzz<_> e di Sicilia. Era l'effetto pi visibile dell'eredit che alla terza Italia lasciava Agostino De Pretis, morendo nel 1887; era la conse guenza della politica delle mani nette che meglio si potreb: be tradurre delle mani vuote. diffuso un profondo disagio i molti problemi eco nomico-sociali che esigevano una risoluzione e che invece s1 lasciavano diventai sempre pi aspri. S aggiungeva un distacco doloroso fra il Settentrione e il Si cer.vava, a 9arino del patrimoni
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Quando la prima donna italiana arnvo m California, trecento minato1i della sua terra le vennero incontro per parecchie miglia. Moti spontanei di questi fieri figli d'Italia cui non riuscivano a fiaccare i lavori pi faticosi e r: twsi. A loro difatti era riservato il lavoro manuale. Si noti bene e si ricordi: nelle miniere il numero degli operai italiani aument sino et superare quello di tutti gli altri emigrati. La costruzione di strade ferrate era di lavoro in cui trovavano maggior impiego gli emigrati dell'Italia meridionale: opera di sc-avo -della roccia, .brillamento di mine. industrie del ferro, del vetro. del cuoio, le condizioni assassmw del capudel-la -polizia, quando al grido di
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OE LA REPUBLICA Af!GENTINA CON SUS REGIONES AGRICOLAS Y GANAOERAS CJft--== ...... c=:J ..... _ c:::::J ... _, ... _ CJ .. .. clt-,__,...,_._ UmllM Ira .. luPoowlftc:laa. Le quattro regioni dell'Argentina: I. Zona nord o boschiva; 2. Zona ovest o dei vigneti; 3. Zona est o dei cereali; 4. Zona sud o della pastorizia JD i versi anni fa, un autore inglese desiderando la parte avuta dalla Gran Bretagna nella messa in valore del l'Argentina scriveva, ed i giornali di Buenos Aires pubblicavano: Lo scopritore dei fiumi Uruguay e Paran, che fu anche il primo a seminare il grano in terra americana, nacque in Inghilterra, ed inglese era uno dei due inviati in /spagna coi frammenti del metallo -.che diede il nome al Rio de la Plata La circonlocuzione lasciava nell'ombra tutti i nomi: ma se esattissimo che dei due incaricati di portare a Carlo V i campioni dell'argento sud americano uno era inglese -e si chia mava imfatti Roger Barrow pur certo che chi aveva dato l'ordine al Barrow, chi aveva risalito e scoperto il Rio Paran, chi aveva seminato il primo grano in Argentina, ed aveva dato il nome al Rio della Plata non era affatto inglese, per la sem plicissima ragione che si chiamava Sebastiano Caboto. Non solo, ma fra i finanziatori della spedizione di Caboto al Plata, figuravano, oltre Carlo V, altri tredici azionisti, do dici dei quali erano italiani, ed uno solo il suddetto Barrow -era inglese, mentre sulle quattro navi di Caboto viaggia vano non meno di trenta specialisti italiani, fra i pi esperti marinai del tempo. Nelle spedizioni successive, del resto, cio in quella di Pietro Mendoza, in quella del Pancaldo ed in quella del Cabeza de 42 S C O P R J J -O R l V ALO RIZZA TORI INCIVILITORI Vaca gli ita.Jiani continuarono ad avere parte importantissima od addirittura esclusiva, come furono pure i primi colonizza tori dei luoghi, tanto che quando Juan de Garay fond Buenos Aires, sui quaranta compagni che ebbe e fra i quali divise i terreni della nuova citt, figuravano almeno dieci italiani. E lo stesso nome di Buenos Aires sembra sia stato suggerito dalla devozione che uno di loro, il sardo Gribeo, gi fedele aiuto di Pietro da Mendoza, professava per un'immagine di N. S della Buon'Aria, che egli aveva recato seco da Cagliari. Ai primi coloni laici segu l'opera imponente delle Missioni formate in massima parte da Gesuiti italiani, che incivilirono le regioni dell'Alto -Paran, conquilstando l'anima degli indiani costruendo chiese immense dappertutto e creando un ambiente fattivo, tutto pervaso di altissima poesia. Per avvincere alla nostra Fede quelle popolazioni semibar bare, i Gesuiti usarono il pi dolce dei richiami profani, la musica; navigando sui fiumi in piccole canoe, qualcuno di loro suonava il flauto, e la nuova armonia si diffondeva dolcemente nel silenzio solenne della natura primitiva: a poco a poco, dai boschi accorrevano a frotte gli indiani, che seguivano dalla riva il cammino delle barche finch i colloqui e l'opera missionaria si iniziavano. Pi tardi, desiderosi di mantenere un ambiente di letizia fra i neofiti, i gesuiti italiani li educarono a celebrare le nostre Sacre Rappresentazioni per le feste di Natale e della Setti mana Santa, e fu ancora il genio della nostra razza che am mans e conquist quelle trib primitive. Mai il mito d'Orfeo ebbe pi alta realizzazione, mentre i Gesuiti stessi, da Simone Bandini a Giovanni Guglielmo, com pilavano i vocabolari delle lingue indigene, il Brasanelli ed il Cattaneo insegnavano a costruire chiese e case, il Ferrufino, il Beatillo il Blasino, il Cataldino, il Dario, il Macioni, il Man chiano, il Moscardo, il Mazzetta, il Ripario ed H Serra, molti dei quali vittime della loro missione, si occupavano del sistema coloniale locale ed insegnavano nelle prime cattedre da loro fondate, compiendo quell'opera di dissodamento e di direzione. la quale si svolse nei due secoli che precedettero la grande migrazione delle masse italiane. Ancora, ai primi dell'Ottocento, i pi tenaci propugnatori della libert commerciale che porta all'indipendenza argentina sono sempre italiani. E le orme di tanti pionieri sono poi calcate dalle formidabili schiere dei nostri emigranti che si susseguono per quasi un secolo ininterrotte, fino a costituire oggi coi loro discendenti il nucleo razziale massimo della popolazione. Nel 1819 infatti, l'Argentina aveva appena 615.000 abitanti ed oggi ne conta circa dodici milioni. E' evidente ch quei

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615.000 creoli, negri, ed indiani non avrebbero potuto dar luogo ad una popolazione bianca, come quella dell'Argen tina odierna, ed in ogni modo, a distanza di 119 anni, ed anche calcolando il loro incremento alla quota massima (18,1 per mille nel periodo 1920-1924), non possono figurare per pi di 4.900.000 unit fra gli ,abitanti attuali. Sopra dodici milioni di abitanti abbiamo dunque al massimo 4 .900.000 di nativi_ mentre la differenza, ossia 7.100.000, necessariamente costituita dagli immigrati e dai loro. di scendenti. I dati statistici sull'immigrazione cominciano dal 1857, e da tale anno fino ad oggi gli italiani immigrati furono pi di tre milioni, e popolarono e valorizzarono le regioni dell'interno, dove andarono_ a fissarsi stabilmente. Gli immigrati di altre nazionalit, che furono nello stesso periodo in numero di 2.800.000, rimasero prevalentemente nei grndi centri, ed avendo :dato luogo alla massima parte_ dei 2.600.000 rimpatri indicati dalle statistiche, non possono figu rare oggi, compresi i loro discendenti, che nella quantit di 2.000.000 al massimo. Di modo che la probabile composizione della popolazione dell'Argentina pu esser data dalla stima seguente: Italiani e loro discendenti Argentini discendenti dalla popolazione del 1819 Immigrati di altre riazionalit e loro discendenti Totale abitanti 5.100.000 4.900.000 2 000.000 12.000.000 Secondo tali dati, la proporzione percentuale sarebbe quindi oggi del 42 % almeno per gli italiani, del 41 % per i creoli argentini, e del 17 % per le altre nazionalit. In realt per l'apporto italiano assai superiore, tanto per la forte natalit propria della nostra razza, quanto per la sanit della vita attiva e laboriosa che i nostri fratelli condu cono, mentre le razze originarie stanno scomparendo, come avvenuto gi per i negri e come sta avvenendo per i nuclei indiani. dove le morti, e soprattutto le morti infantili, eccedono Je nascite per affezioni _gastriche, siflitiche, tubercolosi, mala ria, stravizi e miseria. Questa imponente massa di immigrati, fiore della nosira razza, non indugi affatto nei centri urbani, ma si sparse, come ho detto, per l'enorme territorio desolato. Delle vie seguite dagli Italiani attraverso tale territorio, sono testimoni i tracciati ferroviari che seguirono sempre il passo dei nostri coloni, e per i quali gli inglesi utilizzarono il materiale residuato dalla guerra di Crimea. Ma se j tracciati ferroviari sono un segno eloquente del passaggio nostro non meno eloquenti sono le cifre relative all'attivit italiana nel campo agricolo e nel campo della pro duzione, in base alle stesse statistiche ufficiali argentine special mente quando si apportino a queste le correzioni indicate dai fattori demografici razziali. E' noto infatti che la propriet privata figura nella ricchezza totale argentina per il valore di 22,6 miliardi di pesos carta ossia 91,6 miliardi di lire. Questi 91,6 miliardi di propriet agricole sono rappresentati da 275.450 aziende, delle quali il 59 % sono agricole ed il 41 % sono pastorizie. Delle aziende agricole, che sono esattamente in numero di 163.135, le statistiche ufficiali ne attribuiscono 70.399 ai pro prietari o direttori argentini, 54.267 a proprietari o direttori italiani e 38.469 a proprietari o direttori di altre nazionalit. Siccome tali statistiche includono fra i proprietari argentini anche i figli degli italiani, che sono i pi numerosi ed attivi amministratori delle aziende ricevute dai padri, fuori di dubbio che per lo meno un terzo degl-i amministratori che figurano come argentini nelle statistiche ufficiali sono figli di italiani. Altri dati infatti, relativi alla popolazione addetta alle aziende agricole, inducono anzi a credere che la proporzione della discendenza italiana nell'attivit agricola sia notevolmente maggiore e si avvicini ai tre quarti del totale. La direzione italiana si esercita quindi sopra una frazione del totale che in nessun caso inferiore al terzo delle aziende. secondo ie statistit he ufficiali, e che supera invece certamente il 47 %, quando si tenga conto anche solo parzialmente della discendenza italiana. Pianta originale della fondazione di Buenos Aires e prima distribuzione dei terreni. Le parti ombreggiate della pianta indicano i terreni assegnati agli italiani.

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Applicando tale percentuale al totale di 275 .4 50 aziende. compren dente anche quelle pastorizie, l attivit italiana s es er citerebbe dunque sopra non meno di 127.000 aziende, per i valori seguenti: Aziende di propriet italiana Aziende affittate ad italiani Aziende amministrate da italiani Totale L. 16.500.000.000 L. 23.200.000.000 L. L. 43.300.000 000 grato .da tempo, seguita a dar utili inglesi per il lavoro degli italiani.. L'immigrazione di ohre tre miliorii d'italiani nefie regioni del Plata fu accompagnata da un gran numero di uomini di studio da un esercito imponente di ingegneri, di tecnici d i > medici, di lettrati :all'opera quasi esclusiva dei quali l'Ar gentina deve quella posizione. egemonica: che ess occupa attual mente fra le nazioni d'origine spagnuola dell'America del Sud. Dalle c.arte marine, tracciate per primo da Alessandro Malaspina, e dalle espiorazioni e dai rilievi fatti da Giacomo Bove, dal Bossetti e dal Lucchesi alle bonifiche del Cipolletti, ai porti ed alle dighe ed agli impianti di canalizzazione tracciati dal Giannini, dal Vulpiani e dal Luiggi, fino grandi costru zioni che abbelliscono Buenos Aires ed i principali centri e nelle quali emersero il l Aioisi il Meano il Maraini. il Buschiazzo ed il Tamburini, non c' campo dove i tecnici italiani non abbiano lasciato un'impronta indelebile e bene fica in Argentina. L'insegnamento e l'Universit argentini e bbero 'Poi per primi maestri gli italiani: il Carta, il Ferraris, il Mossotti, il Mora che aprirono l'Univers it di Buenos Aires, e che furono seguiti da una serie ininterrotta di italiani: dal Pistonato, dal Pa squali, dall'lngegneros, dal Lavagna dal Craveri dal Ricci, dal Boeri dal Dessy, ed ebbero poi come continuatori i fig li degli immigrati. Il Siccardi il Su s ini, H il Molinari, il Galliani, il Solari, il Lanari, il Maraini il Gatti l Ambrosetti ed infiniti altri della nostra razza Ma nel campo dell 'alta cultura merita speciale cenno uno' dei primi studiosi chiamati dal governo argentino, ed il mag giore forse degli italiani immi g rali Pietro de Angelis. nato N U :n E BO D' AZ I E N D E A G BI(:) O L E E L OR O D I R EZIO N E -DATI UFFICIALI DATI RETTIFICATI (Dia.cenden.u italiano attribuita alla quota argentina) (Ditccndell.U italiana attribuita alla quota italiana) Fittavoli lmpiegati Italiani. . 15221 34453 4593 Argentini . 42993 20899 6507 Altre nazioni 14215 20162 409Z Totali 72429 75514 15192 Nelle attivit industriali e commerciali, riguardo alle quali non s i hanno dati s tatistici per nazionalit le sca rse indicazioni di c ui di s poniamo permettono ritenere che si ripetono per lo meno le stesse proporzioni come nel'agricoltura, anche perch il fenomeno demografico sta alla base di tutte le attivit, ed poi particolannente sensibile in un ambiente dove l'iniziativa italiana quella preponderante. E po;cb i capitali impiegati nell'industri a. nel commercio e nella marina mercantile sono di 22,4 miliardi di lire niolto pmbabile che la propriet italiana vi figuri per 4 miliardi e che la direzione italiana si eserciti per lo meno S()pra 6 4 miliardi, amministrandoli Gli italiani ed i loro discendenti ammini s trano quindi il 37 % della ricchezza argentina e ne poss eggono la se ttima parte, secoado una stima che certamente inferiore alla realt E l'ossatura economica del paese platense ha per base l atti vit italiana, senza la quale nulla o ben poco sarebbe s tato fatto in Argentina. E nemmeno vi sarebbe s tata richiamata la tanto vantata capitalizzazione inglese che, anche quantita tivamente rimane inferiore alla ricchezza suscitata dai nostri non solo ma essendo stata ammortizzata ed avendo quindi emi-44 TOTALE Proprietari Fittavoli Impiegati TOTALE 54267 29552 41420 6762 77034 70399 28662 13932 4 338 46932 31r469' l42t5 20}6.2 4002. 3846.9 163135 72429 75514 15192 163135 a Napoli nel 1784 che era stato precettore dei figli di Murat e poi Ambasciatore a Pietroburgo, uomo di profondo sapere e di vastissima cultura, che ebbe una parte principale nella vita pubblica e nel giornalismo argentino e che raccolse in un'opera fondamentale comprendente sei volumi in folio, tutt e le pubblicazioni ed i documenti la storia antica e moderna delle Provincie del Rio della Plata. Gran signore, dunque, ed eccezionale studioso il De Angeli:; sempre saccheggiato e ma:i citato dagli storici creoli ch e vennero dopo di lui -pu esser considerato il Muratori della storia argentina, che senza di lui difetterebbe di una docu mentazione scientifica ed ttendibile. Egli conobbe tutte le ama rezze che una terra straniera e primitiva po_teva dare ad un grande intelletto e ad un austero carattere come il suo, ma seppe sempre ma'otenerc altissimo l o-;.goglio dell'italianit ch e profondamente sentiva. Sempre pronti a pagare di borsa e di persona in ogni e\cnlo lieto o triste del paese che abitavano, gli italiani partecipa rono per scarsamente alla politica argentina. Pu darsi che non abbiano avuto molto da lodarsene e pu darsi anche che la costosa e complessa organizzazione politica

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del paese mm li abbia molto convinti dell'utilit per l. lavo ratori di dedicarW.si. L'Argentina ha infatti, ohre che il Parlamento. il Senato ed i Ministeri nazionali, altri quattordici ed altre quattordici serie di ministeri, e per di pi ha ancora ventiquattro governatori, uno per ogni provincia o territorio. Tutto questo, a cui sono da aggiungere le spese nicipali, non fatto per semplificare la vita ordinaria e costa a chi lavora la bellezza di sei miliardi di lire all'anno. Ma la passione immigrati italiani e dei loro figli invece fortissima per la Patria -questa -pa85Wne -proruppe magnifica durante la Grande Guerra, e durante le san zioni. Ed quest'ultima: occasione furono proprio i figli degli immigrati (f quali, per la legge argentina, sono consi derati. -argentini), --quelli -che le piazze ed i teatri "ai ogrri citt, protestando in assemblee indimenticabili contro l'attitudine del governo del paese, e specialmente contro l'in comprensibile ultrasocietai-ismo del ministro degli esteri del tempo-. che non si sapeva a che cosa obbedisse. L'entrata brusca ed in massa dei figli degli ita liaui sulla scena politica dette allora la misura di quanta fosse la loro forza, e sgoment non poco le camarille politiche, le quali ebbero la sensazione di una pressione, alla quale non avrebbero patuto resistere e che !e avrebbe cancellate pe!. sempre: ma gli italiani ed iloro figli, appena passato il giusto sdegno, tornarono a disinteressarsi della politica argentina accompagnando invece con la lcro fede e col loro entusiasmo la guerra d'Etiopia e la creazione dell'Impero, che n le sanzioni n il ministro Lamas erano certo riusciti ad impedire e nemmeno a ritardare. Il complesso magnifico d'energie morali e materiali rap-Architetto Vittorio Meano: Palazzo del Parlamento argentino E per quel che riguarda le rmesse in Italia, anche ammet tendq, con molto ottimismo, che per cinquant'anni esse sieno state di cento milioni di lire all'anno dall'Argentina, avremo un totale di rimesse di cinque miliardi di lire. Tirando le somme, l'emigrazione in Argentina signific per l'Italia una perdita materiale di trecento miliardi di lire, con un ricavo certamente inferiore a cinque miliardi. Vale a dire che ogni emigrato, che era costato all'Italia 100.000 lire, re stitu in media appena 1600 lire in cinquant' anni, ossia meno di 32 lire all'anno! QUOTA DELLA BI()CJHEZZA 'I'OTAI.E POSSEDUTA OD Altllt.IINISTRATA DA ITALIANI TOTALE deila ricchezza na:l!ionale argentina Propriet agricole. . 91,6 Industrie e commerci vari . . 22,4 Arsenali, Ferrovie e Beni Stabili . 12,-Servizi pubblic gestiti da privati 14,-Titoli ed oro . . 4,-(espressi in miliardi di Lire italiane) Totali 144,-presentato dai nostri emigrati, che avrebbe infinitamente gio vato all'Italia se fosse stato impiegato in Patria, fu dai po'li ticastri gidei e giudaizzati sperperato bestialmente, procla mando la necessit dell'emigrazione, che sfollam le regioni troppo popolate (era cio benefica come la morte!) e proclamando altres l' utilit dei rivo letti d oro luz zattiani, che sgorgavano come sangue dalla emigrazione stes,a. Per avere un'idea della balordaggine di tali affermazioni. e dell'enorme perdita, anche materiale, che l'Italia pat man dando i suoi figli a colonizzare la terra d'altri, baster ricor dare che secondo i calcoli concordi degli economisti, un uomo di vent'anni veniva a costare alla Nazione, per gestazione, parto, allattamento, asilo, scuole, istruzione ed avviamento professio nale, cura di malattie, ecc., la somma di 100.000 lire, che egli, nel successivo periodo della sua vita dai venti ai sessant'anni, e nella sua qualit di lavoratore, rendeva alla collettivit del suo Paese. Per ogni, emigrante, quindi, la perdita economica fatta dal l'Italia non fu in nessun caso inferiore a 100.000 lire. E cio la sola immigrazione in Argentina cast all'Italia trecento mi liardi di lire. QUOTA POSSEDUTA OD AMMINISTRATA DAGLI ITALIANI Percentuale Posseduta Amministrata TOTALE della ricchezza argentina 16,5 26,8 43,3 47 0/0 4,-6,4 10,4 47 o ; o ----------20,5 33,2 53,7 37 o o Ed oggi la grande massa dei nostri emigrati ha l'anima verso jl nuovo richiamo che il Duce le ha riYolto: sono g!i umili e forti lavoratori che si prodigarono per un amaro f scarso pane in terra straniera, e dei quali ben pochi uno per ogni duecento appena -conquistarono un po' di benes s ere o di ricchezza attraverso improbe fatiche e pri, azioni infinite; sono i fratelli di quelli che vennero da lontane contrade a com battere con noi in Etiopia, sono tutti i dispersi per il mondo che il Duce rivendica all'Italia, e pei quali l'antico sogno del Poeta. sussurrato tante volte col cuore stretto come da un a impossibile speranza, appartiene ormai all'imminente futuro: La li vuol tutti alla sua mr>nsa i figli suoi ... E d'ogni terra ov" sudor di schwi, di sottoterra., ov' stridor di denti, dal ponte ingombro delle nere navi, ; : dtiamer l'antica madre, o genti, in una sfolgorante alba che viene, con un suo grande ululo ai quattro Lenti fatto bal:;are d{l/le sue sirene. MARIO DE' BAGNI 45

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l ITAlJ Si parla oggi molto di universalit dell'arte italiana. Da pale misti, da critici e da organizzatori si sente dire: Bisogna che la nostra arte torni ad essere accettata in tutto il mondo; che le nostre esposizioni all'estero incontrino l'interesse di tutti; che i nostri artisti, possano, ancora una volta, essere chiamati ad openi' re presso altri popoli Intenzioni dubbio belle; ma c' in quelli che le mostrano un curioso molo d'interpretarle. Essi aggiungono: Oggi esiste una internazionale dell'arte: in essa bisogna prima di tutto entrare. E' l'unica possibilit, in questo campo, di non restare pro vinciali, c di quell'universalit che abbiamo da tanto tempo perduta. Insomma : per essere universali bisogna cessare di essere noi stessi. Rinunziare alla nostra originalit; subire la guida e l'imposi zione altrui. Da soggetto diventare oggetto; ma di che cosa? e a quale scopo? Poich quella che oggi si chiama l'arte europea ha una sua logica, una sua coordinazione ed un suo scopo. Al quale dovrem mo prima di tutto sottometterei. Per di pi i nostri artisti dovreb bero far parte di una specie di lega -che il miraggio dell'arte comune costituisce, di fatto, tra quelli di molti paesi. Una specie di Lega delle Nazioni artistica; resa ogni giorno pi visibile da riunioni, congressi, manifesti e riviste. Ma, dato che ci non fosse pericoloso, anzi che fosse addirittura utile; che veramente l'universalit acquistata a que sto prezzo, cio con la sottomissione alla oligarchia (di ebrei c non ebrei) che da trent'anni, palese o nascosta, dirige le sorti dell'architettura, della pittura, della musica, della letteratura d'Europa; desse una posizione di rilievo ai nostri artisti, e non li fa cesse piuttosto comparire come dei servi che s'adattano tardi c con isforzo al linguaggio dei padroni; e s'inchinano sempre, sor ridono sempre e ricevono sempre pochi complimenti, risposte sec che, seppure, qualche volta, ]e ricevono; concesso, dunque, che queste conseguenze non fossero importanti e non avessero un gran peso sul morale, resterebbe sempre da chiedersi: porter ci almeno a qualche risultato nell'arte? Sar ci, prima di tutto, possibile? A parte la vergogna della dipendenza, mai possibile che andando contro il nostro genio e adattandoci al genio degli altri, cio rinnegando la nostra razza, possiamo mai acquistare nelle opere la perfezione; e, per mezzo di essa, tornar-e ad essere apprezzati e onorati corii una volta? Poi eh solo questa la strada per raggiungere l'universalit; e 1ion quella per cui -ci si riduce alla pi vile di tutte le azioni: il rinnegare la propria razza. Non l'universalit, ma la notoriet si otterrebbe in tal modo, una notoriet da rinnegati; e non si potrebbe citare argomento peggiore di quello (cui anche in questi giorni s' ricorso) che la pubblicit creata dalla stampa interna zionale intorno ad artisti seguaci dell'internazionalismo (per indicarli all'attenzione del nostro paese e disorientarne cos la ri sorgente vita artistica), possa, in qualsiasi modo, giovare all'Italia. *** D'altronde c' un fatt che con la sua eloquenza toglie ogni discussione. Solo quando l'Italia si liber dal gotico, cio quando nel Rinascimento ritrov l'arte della sua razza, quest'arte divenne universale. llora i nostri artisti cominciarono ad essere richiesti dagli altri popoU. Ci dur fino a quando si riusc a mantenere intatta J'italianit della nostra arte. Quando questa fin, i nostri finirono di essere ricercati. Non pi essi allora, ma i loro prede-Busto di Beatrice d'Aragona, nel museo di Vienna

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l All'E ceswri continuarono ad essere considerati quali maestri. Il Cinquecento f il secolo in cui pi s'estese questo nostro predominio. Tale era la frequenza di uomini d'alto valore, e cos ferace il terreno, cio la arte nostra finalmente ritrovata, che il suo prodotto esuberante gi oltrepassava le richieste locali Nessuno ignora la nobile vecchiaia di Leonardo trascorsa in uu castello di Francia. Cos l'attivit del Tiziano presso Carlo V e del Cellini presso Francesco I; ma soprattutto quando, col deca .de re di varie nostre citt e col rassodarsi dei grandi stati stranieri le maggiori fonti di lavoro cominciarono a trovarsi fuori, la richiesta aument. I re di Spagna e F..rancia avevano bisogno di costruire le loro capitali; c le vollero nella stessa forma delle citt italiane. L'Ita lia ebbe allora il compito gigantesco di mutare il volto all'Europa e di trasformarla da gotica, com'era ancora, in classica romana. Fu, dopo l'Impero c il Papato, l'aspetto pi tangibile della nostra superiorit. Ed anche il pi vasto. Gi nel Quattrocento ignoti nostri archi tetti avevano, con qualche carovana, risalito l'inte rminabile pi sta del N ilo, giungendo fin nel cuore dell'Etiopia; dove, entro citt abbandonate e ricoperte dai boschi, si trovano stipiti ed architravi, bassorilievi c luncttc, di chiese costruite da loro. Nel l'India del Cinque e del Seicento l'architettura mogul era nei particolari tutta piena di fiorami c fogliami che sembrano di mano italiana. Il Tay Mahal, fiabesco e fantastico, ci si mostra cos. Ma c' di pi: anche negli equilibri delle masse, tanto puri e armo nici, si vede l'influenza del Rinascimento. Lo stesso avveniva in Turchia e nel Levante; lo stesso su tutta la costa barbaresca: ove ancora, a Tripoli, le vecchie case arabe conservano nei por tali le forme italiane. Durante_ il Seicento, nei pi importanti paesi d'Europa, c"erano gi degli artisti che essendo stati a scuola degli artisti nostri che col si ;ecavano o essendo andati a fare i loro studi a Roma, si credevano gi in grado di continuare il Rinascimento. Cionon pertanto i nostri erano sempre chiamati. La ragione era evidente : nulla pu sostituire la qualit degli uomini. L'eccellenza delle opere, alla quale si teneva, non si poteva raggiungere altrimenti se non ricorrendo al popolo da cui direttamente derivava quella grande forma d'arte. Quando, a fianco degli Italiani, a Madrid e a Parigi, cominciarono ad avere la prevalenza gli architetti lo cali al Rinascimento tenne dietro il Barocco cd al Barocco il Rococ e l'Impero. Firenze e Roma non erano state, in nessun tempo, mai vera mente barocche. Quando, nel r665, Bernini fu chiamato da Lui gi XIV per costruire il Louvre, gli present un progetto in parte ispirato al Colosseo, con alti basamenti e poderose colonne, come nei .templi romani. Un'architettura che, se fosse stata costruita, avrebbe fatto del Louvre la pi bella reggia d'Europa. Ma gli architetti locali, gi stati a scuola del Rinascimento, pretende vano di poter continuare da soli. Vi fu a Corte una reazione con tro il Bernini. Ecco come racconta la cosa l'Hour.ticq (L'art en France): Chiamato con grandi spese il Bernini, architetto pon tificio, disegn un progetto scolp un busto di Luigi XIV e pro dig i suoi giudizi sull'arte di Francia. Il Colbert non lasci ca dere neanche una di quelle parole; ma gli ripugnava che uno straniero dovesse costruire il palazzo del Re di Francia. Co sicch l'architetto Perrault pot fare accettare .la sua facciata: la solida architettura italiana. divenuta, nelle sue mani, fragile e leziosa. Le qualit di razza dei Francesi portavano a questo Busto di Mattia Corvino. nel mu:;eo di Vienna Bassorilievo. di Antonio Leoni

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Contemporaneamente qualcosa i avvenne per opera di Inigo J ones. Era sempre l'Italia che imponeva fonda mentalmente la sua legge. Ma in realt lo stile pieno, quello da cui per quattro. secoli discesa> tutta ljaidiite_ttur. ; di: Europa, non raggi ungersi se non un solo intezyento: quello degli arhitetti italiani. ..... Nel Sei e nel gli architetti itafiarti sono chiamati dappertutto come maestri. In Francia, prima e dpo il Bernirti, il Guarino, il De Rossi e il Servandoni ; in !spagna ed in Portogallo il Guarino, il Iuvara ed il Sacchetti; in Boemia il Marini, il Ca ratti, il Bianco ed il Lurago; in Austria il Coccopani il Bibbiena, il Solari, il Bonacini, il Martinelli, il Qitatenghi;. in Russia il Trezzini, il Chiaveri, che oper anche in Polonia e in Germania, il Rastrelli, il Michetti, il Rinaldi, e fino all'Ot tocento gi avanzato il Quarenghi, il Brenna, il Rusca, il Gilardi. Vienna, Varsavia, e specialmente Pietroburgo diverm::ro nuovi grandi cntri dell'architettura italiana: la. quale rion tro vava pi, negli Stati della penisola, le occasioni sufficienti Era giunta ad una grandiosit, e ad una potenza che dopo di essersi manifestate a Roma, a Torino, a Caserta, ed in tante Chiesa di Jak (Ungheria: Portale prlncipale doPo il restauro -.-...,., .... altre ilostre Citt, _ora potevano e ssere impiegate nell'impianto di quelle straniere neile quali strade, palazzi, monumenti, giar--dini, in una sola volta, tutti dunque, con : aspetto italiano; e questo aspetto veniva di proposito conservato facen do venire sempre dall'Italia i principali Tale usanza fu continuata in Russia fil]. verso il .1845 : cio fino a quando il nstro neoclassico, ancora fedele al grande: sentire di Bernini, ed a quello dei suoi grandi seguaci, Salvi, Galilei, VanvttelJi e Fuga, si mantenne immune da influenze stranier.e. N el secondo questo nostro primato cess : comin ci il tempo lell'tmiversalit alla rovescia. Non solo non fu rono -riclliestii-nostri-arti5ti; .in a-fummo costretti ad ignorare che voleva no conservarsi nostri, che non volevano segui re l'arte europea. Cos 'in pittura rinnegammo la Scuola di Po sillipo; trascurammo Piccio; non ci accorgemmo, mentre tutti guardavano a Parigi; come lo stesso rinnoyamento pittorico che Si Yerificava col, dovto unicamente ad Un riaCcOStarsi alla natura, era gi avvenuto da noi, anche maggire stile, cio senza cadere nel fotografico: soprattutto per: opera di tosca ni e napoletani. Infine, vergogna di tutte le vergogne, dimen tica mmo Gemito. Per guardate a e poi molto peggio, a Maillol e a Despiau. Oggi la situazione agli estremi. Soprattutto dopo la guerra e il Fascismo vi sono ormai tanti artisti che desiderano, che chiedono (ed alcuQi veramente possono) italianamente. GIUSEPPE PENSABENE

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PIONIERI DI CIVILT}\ Antonio Cocchi ,parsi in ogni terra pi remota, oltre i c onfini della patria, gli Italiani all'estero sono stati sempre magnifici assertori di italianit, avanguardie preziose dello spi rito e del genio italico, e pionieri di civil t in ogni nazione, in ogni epoca fin da quando l'Italia, desolata dalle invasioni barbariche, dominava spiritualmente i barbari e li riaccompagnava nelle loro sedi lontane con ministri di civilt e di sapere. Pur durante la magnifica Rin a scenza che pu dirsi italiana, poich in Italia pi ch e in altro paese rifiorirono le sci enze e l e a rti, mentre ogni gente veniva nelle no stre Universit, e presso le nostre Scuo l e a d educarsi, in ogni Corte straniera erano gli Italiani che venivano rice rcati spes s o conte si e lautamente pagati, onde gett a r e le basi di :ogni scienza e di ogni arte. :\nche nei secoli di triste servit allo straniero, gli Italiani mostrarono al mondo l e proprie capacit civilizzatrici, mantenn e ro alto, onorarono il nome della Patria; seppure avverso destino li costring-esse a ricercare sotto altro cielo una gloria aspramente contesa. }Ia l'Italia, madre feconda di geni im mortali, stata per lungo tempo pietosa m e nt e arretrata nell'opera di difesa del p roprio patrimonio spirituale, poich per m a nc anza di una fede i suoi figli si erano res i meschini detrattori non solo di una g loria passata, ma anche di se stessi. An. c o r oggi si vedono in circolazione troppi Angelo Sala vecchi ruderi, mentalit decrepite degne di museo o di un puro Iavacro di italia nit, giovani invecchiati e morti spiritualmente anzi tempo, che parlano di universalit, di internazionalit della sci e n za, ignoran9.o che l e conquiste del saper e della scien z a dell arte sono lftimamcnte collegate ed in relazione con le caratt e ri stiche biologiche e spirituali di una raz za poich nulla come lo splendore delle s c ictzze e delle arti caratteristica della g e tziaW e della vitalit di una stirpe. La scie11Za 11011 ha patria N o n 1i sono -confini al -sapere. Queste sono le parole vuote di significato che affiorano alla bocca di questi apostoli della rinunzia, di questi castrati in ispirito, cui .sar. ebbe necessario mostrare, come, merc queste nostre continue. g _!! in ogni tempo si siano appropriati delle nostre scoperte, a boiano dubitato della itaIia .nit delle nostre glorie, abbiano cercato con tutti i mezzi, anche. quando non fu loro possibile, di dim enticarci, di obliare le nostre priorit scientifi che e culturali. Ne fan fede le centinaia di rivcndicazioni di cui si sono resi benemeriti Ca sta1di Ferrannini, Giordano, e tanti altri che hanno dimostrato allo che tante sventure non CI hanno fatto di Girolamo Mercuriale Andrea Cesalpin_ o Girolamo Cardano menticarc il genio de11a no stra razza. Giover ricordarlo agli stranieri di tarda memoria, ed agli Italiani che Io hanno dimenticato, che l'Italia stata in ogni tempo maestra di civilt e ch e sono stati i suoi figli a gettare in ogni nazione )e basi di ogni scienza Come fa presente il Tosti, Wurtz nel suo discorso preliminare alla sua famosa Encilopedia, pecc di e ccessiva leggerezza affermando che la chimica una sc i eHza francese. Forse in quel momento 4imenticava l'oscuro lavoro fatto nei vari secoli dai vari chimici ed alchimisti precursori di Lavoisier, e principalmente il contributo degli scienziati italiani a tale s ci e nza. Quando l 'Europa Centrale era dominata dalla pi completa confusione, se non vogliamo chiamarla barbarie d ovuta all'empirismo privo della g e niale interpretazion e dei fatti, ed ai torbidi residui filosofici del Medio Evo, solo in Italia si aveva una abbondante letteratura scientifica, dimostrante lo stato fiorente in cui era giunta presso di noi ogni disciplina Caterina dei Medici figlia di Lorenzo il Magnifico, andando in isposa ad Enrico di Orleans, figlio di .Francesco I conduss e in Francia al suo seguito, una schiera di scienziati c o n a capo Renato Bianco d etto II Fiorentino affinch per l e i e per la Corte !)reparassero medicinali, profumi, Yeleni. L'influsso esercitato da essi fu enorme,

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quantunque non sia stato mai eccessivamente valutato, poich facilit lo stabilir si in Francia di uno studio della chimica, con la formazione di una schiera infinita di allievi. di emuli, originando nel giro di mezzo secolo la futura grande scuola chimica francese, come similmente nel 350 a. C. il mago Persiano Ostanes, venuto in Grecia al seguito di Dario, vi aveva introdotto l'alchimia. Fondatore della chimic;; pu dirsi una delle nostre glorie pi pure e pi dimenticate, il Vicentino Angelo Sala, che durante la sua breve e tormentata esistenza (1602-1640), ng per la Svizzera, le Fiandre, la Germania scrivendo in tedesco e diffondendo una scienza col sconosciuta, che arrich di mirabili scoperte, di numerose opere di capitale importanza, scienziato che uno straniero, il Dntens os definire: il primo cd il pi benemerito di tutti t chimici di Eitropa ed il Coringio il primo dei chimici che desistette dal folleggiare. Se a qu e sto fatto uniamo quello pi noto che tutte le pi famose farmacopee europee, altro non furono che successivi perfezionamenti del Ricettario Fiorentino, stampato verso' la fine del qoo, apparir e vid e nte che. con buona pace del Vlurtz, la chimica, sorta in Italia, venne dagli Italiani diffusa in ogni altra Nazione. Similmente la diffusione della scienza medica in Inghilterra. come fa presente il Giordano, fu opera di Italiani. Tra questi ricorderemo 'vlastro Alhnto cla Parma, che nel 1349 collabor alla compilazione di uil quaderno sulla peste che si conserva n e l Castello eli Bcrlcrburg in vVestfalia, ed Anselmo ci'Xosta, il Santo, che il Tiraboschi e gli Autori della Storia letteraria eli Francia chiama rono Ristorator e dell e scienze c della buona letteratura Inghilterra>>. N ella Biografia Universale compilata in Francia da. una Societ eli Dotti, si legge che Guglielmo Rufo, R e di Inghilterra, ammalatosi, volle essere assistito da Anselmo, facendolo venire dal Monastc:rn di Bee ove era andato, attratto dalla reputazione di un altro grande Italiano, Lanfranco da Pavia, e vi aveva rivestita la tonaca di S. Benedetto. Luigi Mororj, nel suo Grande Dizionario Storico, dubita della italianit di Anselmo, notand. o che alcuni Autori scrissero che era Borgognone, alcuni Piemontese, altri che era Italiano Ed il Tiraboschi commentando Spero che i Francesi mm adi,e-rcm-no co11 noi s perch E i nacque in A o sta. la. qual citt non negheranno che appar tenga all'Italia. Come in lughilterra cos in Francia. Prima del 1295, epoca in cui Lanfranco anel a Parigi, lo stato della medicina e della chirurgia francese era m.isc rabile, come confessa I'Eloy, m e dico consigliere del Duca Carlo di Lorena, c storico della medicina, mentre I'Haller afferma che a Lanfranco si deve tutta la chirurgia dei Galli. :Manca qui lo spazio. c Pierandrea Mattioli J'accitmulo dei nomi crescerebbe l'aridit della esposizione, per elencare quanti mc dici, quanti naturalisti, quanti scienziati italiani, in vari periodi cd in luoghi diversi, prestarono la loro opera, oltre che in Francia, in Spagna, nel Portogallo, in Germania, in Rumcnia, in Polonia; in Ungheria, c nella lontana Cina e nella desolata Africa. 'J:roppe glorie ha l'Italia, troppo spesso dimenticate oltre che l'estero anche in Patria. Questi ritratti che noi riportiamo (detraendoli dai Profili Bio-bibliografici del Capparoni), serviranno a confortare lo spirito c l'immaginazione dei tardi nepoti, opere d'arte che rievocheranno con la plasticit delle forme, l'insieme dei corpi ed il dettaglio delle fisionomie, e fisseranno nella mente il nome il volto di coloro, che largo contributo dettero al progresso della umanit. Dal somlno Leonardo, il Giorgio Baglivi Antonio Musa Brasavola pi grande genio italiano, e senza dub bio d e l mondo, che trascorreva gli ul timi giorni della sua vita in Francia, ave porgeva largo contributo alla scienza, a Prospero Alpino, che in Egittq, dimorando per lunghi anni, studiava piante, animali, costumi di quelle re gioni. Andrea Cesalpino, studi te la natura delle piante e dci fossili in Germania, e si trattenne lungamente ad Aldor. Pierandrea Mattioli fu medico Cesareo di Ferdinando e Massimiliano .II. : Giorgio Baglivi viaggi lungamente in Dalmazia c Arcipelago Greco. acquistandosi in quei li.wghi larga fama mentre Giovanni Guglielmo Riva accompagn il Card. Flavio Chigi, legato Pontificio in Francia ove, divenuto celebre, fu chirurgo di Luigi XIV. Antonio Musa Brasavola, fu ammesso nella Sorbona e fu m e dico di. Francesco l. Gerolamo Cardano, fu in Scozia per lungo tempo, ai servizi di Giovanni Hamilton, Arcivescovo di S. Andrea. Ad Arcangelo Piccolomini, re catosi in Francia ancor giovane, fu conferita una cattedra di filosofia. Dovrei dimenticare il contributo di Ge rolamo Mercurialc, presso la Corte vicn nese di Massimiliano II, di Santorio Santorio in Polonia, di Antonio Cocchi in Inghilterra in Francia in Olanda, di Carlo Guattani, di Alessandro Volta, di Lazzaro Spallanzani in F-rancia, ed in altre Nazioni, che dimostrarono allo straniero il valore della nostra gente? Nessun'altra razza come quella italiana, nessun'altra gente ebbe mai nel corso della storia, un destino, una missione civilizzatrice nel mondo. Gli Italiani hanno sempre saputo queste cose, ed oggi le se11tono, sentono con maggiore intensit l'essen ziale continuit ddla razza, e tanto pi oggi che nuovamente l'Impero risorto sui colli fatali di Roma, mentre barbariche ideologie di materialismo e di anarchia imperversano nei mondo confuso c sconvolto. GIUSEPPE LUCIDI

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ITALIANI venutz di l dai montz e dai marz per conquzstare alla Patria UN IMPERO Tutti gli organismi viventi sono intimamente legati a quel complesso di condi zioni fisico-chimico-biologiche che caratterizzano l ambiente in cui la loro vita si svolge e presentano caratteristiche individuali talmente consone a questo insieme di fattori che chi li riguardasse con mente semplicista potrebbe ritenere che essi abbiano subto un modellamento avente quale ultimo ri s ultato la loro piena corri spondenza con il mezzo in cui vivono. Ed infatti il corrente modo di vedere e d i esprimersi parla di adattati e di adattabilit riferendosi agli organismi. senza tener conto che in essi pulsa una forza misteriosa ma potentis sim a che pu spingerli a resistere a condizioni av ver se e non a passivamente modellarsi s u di esse come un liquido entro un recipiente dalle forme pi svariate. Que s ta forza insita nella materia vivente e che di essa costituisce una delle basilari caratteri s tich e tanto m agg iore quanto pi s i sa le la sca la policroma del regn o animale. Non concepire un essere co me passiva materia s u cui il clima inte so nel senso pi lato e pi pieno della parola, pu liberamente giocare, s bizzarrendosi a sottoporlo alle s ue brusche variazioui alle :me inclemenze. Ma meglio vedere e pensare ogni essere come l'antagoni s ta attivo di tutti quegli elementi che costitui scono e caratterizzano l'ambiente in cui esso vive tra i quali naturalmente vengono compresi tutti gli altri organismi c he dello s tes so ambiente partecipano e dello stesso sono parte integrante. Due forze quindi che si com battono e si contrastano l'una nel suo lento mutare attraverso le variazioni violente o lentissime che nello stillicidio del tempo possono avverarsi, l'altra nello sforzo diretto al raggiungi mento anche incosciente del perfezionamento fisiologico capace di resistere. E' fra le specie pi giovani che questa forza di resistenza pi prepotentemente s i sa e si pu estrinsecare in quanto esse, polverizzandosi, ven o a costituire un multiforme .insieme di variaziani si assicurano un campo di 'nio tanto pi lato quanto maggiore il numero dei tipi che le costituiscono. Questa legge generale alla quale l'uomo non si sottrae, ma che anzi egli conferma in pieno can le dimostrate attitudini, pi o meno spiccate, di dominio nei vari territori del globo. Anche per l'uomo infatti possiamo notare, a seconda delle razze prese in esame uri< pi o men o marcata differenza dipendente da diversa capacit di diffusione e di stabilizzazione dei vari tipi. Non tutti gli uomini sono in egual grado forniti di questa intrinseca possibilit di resistenza che non dipende soltanto da mezzi tecnici ed artificiosi di lotta ma in sommo grado da una intima preziosissima dote di razza Di modo che anche questa espressione funzionale pu essere presa come carat tere dimostrante la naturale esistenza di. razze umane diverse, in appoggio alle invocate differenze di carattere antropologico. Si pu anzi ritenere che il diverso grado di questa possibilit di dominio sul l'ambiente corredo di ogni razza, potrebbe essere presa come scala differenziatrice "delle attitudini colonizzatrici delle razze stesse. Ed ora proprio a noi italiani 51

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52 stata sempre e dovunque riconosciuta ed invidiata una grande capacit dominatrice su ogni condizione ambientale anch e la pi sfavorevole. Dai grandi, che la terra madre lasciarono per i lunghi viaggi di esplorazione e di conquista ; agli umili pionieri di ogniepoca che la forza: del braccio e la verdell'ingegno portarono in terre lontane, trasformando e rendendo ubertose tre sterili ed ingrate a prezzo di patimenti spirituali e materiali di ogni genere tutta una grande schiera gloriosa di italiani sta ad affermare al mondo intero la nostra potenza di dominatori, mai indegna di quella che fu sempre gloria della Rema imperiale. Colonie di italiani fissati in terre lontane ed in climi differenti, ma sempre man tenute compatte dal vincolo inscindibile della razza, si sono espanse superando ogni ostacolo riuscendo in definitiva a rendere compatibile con le loro possibilit di vita anche il pi avverso ambiente. Ma questo bene chiarirlo decisamente, stato possibile soprattutto per quella caratteristica di alta resistenza che era insita nella loro razza. Nessuna meraviglia dunqc che questa possihilitit si sia estrinsecata in maniera differente messa di fronte a diversit di ambienti il saggio combattitore che usa armi e tattiche differenti con differenti avversari. Siamo cos venuti ad ammettere la possibilit di variazioni degli organismi in rapporto con Je condizioni ambientali; non per nel senso corrente ma bens includendo in questa affermazione il risultato evolutivo di condizioni preesistenti le sole che sono ereditariamente. trasmissibili alla discendenza. Le razze maggiormente dotate sotto questo aspetto si trovano ad essere geografi camente distribuite in quella fascia della terra che costituisce la cos detta zona temperata, al centro della quale situata l'Italia. in tale zona che noi troviamo la razza bianca ed infatti soltanto questa che come pioniera, esploratrice, conquistatrice e colonizzatrice nQ vediamo essersi spinta fino negli angoli meno accessiliiTi, pi ingrati del globo. Ma anche tra le razze bianche, sia pure in minor misura, pssono rivelarsi delle differenze di grado in questa facolt di dominio sugli ambienti. Nel loro .gruppo emerge infatti come una delle pi, i:je non la pi dotata, la nostra razza ital.cina che cos, a tutte le sue altre qualit di intelligenza, perseveranza coraggio, viene ad aggiungere anche una maravigliosa capaeit di do-minio ambien tale tale da poter compiere, meglio che qualsiasi altra, presa nel suo complesso, i pi faticosi lavori da poter compiere e sopportare le pi dure fatiche. Questa dote che ci riconosciuta in tutto n mondo ha fatto s che in ogni tempo e specialmente quando le oscure ed abbandonate masse dei nostri emigranti si offri vano all'oro straniero, fosse preferito e ricercato il nostro lavoratore. Cosicch il genio italiano, il lavoro italiano, hanno riempito il mond() con le loro. opere; ch il sangue romano scorrente nelle vene dei nostri lavoratori ha permesso che essi dovunque innalzassero insign monumenti ed imponenti attestazio ni delle loro capa cit degne veramerrte del nome di Roma Madre.

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Ma Ul_l'a-lt-r-a .dote ..--ancoxa presente_nell1ta:liano: l'inattaccabilit del suo sp1nto, tetragono ad ogni influsso ambientale sfavorevole; un vincolo indissolubile ha infatti sempre legato lega e legher l'italiano alla terra, culla della sua razza lo conserva italiano nel pensiero nelle opere e nei costumi, fa della sua casa un lembo lontano di Patria, della sua famiglia un focolaio di pura razza. Ed una prova inoppugnabile di tale indissolubile "vincolo che lega l'italiano all'ester.o alla terra dei suoi padri recentissimamente 1'abbiamo avuta durante la guerra 1taio-tiopica. Prima ancora che la Madre Patria lanciasse il suo appello a tutti gli italiani del mondo fu il sarigue stesso, fu la razza a suonare la diana. Dai pi remoti angoli del globo giunse l'offerta dei figli spontanea e generosa. Un brivido di entusiasmo si comunic per tutta la terra ovunque albergas se un cuore di Italiano. Si sentiva l 'ora della riscossa l'ora della gloria solenne; il s angue di Roma fremeva anelante di tornare al posto che gli spettava nel mondo, degno della s ua storia, degno deJ.la sua tradizione degno della sua razza. Ho conosciuto questi italiani all'estero, volontari d'Africa. Nella stessa Divi s ione, fummo vicini di accainp amento per qualche tempo sulle infocate sabbie di Bur Scibis. Anni di vita .in un ambiente straniero avevano fatto di essi tipi a prima vista dissimili a seconda del paese di provenienza; molti non sapevano che poche parole di italiano; lingue, costumi diversi avevano esercitato a lungo la loro azio,ne su di essi, spesso sui loro padri e sui loro nonru. La prima impressione che si riportava era di trovarci di fronte ad una eterogenea legione str. aniera. Ma bastava osservarli per bene parlare con essi, P-poco a poco ogni differenza sfumava fino a sparire, fino a che s sentiva di avere dinanzi m r gruppu-11iluomin r granitico, alle folle entusiaste della nuova Italia. Ci perch appariva l'anima, l'anima sin ceramente, indi!'truttibilmente italiana l'anima essenza della razza. Ed io li e d un -brivido-mi--percorre h -schiena -al--I"icor.do ignoto .carne rata, rude lavoratore dalla folta barba ferrigna che 1per la terza volta, una per ogni guerra, eri tornato ad offrire il tuo sangue purissimo alla terra dei tuoi padri. Ricordo -le -p-iene-i--fuoco .e d:amor.e_che .mi costrinsero, e c-on me tutta 1a sala del. Cecdhi a Mogadiscio,a-. r-estMe immohlk, la..-f.orehett.a in aria, un nodo alla gola, ad ascoltarti Perch tu parlavi dell'Italia, di questa terra che solo di sfuggit come solo sa parlame un grande amante-; -m -parlavi del nostro .Dnce ed una infinita riconoscenza traspariva dalle tue parole mentre narravi ci che era nn italiano all'estero prima e -dopo di Lui; ci dicevi
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,ISTRIBUZIONE ,El FASCI l nuclei di Camicie Nere, rientrati ne vari paesi esteri di loro residenza, por, tandovi un nuovo soffio di pi elevatl fede, attinto nel clima di nobile eroi .smo della nuova Italia' imperiale, ven. nero. presto a costituire in molte l oca.

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lit un vero centro di gravitazione dello spirito delle singole nostre collettivit, che ogni giorno pi appare compreso delle altissime nazionali, sociali ed umane della Patria Fascista11 (dalla relazione parlamentare del 24 gennaio 1938-XVI) Sede d e l Dopolavoro di Tunisi.

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Fez {a ba t CcuGblon -' Tunisi Ili l l Ili l li l .. Costan'tfmr PROVENIENZA LAmbutgo Co ia flmm:t:ttfttt/ Frane oPI S'fraflu,.go l S1occard.J Davo! Lipsia HO/ Bra s avta c/ Bruh l ulaqenjtirl l nnsbruch ... Vi//aco BRENNERO VEIYEZ lk TRIESTE Pos mial Lubiana

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l;.@ERAIE. DELLA O/LE DELLA SVIZZERA-J!i8. . '_:1 !HA11LLONJf l / \ l l _DISTRIBUZIONE NELL'ANNO X V l FU RONO OSPITATI NELLE COLONIE DELLA G.I.L.E. CIRCA 17.000 GIOVANI

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Reparti della G I.L.E del Sud America in Tunisia 11 In totale, fra scuole ele -" mentari, medie e materne, si ha una popolazione sco-Giovani Italiane di Buenos Aires SCUOLE ELEMENTARI .s:c..u.ola. 22.: . a t lu n"L i.XI.il--S t UDi:e-7rJ;; . a.LLnni. ,-.491 . scu.ote .. alu.nni. 5.34f-6 sc.u.ote .38 4.920 Jcu.ole 59 a.lu.n n i. 3.854 .sc.LLole 3S a.lu.nni. 3.615 scuole 25" a.llLrt n i. .3.600 s'u..o. 19 sW.ote. 13. u czlfl.nni. &95" SC-UOLe zs a.Lunnl. 7,5 il aJ.u.nni. 701 sc.u.ole 6 a.lu.nni. 629 sc.u.ole 20 S6S

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lastica di oltre 65 mila allievi, con 1224 insegnanti11 (dalla relazione parlamentare) Saggio ginnico delle Giovani Italiane di Alessandria d 'Egitto SCUOLE MEDIE R eparti della G.I.L.E. di Alessandria d'Egitto ...

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,. coJtouic.a -1 B u.aiema.t -t /. J()l.Lva.oLor -i

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Johannesburg ( A f r ica d e l Sud) SE D'ITALIA NEL MONDO-t o t a l e N : 2 O 3 2. r c.ina-

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o LA RAGIONE NEMlCA DELLE AZlONI La natura, come ho detto grande la ragione (; piccola e nemica di quelle grandi azioni che la natura ispira. Questa nimicizia di queste due gran madri delle cose non stata accordata se non dalla Religione, la qual sola proponendo l'amore delle cose invisibili di Dio ecc. e la speranza di premio nella vita futura ha conciliato con mirabile armo nia la grandezza generosit sublimit, apparente pazzia delle azioni (come son quell dei martiri, il distacco dai beni terreni da' parenti dalla patria ecc. il disprezzo della morte, il sacrifizio de' piaceri e di tutto all'amore di Dio al dovere ecc.) colla ragione: armonia che fuor della religione non si l r l l pu trovare se non a parole, .. perch .tolta.la spe--" .. ranza della v.ita l'immortalit ;deirnima; . -l'esistenza dell virtl1o. della cldf.i.,: della belt personificata in_ essere intorno ai portamenti nostri .ecc. d i:-:..: lui ecc. non <:i sar mai si pu dire, azione eroica ,: e generosa e sublime, e concetti e sentimenti che non sieno vere e prette illusioni e che non debbano scadere di prezzo quanto pi l'im pero della ragione, come gi vediamo e che sono illusioni quelle grandezze arche presenti nelle quali la religione non ha parte, e che collo indebolirsi la forza della fede negli animi, scemano presentemente quelle azioni sublimi, delle quali ". erano molto pi fecondi i secoli passati ignoranti che il nostro illuminato. Similmente si pu dire della dolcezza e amabilit di tajte idee ed opi nioni che senza la religione so6o chimere, e colla religione s?no verit, e alle qua:li la .rer s ripugnerebbe, la quale com' nemica della gran dezza cos nemica della profonda e :-. "; e con lei, come tutto piccolb cos tutto br4,tto e arido in questo mondo.

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questionario CHE NE PENSANO GLI OPERAI? I lettori 'che. ci scrivono aumentano ogni giorno. Sono. studei?-ti, dottori, insegnanti, che si interessano della razza, si orientano riguardo agli ebrei; commercianti, uomini d'affari, che guardano la questione dal punto di vista dei loro interessi; e sono operai che ci documentano il loro stato di animo, che ricapitolano le loro esperienze, come Angelo Silvestrini, ultimo segretario della federazione giovanile socialista di Verona, che ha qualche cosa da mandare a dire ai fuorusciti del fronte popolare e a quelli del fronte di Barcellona, con questa lettera, che pubblichiamo, e vi far meditare. La possiamo intitolare ERBEI E SOCI.b,LIST l e riguarda il tempo ormai lontano delle leggi di difesa dello ,stato; ma prima vogliamo dire a Silvestrini che dire i propri errori dei caratteri pi forti e che il suo 3fogo d'un buon italiano vivo. Abbiamo bisogno .di genie franca, non di cadaveri v iventi del passato. Ed ora ecco la lettera: Io sono uno di quell che trascinato dai falsi apostoli dovetti fare tre anni di confino, tra i primi, subito dopo le leggi eccez ionali. Sono un operaio, sono un giovane che pensa bene e scrive male ma questa letteta !a scrivo a Voi perch interessandoni sui problemi della razza. e leggendo la Vostra r i vista mi verinero a memoria gli anni che r Gscorsi al confino assieme a tutti quegli uo mini che una volta non conoscendoli personalmente supponevo fossero dei modelli d a additarsi alle folle Quale disillusione! Voi Vi domndetete cosa c'entra tutto ::: con la razza ma Yi posso dire che vedendo le fotografie di ebrei sulla Vostra rivista mi sovviene di avere avuti anche d ei compagni ebrei al confino tanto v<>ro che un giorno a uno di essi gli arriv da casa il pane Azimo che mi offerse e che io giovane di 20 anni gli chiesi con federazione giovanile socialista, non crede pi a quella internazionale di bugiardi e ladri, ma crede alla fratellanza e alla comprensione tra i popoli secondo il concetto Mussoliniano, fratellanza e comprensione tra i popoli che fu sempre sobillata. con oscure manovre dall'internazionale ebraica, eia. quella internazionale che noi credevamo fosse diretta con altri uomini e per ben altri scopi. Tutto ci perch mi ser;:tto di essere un vero italiano e poi ariano puro con tutte quelle caratteristiche che la Vostra rivista illumina anche il profano. Tra il popolo sono conosciuto, quasi in tutta Italia ho delle amicizie e mi conoscono per onesto. Potrebbe darsi che con questa lettera .un giorno gli ebrei potessero nuocermi ma me ne frego e non lo credo perch lo Stato ora ci penser una volta per sempre. Dal 1932 con decreto del Ministero dell'Interno e per intercessione del Duce =no stato cancellato dal ruolo sovversivi, malgrado questo ancora oggi sconto la pena di quello che fu un peccato di giovent,. causa che nel paese ove mi trovo mantengo un contegno riservato e ho dimostrata la mia brava volont di essere uomo fattivo, causa che piccoli uomini gelosi o vili di fronte a me e del mio modo di fare vanno sobillando non pi la segreteria politica del Partito ma la Questura e i Carabinieri. Solo scopo di questa lettera di sapere se ho detto giusto sugli uomini che sono stati con me al Confino e se tutte le altre esposiiioni sono concezioni fasciste allora: sono fascista anch'io. -Ringrazio la Vostra rivista per avere illuminata la mia modesta intelligenza e seguir le Vostre esposizioni con passione. RAZZA E CATTOLICESIMO curiosit che cosa fosse e lui ben volentieri A proposito della lettera d'un avanguar-rr.i illumin la mente facendomi l'esposizio-dista liceale milanese, e della nota su ne di quella che era una delle pi antichis--razza e cattolicesimo, di cui al questiona-s i me tradizioni ebraiche (La caduta della rio del numero precedente, Walter Trillini manna nel deserto). ci scrive che Roma non nacque cattolica, Ora capisco perch loro pi insinuanti, ma lo divenne nel 313, con l'editto che di-PI danarosi e perch ancora avevano del chiar di stato la religione cattolica. Allo potere erano pi ben trattati in tutto. stesso modo, molti ritengono che la storia Quello del pane Azimo era un certo d'Italia incominci dal 1861. Molti altri riSchiavello che una volta ai suoi tempi fu tengono che sia storia quella degli istituti fiduciario nazionale delle Tessili alla Con-giuridici e delle leggi. E molti non ammet-federazione sindacale del lavoro. come pu-tono che si definisca un fatto, se la defini-re ho la certezza che in poco tempo gli zione non risulti attestata da atto notarile. ebrei lasciarono tutti il confino chi per rac-Quanto a noi il Trillini abbia pazienza se comandazione e chi per qualche oscura gli diciamo che il cristianesimo divent cat-sottomissione, e io feci tre anni di castigo tolico, facendosi romano, perch cattolica ben meritati. Mi condonarono un anno per era Roma. E abbia pure pazienza se non la mia buona condotta e per la mia gio-riusciamo a chiamar filosofia dello stato vane et. l'opera di Vico o qualche parte di essa. Come pure sono convinto che sui fronti E quanto agli anticlericali del cosiddetto di Spagna vada del di prove-. Risorgimento, crediamo che siano tutti quelli nienza ebraica ma non degli uomini. Se che nel 1848 tentarono di fare in Italia la questa mia lettera avesse un certo valore repubblica francese e non ci riuscirono. In potete far mandare a dire ai fuorusciti di fine, il Trillini vuole che Cristo sia straniero oltre Alpi e a quelli che combattono per e che la questione di razza significhi ritorno Barcellona-che-Silveskini--Angelo-di-V-e" --at--paganesimo, -e qUi -si vede ch'egli ci rona ultimo" segretario di quella che fu la vuole scherzare. DireHore responsabile: TELESIO INTEBLANDI Parecchi lettori ci hqnno 'scritto, sollevando questioni, che si possono nelle seguenti quattro domande, alle quali rispondiamo. l. -Il tipo ariano dolicocefalo o brachicefalo? Ai ncstri giorni il tipo ariano pu presentare un indice cefalico assai variabile e comprende quindi tarito dolicocefali che brachicefali e cosi pure fu in tempi storici. Per quanto riguarda gli ariani della prei" storia, senza dubbio essi furono originariamente dolicocefali; malgrado che noti autori biano affermato il contrario. 2. -Esiste una contraddizione tra raffermazione che le acquisite non si ereditino e il fatto che alcune malattie infettive, quali ad esempio la sifilide; che sono acquisite. si trasmettano di padre in fiqlio? Non esiste nessuna contraddizione perch in realt alcune malattie infettive, quali ad esempio ia sifilide, non che si ereditino nel senso specifico della parola, cio si trasmettano attraverso gli elementi germinali maschili e femminili, ma si trasmettono ai figli perch questi se ne infettano o durante la vita uterina o durante il parto attraverso le vie genitali femminili. 3. -Ignora il razzismo italiano quanto stato finora scritto dagli antropologi, che affermano in seno alla popolazione italiana l'esistenza di diverse razze? Il razzismo italiano perfettamente a cor.oscenza di quanto stato finora scritto sulla questione razziale. E' in piena consapevolezza che esso ha affermato l'esistenza di una pura razza italiana rispetto ad una grande razza ariana e ha negato l'importanza ai nostri giorni di variet umane nella popolazione italiana. Questa affermazione deve rappresentare una evoluzione dei concetti fin qui sostenuti; naturalmente q J .ando si citano determinati autori non s1 possono cambiare terrr.1ni da essi impiegali. 4. -Come un ebreo si distingue da un italiano? Va subito premesso che l'antropologia dispone ancora oggi di mezzi insufficienti per stabilire criteri differenziali completi Ira le diverse razze. Tuttavia, come fcile comprendere, ci non significa che tali diffe-renze non esistano. Il criterio differenziale, perch possa dirsi sufficientemente completo .deve tener conto, non soltanto delle sit grossolane ma anche di quelle meno appariscenti del sangue, delle funzioni, ecc. Nell'ebreo si riscontra pi frequentemente questo complesso di caratteri: statura piuttosto bassa, capo brachicefalo (corto), capeli ricci, naso con la forma a sei (6), labbro inferiore tumido, pronunziato. Per mm:ccmza di spazio. siamo costretti a rimandare al prossimo numero la pubblicazione delle rettifiche inviateci. da. Baldassarre Negroni e da Franceso Albano. Soclet.Anonima IstitutoRomano di Arti Grafiche di Tumminelli & C. -Largo Cavalleggeri 6, Roma : --:-.

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l'ISTITUTO NAZIONALE DEllE ASSICURAZIONI per la giovent NUOVE E IMPORTANTI CARATTERISTICHE DELLA-D E l l A G. l. L. CONCESSIONI SENZA PRECEDENTI .... .. L A P O L l Z Z A D E L L A G. l. L. non soltanto offre condizioni della massima utilit previdenziale, ma costituisce il mezzo pi efficace ed atto alla diretta educazione degli adolescenti e dei giovinetti ai sani principi del risparmio assicurativo


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Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario.
n Vol. 2, no. 3 (December 5, 1938)
260
[Roma :
b Societa anonima Istituto romano di arti grafiche di Tumminelli],
December 5, 1938
650
Race relations
v Periodicals.
Jews
z Italy
Periodicals.
651
Italy
x Race relations
Periodicals.
1 773
t Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario.
4 856
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