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Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario

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Material Information

Title:
Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario
Physical Description:
Serial
Publisher:
Società anonima Istituto romano di arti grafiche di Tumminelli
Place of Publication:
Roma
Publication Date:
Frequency:
semimonthly
regular

Subjects

Subjects / Keywords:
Race relations -- Periodicals   ( lcsh )
Jews -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Race relations -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Genre:
periodical   ( marcgt )
serial   ( sobekcm )

Record Information

Source Institution:
University of South Florida Library
Holding Location:
University of South Florida
Rights Management:
All applicable rights reserved by the source institution and holding location.
Resource Identifier:
usfldc doi - D43-00034
usfldc handle - d43.34
System ID:
SFS0024306:00034


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" Uomini siate, e non pecore liWtte, s clae 'l Giudeo di voi tra voi non rida!" (DfUate _YJ . . A N NO 111 N. 4. SPEDIZ. IN ABB. POSTALE-20 DICEMBRE XVIIJ UOfi-1/.E\TiZIO\E Ul \RIO L.1 . .. DIRETTORE TELESIO 'IN .TE. RLANDI

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2 ANNO III N. 4 SOMMARIO 20 DICEMBRE XVIII SCIENZA SILVESTRO BAGLIONI: CONTJNUIT A' DELLA RAZZA; FERDINANDO LOFFREDO: IL SIMBOLO PIU' ALTO; PAOLO NUUO: RAZZA E STORIA; GIUSEPPE COC CHIARA: TRADIZIONI NATALIZIE DELLA NOSTRA RAZZA. POLEMICA G. DELL'ISOLA: STORIA !T ALI ANA DAL PUNTO DI VJST A !T ALIANO; MARIO BACCIGALUPI: I DELITTI CONTRO IL PRESTIGIO DI RAZZA. DOCUMENTAZIONE I. EVOLA: LA RAZZA E LA GUERRA; GUIDO LANDRA: L'UOMO FOSSILE QUESTIONARIO L'EDUCAZIONE DELLE MADRI; PROSPETTIVE DEMO GRAFICHE; POPOLO E CINEMATOGRAFO; DIFENDIAMO I COGNOMI !T ALIANI; ecc. ecc. PENSIERI DI LEOPARDI I MANOSCRITTI ANCHE SE NON PUBBLICA TI NON SI RESTITUISCONO GLI UFFICI DELLA "DIFESA DELLA BAZZA" SI TROVANO IN BOMA -PIAZZA COLONNA '!:: (PORTICI DI VEIOI TELEFONO 67737 -62880 Per combattere l e m a l a t t i e dell'inverno PRODOTTA INTERAMENTE IN ITAUA montecatini si.cww ul ef{icace. cottbw: INFLUENZA RAFFREDDORI NEVRALGIE REUMATISMI

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I'STITUTO .NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI I VANTAGGI VITA. PER LE PERSONE A -BBIENTI L'assicurazione-vita rappresenta U!:la tutela preziosa e insostitui bile per le peraone che godono di buoni redditi. ma ancora non si sono formati una sostanza, ma rende servizi segnalati alle persone che gi dispongono di un patrimonio costituito. spieghiamo come. Ben pochi risp_armiatori manteng<>no i loro averi sotto forma liquida, in depositi bancari o addirittura in tesoreggiamento infruttifero di biglietti di banca. Quasi tutti invece hanno il loro patrimonio investito in beni produttivi terreni, case. aziende industriali o commerciali -oppure in valori rappresentativi, come titoli di Stato, cartelle a reddito fisso, azioni di societ anonime ecc. Orbene, chi amministra con oculatezza il suo patrimonio, si guarda con ogni cura daf pericolo di doverne realizzare con fretta anche una sola parte di esso, essendo ben noti i danni che derivano dalle liquidazioni forzate e dalle vendite in un periodo fisso e ristretto di tempo. Orci ci pu molte. volte in caso di successic.ne, per il pagamento delle tasse successorie, dei legati ed altri oneri dell'eredit, che non ammettono dilazione. n saggio amministratore della propria fortuna deve. pertanto preoccuparsi subito, se. gi non l'ha fatto, di questo pericolo, i' perci provvedere a lasciare ai suoi successori ed eredi una .somma liquida, prontamente incassabile. colla quale essi po tranno far fronte a tutti gli impegni e a tutte le necessit, senza dover procedere a realizzi affrettati e dannosi, e senza incorrere in debiti. Questo risultato si ottiene in modo perfetto mediante una POLIZZA DI ASSICURAZIONE SULLA VITA. Con tale mezzo infatti, colui che possiede titoli, aziende, terreni. fabbricati ecc. pu mettere a disposizione di coloro a cui vuole lasciare tali beni in eredit, una somma liquida pel pagamento delle tasse di successione, che essi molte volte non avrebbero assoiutamente modo di versare se!:lZa ricorrere all'alienazione di una parte ingente delle cose ereditate o senza contrarre debiti. PER AVERE NOTIZIE PI PARTICOLAREGGIATE BASTA RIVOLGERSI AGLI AGENTI D'ELL'ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI

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ANNO III -NUMERO 4 20 DICEMBRE 1939-XVIII ESCE IL 5 E IL 20 DI OGNI MESE U N N U M E Il O S E P A R A 'l' O L I R E l AB DON A MENTO, ANNUO LlR.E 20 SEMESTRALE 12 ESTERO IL J)Ol'.PIO Direttore: TELESIO INTERLANDI Comitato di redazione: prof. dott. GUIDO LAND RA prof. dott. LI D lO CIPRIANI-dott. LEONE FRANZI dott. MARCELLO RICCI dott. LINO BUSINCO di redazione : GIORGIO ALMlRANTE SCIENZADOCUUENTAZIONE POLEUIC4 OUESTION/lRJO Signo r Direttore, Oggi stesso h o awto la gradita sorpresa di la "Difesa della Razw ". PenstJvo che tuUo fosse svanito, u tau.sa della guerra, ma constato che l'Italia con tinua a v i ve r e fortementa La presentazione splendida per gli autor i r tecnicamente alle-stita con brio. Per quanto mi conce rne personalmente ve ne esprimo i miei migliori ringraziam enti. Mi permetto anche di crede r e c he l a mia f11Csen zu, nel momento attuale. tra tanti "laureu/.i ", non pu essere, nei riguardi dell'opiH ione italiana, eire t > antaggiosa p er il mio paese-. Vi pr ego, ecc. GIORGIO MONTAN DON S lima tissi m o Signore, Solo oggi vengo a ringraziurVi per tutte le c ure. che Voi aveste per il mio a rt ico lo Lo Realt della Razza". Il numero riuscito s pl endidame nte. Il mio articolo fave/e splendi. damcnte illustrato con figure prese dai miei primi libr i e dai miei primi articoli. Mi sorprD.1de donde Voi abbiate preso tulle quest e cose Desidero per questo come vi ho de llo, co rdialmente ringraz iarVi. E spero che questo numero rwr ra/forz.a:. o e diffuso il movimento razzistu in l tali a Con cordiali saluti ''o.
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dei San e Bernardino: della lunetta sopra la porta. Uno dei problemi centrali e pi impo.rtanti delo studio dell a razza, vicino a quello della determinazione delle qualit fisich e e morali che caratterizzano le varie razze e che ne stabiliscon o per cos dire, la fissit spzto e nel tempo. quello della loro durata nei secoli, ossia della loro sopravvivenza della loro co ntinuit. Si conoscono razze che hanno preceduto nei secoli le attuali e che sono scomparse, per l oper a deleteria del tempo e per le razze nemiche che le hanno sopraffatte e sommerse; altre, invece, che in virt delle lor o doti di resistenza e di forza, oltre che di adattamento alle nuo Ye avverse fortune, hanno resi s tito nella feroce lotta c s i son mantenute integre sino aH'epoca odierna. *** Il problema dei fattori che hanno permes so la durata e ia continuit di queste razze non ha soltanto importanza p er lo studio storico, ma ha anche importanza pratica, perch ci fa conoscere i mezzi e le virt di resistenza e di rafforz a mento di vitalit e di energia. con cui s on riu s cite a contr o battere le avverse vicissitudini. j . D a.,?.a di l

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P e r co no H : e r e questi fattori, neces sario ten e r di s tinti 1 c o ncetti di razza di nazione e di popolo. Non infatti detto c h e la scompars a politica di una nazione e di un popolo, p e r la mom e nta:nea supremazia di altra nazione dominatrice, s i g ni f 1 c hi la scomparsa di una razza la quale pur e s sendo dominata dalla nazione pi agguerrita e pi forte, pu ancora s opravviver e e mantenersi inalterata nei suoi costumi nel suo patrimonio a rti s tico culturale letterario, verbale. Anzi pu anche avvenire c h e per queste sue doti di civilt superiore riesca a dominare per s ino il popolo e la nazione ch e l'ha inva s a e politicame nt e dominata Nume rosi sono g li e sempi di ques ti c a s i sui quali 11011 nece ssario in s i s tere. P r e me qui invece volger l'attenzione _ai fattori che s i dimoadatti alla conservazione della razza nel tempo. Q uesto problema ha un a spetto puramente s cientifico e un ultr o prettamente psicologico e morale. Scientificamente i fattori della c on s ervazione della razza s on o gli s te ss i che agiscono per la con s ervazione della s p ec i e : l a t ras mission e ereditaria de g li elementi g enetici detti Licin io Perugia Chiesa dei San ti Andrea e Bernardino: dettaglio. della lunetta so-pra la porta.

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c he dai genitori (padre o madre) avvine materialmente ai figli La particolare struttura statica ( morfologica) e dinamica (fun:t.ionale) degli elementi trasmessi (geni) variante da specie a specie e da razza a razza quella che determina fatalmente lo sviluppo dei caratteri fisici e morali della prole, .;econdo l e leggi dell'ereditariet e della variabilit (MENDEL e altri). E' questo un aspetto puramente obiettivo e scientifico, che non necessario qu ulteriormente sviluppare. E sull'altro lato che desidero richiamare l'attenzio'ne: quello cio inteso soggettivamente, come sentimento psichico e morale della conservazione della razza. Sono i se ntimenti che io ho indicato col nome di sentimenti geneti ci, quelli che adempiono a questo importantissimo cm pito sociale. Di questi s entimenti genetici, oltre quelilo strettamente sessuale o dell'amore, nel s enso pi largo e meglio inteso, che i no stri antichi facevano provenire dal dio Cupido l 'amore dei figli e della prole che agisce come vero sentimento delila razza. Non idea nuova e peregrina quella che finch 1iei popoli e n e lla razza <> mantenuto integro 6 potente l 'amore e il culto dei figli ha prosperato il destino sociatle e politico; col decli nare di tale sen timento ha sempre coinciso fatalmente la denza e la scomparsa della nazione e del popolo, che ha dovuto cedere alla invasione di altre razze pi numerose di figli forti e d es uberanti. Nell'epoca pi fiorente del popolo romano al tempo della Repubblica, l'amore dei figli era celebrato come preclara virt. A tulti noto l'epis odio di Cornelia madre dei Gracchi che alla s ua amica orgogliosa di mostrarle i gioielli di oro e di pietre preziose attese il ritorno dei suoi figli dalla scuola per dire che quelli erano i suoi g ioielli. Quando nell'epoca s ucce ss iva del medio e !;>asso impero co ll 'allargarsi del dominio, sorse ro j ricchi e i plutocrati s i inizi fatalmente il periodo della decadenza appunto perch la c ategoria dei privilegiati ricchi volendo mantenere in pochi membri della fami glia il pingue patrimonio Mvito, cess di ama-s (Andrea del Sarto)

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re la prole numerosa ca dendo in preda alla corruzion e dei :>tumi presa so lo dai godimenti personali edonistici. Fu allora che presso la nobile societ romana la parola prol e tario acquist quel se n so di spregiativo, o n se rvato Gno a i nostri giorni, e c he s i conserva ancora presso l e democrazie plutoeratiche. Ma non la no stra nazione, che per \ o l ere d e l Duce s a oggi celebrare con balda s icurezza la Prolificit:. delle Famiglie Fasc iste ricono sce ndo c he so lo nel numero dei figli sani che la Patria pu fare affidamentto per la sua gr;mdezza presente e ftt'@ura. Anche n e lle vicende passate della nostra razza dobbiamo sa per ben di stinguere g.ii eventi del dominio romano da quelli della ri cc a e forte compagine dei popoli italici. Il se ntimento di razza, che come ho detto implic ito nell'amore d e i figli un sentimento antichiss imo e profondamente radicato nella no stra stirpe, e d proprio ad esso c he dobbiamo la millenaria esistenza e forza della nostra magriifica razza: Nell'interessantissimo museo di f..apua ( un tempo fiorenti ssima c itt campana dei s ecoli VI V e IV. Hl a. C. e che teme te s ta per molti anni alla potente Roma l so)lO rac co lti monumenti di pietra rappresentanti in forma. s ia pure, rozz a ma s ignifi cativa la figura solenne di donne formos e che r ecano in g rembo uno o due o tre bambini, avvolti in fa sce ( c ome ancor oggi u so presso le famiglie dei no s tri \'iili ci) e c he, se condo l 'opinione con<:orde degli archeologi, prove ngono da un grandioso tempio de dicato alla Dea della Maternit (Ma tuta ), alla qual e le donne :campane prolifiche e amanti dai fi gli r eca vano in dono il simbolo della grazia ottenuta. in forma di :;tatu e muliebri aventi in grembo! i figli appena nati e lattanti. L'amore dei figli c he potremmo anche chiamare culto della prole. che questi insig t ni ci attestano nel modo pi e loquente da poter se rvire c ome simbolo della no stra razza s in nei tempi pi antichi preromani, di popoli itaiici viv e nti pro\ari secoli avanti la nostra era, s i mantenuto integro e sa ldo presso la no stra stirpe non inquinata e corrotta da id eali e d on i s tici, ossia press o tutte le fami g li e a g ri c ole italiane. (Correggio)

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Non puro caso fortuito, che tra le madri pi prolifiche, che hanno avuto l'onore di essere ricevute dal Duce erano numerose quelle degli agricoltori Per una sana famiglia di agricoltori (s pecialmente nella s ua forma migliore di ordinamento e co s ti tuzione della mezzadria tOS COumbnl-marchigiana e roma g noJa ) infatti la venuta di un nuovo figlio salutata con gioia, perch esso nel patrimonio s entimentale s e vogliamo, alquanto mat e rialistico del c ontadino rappresenta un futuro collaboratore e s oste gno della vecchiaia. Non meno numerosi e ancora pi s i g nificativi documenti di que s to profondo amore dei figli che caratterizza la no stra 3 tirpe, po ss iamo trarre dallo s tudio e dalla vi s ione panoramica che le pi di sparate produzioni artistiche ci offrono nel campo dei pi g randi maestri della scoltura e della pittura. Il fiorentino Orca g na c ontemporaneo e s uc c essore di Giotto s colpis ce nel Tabernaco lo di Ors anmichele una madre col putto al s eno ; Ma s accio nel s ecolo s uc c e5sivo ( Quattro entol dipi1,1ge una for.' (Correggi-o) m o s a M ad o nn a c ol Bimb o al se no ; che nella loro g randio s a s ol e nnit muli eb r e ri c ol'dano i monumenti di Capua M a nel C inque ce nto clW fiori s cono i capola vori arti s tici in tutti i ca mpi, quindi an c h ein quello dedi c ato alla figurazion e d e i putti. Ness un o dei pi g randi artis ti di quest o m e raviglio s o s ecolo nel qu a l e l'Ita lia per o pinione indi sc ussa rifulge s u tutte l e a ltr e la trascurato di la sciare un eloquent e documento del loro particolare s tudi o per l a raffig urazion e del bimbo. Fu soprattutt o il motivo d e lla Madom l a con di v in Bambino (alla r e ligion e c ri stiana s i d eve / ri co no scere inne gabilme nt e un prodigios o im pul s o nell ele vare l'amore e il culto d e l bambino c,ola divina c r e d e n za d e ll in c arnazion e umana del Redentore) c_he aliment l a ri cca e ma g nifi ca se ri e d e ll e rappres entazioni. . . .. Raff ae ll o e b be d ei bambini un id eale fanta-sticp,I t el quale pi c h e l e movenze e f atte zze r eali di bimbi viventi parlano.la pro-. fo ndit d e gli occhi e l att egg iamento se rio d e l v olto q u a s i sotto IO i pres entimenti di un'anima adulta. Michelangelo trasporta nelle fattezze dei bambini la sua anima fiera e quasi selvaggia di energi:1 e di violenza Sono specialmente gli allievi di Leonardo che c ercano di scrutare' i profondi, reali sentimenti della g razia dei bimbi. E su lutti eccelle in questo merav iglio s o culto delia grazia dei bimbi il Correggio. Fu in questo particolare amore di tutte le movenze e grazie dei putti, da lui cos riccament e profusi nei suoi affreschi e nelle sue tele guidato dall'amore reale per il suo figlio. Pomponio, che la s ci irru et appena dodi cenne, ai propri genitori morendo in et di quarantacinque anni ? II culto artis tico dei bimbi si continu negli artisti dei s ecoli s uccessiVI. tra ess i ricordiamo alcune opere del Genoves e G. s. Gaulli (Baciccio ), che fu particolarmente felice nella figura zione dei putti. In questa rapidissima rassegna delle arti che celebrano il culto dei bimbi, s arebbe una grave lacuna s e non ricorda ss i an che l 'arte letteraria e mu s ic{lle che nella bocca d e l no s tro popolo (Correggio) da sec oli dedi c a al bimbo una delle forme artistiche pi sedu c enti e c are qu ela della Ninna nanna. Non mancano pic c oli g ioielli di arte mu s icale che s ommi maestri hanno compo s to s u que s t o motivo. SENTIMENTI GENETICI ED EUGENICA M a non s ono questi soltanto i s entimenti e i moventi p s ichici a cui do b biamo fare appello per la g randis sima maggioranza ; sar sempre pic colo numero di eletti e di colti ; che potranno attin ge r e al culto delle opere atrt.istiche alimento e fiamma p e r i >'entim e nti ge n etici. E al se ntimento e all'is tinto pi intimo e pi profondamenr e radicato quello d ell'amore dei figli che fatalmente e n e .tura.l mente c i prov iene dall e le ggi _fondamentali della no stra v ita o rgani z zazion e fi s iologic a, quell i stmfo cio che corrisponde a l l imp e rio E o bi s ogno clelia continuazione di noi s tessi nei no .,;Lri fi g li e c h e non pu t r ovare po ss ibile contras to s non coll' a ltro

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,.,.. . / ... , 1\ 12 istinto della conservazwne di se stessi. individualmente e sentiti. Con la ste ss a formidabile ragione per cui il progresso di ,-ociet e di ogni civilt avvenuto e avverr. secondo il principio che eleva il bene pubblico al di sopra del bene privato. dovr sempre prevalere la legge e l'imperioso bisogno della con;:ervazione della specie su quella egoistica dell'individH':l. Il concetto della socit>t non si limita solo all'odierno numerc> dei viventi adulti, ma abbraccia con una sinte s i spirituale, no n meno vera e poss ente, tutti i viventi passati e specialment.! futuri: poich da questi ultimi che dobbiamo allen(lerci non solo la continuazione di noi e dei nostri beni attuali, ma la loro elevazione e il loro progres:;;o Dobbiamo, cio fare appello a quel nucleo f ondamentale de i sentimenti, c he sembrano pi sviluppati nell 'anima femminil e ma c he sono anche, forse ;a parte migliore e pi elevata dell'anima maschile dei sentimenti e istinti genetici intesi non com e innaturale sdoppiamen. to della ;::oddi!.fazione sessuale erotica, ma nel desiderio e nell 'amore dt'i figlioli. Dobbiamo tutelare e risal:lare sempre pi questo intimo focolaio di affelli, ben sapen do che in es5i sta il movente principale che regola le azior1i del campo se:;;suale. Ri saldare ed elevare sentimenti signifi ca da un lato farne conoscere e apprezzare sempre pi e sempre meglio il loro valore .;ociale e individuale, dall'altro 'emperart' e moderare sempre pi e 5empre meglio le tendeuze antagonis ti che -.:li un malintes o e sfrenato desiderio del proprio benes sere edoni s tico. Ma r>levare e coltivare l'amore dei figli significa anche per un altro riguardo compit>re opera eugenica. Non esiste so:derivano dalle s coperte delle scienze biologiche e medich e sulle cause determinanti la comparsa di prole degenerata o m 2 -nomata e un bene inteso amore. dei figlioli. Piuttosto che ri c or rere al mezzo repres sivo non procreare, che cozza c on l'istint:J e il sentimento di avere figlioli, anche qui preferibile il mezzo preventivo. Poich, le cause pi importanti che producono prol:.> menomata dipendono dalle condizioni patologiche o abnormi de g li organis mi dei genitori, tra cui le malattie sociali l e intossicazioni chiaro che l'opera dell'eugenista dovrebbe con ;;.istert' nel prevenire queste cause debilitanti la stirpe prima cluagis<:ano insediando;;.i nell'organismo dei genitori. Io s on convinto che molto si potr ottnere s u questa via: ma sarebbe utopia il credere. se non altro per la ristrettezza del tempo t' per l'inderogabile necessit di provvedere alla nostra epoca. che solo con mezzo si 'faggiunga un pratico :ilne, almeno se non s i vuole attendere, con le braccia incrociate. che i benfici effetti di questa propaganda si manifestino a lunga scadenza. Credo che si possa provvedere ancora nel frattempo cercando di diffondere sempre pi specialmente pres so la giovent ;'in dall'inizio della sua vita sessuale le conos cenze scientifiche e i pericoli che pos sono derivare sia dalle malattie sessuali, :Ha dagli abusi e dalle intemperanze. Si deve cercare. cio, di allargare sempre pi l'amore de fig:i. ancor prima che nascono. E' questo prenatale amore de i figli che deve e s sere il movente principale per trattenere i gio vani dal pericolo d'incorrere nelle malattie e nelle intossica zioni c he d e bilita:ndo il loro organismo, fieramente colpisconc i loro organi germinali. Amare i figli prima che nascano vuoi dire preservare gelosamente questi organi da ogni possibiL e causa di debilitazione o inquinamento. Una be ne ir11t>sa eugenica dovrebbe poggiare, per il 110. tr o popolo: su ques ta base di fatti e di sentimenti SII. VESTRO BAGUONI Direttore dell'Istituto di Fisioloria Umana della Regia Universit di Roma

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1La potenza demografica di un popolo, e quindi primo fat ture della sua potenza politica, deriva immediatamente dalla fecondit delle sue donne Fertilit fisir.logica ed effettiva ferti lit o meglio fecondit generica e sono espressioni tecniche delle scienze biolQgiche e statistiche che dnno a quella verit un valore numerico. L 'e fficienza qualitativa di un popolo, e quindi un fattore an c h 'ess o primario della sua potenza politica, deriva pure in gran parte dalle caratteristiche fisiologiche e biologiche delle sue domfe. La scienza medica afferma che la donna geneticamente sana tende a neutralizzare nella prole, le tare ereditarie o i difetti acquisiti del marito Nel campo della volont l'influenza della donna e quindi della madre s ull'evoluzione quantitativa e qualitativa del popolo egualmente manifesta e preponderante. La generalizzata eman cipazione della donna s ostanzialmente uno de g li aspetti pi nuovi dell'evoluzione s ociale moderna ed pertanto fondato vedere s oprattutto in J.a causa della volontaria limitazione

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della prole. Se poi si considera che nell'ordine morale l'indi rizzo delle cosidette lite;; dato dalle donne, e che le lites nella societ moderna esercitano una p otenza di gestione che non ha confronti co,n il passato la decisiva influen za della donna nel s ettore demografico ne viene ulteriormente confermata. La nostra razza nella quale domin sempre una concezione ottimi s tica della vita, un sereno senso di fiducia nell'avvenire e lo prova la continuit del pensiero demografico italiano, :3empre e nettamente popolazionistico, dalla Roma dei Re all'Impero Fascista comprese per istinto quell'altissi mo valore della donna; e il popolo italiano costantemente, in tutte le fasi della s ua evoluzione storica, rispett e tramand un assieme di principi basila1-i nella definizione dei cmpiti, delle prerogative, dei diritti e doveri reciproci dell'uomo e della donna. Sulla fermezza di questo atteggiamento i1,1flu certo moltissimo lo spi rito della famiglia, inscindibile dalla venerazione tradizionale della madre e della donna; 11pirito che in pi occasioni (nell'e po ca della riforma protestante e in .quella dell'infatuazione per. l individuali s mo rivoluzionario ad esempio) tenne lontano il nos tro popolo da quegli eccessi di cui poi s i dovevano altrov:! e recentemente esperimentare le estreme conseg-uenze. L'atteggiamento del nostro popolo nei riguardi della donna si vu riassumere nel principio della netta differenziazione e della precisa gerarchia f ,ra i sessi; diffe11enziazione e gerarchia lontane per da qualunque estremismo, anzi concepite in un'atmos fera di solidariet e di collaborazione. Forse non errato vedere nell'istintiva tendenza alla differenziazione e alla gerarchia fra i sessi una prova ulterion! della sanit della nostra razza, in Lillo in culla": di Andrea Spadini ...

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ad atteggiamenti che. in alhi popoli rivelano l'at ten u az ion e o l'allerazion c del sano i s tinto gene ti c o. :VIa que:::to atteggiamento del no st ro popolo nei ri guardi della donna e d ella filmi g lia s tato sottopo s to ad uria durissima prova durante g li ultimi cenlocinquant'anni: prova laJllo pi difficile in quanto rnancata l azione -dello Stato c h e difendes se la razza nei s uoi Yalori fisici e s p irituali. Un ese r c ito intero di nemi c i ha as salito le posizioni sempre pi indifese, d e ll a n 'ostra sana In primo luogo: l evo i 11zione filosofi ca, esa ltatrice dell'indjvidualismo fin o a distrugger e l o ;.tess o ambiente immediato attorno all'idividuo, la famig lia ; l'evoluzione d e ll a sc i e nza e d erta vita economica an c h 'esse esaltatrici dell'individualismo e quindi alleate nella d emo lizion e dell e difrse eco nomi c h e d ella fami!!l i a; l o :;vilupp o del m aterialismo in contrastato nell'ordine fiiVorit o dall'orga n izzazion e produttiva. Ebbe ne, tutto qu esto compl esso di mali c h e alla lun ga non potevano non contaminare il nostro organis mo socia l e indifeso -rli orig ine esot ic,\. Per convincersene basta, ad. ese mpio, t>l e n ca r e proprio quelli c h e hanno alterat o l a nostra co n cez ione Lradi z i onale della donna e quindi della famiglia. Il primo 'indizio della vo lont di so vvertire l'antico ordine d i c o se s i 3\"Verte in Francia, durante la Rivoluzion e quando De K e r a li o presenta il Cahier des dolan ces d es f em mes e quando M De G o u ges presenta, a sua volta sebbelle 3t>nza fortu na -la Dichiarazione d ei diritti d e lla donna "Ave Maria": di Art;uro Faldi

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e d ella c itt a dina. L'occupazio n e extradome:;ti c a della d onna r : h e a" "'um e agli ini z i a s p etti p articolarmente pie t os i l a c:on,_;eguenz a del produttivo d 'orig in e a n g lo,:;a ssone c d e l principio egualmente a n g l os a ssone d e l non inte rv ento d e i puhhlici p o t e ri E' un soci a li sta franceo;e, F ourie r co lui c h e per l a prima vo ll a p a rl a di em a n cipaz i o ne d el l a d onna. Sono a n g-l o,.assoni e fra nce,-;i i propagandis ti d e i due sess i d e l f emminis m o e d el l'em a ncipazi o n e d ella d onna in tutti g li asp e t ti. rla q u e ll o eco n omico a quell o sess u a l e. Cos come d 'orig in e e s o t ica l a pro paganda dell 'infedelt coniugal e e d e i di sordini i ese r c it a l a la l e tt e r atura, il t eatro e -pi tardi, il c in e ma. E co" fin o a ll e pi r ecenti m anifes tazi oni d ell'em a n ci p az i o n e f emmini l e e del ripudio d e ll e conc e z i o ni tradizionali s u lla f a mi g li a : mascolinizzazione d ella donna, [rucc o impudic i z ia pro mi:;cnit amore s t e ril e e co n s e g u enza ultima c h e tutte l e riassume e c h e di tutte esprime il d e l e terio effe ll o d e mogr a fi co inte rse3:;u alit c io avvento di uno s t a t o fi siolog i co e p s i co logi co dehole attrazione r eciproca d e i s e ssi. La l otta contro tutti q u es ti mali di ong m e esotic a un a manife s tazione d e ll a n ostra riacquis t ata cosci e nz a di r azza. Non hast a operar e solt anto sul t erreno bio logi c o c i o v o l ge r s i -olta nto a r affo r zare l a r azza, e p e r l a d onna n e l fi s i co. 16 o p e r a r e :::o!tanto n e l campo spiritua l e, c io f a r ri naseer e alleggia m enti c h e ;;iano in armo ni a co n la co n cezio n e tradiz ional e d e ll a fam. i g li a e d e i cmpiti d e ll a donna. E n o n n emme n o s uffi c i ente o p e r a r e :;ul :::ol o t erre no economic o c io eliminare tutte l e d e t erminanti e l e g iu s t ifieanti e co n omic h e d ell'emancipaz ion e f emminile. Bisogna agire contemporaneamente d a ogni lato : gradualme nt e m a d ec i s a m ente :'Opprime r e ogni pre t es t o d e ll a emancipaz i o n e inte ll etluale_ di que ll a e c o n o mico-profess ion a l e e d i quella moral e P e r l'eliminazio n e d e lla emancipa zion e inte ll elluale g i qualche util e pre m e!";;a pos t a : c h pre m esse in q u e.'il o ,;en:;;o dehho n o esse r e co n s id ernte l e iniz i a tiv e intese a f omire alln d onna un a preparaz i o n e familiare (ad esempio l insegnamento d ell'ig i e n e in f a nt i l e e d ella puericoltura n e l :e sc u o l e m edie) e soprattutto i principi san c iti in m a t eria d ella C arta d e ll a Senola P e r dell'e m a n cipa-"La Vergine col bambino": di Giovanni P edrini

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zione intellettuale non va intesa nel senso di un ina:mruis s ibile abbassamento del livello intellettuale della donna; bens nel ;;enso di un orientamento dell 'istruzione femminile ai fini di un il uminato, perfetto governo domes tico E ba s ta pensare a quale copia di cognizioni dovrebbe possedere una moderna padrona di c a s a onde il suo regim e familiare fosse in armonia con il progrt>ss o s cientifico, per convenire che mai sarebbe da temers i un a h bassa mento del tono individuale; tanto pi se s i riflette alla diversa preparrazione che anc h e per la donna e s ige l'apparte-n e nza a diverse catego)ie sociali. Per l'emancipazione economico-professionale s i andati pm in l di qualche semplice premes sa. I tre pri n cipi: dell'as segno familiare (specialmente dopo la recente es ten s ione a favore d e lla moglie) dell'ass icurazione ai superstiti e della limitazione del lavoro femminile c o s titui s cono la base nece ssaria e suffic iente onde conseguire, con applicazioni corag giose. la comple ta eliminazione dell 'emancipazione economico-profess ionale del la donna. : Ma anche in questo campo sar necessario e\ itare che un vantaggio s i accompagni ad un danno: oc correr c i() far s c he la diminuzione di produttivit derivante dalla minore part ecipazione della donna al proce sso produttivo trovi un com p e n s o nell'accresciuta produttivit e nella diminuita aliquota di c on s umo delle economie familiari. E non facile riuscirvi ; eos come non facile far s .che si elevi la frequenza dei matrimoni e si abbassi l'et media delle spos e, ;;eppure s i debba riconoscere l'utilit economica e morale di un matrimonio certo "La Madonna col bambino": di Nino Pisano -.. La Vergine del Cuscino VerdE!": di Andrea Solari e precoce per tutte le donne che in avvenire non dovrebbero pi e ssere o ccupate in attivit extradomestiche. Infine occorrer affrontare, con misure pi efficaci -di quelle finora adottate, tutte le manifestazioni dell'emancipazione morale: dal trucco alla moda impudica, dallo sport alla promisc ui t ecce;; s iva. In questQ campo, inf atti bisogna ricanQscere che finora. nonostante i buoni propos iti non si fatto nu Ila e. nonostante le varie affermazioni retoriche. si ottenuto ancor meno Ed proprio la rinata coscienza di razza che deve costituire qui il pi potente alleato: quale maggiore offesa al nostro orgoglio di razza dell'insulsa imitazi()ne della donna straniera, scimmiottata nel vestire ... e nello ve5tirsi presa a modello persino nel colore dei capelli e della carnagione? Alla politica della famiglia e della razza si impone un imperativo: ridare alla donna italiana l'antico patrimonio delle virt tradizionali, restitui:rle l'orgoglio cosciente di essere il fattore decisivo della forza numerica e dell'efficienza qualitativa del popolo. La reazione all'esotismo, la conquista di una completa autarchia spirituale, oltrech economi.a, debbono comprendere la realizzazione di questo importantissimo postulato morale e politico. FERDINANDO LOFFREDO della R. Universit di Perugia 17

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] b Milano La Storia, statua del monumento a Cavour (A. Tandardini) avvicinare i due concetti di ; vivo lo studio in wtro), vien fatto di dorazza e di storia in modo che mandarsi se la tecnica per amore di vefra loro il rapporto da causa ad effetto? riJ e di precisione -non abbia sottratto Lo studio dei problemi della razza trover troppo alla fantasia e all'intuizione rispetto alla storia un ottimo impiego me-Gli scienziati sono pregati di non farci todologico o dovr in avvenire -c ol prooggetto del loro compatimento per questa gtedire delle innumerevoli che riflessione pi che legittima. E' un fatto, lo compongono eSsere considerato il veche ; 1 significato preciso della parola razza ro e sostanziale fondamento per una re-ha subito delle corruzioni, sia in ordine ad visione della storia dell'uman it? una restrizione, si?. in ordine ad una ampli-Se si pensa che agli albori degli studi ficazione di ci che vuole esprimere E un del concetto di razza troviamo due cultori fatto che ogni stud : oso di tale questione di discipline sto:he: Amedeo e Agostino ha dato del concetto di razza una defiThierry, cui seguirono subito altri storici e nizione tutta propria e spesso non concorpensatori, e ai nostr i giorni invece la soludante in nulla con le definizioni precedenti zione d;) tale questione rivendicata quasi o seguenti E' un fatto che le maggiori diesclusivamente da uomini di scienze cos : dvergenze di metodo, le pi aspre critiche dette positive (quelle che misurano squa dei risultati, le pi contradittorie impo-drano, distillano mescolano soluzioni in stazioni di ricerche si verifican o proprio alambicchi, scrutano, innestago, coli!: vano nel campo scientifico I filosofi, gli storici, germi e bacilli e preferiscono allo studio pensatori hanno ; com' loro costume, o .lS RAZZA accettato o negato un problema della razza ma sempre esaminandolo da quella conve niente a ltezz a che permetta uno sguardo sintetico Con questo non vegliamo attribu : re a priori ai soli di discipline stori che, filosofiche o sociolo giche il diritto di giudizio. Anche tra questi ultim:;, tenta tivi involontari di intorbidare le cose non sono mancati, specie se si riflette alla for m C dabile barriera posta dai religiosi cat tolici i quaj } si rifiutano senza discutere di accettare la questione dell eredit del l'anima importantissimo fondamento questo per stabilire una correlazl ; one tra. razza e storia; se si riflette all'accesa fina lit nazionalistica che ha preso presso al cuni filosofi e storici il problema dell a razza, e alle violente forme di ant:.razzi smo, nell'ideale nome di un malinteso so cialismo, o in obbedienza a interessi d i m.tura prettamente massonica Ci basta sol tanto porre per ora la pred:!sa domanda se tutte le discipline di carattere tecnico-scien tifico non debbano essere considerate n pi n meno come discipline ausiliarie, che nel loro rnbito risolvono particolari pro blemi sull'argomento razzista, la cui ultim a elaborazione va affidata esclusivamente a i cultori della storia dell umanit. Poich la conoscenza di un organismo considerato nel suo insieme, subordinat a i n tutto e per tutto alle singole conoscenze delle parti che lo compongono si finit o col credere che la somma di queste ono scenze singole possa darci appieno la cono scenza ultima e sintetica dell'organismo stesso. Ma non cos. Se l'opera associat a di un dendrologo, di un geologo, di un bo tanico, di un tecnico agrario, di un espert o agricoltore non potr mai dirci in mod o esauriente in che consista la vera essenz a di un albero, senza che prima tale somm a di conoscenze sia passata attraverso il la voro unificatore delio storico, potranno dircelo separatamente i dendrologi, : bot a nici, i tecnici agrari, gli agricoltori? Ma c' una considerazione di ben mag giore importanza. Quando tutti gli uomin i di scienza, siano essi etnografi biologi, an tropologi, si fossero messi d'accordo sul!<. interpretazione scientifica del problem ? della razza e ne avessero una volta per sem pre chiarite l'origine e l'evoluzione, le cau se e gli effetti in modo accettabile da tutti sicch in sede strettamente scientifica il pro blema potesse cons i derarsi esaurito _esso non dovrebbe poi risolversi in sede pu ramente storia? Chi pu credere che l e generazioni fut'!re per studiare gli sviluppi

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STORIA di questa appassionante questione ricorre ranno fl:.uttosto a trattati di singole disci pline, le quali credono di avere per pro prio conto esaurito l'argomento, e ripercor reranno tappa per tappa le verit e gli error di ciascuno, invece di chiedere la pre cisa conoscenza del problema a potenti Sliltesi storiche le quali soltanto potranno ri solvere gli errori e mettere in maggior luce la verit? Ammesso che si sia riuscito a porre chia ramente la domanda a propoi,to della ne cessit affidarsi al giudizio ultimo dello storico su questo problema della razza, ci non significa aver posto con esauriente chiarezza i possibili rapporti che intercor rono tra razza e storia II discorso va messo entro i suoi giusti limiti L eredit dei ca ratteri somatid ; e psichici di un popolo pu essere considerata la principale se non la sola determinante della storia di questo popolo? Non cr e diamo che ci possano essere dubbi sulla risposta qualora si pensi agli stret tissimi leganti che intercorrono tra la razza t la storia del popolo ebraico. Trattare i due argomenti separatamente sarebbe un non senso; tanto maggiore in quanto ormai si tutti d'accordo neL considerare il popolo ebraico volontariamente esiY::atosi dalla storia appunto per obbedire a esi genze di carattere prettamente razziale Ma poich I'esemph del popolo ebraico potrebbe essere considerato -e a torto sospetto ricorreremo a un ragionamento in verso Un esempio cio di un impulso sto rico di un popolo in dipendenza della sua razza. Le pi importanti migrazoni di popoli o i punti cruciali della loro storia hanno sempre avuto per capo o fulcro del movi mento un uomo, un condottiero, che il r a ppresentante pi puro dei caratteri razziali d i questo popolo Non ci sembra che .ci siano eccezioni a questa regola qualora essa non si voglia generaiizzare. Anche quando le migrazioni o le conquiste sono determi nate da pi popolazioni riunite, e talvolta di razza dl.versa, il capo, la mente direttiva del movimento sempre un uomo che riassume in s i caratteri razziali o del po polo pi numeroso che serve da guida, o del popolo che ha determinato la migra zione e la conquista. La regola, ripetiamo non ammette eccesia che vengano considerate migra zioni e conquiste di popoli di gi solida cultura o civilt-quali ad esempio i greci, i romani gE arabi sia che si considerino popol! privi di civilt aL momento del loro Roma Palazzo Vaticano, Biblioteca "La Storia": di Rolfael!o Mengs movimento migr a torio: i mongoli, gli an glosassoni, i tartari. In sostanza i re i con dottieri i consoli debbono essere ritenuti come campioni delle qualit e difetti mor fologici e spiL(tuali, dei caratteri somatici e di una stirpe che affonda salda mente le proprie radici nella razza L'os servazione sulla pretesa decadenza delle stirpi regie le quali dovrebbero essere ri tenute frutto di commistkmi di famiglie, talvolta appartenenti a ceppi diversi, in contrapposto alla purezza razziale di fami glie popolari, non ci sembra taie da infir mare la nostra asserzione; e specialmente se essa venga riferita a popoli privi di civilt, presso i quali si conserva pi tena cemente l'endogamia. Peraltro, comincia a farsi strada tra al cuni dei migliori studiosi de i quali: cite remo ad esempio il Montandon la con vinzione, appoggiata da solide esperienze, della scarsissima o nulla influenza etnie?. che popoli invasori eserciterebbero su po poli invasi. Passata la dynamis dell inva sione, ognuno rimane l'esponente del proprio ceppo originario. Qui posta la domancia e tentatane un a possibile giustificazione ci limiteremo a mo' di conclusione ; a riferire quanto scri v e in argomento nella sua prefazione al libro d i M. Dottin : Les anciens peuples de l'Eu rope Camille Julian il quale, si. badi appartiene ad una nazione che per le pre messe culturali di cui si gloria, ostenta pur studiandolo di non credere ad un pro blema della razza : .. .la questione della razza, in qualunque modo si arrivi a risol-.. v eda, la questione pi importante delh storia de popoli Si pu dire quasi che noi non raccontiamo questa storia che per arri vare a risolvere questa questione della razza. PAOLO NULLO

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I V angeli, com' noto, nulla ci dicono sul giorno della nascita di Cristo. Furono i Cristiani d'Egitto a considerar2 il 6 gennaio come data della nativit: e tale data fu commemorata, si pu dire, fino al III secolo dalla Chiesa di Oriente finch, al principio del IV secolo, la Chiesa d'Occidente adott come ve,ra data quella del 25 dicembre: data, questa ultima, che anche l o Chiesa d 'Oriente fin coll'accettare. Uno scri ttore cristiano siriaco spiega, con grande franchezza, questa innovazione: Era uso pagano celebrare il 25 dicembre la nascita del Sole e cui si accendevano dei fuochi in segno di festa. Anche i C,ristiani prendevano parte a questa solennit e a questa festa. Quando i Dottori della Chiesa si accorsero che i Cristiani avevano una certa inclinazione per questa festa, tennero consiglio e decisero che la vera nativit dovesse essere solennizzata in quel giorno e la festa dell'Epifania il 6 gennaio. Per questo ha sopravvissuto insieme c tale costume l'usanza di ac---..-.._' cendere dei fuochi fino al giorno 6 I Pagani celebravano il Sole. I Cristiani, come ammette lo stesse S. Agostino, celebreranno, nel 25 dicembre, riconosciuto nel calendario giuliano, come il solstizio d'inverno, il creatore del Sole. Cos nasce la festa del Natale: ed una festa questa -la pi umana e la pi commoventeche avr in ciascun paese i suoi usi e i suoi costumi, i quali, aderiscono all'anima stessa del paese che li esprime. Gli usi e i costumi che, in Italia, accompagnano la festa del Natale trovano, indubbiamente, riferimenti e confronti nei paesi pi lontani; e a volte l'uso nordico dell'albero di Natale (uso che. ormai. da noi dovrebbe essere seppellito) s 'unisce colla tradizione, schiettamente italiana, del presepe, ed e lementi pagani .(quali ad es., debbono considerarsi i fuochi che s'accendono, soprattutto, in Abruzzo) si uniscono ad elementi schiettamente religiosi (la nascita del Bambino nelle Chiese, l'adorazione di Esso Bambino nel presepio ecc.). In questa fusione, di cui s 'alimenta i o tradizione natalizia, rimane tuttavia impressa l'orma pro -fonda, con la quale la nostra razza ha sapu lo segnare nel '-'-'"""'ll>!o'Sl>..__ no delle t r adizioni popolari il segno di una sua potenza rivelatrice la quale purifica le contaminazioni e tempra nel sano realismo cristiano il mutevole misticismo oriental e. * A questo realismo si informa e s'uniforma la pi tipica tradizione che accompagna, da noi, la celebrazione del Natale: il presep e. Un acuto studioso, i l Palese, 20 l l

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ha gi notato che <
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"Il presepio": da un'antica stampa Napoletano troviamo la scena del presepe popolata spesso di taverne o di venditori ambulanti). Insieme ai pastori che raggiungono un'autentica dignit d'arte per la duttilit dei loro movimenti e dei loro atteggiamenti, l'artigianato ci offre, poi, dei pastori, di creta o di legno, che fanno la gioia dei nostri bimbi. Tradizione modesta, quest'ultima, ma, indubbiamente, la pi utilitaria, pe,rch essa, offre appunto ai bambini la possibilit d i costruirsi un presepe. Ed ecco come il Pitr descrive, ora, uno di questi presepi: un paesaggio formato di pietra, di rocce, d i . sugheri misti e attaccati con argilla o con cartone e coperti di IJ1Uschio o dipinti con colori imitanti la natura, Qua un monte o una catena di monti, ora rapidi ora scoscesi ma grati a guardarsi, sui quali si arrampicano, si inerpicano capre e buoi guidati da pastori. L una valle, ove pecorelle van piluccando qualche fil d'erba. Laggi una g.rotta e urio capanna, con entro dei pastori, quale a mungere pecore, quale a demenare una caldaia di latte e quale a far fuoc sotto di essa. In luogo solitario ed ospitale un pastore che si cava una spina confittaglisi nell 'un dei piedi. Verso la valle, ove finisce una collina un ruscello con limpide acque, ovvero. un fiume che ne ba-gna i pidi, sul quale provvidamente stato alzato un ponte ... E' atto.rno a questo presepe che si riuniscono i bambini, e coi bambini i genitori, mentre il canto si solleva dolce e riposante: Stanotte -a mezzanotte nato un bel bambino bianco, rosso e ricciuto. La su' mamma lo piglia e lo bacia e gli. scalda j bei piedini. Oh! mjrate begli occhini dentro ci il beato Cristo nato. a vedere in quella capannella tra il bue e l'asinello con-Giuseppe e con Maria Ohi che bella compagnia. E un dolce canto toscano: e dalle case, intanto, i canti passano sulla strada, dove l'aria stessa respira di mistero. * In Sicilia, fino a poco tempo, viveva rigogliosa e solenne, l'usanza dei cantastorie, i quali si recavano, di porta in porta, per canta.re le novene di Natale .Questa tradizione non si ancora del tutto perduta; ma, indubbiamente, s illanguidita. I cantastorie quasi sempre erano dei ciechi (perci venivano chiamati or bi), i quali cominciavano e finivano la novena del Natale un giorno prima della novena del calendario onde il modo di dire proverbiale: l'orvi fannu nasciri a lu Bamminu un iomu prima. Gli orbi camminavano sempre ci coppia: uno cantava. l'altro accompagnava il canto col violino E il canto cambiava di giorno in giorno, commento e documento della venuta di Ges sulla terra. Durante il primo giro l'orbo lo sfondo alla scena: Ohi chi nova dulurusa Iu vi porlu amata spusal Ohi ch'edittu pubblicari 'Ntra la chiazza or ora 'ntisi Gran caminu divu fari E patiri alcuni spisi Ed, iu pr'ubbidiri A Betlemmi divu jiri.

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E Giuseppe, inten t o a partire per Betlmme in decise .3e port are o no Maria: S io V i 1 lassu, ahi pena riai Sentu spartimi lu cori Si vi portu "ncumpaqnia Ohi chi peni e crepacoril E chi lari 'un sacciu ancora L'uno e l'autri assi m 'accora. Sen onch Maria, di rimando: Spusu miu. nun v'affriggiti Iamuninni unni vuliti La divina vuluntati Cussi voli chi partemu Vegnu pri unni mi purtati Nun la nenti si patemu Iamuninni tutti e dui Avr Diu cura di nui. Finita la novena ( come avviene, in Toscana, per l e befanate o per le maggiolate), i cantastorie c oncludevano i l loro viaggio col viaggio d i Ges sulla te,rra chieden d o l a questua: Lu Bamminu natu Lu carrinu e u guzzidatu. Napoli -Museo. della Certoea di S. Martino -"D Presepio": d i Polido r o Sammariino, ecc. XVii e XVIII sec o lo.

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centesimo l'una. Edite in fogli volanti, i quali si aprivano con una rozza e ingenua xilografia rappresentante l<:I na scita del Bambino, queste cantate, che in Toscana assumevano il nome di pastorelle, cantano la Nascista di Ges Bambino: Tu scand dalle stelle. re .del Cielo E vieni in una grotta al freddo e al qelo o la ZingareUa che va incontro alla Madonna, nella fuga d'Egitto col Bambino Ges e il suo sposo Giuseppe: Zing.: Dio ti salvi, bella siqnora Il ciel li quardi in oqni ora Benvento. o vecchiarello Col tuo bimbo vaqo e bello Madonna: Ben trovata. sorella mia La tua grazia, Dio ti dia Ti perdon i tuoi peccati E a lui porqli affetti grati. E questi fogli volanti entravano nelle case, allietavano le brigate, si diffondevano di paese in paese, per la gioi a degli uomini che, in essi, ritrovavano la loro fede * Prescindendo dal cenone o dai dolci festivi che si sogliano preparare per Natale, (ch queste sono usanze euwpee ed ex haeuro), un'altra tradizione, di origine pagana ma ormai allignata nel nostro suolo con un spiccato carattere, quella delle cosiddette farchie. In Abruzzo, dove questa tradizione anco. r oggi viva, la farchia consiste nell'accendere degli immensi fal nei diversi punti dei vari paesi ma soprattutto sulle montagne. Se voi domandate a qualche vecchio abruzzese qU:al il significato di questa tradizione egli vi risponder che i fuochi servonc ad accomp(xgnare i Re Magi nella grotta di Betlemme. L'Appennino pianco. Dai monti oscuri e senza d i r niente sono venute l ciaramelle che modulano, con ni tidi accenti, i canti del Santo Natale. Intanto i bambini girano di porta in porta, saccheggiano i ccmneti e le bosca glle, scompaiono fra irovi. Cos coll'aiuto dei grandi, essi compiono la farchia; e quando i fuochi si accendono pqr che si incendi la Maiella e il Gran Sasso, i quali si designm.o sull'orizzonte. Il Medio-Evo ci offre molte testimonianze, le quali confermano quest'uso che nel sec. VIII i sinodi cristiani volevano abbattere e che pi tardi fu sostituito dal ceppo di Natale. Il quale, ad es. nella Romagna, come testimonia il Toschi, tanto smisurato di peso e di volume che deve essere trascinato da un. paio di buoi Il ceppo, infatti non c;he il fal acceso in casa anzich all'aperto. E' vero che la ce,rimonia del ceppo si distingue per il suo carattere domestico, intimo; raccolto: ma pur vero che il passaggio dal fal al ceppo sar stato, indubbiamente, determinato dal tempo cattivo. Non si pu negare, d'altra parte, che, in origine, questi fal abbiano avuto la funzione di incantesimi per il sole. Ed pur vero che a tale funzione era legata la crescita delle messi e l'allontanamento delle forze nocive. La funzione, per, che essi hanno oggi quella della gioia, (per quanto il pensiero di essere utili alla campagna per mezzo dei fal o dei ceppi non del tutto estraneo alla mentalit degli odierni volghi dei popoli civili) * Cos il popolo italiano celebra il Natale, il suo Natale. E in queste tradizioni l'anima stessa della nostra gente, che quantd dire della nostra razza, la quale rif, in s, un cammino' ideale, che un po' il cammino dell'umanit, di Dio che si fa bambino, del bambino che si fa uomo, del-l'uomo che si fa umanit. GIUSEPPE COCCHIARA Direttore del Museo Etnografico di Palermo "Pastori": di F. Matera 26

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p o I e 111 i < tt Scuola italiana" del XVI secolo; bailsorilievo di una tomba nella CaUedrale di Piatoia STORIA D'ITALIA DAl PUNTO DI. VISTA ITALIANO L'ascesa al potere delle smzstre in Italia ed i lunghi decenni di dominamone della borghesia, hanno avuto sul modo dt narrare la nostra storia. Naturalmente stata narrata secondo le idee e g/Ji interessi borghesi. Interessi, in sostanza, antitradizionali, perch di gente staccata dal popolo, e internazionalistici, perch il loro centro sorto fuori dei nostro paese. E' chiaro che, agli occhi della borghesia ci che pi ha avuto importatzza stato l'affermazione di se stessa. Lo studio delta storia mm ha fatto che servirle a questo scopo; e siccome il periodo della sua ascesa e del suo dominio quello che va dalla fine del Skento all'inizio del secolo presente, si comprende come sola mente in questo periodo essa abbia concentrato tutto il e tutto il significato degli avvenimenti umani. Questo fu anche il te mpo della decadenza del nostro paese: ben si spiega dunque che l Italia sia stata ritenuta un terreno poco importante; anche se i borghesi siatzo stati italiani, e abbiano narrato solo i fatti della loro nazione. Ne venuta 11aturalmente, questa conseguenza: da tma parte si wuto di staccare l'Italia da i stessa; onde impedire che si riconoscesse nei suoi tempi pi grandi, fuori, tutti, dal periodo borghe s e ; dall'altra studiato con ogni mezzo di presentarla non come 1111a entit autonom4 avente genio e caratteristiche proprie, ma come il riflesso o rappendice d'rmd entit pi ampia, alla quale si dato il nome di "civilt europed'. Cos, in sostanza, si detto: l'Italia cl(lSsica, l'Italia d'una volta, quella che ebbe una grande manifestazione nell'Etruria e in Roma, nell'antichit e nel Rinasc,imento, finita per sempre.L'Italia di oggi ha un'origine inte ramente diversa. E' nata dalla rivoluzione franeese. Si formata sulle idee, sui sentimenti, sugli interessi che hanno dato origine a quella rivoluzione Per raccontame la storia e "per comprenderne la vita bisogna per forza disegnare un quadro in cui il secolare contrasto della Spagna e dell'Inghilterra, della Francia e dej/'Au stria, conduca da una parte, al. predominio delle due nazioni occi-dentali, e dall'altra alla violenta e totale affermazione della bor ghesia, che da quelle si poi diffusa presso altri popoli. Ma, .rintende, nel disegnarlo, non bisogna fare come se si trattasse di avvenimenti accaduti in paesi estranei, e che, se toccano anche noi, solo dall'esterno, e se !influiscono su di noi dobbiamo considerare la loro influenza come passeggera, e superata, se mai, dal prevalere della nostra particolare natura Niente di tutto que sto. Ci che iynporta anzi, di cancellarla, e, se non possibile, almeno di dimenticarla, questa natura ; altrimenti come potremmo parlare d'un sorgere affatto nuovo, d'una nascita incontaminata e diretta delia :!zuova societ, creata, per il bene del mondo, dalle idee e dalla rivoluzione borgheJe : Perci deve aversi ogni cura, nel raccontare la storia d'Italia, di farlo non in modo che gli altri paesi e gli avvenimenti cui han no preso parte siano visti, come sarebbe naturale, dal punto di vista nostro ma da quello di quei popoli che hanno avtJto una parte pi importante nell'assicurare il dominio della societ borghese. N o n L' Emo p a vista dall'I tali a, ma l'l ta/Jia dalf Europa non l'l tali:z vic.ina, presente e viva intorno a noi, e prevalente sopra qual. Jlias} altro affetto, ma s.olo dipendenza, piccola e Lontana, d'un sistema
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e che solo in quel te m p o e in qtel paese, ebbe iliogo per la prima volta, t! risorgimento dell'arte? Sissignori: d11e secoli. gi splmdenti, in Sicilia ; rmo m Puglia, in Lombardia, in Toscana; sarebbero1 ove se ne parlasse in COIItrasto troppo foi te con qu a nto essi debbono af fermare. P erci cercano di attenuare artisti come Cavallini e Duccio; e parlano 1111 po in sor dina persino di S T om maso. A tanto gitmge, in essi, l'obbedienza al siste ma. Giunti poi, al Rina sctimento confondono ad dirittura le acque Non potendo negare i fatti cercano di diminuirli cotzfondendoli arlificios a mente con altri, di natma molto diversa. Cos aea-110 ii/ mito di un rinascimento atro peo ; cio Scuola itali'cma del XV secolo": da un aHresco di Benozzo Gozzoli nella Chiesa S. Agostino a S. 1111 nato come fu fatto Rappresenta S. Agostino fanciullo condotto a scuola dai genitori. dal pret'alere del sentid'un romano, e nemmeno f'im pero dell Italia s11gli altri popoli, ma mento dell'Italia che si diffuse un altra t J o/t a ed ebbe influenza la perdita dell indipendenza dell'Italia. Fatto lt"agico che s i nizi su tlltti i popoli, ma origina/o notJ si sa dote e com e : da Erasmo ? giusto allora. dalla smltura gotica? dai pitt01v olandesi? da Lutero? A questo . Essi natur a lmente, 11011 lo vedono S'incantan o a nzi, di quel pernon sembra vero sono giunti e giungono i n o stri storici borghesi : fetta cosmopolitismo, di quella magnifica invaden za, per mi mer canti e brei e siriaci andavano e venivano da Antiochia a Roma da Costantinopoli a Marsiglia. Tale era, per loro /.a cit ilt rotnana Lo .rtesso dicono dalla storia della Chiesa. Non ha nessun signi ficato che questa abbia posto la ma sede a Roma. Non vi nessrm legame tra la razza italiana e il cattolicesimo. Quando po i l Italia comincia a ris. orgere anche politicamente ; quando, per esempio, 1111 grande regno, tm tegno mediterraneo comincia a costi tuin. i in tutta la sua realt meridionale e le di pmdenze di questo vanno da Tuni.ri fino a Salonicco e le Sile flotte ne impongono la v olont fino ad Alessandria e a Costantinopoli ; quando in mez zo ad tm'Eumpa am ora barbarica questo regno pu vantare, per il primo un forte potere centrale tm' amministrazione bene orditzata, un esercito e, oltre a t11tto, gli splendori d tma grmzde civilt: quando esso il primo ad istitui r e una politica chiaramente ri volta all'unificazione dell'intera penisola; allora mra degli stori(li borghesi che tra/lino anche con dettag/J dei falli europei di tale periodo, diventa naturalmente, di tacerne Gi : essi sono animati da altre preoccupazioni. Come farebbero, altrimenti a giungere ad una delle lm:o maggiori affermazioni d'obbligo? Come farebbero a dire per esempio che solo nella Francia del Duecento cominci a costituirsi in Europa rma cvilt 28 .. Scuola italiana alla fine del XV secolo ": da un disegno di un libro: italiano stampato nel 1495.

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pure che non venga menc la logica de/loro sistema: e ci, sia che parlino di lett e r a / 11ra, o di politica. di economia o di arte. T111to, purch non .ri de linei, in nessfln tempo, !.t fis.onomia dell'Italia; che sarebbe in contrasto con le loro premesse. In tale modo si co minciala a nanare la no stra storia, specie da scritJori venuti dopo il 1876. Il Fascismo li ha wrrett; sopratll/lto obbligandofj a ricercare il collegamen to, tma volta da e.rsi intera mente dimenticato tra Roma ani ira e l'Italia di oggi. A questo potr mol to flt1ire la q11estiom della razza, che pone sen z altro l'unit di sangue tra gNtaliani d'oggi e q11elli di duemila anni or SOI70. .Ma non bisogna dirsinmlars.i che moltissi-1170 rim ane ancora da cor-: l l : l l l l l j l : 1 1 1 reggere: se si vogliono dirappresentante S. Agostino che insegna Retorica .rtmggere davvero l e dell'educazione borghese. Le q11ali si trovano anche l dove meno lo crediamo. Per esempio: ho acrenna/o al criterio con cui i borghesi hanno consideralo, finora la nostra storia .. Ma questo non ct stato comunicato solo nei "Scuola del XV secolo": di Bernardo Rossolino. Bassorilievo di una tomba nellaj chiesa di S. Domenico a Pistoia. libri : per.rino l' o rdine dell'insegnamento, dalla prim,1 gimzusi
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Sembra destino di talune leggi l'esaurire la loro forza impe rativa nelle sottigliezze dell'interpretazione e nel dedalo delle distinzioni. Tale non pu e non deve essere la sorte delle leggi razziste alle quali affidata la difesa giuridica di uno dei mas simi beni della Nazione. Una recente sentenza della Corte d'Appello di Tripoli, ripor tata dai quotidiani ha posto in dubbio qzwnto sembrava un po stulato indiscusso ritenendo contrariamente all'avviso del Tri bunale, lecito razzialmente il concubinato tra un l taliana e un natim libico. La questione assume un'evidente importanza anche per le recenti migrazioni di ltal'iani sulla quarta sponda e per la cer tezza di altri prossimi e non meno grandiosi spostamenti, per quanto, per fortuna il meticciato sia urt fenomeno rimasto pra ticamente circoscritto all'antica colonia Eritrea. Il fatto, oggetto del giudizio della Corte, deve essere accaduto solto l impero dell'abrogato R D L. 19 aprile 1937-XV n. 880 poich, occorre avvertire subito a sensi della nuova legge 29 giugno 1939-XVIII n. 1004 che abroga e sostituisce la prima, il divieto sancito in forma troppo esplicita per e ssere ammis sibile il minim!J dubbio. Ognuno ricorda che fondato l'Impero per combattere la d e gradazione fisica e morale del meticciato e per conservare alla nostra razza colonizzatrice la superiorit che le spetta salvadai pericoli d e ll'indigeriimento, sono stati t ietati e puniti come delitto i rapporti d indole coniugale tra l taliani e suddz :ti dell'A.O.I. o stranieri appartenenti a popolazioni loro affini: pi brevemente la legge 30 dicembre 1937-XVI n. 2590 30 Tale Anna Maria Tesone, ritenuta responsabile di viola tione all'articolo unico del R. D. 19 aprile 1937, emanato per la tutela della razza, in quanto, essendo ciHadinci italiana, aveva tenuto nel territorio del Regno relazione d'indole coniugcile con il tripo!in o Ramadan Ali. fu dcii nstro Tribunale condannata nel giugno scorso ad un anno di reclusione. Avverso tale sentem:a la Tesone ricorse in appello. assistita dal l'avvocato Giuseppe Magrone, il qucile ha sostenuto che il !:xtto contestato all'imputata non costituiva re.ato perch col Decreto l suddeHo si punisce il ciHadino italicino abbia avuto di con v ersione del citato R. D. L. parla di suddito dell'A. O. l. l o assimilato. Il era avvertito da tempo anche nel campo giuri&o. Tralasciando di ricordare la nostra costante tradizion e d i set erissima condanna degli incroci con le razze non ariane, p e r sino nell epoca liberale si era tentato un timido di liieto. Il progetto di cod. civ. per l Eritrea, con evidente incertez z a di propositi, vietava salvo autorizza z ione, il matrimonio tra la donna cittadina e il suddito mentre nessun impedimento poneva a qu.ello tra uomo nazionale e donna indigena; invece il cod. civ. eritreo del 29 giugno 1909 che per non ebbe mai applicazione sanciva l'impediment.o in genere per i matrimoni tra cittadin i e indigeni Si discusse di poi se i meticci fossero adottabili dal genitore nazionale con la procedura del decreto reale, allegando l'impossibiUt del matrimonio con gli indigeni, confer mata, di fatto, dal/: assoluta mancanza di tali matrimoni. Ora la legge del 1937 col punire il delitto ovunque sia connel Regno o nelle Colonie indifferentemente, applica un criterio razziale che, appunto. non si riferisce a.ll'ambienlt

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coniugale con suddito dell'A.O.I .. o straniera apparte-n<;,:'" a popolazione che abbia tradizioni. costumi e concetti giu ; ri
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Bastardi: incrocio di negre ed europei successorio, conferisce la possibilit di far parte dell'Associazio ne mussulmana del Littorio, di accedere a cariche militari nei re parti libici o politiche, ma questi poteri non possono essere esercitati che in Libia e nelle altre terre italiane d'Africa e non consentono la nomina a posti ove si ese.rciti il comando sugli l taliani; cittadinanza, quindi, Umitata al territorio afri cano e ai rapporti politiCi con gli indigeni. Per gli ebrei ospiti della Libia un tentativo di ripetere in questa regione quanto era loro riuscito in Algeria rimase vano. Si sa che furono gli ebrei a far approvare, nel 1870-71, la con cessione della cittadinan z a francese ai numerosissimi giudei di Algeria il che determin la giusta reazione degli indigeni e la confisca da parte della Francia di 550 mila ettari di terreno appartenenti agli Arabi. Il R D. 6 aprile 1913, n. 315, sta-Bastardi: incroci di olandesi ed ottentotte 32 biliva che i Mussulmani resident,: in Eibia si presumessero fino a prova contraria, sudditi italiani ma per gli ebrei, che pur non manca vano, siffatta presunzione di sud. ditanza non era sancita : ecco l' inizio di un'iniqua discriminazione a loro fa vore che la rivolta pronun ciata si in Libia alla fine del 1914 dissuase forse dallo sviluppare. Ora pur essendosi riconosciuta alle genti mussulma ne una posizione premimente 'in conformit alle loro tradi z ioni e alla loro fedelt all'l talia, tale posizione stata de finita in modo da assicurare a que--sta razza indigena la sua individualit etnica e sociale e da conferire alla nostra razza colonizzatrice quella ridica che le deriva da natura e che della colonizzazione. Bastardi: incr superiorit anche giu necessaria per i fini Lu nuova dottriTUL della cittadinanza, fondata su criteri obiet tivi, e sui valori di nazionalit e di razza, attribuisce a questo stato giuridico della persona un sigrtificdto totalitario. Chi ha l'onore e il privaef!,O di essere italiano deve pure sentirne i doveri, tra i quali, primissimo la fedelt alla proprm razza !.a condanna del meticciato da fatto puramente biologico assurge, nella legge del 1939, ad un valore ideale e politico che s'inquadra i"n UTUL complessa visione dei rapporti tra la razza Bastardi: incroci di olandesi ed ottentotte italiana e quelle indigene. Si tutelano penalmente l'onore e la fedelt razziale e quindi, complessivamente, il prestigio di razza che conditione della missione imperiale e' civilizzatrice ita liana. L'abuso della qualit di appartenente alla raz za italiana o il venir meno dei doveri che da tale appartenenza derivano di fronte ai cos da sminuire f!.el loro coTIJCetlo la figuro morale dell'italiano costituiscono, secondo le stesse parole della legge, l'ampia sfera della lesione del prestigio di razza. In questa responsabilit di cittadino verso la nostra razza e nel dovere di rwn deflettere dalle sue tradizioni e dalla sua .nobilt si compendia la maggior ragione di superiorit verso i ; nativi ai quali compete l'obbligo di rispettarla Fu necessario quindi definire' i concetti di cittadino e ai na tivo, il che stato fatto con la massima chiarezza. Per cittadino s'intende il citt-adino metropolitano di razza ariana (vi ?arificato lo straniero di razza ariana). Perci gli ebrei sono, ovviamente, dispensati dal salvaguardare 1a loro individualit etnica, come, in altro campo, non si applicano a costoro le agevolazioni di carattere demografico. Al contrario,

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e d europea in quanto natitJi dell'A. l. o ad essi assimilati incorrono nelle stesse pene previste su questi ultimi per gli attentati contro la raz za italiana. Quanto alla nozione di nativo la Relazione alla legge avverte che si ravvisata la necessit di seguire unicamente il concetto differenziale etriico, ponendo di fronte alla razza italiana e a quelle assim ilate, il vasto mosaico delle po pol'azioni africane e desi gnando gli e lementi costitutivi di queste col termine collettivo di na tivi ai quali sono assimilati gli stranieri appartenenti a popolazioni affini per trac!izioni costumi e re ligione. Saggiamente la. legge non ha specificato tutte le 1:potesi lesive del prestigio di razza il che o sarebbe stato impossibile o ne avrebbe lim!itato l'applicazione, ma ha incriminato generica mente ogni atto lesivo del prestigio di ra zza la cui determina zione riman:e affidata, di volta in volta, alla sensibilit politica e razziale del Giudice. Tuttavia ha previsto e punito una serie particolare di ipotesi delittuose: talune come aggravanti (quali il concorso con nativi per commettere un reato o l 'ave rlo com m e sso in. loro presen za, o in altre circostanze lesive del pre stigio di razza) !:abuso della loro edulit e del loro stato di inferiorit, altre come nuove figure di reari: ricordiamo il se m-BastGrdi: incroci di olandesi ed ottentotte plice accordo o istigazione dei nativi a commettere un reato. il rapporto di lavoro o di impiego alle loro dipendenze, la fr e quenza abituale dei luoghi aperti al pubblico loro riservati, quest'ultime come reati contravvenzionali M a soprattutto grave e punita con la pena di gran lu ng a maggiore la relazion e d'indole coniugale di nazional'i con na tivi come quella che lede non soltanto il singolo e di rifl esso la sua razza ma direttamente le generazioni future. Tale reato in dottrina va sotto il nome di delitto di mad.a.mato: spera.bile che la nuova legge valga a cancellare dall'uso dottrinale questa barbara locuzione di odiosa deriva z ione straniera e, dopo tutto impropria poich punito non solo l uomo ma anche la donna italiana che in tal modo contravvenisse all'onore della propria razza. Questo delz'tto rimasto immutato nei termini gi fissati dalla legge del 1937 : soltarcto si ben. chiarito che si applica anche ai libici e a tutti gli altri nativi delf A. /. con una norma che non pu dirsi innovq,tiva ma soltanto dichiarativa poich gi il suo contenuto era implicito nella ripetuta legge del 1937 per chi l'avesse interpre!f ta con sano cr,iterio raz::.K.ta. Bastardi: incrocio di neqre ed europei Qumzto ai m.etzcoi la loro posizione sar regolata con altr e norme come pure, con disposizionz: separate, si prov veder. alla difesa del prestigio di razza su.lle navi mercantili nazionali: *** E certo che, nel clrw del lJiJtorio queste ipotesi infrequenti anche nel passalo, rimarranno allo stato di astra.tte pr e visioni nelle racco_lte legislative essendo sufficiente il restau rato senso d e l dovere e dei valori razziali e impeJirne il verificarsi. Tuttavia questa legge, ch e ha avuto una meditata e laboriosa e laborazione, non pu la.scio.r dubbio sul-la intransigente volont dello Stato fascista di proteggere la raz::.a italiana senza aistin::ioni e pietiste eccezioni MARIO BACCIGALUPI Bast
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-,:-.. ."' N .. [ n os tr o prece d e nt e arti co l o ( n d e l 2 0 n o r em/ ,rt:l, trattando d elle c h e il fatt o g u e rra e /"esp erienza e r o i c a po sso n o offrire p e r un ris 11eglio rli f o r ze pro f o nde. connesse al s ub s trat o s t esso d e lla ra::::a. obbia .flw 1 > i s t o c he, i n vi a ge n e rali ssima. si p r ese ntan o du e c a s i d is t inti anz i oppos t i : la c ri s i d ella picco la p e r so n a lit b o r g h ese addo mesti c ata conformis ta, int elle ttual o ide, o v u.otam e nt e id ealis ta. in un prin w ca so pu ri so l ve r si in un c r o llo s i gnificant e e m e r ge nza di f o r ze c di i s t inti e l e m e n t ari c h e in gue rr a rip o rtan o i l si n go l o allo swdio pre p e r so n a l e d elle razze di natura": razze, c h e s i escm r i sco no in un f ascio di i s t inti, s i a di conse r v a z ion e c h e di aj f erma::i o n e s e l v a gg ia. l n un secondo cas o in vece tn/.l o ci c h e di pi" e l e m e ntare" erli nonuma n o pu attua r s i n e lla es p e ri e nza e r o i c a div i e n e ur1 mrz z o di trasji gu.raz ion e. d i l 'l euazione e int eg raz io n e d ella p e r so n a lit in un modo p e r d i r c o s tras cende nt e d 'es se re. lvle ntr e in c i si compie una l:'vo ca::io nr: di qu e l e/ w n o i abbia m o d e n ominato ra::za d ello s p i rito", c i o d ell'e l e m e n to sp iritu a l e, dall' "alto", c h e n elle s t irpi supe rior i a g i s c e f o rma t i mm. e nt e sulla parte purame nt e biolo g i c a c s t a alla radic e d e lla l oro tradi z i o ne" e d e lla l oro f a tid ica g ranrl ez::a s irnulta n eame nte. dal punto di v i.sta d e l s in g olo. s i hanno esp e ri e nze, c h e l'anti c hit e s p e c i fi came nt e l' antic hit. aria cons id e r senlllrln n o11 m e n o r icc h e di frutti sovramwtu. rali di quelle d e l -: u -LA RAZZA LA CONCEZIONE ARIANA DEL COMBATTERE l'a scetis m o, d ella s an l it e p e rfin o d ella iniziaz i o n e Ricorda.f.o in qu esti t e rmin i il n os tr o punto d i part e n z a prec i sia m o i sogge tti c h e noi int endiamo ulte ri orme nt e sviluppa re. A n z i tutto, s eco ndo quanto wuwrl c iamrn o, t 'ogl i an w produrre wt. a br eve d ocume nta zio n e p e r far 1 : e d c r e c h e l'a cce nnata con cez i o n e d ell'e r o i s m o, l ung i d al{ esse r e il pro dott o di una n o s tra p a rt ico l a r e s p ec ula::i o n e o unu Hto ta. proiez i o n e r e tor ic a ri s p o n de ad una prec isa. t radizio n e r ico rr e nt e i n tutt a zuw seri(' di c i rilt anl ic h e I n secondo luogo vog liam o sviluppar la con cez i o n e aria d e lla 1'itf o ria int es a co m e un. wlo r e appunto . Una fonderia: di cannoni'": di L eonardo da Vinci mis t ico s tr ettame nt e conn essa a d una rina sc it a int e riore. Infine. pa ss ando ad 1111. pian o pi co n c rt?lo, t:ogliamu l'e d e r e quale i 11 g en e r e, il comportamento d elle v ari e raz ze in r e la z i o n e a qu e st 'o rdin e di i dee. Nel prese nt e arti co l o esaurir e m o il primo ptutt o. In v ia ge n e rale, ril eviamo c h e soprallntto p e r l 'antic a u.m.'a ni l uri a og n i g u e rra appa. ri v a co m e l'nmag t e di una lotta fra f o r ze m etafis i c h e: da un lato stav a i! principio o limpico c lumt: n oso, la. r e alt u.rnic a e solare; dall' altro s ta-w in V t!cr la forza bruta l' el.
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--aztttJle LAG RA "" ... -. .c. ric o in se nso classi c o il prinClp w d e monico-f e minil e d e l caos Se m p r e ri c orre s otto rivestim e nto s nb o li c o n e lla mitolo gi a elle nica qu e sta teduta; in t e rmini ancora pi pr e ci s i e radicali e s sa si riaffe rma n e lla v i s i on e g e nerale del mo.ndo propria a lle ra:.ze r(llw-ari e ch e s i c onsid e rav a no dir e tt a m e nt e com e mi i itia d e l Dio luminoso in lo tta contro la po t e n z a d e lle t e n e br e ; esse p e rman g on o i n tu,tt.o il M e dio evo, spesso conse r . . ,a..,,:;_ -;. -leNii'(' '"f ""r' -"Macchine da guerra": di Le onardo da Vinci vando ma lgrado la nuo va r elig i o n e moti v i clas s ici C o sl l o s te s so F e derico l di S vev ia, n ella l o tta c ontr o i comun i i n riv olta, rievocava il simbolo di Erac l e e d ell' arma con c ui q ue sto e roe s i mbolico dell e stirpi dorico-ar ie e a c h e o-arie combatt quale alleato dell e forz e olimpiche e a vve r s ario d elle oscur e c r e ature d e l caos. Una t a le conc e:. ione g e nerale, intintam e nt e vi ss uta, non po l eva non riflett e r s i anch e n elle forme pi concr ete di v ita e di at-tiv it fino ad e l e varl e ad un signif i cato di simbolo e q uasi d'ir emmo di riJ.o Ai nostri fini val e r i l ev ar e parti c o larm e nt e la trasformazion e della g uerra in via d i Dio e i n grand e gu e rra santa D e lib e ratament e tralasciamo qui l e docum e ntazion i propri e rorna. nit perch e s se l e utilizzere mo trattando n e l prossi n w a rticolo d ella n t istica d e lla v ittoria Cominc e r e mo i ntece col rife rire l e testimonianze, del r e sto abbastan:.a not e, re l ative alla tradizion e nordico-aria. l n e ssa la Tfl a lhalla la sed e d i una immortalit re r v ata eminentem_ente agli e roi c aduti su.l campo di battaglia. Lo ste sso Signor e di questa s e de, Od hin-Wotan ; dalla Ynglin g asaga ci vien presentato anche c om e c olui c h e col suo sacrificio simboticq all'albero cosmico Y gg d -ras il a v r e bb e mostrat o a g l i e roi l a via. c he conduc e fw a qu e l so gg 1 : orn.o d i tjw ot:e s i vive ete rna m e nte, come i n una t : ett a lumino s a sple nd e nte oltr e l e nubi S ec ondo que sta tradi z i o n e nessun s a crific i o o c ult o pi gradito al Dio supr e mo qua n t o qu e llo c h e c ompie l ero e c h e combatte e c ad e s ul camp o di batta g lia. Ma v i di pi, v i una s pe c ie di c ontr o par t e m e ta fisi c a riprend e n te la. v eduta poco su acc e nnat a : l e forze trasu manat e d eg li e r o i c h e cad e ndo ltann o sac rificat o a Odhin andr e bb ero ad ac cresc e r e l.a falang e di c ui qu e sto dio ha biso gTW p e r c ombatter e COlltrO il ragna-rkkr, d io il destino d1: oscuram e nto d e l di vino c he in c omb e s ul mondo d a lon tan e et. N e ll'Edda infatti detto c h e p e r grand e che sia il num e r o d egli er01: raccolti n e lla W a/h all a < s si non sa ra n no mai troppi p e r quando verr il Lupo Il Lupo qui il s imbo lo di nna pot e n z a oscur a e se lvag gia, c h e i n pr ec e de n z a alla stirp e d e gli eroi divini, o Asen era riuscit o i ncat e nar e e sog gio gar e; l' e t d e l Lupo pi o m e no la corrispond e n z a d ell' e t d e l f erro d e lla tradi z ion e clas s ica e d e ll' e t osc ura -kali-yuga, -di que lla indo ar i a: si allwlt, p e r simboli, a d un ra di s c at e nam e nto di forz e puram e nte terrestri e sco n s a.r:rat e

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"Macchina per volaye ": di Leonardo da Vinc l mpo rtant e rile v ar e che analoghi significati p e rmangono e si ritro v ano s otto la v e ste e steriore cristia .na. propria all ideo. Logia mediev ale delle Crociate. Qui la l i bera z ione del Tempio la conqu.ista d e lla T erra Santa ebbero molte pi con.nessiom, di quel che non si supponga, con l e antich e tradizioni ari e reappunto al mistico A s gard concepito come una terra d e gli eroi ove non r gna la morte e i cui abita nti godono di una vita incorruttibile e di una calma sovrannaturale La gue rra santa appariva com e una guerra tutta spirituale tanto ch e dagli antichi cronachisti pot venir letteralmente pa ragonata a un lavacro che quasi fuoco d{ purgatorio prima d e lla morte : chiaro rif e rim e nto al significato ascetico della lolfa Qual e g loria per v oi non uscir dalla mischia che co-36 pi.'Tti di allori. Ma quale maggior gloria mi quella di guc.dagnare sul canipo di battaglia una corona immortal e diceva ai Crociali con speciale ai Templa ri un B emardo di Ch!:aravalle nella sU Laude de nova TIJilitia. La gloire asolu e quella stessa attribuita. al Signore nell'alto dei c i eli -in excelsis Deo -era promessa al guerriero nei testi provenza/i. noltre i rovesci militari subiti dalle C rodate fonte un primo momento di sorpresa e di sgomento valsero a purifi care il concetto stesso di guerra da ogni residuo di m.aterialit e di superstiziosa devo z ionalit La sorte infelice di una cro ciata fu paragonata dai Papi e dai predicatori a quella v irt sventurata, la quale non sarebbe giudicata e ricompen s ata . che in termini di una vita e di una giustizia non terrene Con ci, si veniva a porre qualcosa di superiore s ia al vincer e che al perder e e a concentrare ogni valore sull aspetto spiri tuale dell'a z ione. Ci avviciniamo cos al La.to pi interno dell'esperienza eroica secondo il suo valore ascetico: ad individuare ulteriormente il quale non dev e stupir e che noi ora ci riferiremo anzitutto ad una trad:iz ione che come quella islamica apparentemente sem brerebbe il polo opposto di quella or ora indicata. La verit che nelle Crociate si trovarono di fronte razze guerriere L e quali in fondo, si combattevano vivendo nella guerra uno stesso significato supermateriale . Ma, in pi nella tradizion e islamica Le idee, che ora esporremo sono e ssenzialmente da con s iderare come L'eco di una concezione p ersiana (ario-iranica) assunta poL dalle razze arabe. Nella tradizione islamica dunque, incontriamo il nucl e o centrale di tutto l'ordine di idee qui trattato nella teoria. d e lla duplice guerra, cio della piccola e della gra.nde guerra san ta Com e piccola gu e rra qui vale la guerra materiale combattuta contro un popolo nemico e in particolare contro L'ingiusto, il barbaro o l' infedele, nel qual caso essa diviene La piccolo. guerra santa', identica alla Crociata nel suo significato esteriore fanatico e semplicemente religioso. La grande guerra santa invece d rclin e spirituale e interio re: la lotta dell'uomo contro i nemiCf, che egli porta con s, o pi esattamente La lotta dell elemento sovrumano dell'uomo contro tu tto ci che istintivo ; passionale, soggtto alle forze di natura La condizione per L'interna libera z ione un tal e

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nemico, l' infedele >> e il barbaro in no l sw abba/.luto e rlutto in ceppi. Ci premesso, l'essenza della tradizione in paro:a s ta nel concepire la piccola guerra, cio quella concreta. armala, come una via a ttraverso la .quale si pu realizzare la grande guerra la guerra interiore in perfetta s imultaneit. Per tale ragione nell'/slam guerra e via -jihad, -sono termini spesso u.sat.i come sinonimi . E noi leggiamo nel Corano: Combattono nella via d 'Iddio cio nella guerra santa coloro che sacrificano la vita terr ena per quella avvenire: poich a chi combatter nella via d l d dio, e sar ucciso oppure vincitore, noi daremo un possente pr e mio. E ancora: Di coloro che restano uccisi n e lla d l d dio l e o pere non andranrw perdute. Dio li diriger e disporr il loro animo. Li far quindi entrare nel Paradiso che egli ha loro ritelato l n _queste ultime parole si allude al caso di una nwrt e effettiva sul campo, la quale dunque va ad as su m e r e l s tesso significato che nell' rmticliit classica ebbe l 'es pression e : mors triumphalis, mort e tronfale. Ma la stessa concezione pu anche esser presa in senso simbolico pensando che chi nella piccola guerra /w saputo vivere una grande guerra sanla anzich lasciarsi travolgere dalla corrente delle forze in feriori destate dalla vice nda guerresca n e l SUO esse re, come (JC cade nel gi accennato eroisrrw alla Remarque o alla Quint on ( t>edi il precedente articolo), questi ha evoca to in ogni caso. una forza capace, in via di principio, di fargli vincere la crisi d e lla morte. l n altri termini anche senza essere uccisi si pu<) aver vis suta la morte, si pu aver v into si pu aver reali;;;;ata la culminazio ne propria ad una super vita. Da un punto d i v ista superiore, Paradiso, regno celeste, sono, n e lla sles sa misura che la Wallwlla, l'ellenica l sola degli Eroi ecc .. soltanto figurazioni simboliche forgiat e per le masse, figura:::ioni che in realt designano stati trascendenti della coscienza. al disopra di v ita e di morte. L 'an tica tradizione aria ha il ter mine jivan-mikti per indicar e una realiz;;a;;ione del genere ot tenuta gi n e l corpo mortale. Passiarrw ora ad una esposizione puramente metafisi ca ddla. dottrina in parola. La troviarno in u n t esto delle antiche ra::.:e i:ndo-arie improntato ad un senso tal e della r ealtc e roico-spirituale, che esso raramente trova riscontro altron: E' la Bhagavag-gitii parte dal poema e pico Mahabharata il quale, p e r un occhio esperto, contiene un materiale pr ezioso non solo nei riguardi della ,pititualit dell e antiche razze arie emigrate in Asia, ma dello stesso nucleo iperboreo di esse che secondo le vedute tradizionali a cui la ,wstra concezione della razza si rif va conSiderato all'origine di esse tutte. La Bhagavad-giti contiene n e lla forma di un dialogo. la dott.rina impartita dalla divz:nit incarnata Krshna ad un prin cipe guerriero, Arjuna, che a lei si era ri vo lto n e l rrwm e nt o in c u i colto da scrupoli umanitari e sentnentalistici non sa peva pi decidersi a scendere in campo contro il nemico. Il giudi;;io del Dio c ategorico: egli definisce molle v in co l o d ell'animo, vilt indegna per un nobile, c he allontanadal Cielo la. piet che aveva trattenuto Arjuna d.al combatte re. Dunque non in base a n ecess it terr est ri e contingenti, ma rfi .. Macchina da guerra": di Leonardo da Vinci '.

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l/il giudi::io divino vien qui confermato il dovere di combattere. l-a promessa : Ucciso, avrai il paradiso vittorioso a.vrai la /erra. l)ac:i sorgi risoluto alla battaglia. L'orientamento in terno necessario per trasfigurare la piccola g!U?.rrct in r,ranrl e guerra santa in morte e resurrezione trionfale e per potf'r prender contatto, attraverso l'esperienza eroica, con la radice trascendentale del proprio essere, dichiarata netta mente da Krshna: Dedicando a me tutta l'a zione dice il diu con la mente fissa nello stato supremo dell'/o, lonttmo dall'idea di possesso, {iberato dalla febbre mentale, combatti. l n lerrnini parimenti chiari si dice circa la purit dell:a z ione eruica, che deve esser voluta per s stessa, al di l di ogni nwtivazione contingente, rli ogni passiorwlit, di ogni volga n utilit. Le parole del testo sono: Mettendo al pari piacne e dolore profitto f perdita, vittoria e sconfitta, crmati p('r lf". battaglia. In tul modo non vi sar colpu nella tua a .1/rt si v a ancor pi oltre. si procede ad una vera e propria giustificazione metafisica della guerra. Cercheremo di esporla ;lf'l modo pi accessibile pos.5ibile. IL testo parte da una distin::ionl' fondamentale: quella fra. ci che nell'uomo in senso supremo. spirito. (' come tale incorruttibile e e c i c he cr>me elemento corporeo e unwno ha solo una illusoria f'S istenza. C posto, rla u.n lato si mette in riliet:o l'irrealt m e lafi.;ica di quel clw si pu perdere o fai perdere, in urw vi cenda di combattimento. come vita caduca e corpo mortale (non vi nulla di doloroso e di tragico -si dice che cada ci chi' fatalmente deMinato (l cadere); dall'altro Lato, viene ricordato quell aspetto del divino, secondo il qualo esso appare corru' tuta. for:.l! assoluta e travolgente. Di; fronte alla gra -nde::;:.u ,Ji que s ta for z a (che vien fatta balena r ad Arjuna nell'at.ti 'tw eli una visione .sovrannaturale), ogni esistenza creata, cio conr!i:.ionuta, appare come una nega:.!ione Pu dunque dirsi r./w ddta for::.a folgori Nl abbia una terribile rivelazione dorunqa, tale negazione tenga attivamente negata. vale a dir e in termini pi conaeti e intelligibili dovunque un peto tnwolge ugni vita finita, ogni limitazione del piccolo in dividtw. o per annientarlo o per farlo risorger e in alto. raltro il _,egreto del direnire dell inquietudine fondamenta(,, e t/el per e nn e mulu .Tf. ento che caratterizza il mondo di gi. l ien e dedotto proprio dalla situazione di esseri, in s, Jit.'iti. che pur parte c ipano oscuramente a qualcosa d'infinito. Gli c.m ri che secondo la lrrmirzologia cristia -na .si direbbero creati, secondo quella ridi'antica tr(l(li:.ione aria., invece, cotuli:.iona.ti dil'engono . trasmutano, scompaiono. appunto p e re/t in s('no ad essi arde IU/.ll poten::.a che li trascende una poten.ca e/w qualc:o.su di infinitamente pi msto di tutto t che mai pos wuw v olere Una v olta. che il testo, in vario nwdn. hr1 dato il senw di zuw tale v isione della va. esw va (t c i che il cmbattere e l'esperienza eroica debbono p e r il guerriero. l valori si capovolgono: attra v erso la mort e si manifesta una v iia superiore la distruzione per chi si por,ta di l da essa una liberazione proprio net suoi Lati pi paurosi l'impeto eroico appar e come una sper.if' ,-[i nuwifes/a::;ione del divino, secondo l'aspello gi. accennalo di forza m.f'lajisicit di dt. ruzione del finito nel gergo d i certi filosofi mode rni si direbbe: di negazione della negazione. lf f!U.e rriero che infrang e il _molle vincolo dell'anima, d : e affronta la v i ce nda eroica. con La. mente fissa nell'o stato .lz.:premo dell'lo raggiung e ndo un piano in cui sia l' io che il tu., quindi sia paura p e r s sia. piet per gli altri. pr donv ogni significato in tale vicenda pu dirsi che assuma at tivam e nte La forza divina. a s soluta in essa si trasfiguri e s'i Liberi, infrangerulo le Limitazioni relative al mero stato umano di esten::;a. LtL vita conte un arco; -L'an!im.o-come un dardo: il b e rsaglio da trafiggere -lo spirito supremo: unirsi a questo spirito come la freccia scaglta si configge nel suo bersaglio -queste sono le su.ggt'stive contenutt in un altro testo della stessa tradizione il Miirkandeya-purna. Tale, in breve la. giustificazione meta/ isica della guerra, l a interpretazione sacra dell'eroismo, La trasformazione dellt i piccola guerra in grande guerra santa secondo l'antica tradizione indo-aria la quale ci d dunque 1iella forma pi completa e diretta L'intimo contenuto presente anche nelle al trui accennate formu.la:ioni. Qu i per finire, accenneremo ad ancora due punti. Il primo riguarda la relazione significativa che, nella Hhagavad-gitii, l'insegnamento ora esposto ha con ci che tra dizione e razza. Nel capo IV, 1-3, dt.!lto che questa la sa pienza solare rice1u.ta da Manu il quale, come noto, il pi antico Legislatore divino della razza aria. Le sue leggi, per quei ceppi ari, hanno avuto lo stesso valore. che pe ; gli Ebrei ha il Talmurl: costituiscono cio(: la forza formatrice de/. loro modo di vittt, l'essenza di quel che, in ra::;::;a dello spirito. Ora, sapienza primordiale, che gi si trasmise in successione diretta, col lurigo andar dei tempi fu perduta nel mondo. Non ad un sacerdote, ma ad un principe guerrie ro, ad Arjuna, essa viene di nuovo rivelata nei termini gi delfi. Reali::;::;are questa sapienz.a calcando il sentiero dell'eroi snio sacro e dell'azione assoluta altro non pu significar e dunque, che restaurazione, risveglio. ripresa di c che fu al l'origine della tradizione sopravvisse per secoli nelle oscure profondit della razza, si meccani:: nelle forme del costume delle et successive. Si conferma. cio esattamente, il signifi cato da. noi gi indii:ato che il fatto guerra in dte condizioni pu avere per la razza spirito e la sua ri-galvanizza:.ion-e. l n secondo luogo pu notarsi che una delle cause prin cipali della crisi della civilt occidentale sta in. un a alternati L'U parali:::.atrice costituita da una parte da una spiritualit fiacca, astra.tta o conven::iona.lmenU devozionale, ricca di appendici moralisticlt e e umanitarie; dall'altra, da uno sl ':o di lutto ci che a::ione, per in senso materiali$tico (' qzwsi barbarico. Questa situazione, ha cause remott!. !,a psiinsegna che l'inibizione trasforma spesso le energie n'presst' e respinte nel subcosciente in causa di m e in parte soffocate. dall'avvento del c,istianesimo, il qualt:, non senz rela::.ione ed elementi deritati da. razze IWn-arit.: nelle sue forme originarie spost essenzialmente la spirituaLit dal dominio del L'azione a quello della contemplaziow_. della devo:.ione e dell'ascesi m.onacale. !l cattolicesimo. ve r u cerc spesso di ricostru.ire il ponte infranto e gi qui, par lando dello spirito delle Crociate, abbiamo visto un esempio di questo tentativo. lvla L'antitesi fra. spiritualit non attiPa c attivit non ha purtutlavia continu:.zto a gravare sui destini dell uomo occidentale e, negli u11imi tempi, si risol ta in uno svihtppo parossiStico di tutto ci che azioi!C nel sen so detto di azione materia.li:.;:.ata. e priva eli ogni punto di riferimento trascend e nte perfino l dove Pssa. conduce a reali:.::.a::.ioni di indiscuu:bile grandezza. Cosi stando le cose. pu. apparir ad ognuno chiara L'impor tan za. che al'rehbe La ripresa naturalmente in forme adatt e ai tempi, della trarli:.ione di un'a::;ione che sia nuovame nte spi rituale, giustificata, oltre che dall e ne ce ssit immediate di ww data congiuntu .ra st01icu da zwa vocazione trascendente. Se ol tre che alta reintegra::.ione e alla difesa della razza del corpo si det'e procdf !re alla. ricerca dei valori atti a purificare da elemento eterogeneo e a. portare ad un regolare sviluppo l u razza dello spirito dell'unw.nit aria, noi crediamo che una nuova, viven-te comprensione di insegnamenti e di i deali com e quelli qui brevemente rievocati, rappresenti per noi, un cmpito di primo piano. J. EVOLA

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L'UOMO FOSSILE 41i L'uomo fossile della Rhodesia ": Disegno di A Fore sticr Sergi ha cercato di stabilire due gine comune, che non da vedersi per nei pati i differenti rami di c e rcopitecidi e di s imiidi fatt i importanti in biologia: l'origine delle form e lemuroidi esclusi dal grande gruppo a nimale dei prob a bile ch e anche l'Afric a sia stata la culla :1n i mali con stirpi e l'evoluz ione procedente primati. degli Homin i dae, i cui rami p e r migrazi oni han s e mpre con stirpi, ovvero polifiletismo poligeAll epoca di questi srudi di Giu seppe Sergi n o raggiunto l Eur o pa, dove si sono s c o pert e ncrico, e l'origine duale o multipla dei mede ( 1913 ) di Hominidae fossili in Europa eran o a p molte forme fossili e l Asia nelle qu a li regioni s imi tipi animali in regioni differenti, cio a parsi tre r a mi determin a ti c o n generi nella s isteavvenut a l'evoluzione p e r a lcuni r a mi restiod ir e poligenismo originario mazione : Palaeanthropus, forme di Neandertal zione altri Il Sergi gi in quest'ep oca preLo s copo di questi snidi era di stabilire le comunemente e inesattamente denominato Homo vede le grandi scoperte dei resti f o ssili umani relazioni di discendenza dell'uomo. Il Sergi rieprim og enius, Notanthropus che comprende le dell'Estre'ma As ia, con il s ugg e rimento dell e samin cos il gruppo di primari cui uni to forme fossili di tipo moderno e vivente E o anf a une scoperte in Mongolia, Cina, Ind i a, Russi a l'uo mo e giunse a risultati molto differenti da thropus, scoperto a Piltdown. Il Pal aea nthr o pu s le quali mostravano gi le rel azio ni intim e del q uelli comuni. I lemuroidi furono aggregati alle era gi ben noto per molti individui scoperti l'Asia con l'Europa e l'Afric a. forme arcaiche dell'antico terziario e fu esclusa in Franci a, G er mania, Au s tria e Gibilt e rra. E E int ere ssante ancora per la storia d e ll'antro-ogni discendenza da loro. Anche le catarrine del importa nte avvertire che questo tipo per la forma pologia italian a ricordar e alcuni studi partic o l ari g ruppo cercopitecidi non possono essere consicranica pur presentando car a tteri f o ndamentali di Giuseppe Sergi che se rvon o a comprendere derate sempre secondo Giuseppe Sergi come pro. comuni e costanti distint o dal Sergi in due meglio il suo p o ligenismo Pe r esempio son o ge nitori di simiidi, perch appariscono contempo-specie primordiali. note le discussioni intorn o a l Diprothomo Pla-ranee dall oligocene al pliocl:'ne e perch son o Giuseppe Sergi considera questi tre rami urnatensis di Ameghino ; l'opini o ne di Giuseppe forme troppo specializzate che non hanno variato ni come indipendenti l'uno dall altro, cio come Sergi in questa questione era che il Diprothorno mai, dalla loro apparizione fin oggi, per potere rami di una stirpe, senza r e lazione reciproca di appartenesse alla famiglia umana (Hominidae) essere considerate quali forme transiwrie e gradi discendenza. Di questi tre r a mi due sono estinti ma si separasse assolutamente d a l tipo vi v ente v e rso simiidi. Secondo il modo di vedere di il solo N o tanthropus ha continuato a vivere fino per molti caratteri, che ne fanno un tipo, che Giuse ppe Sergi e conformemente ai risultati Ot ad ora c o n una discendenza numerosa e varia comunemente si dice inferiore, ma che comunque tenuti dalla analisi critica i primati sono in Nulla di nuovo in questo avvenimento in comun tipo a s che non ha relazioni con le o rigine una serie-stirpi, la quale si suddivide parazione degli altri mammiferi la cui origine forme fossili europee finora conosciute nella e voluzione delle forme in tre stirpi seconed evoluzione, come l'estinzione e la persistenza Per il Sergi il Diprothomo si c hiamerebbe da rie e parallele : Cercopithecidae-Simiidae-Hodei rami, subiscono uguale procedimento ProanthropuD si avvicinerebbero pi a l vero l e m inidae. Se ne potrebbe fare un'unica stirpe con Per l'origine di questi vari rami umani Giu idee di Ameghino, che non quelle di altri autori. molti rami, ma il Sergi per chiarezza preferisce seppe Sergi aveva da remPQ espresso il concetto Molto interessante anche la posizione che la divisione in tre stirpi secondarie. .che, essendo l'Africa la sede originaria dei pri -a ssunse il Sergi nella questione dell uo m o delGli uomini quindi non derivano dai simiidi, mat i e da essa essendovi stata una migrazi o ne l'Olmo e di Castenedolo. Per questo scienziato n da cercopi tecidi, rutti invece hanno un oriin Europa e in Asia d ove f o rse si sono svilupgli avanzi di Castenedolo sono i pi an -tichi che

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!lt); f i nora conusci arno ed essi provano insien"'e o n alrri rrovati nell' epoca qu atcrnaria in var i rt: riodi che l'origine umana, come quella degli a ltri primati p o lifil etica o meglio poligenetica, in quanto cht: i vari rami hanno origine da un tr<, ncu divi so in rami anch'esso ma cos che cia s cun ram u s i a parallelo agl i a ltr i simultaneo ndl'cvoluzion<: e indipendente. Per il Sergi si av rt:bbero co s in Europa le prove evidenti che eptca t e rziaria o quaternaria. si svo l sero due tipi uman i parall eli, uno che vive a net ra oggi e l 'a ltro es tin to nel quatcrnio medi o. Sull unmo f os sile dell'Olmo, il Sergi ha scrilto ch e l aut e nti c it del cranio t assoluta e non es i s t e dubbi , che: appartenga al pi antico depolacustre dell'Italia Centrale coevo dell'Elefan. te antico : s i tratta di un cranio maschile, ovoide, prossimo .di'elliss oide. Comunque, dato c h e lo
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CONTRA DI DELLAPOETICAMO n evo le, vanno in cerca -d_ i le pi cose che -sipss_an:i '-' d endo la linea del S\l
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questionario Goffredo : Pistoni, da Milano: Perme tti che in t e rvenga anch'i o (l dire due parole nella tua cortes e discussione con Alberto Pozzo? A me s embra che non riuscirete mai a mettervi d 'accordo perch partite entrambi da due differenti punti di vi sta. Mi sembra di poter prevede r e queilo che ti risponder Alberto Pozzo ; e d anch' io ti potrei rispon d e r e pres s a 'poco cos : E un assurdo ri cercare gli stati d 'animo della giovent quando oramai questa trascorsa, e voler rinunciare ai doni saggezza ed esperienza-dell'et matura, solo perch i doni d e lle p rime et -oramai irraggiungibili erano pi belli. Tutti d'accordo che i tempi d ella Grecia pre filo solica erano magnifici, v era espressione di g iovent, ma che farci s e anche i Gre ci sono invecchiati ed al loro immaginare subentrata la riflessione, frutto di maturit? E perch l 'Europa nata come la Grecia finita? Perch l'Europa na'ta vecchia; perch si nasce una volta sola, e l'Europa era gi nota in Grecia (e chi lo sa mai dove ) L 'unica soluzione -alla quale eventualmente provveder Iddio se e quando lo creder -sarebbe quella che tutto il mondo veniss e ad essere distrutto, che brucassero le capre laddove oggi vi sono sta. bilimenti e paesi e citt, che alla catastrofe sopravvivess e solo una coppia di fanciulli di tutto ignari, allevati dalle capre, e che da lo r o di scendesse una nuova progenie di g iovani .costre tti a ritrovare -occhi spalancati sul mondo -parole nuove per ogni cosa, parole immagini, parole concrete, e i primi sogni .. Ma in mancanza di una soluzione cos radicale, non sarebbe meglio che inve.ce di combattere la filosofia per se stessa, se ne c ercasse una pi vera, p i nostra, italiana? Ma io capisco la tua insofferenza per la filo sofia. Tu sei un artista, un poeta, e per il poeta, in quanto tale tutte le idee a stratte hanno lo stesso valore; non t rova, il poeta, che un s i stema valga di pi di un altro, e quindi trova che un inutile e sterile ese rcizio quello di costruir sistemi e interpretazioni del mondo. Al poeta, in quanto tale, non interessano le idee, ma le cos e, le persone, e le idee in quanto sono persona, dico meglio: le idee in quanto in tegrano, formano, la personalit del personaggio che si vuole rappresentare -e pu v ol e r s i rappresentare sia un eroe (nel senso antico) tutto istinto, oppure un filosofo (ed a me sembra che il passaggio dall'arte antica alla moderna consista appunto nel voler rappresentare pe;:sonalit sempre pi complesse, diciamo pure pi vecchie ma sempre pi contemporanee ) e se -dicevo -al poeta interessano le idee in quanto sono persona, per lui tutte le idee hanno lo stesso valore, potendogli interessare l'una piuttosto che l'altra per sona secondo simpatie contingenti (vedi 42 per es. il Goethe nell' e sempio citato dal Pozzo). Non d imenti c hiamoci per che al poeta interessa anche la propria persona e diciamo pure personalit se riusciamo a intenderla in senso concreto. Ed io dir che al poeta interessa sopratutto ia propria per sona se l 'arte sopratutto autobiografia (intesa in senso ideale) e quindi al poeta interessano le idee dell a propria -persona da rappresentare, cio le proprie idee. (A me sembra -espongo un'idea che vorrei meglio approfondire -a me sembra che proprio con la lirica greca abbia avuto ingresso nell'arte come oggetto per la 'prima volta la personalit dell'artista e Aristotele la considerava (la lirica) quasi come non arte). Ma, tornando indietro, da quanto ho detto ini sembra di poter ricavare .che quante pi idee il poeta avr, tanto pi complessa sar la sua persona da rappresentare a parte il fatto che quante pi idee conoscer tanto maggior numero di altre persone poir conoscere e quindi ra'ppresentare. Ci si spiega cos Leopardi che si nutre di studi filosofici, che in sede poefica ha una filosofia sua e poi in sede teoretica disprezza l'aridit delle filosofie; ci si spie ga Goethe che trova egualmente veri tutti i sistemi filosofici e insieme si costru'isce una sua visione filosofica. Non furon6 per certamente inutili n a Leopardi n a Goethe gli studi filosofici, anche se parlarono male della filosofia (non esiste vero grande poeta che non abbia una propria visione del mondo); ed anche tu non parleresti come parli se non avessi letto, con il molto d'altro, anche il Vico .Certo che poi occorre essere poeti (le idee divengono allora un fatto morale) ma che ci vuOi fare se i poeti sono cos pochi? lo dico solo che la filosofia non pu uccidere la poesia, ma, anzi, giovare al poeta. A me sembra che occorrci che i giovani si dedichino -senza aiidit di cuore -agli studi filosofici, e che prima di essere sicuri di loro stessi leggano e studino molto; solo molto cercando potranno trovare ci che si conf a loro stessi, e molto conoscendo saranno certi di non sbagliarsi nella loro scelta (beati loro -e noi -se fra questi g 'iovani vi saranno dei poeti). Mi sembra che occorra che i giovani cerchino una filosofia nuova, nostra, _italiana, .criticando tutto ci che vi di spurio (e potrebbe anche essere tutto) nell'attuale filosofia. Mi sembra che il nostro razzismo potrebbe essere una buona guida per noi e per loro Caro Pistoni, siamo molto contenti che la schiera dei poeti giovani faccia 'sentire la sua voce: per bocca tua. Tu sei moderno, e vuoi mettere d 'accordo poesia e filosofia Tutto il moderno consiste nella ricerca di ques to accordo. Che posso dunque obiet-tarli? Anch'io sono moderno. Sol che io sono persuaso, il pi moderno di ne'i tutti in fatto di arte, essere Omero. Te lo dico perch certo, che ne sei persuaso anche tu, e che almeno su questo punto dobbiamo andare d'accordo per forza. Ma un punto essenziale. Come dunque facciamo a non consentire anche nelle conseguenze e nei particolari? Con la filosofia la Grecia fece ritorno a l problemismo arcaico, s volse !q scienza dei !empii, in cui era consistita l'umanit, prima dell'apJ)arizione di Omero. Torn indietro. E tu stesso riconosci che il cosiddetto moderno ha radice in questo regresso. Come nei tempi pi remoti le religioni precristiane, cos ora le filosofie si sono impadronite della societ. E credo che alla tua sensibilit non possa sfuggire il carattere clericale delle societ moderne. L 'is!esso pallino aristocratico di queste societ, per quanto goffo, sa di confraternita, se non proprio di ieratico. A che cosa ci ha condotto tanto filoso fismo? Alla lirica riflessiva, che la Aristo til, come tu dici, non era considerata arte. Questo molto importante, perch tu sai il rapporto che corre fra l'immag'inazione e la vita. La lirica riflessiva aristocratica, come sono aristocratiche le societ decadenti. Aristocraz'ia, filosofia, lirica sono fatti consanguinei dell e e:Po .che decadenti. Le epoche classiche sono popolari, come potevano essere le monarchie omeriche come fu Roma, la .cui grandezza coincise con la comunicazione degli auspici alla plebe. Il fondo delle monarchie omeriche era quell'epica, che vediamo nell'immaginazione di Omero. E Roma fu epica lino al L'anima delle societ classiche dunque epica, e possiamo ben dire narrativa. E infatti la poesia epica che crea la lingua comune, e quel comune d'uomini) che solo merita il nome di n=ione. Ma Omero non fu filosofo? Lo fu nel senso che tutta la sapienza di Platone era gi p iovuta nel petto di Omero, come dice Vico Questa tutta la sapienza di cui noi abbiamo bisogno. La sapienza dei poeti. Vogliamo dunque la sapienza, mci non quella dei filosofi, che perniciosa. Almeno vogliamo una filosofia che tenga conto della natura. e dell'immaginazione. Un filosofia completa e pi profondamente ragionata del razionalismo ellenistico d i Europa. Una filosofia come quella di Ari s totile Non altro che la filosofia di Ari stotile. La filosofia europea non ha detto nulla, che non fosse stato gi 'detto in Grecia, soltanto ha inteso affrancarsi da Aristotele. :Tutta greca, fuorch adstotelica. Noi invece di filosofare, abbiamo bisogno di tornare alla sorgente poetica del nostro essere, e non possiamo continuare in questo impegno funebre di razionalizzare ia natura e l'immag'inazione. Dobbiamo se mai colti va're una filosofia dell'immaginazione, ma senza !asciarci prendere la mano, senza infatuarci, perch quello che occorre, per fare le opere, in cui consiste la civilt,

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il potere d'immaginazione, che nessuno ti pu dare, se non ce l'hai; e che la filosofia pu solo corrompere, perch, nel miglior .caso, la filosofia serve per riflettere, pensare, meditare, capire, ma non certo per fare. Per fare, occorre quella sapienza QOetica, ch'era :piovuta nel petto di Omero, prima che nascesse la filosofia, e .che non filosofia, ma intelletto naturale. Ho forse messo al fuoco tro'ppa carne, caro Pistoni, e certo troppo sommariamente; ma son cose a te familiari, e tu potrai discuterne il concetto, come ti chiediamo di fare, al pi presto. Qra dobbiamo sentire altre campane, che lo scritto di Alberto Pozzo ha fatto squi.llare. n Sacerdote Aurelio Gastaldi, Parroc. o di Esio di Premeno (Novara): Mi permettete .una postilla sul questionario dell'ultima; Razza? C::ontro l 'XI comandamento Non esagerare enunciato dal mio concittadino A. Poz zo, vedo commesso un peccato grave a poche righe della stessa enunciazione. Ec colo: Come non riconoscere a Cartesio il merito di aver rotto per primo quella grave cappa di piombo che la Scolastica teneva allora su tutte le meningi umane? Filosofia voleva allora dire Teologia e sin qui passi: ma che cosa questa Teologia fosse diventata al tempo di Cartesi o s j pu chiaramente vedere dalle Lettere Provinciali di quell'anima candidae nobilissima che fu Biagio Pasca! Da tutte le aberrazioni teologiche del tempo di Pasca! la Chiesa si liberata da s, per la grazia di Dio e per l'opera della sua suprema gerarchia. La <:hiesa si cosl creduta debitrice di Cartesio e della filosofia cartesiana, come Roma si sentita debitrice di Platone per le vittorie conquistate contro i Punici. Se una relazione esistita Ira la Chiesa e la filosofia cartesiana, non fu certo una relazione di simpatia e di gratitudine: Cartesio il padre di tutte le eresie filosofiche moderne. Quanto alla definizione di cappa di piombo che gravava sulle meningi umane data alla filosofia scolastica, oggi pochi vi assentono e con poco entusiasmo; a dif ferenza di venti o trenta cirmi la ancora, quando Aristotele e S Tommaso nelle aule professorali erano tab. La Scolastica, nel suo midollo di metafisica e psicologia, anche oggi come lo fu per tutti i secoli, un buon elmo di acciaio per i cervelli sani. I colpi. di Cartesio l'hanno ripulito e temprato, non l'hanno mai .incr_inato quest'elmo. Dopo tanti secoli che gli eserciti di tutte le infinite filosofie e filo s ofi combattono con. tro la Scolastica, Aristot ele e S. Tommaso stanno in piedi saldissimi oggi e possono prevedere prossima per esaurimento l a sconfitta degli avversari. Che poi L 'esser noi qui a discutere pacatamente di queste cose e quanto succede ai dl nostri siano da attribuirsi a quei Discours de la Methode ceh vid.ero per la prima volta la luce in Leida nel 1637 sono affermazioni salto-mortale da far rompere l'osso del collo ai pi straordinari equilibristi (italiani) del pensiero. Muore ogni astro in faccia al sol: la redenzione di Cri sto e il genio di Roma sono scomparsi nel le ::agine dei Discorsi del Medodo a far da cartoncini-segnalibro. Le civilt di Roma e del Rinascimento hanno ignorato completamente Cartesio, Spinoza e Kant, perch Palazzo Vaticano -Un dettaglio dell'incendio di Borgo (Raffaello) questi non erano ancor nati. La ricostruzione dell'Unit Italiana e della potenza RQillana ignorano Cartes io e C., come se non fossero nati. Resta il gran <
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ipotesi di lavoro, s u cui egli avrebbe co s truito, non ha pi nemmeno quei sia pur minimo punto di partenza, che potevano dargli le famose esperienze di Michelson: poich anche l 'attendibilit di questa esperienza stata di recente messa fortemente i n dubbio. Del resto ci che a noi qui inte ress a pi che la fisica di Einstein, sono le conseguenze che molti suoi correligionari hanno preteso di trame dalla filosofia : consegu enze come tutti sanno disastro sissime e distruttive di ogni stabilit sociale, m orale, ecc. Quanto a Spinoza il signor Pozzo dice di non essere in accordo con le sue idee: ma ailora che cosa che s u scita questo suo grande entusiasmo, forse quel sottile meccani s mo logico c h e gli serve per pervenire ai suoi paradossi? Ma allora l'interesse del signor Pozzo non verterebbe che sopra una attivit puramente formale e sofistica, la quale evidentemente non pu essere latta per interessarci. E strano che questi entusiasmi vertono poi gius to intorno ad un sistema non solo creato da un ebreo, ma che, come da tutti e da lui stesso riconos ciuto, un sistema fondamentalmente d is truttivo: scalzando tut te le bas i della morale e quindi della societ. Ed tanto pi strano, in quanto, questi entusiasmi, egli non li dimostra affatto per un filosofo, il quale, tutt'altro che inferiore, anzi molto superiore all'ebreo Spinoza, nell'apparato formale della logica; parlo di Ari stotele che a differenza di Spinoza, si serve di tale apparato non a scopo distrut tivo ma costruttivo al massimo grado, e sotto alle parole ed ai puri ragionamenti la corrispondere pensieri non solo ben londa-ti ma necessari all'umanit. Tanto pi poi, che Aristotele l'esempio tipico del pensatore che si ispira agl'ideali, ai sentimenti ed alla religiosit dei popoli classici. Ma ci che maggiormente sorprende nelle osservazioni di Pozzo, pi che il contenuto, quella forma mentale liberale, per cui meglio che le. opinioni, gl'interessa l'abilit dialettica c;li .coloro che la espongono, e lascierebbe volentieri crollare il mondo pur di non venir meno al cosiddetto rispetto dell'intelligenza dovunque si trovi, comunque si manifesti. Secondo :ine l'imparzialit un segno di decadenza. Non bisogna illudersi troppo, !asciarla propagare agevolare graziosamente l'ebraismo e tutti quei disastri morali e materiali senza fine, che apporta, e che prendono diversissime denominazioni, secondo i climi ed i popoli. Luigi Stampacchia, da Roma: Tenuto conto che F. Loffredo ha scritto da par suo sulla famiglia italiana un bel libro edito da Bompiani, e che egli uno dei pi valenti studiosi di simili problemi, io mi permetto pregarlo, a nome di tutti i collaboratori del Questionario, perch egli, con un altro articolo si soffermi pi di quanto non abbia fatto nell' ultimo: c: Politica della famiglia e della Razza :t, apparso sul n. 20 -della Vostra Rivista, sulle funzioni della donna Italiana. Dice il Loflredo L'emancipazione femminile, 'come contraria agli .interessi della famiglia, contraria agli interessi della razza. L'intellettualismo, l'uguaglianza professionale, la libert sessuale, l'impudicizia, -14 la promiscuit, lo sport mascolinizzano la donna e quindi ne riducono l'attitudine di buona reggitrice del governo domestico e di madre di una figliolanza numerosa San tissime parole. Dovreb b e essere interessante sapere che cosa le giovani italiane ne pensino. Ma quando il Loffredo aggiunge a quei tanti mali, pure. lo s port, una volta stabilito che con questa parola non si indica la gara, la lotta, sul quale punto si dovrebbe essere t11tti d'accordo, la discussione, sul Questionario non pare che potrebbe ritenersi aperta? Non credo che da una partita di tennis giocata con un camerata, che da una passeggiata in-bicicletta e che so io, possano nascer quelle libert sessuali di cui il Lof lredo fa cenno. La donna, in genere, pratica lo sport, direi, fa vita dinamica, fino a ventuno o ventidue anni, e se a questa et, terminati gli studi, si impiega, va al lavoro, perch le necessit ce la costringono, non detto che si mascolinizzi. Mai come nelle ore di lavoro farebbe tanto uso, quasi a compensare la noncuranza con cui si tiene la sua femminilit,. di bei vestiti, di cipria e specchio, se il principale appena appena chiudesse un occhio! Se mai, io dico, si dovr parlare non di mascolinizzazione, ma di moralit, quella moralit che la donna che va al lavoro, al dire di ertuni, la donna italiana, va a poco a poco perdendo. Non sorge il dubbio, una volta ammesso quanto sopra scr i tto che la colpa di tutto ci, se cos s i pu chiamare, ad andare a guardare bene, non sia solo della donna ma anche un tantino dell'uomo, del collega, del cosiddetto diretto superiore, in altre parole di quel genere di uomini venuti su, educati all'ebrea, per i quali, chi non lo sa, ogni colpo non tentato sempre un'occasione perduta? In coscienza io credo di s. La donna italiana che lavora pi che mai desiderosa di trovar marito. E all'uomo onesto, tenuto conto di questo; non dovrebbe essere difficile farsi avanti. Ma non per passare il tempo, come generalmente si dice e s'i fa, ma per sposare, e unire, se necessario, ch non un disonore, le entrate sue a quelle di lei pr creare una famiglia, avere figli, che la cosa pi importante.Questo mi pare il nocciolo della quesiione. Non la donna mascolinizzata, che tutto pensa luorch a sposare e a non avere figli a non avere una casa, una famiglia sua. In Italia, a tirar le somme, donne siffatte non ce ne sono. Qualcuno ne parla perch l'ha sentito dire, perch l'ha letto su qualche rivista francese. Io sfido chiunque a trovare qu'i da noi una donna che pratica lo sport, che va al lavre, in ufficio e che per principio sia contraria al matrimonio. Nello stato fascista, le mamme non sono pi come quelle di una volta, tutta casa, infreddolite, un po' egoiste, un po' borghesi; sono, grazie a Dio, diverse, migliori, e come! Pur non venendo meno alla funzione di reggitrici morali della famiglia, esse ben sanrio che l'educazione della mamma, della mamma che va 'in ufficio o alla fabbrica, che non ha quindi tempo di curare, formare a fondo l'animo del bambino, ben sanno che non tutto. Ma chi, se non esse, hanno iscritto i loro bimbi alla Scuola Matema, alla GJ.L., a queste due mirabili istituzioni volute, certo non a caso, dal DUCE? Istituzioni. chi l'ignora, il cui com pito precipuo quello di preparare sn dagl! inizi, dalla midolla, i bambini, i ragazzi a che diventino cittadini, uomini di fede, agricoltori, lavoratori, legionari. Ricordia-mocelo pure la famiglia s gran parte dt noi stessi, ma non tutto. La Patria tutto. Domenico Torre, medico, da Terelle (Frosinone): La Difesa della razza, nel n 21, sotto il iitolo Prospettive demografiche pubblica uno studio di A Tr i zzino sull'avvenire della razza italiana e della francese; l 'autore conclude che . E qui potremmo porre molti altri di carattere prettamente politi co, poich innegahile che la politica anche espressione di razza. Perch il tasso di fecondit delle donne francesi continua a diminuire? Questa domanda richiede una iisposta a carattere non soltanto biologico, ma anche morale, in quanto inquinamento biologico di una razza equivale perfettamente ad inquinamento morale di essa. Denata!'it equivale a malattia fisica e morale della .razza; aumento di natalit equivale a stato florido di salute fisica e morale della massa e della L 'incremento demografico di un popolo perCi strettamente legato alle sue buone condizioni di salute, e non soltanto quella fisica, ma -e forse maggiormente -a quella morale.

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Ecco perch gli studi derucgralici del .Trizzino.-che mettono in confronto Italia e Francia, portano a conclusioni perfettamente opposte per le due nazioni; perfettamente opposte lnfatti sono le concezioni di vita f i sica, morale't'e politica delle due nazioni. I francesi Jon fatti per la vita comoda, cer quella b 6rghese, per .quella dei partiii. mentre noi combattiamo queste conceperch deleterie alla vita dei popoli: e questa concezione, diciamo, francese del l e \ 'ita s i ripercuote nel campo demografic c, infatti i francesi non amano fare della ':lor.na una madre, ma un arnese di godin:ento e concepiscono Id vita sessuale in di):endentemente dalla procreazione. Da quanto abbiamo detto si vede come i problemi razziali siano inscindibili dai demografici e come si. influenzino "Jicendevolmenle, e ora ci anche pi fa ::iie capire come la cosidetta libert nella vita lisica, morale e politica ha portato la r rancio alle sue penose condizioni demo-e razziali attuali. Il peggio che J popolo francese non si ancora accorto cl-. e continuando per questa strada, oom pi.'l diutumamente degli attentati contro la integrit della sua razza. Quando aprir -;Jli occhi forse sar troppo tardi. Pier Luigi Buttitta. da Palermo: Sin dagli anni passati si sent la necessit di dover criticare i critki nella loro iorma spesso incurante di tutti i dettami s tilistici e raffazzonata alla meglio. Frances co D 'Ovidio scriveva: Vi fu anche tempo che i pi dei letterati italiani badavano tanto alla forma da mettere in seconda linea le cose. o ragguagfi. Adesso. i critici badano invece alle cose;.. e tirano gi come viene e dissertano della Commedia e del Canzoniere o d 'o_gni altra cosa gentile -:os grossamente come farebbero di bassa chirurgia o di medicina veterinaria>. Nulla pi vero anche ai giorni d 'oggi, la critica ingolfaia in minuteria di biblioteca oppure in lilosoleggianti discussioni sulla natura dell'intuizione o della cosiddetta tec nica non sj accorge d 'imbastardire la lin;J"Ua, e ne vien quindi fuori un palazzo, di ciamo cosl. senza finestre. in cui entriamo oer gustare un'opera d'arie e da cui u sciastmacati per l 'indegna cornice che que-3ta circonda." Questo s tile purtroppo tanto :omune nella nostra critica. secondo me cia nel tentativo d 'internazionalizzare la lingua. rendendola prive di quella sensibilit artistica che il nostro parlare ad essa attribuisce. Pare che anche al tempo di Dionigi d'Alicarnasso si sentisse il bisogno di cu;::::re questa brutta _piaga, difatti egli rim ;::roverava a Isocrate e alla sua scuola l'ar:i!icio s o e pessimo periodare. Dobbiamo partendo da quest'esempio. ri : rorci sia dallo stile schemafico e trascura"o sia da quello pomposo e ricercato. Ma forse la lingua italiana manca di vo:aboli? Rispondiamo parafrasando talune parole di Cattaneo: La lingua nostra non :nonca di vocaboli. ma ne ha abbastanza per far piangere e far ridere, e soprattutto per arma della ra'gione e stimolo della -JC!ont "Ci che manca all'Italia il modo ferm o concorde ed uno di valersi della lingua. Siamo dunque ai tempi quando ogni baroncello batteva la sua moneta e tuili gareggiavano a balleria pi bassa e pi fal sa. (Scritti vol. I). ll nuovo artificio della prosa, si ongma dall'artificio dei concetti. Avviciniamoci invece con animo aperto all'opera dal leggere, penetriamo respirando negli ampi periodi dei nostri class ici, cerchiamo di comprenderli senza innalzerei a giudici di essi, e la nostra prosa non sar pi morta, ma se noi c omrrenderemo veramente ci che abbiamo letto. essa si animer di artistica vi ta, perch allora soltanto sar originata da un vero sentimento creatore d 'arte. Ada Girardi ci ha mandato da Roma un ritaglio di giornale e questo suo commento: Tolgo da uno dei pi diffusi quotidiani di Roma questo spiritosissimo trafiletto intitolato: Hollywood e la guerra. Fra le molte banalit che l'autore ha messo gi a favore ebreoni di Hollywood e del cinema giudeo-americano, egli cinicamente insinua che film di carattere troppo locale superino difficilmente l e frof!tiere del paese produttore. Dire questo fare propaganda ebraica ed avvilente che un italiano anzich prodigars i al risanamento del nostro cinema. si presti al gioco dei" mercato giudeo-americano, mostrandosi privo di senso di responsabilit. Bisogna vedere che intenda per carattere locale il cronista; col quale Ada Girardi se la prende. E bisogna vedere che cosa intenda per capacit di varcare la frontiera. Vedere se si tratta d 'una capacit artistica o di capacit commerciale. Perch noi siamo ormai mortificati e stufi di sentir parlare di capacit commerciale dell'arie, a proposito di cinematografo. Avviliti che si parli d'arte commerciale. nella patria dell'arte. Quasi che l'arte pi commerc'iale e preziosa non sia ancora quella di Raffaello e Michelangelo. Ma il cinematografo un'industria, ed questo che imbroglia tutto. Sono gli uomi ni di aflaii la piaga. E fin quando il denaro sarq l'ispiratore dei filmi, non se ne far nulla. Il denaro serve all'artista, per fare un film. Impiegato da un vero artista, pu diventare anche un buon affare, cosa della quale a noi importa. fino a un certo punto. Quanto al carattere locale, chi pu dire che questo non varchi le frontiere, se perfino vediamo filmi, che ben si possono chiamare dialettali, avere n maggiore successo? E quanto carattere locale non c' nei filmi americani? Sono anzi le cos e determinale particolari di luogo e di tempo, quelle desiinate al maggior successo. per la stessa ragione, per la quale la Commedia il poema pi italiano di tutti e nel tempo stesso, pi universale. Meno dialettale, pi profondo e volgare il carattere del luogo e del t empo di un'opera, e pi quest'opera poetica e destinata a vivere di vita lunga. E che cos' il carattere di luogo e tempo, quando si tratta d'un carattere artistico? E' il meno dialettale e il pi volgare. E qual' il carattere meno dialettale e pi volgare del l'l.lomo, in un luogo e in un tempo, se non il carattere nazionale? E il volto nazionale del popolo. Se un pregio artistico ha raggiunto H film americano, quello di averci fatto conoscere il popofo americano. Con questo pregio artistico, ha esercitato la attrattiva, ed ha fatto i migliori affari. Ora io vi domando se voi avete mai incontrato il popolo italiano nei filmi italiani. -Giovanni Pesaro, studente universitario, da Venezia: Ho sempre seguito con vivo interess e la pubblicazione della Dife s a della Razza non soltanto perch nella mia qual-it di studente (ariano ed italiano). eduato nel cli ma della Rivo luzione Fascista, e discendente di una famiglia cattolica, sentivo 1i dovere di associarmi alla lotta per la tutela dell'i nte_grit della nostra razza, ma anche perch, portatore del cognome d 'un casato italianissimo, sentivo e sento il dovere ed il diritt o di difenderlo e lutelarlo contro quel giudaismo, che per il passato, come gi fece per tanti illustr i casati it alim issi mi, ebbe indebitamente ad appro'priarsene, ello scopo di mettere una maschera alle proprie origini. Il div i sato provvedimento inteso ad autorizzare e facilitare agli ariani di cognome ebreo il mutamento del cognome, mi era giunto particolarmente gradi to pcich anche a chi possiede un volto ed un animo prettamente .ariani, pu dispiacere di avere in comune con certa razza anche solo un J:arlicolare dell'abito esteriore. Tale provvedimento, per, se da un lato mi sodd"isbceva. dall'altro lasciava in me una certa amarezza e rimpianto ben comprensibili, poich. in fondo, il cognome, per coloro cui appartiene di pieno diritto, non rappresenta soltanto una semplice veste, ma bens un insieme di tradizioni e di alletti, dai quali non altrettanto facile staccarsi, come si butterebbe un abito che, la sciato incustodito, foss stato indossato da un lebbroso. Infatti le origini dei Pesaro di Venezia risalgono al 1200. epoca in cui Giacomo Palmieri Console di Pesaro si .trasfer a Venezia dando origine a quella che assunse, poi, i l nome di Pesaro. Tale famiglia dette a sua volta origine ad una lunga serie di illustri personaggi, i cui nomi ricorrono di frequente nelle pagine della storia della Serenissima. Infatti, basta r icordare Benedetto Pesaro ( m 1503) capitano generale Da Mar > della flotta veneta; Iacopo Pesaro, Vescovo d Palo, comandante dell'Armata Veneziana contro i Turchi, sepolto nella Chiesa di Santa Maria dei Frari (1547); Giovanni Pesaro, Doge di Venezia, (1659) sepolto pure ai Frari, nel monumento progettato da Baldassare Longhena; Francesco Pesaro, diplomatico e letterato (1740-1799). procuratore di San Marco ed ambasciatore a Roma; Be nedetto Pesaro ammiraglio del secolo XV, ecc. E comprensibile, quindi, anche in chi dell'opinione che la propria nobilt bisogna crearsela con le azioni e non paludarsi con le glorie dei tempi che furono, come possa originare un certo rammarico rinnegare un passato di onorate tradizioni. Ma sopratutto ci pu essere doloroso per chi non ha nulla da nascondere. Potete da tutto ci immaginare come ab-. bia riscosso la mia approvazone, sia la proposta avanzata nel numero 19 della Di fesa della Razza, sia l'articolo apparso nel numero 22 del 20 settemzre u. s. ad opera del camerata Monti Della Corte, sotto il titolo: Il problema dei nomi ebraici :P. La 45

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L:ta d e J nomi italianissim i e d indebitamen: c usurpati ivi pubblicata non potev a esse: e. logicamente, che sommaria ed incom ple ta, come il valente articolista accenna, poich i c a s i di tali veri e propri furti si pos sono contare a migliaia; data la proverbi ole passata invadenza del giudaismo. Se tutte queste. migliaia di famiglie dovessero, di punto i n bianco, mutare il loro n om e i n contaminato, cui giustamente tengon o per evidenti ragioni d 'onore, si verrebbe a c re a r e in molti un sensibile turbamento e d isordine, sia perch non tutti potrebbero disporr e dei m e zz i necessari allo scopo, sic; p erch m olti non avrebbero la n ecessaria paz i enza per esperire una pratica del gen e r e Inoltre s i deve tenere conto di quel-. li per cui il nome rappresenta una insegna ::ommerciale ed a i quali un cambiamento potrebbe significare un danno anche materiale. R itengo quindi molto pi s e m p lice che tutti gfi Ariani, che nulla hanno d a nascondere, continuino a portare indi sturbati ed a fronte alta il loro nome, ed obbligare inv.ece i giudei a fare una do v u t a riparazione a i passati abusi rendendo fianalmente il mal tolto. Carlo Ragni, da Grosseto: Ho letto sul Questionario del n 23 il ca pitolo distintivo commerciale e debbo dire che la proposta, a mio vedere, non risponde allo scopo. In molte citt d 'Italia stato adottato il cartello con la scritta Ariano senonch avveniva che non tutti, forse per il timore di perdere qualche affare, esponevano tale cartello, in maniera che il consumatore finiva per non capire pi quale fosse il negozio ariano e quale l'ebreo. La cosa durata per qualche tempo e poi i cartelli sono scomparsi. A parte l'idea dell'!=}rticolista .di rendere obbligatorio il cartello -cosa attuabile, ma mai perfetta io invece direi: perch non si applica al negozio ebreo un bel cartello con la scritta Negozio E' pi semplice, pi efficace, meno costos o e una volta reso obbligatorio, la sorveglianza sulla permanenza di esso sarebbe pi rapida e pi concreta. E con l'occasione aggiungo un altro mio rilievo personale. Gli ebrei, nonostante siano stati isolati nelle loro attiv'it di ogni genere, seguitano invece a frequentare locali di pubblic() divertimento (specialmente le sale da ballo); ostentando assoluta indifferenza e ponendo in particolare evidenza sopratutto l'amicizia di ragazze ariane con le quali scherzano e si divertono. Non si potrebbe evitare questo controsenso? Se la legge ha eliminato gli ebrei in tanti se!tori della vita civile italiana, mai possibile che essi debbano restare proprio in quelli dedicati allo svago ove si parla e si com m enta molto? Fernando Fiore ci ha mandato da S. Mar tino dell'Argine uno studio s u razzismo e fa s c ismo dicendo che l 'uno e l'altro formino e corpo dell'Italia, e rivendicando l'originalit della nostra poli-L'l D E-A D E L LA NEL PENSIERO RAZZA DEL DUCE Tutt-o ci che il Duce ha scritto e detto sull'idea .della razza stato opportunamente raccolto nella terza edizione della antologia mussoliniana "Spirito dela Rivohizione Fascista", a cura di G. S. ed E. Spinetti, della in questi giorni l'Edi1ore Hoepli di Milano ha pubblicato la terza edizione. completamente riveduta ed aggiornata a tutto il novembre u. s. L'antologia costituisce ad un tempo la pi completa e fedele sintesi della dottrina fascista. ed un utile e facile manuale di consultazione per chi voglia conoscere quale sia il pensiero del Duce 11ui pi diversi argomenti. Il volume gi in vendita al prezzo di L. 13. tica di razza. Questo studio ha il solo di f e tto di non esser scritto in un modo familiare e comune. Del resto possiede fervore e intelligenza. Perci preghiamo Fiore di i temi che preferisce, fra quelli che qui si discutono, guardandosi dall'andare appresso al sistematico e all'astratto, e all'avvocatesco, che sono purtroppo residui della passata educazione. Si r'icordi che la lingua italiana volgare. Scriva, dunque, e buon lavoro. Aurelio Polazzi. studente liceale, capo centuria, decorato di croce al merito della G. L L., com'egli c 'informa, ci ha mandato da Bari uno studio riguardo a Einstein e a proposito dell'articolo di G Dell 'Isola su Spinoza e Bergson. E uno studio troppo esteso, per essere qui contenuto, e sopratutto troppo matematico. Cerchi Polazz'i di spiegare brevemente, se pu, tutte quelle formale, e farcene capire il concetto. Egli avr letto certamente lo scritto di A. Pozzo e avr visto con quanta padronanza' Pozzo ha esposto in poche parole la questione della fisica-di Einstein. Faccia altrettanto.' Michele Ferrigni. insegnante, ci ha scrit to da Pescara che i fig[j di genitori ignoti siano intrusi della razza, perch nessuno pu attestarne l'origine. Non si pu negare il fondamento. della opinione di Ferrigni, tantomeno gl'inconvenienti, che possono de ri vare dai matrimoni di gente di razza ignota; ma non sarebbe meglio che il controllo d elle nascite impedisse questo disonore della gente che abbandona i figli? Marino Mencarelli. ci .ha scritto da Peru-gia lamentando l'eccessivo filosofismo del l 'insegnamento, e che non. s'insegni altro che idealismo, intuizionismo ed eghelismo, mentre i giovani sono cos tretti ad ignorare i Prindpii di una Scienza Nuova di Vico, che io paragono -dice Mencarelli -alla D ivina Commedia. Insomma troppa filoso fia, e in grande prevalenza, filosofia straniera. Giuseppe Coniglio, professore del liceo di Termini Imerese, ci scrisse tempo fa da Cerda, domandandoci se Willi N ix fosse un p seudonimo. Gli rispondiamo che si tratta del nome e del cognome d 'un camerata tedesco, che studia e lavora in Italia; e che ha imparato a scrivere l'italiano. Ma Giu seppe Coniglio ha anche pres o la. sua matita di professore, per sottolinear e gli er-Direttore responsabile : TELESIO INTERLANDI r ori commessi da Willi Nix, nello scri t t o riguardante Fichte e la rivoluzione francese. Willi Nix scrisse Fichte ademp a !ornon liber mai il suo pensiero dal suo ambiente, e aggiunse che questQ ambiente fece nascere in Germania un avvilimento, agitato' .dal materialismo liberal e del suo tempo. Ora Coniglio domanda che cos a sia ques to avvilimento agitato. E se C o n iglio non capisce che anche un av vi limento possa e ssere agitato e procurto da qualcuno, noi che gli possiamo ri-' spendere? Willi Nix scrisse che Fichte ademp a for mar e una nuova libera Germania. E Coniglio domcmda s e questo adempire a forma r e sia italiano. E' certo si sarebbe potuto dire che Fichte form la nuova Germania, ma non si sarebbe espressa quella missione che Fichte appunto .ademp. Coniglio cj fa anche altre domande, ma crediamo che basti, e che sia invece il cas o di rivolgergli ar.;che noi qualhe. domanda, per esempio: non meglio decidersi ad accoppare qualcuno, che stare continuamente col fucile spianato sul prossimo, per futili motivi? Francesco de Vivo ci -scrive da Pieve di Sacco (Padova) tra l'altro che se vogliam o porre in maggior rilievo la filosofia italiana, lasciando i n ombra le altre, potranno restare nei g iovani dei nostri licei non ancora perfettamente maturi, seri dubbi sui motivi (non sempre facilmente comprensibi li) che ci inducono ad un mutamento di rotta nello studio della filosofia Sicch, caro de Vivo, un cosa che pu dare sospetto il ritorno alla filosofia italiana? Certo col vecchio indirizzo, anche la patria era una cos'a sospetta. Ma noi non dobbiamo nascondere nulla ai giovani, e dobbiamo sopralutto f .argli capire. la differenza che corre tra la filosofia italiana e le altre. Questa dev'essere l'introduzione allo studio della filosofia nostra. Salvatore Vecchio del battaglione allievi ufficiali della scuola di Artiglieria di Tri poli, ci scrive per sciogliere un inn alla gagliarda giovent della G.I.L., e coglie questa occasione per dire che la dignit della divisa debba essere tanto sacra, da viearci di portare nei luoghi di troppo stupidi piaceri, la divisa delle milizie d 'Italia.' Antonio Fenzo ci scrive da Venezia lamentando che in un articolo sulla finanza e l'affarismo del cameratg Callarl fossero. stati trattati da giudei .anche gli ariani; ma evidentemente Fenzo non sospetta che l'affarismo per se stesso ebraico, e che la pratica dell'affarismo ha dato spiri to ebraico tanta parte della gente ariana. Andrea Rey di Torino lamenta che in chiesa ora non oda !an lo la. parola evangelica dei sermoni domenicali, quanto le requisilorie al razzismo. Caro Rey, domanda au tuo parroco che ne pensasse San T-0mmaso degli ebrei, e -pregalo di leggere ai fedeli le parole del teologo della Chiesa. Il fascista universitario Antonio Guttrasci ci ha scritto da Roma sulle nostre aspirazioni e diritti di potenza mediterranea, ma egli vorr comprendere che le .carte bisogna !asciarle giuocare al giuocatore, e che la partita dipende dalle sue e dalle carte degli altri. rion dai nostri discorsi. Stampatori: Societ Anonima Istituto Romano di Arti Grafiche d i Tumminelli & C. -Citt Universitaria -Roma

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Collaudato dal Ministero delle Comunicazioni -Ogni Radiobalilla, ha il relativo bollino di collaudo -T re valvole -Onde medie -Ricezione diurna della stazione pi prossima In condizioni favorevoli ricezione serale di alcune principali stazioni europee. Privo di reazione regolabile sull'aereo, quindi esente dai disturbi caratteristici degli apparecchi a reazione. C O STA L l R E T ASSE RADIOFONICHE COMPRESE. ESCLUSO ABBONAMENTO ALLE RADIOAUDIZIONI v E N D l T A R A T E A L E CHIEDETELO Al MIGLIORI RIVENDITORI -:l'i

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-.. In tutte le parti del inondo, attraverso una grande perfeHa organizzazione, giungono i prodotti petroliferi < . . Incessantemente perfezionati nel pi .inodetni laboratori e di. ricerche rrtorl t c 11klll .. . .


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December 20, 1939
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