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Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario

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Material Information

Title:
Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario
Physical Description:
Serial
Publisher:
Società anonima Istituto romano di arti grafiche di Tumminelli
Place of Publication:
Roma
Publication Date:
Frequency:
semimonthly
regular

Subjects

Subjects / Keywords:
Race relations -- Periodicals   ( lcsh )
Jews -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Race relations -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Genre:
periodical   ( marcgt )
serial   ( sobekcm )

Record Information

Source Institution:
University of South Florida Library
Holding Location:
University of South Florida
Rights Management:
All applicable rights reserved by the source institution and holding location.
Resource Identifier:
usfldc doi - D43-00016
usfldc handle - d43.16
System ID:
SFS0024306:00016


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. . II. N IO SPEDIZ. IN ABB. POSTALE -20 XVII DIHETTORE TELE SIO INTERLANDI SCIENZA DOCUUENTAZIONE UIC! OUESTIONJ\810 L.t

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ANNO Il N. 10 SOM-MARIO 20 MARZO XVII SCIENZA UBALDO NIEDDU: METROPOLI E PROVINCIA ; G_ DEL L'ISOLA: LA RAZZA AQUILINA; GUIDO LANDRA: L 'OLOGENESJ DEL ROSA; LINO BUSINCO: JNDJVJ DUAZJONE E DIFESA DEI CARATTERI RAZZIALI ; EDMONDO VERCELLESI: ATTRIBUTI FISICI DELLA RAZZA !T ALI AN A ; GIUSEPPE LUCIDI: MISTICA E REALT A DEL SANGUE. POLEMICA DANIELE ONGARO: RAZZISMO E CIVJLTA '; A. M. TENTONI: IL FEMMINISMO E LA DONNA ITALIANA; NICOLA MARCHITTO: IL METJCCIATO E LA FRANCIA DOCUMENTAZIONE A. TRIZZINO: RIVOLTE E SEDIZIONI DI EBREI NEL. L'IMPF;RO ROMANO; MARIO DE' BAGNI: PAOLO IV E LA CARTA DEI GIUDEI; GINO SOTTOCHIESA: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE SUL RAZZ tSMO; PAOLO RUBIU: GENTE SARDA ANTIS E MITA. . . PENSIERI DI LEOPARDI: RIBELLIONE D ELLO SPIRITO ALLA CARNE. QUESTIONARIO DEFINIZIONE DELL'EBREO; STATO or SERVIZIO DELLA BORGHESIA ; PARIGI E ROMA; LA CHIESA E GLI EBREI ; EUGENETICO O GENOFJ LA TTJCO ecc. e cc. I MANOSCRITTI ANCHE SE NON PUB BLICATI NON SI RESTITUISCONO GLI UFFICI DELLA 11DIFESA DELLA RAZZA11 SI TROVANO IN ROMA -PIAZZA COLONNA (PORTICI DI VElO) -63737 -62880 Per combattere le malattie dell'inverno PRODOTTA INTERAMENTE IN ITAUA m onte catini ed 4{1cau co..bw: INFLUENZA RAFFREDDORI NEVRALGIE REUMATISMI

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mang1ate il ris

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Pe1 i vostti bambini Pttta J10lpa tli fr11tta e zttcchero CC 1Rt1E 10) 1l1f CO) Jl 1r A.LJlA.N CO) SOCIETA ANONIMA -CAPITALE L. 500.000.000 -RISERVE L. 111.659.733,35 lEJmJE COU[][A.JLJE: fl,JEN"fOV A. FILIALI IN ITALIA: Abbiategrasso Acireale Acqui Alassio -Albenga Albizzate -Alessandria -Ancona Aquila -Areno -Asti Bari Barletta -Bedonia -Bergamo Biella Bologna B _olzaneto (Genova) -Bolzano -Bosa Brescia Brindisi -Busto Arsizio -Cagliari Camogli Cant Carrara -Casale Monferrato -Caserta -Cassano Magnago Castano Primo Castellamare di Stabia -Catania -Catanzar-o -Cesena -Chiavari Chieti Civitavecchia -Coggida Como Camigliano (Genova) -Cossato Cremona Cuggiono -Cuneo -Faenza -Fagnano Olona Ferrara - Firenze -Fiume Foggia -Fo. rli Frattamaggiore -Gallarate -Genova -Iglesias -Imperia Lanusei -La Spezia -Lecce Lecco -Legnano Lentini Livorno Lodi -Lonate Pozzolo -Lucca -Lugo Lumezzane -Magnago. -Meda -Messina Mestre (Venezia) Milano -Modena -Mola di Bari Molfetta -Monopoli -Monza -Mortara -Na-poli Nervi (Genova) Nocera Inferiore Novara Novi Ligure Oristano Ospedaletti -Padova -Palermo Parma Pescara -Piacenza Pietrasanta Pinerolo Pisa Pistoia Pontedecimo (Ge'nova) Prato Rimini -Riposto Rivarolo (Genova) -Roma RoYigo Samarate -Sampierdarena (Genova) S. Giovanni a Teduccio (Napoli) -Sanremo -San Severo S. Maria Capua Vetere -'Saronno Sarzana Sassari Sav'ona -Schio -Secondigliano (Napoli) Seregno Sesto S. Giovanni Sestri Levante Sestri Ponente (Genova) Somma Lombardo Squinzano -Taranto Terni Torino Torre Annun ziata Torre del Greco Trento Treviso Trieste Udine -Varese Venez!a -Ventimiglia Vercelli -Verona Viareggio Vicenza Vigevano -Voghera -Volterra Voltri (Genova). ESTERO: Sede a Londra Ufficio di Rappresentanza a New York. JBI C[ JHl JE A\ JF JF ][ JL U A\ 1f JE JE C[ cm 1Rl1Rl U :i JP' cm JE 1f U ][ 1f lU 1f1f cm ][ JL cm COl

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ANNO II NUMERO IO 20 MARZO 1939-XVII ESCE IL 5 E IL 20 DI OGNI MESE UN NUMERO SEPARATO LIRE l ABBONAMENTO ANNUO LIRE 20 ABBONAMF.NTO SEMESTRALE 12 E S T E R O l L D O P P l O Direttore: TELESIO INTERLANDI Comitato di redazione: prof. dott. GUIDO LANDRA prof. _dott ... LIDI O CIERIANI dott. LEONE FRANZI dott. A R C E L L O R I C C I d o t t L I N O B U S I N C O Segretario di redazione: GIORGIO ALMIRANTE Il provvedimento approvato dal Consiglio dei Ministri circa le sanzioni penali per la difesa del prestigio di razza di fronte ai nativi dell'Africa Italiana attua una delle direttive stabilite dal Gran Con siglio del Fascismo nella sessione di -ottobre scorso sulla decisa volont di tutela della razza. A confermare l'obbligo morale da parte dei cittadini italiani -che hanno il privilegio di operare nelle terre dell'Impero, di essere sempre all'altezza dei doveri che loro competono quali appartenenti alla razza -dominante, le sanzioni punitive sono previste nei loro confronti, E' inoltre da rilevare che le san zioni comminate tendono a raggiungere .soprattutto uno scopo pre ventivo. L'inquietante problema dei meticci affrontato dal progetto SCIENZADOCUUENTAZIONE POLEUIC! OUESTIONtmo approvato dal Consiglio dei Ministri con un chiaro orientamento verso una soluzione totalitaria. D progetto infatti, non solo aumenta Ia pena prevista per tale reato quando si tratta di matrimonio, stabilendo che punito con la reclusione da uno a sei cmi. ma stabilisce le ammende per i ministri del culto e per gli ufficiali di stato ci'vile che trasgrediscano al divieto di compiere le pubblica zioni. celebrare o trascrivere il matrimonio, ed ammette l'apertura di riservata inchiesta per accertare la Paternit dei meticci presu mibilment concepiti dopo l'entrata in vigore del Regio decreto anzidetto, al fine di poter perseguire penalmente il genitore cittaclliio.

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se1enza ASPETTI SPIRITUALI DELLA DIFESA DELLA RAZZA La razza un fatto biologico; tuttavia ha bisogno di essere difesa, oltre che con un'azione pratica nel campo sanitario,. anche col sentimento. Sentimento che deve essere coltivato da collettivit stainiali, non da individui, sia -pure numerosissimi, di slocati in ambienti Una volta ammesso che il sentimento della razza ha natura collettivistica, in quali aspetti della vita associativa lo si pu pi facilmente ritrovare? In altri termini, esistono in una nazione settori pi o meno atti a perpetuare il sentimento della razza? Rispondiamo a!Termativamente, distinguendo in proposito tra, prozi-1zcia c metropoli, int::sc come i dne principali aspetti della moderna vita associativa. I concetti di pro7'incia. c di si distinguono da quelli di calllf!liJIW c di citt. La provincia infatti non rappresentata soltanto da contadini, ma, anche da artigiani, da operai, da pic coli proprietari, da intellettuali, mentre la formula metropoli. pu.J efficacemente riferirsi, oltre che alle citt-piane, anche a centri urbaui. di minore fama, (; vero, ma dove la vita intensamente movimentata, enorme la differenza tra le classi sociali (gente ricchissima c gente tremendamente povera), elevatissimi i salari. Insomma si pu essere cittaJini in centri urbani di oltre cento mila anime e ritrovarsi in provincia. Ci si potrebbe osservare che anche i dieci Comuni italiani snnel 1861 ai centomila abitanti erano metropoli sui gc neris >.' rispetto a quell'epoca; epperci ci affrettiamo acl aggiunger-: che la metropoli propriamente detta nasce con l'accentrarsi delle attivit industriali e particolarmente,. con il trasferimento di queste dai villaggi nei distretti urbani, fenomeno tipicament.: inglese nel se:colo XIX. Se vero che l'attaccamento alle sane tradizioni difende la razza -::on un'efficacia pari, se non superiore, a quella dcla legge scritta, si pu vedere nella provincia --notoriamente conservatrice di valori hiopsichici -il presidio pi sicuro della integrit razziale. Ibridismo invece la metropoli. Eppure il destino della provincia nella societ organizzata ap pare assai clrammtico. Contribuente indispensabile non solo in senso fisca!l', ma anche militare c civile. la provincia sin dal costituirsi delle prime formazioni statali, crea inconsciament;; c sviluppa quella sua inconciliabile nemica che sar la metropoli agevolandOt1e le forme di viti! pi deleterie per i caratteri fondamentali della razza. Deve, tra l'altro, la provincia alimentare la ricchezza nazio nale allorch questa si investe nello sviluppo delle metropoli per particolari necessit politiche, artistiche eJ economiche; metropoli che, giovandosi della preminente posizione conquistata a spese della provincia, si fregiano poi di titoli quasi regali, intesi a rappr..:scntarlc come un'espressione genuina della razza. N ella guerra segreta che le metropoli conducono per il predominio in una nazione, in un Continente, la mania dci titoli spcttacolari significa spesso il tentativo di fare lo specchio delle virt raniali eli ci che invece un vastissimo, ma moralmente povaissimo, agglomerato umano; laddovc, a causa del dominante cosmopo litismo, riesce assai difficile ritrovare tali virt nella loro espres sione pi pura. Vi piuttosto un difiuso inquinamento biologico e il germe di una criminalit meccanica, negatrice della nazion:: 6 c della tamtgli
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zions,.: varie generazioni hanno vissuto sulla terra, ma, d1 improvviso, il figlio de"cnere che considera l'ambien-,-, te provinciale come un tesoro che d'uopo sorvegliare di lontano c visitare nei giorni di festa comandata. Dal patrimonio tcrricro quel figlio pretende molto denaro c nessuna soddisfazinc morale. N ella cu ra dci suoi averi primeggia lo orrore di legare il proprio no .ne alla terra dove gli antenati profusero il pi nobile coraggio eh cui sia capace la razza. Egli ngheggia di trasformar..: la vecchia casa, dove fioriron.J gagliarde generazioni, in luo go di soggiorno chiamato villa secondo il gergo metropolicano che suona ironicamente nd. profittare di -cos poetica parola. Villa delle Villa della quiete" Mai certe Ville" di .una umanit in stato patologico quando pure non si adornino del nome padronale in targhe di marmo -hanno come' insegna Villa dd perduto bene Non basta vivere sulla terra, come il contadino, per mantent:re imlterati i caratteri della razza. Non bastano il rispetto dei patti di lavoro, un vas to programma di lavori pubblici, la assicurazion: dl:lla git1stizia pc' r legare saldamente gli uomini alla prmincia. Chi rinunzia ai grandi centri urbani (c vi pu rinunziare non solo il contadino, ma anche l'artigiano, l'operaio e l'intellettuale) dn'esserc sorretto da quel benessere morale che solo pu dare 11na viva simpatia, non occasionale, non interessata, non lette raria. ma costante, sincera e produttiva, da parte della folla che vne a contatto di forme di vita pi evolute. Occorrl' dunque destare una maggiore comunione spirituale fra i due ambi e n ti perch la provincia non veda una nemica nella metropoli; nemica che. a torto, si ritiene indispensabile conoscere da vi-cino per sviluppare la propria personalit cd affermarsi nella vita .. Nessuno vorr oggi confermare le ve-cchie teorie sui caratteri razziali come causa dell'urbanesimo, nel senso che solo gli uomini antropologicamente superiori vengono attratti verso la me tropoli. Occorre reagire contro certa letteratura, pi pericolosa forse Jella satira popolar-esca, chc trascina uomini c cose della pro vincia alle vette del sentimentalismo, sfruttando vecchie imma gini di candore c di ingenuit. Occorre scalzare il pr<'giudizio che l'uomo .rotto alle astuzie metropolitane sia pi idoneo ai posti di comando. L'aver militato in provincia sembra invece una mi. glire raccomandazione. Occorre infine non tradire mai la buona fede della provincia che vede nella metropoli il toccasam di tutti. i mali, il tempio della giustizia amministrativa e Politica. Cos potr meglio svilupparsi l'azione fascista pcrch la provincia non :cessi di adempiere al suo ruolo di depositaria dci caratteri razziali e resti fedele alla sua storia fatta 111 Italia di un solo volto e di un solo cuore. UBALDO NIEDDU

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LA RAZZA AQUILINA La questione sull'origine de gli Etruschi non per noi Ita liani una curiosit storica, ma un punto di partenza vitale per spiegarsi a pieno la civilt del I'Jtalia antica e del Rinascimen to Bene si comprende quin di l'attenziOne che mettiamo a tutte le opinioni, numerose :: contraddittorie, che sono state presentate su tale questione. Esse per si sono finora fondate su tre ordini di prove, filolo giche, archeologiche e linguistiche. Nessuno aveva mai pensa to a servirsi seriar.nnte del quarto, che il pi diretto ed il pi efficace di tutti, cio quello dell'antropologia. Nessuno aveva osservato che rara mente, per stabilire i caratteri razziali di un popolo antico, rimasta a disposizione del ri cercatore, tanta copia di mate riali, come nel caso del popolo etrusco Materiali offerti assai pi che dai re:sti scheletrici, qua si unicamente dall'arte; ma do tati in questo caso, per una cir costanza che Jir subito, d'un eccezionale valore di prova. E' stato Eugenio Fischer, in una comunicazione del Dicem bre scorso all'Accademia delle Scienze di Berlino, a presentare su tale argomento i risultati che possono venire da una rcerca, condotta per la prima volta in questo modo. Tali risultati hanno per noi tanto pi. valore in quanto nota la serenit ed obiettivit con cui il grande an tropologo ha sempre impostato tutti i suoi studi : non 1asciandosi trasportare da teorie pre concette; per le quali tanta dif fidenza spesso nata tra noi, quando uno straniero trattasse di siffatto genere di cose. Ed appunto nella questione etrusca aw: vamo dovuto constatare la fa cilit con la quale, per esempio il Rosemberg, senza alcun ele mento positivo, aveva emesso affermazioni e giudizi, che, sebbene assai diffusi, noi non po tevamo assolutamente condivi dere Il Fischer parte da questa convinzione: dato che l'antro., 8 Piero de' (busto di Mino da Fiesole -R. di Firenze). Giuliano de' Medici (Arte Fiorentina, XV secolo). pologia oggi non pi solo era-. niometria ma studio di tipi urna. ni, proprio quali si manifestano allo stato vivente, ii per l'antropologo, di opere di arte nelle quali questi tipi uma ni siano rappresentati, coll'in tenzione di rappresentarli, cio di ritratti, anche pi prezioso del possesso degli stessi resti scheletrici. E ci tanto pi nel caso di cui qui si tratta; nel quale tali resti sono davvero po. chissimi. Ora nessuno ignora che di tutta la vasta serie delle figurazioni etrusche, la maggio. ranza sono appunto ritratti. E ritratti eseguiti con l'intenzione di essere, prima d 'ogni cosa, somiglianti, e con una abilit che si pu quasi sempre riconoscere pari all'intenzione. Il Fischer osserva: solo una parte. di _queste figurzioni, soprattutto delle pitture e dei bassorilievi, non sono ritratti : e sont:> quelle in cui il soggetto mitologico, spes so derivante dalla Grecia, trattato con le forme stilistiche e col tipo ideale proprio dell' arte greca; ma le figure in terracotta, plasmate sopra i sarcofagi, vogliono appunto r'affigurare gli uomini e le donm: depostivi, e forse, conformemen te a credenze a noi sconoscit : te, magicamente risuscitati. Dun que, nell'ombra fitta dei sotterranei, di cui la Toscana e l'Um bria sono piene, anche se li igno riamo, e sopra i quali ogni anno si rinnova la primavera,. ci s tato conservato, fedelmente, nelle sue immagini, un intero popolo; e non abbiamo che da guardare queste immagini, e da interro garle, per COilOSCerne la natur:L Il Fischer vi stato indotto d a un precedente: gi nel 1930 esaminando le maschere d oro conservate a Micene, e che erano anch'esse dei ritratti, aveva cercato di indagare il segreto de! popolo antichissimo, di molto anteriore ad Omero, che .aveva creato quella civilt. Oggi si rivolto agli Etruschi, e con pro babilit ancora maggiori; essendo le figure intere e a tutto tondo, che giacciono sopra i

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.J .. te Alighieri--Dan XV secolo). tbronzo del (opera di D Niccol-da 0: onatelJo -H M zza.no. . U.!ieo Naz di Firenze) s.trCofagi, ben pi ricche d'elementi, delle maschere. Esaminandole, dunque, .atClltaniente e sul posto, con lunghe ed ac:curate visite nelle raccolte di Bologna, di Firenze e di Roma, ha anzitutto comin ,iato col chiedersi quanto, di fronte a questo esame, potesse resistere delle varie tesi che, su fondamenti soltanto filologici,_ archeologici e linguistici, erano state avanzate sulla razza degli Etruschi. Ed venuto ad alcune conclusioni, la cui saldezza i per la prima volta, fondata direttamente fatti; e che, per quanto in Italia da ,:_ r.m tempo presenti te, per quel naturale .nt:lito che ogni popolo ha delle sue origini, e perci spesso manifestatesi nei di ,,ursi degliscrittori e degli artisti, piace d i sapere dimostrate con rigore scientifico, Jt un antropologo sereno, come il Fischer. ( creo qui di riassumer! e brevemente. Egli procede anzitutto per esclusione. Comincia da quelle tesi "he avrebbero volt!tO vedere nel popolo etrusco la presenza prevalente di una razza asiatica. Erano due: 'Juella del Rosemberg, che indicava la rnza levantina, e quella del Brandenstein che parlava d'un popolo venuto dall'Asia c:tutrale, non importa se attraverso le Alpi, u per via di mare, dopo un lungo sog,t:JOrno sulle coste dell'Asia minore. N l'uno n l'altro partivano da osservazioni antropologiche: l'uno si -fondava sulla nota tradizione, conservata da Erodoto, dell'arrivo sulle coste dell'Etruria d'un po;1olo nuovo, proveniente dalla Lidia e che portava il nome di Tirreni (Tursha, nelle Iscrizioni egiziane); l'altro su delle ipotesi linguistiche, d'altronde incertissime, ci rea il carattere della lingua etrusca. Deduzioni, gi per s stesse, molto a voler ammettere la pro\'enienza di tutto il popolo etrusco dalla Lidia, CIO non avrebbe menomamente autorizzato a concludere col Rosemberg, che la razza di l emigrata fosse la levantina :-coesistendo nell'Asia Minore durante i tempi preistorici, accanto alla levantina varie altre razze, tra cui la occidentale o mediterranea:, l'alpina o dell'est, oltre a gruppi non trascurabili di indoeuropei. Gli Etruschi dunque, anche se tutti provennero realmente dalla Lidia, avrebbero potuto essere nello stesso modo levantini, come mediterranei o affini. Ci per quanto ri guarda la razza. Per quanto riguarda la lingua che, come si sa, pu essere indi pendente dalla razza, anche a voler accogliere come plausibile qualche ipotesi ch' stata avanzata, di influenze turaniche nella lingua etrusca, ci non autorizza menoma. mente a conchiudere circa la costituzione razziale di quel popolo. Esso avrebbe po tuto essere benissimo di razza mediterra nea, o nordica, o alpina, e parlare egual mente una lingua con caratteri turanici; per esempio, a causa dei lunghi contatti avuti, anche in Europa, con un popolo di quella lingua. Era arbitraria dunque, di per se stessa, anche l'ipotesi del Brandenstein, che su pretesi fondamenti linguistici avrebbe voluto vedere negli Etruschi un popolo di razza mongoloide, proveniente dall'Asia centrale. Ora le osservazioni del Fischer, sugli innumerevoli ritratti di quel popolo conservatici sui sorcofagi, tolgono, con argomenti antropologici, ogni ombra di pro babilit ad entrambe le ipotesi. Mancano infatti, del tutto, in questi ritratti, i caratteri sia della razza levantina, che della mongoloide; e mancano inoltre le tracce di qualsiasi altra razza extraeuropea, vicina o lontana : per esempio della razza orientale. Resterebbe da ricorrere allora, alle razze europee: la nordica, la occidenta le o mediterranea, e l'alpina. Ma nessuna di esse ha lasciato tracce apprezzabili nelle figurazioni etrusche. Qualche capigliatura bionda (ma non soltanto di donne) ritratta nelle pitture murali, non che una rara eccezione, dovuta ai contatti con razze confinanti, soprattutto nella pianura padana. Inoltre, quel tipo obeso che si incontra non di rado sui sarcofagi etruschi, e in cui s' voluto vedere il tipo d'una razza, non invece che il tipo d'una costituzione, che pu aversi ugualmente in tutte le razze. Ed infine, qualche forma di na$0 piovente all'ingi, e che potrebbe sembrare levantina, non appartiene mai a ritratti di uomini realmente vissuti, ma a figurazioni astratte di dmoni cattivi : ora impossibile che, per rappresentare questi si siano presi i caratteri della razza dominante nel paese. Da tutte queste esclusioni, visto che la razza degli Etruschi non pu ollegarsi a nessuna di quelle conosciute, n in Europa, n in Asia, n in Africa, bisogna conclu dere che essa formava una razza a s. Ecco come la deserive esattamente il Fischer : In un viso lungo e in basso alquanto appuntito, e con gli zigomi sporgenti sta un naso leggermente incurvato, sottile, ben costrutto. D31la cui leggera curvatura, sino a quella pi energica che si dice naso aqui lino, si troyano tutte le gradazioni. Il naso aquilino doveva essere frequente in questa razza: se si pensa che esso, nelle figura zioni, riusciva a sovrapporsi anche l dove predominava lo stile greco. Il Livi, nei suoi famosi rilievi antropologii raccolti dalle leve dell'esercito italiano, ha prodotti anche docuoienti sulla frequenza del naso aquilino. Proprio l'Italia centrale tiene oggi questo primato. E dei cinque distretti_che emergono, con circa il diciotto per cento, 9

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.l primo Siena. La forma del naso, che d la sua caratteristica impronta al profilo dell'immortale Dante, appare non di rado negli appunti da me presi durante le escur. sioni per i musei. Sotto il naso cade per pendicolarmente il sottile labbro superiore, e ferma ;con l'inferiore un unico arco, non molto incurvato, che circonda sottilmente, e spesso con forza, la bocca chiusa. Che gli angoli della bocca siano tirati in ,sotto pu essere espressione di dolore o di malattia, ma per lo pi la figura rappresentata non quella di uno che si dolga o di un am_. malato, ma di un uomo nel pieno della sua vita. Del resto accanto a qualche espres sione malata o dolente, se ne trovano sor ridenti e miti, ed anche orgogliose, rigide, energiche; coraggiose, esuberanti. Il mento molto sporgente, chiaramente disegnato, qualche volta tondeggiante, spesso un po' aguzzo. Il Fischer continua per un pezzo questa descrizione; ma superfluo che noi la riportiamo. Infatti ecco quanto egli stesso dice pi oltre: .Dopo settimane di con tinui colloqui ccn Etruschi di marmo, di alabastro, di terracotta, e di travertino, vedo quegli uomini divenire un'altra volta viventi. Vedo la loro razza camminare in carne ed ossa davanti a me. A che pr stancarmi gli occhi con le figure delle tombe e dei musei, affaticarmi a disegnarle e a descriverle, a Chiusi, a Volterra, a Tarquinia, quando bastava mescolarmi al popolo che stava sul piazzale d'una chiesa, o sedeva in una qualunque osteria, per ritrovare quegli stessi Etruschi, vivi e parlanti dinanzi a me? N d era l'effetto dell'aver pensato per qualche tempo sempre allo stesso tipo di razza e dell'essermelo ccntinuamente raffigurato cogli occhi della mente, ma era una nuda osservazione, che resisteva ogni critica. Infatti, e ci mi confermava del mio vedere, questi viventi ,Etruschi non li ritrovavo ugualmente in tutte le antiche citt che io conosceva come etrusche. Ne incontrai mol tissimi a Chiusi. Ma anche a Volterra, anche a Tarquinia. Molto meno, per, a Perugia. E cosl niente affatto a Viterbo Non doveva Ja storia di Viterbo, che non era del resto .una citt etrusc;1, col succedersi di tante signorie, di Papi e Imperatori, e col sopravvenire di tante nuove genti, spiegare il cambiamento del suo popolo? In Roma stvedono visi etruschi )) molto pi spesso che a Firenze, con l sua storia piena di cambiamenti! Debbo inoltre ag giungere, che, ancor preso dalle mie im pressioni etrusche, visitai pure la Sardegna, e non ve ne trovai neppure uno. E cos pochissime tracce, nella mia gita in Pie monte, dalla costa fino alle valli delle Al.. ......... '. Riproduzioni grafiche di volti effigiati sui sarcofagi etruschi dei musei di Volterra e di Viterbo (da Fischer) pi, o in Lombardia, o nell'Italia meridionaie. L'impronta alfine dell'Italia superiore, manca agli antichi Etruschi, come an. the il tipo detto mediterraneo, che domina nell'Italia meridionale, sotto una linea che va da Roma ad Ascoli. Certo oggi, conchiude il Fischer, per la fusione delle stirpi che hanno formato il popolo italiano, anche in Toscana, in Umbria, e nella met superiore del Lazio, si trova la presenza delle razze mediterranea e nordica; ma il tipo etrusco sempre in dividuabile: Varrebbe la pena studiare Uomo di Volterra (dg Fischer) .Figura etrusca del museo di Tarquinia. (da Fischer) questo fatto anche dal ptinto di vista della storia .dell'arte e dello spirito. Se il Frassetto nel suo ultimo lavoro sul tipo n;,zziale di Dante, chiamava Dante un etrusco, oggi mi sembra che abbia an1to ragione, e che non giustamente io, nella mia cdtica su questo punto, lo abbia defi. nito, per il tipo deL naso, piuttosto un di. narico Ora, aggiunge, il Fischer, vi sa. rebbe ancora la questione del dare un no. mc a questa razza. E poich la caratteristica che la distingue da tutte le altre, sia del Nord che del Sud, la forma del naso, di questa che ci potren1o servire, onde ,foggiare il suo nome: e la chiameremo la razza aquilina Essa si trvava gi nel! Italia centrale, fino dall'et neolitica; molto prma che gli Arii scendessero nella penisola. Quando questi apparvero nella pianura .padana, portandovi l'usanza dell'incinerazione, formava gi numerose, a confine con essi. Quanto agli invasori di cui parla Erodoto. venuti per mare dalla Lidia, dato che si accetti la tradizione, niente vieta credere che essi siano realmente apparsi in un periodo molto pi fardo Ma comunque, certo, conchiude il Fischer, che non erano n di razza levantina, n di razza orientale. Tutti i ritratti, da lui studiati lo dimostrano. Poteva trattarsi forse di qualche gruppo di Indoeuropei che, dopo a vere lungamente risieduto sulle coste dell' Asia minore, ed avervi assimilato qualche usanza, soprattutto religiosa, di altre popolazioni col residenti, la abbia portata in Italia e, incontrata vi in un primo tempo la razza che abbiamo descritta c che col, da gran 'teinpo risiedeva, ne sia stato in poche generazioni interamente assorbito. Comunque, anche afllffiesso che ::i sia avvenuto, non ne restano nelle figurazioni se non scarsissime traete. Quella che nell'et antica venne chiamata civilt etrusca, e 'che poi riapparve come civilt no del Medioevo e del Rinascimento, fu dovuta interamente alla razza primitiva. G. DELL'ISOIJl.

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Gli stltdi llella razzlt in Italia pritna ciel rltzzis111o DE ___ L BOSA condo la quale la vita si origin sulla terra con organismi sem plicissimi dai quali successivamente derivarono organismi sempre pi complessi o, in altre parole, che tutti gli attuali esseri viventi discendono da altri meno complicati e questi da altri Nel penultimo numero di questa rivista abbiamo ricordato i principali precursori del razzismo italiano scientifico nel campo dell'antropologia, paletnologia e psicologia. a q u e sta eletta schiera di studiosi va ora ricordato il nome di Danie l e Rosa, che, se pure non contribu direttamente allo studio delle razze umane come \gli altri, lasci con la sua originale t eoria dell'ologenesi la possibilit all'antropologo francese G 'lo ntandon di interpretare in maniera nuova tutto il complesso fr11o meno della formazione e differenziazione delle razze umane. meno complicati ancora, fino a risalire a forme primitive semplicissine con le quali la vita apparve sulla terra. Il Colosi cos ebbe ad esprimersi a proposito della teoria dd l' o logcnesi: c: La teoria dell'ologenesi venne concepita e matur a t a in un 'Periodo particolarmente difficile: periodo definito, pi male che bene, come quello della crisi dell'evoluzionismo ()ues ta crisi pu dirsi superata; ormai la quasi totalit dei na turalis t i ammette la tesi (che il nucleo dell'evoluzionismo) sePossiamo anche considerare come definitivamente acquis ito un secondo principio, che viene a form -are parte integrante di tutte le teorie evoluzionistiche: quello dell'esistenza di intimi rapporti genetici tra specie diverse, quello dell'esistenza di ante nati comuni a forme differenziatesi successivamente in senso divergente::. Come noto, fino dall'inizio, i teorici dell'evoluzione furono propensi al monofiletismo, all'idea Cio d'immaginare la logia degli esseri viventi come un grande albero riccamente -.. (fig. l) SCHEMA DELLE DOTTRINE E V Q l U Z l O N l S T E L..U ::z: o ;::::j :::::> -J o > L..U :::...... -J L..U Cl c;;: o 1-1-
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ramificato, il ceppo del quale avrebbe dovuto rappresentare l'antenato comune di tutti gli esseri viventi. Non sono per man cati i teorici propensi al polifiletismo pi o mno spinto, gli studiosi cio che hanno aminesso per ogni regno, o per ogni classe, o per ogni genere di essere vivente un determinato ante nato. Cos per esempio per quanto riguarda il uso particolare della famiglia umana ci sono stati degli studiosi che hanno am messo che tutte le razze attuali discendano da una forma comu ne, mentre altri hann.o ritenuto di pot.ere dimostrare un'origine distinta per le diverse variet. Fin dal primo affermarsi della teoria dell'evoluzione inco minciarono le. discussioni sulle cause intime di essa (fig. l). Si tratt fin dai primi tempi di stabilire se le cause che produ cevano modificazioni delle specie fossero esteme od interne . .Per molto tempo domin nel mondo scientifico l'idea. che i fattori esterni soltanto potessero in qualche modo trasformare le spec i e e le razze. Eppure gi nella ipotesi del Lamark era insita l'idea della poss ibil i t di una tendenza evolutiva interna. Ma non forse lecito pensare che per la specie accada qualcosa di simile a ci che si verifica nell'individuo scrive ancora il Colosi -che d giovane diventa e poi vecchio, anche se rimanga sempre soggetto alle medesl!me aziQni esteme? Il pulcin.o non si sviluppa forse entro il proprio guscio per le capacit insite nel grumo di protoplasma contenuto entro l'1>vo? Cos per Naegeli -all'opposto di quanto in contraddizione sosteneva allora Weismami-la specie capace di evolversi per attivit propria e, se anche i fattori. esterni fossero rimasti immutati, si sarebbe avuto un continuo perfezionamento di essa ed il conseguimento di complicazioni strutturali sempre maggiori per un ineluttabile decorso dal semplice al complesso. ... Certo che al sorgere deil'ologenesi le opinioni ed i fatti in favore dell'esistenza di fattori evolutivi intrinsici incontra vano la quasi generale disapprovazi1>ne. Gli stessi Lantarkisti 1 2 (Fig per a vevano dimenticato o quasi quella sorta di poten za organizza trice che Lamark aveva posto alle base del processo evolutivo; era stata scartata fin dal nascere la teoria del Kolliker che pur conteneva l'idea dell'evoluzione per cause interne; eran1> state trascurate le opinioni di Waagen sulle graduali e progressive variazioni che una specie subisce con tutta la sua massa di indi vidui nel c1>rs1> di tempi indipendentemente dalle cl>ndizioni ambientali e la .cui ragione veniva da lui attribuita a leggi inerenti cadeva infine la teoria di Noegeli, sia per l'estremo polifiletismo ir cui incorreva, sia percb era costretta a presupporre in ciascuna delle innumerevoli specie primordiali un inconcepibile preadattamento alle future. condizioni ambientali ed una coincidenza difficile ad immaginarsi fra l'at tuazione di nuove strutture e la comparsa dell'ambiente in cui queste fossew utili . In tal periodo e in atmosfera che doveva essergli necessariamente Daniele Rosa maturava la sua oogenesi, quella che per eccellenza la teoria delle cause interne. Il Rosa pose a base della sua teoria due proposizioni fonda-mentali: l) l'evoluzione dell'idioplasma specifico (substratO che determina i caratteri della specie), la quale ci si manifesta con revoluzione degli organismi, ha, come jenomeno vi tale, fattori esterni e interni, ma non determinata dal variare di questi ultimi, per cui essa procede anche se questi rimangono immutati; 2) anche la direzione in cui si produce l'evoluzione indipendente dalla variet dei fattori esterni di essa. C1>me si cmnprende facilmente da queste pwposizioui l'evo luzione assume per il R1>sa un carattere strettamente predeter minato, dato che tutti gli individui di una data specie gono lo stesso idioplasma e quindi soggiacci1>no alla stessa L'ologenesi ha poi il vantaggio pur essendo monofiletia di rap presentare il colmo ode! poligenismo.

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i\Ia la teoria .del Rosa non si limita alle due proposizioni fondamentali sopraddette ; ad esse se ne aggiunge una terza che forse la -pi originale di tutte; essa dice: (Fig. 4) La posizione delle 20 razze umane secondo la graduale arrinit dei caratteri risici, e la rispettiva distribuzione geografica L'evoluzione filogenetica non indefini tivamente rettilinea. ma dicotomicamenlf: ramificata per ditisiotli differenziali che av. nmgono" nell'idiopla.sma specifico per effeito r!dlu costituzione da esso raggiunta nel corso r h lla sua evoluzione Questa ipotesi del Hosa giustificata col eriterio analogico da lui adottato. Nello modo che ogni celi ula di un determinato o r g anismo per quanto evoluta e differenziata d e riva dalla bipartizione di una cellula pree:; s tente sempre meno differenziata finch si a rriva alla cellula uovo che ha dato origine a tutte le cellule dell'organismo, cos ogni ,;pecie sarebbe derivata dalla bipartizione di lilla specie preesistente. Il Rosa lavor lunga mente per dimostrare come realmente ili n atura esistessero tali specie gemelle e nume rose volte pot darne la prova. Del resto an ehe presso le razze umane non manca la pos'ihilt di mettere vicine diverse razze ;e nza dubbio provengono dalla bipartizione di una razza preesistente. L'ologenesi come diceva il Raffaele -ri rende ragione di tanti fatti oscuri; noi tro iamo in punti molto diversi della superficie del globo delle forme di uno stesso gruppo, enza trovar le in localit intermedie; cos per es. avviene dei Marsupiali che si trovano in America e Australia e non nelle localit inter medie. Questo sarebbe spiegato dal Rosa dit'endo che i plasmi ancestrali si sono evoluti "-'lo dove hanno trovato le condizioni favore ,ol. Le altre ipotesi so rte per spiegare l'evo luzione si trovano molto imbrogliate davanti a fatti di questo genere. Un 'ultima legge ancora stabilita dal Rosa quella della disimmetria dei rami gemelli. In altri termini quando nell'evoluzione della ,;perie avviene una divisione dicotomica in due nuove specie, di queste una si presenta t o m e ramo precoce e paleontologicamente si presenta quindi pi antico e l'altro come pi recente, che quello che poi si d 1 ider ancora. C ome abbiamo gi accennato le applicazioni della teoria dd Hosa hanno dato risultati brillanti nel campo della bio geografia. Come a tutti noto, la vita ebbe origine nel mare e ,;j conferm marina fino ad una fase relativamente elevata :lell'evoluzione orgailica. St!condo l'ologenesi la colonizzazione d e i continenti e delle isole avvenne, almeno in un primo tempo durato lunghissimamente, a spese di specie marine cosmopolite e t :on amplissima distribuzione, che volta per \olta in conse;.!u e n z a della struttura raggiunta abbandonavano globalmente on tutti i loro individui l'ambiente originario per trasferirsi negli ambient( offerti dalle terre emerse ... le forme sembrano a v e r e occupat9 primitivamente aree assai vaste e solo tardi,a ml'nte la loro distribuzione si restringe a una o poche localit Per quanto siano interessanti alcune concordanze tra i risulluti della moderna genetica con la teoria dell'ologenesi, bene a trattare delle applicazioni di tale teoria allo studio dP.I!e razze umane. Vincenzo Giuff rida Ruggeri fu il prim'a antropologo che nella U u opera tenne conto della teoria dell'ologenesi, ma come (MontandonJ noto prefer aderire al neo monogenismo. E' merito di George l'vlontandon l'aver fatto completa della teoria dell'ologenesi all'antropologia. La sua opera Ologenes.i umana oggi celebre in tutto il mondo; ma il Montandon non si accontentato di applicare la teoria del venerando Daniele Rosa allo studio fisico dell'uomo. Cos, dopo l' Ologenesi umana, egli ha sc ritto l' Ologenesi culturale, in cui egli applica la teoria ologenetica all'evoluzione spirituale dei popoli della terra. A giudizio del Montandon stesso la teoria dell'ologenesi la sola che permetta di risolvere i problemi altrimenti insoluhili inerenti allo studio delle razze umane e soprattutto quello della loro distribuzione geografica. I risultati della scienza pi moderna hanno difatti chiara mente mostrato come sia imbarazzante il voler cercare una culla dell'umanit in un punto ben definito della terra. Le forme umane estinte del quatcrnario medio c inferiore si incontrano infatti su un'area estesissima che abbraccia l'Europa, l'Asia. l'Africa, e l'Oceania. A giudicare dai fatti non si quindi autorizzati ad ammet tere dei centri di origine delle singole razze, n l'ampliamento dell'ara primitiva di ciascuna di esse con larga invasione delle 13

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aree circ()Stanti occupate da alllre razze: si inveee condotti a pensare che da un tipo >preuma.no cosmopolita o quasi si siano gradualmente differenziate le razze su tutta l'area della s.pecie. e che, col procedere di tale processo di differenziamento i singoli tipi a seconda dei luoghi abbiano avuto ragione di prevalenza l'uno sull'altro. Il risultato di ci non poteva essere altro che uno smistamento ed una localizzazione pi o meno rigorosa nelle diverse regioni del globo. Qllesti processi di con centrazione portarono sia alla formazione di grandi aree con tinue occupate dalla medesima razza, sia alla costituzione di vari piccoli focolai di accentramento collocati entro estensioni occupate da altre Come si vede da quando esposto per il M1>ntandon come gi per il Rosa le migrazioni non costituiscono affatto il fattore principale della distribuzione geografica delle razze. Interes sante anche il concetto del Montandon per cui le razze umane si vadano man mano smistando le une dalle altre. G. Montandon seguendo i concetti di Daniele Rosa stabilisce una classificazione delle grandi razze umane (fig. 2), le quali si sarebbero formate per successive divisioni dicotomiche del ramo tardivo. L'Homo Sapiens sarebbe per il Montandon la specie tardiva rispetto a rami pi6 precoci, frutto di altre dico tomie, che avevano dauo l'Homo rhodesiensis l'Homo nean derta1ensis, l'Homo piltdwnensis l'Homo heidelbergensis. Ma anche queste quattro specie umane estinte sarebbero dei rami TRONCO UMANO PRIMITIVO lOMUNE PIGMOIOt MtRIDIONALE SEHENfRIONALt tardi;i rispetto ad altri che hanno dato il Sinantropus e il Ruecantropus. Osservando la fig. 2 si vede come il Montandon contrap ponga a tutto il resto dell'umanit la grande razza pigmoide, che si trova oggi disseminata in piccoli gruppi in tutti i COli tinenti. La grande razza europoide sarebbe invece il ramo il pi tardivo, quello solo che pu ancora dividersi ed evolversi. Il Montandon ha tentato di dividere le 9 grandi razze in 20 razze, che riuscito a definire con sufficiente esattezza salv o che per le ultime tre; difatti per la grande razza europoide egli ammette tre sole suddivisioni: la bionda, l'alpo al'menica, e la bruna. Noi per conto nostro crediamo che le divisioni da farsi siano molto maggiori. Corimnque, interessante confrontare lo schffilla della formazione delle razze per divisione dicotomica (fig. 2) con qu elli della loro distribuzione geografica ( fig. 3 e 4); tale conbout > mette in evidenza la perfetta adattabilit della teoria di Rosa a quanto noi c1>nosciamo in materia di distribuzione grafica dei caratteri razziali. La teoria dell'ol
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JL. a politica de}lil. razza destinata a rimanere tm sterile esaltazione dei watt.eri biologici della Nazione quando non entri deciSameritc in unii f.t>e dinamica oprendendo rapporti con 'tutti gli elementi counessi eon p f;:ltore razziale ... Il primo atto iudubbiamente costituito dal riconoscere a s stessi una propria individualit, una propria fisionomia che faccia delpopolo un ,.icmento fornito di 1m :omplesso .. di aspetti globalmente dlflerenti cb 'Juc lli di altre genti. In questo riconO&cimento della propria individualit compresi un numero notevolissimo 'di sviluwi che devono oport :re ad indagini sempl'e! pi profonde e dettagliate, destinate ad illuatrare, e mette n; j.u. rilievo aepetti sempre 'Pi nuovi di questa individualit. Indiv idualit -S bad bene -che non va intesa, come vogliono SpeSso cr itici aflrettati e superfici8Ii, in opposizione ed ostilit Verso k alti-e razze od etne, ma che va guardata pi come l'identificazione e l'eMltazione dei caratteri natui'ali di un 'popOlo, non per un atto di steri:e superbia, ma -per lo sviluppo di qualit spontanee destinate anche a d integrare quelle di &Itri popoli su un equo -piano di collaborazione internaziooole. L a ricerca e l'identificazione dei ciatteri tipici dell'uomo pos 'r. n o perci essere intrapresi eenza scropoli as8urdi ed ingiustilic8ti di ri,c hinre di rompere legami di civilt con altri !pOpoli o quel cbe' peggio Ji levare fra le diverae genti insonnontabili e baniere. Ogni etJa, ogni razn ba i-suoi caratteri :peculiari, fisici e spirituali, fvrmatisi attraverso processi complicati di millenarie mescolanze di saninfluenze di ambiente naturale e civile. ldentifiare questi caratteri' rotenziarli pu molto sempHcemente siguifcare 1a determinazione di u a turali e perci pi pontanei elementi di coUaborazione fra j,opolo t: f'Opolo con la coneeguenza di un pi siCuro benefizio per l'umanil8. l.;'spe ri, nza dei migliori antropologi -e dei sociologi su questo punto colicorde: q ; ni etna, ogni razm ba il suo :valore pi alto quando rimane fedele a stessa .. Il r-ic:ono&cimento dei Caratteri tipici di _Wl P,ppo. razziale c:cimporta un vastissimo c:Gmplesso di indagini E' facile anzituttO intendere che )iodefinizione, dei c&i-atteri" di-una razza 'non pu ii:orltarsi ad liDa iochlesl:l !'ta$tica, pur:e ondotta: su un nuuiero altissimo cli. -c:asi. ReSu'lido nel c4mpo dei caratteri razziali fisii nessuno pu affermare che una r:-chiesta come quella condona 4lal Liri in ltelia sopra aloune di migliaia di coscritti abbia: risolto il -problema! di definire faSpelto biO.: logico delfltaliano. Si tratta tqtto di un groppe) lnit;ato :di liani (masChi c ventenni) e poi pochi &.no i caratteri 'Presi in.-cOOsi-derazione. -Tutto questo non -ruole rappresentare una critica al lavrO del .Livi dle .:ustil11ilee un'opera impolenle per mole e per risultati. si vuole soltaDto mettere in rilievo che nel solo campo dei caratteri morfologic:i 1.i tntt!l ima : serie di quallt che aspettaJo di essere StUdiate iD modo e quindi efficace. Gli stessi studi. dei LWi sull'indke cefalico, dei deBe H di andrebbero onnai ripetuti. Ripetizione che sarebbe utile per la statunr e la circonferena del torace ; cui dovrebbero ggilln gersi alcune altre determinazioni fondamentali come il la cireol)fe-. renza addominale alcUni diametri del tronco, eoc. .. Ad un osservat!ft snperliciale potrebbero epparire supe.rflue le iJJehieste destinate a stabilire la media di talnni di questi caratteri. Va perci subito rilevato che esse sono -destinate a atabilire non. soltanto fouds meotali caratteri delia. rzza. ma elementi utilissimi a determinare, verso varie elaborazioni, SiieDze fisiologiche fondamentali, sped_ nel nutritivo ch possono due preziose indiCazioni al sociologo. Le indagini morfologiohe vanno integrate con altre di DAturit fisiologic.l. E infatti noto che la funzioo degli ocgatrl umanr differente 116r Je varie razze, sec!)ndo le condioi anbientall, eoc. FTa le inchieste pi jmportanti 50110 quelle alimentari, anche. queste peT i riRc:asi. sociali, sovranuuo nel determinismo di malattie come-

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q ues te i nda gt n i andranno tenendo conto delle ciclo della Queste indag)i biologiche debbono esse re un numero notevolissimo di individui perch possano attendibili. Ma la difficolt pu esser.! superata a Pnt ,.-;;'mtli11irlo si trovi il modo di coordinare ad un gruppo centnle di co m p e_ten ti in questioni razziali tutta linu serie di collaboratori periferici tolt i :lili vari organismi di studio ne comune, noli a tutti, i tuttavia con esami pi dettagliati possono aggiungersene ancon altri. terreno artistico, in quello politico, culturale non ugualmente troYare gli elementi di una ;ndividualit razziale. Per far questo conoscere le diverse materie ed avvidna rsi ad esse con animo da preconcetti di' natura intemazionalistica. forse questo il compito pi delicato che attende gli specialisti delle discipline, ma la sua importanza ne esige una netta imJ;ostazione. tt rnverso uno studio metodico, attento, anche l'individualit psicolo e culturale delle razze verr ad essere definita sempre pi Molti sono al lavoro e gi si sono visti i primi risultati di questo Jayoro di analis>i. L'opera non mancher di essere feconda, an se talvolta sin disturbata dalle esercitazioni di polemisti da strapazzo cerca di farfalle sotto !!:li archi oscuri di un non hene definito razspirituale. li razziale non si esaurisce naturalmente in un lavoro di i denti ficazio n e di morfologici, psicologici e culturali. Ri conosc iu ta la propria individualit etnica si pone immediatamente pe r un .popolo la questione se i suoi peculi-ari caratteri fisici e spirituali cos titue nti il proprio inconfondibile patrimonio biologico debbano essere conse rvati, potenziati oppure modificati. Questione di notevole importanza ed -inv o l ge nl e tutta una serie di sviluppi diversi a seconda che SI riponga plella fid ucia nelle qualit della propria razza oppure che invece la si esaurita e priva di ulteriori risorse. N onostante possa sembrare che questa seconda eventualit sia contro natupl e pt'rci assurda essa trova facilmente riscontro sul terreno pratico speci almente per le nazioni a bilancio demografico negativo o per le altre che. non posson o vantare una salda tradizione spirituale . 'l crisi delle na.sc:ite come nel caso della Francia quando manch1 o la ( \'Oiont di trovare in se stessi il rimedio, pu indurre ad una cica politica di assimilazione c'ne reca di conseguenza un gravissimo clpo alla conserva2lionc dei peculiari caratteri etnici. -\'UOI dire in questo caso non avere pi alcuna fiducia nelle f)rze naturali della razza, rinunciare ai valori pi tfpici, a quelli che hanno dato un volto fisJo e spirituale alla Nazione. Vengono gli uomini dai e dalle contrade pi diverse, si riunie si fondono in congreghe e connubi assurdi, i1 sangue perde b antica originali't, i volti assumono lineamenti ed espressioni lontani ll quelli raffigurati dagli attist i tradizionali, il linguaggio cesetlato pa zie nleJ1!ente da poeti e romanzieri si impasta di voci estranee, si incrina e perde l a sua naturale armonia; nuovi costumi e nuove abitudini porta n o nn colore opaco e stridente sulle citt e sui-villa!!!gi degli antenati .__.,..u.,,mi'lazione qui una stolta .parola che porta l'inganno nello stessJ I nuovi venuti infatti non diventano assolutamente simili. Essi .reci che sono intimamente. L'uomo di colore che di sera scivol.t ,;ul Boulevard des ltaliens con la gardenia all'occhiello e le scarpe di copale sara sempre l'uomo della sua razza per quante patine francesizvengano passate sul suo corpo e sul suo cervello. La Francia con la sua politica di assimilazione l'esempio pi tipicoJ di una implicita rinuncia ali qualit sostanziali fisiche e spirituali del "ur. popolo. Altre volte questa rinuncia proviene fatalmente non pi da un esau rimento demografico, ma dalla indisponibilit per una giovine uazione in sviluppo di sufficienti forze economiche e culturali. Il primitivo gruppo etni-co cosi costretto ad assorbire nel suo seno sangui eterogenei desti nati a dare un vigore 'Pi ampioo alle iniziative di campo. Gli Stati in modo pi o meno .palese svolgono un'azione difensivt per il loro gruppo etnico riconfermano la loro fiducia nelle virt peculiar i della propria razza. In questa volont di conservazione un indubbio segno di energia e eli vitalit che non mancano di pesare decisamente, prima o poi. sulla hilancia. della storia. Questa difesa della propria individualit razziale non si esaurisce iu una serie di provvedimenti legislativ;. La legge d l'inquadramenta generale, fissa le direttive fondamentali, ma l'opera di tutela si deve svilup pare progressivamente a fianco delle qualit o dalle nuove esigenze messe i1. ri.Jievo. L'azione di tutela sar tanto pi efficace quanto pi_ decisa e diretta. Cn comple:;.;;o di caratteri razziali, morfologid, psicologici e culiurali ;e vengono giudicati degni di conservazione debbono essere difesi co conservati ad ogni costo, spietatamente anche contro s stessi. Il punto essenziale proprio qui: si soddisfatti delle qualit morfo logiche, psicologiche e delle manifestazioni civili realizzate dalla propria razza sul terreno storico? In caso affermativo la conseguenza una sola: difesa assoluta e decisa su tutti i campi, t potenziamento delle qua lit nncora non messe in rilievo. In Italia la questione razziale va appunto su lint>e di svi-

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luppo naturali. lu primo attraverso una complCIIsa azione di stcnza e di tutela che va dal Innc:UIIo. al giovane. alla madre, a ll al lavoratore, l'elemento biologico della nostra razza stato messo in dizione di esprimere le sue migliori qualit. E" quindi seguita l'azione di messa a punto del problema razziale Manjfesto del 14 luglio dell'anno XVI, azione passata alla sua fase 11:inante con le decisioni del Gran Consiglio del 6 ottobre. Per questa logica progressione di eventi il problema razziale pienamente nella coscienza nazionale. FAi questo un fatto di importanza. Poco importa che gli sviluppi vengano considerati talvolta in dverso, c'te le interpretazioni ed i .programmi particolari risentano della preparazione e delle tendenze personali. Dalla vitalit questi studi, dal loro confronto, si far strada in ogni settore, una di cogni7joni pi mature e pertanto pi idonee a recare un valido,;_ trihuto ad un problema cos importante per la vita della Nazione. $ .. Un settore di particolare importanza nel quadro complesso del razziale indubbiamente costituito dalla tutla biologiea. . Individuare i caratteri morfologid e spirituali di una razza certo di notevole importanza, per la mok di studi e per l'intensit di critico che sonQ necessari. L'esaJtazione di questi stessi caratteri 1111 suo valore, specialmente ai tini di creare nel "lerncnto etico di gran'odio morboso. individuale e pertanto, in genere, di com pe t e nza La malattia razziale, al contrario, come stato detto, un f a tto che si riflette inelutta bilmente, per condizioni di assoluta 'opra un complesso di individui talora in linea collaterale, l'nea di discendenza, talvolta in entrambi i modi. In l'agente eziologico pu essere ricercato nell'ambiente, e Le condizioni specifiche ambientali possono essere raJmrestmiJU# noti come l'anofclismo nella malaria, l'avitaminosi nella fattori ignoti c0me nel gozzismo. Nelle malattie ad agente direttamente connesso con pu mettersi J'alcoolismo intossicazioni voluttuarie e talune infezioni come In lu>tica e la h gica. Vi infine un gruppo di ma lattie intimamente connesse con 'enza germinale dell'individuo e che ra-ppresentano un'insidia gravissim:J per le generazioni. Sono queste le malattie ereditarie. Se si prendono in coll9iderazione, complessivamente, tutte le a1enti rnpporti con l'elemento razziale si osserva questo fatto curioso: la conoscenza delle loro caratteristiche e del loro .pericolo diventa promeno diffusa quando si op8ssa da quelle ad eziologia am bientale a quelle la :Cui causa legata all'individuo stes..<:O. lnfatti mentre notevole il nwnero delle persone c he conoscono j. pericoli della malaria, meno sono quelli che sanno le dannose ,jfi]ide sulla discendenza e meno ancora coloro che hanno nozione delle malattie trnsmissibili ereditariiWDente. Da questa situazione nascono notevoli conseguenze pratiehe. La magl!iore conoscenza che il pubblico ha delle malattie ad eziologia ambienfa{;ilita per gli or,;ani governatiVi l'azione di difesa. Infatti accanto alle provvidenze profilatticbe messe in atto dagli organi sanitari si contare sulla difesa che il cittadino cosciente metter spontaneumente in atto. La coscienza del fattore morboso in sostanza reca all'opera di tuteb razziale un contributo notevolissimo agli effetti di una pi larga e pi f'ilciente azione difensiva. Tale coscienza invece quasi assolutamente mancante per quelle ma lattie razziali, le ereditar. ie, che agiscono per le catene delle generazioni rortando qui la loro influenza deleteria insospettata. Il campo delle malattie ereditarie d'altra parte quello che meno ,;uscettibile, per vari motivi, ad essere 1nHuenzato da un'azione sanita-ia 'In tale. sensaziomLJe; illustri con chi i mii;la delle 'lliala ttie eredi!Brie, le leggi hilogiche che le i cui si
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LissotrichL ... . .. { euticomi euplocomi ----------" looolomi eriocomi Il CUre proponloDall CapeUI Ila cl Italiani del Nord 83.9 Italiani del centro 82.3 Italiani del mezzogiorno 67.3 Italiani della Sicilia 80.0 Italiani della 85.0 III REGION I Piemonte Liqurla Lombardia . Veneto Emilia . Toscana Marche Umbria . Lazio Abruzzi e Molise Campania Puqlia Basilicata ; .Calabria Sicilia Sardeqna IV REGIONI (clfr e proporzloDall %) Piemonte .. Liquria Lombardia Emilia Toscana Marche Umbria Lo:zio Abruzzi, Molise Campania Puqlie Lucania Calabria Sicilia Sardeqna 18 { Australiani Mal esi Mongoli Ame_ricani Popoli artici { Dravidi Nubi ani Mediterranei { Papua Ottentotti i Cahi l Negri Caj,elli oD ulati 12.9 14.4 13;4 16.0 12.4 Da O a 400 m. aul llveUo del mare CapeW ricci 3.2 3.3 3.6 4.0 2.6 A pi dl 400 m, ul Uello del mare CapeUI bloadl CapeUI b l o Ddl 11.6 14.7 10.2 13.2 10.1 10.5 12.3 16,4 7.0 8.8 9.1 9,8 7.4 7.6 9.1 9.0 6.1 6,9 7.1 6,3 6.4 7,9 5.5 6,5 2.6 5.2 3.5 4.2 4.8 5,3 1.5 2,1 Capelli Capelli blo Ddl aeri 12.4 23.0 10.5 25.0 10.1 26.1 12.6 24.9 7.2 31.5 9.2 26.8 7.5 29.2 9.0 30.1 6.4 32,0 6.6 30.3 6.8 35.1 5.7 36.7 4.8 35,2 3.8 43.9 5,0 38.8 1.7 54.6 ISICI 1(;.a i vari caratteri che concorrono alla determinazione del tipo razziale, la forma ed il colore dei capelli vengono normalmente considerali come secondari perch, sebbene ricorrano spesso con carattere di norma, tuttavia dato il grandissimo numero di combinazioni possibili, specie per incroci ed ibridismi-sia tra differenti razze come in seno ad una raz:i:a stessa, tali caratteri, p erdendo molto del loro valore come indici di razza, finiscono col divenire piuttosto indici di mescolanze individuali od etniche. Taluni ziati, per, attribuirono un grande valore a questi caratteri, e Federico Miiller consider come carattere fondamentale per la divisione delle razze, quello della capigliatura. Egli chiam lissotriche le razze a capelli lisci ed ulotriche quelle a capelli lanosi, suddividendo a loro volta le lissotriche in euticome (capeli lisci dritti) ed in euplocome (capelli lisci inanellati); e le ulotriche. in loc>fome (capelli lanosi a ciuffo) ed in eriocome (capelli lano.si ugualmente distribu ti sulla testa). Ecco la divisione della specie umana, rispetto al!a forma dei capelli (V Tab. 1). In Italia una distribuzione regolare dei' capelli, pi possibile rispetto al colore. che non rispetto alla forma, giacch la distribuzione geograficcf. della !orma, non presenta nessuna regolarit; capelli lisci prevalgono, sebbene di poco, nel Nord anzich nel centro o nel Sud, capelli ricci sono pi frequenti nel Sud anzich nel centro o nel Nord, capelli ondulati poi si riscontrano principalmente nell'Italia centrale e nella Sicilia. Nel riportare alcune medi<= calcolate dal Livi, sulla distribuzione geografica della forma del capello in Italia, faccio osservare che la forma pi comune quella liscia (V Tab. Il) Il colore dei capelli invece, cui strettamente legato il colore degli occhi, vediamo come, a parit di condizioni clii:latico-geografiche, esso si dimostri ottimo criterio etnico. Cos osserviamo che le poplazioni pi bionde si distendono tutte verso il confine settentrionale dell'Italia, laddove cio, oltre i confini pol!tici vivon o popolazioni notoriamente assai pi bionde degli Italiani (Svizzera Savoia, Germania meridionale). Tale prevalenza di biondi in queste regioni settentrionali, potrebbe dar adito all'ipotesi che il tipo biondo dell'Alta Italia non sia che la risultante dell'elemento biondo straniero mescolato al tipo bruno indigeno. Ma questa ipotesi va accettata con qualche riserva, giacch dimostrato che la percentuale dei biondi maggiore nelle regioni montane, proporzionale all'altezza sul livello del mare, ed indipendentemente dai rapporti che possono intercorrere tra le popolazioni indigene con elementi di popolazioni limitrofe. Per sincerarci della veridicit di tali affermazioni, esaminiamo un momento la statistica del Livi (V Tab. III), dove osserviamo: . a) che la percentuale dei biondi in una stessa provincia sensibilmente maggiore nelle localit poste al disopra dei 400 metri sul livello del mare; fanno eccezione gli Abruzzi e Molise dove si verifica un fenomeno inverso, cio i biondi sono pi numerosi nelle localit poste al disotto dei 400 m.; b) che la percentuale dei biondi pi alta nel Veneto per climi nuire gradatamente via via che si scende verso il meridione. Questa tendenza dei biondi di portarsi a livelli superiori ai 400 m., non pu essere data se non dalle differenti condizioni di ambiente che si riscontrano nelle due diverse posizioni; infatti gli Abruzzi, ove abbiamo riscontrato una ecce.zione alla norma seguita in tutta la penisola, formano un disvio solo apparente,_ perch essendo gli Abruzzi una regione eminentemente montagnosa, non vi possono esistere sensibili differenze tra le condizioni di ambient e in cui vivono gli abitanti a pi di 400 m e quelli che vivono a l disotto, in quanto questi ultimi si avvicinano moltissimo a questa altezzCl -Il capello nero segue graficament una direzioni' opposta a quella del capello biondo; da una percentuale minima del 23 '/t: cl;le si riscontra nel Piemonte, si saie ad un 55% per la Sardegna che presenta la percentuale pi alta di capelli neri di tutta la penisola. Come spiegare la presenza in Italia di tanti individui a capelli neri? Tutto starebbe a dimostrare che il tipo caratteristico del capello italiano non sia che il nero, venendo cos a confermare l'ipotesi che il capello biondo tragga le sue origini dalla mesco lanza del capello nero indigeno con il capello biondo straniero, elemento quindi che presenta caratteristiche di ibridismo che non possiamo accettare l l

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razza ila iana In Italia, invece, dobbiamo con.siderare alcuni centri espansiVI del relativo tipo puro, dobbiamo cio fissare, usando la terminologia del Pull, alcuni focolai principali le cui irradiazioni, inconlrarid osi e congiungendosi, formano nella Penisola, come una litta rele di vario colore. Perci vremo i seguenti focolai principali: l) del tipo biondo: Occitanaco e Prealpino, Veneto, Tosco-Umbro, Beneventano; 2) del tipo bruno: Emiliano, lns ulare. Ed infatti, come abbiamo gi. osservato, il Veneto offre il quan:itativ o pi alto di biondi, mentre la Sardegna l'offre per il tipo bruno; le medie calcolate dal Livi dei biondi e dei bruni, nelle :ingole provincie, sono quelle riportate nella Tab. IV. Dall'incrocio del tipo biondo col tipo bruno nasce il tipo castano, ,]emento di estrma variabilit 'che impedisce qualsiasi classifi c azione di ordine razziale, poich, salvo specifiche eccezioni per alc une razze la cui produzione epidermica non .lascia dubbi ai fini di una classificazione, il capello astano risontrato in quasi lutti i popoli, ed in Italia vi in media del 60 %: in maggior n ume ro nell'Italia settentrionale, l dove cio maggiore il numero dei biondi e quindi incroci pi numerosi che non nel resto della penisola. La provincia che presenta la pi alta percentuale numerica di castani la Liguria (64 %), segue il Piemonte con una media del 63,9 %. e per le altre provincie quella riportata nella Tabella V. Prima di passare al colore degli occhi, voglio fare. un breve c Jccenno ai capelli rossi che, non rappresentando una caratteristica di nessuna razza, non esistendo cio in nessuna parte del nostro pianeta un aggruppamento di individui in cui possibile riscon trare, costanti e fissi, i caratteri propri dei rossi, siamo costr e tti a considerare il' caso come un disvio dal tipo n o rmale, Ques t a particolare .pgmentazione. si riscontra, senza eccezi oni, in tutti e due i sessi ed in quasi tutti i popoli, siano in essi prevlenti individui a capelli biondi quelli a capelli neri; tuttavia i rossi sono pi frequenti tra i tipi biondi e specie dove questi sono venuti a contatto con. il tipo bruno. La statistica, tratta dal Livi (V. Tab. VI); ci dimostra come i rossi prevalgono nell'Italia settentrionale dove cio abbiamo riscontrato la percentucle di b ondi. Per quanto conceme il tipo rosso possiamo dunque concludere,_ data la sua distribUzione geografic a e dati gli argomenti dianzi riportati; che esso costitwsce anomalia individuale, riscontrata maggiormente dove. preval'e il tipo biondo, e, molto probabilnente; dobbiamo la sua ori g ine-ad una particolare forma di incrocio tra biondi e brun. L Parrebbe, teorjcam.eJite estremamente facile indicar con un parola precisa, .;1 colore di un occhio, ed invece nella pratica si mostra una delle cose pi difficili; infatti se sottoponiamo una stessa tinta al giudizio di 10 persone, possiamo esser certi di almeno tre o qucrttrO giudizi diversi, e questo perch sono ben pochi coloro che una perfetta sensibilit cromatica, od ammesso che l'abbino, sappiCIZJ.o esprimerla con una frase esatta. .In. realt le diverse tinte dell'occhio si combinano in modo . . l G9'51C M PERCENTUALI DEL REGNO t .... Hl R l ... l lUC,TJ.I n __.v \l"" ....... ......... -'_ -'l li. Il\. -....-19

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v REGIONI Cape W REGION I Ca p .W c astemi castaal Lombardia 63.1 Abruzzi. Molise 62.6 Veneto 61.3 Campania 57.6 Emilia . 60.8 Puglie 57.2 Toscana . 63.3 Lucania 59.5 Marche 62.7 Calabria .. 52.1 Umb.ria 60.4 Sicilia 56.3 Lazio 60,8 Sardegna 43.5 cos vario da rendere molto dillicUe un giudizio. Nell'esaminare il colore di un occhio, lasciando da parte la sclerotica che in tutti gli occhi pi o meno bianca, tre elementi almeno concorrono a dare una tinta oppure un'aitra: l'iride la pupilla e la cornea. Nell'indicare il colore dell'occhio, noi dovremmo badare soltanto alla tinta dell'iride, ma la pupilla, per circostanze diverse, specie per la diversa luce che riceve, varia talmente di grandezza da dare molto spesso per la massima parte il colore all'occhio: gli occhi azzurri ci possono sembrare neri alla luce della sera, mentre esposti a luce vivissima diventano turchini. L'iride poi, che normalmente ci permette dl battezzare il colore di un occhio, sempre costituita da due zone concentriche di colore diverso, quando non vi si aggiungono anche striature di una terza tinta, ed ecco la difficolt poi per determinarne il colore. Nel linguaggio volgare definiamo il colore di un occhio o azzurro, o grigio, o castano, o nero commettendo cost molti errori, il pi comune fra i quali quello di definire nero un occhio umano, mentre in tutto il mortdo non mai esistita un'iride nera. Tuttavia per intenderei, nel prendere in esame il colore degli occhi ed il loro rapporto coi capelli. mi at, terr alle definizioni accennate. Una prima constatazione di fatto la perfetta corrispondenza dei due elementi la quale ci permette di stabilire una classificazione dei tipi, in base alle caratteristiche che li allontanano dai rispettivi tipi puri. Il tipo biondo puro caratterizzato da: occhi azzurri, capeiii biondi, pelle chiara; mentre il tipo bruno puro contraddistinto da: occhi bruni, capelli neri e pelle bruna (talvolta per anche . Tutte le altre combinazioni dobbiamo ritenerle come incroci, risultando dalla fusione. dei c;aratteri distintivi dei due tipi puri. Le principali combinazioni che possono osservarsi, sono le seguenti: a) capelli bruni e d occhi azzurri: b) capelli biondi ed occhi bruni: c) capelli biondi ed occhi grigi; d) capelli bruni ed occhi grigi; capelli neri ed occhi grigi; In Italia il colore degli occhi che predomina, il castano, colore gi riscontrato con le medesime caratteristiche anche per i capelli; ma mentre il capello castano pi frequente nell'Italia settentrionale, l'occhio castano invece riscontrato nel 68,9 % per la Lucania, nel 66,4 % per la Sardegna, ed in generale tutta l'Italia meridionale ed insulare, pi popolata da individui con occhi castanL: di quanto invece non lo sia, come abbiamo detto, l'Italia del nord.' Queste differenze trovano la loro giustificazione nel fatto che il tipo prevalentemente riscontrato ne: sud, proprio quello bruno; La statistica, per provincia, della colorazione castana degli occhi e dei capelli riportata nella Tab. VII. VII l REGIONI Occhi C apeW c astemi casta a l .. 53.9 63 9 l Piemo n t e Liguria 61.9 64.0 J L ombardia 5 6. 0 63,1 1 Veneto 52, 6 61.3 i Emilia 60 ,9 60. 8 l Toscana ; 61.6 63 .3 Marche 6 2.4 6 2 7 Umbria 59.4 60 4 Lazio 6 4.8 60.8 Abruzzi, Molise 64.0 62 .6 : Campania 6 3 .2 57.6 Puglie 6 3 .5 57.2 Lucania -68.9 5 9 5 Calabria 66.2 su Sicilia 6 3 .8 56.3 Sardegna 66 .4 43 .5 20 , REGIONI Cap.Ul REGIONI CapeU rossi rossi Piemnte > 0 .7 L azio 0 8 Liguria 0.5 Abruzz i. Molise 0.5 Lombardia 0.7 Campania 0,5 Veneto 0 .9 Puglie 0.4 Emilia 0 ,5 Lucania 0,5 Toscana 0.7 Calabria 0 .2 M arche .. 0 6 Sicilia 0. 4 U mbria 0 .5 Sardegna 0,2 colorazione poi, da noi genericamente definita castana, non va frttesa nel senso che dal colore biondo o da quello nero, per i capelli; si passa bruscamente a questa tinta, ma tale .passaggio avviene molto gradatamente, cio una colorazione che per raggiungere le due tinte estreme, si distende con una .serie ricchissima di tonalit che, molto spesso, sfuggono anche all'occhio dotato di alto0'senso cromatico. Le stesso fenomeno si verifica anche per l 'occhio castano, il quale, come pu accostarsi moltissimo all'occhio chiaro, cost pu allontanarsene tanto da essere confuso con l'occhio bruno. Quindi ogni giudizio sul colore di un occhio, 't>otr essere giusto finch possibile rimanere nei limiti della disnzione tra un 'occhio universclmente riconosciuto come chiaro, rispetto ad n altro ritenuto scuro; ma quando debbasi definire la sua colorazione basandosi sulle sfumature che possono cillontanarlo da un tipo per accostarlo invece ad un altro, io la ritengo una impressione del tutto soggettiva e come tale, sempre suscettibile di critica. Che dire poi dell'occhio nero, se un iride di siffatto colore non esiste? Eppure innegabile che certi' individui presentano se non esattamente tale tinta, per lo meno una colorazione assai simile, ed allora siamo costretti ad ammettere. che essendo il clore dell'occhio determinato da un insieme di fattori (iride, cornea, pupilla), l'occhio nero non sia se non la pi originale di tali combinazioni. Per cui ritengo inutile citare dati statistici, i quali, in definitiva, verrebbero ad affermare la presenza di una colorazione assolutamente inesistente per il pigmento dell' occhio umano. Non cast per l'occhio celeste che, con il capello biondo, carattere eminentemente nordico, e da noi il Veneto che ospita il numero maggiore di individui sia con occhi azzurri che con capelli biondi. Questo parallelismo non accidentale, ma per natura i due elementi si armonizzano vicendevolmente per caratterizzare un tipo: il biondo; gi definito Occitanico-Prealpino, Veneto, TascaUmbro ecc. La statistica (V Tab. VIII) sufficientemente eloquente. Tuttavia si tenga presente che agli effetti della verit biologica, i colori chiari dell'occhio, dei capelli, e della pelle, sono caratteri recessivi; cio, sono spesso nascosti dal colore scuro che, presente nel plasma ereditario, si manifesta invec. e con carattere di dominanza; per cui le cifre delle statistiche riportate per tali colora zioni, possono essere tranquillamente raddoppiate, non presentando esse che l 'individuo quale unit morfologicamente definita, e con traddistinta da un colore pi o meno specifico sia per gli occhi che per i capelli EDMONDO VERCELLESI VIII R EGIONI Occhi CapeUI cel esti bloadl Piemonte 13.6 12.4 Liguria 1 0 .5 1 0.5 Lom bardia 13.4 10.1 Veneto 15 7 12.6 Emili a 9 .4 7.2 T oscana IG.4 9.2 Marche IG.l 7 .5 Umbri a ll,7 9.0 Lazio -8,3 6.4 A b ruzzi, Molise 8,5 6.6 Campania 8 4 6.8 Puglie 7 .6 5.7 Lucania 6 7 4.8 Calabria 5 .5 3.8 Sicilia 7 .7 5.0 Sardegna 4. 0 1.7

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JE 1Rt JE A JL 'Jr JD)JEJL SANGUJE Virey che scrisse Storia naturale del g e nere umano e la Storia naturale della donna -ammette Keisenmann nei suoi dotti studi "scientibci di antropologia tratt particolaflllente della classificazione d e lle razze. L'uniti delle specie non le sue simpatie e sostenne che due erano te specie umane. Bory di Saint-Vincent e Desmoulins, p a rtendo dal principio di Virey, portarono J d una deviazione della teoria delle razze fino ad individuame una quindicina . L inglese Pritchard, uno dei pi dotti a ntropologi del secolo scorso, sostenne che tutti i popoli del mondo appartengono alla stessa specie, ma sebbene fosse partigiano della unit della specie umana egli cambi completamente il punto di partenza delle classificazioni ordinarie usate nella storia naturale . Inizi le sue descrizioni con tre fami g li e di popoli, le quali, secondo il suo punto qi vista sarebbero state le prime po polazioni umane e cio la famiglia egiziana, ariana e semitica. Alle descrizioni di queste tre famiglie l'autore fece seguire quella dei vari popoli ,j quali a suo parere, diffondendosi in ogni direzione nelle regioni abitate da queste famiglie, popolarono tutta la terra. Buflon prosegue Keisermann stabili tre tipi fodamentali della specie umana, tipi stabiliti fin dalla a ntichit sotto il nome di razza bianca, nera, gialla Il naturalista Lapcde nella sua << Storia naturale dell'uomo aggiunse alle altre razze, quella iperborea che compren derebbe gli abitanti delle regioni settentri onali del globo. Cuvier, seguendo Buflon, non ammise che la razza nera, gialla e bianca, classificando la razza malese ed americana semplici de>ivati. Quatrefages, nel suo corso di antropo lcgia tenuto al Museo di Storia naturale di Parigi, fece una classibcazione delle r azze umane che aveva per base i tre tipi : bianco giallo e nero; ma ad ognuno di questi tre tipi egli aggiunse sotto il nme d i razze miste che si collegano a ciascun tronco, un numero pi o meno grande ed a rbitrario di razze che erano state escluse dalle sue tre grandi divisioni unica base dei dati fisici si sono fatte fino ai giorni nostri. Oggi al carattere fisico non si d pi quella fondamentale impor tanza che si data :nei 5ecoli passati. Oggi non conta tanto la forma, quanto la sostanza, poich non si studia il dato este riore che come dato sensibile, rivelatore di caratteristiche interne. Pi che il diffe rente aspetto fisico, oggi si tende a mettere in evidenza le caratteristiche fisiolo giche e biologiche delle varie razze. Ad esempio, nel bianco ,jJ cervello ed il midoll spinale presentano un maggior vo. lume che nel nero, e puticolarmeote Jc derivazioni dei centri nervosi hanno un volume nettamente superiore. Analogamen te il sistema della circolazione del sangue rivela un eguale contrasto, poich nel bjanco le arterie sono pi sviluppate delJc vene mentre nel nero si nota il contrario; inoltre il sangue di quest'ultimo present una densit maggiore ed un colore rosso pi seJro di quello del bianco. Inoltre non si pu tralasciare di pren dere in consi
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""r l+ $0 28 26 t o 18 14 12 10 8 Lejjoenda Gruppi sanguigni ---B -------AB _.:. _ _ _ A M ............ o Potere emolitico dei sieri appartenenti a diUerenti gruppi sanguigni, assurti e dominano con la loro importanza in ogni campo scientifico, dalla medicina legale all'antropologia, dalla biologia in senso stretto agli studi sull'eredit. Come gi abbiamo fatto presente nei precedenti numeri illogico parlare ancor oggi di gruppi sanguigni. Le agglutinine e gli agglutitwgeni, sostanze le quali determinano le varie caratteristiche del sangue, sono infatti comenute in qtiasi tutte le cellule dell' orgatzismo, perCfli sarebbe pi logico a nostro awho parlare di gruppi costituzionali, poich essi possono essere considerati come la migliore caratteristica organica, poich compaiono nei primi mesi di vita, rimangono invariabili fino alla morte, vengono ereditati secondo leggi fisse, sono ripartiti matematicamente nei vari popoli e nelle varie razze. Alle agglutinine ed agli agglutinogeni. le prime contenute nel siero, quest'ultim_i g o ..... ;::: nello stroma dei globuli rossi devoluto il. fenomeno dd.la agglutinazione la quale permette la suddivisione in quattro gruppi, che chiameremo costituzionali e non san guigni, differenti e cio A, B, AB e O. Se I' agglutinazione dei globuli rossi per mezzo del siero un fenomeno facile a realizzare e conosciuto da molto tempo, il meccanismo ancora una delle pi o5cure questioni della biologia : L'agglutinazione risulta infatti di un processo fisico-chimico molto oscuro, e tanto pi in quanto che la struttura oltremodo complessa degli ele menti che entrano in reazione (agglutinine agglutinogeni) quasi completamente sconosciuta. Circa gli agglutinogeni, he ab. biamo detto sono contenuti nello stroma dei globuli rossi, si notato che sono for mati da un insieme di elementi eterogenei L'estratto globulare dimostra la sua natura fosfatidica e non contiene n albu mina n colesterolo. E' stato ricercato con la tecnica di Bele e Doisy, modificata da Briggs, la presenza di fosforo lipidico negli estratti dei differenti gruppi ed stato notato che non vi differenza sensibile nella quantit di f()sforo contenuto negli globulari di ciascuno dei differenti gruppi. Questa quantit di milligrammi '8,48 per 100 om3 di globuli rossi. I fosfatidi sono numerosi; le .lecitin possono differenziarsi in acidi grassi saturi e non saturi. Questi fosfatidi differiscono tra di loro per il loro indice di iodio, e tale differenza indica che le frazioni Iip(>idiche contenenti gli agglutinogeni presen tano un miscuglio di acidi grassi saturi e non saturi in proporzioni differenti. Que sta differenza quantitativa forse uno dei fattori condizionanti la specificit degli agglutinogeni dei gruppi sanguigni Forse le lecitine hanno un ruolo impor tante nell'azione degli agglutinogeni dei differenti gruppi ma non ancora pssi bi!e ai nostri giorni dire una parola de. O ex . Bcx ------fi.nitiva. Circa poi le agglutinine che come abbiamo visto sono contenute nel siero del sangue la tavola specifica il rap. albumina pseud<>-albumina porto tra e nel globulina euglobulina siero dei differenti gruppi : GRlTPI"I I!IAIVGliiGNI o A B AB (lero) Albumina 1,77 1.n GlobullDa 1,71 Pseudo albumlaa 5,36 5,16 3,98 Euglobullna e dimostra che il coefficiente medio del sangue di gruppo B pi basso e quindi indica un valore pi elevato di globuline Second o Rona, Krebs, S::hroder, la parte euglobmiCa avrebbe le stesse propriet del siero, percui le altre frazioni albuminiche del siero sarebbero completamente sprov. viste di agglutinine. Quest'ultime resistono alla disseccazione ed all'azione della tem. peratura fino a 6s.7o; nessuna influenza ha su i esse I' azione della tc:mperatura. Questo pu oggi dirci la scienza sulla essenza di queste misteriose sostanze che caratterizzano ciascun gruppo. L'oscuro fenomeno della iSO-agglutinazione, secondo alcune recenti ricerche sarebbe dovuto al passaggio da sol a gel ddla frazione glo. bulinica del sangue II sangue di ciascun individuo conserva gelosamente la sua integrit e la sua purezza. e non ammette la commistione con sangue di gruppo diverso pena la sua alterazione. Come l'individuo cosi la razza. Dalla unione di razze di sangue diverso si hanno elementi scadenti destinati fin dalla culla alla morte in te nera et, alle malattie di petto, alla srerilit. Ogni razza perci possiede oltre alle proprie tradizioni, alla propria lingua, alla propria storia, un sangue proprio, trasmesso attraverso i secoli, la cui purezza sar indice della purezza. della razza. E' come ho detto, merito di Dungern ed Hirzfeld l'aver per primi studiato la ripartizione geografica dei gruppi Tale argomento ha destato ben presto l'attenzione degli studiosi che si sono affannati in ingegnO<"..e ricerche, grazie alle quali oggi possiamo affermare con sicurezza che la ripartizione dei gruppi in una po polazione in rapporto con la sua composizione etn<>-antropologica. credo quindi privo -di interesse riportare (vedi allegate tabelle) in ordine progressivo le percentuali di frequenza dei diversi tipi di sangue, il che potr egregiamente convalidare quanto sopra ho affermato che nulla come il sangue unisce e differenzia nel contempo le varie razze nel mondo. GIDSEPPE LUCIDI

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Pianta di Roma imperiale. N JE, JL JL. 11 Jp JE JRt Popolo sedizioso gli lo furo uo, e la polemica antigiudaica non aveva torto quando gli e lo rinfacciava :. : ric onosce lo storico ]ean Juster, anch'es s o ebreo. Ma parlando di quella che in un primo tempo egli stesso definisce c cri minalit politica :. dei suoi correligiona ri, ecco che non gli riesce di resistere alla v ocazione del sangue, e finisce con l'esaltazione di essi presentandoli quasi v indi ci di tutte le oppressioni. Sui testi antichi -e principalmente su quelli di Giuseppe Flavio, Eusebio, Dione Cassio, Appiano, Sparziano, San Giovanni Crisostomo -]ean Juster ri costruisce la serie di rivolte promosse o direttamente scatenate dagli ebrei nel. l'Impero Romano e le repressioni che ad esse seguirono. Dal che possono esse re tratte le seguenti constatazioni : nes suna provincia dell'Impero di quelle frequentate dagli ebrei and rispar i:niata; le rivolte scoppiarono sempre i n ore difficili per l'Impero, o quando Ro ma si trovava impegnata per l'afferma zione o il del suo dOminio. Segliiremo la traccia RIVOLTA DI GIRENE. Anno 87 a. C .. Roma ha iniziato guerra contro Mitridate, re del Ponto; guerra che du r oltre venti anni e nella quale un'in 23

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tera generazione lott per mantenere a Roma la funzione di centro unitario di tutta del mondo antico. AlPinizio : di quell'anno Silla sbarca in Grecia per condurvi la guerra di Nel l'estate cinge di blocco Atene e assedia i! Pireo, combattendo attorno alle formi dabill fortificazioni della grande piazza forte marittima. Il primo marzo dell'an no successivo (86) i Romani entrarono ad Atene e poco tempo dopo s'impadro nirono, anche del Pireo. Mentre era im pegnato in questa impresa, Silla dovette distrarre delle forze e spedire Lucullo a reprimere una rivolta di ebrei che era improvvisamente scoppiata a Cirene. RIVOLTA DI SELEUCIA. Sotto l'impero di Caligola (37-41 d. C.) ebrei d1 Babilonia entrano in Se1eucia (Siria) e dopo il loro arrivo scoppia una rivolta. Dapprima i siriani fanno causa comune con gli ebrei; ma dopo i greci seppero attirare dalla loro parte i siriani, e cos la rivolta pot essere stroncata. Cin quantamila ebrei rimasero uccisi. RIVOLTE DI ALESSANDRIA.-Ad Alessandria le sedizioni degli ebrei si mantengono allo stato cronico da prima della dominazione romana. L'odio verso di essi da parte degli altri concittadini prende proporzioni sempre pi vaste. Certamente dovette essere a causa di ci che Caligola, nel 38, decise di privare gli ebrei del diritto di cittadinanza alessandrina; ed invano una loro delegazio ne si agit perch il provvedimento fos se revocato. Successo a Caligola, Claudio volle an cora sperimentare la clemenza, restituen do agli ebrei di Alessandria il diritto tolto dal suo predecessore. Ma nel 66, in seguito ad incidente nell'an fiteatro, la rivolta degli ebrei si riaccen de furiosa. A nulla valsero le esortazioni bonarie del prefetto Tiberio Alessll'ndro; fino a che questi, esasperato, invi contro di loro due legini e poi altri 5.000 sol dati della Libia, che si trovavano per ca so ad Alessandria, con l'ordine di < ucci dere gli ebrei e incendiare le loro case :.. Anche questa volta 50.000 ebrei soccom hettero e gli altri furono salvati solo dopo che si furono assoggettati ad implo ra re la grazia dal prefetto. DOPO LA GUERRA DEL 70. -Nonostante la grave sconfitta subita, la di struzione del tempio e la dispersione, gli ebrei non si acquietano. Rivolte scoppia no nuovamente subito dopo il 70 ad 24 L'Impero all'epoca della sua maggiore espansione. con J'indicllf Alessandria e in altri posti dell'Egitto. Si ribellano anche in Cirenaica. Qui la repressione fu quanto mai severa. Tre mila furono giustiziati; e il capo della rivolta, Jonathan, venne messo alla tortura e bruciato vivo. RIVOLTA SOTfO DOMIZIANO. Sotto l'impero di Domiziano (settembre 81 settembre %), Roma riprese atti vissima la politica d'espansione. Domi ziano come suo primo atto conferm Agricola nel governo della Britannia, dandogli mandato di proseguire al gra duale assoggettamento dell'isola. Nel 83, intraprese sul Reno la guerra contro i Catti che furono sottomessi dopo faticosa guerriglia tra .}e foreste, e gran parte del loro territorio fu annesso all'Imper<' Fu iniziata la costruzione della linea for tificata di 370 chilometri che divideva le popolazioni germaniche dalle provincie romane: Limes Germanicus. Fece guerra contro i Daci, e diresse infine personal mente in Pannonia quella contro i Sue bi e i Sarmati. Mentre era intento a queste opere, Domiziano fu chiamato a domare una nvolta di ebrei scoppiata in Palestina. RIVOLTA SOTTO TRAIANO. T raiano, imperatore dal 97 al 117, ripre-

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greci verso Alessandria e distrussero o quasi questa citt, senza tuttavia riuscire a congiungersi con i loro correligionari di Cirene. Non meno impetuosa e feroce fu la rivolta di Cirene. Inaudite furono le atro cit che vi commisero gli ebrei, guidati da un certo AndJ:eaS. A riguaido Dione Cassio scrive: < le carni delle loro vj.ttime, si facevano cinture con i loro intestini, si vestivano con la loro pelle, sega v ano a met il corpo di molti, altri venivano dati in past alle belve o costretti a combattere con esse : distrussero iri tutto persone :t. Dopo i presidi romani, devastando la Libia si diressero verso l'Egitto dove si unirono con gli del paese e insieme continuarono lt-devastazioni, portando la guerra per mare e per trra. Traiano mand contro di loro il. generale Marcio Turbo con fanteria., cavalleria e navi. La repressio ne segu inesorabile e una miriade di ebrei rimasero uccisi. A Cipro le cose non andarono diver samente. Capitanati da un certo Artemio ne, gli ebrei massacrarono 240.000 abi tanti dell'iSola., la capitale Salamina e uccisero tutti i suoi abitanti. La repressione non dovette eSsere meno radicale di quella avutasi a Cirene. Contro i rivoltosi di Mesopotarnia Traiano mand Lusio Quieto con l'ordine di Anche qui avvenne carneficina. Dalla Mesopotamia., Lusio Quieto pas si, in Palestina., dove la repressione si prolung a lungo con lo stesso carattere che nelle altre provincie localit e degli .anni in eui ebbero luogo le rivolt !iiudaiche. SOITO ADRIANO. -Adriano (im peratore dal ll7 al 138) continu la re pressione della rivolta iniziata dal suo predecessore. Ridusse definitivamente a 'c la guerra contro la Dacia sottomet l c ndola definitivamente. Questa vittoria < i p riv a alla civilt latina un nuovo vasto c ampo oltre il Danubio. Con le opere di g uerra procedevano di pari passo quel l<' non meno grandiose di pace: Sotto Traiano Roma ebbe tra l'altro il l'acquedotto che, raccogliendo te acque d e l bacino presso il lago di Bracciano, provvedeva largamente specie ai bisogni della XIV regione urbana (Trasteve r e); e le grandiose Terme aul Colle Oppio. Poco pi che sessantenne, Traiano innel ll4 la grrade spedizione contro i Parti. Li sconfisse, cacci dal tro11o di Armenia il nipote del re parto ragione gli ebrei di Alessandria e provviCosroe, e l'Armenia fu dichiarata pro-dc a restaurare la citt; quelli della Li' incia romana. Nel ll6, furono conquibia., e riprese la colonizzazione della state l'Assiria., la Babilonia e la capitale provincia; e quelli dell'Egitto. Dopo di stessa del regno parto Ctesifonte. lmche intraprese un grande viaggio attra-alle spalle dell'esercito verso le terre dell'Impero, visitando nel operante si scatena una vasta e furiosa 121 la Gallia., la Germania., la Rezia e rivolta di ebrei nelle provincie dell'1m-ii Norico; nel 122 la Britannia ove iDi-pero. L'Egitto, Cirene, Cipro, la Me5o-zi la costruzione. di quel vallo tra Solpotamia, la Palestina sono E' way e la foce del 'l'aine che doveva proi! caso di riferire singolarmente per ogni teggere la provincia romana dai slvag provincia. gi abitatori della Scozia. Tornando dal-In Egitto si tratt di una vera e pro-la Britannia., attravers di nuovo la Gal-pria guerra con combattimento navale lia e sces! in Spagna. Nel 123 in presso Pelusio. Gli ebrei vinsero il pro-Voci di minacce partiche lo curatore M. Rutilio Lupo, respinsero i fanno accorrere ai confini orientali, ma 25

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Una ricostruzione del Tempio di Gerusalemme. la presenza dell'imperatore fa svanire i pericoli. Per il Ponto, la Cappa dice Juster. SOTTO SETTIMIO SEVEHO. Nel primo anno
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LE FONTI DELL' ANTIGIUDAISMO I T ALIANO PAOLO IV E LA CARTA. DEI GIUDEI Nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva, chi volge lo sguardo dalla navata centrale verso la crociera di destra vede ap parire davanti a s, vegliata da.i due amorini del V errocchio, la magnifica Cappella Carafa, dove grandi affreschi di Filip pino Lippi coronano un ricco monumento sepolcrale dai marmi policromi. In quella tomba, disegnata da Pirro Ligorio, riposano le spoglie di Paolo IV Carafa, l'opera legislativa del quale fu fonda mentale per la protezione della civilt contro l'insidia ebraica. La figura del grande pontefice domina massiccia e solenne dall'alto monumento, come domina nei secoli che dopo di lui: l'inflessibile energia e la sagacia con la quale egli seppe isolare totalmente gli ebrei dalla societ italiana, riducendoli in obbedienza ed in silenzio assoluto per ben tre secoli, ispirando tutte le norme pro mulgate al riguardo dagli altri Stati della Penisola, consegul il meraviglioso risultato pratico di limitare lo sviluppo e la virulenza del giudaismo fra noi dentro termini reesigui e minori che nel resto dell'Europa Paolo IV segn quindi l'orientamento definitivo della Chiesa nella questione ebraica, ed ebbe la tempra per imporlo. In coronato per sua volont al rombo del cannone c con tutto il cerimoniale solenne che i suoi predecessori avevano lasciato cade_re in disuso, capo dell'Inquisizione, ineso rabile contro gli eretici e contro la tolle ranza linvalsa a favore dei giudei, Paolo IV era un bel vecchio asciutto, imperioso e realizzatore, e quando due mesi appena dopo la sua assunzione al Soglio, il 14 lu glio 1555, promulg la sua celebre bolla, egli era ben determinato ad esigere ed a controllare personalmente Ia scrupolosa OSservanza delle norme in essa contenute. In quella bolla fondamentale, precisa, completa, tagliente nella forma come nella sostanza, egli ricord e codific tutte le leggi promulgate anteriormente contro gli ebrei, innovando pochissimo, ma riassuefficacemente ed incisivamente. I quindici articoli di cui la bolla si com-. pone sono preceduti da un preambolo, dove vengono esposti crudamente i delitti della nazione ebraica che Dio mtmJe" in ischiaviJi) finch essa non abbia riconosciuto i suoi e"ori Il primo articolo della bolla stessa co. mincia con lo stabilire tassativamente che gli ebrei dovranno essere rinchiusi in un quartiere speciale, da definirsi subito e da cingere, con Ia maggior sollecitudine pos sibile, di un muro convenientemente alto e spesso e munito di due sole porte. Nel secondo articolo della bolla fatta poi agli ebrei di possedere immobili e 6i prescrive loro di vendere entro due mesi le propriet che posseggono. Le sinagoghe non potranno esser pi d'una. per ogni comunit, e le altre dovranno esser demolite, con proibiZione di costruirne di nuove o di restaurare le esistenti. L'obbligo di portare un segno speciale poi imposto agli ebrei dallo articolo terzo, con l'avvertimento che nessuna autorit per nessuna ragione potr accordare dispense. A chiarimento di questa disposizione il Cardi. naie Vicario precisava gli uomini por teranno un berrello giallo e le donne fin quadrato di panno giallo largo un palmo e mezzo su/Ja testa e bene in vista. L'intrdizione per gli ebrei di avere servitori, balie e bambi naie cristiane, quella di giocare, mangiare, conversare coi cristia ni e quella di farsi chiamare signori dai cristiani stessi anche Se i pontefici che l'avevano si erano pure preoccupati come lui del problema ebraico emanando provvedimenti rigorosi, nessuno di loro aveva per segnato un orientamento definitivo. Le loro bolle facevano presentire e contenevano in potenza la Carla degli Ebrei data da Paolo IV nella sua bolla Cum nimis absurdum, ma da lui solo in poi le norme dettate cessarono di essere eluse dalla malizia giudaica, ed a lui attinsero e si riferirono i successori costantemente, fino a ripetere le sue stesse parole nei documenti emanati durante pi di tre secoli. D monumento funebre di Paolo IV (S. Maria sopra Minerva). poveri fissata negli articoli quarto, settimo ed undemo, mentre gli articoii sesto, otta vo e dodicesimo si ri feriscono all'eventuali27

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. ...... / Paolo IV (da un'incisione del 4: Bullarium >l. t di contratti onerosi ed ai pegni relati vi, contratti che gli ebrei non dovranno fare coi cristiani, pena la nullit. Il decimo articolo proibisce inoltre agli ebrei l'esercizio della medicina ed il nono limita le industrie the gli ebrei potranno praticare alla vendita degli stracci ed a quel la di pochi viveri. Paolo IV aveva agito metodicamente per poter escludere a buon diritto qualunque tolleranza di indugi e di insubordinazioni. Per ordine suo il Cardinale Vicario aveva pubblicato infatti un Ba11do Jopra gli ebrei in commento alla bolla, di modo che nessuno potesse ignorarne le disposizioni ed il modo di osservar le : il muro di cinta del serraglio come si chiamava allora il ghetto, alto e spesso e con due sole por te; fu eretto puntulmente nello spazio di appena un mese, Le chiese di S. Lorenzo dei Cavalluzzi, d1 S. Leonardo e quella di S. Salvatore de' Baroncini ll plateae indaeornm, incluse nel perimetro del ghetto, erano state rapi damente demolite perch non avessero ad essere profanate dalla vicinanza delle case degli ebrei, 28 Ora, per avere un'idea del profondo ri volgimento che tali disposizioni comporta vano, baster ricordare che al tempo di Pao lo IV gli ebrei erano proprietari di gran parte della citt, ed abitavano accanto ai Cristiani anche nei migliori quartieri : i loro medici curavano le famiglie pi rag guardevoli, e queste erano frequentate amichevolmente ed in perfetta parit dagli ebrei stessi. Gli ebrei avevano quindi una posizione eminente nella societ dl tempo, ed na turale che con la consueta sicumera loro essi si affrettassero a considerare la bolla come una delle solite gride da eludere facilmente, Ma dovettero presto disilludersi. La manovra ebraica era infatti appena iP-iziata, che le sanzioni esemplari cominciar
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BIBLIOGRAFIA ESSENZJALE SUL RAZZISMO E' necessario premettere questo : la bi j,}iografia sul razzismo, che noi presen tiamo, non ha la pretesa di essere n completa n definitiva: unicamente essenziale, nel senso che tende a inft SERCI GIUSEPPE: Italia. Le origini. An tropologia. Cultura e civilt. -Tori no, Bocca, 1919. SERCr GIUSEPPE: Origine e dilfusione della stirpe medit-erranea: induzioni antropologich-I'. -Roma. Dante Ali ghieri 1895. CIPRIANI LJDJO: Un assurdo etnico: l'Im pero Etiopico. -Firenze, Bemporad. 1935. PucciONI NELLO: Antropometria deliR genti della Cirenaica. -Firenze, Le Monnier, 1934-36. SERCI GIUSEPPE: Africa. AntropologW. delle genti camitiche. -Torino. Boc-ca, 1897. Una bibliografia sul razzismo di vasto respiro, internazionale, sta ora pubblium
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Nel rilevare i caratter; di una re. g\onc, non dobbiamo tener co.llo di quegli strati in genere mal'ginali, che hanno dovut ,sotto &tare n contatti esterni, come nella Sardegna rulcune zone costiere e le pianure funestate per secoli Mn solo dalla malaria ma daHe inva sioni; quelle sono zone d'impoverimento dd sangue della stirpe, sulle qua1i tuttavia prevarrd. nolle ore gravi il centro indigeno. E nel centro indigeno della Sardegna caratte1i costumi tradi zioni sono rimasti pressoch immutati superando i secoli. Vedete questi Sardi d'oggi, ac: loro custunti tradizionali, che abitano il ce-ntro montuoso per tre quarti dell'isola: ti:pl: agili e svelti,.corpo tar. chiato ma ben proporziona!o, fieri, forti, diritti, vivaci di movimenti. Le donne haimo personale, viSo piuttosto allungato, occhi neri, esuberanti d'amore c anche di orgoglio dei loro uomini; sono fiere del proverbiale valore dei. sardi, del coraggio da essi dimos_trato, quando sono andati a 15ervire su Re o. * Niente razza di pigmei -i u spirito mercantile di fenici semiti, quantun que abbiano preso il nome da Sarrlo lthico ap-Faniulla di Anela, 30 prodato all'isola, secondo la tradizione (G .. Ma n. no, Storia di Sardegna, Vol. 1-19). Appunto per la diversit di sangue i fieri isolani non sop portarono gli invasori libici, cartaginesi, arubi, e tutt( ricacciarono. Razza autoctona, quella di Sardegna; insediata nell'isola prima delle mi grtzioni dell'oriente semitico; probabilmente dati i caratteri somatici e le tradizioni -i primi colonizzatori vennero dalla Grecia. Lo .sto. 1 ico Diodoro Siculo ci racconta: Abitata erd ia Sardegna da Barbari chiamati lolei discen denti come credesi da coloro che vi si soffer marono con Iolao ed i Tespiadi ;). (Da G. Man nu, Op. cit., Volume 1-17). La tradizione trova conferma perch questi barbari Uiesi si sono sempre distinti nei fatti di Sardegna: questa gente abitante il centro montuoso viene menzionata non solo nei tem:t.i antichi ma anche per tutto il medioevo. Pi che ellenici, questi Iliesi si sono conSpartani, nel singolare attaccamento aJJa difesa della propria terra. I Fenici sbarcarono in Sardegna, ma oltre la costa non poterono progredire, e il fra.tello di. Annibale vi lasci la vita combattendo senza frutto: i Cartaginesi non riuscirono ad. affermarsi, .perch dovevano inceSSantemente difendersi da:He sollevazioni dei Sardi. Queste sollevazioni contro la sigl){}ria punica non potevano esser dovute. agli abitanti delle pianure e delle citt rivierasche, che ave vano delle affinit con i nuovi dominatori, ma -erano il prodotto della naturole insofferenza deIliesi he, per liberarsi dall'accerchiamento che li teneva ristretti sulle montagne del centro, DA organizzavano spedizioni e piombavano sui Car taginesi:. (Di Tucci, Storia di Sardegna, rpg;ll) Vi riuscirono i Romani, finalmente dopo lllla serie d'insuccessi, condotti da J'ito Manlio Tor quato che affront l'esercito degli Iliesi -i sardi delle montagne in una gra11de bat taglia presso Olbia, dove i sardi -si da leoni lasciando sul cwpo oltre ventimila morti, ed in grande quantit furono portati schiavi a Roma e messi al mercato. Lo storico della Sardegna, G. Manno, scrive che anche dopo questa sanguinosa battaglia c non si .pu affermare con sicureZza se gli Iliesi durato abbiano nella resistenza alla dominazione romana a siano calati finalmente alla sommes. sione > (Op. cit., Vol. 11, pag. 233). Noi invece non a-bbiamo questo dubbio, perch da

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allora e per oltre sette secoli --cio fino alla caduta dell'impero romano, non solo n:m ebbero pi insurrezioni ma proprio fra questi sardi delle montagne si trasfuse profondamente lo spirito dei colonizzatori romani al punto da assimilarne anche la lingua. Sicch ben pu la Sardegna chiamarsi di razza ellenica roma nizza la . L'isola dei sardi fu la prima ad unirsi al continente italico sotto 'la potenza di Roma (E. Resta, La Sardegna medioevale). Romanit iucorrotta attraverso i secoli, non solo neHo (domani ti voglio iPanlare di <'erti fatti, non giorni ma settimane sono senza ederti); parole di schietto latino con una eu- riosa sonanza greea (aLlegare da parlare, discorrere). * Certo non altri popoH che i Romani hanno lanell'isola notevole traccia. Le invasioni bizantine, dopo la caduta del l'impero romano, si sono arrestate aHa pianura eli C..agliari; Ie invasioni barbare;ohe dei Van dali furono ricacciate; anche le occupazioni dei Pisani nei primi tre secoli dopo l'anno mille ,;ervirono pi che altro a costruire chiese n.el Campidano e torri nella citt di Cagliari a difesa dalle invasioni saracene. Dopo l'impero di Roma, tutti gli invasori furono soltanto sfruttatori, ed i sardi finirono per liht!rarsene, formando un governo nazio nale indipendente, diviso in quattro giudicati fra i quali emerse il giudicato d'Arborea, che promulgando il suo Codice dette luminoso esem pio rli risorgimento civile. Costumi di Bitti e Orgoaol:l. Affermando la sua indipendenZl contro il sue. cedersi .delle invasioni, la Sardegna si inspirava con Ja Carta de Logu alle tradizioni della giu risprudenza romana e trasfondeva neJ.le gene. razioni il sangue degli antichi romani. < L'in vasione dei barbari, la qua-le aveva altrove can cellata la rimembranza delJ.e leggi romane, no:t fu tale in Sardegna che valesse a partorire eguale (G. Manno, Op. cit. Vol. III, pag. 506). Neppure gli Spagnoli riuScircno a cambiare il volto della. Sardegna, pur rimanendovi installati per circa quattro secoli, dal 1478 al 1720; non odiati m sopportati, vi conservarono un dominio apparente, dispensando titoli nobili-ari. Stimolarono la lotta contro gli ebrei, durante il periodo dell'Inquisizione; e fatto da rilevare, gli ebrei erano allora molto numerosi in Sar degna dove trafficavano ed avevano due sina goghe a Cagliari e ad Alghero > (V. Martelli, La Sardegna e i Sardi, 13). I sardi cacciarono gli ebrei non per fanatismo religioso, ma perch avevano in odio quella di speculatori e usurai; dovevano e5sere i discendenti di quei quattro mila ebrei mandati nell'isola sotto l'im pero di Tiberio, non tanto per frenare i loro ladronecci, quanto per essere dispersi dall'aria malsana. La lunga pace, durante il periodo di domina zione 1\pagnola, non valse tuttavia a lo spirito guerresco. n fiero popolo sardo restava integro nel suo ceppo indigeno; il destino serbava la !'Ua or?, quando accorsero i sardi pelliti dalle montagne e con furore e impeto ricacciarono al mare un t1ltimo tentativo di occupazione da .parte di sol datesche francesi, accogliendo invece subito dopo con cuore fraterno il profugo Re Sabaudo. Da allora la pagina dei Sardi nella stor'a d'Italia nota, ed ha dimostrato un'anima sola dal Capo Nord aJ Capo Sud. Romanit la sintesi di questa razza forte e fedele. II concetto .della razza non ..:_ a nostro av viso un conctto soltanto fisico-somatico, ma altres un valore storico. La razza sarda, anche attraverso le invasioni e sopraffazioni rimasta per quindici secoli inconfondibile e non vinta nella difesa delle sue tradizioni romane e ita liche. Questa la nostra fierezza, la pagina es senziale della razza sarda; come luminose pa gine razziali p0$ono vantare la Toscana, tutti i popoli dell'Appennino e le genti venete, perch i discendenti degli Etrusohi dei Latini dei Ve neti e Dalmati, nulla hanno a che vedere con i discendenti dei semiti, razza nomade incapa ce di coltivare fa propria terni e di crearsi una Patria, di soggiacere ma risorgere, come i popoli italici figli di Roma e di Ene.a. I semiti vivono fra gli altri popoli come i parassiti sulle .piante: disinfettarsene problema di difesa della razza, per .poter tutti romana mente seguire il destino segnato da Mussolin-i: Baionette itailiane, al vostro acciaio affidato col 1destino d'Italia quello dei popoli d'Europa:.. PAOLO RUBIU 31

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poletttiea RAZZISMO E CIVILT 32 La sldtmpa dei p.1esi demo-plutocratici .e bolscevichi o bolsceviz zali continua ad agitarsi contro la iesi razzista avanzala ed affer mala dal fascis111;o e dal nazismo. Non mancano, naturalmente, in ldnla agitazione, le solite parole grosse e pretenziose, commiste alle solite minacce velate o palesi. La lesi razzista, per questa stampa, non sarebbe che la lesi della gue"a per la guerra, a tuili i costi, per affermare appunto il predominio dei paesi che se ne sono falli banditori e portillori. La lesi escluderebbe a priori og11i possibilit di pacifica convivenza dei vari popoli; sarebbe un regresso verso le epoche ;pit oscure della storia umana, tm ritorno all'animalit bruta, la negazio11e completa e definitiva di ogni citilt. Tutte le conquiste, tuili i progressi e tu Ile Je possibilit Ji progredire sarebbero Jis!rul le, annullate dal trionfo del razzismo. Il razzista l'uomo delle caverne; e razzismo sinonimo di barbarie. Si potrebbe continuare ancora; ma si sa gi, e si comprende agevolmente, che i nostri morbosi avversari 11011 tralasciano nulla, non ci fanno grazia di ness1111 per q11anlo, o"ibile pur di dipingerci pi spavenlevoli del demonio, come la nificazione insuperabile del male. Replicare? Sarebbe fatica vana; per questa genia tutto ci che intraprende il fascismo o il naziSITno riprovevole per definizione. La solfa non nuova, rancida, l'abbiamo sentita a proposito della disciplina della stampa, della soppressione dei partiti e del parlamenlarismo, della cotJquista etiopica, dtlla a111archia; era inevitabile sentir/a anche per il razzismo. Anche se il fasci.rmo ricalca quanto hanno fatto gli altri paesi cosiddetti democratici -come nell'espansione coloniale non per questo si salva insolenze di questa genia di critici per partito preso. Una stessa coM ottima se falla dai paesi demoplutocratici: e diventa pessima Je falla da noi. Niente da fare contro tanta ma/a fede e 1a111a sciocchezza. Anche gli Dei ben disse Schiller sono impotenti contro la stupidaggine. Ma in11ero, solo i falsi puritani possono gridare allo scandalo per il nostro razziimo. Non certamente per p11ro caso se strepitanq pi degli altri p11ritani d'America, che sono poi i razziJti pi jeroci: basti pensare al Jinciaggio. Razzisti sono i movimenti che vanno solto il nome di slavismo. anglicismo, celtismo, ellenismo; lttranismo, iranismo, eccetera. Il fenomeno razzista sempre esistilo ed esiste p11r sempre in modo pi o meno espresso e cosciente, in tuili i paesi: e non per questo la citilt si sentita minata, compromessa. Sarebbe sem plicemenle assurdo poJer negare la realt morfolo gica 'delle razze; come voler :negare lA luce del iiole. Ed appunto, e necessariamente, dalla morfologia che deriva la psico-logia razziale. Gli studi, Perissimo, proctdono assai lentamente e sono ancora ben /ungi da concltlsiotti defi11ilive, ma la realt psicologica di ogni razza inconlestabile. Ad ogni rai.za corrisponde un. modo di sentire, u110 stile di vita proprio e caratlertsltco .

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Solo il superficialissimo dogma egualitario poteva negare queste t'erit solari ed elementari: e credere ad esempio, che un ebretJ possa sentire i problemi dlla vita e JeHo Ipirito nello stesso modo di un arttentico Romano. Ci sono diverse razze canine, di cavalli, eccetera; ci sno anche diverse razze di uomini. Pu ripugnare a q11alche pallido intellettlfale q11eJto paragone, p11 abbellirlo come. vuole, pu ricercarne "" altro, ma la sostanza resta sempre la .rtessa: le razze umam: esistono, con-una propria individualit ed una specifica 111/0 necessario proprio agli effetti del progresso ogni comunit nazionale custodisca tipo razziale, il proprio cat'allere, la propria ortrr .oo politica. risulta dall'armonico sviluppo di tutte le flnrmr&IJ'tta indifferenziata non certo fatta per S!ISC finirebbe per costringere tutti i popoli su o, di vita e di civilt. Risponde appunto -alJa Jogic.a dei ris pet tivi sistemi, delle rispettive concezioni po litiche, se il. fascismo e il nazzismo, queste dottrine essenzialmen te aristocraJiche ed energetiche, siano per il razzi.f.mo, mentre il comunismo, maJerialisttco e livella tore, :ria sul fron te opposto, dell' antirazzismo. M4 un faJto che le ideo logie su per nazionali o internazio nali dallibe ralismo Alle signore antirazziste non dispiace sostituire i negri ai cavalli. al comunismo-non sono riuscite ad evitare nessuna sopraffazione e nessuna griert'a, si siano dimostrate organicamente e completa mente incapaci 'di assicurare la pace giusta tr4 i popoli. Sar il razzismo ad imprimere ad ogni popolo il rispetto verso se stessd: che resta pur sempre il primo requisito per essere rispet tati anche dagli altri. Sar il razzismo, come principio dinamico delle nazionalit, .td assicurare la pace giusta fra i popoli ed a garantire la vera civilt. Perch il nostro razzismo non significa che vogliamo chiuderci nell'esaltazione boriosa di noi stessi, cristallizzarci in una specie di privilegio di nascita, diventare refrattari ad ogni idea di collabo raziotze, misconoscere i valori universali tiella vita e dello spirito. Queste sono cose che fanno proprio -anche se cercano di nascon der/o -i paesi che si proclamano antirazzisti. Il nostro razzismo missione d'Impero, dovere di civilt, insegna di giustizia inter nazionale. Il nostro razzismo degno di_ Roma, di questa Roma eterna, ipzheriale e fascist-a, sempre maestra di civilt alle genti. DANIELE UNGARO

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l.' ebrea comunista Rosa Luxemburg. che fu a capo del sanguinoso moto spartachista in Germania. 40t uello che chiamasi movi!f!ento femminista nelle sue varie gradazioni, colle sue intemperanze, le sue legittime richieste, destinato a trionfare su atavici pregiudizi in quanto ha di giu sto, di sapiente e di benefico. destinato a cadere in quanto ha di ampolloso e di esagerato, un movimento di pensiero vec chio come i mondo. Volendone fare, in rapidissima sintesi, uno schematico prospet to, si pu risalire fino alla concezione spartana, secondo la qua le, la donna posta a bse della famiglia, era oggetto di un'accurata educazione fisica, nel senso pi comprensivo della parola. A differenza della donna ateniese, che, relegata tra le dome stiche pareti. doveva far parlare di s il meno che potesse la spartaria, in virt dell'educazione che la mascolinizzava, giando cogli uomini in vigore, coraggio, amor patrio, disprez zo delle fatiche e dei disagi, rappresentava un'entit, che si imponeva alla considerazione sociale. Di qui salta airocchio il dilemma. in cui, nello Stato greco, 'ersava la condizione della donna: o !asciarla, come parcella trascurabile dell'organismo sociale, nell'oscurit del gineceo. o denaturarla, nella gara coll'uomo. in una educazione masco linizzatrice. Nel mondo romano, il dilemma felicemente risolto, con quel senso di equilibrio e di giusta misura, che tanto segnai.& mente caratterizza la mentalit latina. Il mito di Vesta ce ne d la pi e.:;auriente dimostrazione: all'ombra del focolare, nella ristretta cerchia degl'interessi domestici, la donna latina la dea tutelare della vita della Nazione; col suo retto senso di dignit, colla sua austeritas fa comprendere che le virt del focolare sono essenziali alla conservazione di un Impero. quanto le virt civ.ili e guerresche. Pare che i Romani si siano compiaciuti, negli Annali e nelle Leggende, di unire il nome di un'Eroina a ciascuno dei loro pi gloriosi ricordi. Leggende fin troppo note, genuina espressione del sentimento popolare. testimonianza irrecusabile di una grande verit: le madri, le spo se, le sorelle di quegli uomini, che si avviavano alla conquista 34 det' mondo, possedevano, quasi per divino intuito, la coscienza del proprio valore e della propria alti&>ima missione, Il Medio Evo vide la donna nella sua pi eterea essenza femminea e la esalt come ispiratrice di ideali belli ed alti. Nel rigoglioso Rinascimento la donna emerge per la solidit delle sue doti intellettuali, per energia e virilit d'animo: ener gia e virilit, che a noi possono sembrare inammissibili, se non equivoche, se si pensa, su testimonianza dell'Ariosto, del Casti glione, e di altri che le pi insign Nobildonne di tale epoca aspiravano al titolo di virago titolo che, ai d nostri, non so fino a che punto possa rappresentare lode o complimento. Mentre la donna del Rinascimento s'impone colla cultura, quella del '600, regina dei salotti brilla per il suo spirito, quella del '700 imparruccata e caustica, briga in intrighi e scandali, la donna moderna, invece, passa alla Storia col corrusco titolo di Eva novella Banditrice della Lotta dei Sessi. Il vero movimento femminista, modernamente inteso, ha ori gine da quel caos d'idee in fermento che la Rivoluzione france se. Quando Mme De Keralio pubblic il Cahier des dolance,; des Femmes quando Olimpia De Gouges present la dichiara zione dei diritti della donna ... naturali, inalienabili, e sacri il Femminismo assunse ,il vero e proprio aspetto di un mot!J insurrezionale. Basandosi su capisaldi puramente razionali, si dette un assel to scientifico, perch su basi scientifiche e con programma ber: precisato, intend risolvere la questione teorica del valore rrspettivo dei sessi : ... la femme a le droit de monter la tribune, puisque o n lui accorde celui de monter l' chafaud (Declar. des Droits des Femme;;) E la storia ci dice che. mentre la Conven zione rifiut all'ardente Francese il diritto di :a lire alla tribuna. Robe spierre. generosamente vollt> accordarle quello di salire sul patibolo; e per lungo tempo, in se guito. la Rivoluzione si ostin a non riconoscert: all'Umanit Femminile altra eguaglianza C'he quella del : panier Sanson Jllegittima ed antinaturale fu considerata ogni pretesa di in vasione femminile nel campo politico; ma. cio nonostante il moto fem minista non fu comple tamente soffocato. Sedato, durante l'epi co periodo delle campa gne napoleoniche, lo si ritrova intensificato erl esteso nell'atmosfera ro mantica dell'ImO, tanto

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da giustificare la entusiasticafrase di V . Hugo: II secolo XVIII ha visi:o il riconoscimento dei diritti deiruomo, il se colo XIX vedr il riccmoscimento dei diritti della donna :.. II secolo XIX fu, in verit", l'et eroica del Ogni scrittore di marca doveva dir la sua in pro o in contro :.::.mancipazione della donna. Molti cavalieri spezzarono le loro !ance cimentandosi su questo sinuoso e sdrucciolevole terreno, che riserva molti pi imprevisti di quel ehe nDn si preveda. che concede molto meno allori di quel che non ci si aspetti. Quando, nella febbre nell'individualismo liberale, attraverso malsane ebollizioni di altre ideologie il movimento femminiesposto ai fetidi miasmi delle dottrine socialiste, si allarg nel programma del Fourier, del Laroux, del Cabet e di altri, allora in virt di assurdi e degenerati principi, con una frenetica mania di disgregazione, esso non si arrest neppure dinanzi alle soglie della famiglia, ma ne auspic il dissolv immento ; non si arrest neppure dinanzi a quel compDSto chimico che l'uomo e. la donna nel matrimonio, ma volle scindere il composto nei suoi elementi. parola di Emanci pazione fu raccolta e bollata dal. Fourier colla sua marca di f abbrica. Il vorticoso turbine dell'Umanismo Integrale ebbe bisogno di molto materiale per applicarvi i suoi alti sens; di piet e le sue nevrasteniche velleit redenzioniste. Si volle veder nella donna una vittima dello Stato, si parl di giogo barbaro. di servit secolare (Saint-Simon), si parl di uguaglianza e di riscatto. La sottile ipocrisia giudaica non tard ad infiltrarsi. subdola e venefica, fino -nei pi delicati rect>.ssi dell'Istituto Ma3 scouts degli Stati Uciti. trimoniale. Trincerati dietro la professione del le loro alte idealit egua litarie, una caterva di scrittori si esib nel sedicente ruolo i profeti di un'Era no vella. Daniele Stern nel suo scritto Esquisses de la Cit future :. sostenne, alto e forte, in tono declamatorio pi che persua sivo il diritto e la dignit della donna, diritto e di gnit che fa consistere in una completa liberazione dai vincoli maritali e dai piU elementari doveri della vita familiare, re putati da questo avant coureur come meschini e deformanti. "Sarah Grand nel suo romanzo Une femme superflue con una dia lettica capziosa e con una foga furibonda pi che passionale. mena una campagna spietata contro le attuali leggi del la conclusione logica dei suoi attacchi conduce piuttosto che alla trasformazione (come lei pretende), alla distruzione de) matri monio stesso come Istituto giuridici> e funiione sociale. Una simile prospettiva di nebuloS& anarchia sar battezzata con giudaica malafede da S. Segr col nome di primo albore di un nuovo in cui la donna profitter della tanto auspicata libert di azione, di parola, di cuore e di sensi,. per fare all'uomo (Adamo rinnovato s'intende) lo splendido dono dell'amore superiore, a cui la destinano i suoi sublfuii ideali di passione; menomati fino ad oggi dall'Uomo Sociale e dal l'Uorrw Religioso. Questa malefica mania di dissolvimento, abilmente camuffata da un vano ed intempestivo zelo riformatore ha lanciatD il nuovo tipo dell'Eva moderna che lotta .. da sola, che sa far da s la sua posizione, che conserva il suo nome, e che non mai assorbire la sua individualit da quella dell'uomo. Questo nuovo flusso l'idee sonore e vuote, pregne di para dossi socialistoidi e di virus ebraico, hanno fatto pullulare ovunque, specie in Russia, attorno a Maria Stronherg, ed in Francia, attorno a Flora Tristan, le intrepide promotrici del sacro sentimento della rivolta. Nelle terre d'oltre oceano, la ripercussione si fatta pi che mai sentire nel campo pratico, deter.ninando l'invasione della donna, a ritmo accelerato, nel settore delle attivit maschili. Chi voglia rendersi conto di questo fenomeno, non ha che a gettare un'occhiata sulle stati stiche compilate con molto scruplo ed evidenza dalla Dott. Gina Lombroso nella sua opera La Donna nella vita :.. Senza insistere ohre su di un argomento che richiederebbe una dettagliata trattazione, opportuno p er rilevare che, se le leggi americane accolsero riforme favorevoli all'attivit ci vica della donna, ci accadde per un complesso di circostanze che necessitarono il contributo della donna stessa direttamente dato alla vita sociale, ma non certo per il prevalere di preconfilosofici e scientifici" intorno inferiorit o supt>riorit della donna. 3S

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' VessilliJere di uno sciopero trilingue negli Stati Uniti. Questo modo artificiale di considerare astrattamente la que stione, volendola imperniare su principi mobili e vacillanti, cosa del tutto europea e segnatamente francese. Quando poi i democratici fecero di esso un numero del loro programma politico, vollero vedere nei partiti avversi, soltanto perch tali, un netto rifiuto ad ogni saggia e benefica riforma sulla condizione sociale della donna. Si proclamarono i promo tori primi del movimento e ne vantarono il monopolio. Per reazione poi al secolare pregiudizio sull'incapacit ed inferio rit della donna, essi ne affermarono, se non la superiorit l'eguaglianza: < .. .la donna dice il Fourier pu ;;orpassare l'uomo in ogni lavoro che non richieda la forza fisica. Di fronte alla don na che smentisce il millenario addebito della sua presunta deho lezza intellettuale, l'uomo. si sdegna e si allarma Lo stesso concetto di eguaglianza, esasperato nelle conce zioni pazzoidi del sansimonista Enfentin, porta, nientemeno, fino alla prospettiva della ... Pontefice: ... lasciamo accanto al seggio del sommo Pontefice, un seggio per la Papessa in cui speriamo Le teoria dell'eguaglianza di uffici e di funzioni civiche, nelle sue pi assurde conseguenze, su cui si attarda ancora qualche agitatore, offre twppi punti di appiglio ad una critica dissol vitrice. Se ci pregiamo rifiutare come del tutto irrisori gli assiomi delle dottrine socialiste, d'altra parte un dovere .dimostrare come reggano poco all'analisi scientifica le condusioni preten-36 di chi ha sperato trovare-nel fondo di una provetta il precipitato dell'inferiorit femminile o il bacillo della superiorit maschile. Del resto pi che da chiac chiere vane o da disqui sizioni melense, il movi mento femminista ha avuto origine da un com. plesso di cause economi c-sociali, che hanno de terminato l'inasprimento' progressivo della lotta per la vita, rendendo sempre pi incerta e precaria la base econo mica dell'individuo. Ne cessit, sempre pi in calzanti, hanno costretto l'uomo a spostamenti lontani ed improvvisi; le possibilit di formare una famiglia ne sono state compromesse e quasi paralizzate. Nei :paesi, in c ui la lotta per l'esistenza giunta ad una fase pi acuta, con forme moder namente pi esacerbate di questo fenomeno, la donna si trovata nella scabrosa condizione di dover da s sovvenire ai bisogni dell'esistenza. Vedendosi esclusa la possibilit di esplicare in seno alla famiglia la sua normale attivit, do veva fatalmente modificare l'ideale della sua vita e della sua felicit. suhordinandolo alle du re esigenze dei tempi nuovi. La donna inglese, per esempio, gi predisposta da quel fondo di ener gia e di spirito di ini ziativa. che ingenito in lei, fors'anche a scapito di affetti pi miti e pro fondi che vibrano in seno alla donna latina. si presto adattata al nuovo di c ose. Gli Stati Uniti. poi, conoscono una classe di persone, le Spinsters lavoratrici nubili, costi tuenti una vera e propria specie sociale; l'abitudi n e ad esercitarsi in uffi. ci maschili, l'impossibi lit e lo sprezzo di pi Patronesse dell', Queste due sportive ameri

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1 salvezza, "4ft dilettate a lottare nel fango. dolci soddisfazioni han no conferit loro oltre a delle tendenze psichiche virileggianti anche quel l'apparenza mascolina, che inquieta e sconcer ta... Meschine creature, per lo pi, che, attana gliate nll'ingranaggio di una crisi, non troppo vicina a risolversi, han no inconsciamente servi to la causa del farisaismo giudaico il quale favo rendo con equivoca generosit il loro accesso ad un numero sempre pi largo di impieghi, s' riservato per il vantag gio di economizzare sui salari, e speculando su quella che la miseria peggiore di questi esseri femminili cio la loro ostinata sopportazione di ogni genere di lavori, ha voluto additare questa miseria stessa come uni ca sorgente della loro emancipazione. L'ebreo R. Akollaz, classificato dai socialisti francesi tra i sociologhi di primo rango, ha detto a questo proposito: Quando dunque la donna comprender che per conquistare la sua libert ed indipendenza deve cominciare a met tersi in grado di provve dere da s ai suoi biso gni? Perch pretende che l'uomo lavori per due dal momento che anche essa ha al suo attivo tan te risorse fra cui noli ultime la sua pazienza di origine immemorabiJ: mente atavica, e l'abitu dine di soffrire che fu in ogni tempo il suo privi legio di eroismo?. Il senso del Giusto e del Bello, che non smen tisce in noi Italiani la gentile eredit del san gue latino, ci fa restare tanto nauseati dinanzi a queste putride vampate di fetor Judaicus quanto inorriditi dinanzi all'antiestetico fenomeno delle Spinsters in cui siamo propensi a vedere un regresso pi che un pericolo. A tali"raccapriccianti esempi di avanzata mascolinizzaziorie, la donna Italiana fiera di opporre la bella purezza della sua essenziale femminilit che intende salvaguardare dagli effetti deleteri di un femminismo male inteso. Le circostanze ambientali l'hanno trascinata nei gorghi della vorticosa vita sociale, a lottare, a lavorare, a concorrere coll'uomo e contro l'uomo: ma ella rinuncia senza rimpianti a delle prerogative che la costringerebbero ad attivit non conformi ai suoi pi intimi e forse pi informulati desideri; perch il suo ideale non quello di cristallizzare in un sistema che non il ,;uo naturale, che ne farebbe un povero essere insoddisfatto, in quieto, anormale, scentrato. La sua luce, sa di non poterla tro vare nel grigiore uggioso delle carriere impiegatizie. Sottratta alle asprezze della lotta per la vita, che la deforma no e la disorientano; agendo nella sfera eh<-la Divinit le ha assegnata coll'esclusivit pi assoluta, la Donna Italiana attende ad espletare una "funzione biologica di capitale importanza:' tra smettere, cio, alle nuove generazioni una tranquillit organica atta a corroborare quella rigogliosa sanit fisio-psichica, quel solido equilibrio, che costituiscono le indispensabili garanzie alle facolt irrequiete di lotta ereditate dal maschio. La Donna Italiana sa che la sua funzione sociale preponde rante consiste nel fatto di essere l'agente principale del Genio del1a Specie la sacerdotessa tutelare del pi subiime dei riti: la perpeluazione e la preservazione della Razza. A. M TENTONI Dottoresse di un'Universit nord-americana. 37

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JF ra i problemi razziali il pi complesso, ,attraente ed antico forse quello delle con seguenze del mescolamento della razza bianca con le razze di colore, mescolamento che d origine ad un prodotto ibrido, che in generale defi nito come meticcio :t, e che assume nomi particolari se condo le specialit dell'incrocio: cos il figlio di un bianco di una negra o viceversa viene comunemente chiamato mulatto. Ora nel problema molteplice e complesso dei me ticci, senza dubbio quello dei mulatti il pi preoccupante ed il pi vasto, e quel'lo che pi interessa gli europei. Ed alta mente istruttivo esaminare rl comportamento delle principali Potenze europee nei riguardi dei meticci in generale e dei mulatti in particolare. E l'esame sar poi tanto pi efficace se lo condur"remo su un Paese, la Francia, che pur avendo affinit con l'Italia per origini, civilt, lingua, attual mente ad una cos grande di stanza politica, spirituale e razzistica da noi. Mentre ritalia oggi risolu tamente alla testa delle Nazio ni che sentono tutto l'orgoglio ed il prestigio di razza, instaurando tra italiani e sudditi coloniali una netta separazione, che non esclude 'l'umanit saggia e pertanto severa ma giu ;;ta, la Francia in un campo de] Lutto opposto: il paese tutto intero che in un certo senso si avvia a divenire me ticcio, e lo stadio evalutivo di gran lunga pi avanzato c a m p o spirituale. Sintomo molto grave, poich soprat tutto spiritualmente e psicolo gicamente che s'imposta il pro. blema dei meticci. Sono generalmente ncono. i gravi pericoli del me ticciato ed i suoi caratteri biologid, sociali, politici netta mente sfavorevoli: questo ri conoscimento al lume sinte tico di tutta la dottrina anche antica, relativamente agevole. Fu proprio un francese -ironia della sorte! il De Gobineau, il quale illustr per primo l'inalterabilit delle ca ratteristiche razziali, 'la supre mazia assoluta del bianco ariano su tutte le altre razze, ed i pericoli e le nefaste conse-38 IL MITICCIATC guenze de1l'incrocio con razze di colore, e segnatamente con la nera. di bianchi e di neri deriva un prodotto incontestabilmente inferiore al bian. co, e queHo che definitivo e convincente, quasi sempre infe. riore anche soprattutto so cialmente, psicologicamente e politicamente-al nero stesso. Se infatti e qui c' da parte di alcuni un voluto equivoco gli incroci tra individui di razze strettamente affini possono dare -risultati favore va'li, questo non avviene quando il mescolamento si 'produce tra due razze infinitamente di stanti e differenti sotto ogni punto di vista. Quale ahis;;o tra il biano all'avanguardia dell'evoluzione, del l>rogres,;o. della civilt, ed il nero agli ultimi gradini deilla sala sociale, e vicinissimo al mondo bestiale, dalla vita rudimrntale e limitata! Pertanto il meticcio non un prod.otto di fusione. ma un prodotto, diciamo cos. di emulsione, di giustapposizione di elementi che non si fondono intimamente. Abbiamo insorn ma ci che in chimica si chiama miscuglio, non si giunge n si pu giungere all'armonica combinazione. Se .peraltro stato !!iustamente osservato che sui rara! teri sfavorevoli -del meticcio influiscono le condizioni infelici ed arretrate dell'aml,iente indigeno in cui crese, e la mancanza di una educazione appropriata, non meno rero che l'educazione soprattutto i:] frutto .di un evoluzione tra smessa ereditariamente da in dividuo ad individuo. Come pu un mulatto. peg gio un negro, assimilare mente in pochi anni i princ1p1 di una civilt qua)e la bianca, elaborata nei millenni? Anche il ne!!To dell'America t:> l' che vi vive talvolta .da ,;eco I, quando pure sia giunto. so _prattutto per uno sforzo mne monico ed imitatore, acl una considerevole posizione ,;ocia

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le, rimane intimamente, 'nelle abisso dell'animo, il selvaggio del deserto o foresta equatoriale. Il meticcio poi uno stal o: disprezzato dai bianchi a cui inferiore, odiato Jai n egri a CUi Si SU periore, un elemento di perturbazione sociale e politica, egli la testimonianza vi\cnte della debolezza ses sualr del bianc o che non ha >enti lo repulsione dall'incro ciar:.:i con una indigena, e dell'ahhan dono deHa prole baslard che quasi sempre ne l .'tquazione meticcio -bastar .lo. -inieti zza eloquentemente lo ,taio infelice di questi prorlotti ibridi e la repugnanza genrrale ch sollevano. l.,. pi tristi conseguenze ;ou., st ate subite da quei popoli che hanno tollerato o fa rorito l'incrocio con razze di colore: Spagnoli e Portoghesi rlel>f,ono in gran parte al dilagan del meticciato nelle ;loro anlil'lte colonie, la di imml'nsi imperi coloniali. 1.'1 nghilterra che ha ;>Oillf''"attuato rigorosamente il principio di se parazione tra bianco e uomo di colore, regge cc fortunatamente e con pochi funzionari il pi. grande Impero ro loniaie dei nostri tempi. L'Italia si affianca in questa COIH't>Zione all'lnghi'lterra ed in alcuni punti la supera, anche l<'mpera opportunamente in certi rasi, per ragioni di urna nit. la rigidit nei rapporti con i suoi sudditi coloniali. La Francia rappresenta duo. quc l'a ntitesi di questa conce zioHe: il meticciato vi tollerato. : gi tanto superiore proporzio nalmente a quello bianco,' favorito da questa peculiare si tuazione francese, non non rappresentare d( anno in anno un fattore pericoloso di decadenza. Ma la Francia, ciecamente impegolata nella concezione di aprire le proprie :;carne braceia ai sudditi coloniali di tutto il suo Impero, non si avvede del pericolo e giunge alle pi estreme conseguenze e conclu sioni. Cos molto sintomatico ed il concetto espresso pi di 15 anni fa, vale a dire quando il movimento in favore dei meticci non era an cora cos pronunziato e diffuso in Francia come oggi, dal mai:. 39

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chese De Pouvourville all'Isti tuto Coloniale di Bruxelles, che il sangue francese presente sia ]JUTe in minime proporzioni eleYa l'uomo di colore al li vello del hianco: La necessit che c'impone la nostra fierezza di razza di nm lasciar perdere alcuna goccia di sangue francese, non ne scorresse che una sola nelle vene del fanciullo: questa rende nobili tutte le .altre e ci stringe insieme Quali sono gli effetti? Gli uomini di colore sono di guar nigione in tutte le regioni fran cesi, adempiono a f unzoni di ordine pubblico, sparano al bisogno sui bianchi francesi, dijendono la Francia. E cos si assiste al fatto di ufficiali neri che sfilano alla te. sta dei battaglioni bianchi che comandano, e del nero Can dace che, come vice-presidente della Camera, ha parte notevole nella politica estera ed interna della Francia! E l'elemento di colore pri ma per curiosit depravata, poi per abitudine, poi per de cadenza non re sp into social mente : la donna francese non sempre rifugge dalle nuove e pi forti emozioni che pu offride l'amore di un nero nei confronti di quello di uno svi rilizzato francese. Ed il f ran cese a sua volta si gloria della ... strage di cuori compiuta in colonia, disseminando qua e l il suo sangue bianco, quasi come oggetto comune e spre gevole, E con l'infiltrazione sessuale dell'uomo di colore e dei meticci, sono le loro malattie, spesso ereditarie e dissimulate, ma tanto diffuse, specie la sifi lide e la tubercolosi, che in quinano ed avvelenano il san gue francese. Un altro grave pericolo della diffusione del meticciato in Francia nelle sue con s e guenze internazionali. Citiamo due casi tipici e raccapriccianti: gli orrori dell'occupa zione delle regioni renane, a guerra mondiale finita, da par te di senegalesi ed annamiti che hanno sparso quelle zone del frutto delle loro unioni con le tedesche, in genere costrettevi dalla forza bruta, e la situaZIOne. che naturalmente ci ri-40 Prodotti dell'incrocio fra marocchini e donne tedesche, in seguito all'occuPQzione francese della Una coppia ibrida: cinese lui, russa lei. Indiano il padre. tedesca la madre, meticci figli. guarda pi da v1cmo, della Corsica, che, presidiata da truppe senegalesi, pare che sia oggi abitata da ben trentamila mulatti! Se talvolta nelle colonie la influenza dell'ambiente fa comprendere ai francesi il pericolo del meticciato e ne sentono la repulsione, queste inibizioni morali scompaiono in Francia. Il gi citato Dc Pouvourville scrive al riguardo: In Francia [i mulatti] si accorgono che la societ metropolitana, ignorante delle sottilit della legislazione coloniale, non fa differenza tra meticci di statuto europeo e meticci di indigeno. Questa constatazione, allorchr hanno potuto farla, tende ad inasprirli contro dei regola menti di cui non afferrano esattamente che il lato sfavo revole, ed in conseguenza di una associazione di idee .assai naturale, contro i rappresen tanti in colonia dell'autorit metropolitana, che accusano d! non agire in conformit di ci c\le credono essere l'opi nione reale della Francia. Onde un altro gravissimo pericolo: lo scontento e la turbolenza, uniti aU'orgoglio di ritenersi pari ai bianchi per il trattamento favorevole ricevuto in Francia da uomini, e peggio da donne bianche, fan no del nero e del meticcio l'elemento pi favorev()lmentc disposto all'opera velenosa del propagandista bolscevico onni presente e sempre ben fornito di mezzi In conclusione la concezio ne antirazzista della Francia una delle cause pi gravi ed allarmanti di quello che J>O trebbe essere un inconscio suicidio. Il destino terribile di una Francia meticcia, simboleg giato in quel film Escale giustamente 'proibito in Italia. in cui dato vedere un negro amare corrisposto una bella francese, non pu non preoccupare tutta l'Europa che subirebbe di conseguenza J contraccolpi malefici. Tanto pi al confronto si sublima ed acquista ri'lieyo la nostra salda, oculata, previg gente politica razziale. NICOLA MARCHITTO

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o RIBELLIONE DELLO . ALLA-. -... l primi padri finalmente pcccrono appmito .per_.a.yer : :=sog:j}ata questa perfettibilit, c q n ezitQflie '"::.ia derivata da essi. Il loro peccato, Ja ,o,lsistc in altro hc nella ra gio n e ; ragione ,i;:i>nlti:a..< parlando assolutamente, . c a \ a se non la scienza del bene e d e l G1t;
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questiona1io Arturo Grifo continua, conclude e termina il suo interessante discorso, L 'ebreo necessariamente borghese? o n ecessariamente cartesiano? o protestante? o tutte e tre le cose insieme? o altro da quest e cose? o queste cose ed altro ancora? o non egli solo e sempre ebreo? L 'ebreo spesso borghese; si acquatta nel silenzio per potere_ pi facilmente suggere il sangue degli altri popoli_ Egli vuoi essere -1: on uno qualunque, vuole sparire e confondersi nella folla In questo senso P.g!i borghesissimo. Ma egli !J.n essere che v ive in diverse forme, e mina l'ordine costituilo s i a con il sordido mercantilismo plutocrate e borghese, sia con la turbolenza rivoluzionaria. La quale sl, perniciosa, distruttrice,-deleteria, immorale, bestiale, _se si vuole, ma" non borghese: il borghese troppo vile perch possa fare anche il le che richieda il rischio. Riguar9-o all'atteggiamento filosofico, l'ebreo tende alla divulgazione di una concezione immanentistica che di.ilondendo l'oscurit nel cosmo, fa sl che in quella notte tutte le vacche siano. egualmente nere. Ma se Spinoza, filosofo ebreo, trasse da Cartesio i motivi del suo monismo vuoi ci dire che egli sia un alter Cartesio? Egli il filoso ebreo che trasse dal pensiero cartesiano i motivi immanentistici assumendoli come valore as:;oluto E' in questa esagerazione l'errore immanentistico; c' un'immanenza invece -come gi accennammo -che non esclude la trascendenza, anzi la afferma. Leggasi a tal proposito Il problema della fondazione della filoso fia > di Vincenzo La Via, libro poco noto a troppi che parlano di filosofia e di filosofi. In Cartesio c' questa positiva immanenza e c l'istanza di una trascendenza. Quando dunque l'ebreo cartesiano, egli ha preso di Cartesio una parte come se fosse il tut to Perch?-Perch egli anzitutto ebreo, e la sua filosofia quella che trascina Dio sulla terra invece che indiare l'uomo nell'affermazione di valori (Dio -dovere -Stato) che trascendano l'individuo. Che l'ebreo sia protestante o che il pro t estantesimo sia talmudico non pare troppo persuasivo. Con ci non vglio far cosa grata a Samuele, anzi! L 'ebreo, quando non di religione ebraica, ateo, e quando non ateo abbraccia qualunque delle confessioni cristiane, costrettovi dagli eventi. Ma egli rimane e straneo alla religiosit, perch il s uo cuore sordido, di pietra, ed egli pu essere protestante o cattolico, e rimanere sempre ebreo. Veroche come tale egli nemico della Chiesa di Roma e quindi non pu che fa vorire ogni movimento di disgregazione nel seno della Chiesa, che aiutare il movimento protestante. Per egli ha la vista corta di una spanna, ch domani i popoli protestanti lo scacceranno con pi terribile ira di quanto non ne mostreranno gli Italiani cat tolici 42 Insomma l 'ebreo pu essere e non esser e borghese, pu essere e non essere cartesi o." no, pu essere e nori essere protestante, pu essere tutto pur di raggiungere le sue finali t inconfondibili con. i mezzi nioltepli d d i cui esso sempre s i servL Egli sempre e soprattutto ebreo. * Concludo: con la mia scorribcmda ho cercato di mettere in luce almeno gli indizi di motivi che differenziano i concetti di borghesia, di cartesianismo, di Riforma e d i ebraismo. Eppure essi furono identificati: perch? Quei quattro concetti hanno in comune una parola: io :.. Ma dicemmo che causa di errore l'usare una parola come se _avesse un senso univoco, mentre ce n'ha tanti. Appunto quella paroletta, come apparir dal nostro tentativo, assume significati diversi nelle quattro concezioni. -Rimando al prossimo numero qualche idea sulla cultura italiana, e dir qualcosa anche sui preliminari ad una filosofia della razza. Dalle colonne del n. 19 dell'Assalto di Bologna, Luigi Giovannini vuoi scagionar e il pro!. Carlini dalle osservazioni fattegli da uno studente universitario fascista, con la lettera che pubblicammo nel n 8 ; ma non la altro che dimostrare che quella lellera diceva. la verit. Quell'universitario ha fatto il suo dovere, sottoscrivendo la sua lettera, che noi pubblicammo senza firma soltanto per l'importanza che possiamo bm dire nazionale dell'argomento; e siamo contenti di averla pubblicata, perch Luigi Giovannini dimostra che quella lettera diceva la verit, e che era pi che oppor-tuno pubblicarla, necessario. Infatti Giovannini dice avere il Pro!. Carlini parlato della indipendenza della cultura italiana, richiainandola alla sua espressione di civilt>. Basta questo. La cultura non italiana, europea. E ancora la riflessione della civilt, della civilt singolare la classica, la nostra, il Ri-nascimento. La cultura non espressione di civilt. E soltanto riflessione di civilt. Espressione invece delle civilizzazioni. Come l'europea. Espressione della civilt sono le opere dell'immaginazione e prima di tutto l'arte e la poesia. Il predominio della cultura in Italia rappresenta la fase passiva della nostra nazione ed il suo accodarsi al predominio francese, che predominio di cultura e ci vilizzazione. Che la cultura siasi, come dice il Carli ni, messa tra l'otto e il novecento, in Italia, sul piano europeo, e lasciando stare que-, sto astratto barbarismo del piano; altro non significa che la fase di massimo languore e passivit d ell'Italia; di massima riflessione della riflessione europea, ruminazione propria di t u tt e le decadenze, e della vecchiaia d 'ogni nazione, tantoppi d 'una nazione classica. D 'una? .Della nazione cla s sica. Non stata in fatti quella la vig il l a della nostra insurrezione? Far risalire la storia della nostra cultura alla tradizione di Roma, come Giovannini dice che voglia il Carlini, un giuoco d i parole. La cultura il serbatoio razio n ale della memoria passiva, non ha nie nte d a vedere con la tradizione, che la me m o ri a poetica, cio la lingua viva. Decisivo che noi parliamo ancora la lingua di Ennio. Questo bisogna che i giovani si mettano a capire, se vogli o n o una buona volta capire che differenza c Jra l'Italia e le altre nazioni_ Bisogna c he ca piscano che la lingua viva tutta la vita d 'una nazione. Tutt a la questione. E las cino da parte le filosofie, e le mezze calzette filosofiche. Bisogna che i giovani s i d e cidano a capire che cosa signific a no lingua e immaginazione, per l'Italia, e lasci no da parte il dottrinume filosofico. Legga -no il De Vulgari, La Scienza Nuova, I o Z i baldone; poi passeranno ai filo s ofi, s e ne ayranno voglia. Grifo ci ha detto lino a qual punt o l a borghesia pare che vada a braccetto del cartesianesimo, a qual punto Cartesio sia cattolico, a q uale possa invece essere p r o testante; ci ha detto se ed in che senso Ici borghesia possa essere Considerata p rotestante, in che senso non possa e s ser lo; ci ha detto fino a qual p un t o l'ebreo sia borghese, e che s i a piuttosto ateo c he protestante, e in sostanza, sempre ebreo T utte logiche distinzioni quelle di Grifo ma con le quali non ne cacciamo le mani perch quello che succede, non succede secondo distinzioni logiche, e noi dobb iamc vedere che cosa sono all'atto pratico i c o n celti di borghese, cartesiano, Riforma ebreo se non vogliamo, con la logica, restar f u o r i dei fatti e campati in aria. Vederlo all'atto pratico. Noi non dobbiamo dimostrare dei teo remi, non dobbiamo tirar conseguenze logiche; dobbiamo sapere come borg h e s i ed ebrei siansi serViti di concetti cartesi a n i e protestanti, anche se c i sia illgico ; anzi ci basta sapere che sianosene serviti ; e s o prattutto di sapeme Io scopo. Se questi c onc e tti sono stati l'ideale d'una classe che non ha altro scopo, che di schiacciar e il popolo, e impadr onirsi dei pubblici pot eri; se all'atto pratico sono stati l'ideale d ella civilizzazione francese, nel sostituirsi all o civilt di Roma; noi non abbiamo b i s ogno di sapere altro. Ora certo che l a borghesia si affa cci cartesiana non solo in Europa, ma all a vita d'Italia del sei e settecento, specialmente nel regno di Napoli. Leggi l'Autobiografia di Giambattista V i co. E certo che da car tesiana d ivent g iacobina, al tempo d e l l a

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rivoluzione Irinces.e." -Ed. era citea, se non volle una religione, razionale: Combatt la religione cattolica. Lavor il terreno non. solo dell'ateismo e del .razionalismo religioso e d i tutte le eresie; ma lavor e prepar un buon terreno al protestantesimo. Ed certo che non i protestanti combatteva,. ma i cattolici. Cartesiani e giacobini e patrioti itliani diventarono successivamente carbonari, quarantottisti,' sempre repubblicani s i Continuarono. ad essere i nemici di E continuarono lo sviluppo della filosofia eartesiana. Ebbero Ideali politici cor rispon denti' allo sviluppo di quella filosofia. Furono successivamente comnardi, e ghelia ni, inarxisti; sorelimi, sli Questo si vede m ente dopo il 1870. Questa la storia del-' la borghesia italiana, dal 1870 al 1915. C i mettiamo anche, i nazionalisti, sebbene gli dobbiamo gratitudine, perch sono. stati una specie di medici .curarono l'Italia con la sua stessa malattia. Per essere pi esatti furono essi stessi dei maI a li, che cercarono una guarigior,e omeo-. S i sa che il nazionalismo derlv dal s i n docalismo, da quella specie di dial e:t:ca della nazione che prese il posto dell a cklsse. Allora si parlava un linguaggio per una nazione come la tra. Si parlava di realt, si cercavano l e r:alt ( e forse che non si dice L a .lasse una realt,. si diceva. Ma ania nazione una realt. Questa fu .la scJ;crt a dei naziondisti. Vedi che viaggio d i capi storti per giungere all'Italia? Ci :aleva il concetto di classe per giunger alla nazione di Dante. Erano marxisti ed gheliani, capovolgevano dl e notte le lm""' dei valori dell'oltantcmove. Vedi che lin di cemento armato! E condivano qv .:a roba di salsa nazionalista francese. Mc :;i vede che non era possibile agl'italiac .. tornare a galla all'italiana. Gl'italian i :rana allora mani e piedi legati, eon le :cn7licia di forza di quella dialettica. Dovc:"ro essi stessi liberarsene allentando a ) .oco a poco le legature. E i nazionalisti i primi. -Bisogna riconoscergli queste :ce rilo. Ruppero la crosta della dialetRestarono impigliati in tutti quei fili e 0 :o vigli. Ma la ruppero. Somigliano ai !e!!. ;;tt i della Voce, che dovettero toccare il i. n d o dell'amore di letteratura straniera d cr::.'italiani, aggiornarlo fino all'osso, per co:: .::rtirsi all'Italia. :: c.ostanza, la borghesia condusse l'Italio t lla civilizzazione francese e tedesca co:: c,ra allora; ed rimasta .adesso ci'i'::nazione La borghesia l'arma:. : della civilizzazione francese. E la Fm:.ci a la vera patria dei borghesi. Che in : ::rlia sia rimasto un grosso sedimento d'o:.a re francese, vuoi dire che c' ancora borghese. E non da prena gabbo, perch lavora e specialment e : ancora per la patri ci francese e vue;: guidarci, guidare ancora l'Italia verse h Francia. Pensa alla francese. All'euroi J, come pure si dice. Ed la stessa coca. Pcrch questo pensare all'europea fu i! r.::ccio lo della civilizzazio .ne che -la Francia r:rganizz con la rivoluzione, a cui la Gerrnania dette una: filosofia, e che ora nient'=' altro che il fulcro gella vitci francese Ln rivoluzione francese 110n dato g ua, non ha dato immaginazione all'Euro-. Pa. E' riuscita a darle una cultura e una. societ, che formano ci che diciamo civilizzazione, il surrogato riflessivo della .ci-vilt, spostando la patria del mondo da Roma a Parigi. Alla l;rancia a1rrebbe molto comodo c?e Roma .fosse rimasta im piccolo prin-Cipato del capo della cristianit. E se non fosse stata solto il tallone tedesco, non avrebbe permesso all'Italia di entrare a Roma. Avere il piede in due staffe e dar lustra di cattolicesimo alla sua civizzazione, mettendo d'accordo il diavolo con l'acqua santa; mmtenere l'Italia a Firenze, e aspettare che la rivoluzione parlamentare del 1876 facesse del nuovo regno _un corollario francese: tuttoci era nei voti francesi Ma quando l'Italia fu ntrata in Roma, la carta della Francia e della borghesia fu la rivoluzione parlamentare: fare dell'Italia 'un paese di partiti francesi seriza popolo, di liberi pensatori, di societ Giordano Bruno, di repubblicani, radicali, socialisti, sindacalisti, soreliani, tutto secondo la dialettica francese tutto fuorch cattolici, lutto purch nemicl della Chiesa; ed essere la figlia primogenita, la prec:liletta la protettrice della Chiesa, e nel tempo stesso di tutti i suoi nemici; difendere la Chiesa dagli eretici, questi da quella, e far sentire agli uni ed agli altri la tutela della patria Francese: ecco il destino francese dell'Italia. La questione cominciata quando l'Italia s ricordata non d'essere la primogenita o la cadetta, non d'essere una nazione cattolica, ma la nazione cattolica, la nazione della civilt. E la questione tra 'la civilt e la civilizzazione, tra Roma e Parigi, la Francia e noi. Da ci derivata la necessit di rive" dere le bucce della borghesia. E' possibile che una parte della nazione lavori anche senza volerlo per la patria della civilizzazione? Da ci la necessit di rivedere le buccie degli ebrei, che dal tempo dei giacobini e patrioti lavoravano per la patria francese, insieme con la borghesia e da borghesi. Cos termina Arturo Grifo, e noi gli. dobbiamo dire qualche .cosa. Prima di tutto ringraziarlo. Egli ha trattato l 'argomento dei borghesi, dei cartesiani, della Riforma degli ebrei, con vera paironanza e distinzione di concetti. Egli ci ha dato prova d'una educazione critica; d'una caJ)
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zione francese, cominciando dalle italiane. Il popolo italiano insorse contro l'esercito francese, contro i patrioti e giacobini italiani, e questi insieme con i francesi lecero strage del popolo italiano; e con l'eversione feudale legalizzarono d'aver tol to al popolo anche la carne sotto la lingua, e misero anche la nazione italiana legalmente alla merc del denaro; perch di fatto ce l'avevano messa fin dal seice. nto, specialmente nel mezzogiorno. Se volete sapere qual' la sorte del po polo, dopo la Restaurazione leggete in Mostro Don Gesualdo di Verga, l'asta delle terre comunali, la sollevazione dei contadini, e come e perch i borghesi, lacenciosi carbonari, prendessero la direzione della sollevazione, e fregassero la povera gente. Questo il simbolo della storia d'Italia, fino al l849, in cui la borghesia fall nel disegno di fare l'Italia repubblica francese. Il regn.o....c:Utalia non fu fatto dai borghesi, ma essi se lo presero, con la rivoluzione parlamentare del 1876; e se quella non fu rivoluzione francese, noi non siamo italiani. Che cosa fece la borghesia italiana, quando si fu impadronita del regno d'Italia? Fece il corollario dell'eversione feudale. Allora aveva sanzionato l'usurpazione della terra che aveva tolto al popolo; ora cacciava il popolo dall'Italia, disperdendolo per il mondo, e consegnava l'Itctlia a pochi uomini d'affari e al socialismo. Se non comprendiamo questo, non comprendiamo la nostra rivoluzione, non comprendiamo che questa la rivolta del popolo all'oligarchia. Ai reazionari. S, all'ultimo figurino dei reazionari, il socialista e comunista. Ma se ci comprendiamo, dobbiamo riconoscere che la borghesia non soltanto una classe spirituale, tantomeno quietista; ma la nemica dell'Italia, una nemica militante ed effettiva, che esiste ancora, ed esister fin quando alla corrente nazionale della vita italiana sar mescolata e confusa una corrente francese, finch ci saranno italiani e francesi d'Italia, perch questi sono i borghesi, e sono la conseguenza d'un'educazione francese che dura dal seicento, e speriamo che fradici una buona volta. Emilio Guicciardi ci manda da Mogadiscio uno scritto che non possiamo pubblicare, perch troppo esteso. In sostanza, egli sostiene che non sia il caso di prendP.rsela co;1 la borghesia, perch da essa sono usciti anche dei buoni italiani, e tutti pi o meno siamo borghesi. E Ira l'altro scrive: Ora la mia doglianza non aveva e non ha motivo dal fallo umano inevitabile e correggibile di questo permanere d stati come voi dite borghesi o d !orine borghesi, ma per l'aver Voi detto a proposito del passato che noi, ammesso che siamo stati borghesi, abbiamo saputo essere cortesia-_ ni giacobini carbonari repubblicani socialisti soreliani etcetera. tutto, tranne che qualche cosa propriamente italiana. Questo non storicamente e sostanzialmente vero. Equivarrebbe negare Ia continuit del pensiero e dell'azione e la volont di fare una la Patria. Vorrebbe dire che i nostri avi, nonni, padri e noi stessi ci siamo imbastarditi e per correre con voi all'estremo limite dell'argomentare equivarrebbe negare che la razza, corpo fisico e anima, sia uscit del tutto pura e trionfante dal tra-44 vaglio dei secoli e da quello del Risorgimento. Questo un paradosso polemc. o il quale minaccia come molti paradossi di diventare una convinzione storta ma comoda per chi non ragiona, non perch troppo naturale. ma borghese 1939. Borghese 1939, dice Guicciardi. Ebbene, caro Guicciardi, una nazione pu imbastardire anche facendo una la Patria, che non propriamente il caso dell'Italia, se non vogliamo confondere il decennio piemontese e italianissimo, col. quarantottismo che lo precede, e con la rivoluzione del 76, che gli succede; ma una nazione pu imbastardire anche facendosi una patria, se la fa per una sola classe; imbastardisce, facendo fine della nazione una classe. E del resto, non dobbiamo che ripetere quanto or ora abbiamo detto dello stato di servizio della borghesia e riguardo alla questione di Roma e Parigi. Guicciardi se lo vorr leggere e dirci con tutta la sua franchezza se davvero abbiamo torto, e siamo quei borghesi 19'39", ch'egli dice. A Rizzoli, impiegato della Corte dei Conti, ci manda questa opportunissima lettera: Molti che scrivono o discutono sulla borghesia, quando devono tradurre in un esempio pratico la propria teoria od opinione, si rivolgono alla burorazia, alla classe impiegatizia, per trarre da essa il prototipo del borghese: l'impiegato] E cos sentirete espressioni come queste: l'impiegato elegante' e scrupoloso che ogni maltma cancella nel calendario la data del giorno innanzi, contando i ti sino al ventisette del mese; gli scopi della sua vita: vivere comodamente e pensare alla propria carriera; il resto viene dopo (quando viene); quello che pu essere sentimento patriottica. ed orgoglio di razza sconosciuto; se anzi egli raramente ne parla, viene deriso cinicamente per le sue parole, ed il suo sentimento .disprezzato. E cosl di seguito. Il caso dell'impiegato borghese sta diventando il luogo comune di tutte le dissertazioni e discussioni sulla borghesia. Non voglfamo negare che nella classe impiegatizia vi siano elementi che presentino le .caratteristiche borghesi bollate dal Duce alla II Assemblea Quinquennale: spirito borghese, spirito cio di soddisfazione e di adattamento, tendenza allo scetticismo, alla vita comoda, al carrierismo ; ma questo non giustifica il fatto che dalla classe stessa si debba trame l'esempio tipico, il prototipo del borghese. Mi sembra che cosl facendo si menomi il decoro, il prestigio di una classe, la quale, se pur racchiude ancora nel suo insieme qualche elemento impuro, per, nella sua massa imponente fascistissima e perci affatto borghese. Quanti impiegati hanno combattuto e vinto nella Grande Guerra, quanti hanno immolato la propria vita sulle colline del Carso o sulle rive sacre del Piave, quanti hanno partecipato alla Marcia su Roma o fatto parte di reparti di assalto, quanti infine hanno partecipato alla conquista dell'Impero o pcrtecipano tuttora alla guerra per il trionfo di una Idea in terra straniera] Si sono visti impiegati dimettersi dal servizio per non aver potuto ottenere il prescritto nulla osta e partire volontari! Del resto dove inizia e dove ha termine la classe impiegatizia? Forse che nel Partito, nelle Organizzazioni dipendenti, nella Milizia, nelle Forze Ar-male, nelle Organizzazioni Sindacali non vi sono impiegati? E tutte queste Organizzazioni, comprese quelle Civili, da dove attingono il loro personale? Dalla generazione che la Guerra e la Rivoluzione ha combattuto e vinto, dalle nuove generazioni che crescono nel clima rivoluzionario, e perci antiborghese, del Regime! Ed allora il prototipo del borghese mi sembra che sia pi logico trovarlo altrove e cio nel commendatore panciuto, arric : chilo chi sa come, nel dinoccolato gag incaramellato, o fra tanta gente che non ha mezzi di fortuna, non ha professione, non esercita mestiere e vive alle spalle ed ai margini della societ. Se vero che qgni classe ha i suoi ele menti borghesi, non vero che questa o quella classe borghese, poii:h la borghesia, come giustamente gi altri ha rilevato, .non una classe economica, ma un a classe spirituale, una mentalit; Cos scrive Rizzoli, e a ;,oi pure sembra un luogo comune quello d'andar cercando i borghesi solo fra gl'impiegati, un luogo comune sbagliato e abusato; ma per quant:) riguarda la classe spirituale dobbiamo rimandarlo a quanto ci ha dato occasione di dire Grifo Mario Mirilmeri ci scrive che nel 1885-86, a proposito di un libro. scritto da tal Guidetti e intitolato Pro Judaeris (ed. Treves). la Civilt Cattolica pubblic diversi articoli, dai quali egli aggiunge di aver stralciato i seguenti brani: Quanto il cristianesimo trionfante sotto Cos'tantino Magno sia stato equo verso gli ebrei sempre pertinaci nel loro odio contro il cristianesimo e l'Impero Romano. ... E perci si possono gli ebrei definire : deteriores amnibus barbaris come li chiam l'Imperatore Marco Aurelio; secondo che narra Ammiano Marcellino, citato dal-Baronie al n 4 dell'anno i Cristo 178: Ille (Marcus Aurelius) cum Palestina:. : transiret Aegyptum petens, faetentium judaeorum et tumultuantium saepe taedio pe:citur dolenter dicitur exclamasse: o Marccmanni, o Quadi, o Sarmatael Tandem alio 3 vobis deteriores invenL Cio: Attraversando Marco Aurelio 1::: Palestina, per andare in Egitto; noiato d:Jl puzzo dei giudei e dei loro s frequenti it:multi, dicono che esclamasse: o ni, o Quadi, o Sarmatil Finalmente ho trr: voto gente peggiore di voi. ... Gli ebrei, quelli che perseguitando ser:> pre e pei primi il cristianesimo che ora seguono a fare) si attirarono pe:ci contro quelle che ora si dicon reazio n : che gli ebrei chiamano persecuzioni, e ne:. sono state mai, n sono, n saranno presoC' i cristiani che legittima e necessaria difesa .. ... E poi ci dicano (i difensori degli ebrei ) se abbiamo torto di dire e di ripetere eh. la legge presente rabbinica e talmudica no la Mosaico santa e divina, ma un'inve! zione satanica tutta impastata di goffciggin ; di superstizioni e specialmente di odio con tro tutto il genere umano non ebreo. L 'ebreeosservante; ora come prima, in Francia ed in Italia, non meno che per legge obbligato in coscienza a non considerarC: come suo prossimo e fratello che il sol o ebreo. Tutti gli altri, e specialmente i cristiani, l'ebreo obbligato in-coscienza ad

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odiarli, disprezzarli e, se J:lU, anche ass a ss inarli... ... La solita calunnia i!brea contro i cristiani: L'accusa politica Cominciarono cosl con Ges Cristo, accus andolo presso Pilato di rivoluzionario. Poi seguitarono coi cristiani accusandoli di neT-ic i della patria e dell'impero romano. Ora : a n no lo stesso, accusando dappertutto il c ristianesimo come il nemico della patria e delle istituzioni. E trovano chi loro crede anc he tra i cristiani! Jntarito l'ebreo tra di noi se la ride e ci :nangia a tutti la pappa in capo ... San Giovanni Crisostomo, nella sua 2 contro i Giudei, cosi parla della ribellione dei giudei contro l'impero romano: Jopo Adriano sotto Costantino i Giudei tentarono di nuovo la stessa impresa, di :ibe llarsi cio contro l'impero romano. Ma. a u e sti tagliate loro le orecchie ed impresso ;os sopra il loro capo il marchio della loro ribellione, li fece trasportare qua e col quali schiavi fuggitivi e gente da bastone facendoli vedere ci tutti cosl mutilati od insegnando cosl a tutti di non ritentare o 3tesso un'altra volta. Lettera di Innocenza IV, al Re di Francia scritta il 9 maqgio 1244: L'empia perfidia degli ebrei commette i:normit tali che sono di stupore a chi le )de e di orrore a chi le narra... Seguono :orle loro tradizioni dei loro Seniori.. Tra le ::JUCI!i il Talmud che tra loro un gran :iho, migliore della Bibbia. In esso si conbestemmie contro Dio ... inestricabili 'c :ole abusi erronei e stoltezza inaudite ... :: perch per ordine del nostro Predecessore Grl?gorio papa sono stati bruciati il detto libr o ed altri colle loro glosse e commenti, :x :ci ti lodiamo e ringraziamo. Tuttavi a non ancora finita l'ebraica perfin la vessazione d loro l'intelligenza ;::re ghiamo l'Altezza tua a continuare colla s everit nella repressione di questi 'c: o detestabili ed enormi eccessi, bruciando tu:ti questi loro abusivi libri colle loro glosse dovu nque si potranno trovare Dell'odio talmudico-ebreo cont!'o l'universo m endo. Se non che, come accaduto che la si razza ebrea, che prima di Cristo era da per tutto tenuta pi o meno in :c:1!o, sia dopo Cristo caduta da per tutto s poco conto? Per noi cristiani la cosa chiara. Dopo Cristo, quelli che gli si ribel!ar)no, non astante le loro arti, frodi e ricchr.;z z e, diventarono col nome di deicidi il ludibrio ed il vituperio delle genti; secondo le l oro e nostre profezie. E ci perch gli ebre i rinnegando il Messia, rinnegarono in sier:le la loro antica fede, religione e mo 'aie, passando dalla santa legge Mosaico all' empia legge farisaico-rabbinica. E vi pao,:;arono naturalmente. Giacch prima di C risto la Sinagoga assistita da Dio; interle Sacre .Scritture. Laddove invece dopo Cristo, abbandonata da Dio ed inspiata invece dal diavolo, tutte le guast e corruppe. Cos che di cieca fattasi guida d! c i e chi tutti seco travolse nel fosso raboinico -talmudico: cio nella falsa e corrotta interpretazione ed applicazione dell'antica !eg ge Mosaico. La quale seguono ora gli eb rei a portarci dietro; Ma come l'asino le senza capirne un'acca ... Il Talmud che il commento rabbinico delia succeduto per gli ebrei alla 3 ibbia, Siepe come i rabbini lo chia:nano, della legge; cio barriera alzata tra gli ebrei e le altre razze ad impedirne la c o nfusione e la mescolanza; quindi sorse P i che mai quell'inimicizia diventata or-mai natura, che divide g ebrei dcille altre razze; e conseguentemente quell'antipatia che tutte le altre razze. hanno verso l'brea, come comune nemica ... La radice poi donde germoglia tutto quest'odio' ebraico contro i non ebrei e specialmente contro i cristiani, odio loro instillato specialmente dal Talmud, sta nella persuasione in cui sono che la Bibbia, com' dai Talmudisli interpretata, promette loro la eredit intera del mondo temporale. Credono perci di avervi un diritto divino. E nel Messia che sempre aspettano, non aspettano altro che un gran generale ebreo che Restituet regnurn Israel. facendone schiavi tutto il mondo e specialmente i cri;;;tiani. Quar.ti dunque 'siamo al mondo non ebrei e possessori ancora di qualche soldo, tutti siamo dagli ebrei considerati come loro spogliatori e ladri. Contro tutti i quali si credono lecito tutto, secondo il testo: Contra hostem aetema esto... Ma gli ebrei osservanti e pii, tanto pi sono osservanti e pii, quanto pi odiano i non ebrei e specialmente i cristiani; siccome quelli appunto .che pi degli altri li danneggiarono succedendo loro per ora nel primato del mondo civile.:. ... Sogliano gli ebrei, come sanno i pratici della loro letteratura profana, avere nelle mani due stili ordinari: l'uno dei quali oltre ogni misura impertinente, villano ed inci sivo, e l'altro oltre ogni' misura timido, umile e rispettoso, i quali alternano ed avvicendano a caso come l'estro detta, ma sempre senza misura; poco sembrando sapere gli ebrei contenersi anche in letteratura, nella misura giusta ... ... La Chiesa non condann mai il Talmud come pernicioso alla Morale, ma soltanto perch pernicioso alla Fede. Si leggono in fatti da Papa Clemente VIII a noi tutte le edizioni dell'Indice le Observationes ad Regulam Quartam et Nonam Indicis Clementi& Papae vm iussu factae. Tra le quali vi quella De Thalrnude et aliis hebraeorwn libris che in buon volgare dice cosi: Bench nell'indice di Pio I_V il Talmud degli ebrei e le sue gloss,' note, interpretazioni ed esposizioni siano tutte proibite; con questo per che si possano tollerare se si ristampino senza il nome di Talmud e senza ingiurie e calunnie contro la religione cristiana; tuttavia, avendo Clemente VIII colla sua costituzione contro gli empii scritti e libri degli ebrei nel 1593 proibiti quei libri la sua intenzione non di permetterli o tollerrarli pi oltre neanche colle dette condizioni: Ch anzi specialmente ed espressamente stabilisce e vuole che questi empii e simili nefandi libri talmudici, cabalistici e somiglianti, siano e si tengano per omninamente condannati e proibiti. La Costituzione poi di Papa Clemente VIII qui citat. a dice Escogitando ogni giorno l'ebraica malizia sempre nuove frqdi per pubblicare i perniciosi volumi e gli empii e del tutto detestabili libri loro: Noi pensando essere cosa a loro stessi esiziale ed ai cristiani pericolosa il tollerare e dissimulare pi oltre questa nequizia, e volendo rimediarvi: dopo l'esempio specialmente di Gregorio IX, Innocenza IV, Clemente IV, Onorio IV, Giovanni XXII, Giulio III, Paolo IV ed altri Nostri Predecessori che spesso .condannarono e vietarono che si conservasse questo empio cosl detto Talmud ed altri simili scritti, con queste Nostre Lettere ap-. proviamo e rinnoviamo tutte e singole Lettere a tale proposito emanate dai Nostri Predecessori. Dino Boncompagni, ferroviere di Savona; ci scrive: Per togliere dalla mente dei pochi che restano a pensare in segreto, quando sono soli o parlano iri famiglia, sulla misera sorte dei poveri ebrei :o> ed anche per persuaderli che la dannosa differenza razziale dei giudei sostenuta oggi con energia stata predetta diversi anni fa in uno dei paesi che stava fra le preferite residenze giudaiche, utile anche questa ricerca bibliografica. Infatti per i tipi di A. Chiesa nel 1880 in Roma che S Beruatto ebbe a pubblicare un libro a proposito degli ebrei in rapporto alla famosa questione d'Oriente. L'Autore, scrivendo Brilannia-Israel :o>, premette di avere !atto una importante scoperta e si rivolge ai giudei annunziando loro che Giuda non pi il caso che aspetti Israele, perch stato trovato da lui e, anzi, precisa che cristiano. A parte la teoria del Beruatto che scrive al solo scopo di redimere e poi valorizzare gli ebrei, l'autore collega la sua Uriico rimedio a questa grande calamit internazionale quello di espellerli dall'Europa, per rimandarli ai loro paesi: giunto il tempo di correggere un grande errore storico e di riparare all'ingiustizia commessa contro i giudei, caccian<;loli dalla Palestina. 45

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Come si vede in queste ricordanze che ora hanno gi sapore di storia, fino da molto tempo era risentita in Europa l'influenza malefica della razza ebraica che fu sempre nemica di tutti contro tutti. Il beghismo internazionale che i giudei esercitavano allora a profitto proprio e del loro interesse simile ed continuato lino ad oggi. La soluzione definitiva dell'importante problema giudaico era urgente lino da quel tempo e non fu mai potuta essere lanciata convenientemente per la mancan:z;.a di unit dei deboli governi passati. Giorgio Sortino di Ragusa, professore di medicina, ci manda un brillante scritto, per dimostrare che noi dobbiamo essere geno!ilattici e non eugenetici. Egli dice: Noi non siamo tanto una razza che va migliorata, quanto una razza, che appunto per le alte qualit che le sono insite, va custodita e protetta da tutte quelle infestazioni e aggressioni, che sembrano volute dalla natura contro tutte le cose migliori. Noi non abbiamo bisogno dunque di esperimentare sulla nostra razza -su questa razza italica che, fra parentesi, non limitata a quella che vive in Italia, ma diffusissima nel mondo, anche se non parla sempre la lingua italiana -dottrine di eugenetica, di questa sorta di antropotecnia, che se pu essere indicata, fondata com'essa in pratica sulla selezione degli incroci e sulla sterilizzazione dei !arati, per talune razze meno perfette o afflitte da una particolare frequenza di particolari gravissime !are ereditarie; non lo affatto per la nostra razza, la cui perlettibilit (come razza, s 'intende) ormai minima, e in cui il sano equilibrio delle intime strutture ereditarie, di quei complessi cio di geni ereditari, che io ebbi gi parecchi anni or sono a supporre, chiamandoli col nome di singenie (e che i biologi di Berlino hanno ora dimostrati, battezzandoli genomi) ha impedito l'abnorme prevalere di singenie malate, di tare ereditarie: il cui procento, pertanto, presso di noi trascurabile. Vero che a volte sembra, o ha potuto sembrare, il contrario, e che questo contrario stato facilmente creduto, grazie all'opera di non sempre disinteressati storici biologi o politici ; ma questo contrario stato ed per la verit, solo apparente. Rifletti dunque alla compressione che il fenotipo di questa razza principe ha per secoli pat i to, fino all'altr'ieri; molte delle sue buone qualit ne furono celate; e si pu dire che solo la grande guerra prima, ed il fascismo dopo, hanno messo in mostra queste buone qualit che il genio della razza aveva gelosamente difese, salvandole dalle incur:>ioni, fin dove possibile, di altre razze in feriori. Non qui in fondo il grande segreto per cui fascismo e razzismo si identificano? Dopo il lunghissimo inverno, il fiore di nostra razza germoglia a Vittorio Veneto; contro i geli che subito dopo sopravvengono e minacciano li soffocarne il risveglio, un grande Capo ed una grande Idea lo difendono, lo salvano, lo custodiscono: il germoglio di Vittorio Veneto diventa il magnifico fiore coltivato dal Fascismo. Ecco perch il razzismo fascista nato con il Fascismo. Ea ecco ancora perch il _razzismo fascista non pu essere confuso cn nessun altro razzismo: perch la razza italica non pu essere confusa con nessun'altra razza. Genofilassi, dunque, e non eugenetica; l' eugenica che si pu attuare in Italia (nel pratico significato precedentemente accennato) una eugenica spicciola, compito dei medici di famiglia; mentre l'eugenica, cosi largamente attuata dal regime, mettendo mirabilmente in mostra le splendide qualit di nostra razza e migliorandone senza cessa i componenti (il fenotipo), ha preparato e prepara il terreno alla profilassi, attraverso un grandissimo dono fatto alla razza: il dono della coscienza del proprio valore! Genofilassi! Difesa della razza! Custodia della razzal Profilassi della razza! Continuazione dell'opera, che il fascismo ha iniziato al suo nascere. Protezione d1 quel fiore che il fcscio littorio trov germoglio a Vittorio Veneto e per il quale ha lottato, ha sofferto, ha vinto! Propongo, contro coloro i quali credono ad una contraddizion& fra la politica demografica quantitativa del Regime ed il razzismo fascista, l'abolizione parola eugenetica; e ci per il significato negativista che questo termine, coniato in Inghilterra, venuto in pratica man mano ad acquistare. Noi non abbiamo bisogno di vaste prov videnze eugenetiche per noi, ma abbiamo bisogno, contro i solito egoismo dei ritardatari, di provvidenze ipergenetiche, e, contro le grandi insidie, di provvidenze ge-nofilattiche_-. Si sappia anche fuori che il fascismo considera la razza italica come un giardino di alberi preziosi, ch'esso concimer cori ogni cura e con ogni cura difender dai pericolosi parassiti e dagli assurdi innesti. E' questo il razzismo fascista. 'W, q,U: Ulderico De Luca di Brindisi, ci manda uno scritto sui commiseratori degli strozzini del popolo. Egli dice, tra l'altro: Anni fa, molta commiserazione aveva il popolo italiano per quei suoi figli che per circostanze non dipendenti dalla loro volont. erano costretti al prestito di poche lire per ottenere quei medicinali che occorrevano alla madre, la sposa, i figli malati, e che le autorit allora, non donavano come fa oggi il Regime Fascista. Il prestito di quei sani figli del nostro popolo era inevitabilmente chiesto ai cosiddetti spizzichini a coloro cio che odiavano, come odiano, la nostra razza, e rappresentano gli sfruttatori delle disgrazie altrui. Ed allora, quanti italiani protestavano contro quei prestalori di danaro che se oggi davano dieci lire all'operaio, domani ne volevano quindici e forse anche pi! Oggi, dopo che il Regime ha sollevato e messo sullo stesso livello' lutti i figli della patria, dopo che alla carit umiliante dei tempi che furono, ha sostituito l'assistenza, dopo aver ridato al poplo la dignit che aveva nei tempi di Roma; troppe voci si levano in difesa di quello stesso essere che ieri bollavano profittatore delle ristrettezze e della miseria della povera gente. Quei commiseratori che il Segretario del Partito ha qualificato pietisti, dovrebbero Direttore responsabile : TELESIO INTERLANDI non obliare, ma ricordare. Che piu t r iste di approfittare di un bisogno? Che pi in. fame delle iene umane? Eppure troppi Italiani sembrano aver dimenticato quanto essi stessi l poveri ebrei non esistono, perch anche le masse di essi che si presentano all'una o all'altra fron: tiera, sono ubbidienti ai voleri, eseguono piani ordinati e voluti 'dai dirigenti, quasi sempre occulti, dell'internazionale ebraica. E quello che si chiama l'ebreo errante non altro che l'essere pi pericoloso, perch! ubbidisce a ordini a noi sconosciuti. Lo scritto di Giorgio Sortino ci sembra persuasivo, specialmente per quanto riguarda la perlzione, e la diversit della nostra dalle altre razze. Sortino ci ha persuaso della non prevalenza delle singenie malate nella nostra razza; tranne per una, che egli stesso ci dimostra prevalente, ed la singenia dei termini: eugenetica, genofilassi, singenie, genomi, fenotipi e c c ecc.: ecco la singenia ingi"ese,_ tedesca, e soprattutto francese, che ha prevalso nella nostra razza. Vogliamo curarla? Medici intelligenti, come Giorgio Sortino, ci debbono aiutare. Ne va di mezzo il linguaggio cosiddetto scientifico? Tanto meglio. I grandi scienziati hanno sempre scritto' in lingua comune. E noi vogliamo liberarci da questa barbara rogna d'una lingua fatta di termini, non di parole. D'una lingua barbara, che non si contenta delle scienze naturali, ma gargarizzala a tutto pasto, anche quando si tratta di scienze morali. Sortino dunque non c'entra, un costume n o n possiamo rimproverarlo a Sortino Ma noi non glielo rimproveriamo. affatto sol-. tanto facciamo appello a lui e a tutti i medici intelligenti come lui affinch la scienza italiana getti dalla finestra quest o vestito di mezza calzetta, che la terrninologia. Gli stranieri facciano quello che vogliono, parlino esperanto, una cosa simile del resto la terminologia Il padre salesiano dell' Istituto Rebaudengo, Alberto M. D Agostini, ci scrive facendoci notare che le illustrazion i dello articolo di A. Attili sui Fuegini, una razza che sta scomparendo, contenuto ne l n. 5 di quest'anno, siano riproduzioni di fotografie fatte da lui stesso e gi riprodotte nel libro dei suoi viaggi alla Terra del Fuoco. Noi volenteiri glie ne diamo atto. Soltanto ci dispiace che padre Agostini faccia carico ad A ttili di aver considerato poco pregevoli e non degne di citazione n o n solo l'opera di padre Agostini, ma in generale dei padri salesiani, che padre Ago stini e noi non meno di lui dichi ariamo universalmente conosciute ed apprezzate. Noi siamo ammiratori dell'opera dei m issionari, ed essi potrebbero diventare nostri magnifici collaboratori. E siamo parhcolarmente lieti di aver riprodotto fotografie fatte da un missionario italiano alla Terra del Fuoco. Questa notizia noi) pu che aggiungere pregio, interesse e affetto alla nostra pubblicazione. Stampatori: Societ Anonima Istituto Romano di Arti Grafiche di Tumminelli & C_ -Largo Cavalleggeri 6, Roma

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L'ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI ha ravvisato un settore della difesa dalla razza scarsamente esplorato e generalmente negletto: quello .della medicina preventiva. Essendo tale settore affine alla sua attivit indust'riale, l'Istituto si assunto come un -suo dovere sociale il compito di far convergere con una assidua propaganda l'attenzione pubblica sulla medicina preventiva e di dimostrare con un'attre::Jzatura adeguata e con servizi gratuiti i benefici immensi della difesa della salte quando la salute ancora intatta o i germi del male appena iniziano la loro azione. Sono cos sorti in molte citt italiane dell' Istituto Nazionale delle Assicurazioni, dotati di mezzi di ;. ricerca pi progrediti che la scienza offre : essi sono posti a : .;- disposizione graziosa di tutti gli assicurati. Ecco le principali :. . :-:.-..... "',r P e s t a:t z i o 11 i ftrt) a 11 i t ;t i e g a t n i t ;;::.-.. tli CfiW!Iti ecntli a t';noie degli assicurati dell'l,..tituto X azionale delfe -"-II;Situruzioui: m.. W 1. Visite mediche 2. Esame del sangue il dosaggio della glicemia, compresa la prova di carico .;,. 3. Esame del sangue per il dosaggio dell'azotemia. ;.; 4. Esame del sangue per il dosaggio dell'uricemia 5. Esame del sangue per la reazione di Kahn 6. Esame di sangue per la reazione di Menicke 7. Esame del sangue per la reazione di Wassermann 8. Esame com pleto chimico e microscopico delle urine 9. Esame dell'e spettorato 10. Misurazione della pressione arteriosa 11. Radioscopia del torace 12. Teleradiografia del torace (Raggi X) 13. Visite consultive per l'idoneit coloniale 14. Consultazioni d'igiene (alimentazione, casa, lavoro vestiario, sport, ecc.). _..,............._,. ... r.r..ouo Oltre al servizio Medico della Direzione Gen. in Roma IVUO<'YVVI:X1 G i s o 11 et i 11 t 11 z i 11 e i Centri Sanitari di Torino, Milano, Bolzano, Padova, Trieste, Bologna, Ancona, Napoli, Messina e Cagliari, nonch i SubCentri di Venezia e di Trento. Sono in preparazioue i Centri di Genova e di firenze e in istudio quelli di Bari, Tripoli, ecc. Sono in funzione anche numerosi Consultori nelle citt pi importanti. le Jn-iucittafi citt italiane, a couaiuciare dai capolnoglai di ne, in breve volgere di tenapo saranno dotate di nn tJeutro Sani-llelP Jstituto N az. delle Assicurazioni tterfettamente attrezzato


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[Roma :
b Societa anonima Istituto romano di arti grafiche di Tumminelli],
March 20, 1939
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Italy
x Race relations
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1 773
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