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Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario

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Material Information

Title:
Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario
Physical Description:
Serial
Publisher:
Società anonima Istituto romano di arti grafiche di Tumminelli
Place of Publication:
Roma
Publication Date:
Frequency:
semimonthly
regular

Subjects

Subjects / Keywords:
Race relations -- Periodicals   ( lcsh )
Jews -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Race relations -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Genre:
periodical   ( marcgt )
serial   ( sobekcm )

Record Information

Source Institution:
University of South Florida Library
Holding Location:
University of South Florida
Rights Management:
All applicable rights reserved by the source institution and holding location.
Resource Identifier:
usfldc doi - D43-00036
usfldc handle - d43.36
System ID:
SFS0024306:00036


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ANC . MERC .... E . . l ALIAN. MILANO._ !!

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Collaudato dal Ministero delle Comunicazioni -Ogni Radiobalilla, ha il relativo bollino di collaudo -T re valvole -Onde medie -Ricezione diurna della stazione pi prossima In favorevoli ricezione serale d i a l c u n e p r i n c i p a l i sta z i o n i e u r o p e e Privo di reazione regolabile sull'aereo, quindi esente dai disturbi caratteristici degli apparecchi a reazione. c o s L l R E T ASSE RADIOFONICHE COMPRESE. ESCLUSO ABBONAMENTO ALLE RADIOAUDIZIONI VENDITA RATEALE CHIEDETELO Al MIGLIORI RIVENDITORI

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ANNO III -NUMERO 6 20 GENNAIO 1940-XVIII ESCE IL 5 E IL 20 DI Ot;!'il UN NUMERO SEPARATO LIRE l ANNUO LIRE 20 ABDON.\)11.:'\TO 12 Es:rt:RO IL OOPI'IO Direttore: TELESIO INTERLANDI Comitato di redazione: prof. dott. GUIDO LANDRA prof. dott. LIDI O CIPRIANI dott. LEONE FRANZI dott. MARCELLO RICCI dott. LINO BUSINCO Segretario di r edazione: GIORGIO ALM IRANTE OM.MARI POLElii()A. ROMANA ; OTTORINO GURRIERI: E L POPOLO EBRAICO S<'IENZA LANDRA: BIBUOGRAFIA RAZZIALE ; RAZZA E STORIA; J. EVOLA: LA A DELLA VITTRIA DI LEOPARDI: SENTIMENTO ED AR:rE et U E S T I O : N A. 'JI 1 O V OLGARE ; FILOSOFIA NOSTRA ; sANGUE E LA REUGIONE : .. . f.! ' POLEiflC4 OUESTIONJ\RJO S t i matis s imo sigrwre il .. : .... Dall.' uppurizion e d el num.,ro di Novembre dellu Difesa mo!ti tsmici della tji.Cstionc d ella razza hrmno v isto i l numero c hanno ammiralo lu s plcn d td a c omposi zione e il si.curo se nso d'ar i e c h e ha /alto del numero UJt tutt o cr.s suggestivo Vi pi di una rir;i5W c he a v r ebbe quol cos u da impamr11i. E' f;er m e u n pi a ce re, di dirlo Voi Vi s ar e i grato ;c mi /a ('es l e sap e r e se la c asa t ditrice Lehm.tJTJn di Monuco v i ha in via1o l a 1 4 e diz del mio libro Razz a e d an i ma. Cn i migliori auguri p e r un anno pie n o di f e l ic il e di successi, L. F CLAUSS

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nbbiamo ad una rivista olandese no tizie precise sulla ' era origine di Hore Belisha: astro di prima gran dezza delnnternazionale giudaica; fulgente ministro della guerra mglc::se, da alcuni giorn inopinatamente defenestrato dalla carica. In detta pubbli
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non stata imbar cata) Il giudeo p e nser pr o digiosamente a tutto. Otterr dalle do t;ane. di questo o di quell'altro paese del mondo regolarissimi certificati d imbarco il piroscafo coler a picco nelle condizioni < circostanze volute dalla legge, il sinistro avr versione ed esplicazione cos niudeo Bel Aisha detto Hore Belisha. societ che egli fonda e la City Proi/ilrial Tmst Ltd., c on c apitale di JO.OOO sterline. Non passa molto tempo h t la ditta fallisce, il denaro degli azioni'.i va in fumo, ma Hore Belisha a veva gi .reventivamente pensato a portare in salvo i suo rispettabile gruzzolo Poi venne il :ancia della Alllomatir i'Harhines Ltd, c on a pitale sociale ancora pi grosso del pre-ce d e nte : 180.000 sterline. Stessa fine D opo solo un anno e mezzo di vit a an c h e il capitale di questa societ si volati lizza, e di esso restano solo poche mi gliaia di Sterline che si spartiscono j poveri SOHore Belisha, per, non era pi tra questi, perch in tempo si era di sinc agliato portando seco vistosi profitti e pa s sando alla Anlj-Sag P are111 C o m p an j Ltd. Anche di questa societ hi fine se gnata perch dopo pochi mesi venne messa in liquidazione. Ma ancora una volta, per, Belisha sgat taiola in tempo, dopo aver manda to un'al trii palat di oro alla sua fortuna che gi c ominciava ad assumere vistosissima entit. Le g esta del bravo Belisha non son finite; nei successi impuniti trovano invece motivo per nuove e pi grandi audacie. Ed ecco che il finanziere giudeo entra a far parte della El.eklro Chemh al Pr oces.re.r Ud, che disponeva di un capitale azionario di 500.000 sterline, come dire al cam bio di allora guasi 50 milioni di lire. Nato in un Jticcolo bot go del Marocco l'ebreo Bel Aislta. arrieeh a)tidant(-,nte a Lontha., fontla n do e facendo fallhe di,,erse itnprese eotnneteinli-Un affate colossale: il .. eelu-Beli sila si tnuagona a N elson La stampa inglese ha proclcunato Belisha insup&rabile nell'arte di fatiri fotografare. Questa posa pu dame un'idea. -l

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Qui c' era da divorare parecchio, come si H :dc:; ragion per cui la si protrass<: per c1uasi due anni, passati i quali l'ingente c q-:itde si tro,; ad essere ridotto a quasi r i ente. Ma la fine della ditta come al solito -non. trova Hore Belisha tra i c omponenti di essa, perch egli [le era uscito in anticipo passando alla M o rtim ers (L ondo n) Ltd. dove rest fino al 1933. Il y adro della losca e tempestosa attivit del gi udeo ncn sarebbe completo se non s i accennasse alla di lui compartecipazione alla A11tu, erp lf/ h a rve s Ltd, fondata nel 1928 e che esiste tuttora Hore Belisha Ie ee p a rt e di e ssa dal 1928 a l 1931 come dire ttore durante il quale periodo gli azio c nisti ricordano i lautissimi comp e nsi c h e si a ttribuiYano i dirigenti in confronto dei minimi dividendi che v e nivano distribuiti. La c arriera non poteva essere pi bril l a n te; il genio d ell'affarismo pi s pi c c at o e rea lizzatore; l 'audac ia e l'assenz a di scrupoli piLt temer a rie. Ed ecc o sfocia r e nella ;11nbita mt a : Horc Beli sha, carico di d e chiamato al g overno dell a cosa pub blica e gli vitne affidato il portafog lio d.:l Comme rcio. M a co m e si spi ega uno si pu. c hie de H : -che individui di guesti precedenti, t utti noti, ad arrivare a i pi a lti p ost i de i poteri dello Stato ? Com' possi h i le d1e tutta una vit a d'imbrogli, malver trucchi tran e lli mano miss i oni, a rr affa m e nti, appropriazioni in d ebite, a pra le p o rte e sia anzi titolo ,L:i o re, per un seggio di ministro ? La spi e g.tz i o n e non diffi cile M a noi pre feriam o d.trla c on le parole di un noto compe t e n t e : dell, t m a teria ch e c i sembrano costituir e ttna delle interpr e tazioni pi f e lici d e l f enom e no p a rti co l a rment e in accordo c ol caso m esam e L a soc i e t e gli scr i v e di p e n d' J a t i c h e essa ammira. O g ni g r a n dezza c h e Lt sogg i og;l l e tr;Kci a l a s tr a da; essa l a pre nde p e r mod ello e aspira a i m itarla. s(: '!uesta g r andezza h a p e r b ase v irt s t i p e r i or i e se ntimenti : sublimi a llora l a s o c i et s i eleva. S e, al contra rio essa ha p e r f o n dam e nt o l'astuzi a e l a frod e, la socie t non l; cont e mpl a s e nza s ubire n e ll e. sue f orze morali, un a ppi a ttim ento profonao. L 'e r ois mo d e l g u e r -rie r o, il l av oro dei dotti. l 'a l ta abnega zion e d e l gr; ind e uom o di S ta t o, spandono l a lu ce s ull a soc i e t P i ess a comprende qu es t e qua lit pi c ir co nd a di rispetto e m agg iorm ente essa s t<:ssa s i ele v a. Es s a non s i nobilit a m e n o >. Forse p er in t rin seche a ffinit ra zzi ali, cer tam ente p er effe tt o di c ommi s tion e se m pre pi intim a e str e tta c ol g iudai s m o n ella \ it a d ella s o c i et in g l ese un c ulto domin a sopra o g ni a ltro e o g ni altro sovr a st a : guello del g iallo metallo. L'utilitarismo v i divent a to prass i fond a m e nt a l e di v ita in e c olletti v a ; il m e r c antilismo pi ta c c ag no v ocazion e del[' individuo e della nazione; il ca lcol o spi l orcio specul a zione t]Uoti d i a n a e vess illo J i un o e di tutti; il profitto, regola s uprem a e unica Jel \ ';lstis s imo e v a riopinto impero Nessun a m cm viglia ; a llora, se in qu es t e c ondizioni l\1f f a rismo di uommt spreg iudi c ati vien e sca mbi a to per alte virt c ivili ; il su ccess o d ell a frode e dell in ganno c onte arr a s i cur a d i pi g r a ndio s i su c ce ssi nell 'a mministra z i on e d ella cosa pubbli c a ; i m e todi d e lle l o s c h e spe ( u la zioni co me m e zzi di ottimo impi ego nel g overno d e llo St a to E ne s. suria mera v igli a n emmeno, se in un 'ora cert a mente molto difficil e per l a Gra n Bre t ag n a un uomo d e l g e ne r e e del pas.;at o de l g iudeo Hore Belish a s i a s t a to promoss o e preposto all'orga ni s mo pi d elicato e pi import ante del momento qu a l e il ro d e lla Guerra. *** Il noto scrittor e in g le se di cos e militari LiJdel H a rt s crive gueste p a role per spie ga r e le differenze di o rga nizzazione t ra gli e serciti continentali e qu e llo ingles e Le:: .-:. rmat e continentali comprendono ttte l e classi so c iali mentre le forze britanni cht: non a rruolano ch e membri delle classi pi po vere In parole, pi chiare J'es e r (i t o in g l es e doveva esser e una specie di ric etta-9

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In primo piano Belisha; alle sue spalle il Rabbino Capo di Londra; J. H. Hertz. leqqe una commemorazione in onore dei soldati ebrei caduti per 11nqhilterra. t:olo per disperatoni e diseredati della vita. Un t;:mpo era ancora peggio Un tempo aggiunge infatti Liddel H art l'armA!.t hritannica contav a per rie mpir e i suoi r m ghi s u coloro c he erano troppo igno ranti o troppo mis e rabili perch.: potes s ero tr o v are un impiego meglio }\. Il reclutamento di ufficiali per l' ese rcito ing l ese soffriva di un diLtt o Ji c.ngm e pre ssapoco simile a quelio della Sebb e ne nostri li fficiali provengano dall" a ltra estrem it so c i a l e (l'flUi dire dall e da.rsi Mis toaaticbe) principio basilare, nelle famiglie in glesi dice il noto scrit tore ing lese anzidetto che l' f os.;;: il mestiere riservato a guei figli che non dimostrassero di poter brillare nelle a ltre professioni >>. Un po deficienti, las cere bbe c omprendere Liddel Hart, c he uniti ai di s er e dati di cui sopra formavano fino a poco tempo a ddietro l esercito britannico, il tutto composto di 5 sole divisioni : una di meno vuoi dire, di prima della guerra d c i '14. La diminuzione era dovuta al mant:ato apporto di so ldati dall Irlanda. L a grave deficienza gualitativa nel corpo ,Ji u flicial i dell'esercito indusse persino nel : 921 il g overno inglese a nominare una tommissione presieduta d a uno dei milil.\r i pi quotati del R eg no Unito Lord Hald:1ne con l'incarico di riferire in me r i to. c proporre provvidenze. E' altamente de::sidcrabile concludeva il rapporto del l a a mmissione che di primo ordin e s iano attirati alle armi. Un certo di autorit da noi consultate ci ha f a tt o osservare che se si ha l'intenzione di f:trc J ell.t carriera militare una professione attr wn t e per uomini di un certo talento lO nc:cessario provve der e a certe condizioni essenziali: l) il lavoro deve essere di un sufficiente interesse intellettuale; 2) il me rito deve avere l'occasione: reale di essere ricompensato con l'avanzamento ; 3) la pro fessione deve essere sufficientemente rimu. nerata Il rapporto faceva osservare inol tre, che il miglior a mento in qualit e numero dei candida_ti doveva dipendere in massima parte dai genitori che bisognava convincere di considerare l'armata come una carriera attraente per i loro figli Ma pi di dodici a nni sono passati dalla pubblic a ziqne del rapporto della commissione Haidane -fa osservare Liddel Hart, nel suo libro L"E11rop a in armi-; alcune sue rac coma ndazioni sono state seguite m a in misura molt'o debole e le s u e int enzio ni so no rimaste lettera morta. Fedele a vec chie concezioni il popolo ingles e conti nuava a sposare l'innata repulsione al serYizio delle armi con l'idea che al mante nimento della pax britmmica sul mondo bastassero le sole forze navali, specie da quando l'alleato esercito francese si attri buiva titolo e capacit di guardiano sul Co ntinente Il passaggio da un organismo embrio n a le, quale quello sommariamente descritto, ad un corpo di spedizione vero e proprio di milioni di uomini costituisce, certa mente, impresa di ben vasto respiro Il banchiere gi udeo, trovatosi ministro della guerra, certamente lo vede e c oncepisce immediatamente come colossale improvviso affare capitatogli, il pi grosso di quelli trattati in tutta la sa movimentata carriera : pedana di lancio verso le pi grandi ambi zioni e ad un tempo giostra vertiginosa per le massime cupidige. Lo stile dell'affar onecommerciale in grande era evidente sopr.u tutto dall'enorme chiasso che il ministw Hore Belisha menava e faceva menare at torno alla sua persona e alla guerra. La pubblicit, figlia della menzogna, il pri mo fondamento d'azione nello spirito del giudeo. Come il giudeo la pFatica1 la pub blicit arte prodigiosa per impadronirsi del pensiero altrui attraverso la via degli occhi e delle orecchie, per soggiogare la ragione col rumore, per dare la vertigine a lla riflessione per mezzo di un lampeg giamento che la turba e l'incretinisce Be. lisha fotografato in tutte le posizioni; Be lisha di qu, Belisha di J; Belisha dap pertutto ; Belisha, novello Disraeli ; Belisha, grande genio dell'organiz?:azione. La stampa giudaica d tutto fiato alle trombe Il piccolo giudeo di Mogador sa con certezza che l'illustre correligionario suo concitta dino prender il posto di Chamber lain per merito distinto come i giudei degli Stati Uniti lo cantano nuovo genio del l'Impero inglese e della loro razza Cal : cando le orme di .Disraeliscrive il gior nale ebreo degli Stati Uniti T h e America n lir:brew -egli raggiunger Street dove si for,giano i destini di tutte le genti dominate dal Re E le cose che fa Belisha sono tutte fenomenali. In me no di un anno il giovane uomo aggressivo e pieno di vita scrive lo stesso giornale trasform l'armata britannica una volta tstremamente debole, invecchiata e con ar m a mento completamente insuffi c iente in una grande macchina bellica all'altezza del compito. Non basta l'ombra di Disraeli e il posto di Chambcrlain, anche il sonno di Nelson venne disturbato Belisha stesso non sono molti giorni ebbe a di c hiarare che il trasporto dell'armata ingles e in Francia stata una grande impresa mi litare, che solo si poteva paragonare alla in
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Il

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i2 un'osser v a =ione, ormai du un pezzo che lo sviluppo dell'ar flreistorica abbfa -uJo-il cosidetto lavoro revrsw. ne, al qale i jilologi del secoln avevano sottOposto la storia ptu antica dci popoli cJssici. Tr_iL la dizione la sua critica l' rch e ologici ha dato torto alla critica . Cos si torna a parlare, non pi soltanto come d'una leggenda poetica ma co me d'un fatto avvenuto della guerra di Troia; cos di altri miti giudicati fino a ieri di pura immaginazione, si riconosce che lumiw avuto un fondamento nel vero: e si ammelte per cse tnpio, ch e il mito di T esed ris pecchia .la liberazione dell'A Uica dal dominio cretese; che Mitoss e fu di fatto uno dei re di Cr e ta, anzi che tuti i re di questisola si chiamavano con tale nome; nello stesso modo come tutti quel. li d'Egitto si chia.matXLno Faraoni; che realmente quel re o una spedizione in viata da lui, de_bbono i Umpi lontanis simi, e ssere giunti in Sicilia molti secoli prima che -vi sorgessero le colonie greche ed averVi allora fondato, presso la. foce del Platani una citt che prese il nom e d Minoa: nome .poi rimasto in tutta l'(w tichit classica . Questa rivalutazione di miti giustifi cata dall'archeologia oramai divenuta comine .Solo, mentre si accetta per [q_ Grecia, nOn s_i per Roma. La cosa pU!.)' sembrare strana; ma, se si ri flette alla coerenza alla costanza anzi alla grandissima tenacia con cui tuttoci che riguarda Roma, viene, da un secolo a questa parte sottoposto dagli storici d tutte le nazioni ad un vaglio che non ha fini soltanto storici, \ma principtiltnen te politici, cio rivolti per motiv'i diversi a cancellarne l'idea, rimasta fortissima. nel Medioevo e nel Rinascinwnto; se si riflette poi che i n Italia alcuni ambienti universitari coscientemente o in coscientemente, si sono associati a q uesta distruzione e che le due diverse schiere, dei filologi e degli idealisti, nmicissim e tra loro, solo in questo soto state sem.-

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p r e concordi: ci si rende della 8lrana ecezione. Bisogna .soprattuU-0 tenere presente clte l c origini 'della storia romana il pe r iodo in cui la trlulizione pi ricca di ulti valori civili ed erpici; tali che nes s u n altro popolo, neppure certamente, il !f.TCCO n e /w tranandal!J ili uguali. La l oro forza di suggestione ha fatto s che tulla l'Europa vi ha sempre . ampiament u ltiJito. Sin alla fine del Settecento i f atti dei r e e dei primi secoli della r e pubblica, erano, nel linguaggio termine r : o n s ucto. Poi, di colpo, si avanzata la <' critfca > : Veniva parallelamente ad al. t r e for z e distruttive : la mssoneria, il l. heralismo, il giudaismo, il marxismo; ih rl'cciata ad esse, o sospinta senza saper' lo, dal loro .stesso ) procedere, cosicch si ,; rivolta comi quelli a scal z are le basi su ,ui, fino a quel tempo s'era fondat t'Europa ; cio, prima di tutto, l'esem p i o di Roma; e, per conseguenza la par k pi t iva pi bella, e nq.turalrriente pi derna, di tutta la sua storia. -. Successo al predomini-O della c ritin;> il predominio delfarclteologia (eosa r h e s' i niziata colle scoperte ckllci lliW n a Micene ed a Troia) ed af/errnata l a v eridicit di alcuni miti greci, se la s toria rmrwna dei primi secoli che tra l'a ltro non a v eva un totale carattere di mito non ha trovato una grazia uguale si appunto cogli interessi, di caratte r e politico, che in questo caSo hanno avut.() gitroco Al che c' da aggiungere c h e la Grecia, da Napol e one in qua. nell'int.en.:::ione dei filologi, dei letterati, e d e gli artisti ; sopratiut.to fra,ncesi (seguiti disgraziata mente dai nostri) ha avuto .il c ompito di sostituire rin modello lib e rale d e mocratico, razionalistico ed esteti= zaT_I.te, al modello di natura ben. diversa che era stato, fino allora, Roma. A quello bisognava dunque rivolgersi; a Roma, ogni studo, Joveva essere inteso c ome prima o pi di prima, a demolirla o a tacerne. Cosa che stata interamente fat_ta. Ecco un esempio con.vincente . Cito un n senatore Papmo dcd soldcito : Maccari .:. Palazio. Madama.' a -Rom a } ; .-. .. . 13

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tt s l o non sospello: tut nostr o storico c on tempora neo che an c h e lui nut o p e r av e r e c ontribuito (sia pure sen::a saper/o) a quest'ope r a di d enwli::i one mn che al-11/t! n O in c i costituisce una l odevole ec t:e::i o n e : n e l ricr wscer e c on quanta l eg i!.t' re:;:;a. dagli stra ni e ri c dai nostri s t at o n eg ato p e r s i stema, tutto quanto si rif e risce all e ori gini Dunqut qu es t o nostro s t o rico d ice ( n e lla introdu z i o n e d t'Il a .stw Storia dei Romani l c h e nul l a di pi e rrato e pedant esco, nulla d1: pi inutilment e testardo pu esse rvi del l u confutaon e di molti st udi os i (tra cui un G. L e wis d e ll 'e sistenza d ei c anti epic i n e i quali il p o polo romww. fino dai t e r11-pi pi antichi tramanda v a m e mo ria d e i pi illustri fatti: canti. per la pri m.a volta riconos ci uti dal P e ri:;onio n e l 1 685, e poi dal Niebhur: e sul fondarTJ-Cnto d ei quali i primi annali s ti. e so prattutto Fabio Pittor e c ostruiron o fossutura di part e d e lla loro na.rra:.ion e L e storie d egli Ora:.ii e d ei Curia::ii, di Oru zio Coclite di Virgini.a d ella. moglie di Collatino, di Coriola no di Cincinna t o. di Camillo, di Decio Mure, di Fabri::io p e r si n o quelle pi tarde, e di poco prtcedenti agli annalisti quali la sto ria IlOTI rn.e r w b e lla di Atti li o Regolo e rano trurrwndat e da quest i canti. Dond e non. sol o lu l oro t"eridicit. sostanziale (per c h il popo lo Mn li costrui 1 ce dal nul la. an::i. com e molti c .1empi dimostrano Il giuramento degli Oraz:i (L. David, nel hanno sempre a fondaTTwnto un jalln at:ve nuto), ma so pra tlult.o il l oro immens o 1 a lor e c ome patri rnonio morale, ome specchio dei sentim e nti c ome do c um e nto d'un t ipo d 'uomini, c h e r ealme nt e esist e t te, e che concepim. a. questo modo la vita. Tali c anti erano stali per i Romani ci c h e per i Gr e ci e ra. stata l'Iliade; a .n::.i. probabilmente, di pi. Pi alto n e era i l contenuto r e ligio so: meno e stetico c pi civ il e l'int e nto. Fatto sta che pur e altra t e rso tante precede nti ridu:. ioni in. prosa ( dal ve rso s aturnia 1 :n. cui eraJIO ca.ntati), pure attrav e rso le dtme ntican ze in cui acuw caduti a cau.sa d elle m esc olan:.e d ella. ple b e r omana molto d e lla loro j or::a po e tica pot esse r e con.se rvctla in t empi gi tardi n elle pagiM di Li v io: e d ispirar e etl acc e ndere, come d'un im pro vv isa o ita i t : e rsi d'Ovidio e d Ora.:io. * l ntanto nwlg rado il P e ri:.onio malgra do il Niebhur, e malgrado il nostro sta rico c ontemporan eo. che appnnto abbia mo c itato p e r ch stato l'unico a vedere giust o su questo punto la maggioran z a continua. com e se nie nte fo sse, a cr e d ert>. l' e pi ca pi antica del popolo ronwno sol o delle tarde invenzioni l e tt e rari e Roba da retori essi dicono roba da romanzie ri: s im i l e a quella che si attribui sce, e non senza ragion e a scritt.ori poco s c rupolosi e dotati di fanta s ia. d e l tipo p e r es., di U c ini o 111 a cro e di Vale rio 1n::ia te. N on s 'accorgono questi cn ti c i tlell'e rwrm e diffe r enza ch c orre tr a l u rrwdiocre imiwzione d'un pr odot.to l et terario g r ec o e un racconto c h e sgor gat o i n vece, dal sentim e nto de l popolo. No n se n e accorgono n dal rilie vo dei caratt e ri n dalla pittura d e i cos tumi n dalla. for:;a c h e sgorga da un alta t-en sion e c i vile e r e ligiosa quale polettt auc rsi solo in t empi grandi. l critici ) ) n on se ne acco r go M; e pres i da un a c i ec a icono lastia ce r cano, in ques t o m odo. di distrugg e r e i documenti pi ge nuini n e lla sostanza se Mn nei detta gli di ci che fu veram ente il popol o romano. Lo r endono c os non distingui bile, da molti altri; e riducono ad u n a vv enime nto c asual e, o sp1:egabile, sol o per impulsi e sterni il fatto del suo pr e dominio sul mondo. Ora rit ornando ad una con sidera:io nr. fatta altra uolta: mai possibile c h e questi i c onoclasti Mn solo tra gli adult i n e lla sede ri st r etta delle comunica:ion i accademiche, f!Ut anc h e tra i raga zz i cl ll' dehbooo e ssere e ducati all' amore del rltalia, e p e rci di Roma, diffondano una conoscen z a d e lla sua storia non talf' da mostrarne gli aut e ntici valo ri n w wncepit. a in modo n/fatto n eg ati v o? E. possibil e c h e costoro, a d e i ragazzi d i quindic i anni insegnw che nulla pu ri c onoscersi di vero in quarLlO gli anti c /11 s r-rittori ce ne hanno tramanda/q. p e r il

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; riodo ant e rior e alle guerr e pwt. i c h c? i:i o dd periodo. maggiormente glorio,0, pt r / e virt civili e p e r le co nqui sti: ? Ed possih ile, infine, che pre t e n ,fano di far giu nger e tali affe rma z ioni altarne l'origi n e a collega rla co n l'in t e r ve nto div irw a esagerare l e prime ge sta d e l popolo roman.o o ad imeularl e di sana pianta (s ic) Nel p e riod o d ella r epubblica, righi ve n gono poi dedicati, comp/,., it a m ente, a Coriolano e a Cincinnat o, c i n que a Marco Furi o C amilt.o, c inqu e od Appio Claudio Cieco urw o Tito Ma. n lio e d uno a D ec io Mu re. L e gu.err c s annit ic h e sono sbrig at e in poco pi di du e pu gir1P., l e g u e rr e di Pirro in una pa g in a c m ezzo Cos. con l'ann.o 275 prirna di Cri s t.o, n e l quale fu v inta la battaglia di B e n eve nto si conchiudono ben cinque secoli di storia romana, ce rto i pi d ec i siv i e g lor iosi c h e come h o g i d e tto o cc upan.o in. qu esto libro, com- prese l e l etture in tutto z : en tis e t te pagin e. No n si potre bb e e sser e pi sb ri gativi: ma non si potre bb e, aru:he, in u.n m.odo pi el egante priv ar e i no stri ragaz z i del 11ero s l :gnificato delln sto ria che si narra. P o i c h se il pi alt
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rL n constataziol1e dell'inferiorit artistica della razza ebraica la mancanza quasi assoluta, in quel popolo di una propria architet tura. Tutti i popoli hanno la::ciato monu menti. Si pu anzi dire che dai monu menti s i potuto in gran parte ricostrui re la loro storia, il. le idealit, i costumi e la religione. Per incapacit artis tica, che la sua st 1 -;a im:apacit di crearsi una patria, il popolo ebraico ha detto ben poche parole di pietra. Migrazioni secolari lo portarono da un continente all'altro, da una regione al.l'altra, da tin Stato all'altro. Questo fato incombeva su di esso. Anche quando le trib trovavano piaghe fertili e feconde non a lungo vi potevano sostare, sia perch i viCi ni le scacciavano trovando avversari re missivi e disarmati, sia perch gli ebrei si davano allo sfruttamento delle terre se nza curare il rifiorimento agricolo e preferendo la pastorizia, i pascoli e i prodotti naturali del suol o e quelli della fauna. fu tentato per opera dei patriarc hi, che erano i capi delle trib, di costruire citt stabil i ; ma nel fondo del-16

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D Partenone J'animo l'ebreo serbava sempre l'istinto del nomade, e la festa di cui popolo si compiaceva essenzialmente e che gni anno celebrava era quella delle tende, quando per otto giorni abbandonavano i focolari domestici per ritirarsi sotto ten-de impr:ovvisate, in aperta soli tudine, a ricordo delle peregrinazioni nel deserto. Fu Mos a inutilmente, di fare uno Stato; ma Mos non era di razza ebraica: nelle s ue circolava sangue egiziano. Negati all'arte militare, alla guerra, alla conquista, divisi in trib, gli ebrei cercarono con una lentissima infiltrazione di stabilirsi in Palestina con la tolleranza dei coloni l residenti; ma gli storici giudaici fecero racconti ampollosi di vittorie e occupazioni, popolazioni passate a fil di spada, citt arse, assedi, mu"ra ruinate con il solo suono delle trombe. Tentarono i re ebrei dopo Mos di con tinuare nell'idea di fondare una patria, ma fu impossibile. Le trib non andava no d'accorJo ed i secoli passarono senza unione. I Fenici le sfruttarono con la superiorit di naviga tori; ed ai Fenici gli ebrei chiesero gli architetti per per il _fa-l?

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. ... . ............ ., ,,,.L,vuo;; Il Tempio, t da bloccHi squadrati loro fede e ; l'altro questa ----"" loro civilt, fu dovuto quindi a i gia di che j l j)i stranierar Non fu altro se non un or.&.ogli?SQ' di tutti 'ipopoli, che J r:.sente nuniertto di stile tra l'assiro e _l'egizio, e predestinato,. favotito e intorno al recinto del qqale _gli ebrei non Ja pio: . l ... seppero che drizzare tende e ap. anne : La la ten: Essi non sapevano alcuna cosa delPardenza lla J a ai chitettura, della pittura e deHa scultura. nel popo o Giu s tificavano questa loro deficienza con .co im'abituafne.:a sotto la tenda l'antico mosaico: Non. fare costruire'.c a se. rarchiteft u:.. scultura alcuna n immagine alcuiJ.a di ra e civile dei popoli alzava cosa che s ia in cielo di n di moli su cui si sarebbe !).cc anito : il che sia in terra di sotto n i cosa che . s ia nell'acqua di sotto alla (;li ebrei invece Nel 40 a . C. i Romani per mezzo di vano fare l popoli che li Erode il Grande dettero il primo colpo avvano sempre .. su di .. ssi i n a quel popolo. Nel 70 d. C. Tito compiquanto trqY:avariq.: ampi_ di, t;rt :,.e P.on v a l opra con una repre;;sione da cui' citt Cint e .,e};.: non riesc salvo nemmeno il Tempio, si, c r earono quei mati che fu dato alle fiamme. Gli ebrei pi :f ardi _ ignonili nei no condotti in servit ; ,__ il sucati dell impero o mandati rielle iii ini e <{i iume ; : "f .. Scurit, i manegre ; dispersi in tutti i 2:: i L e * '< ,. :' :.:<. ,r,pe s'emita .con la Delle loro arti plastiche n o': ;;. i p ica L : avidit al danano che l;len misere .cos o.t ro, che s embrano idoli sei n e i quartier i Ogni di Gerus:lemme ' tranne un citt : aveva l i l ic a : dei mitratto di muta, iffamoso Muro del Pianracoli. Dalle .pt all e grandi vie to o delle Lamentazioni, che appartene-il viandante imj>rovvis a mnte sboccava i r va al recinto del sacrario E un un agglomerato di v icoli di androni cie di circ una quindicina di metri chi di cortili, dove una razza che sem-nv.e. di brava vi v ere in disparte vegetava e s i

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Mano votiva con l'idolo di Giove {proveniente dall' Assiria). 20 Chiav e d e l i a parte oc cidentalf' df'l Figurina fenicia. condannala p e r ci a s ubire im a si o ni e scorre rie, c h e non riu sciranno a d istrugg ern e i l carattere indip e nd ente. anzi s u l e s u e co!;t e s i ahhattip i di un'egemonia l'egern Jonic a la Carta g ine se. la Vandalica la Bizantina la M mana O ra. fiuo a tanto c h e i Gre c i non s i furono stabiliti in Sicilia c n e ll'It alia m e ridional e ( d e tta aa e ss i Ma g na Gre cia). i Feni ci, popo lazion e se miti ca, irrec on ciliabilme nte nemica della razza Ariana, praticaro no le cost e Si cule; poi si restrin s ero a quelle Sud-O c cid e ntali per rimane re pi vicini alla co s ta Tunis ina e agii altri semili delle c olonie d'Afric a e t ro varvi r ifu g i o in c a so eli bi s ogno Hacc onta Tucidid e c he i F e ni c i abita v ano da principio presso i promontori di tull a l Isola. L e loro, pi. c he colonie, erano s tazioni co mm e r c i a li. Ma poi. in c alz a ti dai Gre c i s i r es trin sero a Mozia s ul Lilibe o, a Panormo e a Solunto, c io all e s trem a plag a o ccide ntal e d e ll a Si c ilia di fronte a Cartag ine la loro metropoli M e dit e rranea. Il t e mpo della c olonizzazione Feni c ia della Si c ilia si pu fi ssare tra l 'undices imo e il nono s ecol o avanti Cri s to. Se g uaci di un culto c he esi g eva vittime umane avidi eli rub e rie erano mercanti mercanti di tutto, anche di carne umana. Rifuggivano dall'agricoltura, come gli ebrei e rano rluri ver s o i s u { lditi e d ina ssimilabili dalle altre g enti Nei Feni c i cartagines i era un mis to di politi c a e di prudenz<> da m e r ca nti inteso pi alla potenza mate rial e c he all onore. Prima d e i Fenici i Si culi pre ellenici non i gnoravano l a n a vigazione e le arti marinare, perch la l eg gen da fa di Eolo, il diO/ dei ve nti un Nume indi g ete ed attribuisce ai Siculi l in venzion e d e lla barca a v e la ; ma allo scopo di di s to g liere '.!ssi e d o g ni altro popolo d a l mare, i F e ni c i mi se ro in g iro frottol e di mo s tri e di cannibali onde pass in proverbio pres so gli Elleni l'espre s s ione di menz ogn e f enice I Greci, anch es s i navi g alori fondarono buone e s tabili colonie nell Egeo e nel lo Jonio. I. Fenici non tardarono a impedire a viva forza (e prec i s am e nt e n e l 580 avanti Cri s to ) uno dei tentativi di :>la!' ziarn e nto dei G r e c i in Sicilia. Ma non vi rius cirono. Dov elte r .subir e l 'affermars i d'una razza pi forte ed elevata.

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Figurina fenicia. greca in Sicilia ebbe mtzto con la fonda Siracusa. colonie greche furono prodotte dalla tendenza rnigratoria dei Greci, dall'accrescimento della loro popolazione dalle turbolenze civili nate dai cambiamenti di costituzione delle c itt di Grecia. Di tutte le colonie greche di Sicilia primeggi Siracusa. che per un certo tem.po fu la pi ricca e splendida citt del mondo. Siracusa quella che combatt i Fenici con la maggior e n e rgia e coi maggiori effetti: quando con la fondazione di S elinunte i Greci si furono molto avvicinati citt fenice di Solunto, Panormo e Mozia e l urto fra le due razze semit i c a e ariana, era ormai inevitabile Siracu s a ebbe l'onore di a h battere Cartagine: non completamente, vero. Pure salv l Ellenismo, ossia la Civilt dalla minacciosa potenza dei Se miti. E se l'onore del completo annientamento di Cartagine fu riserbato a Rama, pure Roma non sarebbe riuscita a cos g rande impresa, se non fo s se stata preceduta da Siracu s a c se non fosse stata aiutala da Siracusa finch fu in vita il g rande Gerone, nella guerra contro i Cartaginesi. Siracusa questa primogenita e pi illustre colonia dei Gre c i nacque nel 7J.j, avanti Cristo La Pizia indicava appunto come i migliori uomini della Grecia, quelli che bevevano l'ac qua della fonte Aretusa. E gi, a cominciare dal settantesimo anno della sua nascita, Siracusa dimostra una esuberante virilit, fondando colonie nella stessa Sicili: Acre. Enna. C asmene Camarina. Poi affronter il mare, perch comprende e h e la sua grandezza e potenza e fortuna sono sul mare. E presto si trover a contatto ed a contrasto coi due pi potenti popoli dell'antichit, il Cartaginese e l'Ateniese. Imbaldanziti i Cartaginesi dell'infausto tentativo di Dori co. che aveva tentato colonie anche in Africa, quando i Persiani mos sero con .immmeri eserciti contro i Greci (quantit contro qualit) ebbero traUative con Serse per stringere in una mor s a I'Eilade, a Oriente a Occidente, e strozzare co s la Civilt mediterranea. Che sarebbe infatti avvenuto della Civilt (si domanda il Trezza) se allora la razza semitica avesse avuto il s opravvento su la razza Ariana? D aoffocatore di leoni (proveniente da Horsabad). 21

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i\la G e lone. di Siracusa. vin se i Cartgine:;i, comandnli eia Amilcare, ad lmera. Ed Erodoto sc risse che lo stess o giorno in cui i Greci vinsero a Maratona e Salamina la barharie persiana, i Siracusani vinsero ad Imera la harharie fe "i: ia. E Simonide dett l'epigrafe da incidersi ne:l'aureo tripode votivo mandato d a Gelone a Delfo. e Pindaro cant la ittoria rli Imera. vittoria della civilt Ariana. Ed ora che il semitismq :lebellato. se non distrutto, ora il mare i Siracusani a pi grandi de s tini. I progenitori Grec i non si erano spaventati delle menzogne fenice. Co s "e la fama rlic e che i pirati e gli abitanti Tirreni sono molto guerrieri e t ern ihil i che importa? Risogner vincer l i ? E Siracu s a l i vincer. Al grande Gelone. il vin citore di lmera, succede il non mel l O illu4re Grrone .il mec e nale drg li Artisti e dei Poe ti. il quale int e n i e n e nell 'Italia continentale,' nelle competizioni fra H eg:rio e Lo c ri Poi soccorre Cuma contro i Tirreni; qui l e triremi sira-:::u sane vincono clamorosamente la flotta tirrena. vittoria pure cantata da Pindaro: e G erone manda ad Olimpia 1111 e.r110 voti1 o (che ora s i trova al Museo di Londra). Allora Siracu!;a m < nd n colonie nell'isola di Ischia, vi innalza un rimane innegabilmente ellenizzata. Quindi i ) i rau;;ani s i spingono fino all'isola d'Elba, c h e conqu i la!!G for. e anche. ellenizzano. e devastano le coste dell'Etruria e della Corsie<. (dove un por to tullora s i denomina Porto Siracuso!IO). e tornano carichi di prede e di bottino. E:l a\Tehhero. SPI!Za dnl>i>io. quella e spansione n eTalto Tirreno. se non contro di loro. la guerra dell'mula Atene. g u e r r a . Jer m e r cantile, demagogic a non guerra di ,.j, ilt. At e n e, che non era stata soccorsa da Siracusa, comt otvrebbe Yoluto contro i Persiani (il che avrebhe di stolto l e nrze siracusane nell'Oriente Mediterraneo e rove:::cialo :;u Si la valanga cartaginese), volle vendicarsene durante la (Il erra del Peloponneso; costitu anche una societ commer: ial e p e r dividersene le spoglie e d arricchirsi coi grani d ella ;;ici l i a. E se non storicamente bene provato che nella guerra :li Cumhc (';1:luta ,.;allo la hrutalc spada d e i mercenari di Cartagine, se 1111 giovane di grande ardire e di non comune tal e nto. Dioni:;io. non si fos se impadronito del potere. debellando tutte le forze democratiche interne. da lui definile pi:i paicolose d el pericolo cortagin e s e, e fortificando la c itt e g li animi d e i concittadini. per potere, cos debellare i nemici Fattosi s i gnore di Siracusa e comandante supremo del !'e" e r c ito. ac<; e tt il guanto di sfida dei nemic i deii'Eilenis mo e d ell'Arianes imo. Riun so lto il comando tulli g li alleati greci di Sicilia, f ece sgombrare tutte le citt greche davanti 22

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all'invas ione cartagines e ::oncentrando gli abitanti e le mi! izie a Siracus a per attirarvi le forze nemiche ed abbatterle lontano d a lla loro base. di operazione. Decimato l'esercito cartagine.,e dalla pes te egli conclus e uni\ pace, che fu veramente na : ire gua d 'armi, per cui i Cartaginesi di Sicilia tornarono ai oro antichi confini. Ma con ci egli non dette tregua alla sua attivit offens va e difen siva: ridusse infatti, tutta la Sicilia c arta'gine s e in s uo potere; consolid l'efficienza bellica delle s ue forze alleandosi a Sparla; fortific I'Epipoli, s da ren-derla ine spugnabile, con opere i cui a v anzi rivelano un 'architettura militare meraviglios a. E durante quei lavori, da lui attivamente sorvegliati e diretti, nacquero, ad opera dei s uoi tecnici una nuova macchina da a ss edio la catapulta, ed una nuova nave da combattimento, la quinquireme. Disposte c o s ;e cose nel 3 97 dichiar la guerra a Cartagine. Presa l 'offens iva port il s uo e sercito di terra e di mare all'as sedio di Mozia s ul Lilibeo di fronte alla -oppos ta riva di Cartagine. Sconfitto a Sege s ta, s i ritir a Palermo, poi a Ca tania :'lle lle acque di Catania :a sua flotta s ub una 1remenda s confitta. Ma siccome proprio dei forti il non avvilirsi, -si 1'-it-ir a la citt da lui g i re s a in espugnabile, e:l attes e l'as sedio dei s uoi secolari nemici. E con una sortita ed un attacc o di sorpres a guadagn la pi g rand e rivincita che mai s i pos sa immaginare e per terra ed in mare, co s trin g endo il generaliss imo cartaginese a fuggire lacero e di s fatto a Carta gint. ed i vi cercare a s ifo nel tempio. La grande vittoria di Dioni s io !'i ripercosse fin sull'oppos ta sponda africana. Cartagine non era una potenza terriera, ma pura m e nt e m e r cantile e plutocratica, come oggi s i direbbe. Ed allora s ub le con s eguenze che, dopo un di s a s tro bellico t occano ad o g ni naz ione mercantile: le s i ribellarono tutte le popolazioni s oggette dell'Africa, ed i sollevati in numero di 200.000 fra liberi e schiavi occuparono Tunisi. E se aves sero tro v ato un capo capac di guidarli, Cartagine sarebbe finita. Da que8to periodo. culmina l'egemonia mediterranea. siracu sana. Dioni s io s i vol s e verso Oriente. a spir alla s i gnoria s opra tutti i Greci di Italia ed all'egemonia marittima fino all 'alto Tirreno ed all'alto Adriatico. Ed infatti s i deve a lui s e Sirac u s a fu veramente l'unico Stato potente del Medit errane-:>. prese Reggio e Cauionia. Strinse rapporti coi lontani Galli e coi Tare ntini. Pres e Crotone L amicizia dei Tarentini g li apr le porte dell 'Adriatico: in ques to mare egli aiut i g re c i di Paro a fondare una colonia nell'isola di Lesina. Anche Li ssa fu colonia dei Sirac u s ani. Parimenti e s si colonizzarono Tra ed Epezio nel i a sponda dalmata; e sulla opposta sponda ita li ca Adria, alle foci del Po, da cui ha nome il mare Adriatic o e dove un canale ebbe nome da Filisto sirac u s ano. Ma anche pi gi Ancona vantava origini s icule s e non s iracu s an e ( Ancona a Siculis condita , dice Plinio). Dopo e ssers i a ss i curata l'egemonia fin nell'alto Adriatico e l'immediata influenza s u tutta la Dalmazia. Dionis io vol s e lo sguardo all 'altro mare, al Tirreno: Siracusa, che allora c omme r ciava p e r tutto il Mediterraneo, dalla Siria a Mars iglia ed alla p e ni sola Iberic a do v eva a ssicurarsi, oltrech -dell'Adri3ti co. an c h e del Tirre no. nelie cui sponde. era an cor fresc a la memoria delle lotte degli Etruschi contro i Siracusani o i loro alleati. E l'alleanza coi Galli, nemici degli Etruschi e d e i R o mani. h a ra gione appunto in que s ta ultrasecolare ri\'alit. N c oi Galli. ma Sparta ed an c he Atene perorarono l'a:leanza que s t 'ultima nomin Dioni s io e i s uoi f i g li ateniesi E non tard molto tempo che Dionisio s i r ese padrone anche dell'alto Tirreno segnando l 'apoge o ciella potenza sirac u sana s u tutto il Mediterraneo, di! Ile coste Siri e e Fenice alle Co lonne d Ercole. In quel itimino s o periodo il mare n ostrum S I poteva dire, a ragione, un lago siciliano. AGOSTINO GURRIERI

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J Vasari chiama Leonardo (< divinissimq artista. Questo aratter t divino spiegato dal Vasari dal fatto, veramente por t en toso, che vclle la natura tanto favorirlo, che dovunque e' rivolse Il pensiero, il cervello el'animo, mostr tanta divin nelle cose sue, che nel dare la perfezione di pron tezza, vivacit, bontade, vaghezza e grazia nessuno altro mai gli fu pari Mente vasta come l'universo, di tutto egli voleva aver scienza e conoscenza, mettendo ne suoi studii e nelle sue ricerche una pas sione e u na diligenza che sono rimaste proverbiali. Nessun altro artis t a prov mai, al pari di Leonardo, la gioia e il tormento del l'ispirazione e dell'esecuzione dell'opera d'arte Un suo biografo, Piero Bianchi, parlando di come Leonardo era solito prepara re un'opera d'arte, osserva: Nessuno, _come lui, prepar con tanta COjcienz iosit gli elementi del lavoro pensato e sentito con scopi ben determinati. Studiava il soggetto dal di dentro, immedesiman dcsi nei personaggi, ai quali voleva dar vita. Accumulava studi :;u st udi per il complesso e i pi cercava la verit della espressio9e con un'ansia simile alla sofferenza; animava i l pa esaggio e le cose per farli partecipi della significazione del di pinto. Il disegno, per prima cosa, lo ossession ava. Cercava il modello tti vente; lo seguiva, lo studiava; lo ritraeva a sua insaputa, negli atteggiamenti suoi pi spontanei. Non esitava a stare per un intero giorno alle calcagna del soggetto. Di questa scrupolosa atten zione ne d testimoni a nza un altro biografo del Nostro : il 24 ressLone

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"lomazzo. Sempre il Vasari aggiunge: << Piacevagli tanto quan do egli vedeva certe teste bizzarre o con barbe o con capegli degli uomini naturali, che arebbe seguitato uno che gli fusse piaciuto un giorno intero; e se lo metteva talmente nelb idea, che poi, arrivato a casa, lo disegnava come se l'a\'esse presente. Questa straordinaria passione del vero e del \ ivente, condott a fino al parossismo, espressa in modo eloquentissimo nel famoso Cenacolo leonardesco. In questo superbo lavoro, disgraziatamente deteriorato lo studio veridico dei volti umani di una perfezione impressionante. Si trattava di ritrarre, come in una istantanea pit toria, la scena dell'ultimo convito del Rc:dentore e precisament e nell 'attimo in cui il divin Maestro pronuncia le terribili profetiche parole: <(/.o so che 11110 di voi mi trttdir Terrore spavento indi cibile nei commensali, che sono gli Apostoli. Il Vasari descrive: Per il che si vede nel viso di tutti loro l'amore la paura e .lo sdegno, ovvero il dolore di non potere intendere lo animo di Cristo: la qual cosa non arreca minor maraYigli a che il conoscersi allo incontro l'ostinazione l'odio e 'J tradimento di Giuda; ogni minima parte dell'opera mostra una-inc r edibile diligenzia : Ma questa incredibile diligenZ : l consiste in un fatto che delh massima importanza nel Ce11at o / o Gli Apostoli, c olpiti come da una folgore da quelle parole del Cristo, erano degli Ebrei. Questo particolare ha colpito l'immaginazione di leonardo, al punto da mettere la sua diligenzia alla prm : a del fuoco E' a questo punto e per tale necessit di s crupolos:1 riproduzione dal vero, che

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L'ultima Cena, di Marco d'Oqgiono: questo quadro riproduce l'affresco di Leonardo. si pu parlare di vero c proprio 1azzismo pillori(o leonardiano. che erompe dal grandioso dipinto del Cenacolo in tutta la sua pi ap.:rta e mirabile espressione d arte. I volti degli Apostoli Ebrei sono di una verit razziale che suscita uno. straordinario stupore Vi una intera gamma di espressioni, una diversa dall'altra, ma tutte e c iascuna improntate a una identica ma nifestazione di ritratto razziale le cui caratteristiche soma tiche e psichiche portano il segno sicuro e indelebile della natura umana ebraica. Naturalmente la ispirazione del sommo artista era profondamente religiosa e di questo fondamentale fattore spirituale doveva i ve r e tutto il Cen aco l o c dovevano agitarsi ,tutte le figure in esso ritratte Fra gli Apostoli Ebrei uno solo era il traditore: Giuda. Gli altri pur conservando l a loro insopprimibile fattezza esteriore r azzia l e, dov eva no esprimere l'ardente amore verso il Maestro, con divina e rassegnata serenit, sia pur velata di indicibile tri stez za, a nnunciava il tradimento e il dei c idio. Solo il volto del traditore doveva portare l e st igm ate del delitto c della diabolica nequizia : il che Leonardo espresse c on arte inarrivabile assommando nel volto di Giuda l'ostinazione, l'odio e il tradimento di cui parla il Vas:tri Ma per ottener questo, plasticamente vivo e s p ave ntevole Leonardo port le caratteristiche somatiche dell'e braismo al massimo dell'inumanit e della perfidia. Quanto ha faticato Leonardo per ritrarre razzisticamente alla perfezione quei vo lti 1 E' notorio c h e egli lavor dietro il famoso dipinto pi di tre anni. Molte giornate egli le passava senza ado perar pennelli, assorto in wntemplazione davanti alla sua opera a ppena iniziata. Oppure copriva carte di disegni e di schizzi che c onservava o distruggeva. Cercava per ogni ''ove il soggello vit>e111e. per l a citt e p e r la campagna in ce rca di Ebrei di figure tipiche ed espre
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STORIA ANTICA E MODERNA DI UN POPOLO SVENTURATO L e prime, esatte documentazioni storiche sugli armeni risalgono al VI secolo a. C : in questo periodo che Dario cita gli armeni nell'iscrizione della roccia di Bisutun. e li indica come un . forte nucleo .razziale abitante tra la Cappadocia e la regione centrale dell'altopiano armen"o Una pi precisa notizia si trova nell' Anapasi di Senofonte (III, 2). nella quale l'ateniese d una prima descrizione del territorio e degli usi e costumi degli abitanti, che nel frattempo si erano spostati verso la pianura araratiana; notissima inoltre la citazione di Erodoto (VII. 73) indicante gli armeni come un colonia frigia. fatto riaffermato in seguito da Eudoro che ha esposto le affinit leganti la lingua armena e quella frigia. Queste relaziqni storiche inducono a fissare tra l'VIII e il VI a. C. lo stabilirsi definitivo degli armeni nella loro residenza nazionale, e codesto movimento penetrativo verso est prof"ondamente legato a quella migrazione di popoli ariani che, proveniente dal Nord, diede luogo alla cosiddetta irruzione dei Chimmeri. Scrive in proposito il Gunther nella .: Storia delle razze d'Europa: Sembra che delle ondate di popoli nordici, affini ai traci e chiamati Chimmeri, provenienti dal Caspio, abbiano raggiunto il Caucaso, valicandolo verso il VII od VIII secolo a. C. Nella medesima epoca .altre ondate frigie, di origine nordica, che nel a C erano apparse attraverso I'Elle sponto, raggiunsero pure l'altopiano armeno, procedendo da occidente. Pare che queste ondate nordiche abbiano costituito la casta dominante degli armeni. Questi nuclei ariani (che gi portavano la denominazione di armeni, avendo lasciato tracce del loro passaggio nel centro Europa dando il loro nome a citt. monti e corsi d'acqua, denominazioni interpretabili solo attraverso le loro correlazioni con la lingua armena) vinsero facilmente la resistenza del decadente regno di NairUrart e vi sostituirono la loro organizzazione statale. Come abbiamo rilevato, le prime documentazioni particolareggiate risalgono a Senofo"nte. Notevolmente preziose sono quelle concernenti l'organizzazione famigliare e le condizioni di vita: ad esempio, gli armeni costruivano le loro abitazioni esattamente, come narra Tacito, degli antichi Germani, vale a dire case sotterranee addossate l'una all'altra sulle pendici d'un monte; tali forme d'abitazione esistevano in Armenia fino a poco tempo fa. nella provincia di Akelzk. il fattore aria'n0 influl grandemente sulla definitiva for maz.ione razziale del popolo armeno, anzi si pu dire che agl totalitariamente assimilando le preesistenti 7'oni, costituendo il nucleo centrale del popolo. A parte il :atto che quello che comun.emente chiamato tipo armenoide > o asiatico-anteriore> non che una ramifi caziC!lne di quello dinarico, esso non costituisce che una parte del popolo armeno, mentre un vasto strato della pospecie nella regione di Erzerum e di Sassun, ha decise caratteristiche dolicocefale ed appartiene al tipo nor dico, come al tipo nordico appartengono in parte i curdi.

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Vecchio armeno, con un eostume d'ispira%iene turco-iranica. Non facile stabilire l'esalta proporzione nella quale si sono uniti i dominatori nordici alle popolazioni pre-aric:me, ma certo che risalendo nel campo del razzismo di sec.ondo grado, o spirituale, c si trova in presenza di soli elementi ariani. I primi frammenti di letteratura armena narrano la nascita del dio Vahagn, e il brano, riportato dal Corenese (l, 31). quasi completamente simile, nelle sue linee generali e anche in certi particolari, ai primi canti epici indiani; notevole inoltre che. nel corso della sua secolare esi stenza. la letterat)..lra armena si costantemente sviluppata sulla falsariga di determinati caratteri occidentali, i q1,1ali la distaccano nettamente da tutte le altre letterature orientali .Quest'indipendenza degna di rilievo perch tut_ta l'arte del Vicino Oriente sotto la totale influenza persiaka ed araba. Stabilitisi cosl nello' strategico ceniro dominante l'Anatolia, la Mesopotamia e le regioni caucasiche, gli armeni vissero sempre in funzione di avanguardie della civilt ariana. Dopo un primo periodo politico, che rimane incerto e leggendario nei particolari, la storia si trova dinnanzi ad un primo Stato armeno di configurazione precisa nel 200 a C epoca nella quale Artasia si ri bella ad Antioco H Grande e con l'aiuto dei Romani, londa Artaxata sull' Aras-2S se, dando inizio alla dinastia degli Arsacidi, la quale tocca l'apogeo di potenza sotto Tigrqne Il, den9minato da Cicerone 11: il pi potente re d'Asia : infatti nel I secolo a. C l'impero armeno s 'estendeva dalla catena caucasica alla Palestina e dalld Cappadocia all'Iran. La configurazione razziale del popolo non solo si inan!iene integra, ma si chiude nei limiti d'un razzismo ancor pi intransigente quando nel 301 d C. Tiridate I riConosce il Cristianesimo religione di Stato, prima ancora di Costantino. Questa data il h.ilcro ed il cardine di tutta la susseguente storia armena, perh oltre al vanto di essere la prima nazione che abbi a adottato la religione cristiana, essa veniva ad aggiungere alle differenze razziali che la separavano dai popoli vicini, quelle religiose. Non passa infatti neppure un anno, ed. hanno inizio le guerre di religione, e nel 42S i Sassanidi pongon fine alla dinastia Arsacide vincendo la resistenza di V art:m Mamigonian Ai persiani succedono poi le. invasioni arabe, e alla lotta contro il mazdeismo fa sguito quella contro il dilagare d e ll i slamismo. Ma gli armeni sono lontani dall'esser vin. e si raccolgono in un assoluto isolamento, tanto che nell'BBS Ashod I fonda il regno della dinastia dei Bagraditi. m entre contemporaneamente un altro Stato prende vita nella provincia di Vaspuragan. Codesti regni durarono fino all'XI secolo, poi il regno degli Arzrun di Vostan fu travolto dai Turchi Selgiucidi, e poco tempo dopo cadde quello dei Bagraditi. Forti masse armene si spostarono. allora vers o la Cilicio, a 'prendo il terzo periodo 'della storia armena: sulle rive del Mediterraneo il principe Rupn fond un principato che sotto Leone II divenne il regno di Cicilia o Sissuan. Periodo attivissimo questo, anche pel contributo dato dagli armeni alle Crociate, come testimoniano Michaud e la bolla di Papa Gregorio XII ( Ecclesia ro mana :1>, 13B4L nonche per le relazioni intense che ebbe il giovane Stato con Gnova e Venezia (trattato tra H .etm e il Doge Zeno nel 1261, tra-Leone. II e il Doge Tiepolo, nel 1271, ecc.). Non da dimenticare infine che Caterina Cornar, oltre ad essere regina di Cipro, lo era pure d'Armenia, e che per tramite dei Lusignani, il Re d'Italia, oltre al titolo di-Re di Cipro e Gerusalemme, si fregia pure del titol o di Re d 'Armenia. Nel 1375 finisce l'ultimo regno armeno, con la caduta di Leone VI, ed appare in tutta la sua evidenza l'importanza della funzione politico-culturale della razza armena: 7B-anni dopo Costantinopoli conuistata dai turchi Osmanli, ed ha inizio la spinta progressiva dell'imperialismo turanico veiso il Mediterraneo ed i Balcani. Fino a quando l'Armenia aveva potuto mantenere una forte indipendenza politica, l'Europa non aveva avuto il pericolo costante dei Gengis Khan, dei Timur Leng o dei loro successori: caduta l'Armenia, tutta la massa dell'islamismo venne a spostarsi ( Verso occidente, per giungere fin s otto Vierina. L'ultimo periodo della storia noto, e si racchiude nell'alternarsi dell'influenza rus-Guerrieri Abhaz con il costume e le armi tradizionali

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s a, o\tomana. e persiana sulle regioni ar n nne. C ulturalmente, FArmenia riprende Jna sua fisonomia. propria, '.dando .prova di indomabili energie razziali, nel XVIII se c olo, ccin la rinascita letteraria intrapresa dall'Abate Mechitar a Venezia e con la c reazione del Princi(:ato autonmo del Carabagh, che si l?one sotto la protezione del principe germ,qnico riprende.ndo cos i il classico della politica '?rmena orientata verso in funzicne della sua razziale,. spesso contro i propri interessi. Espressione potevole della razza armena la storica, qella ar tistica. Poco stato tramandato dal pe riodo pagano; dopo i i V secolo, quando Mesrob e inventmo l'alfabeto armeno, ha infzio 'la letteratura armena scritta. Essa atfaversa tre ,periodi : un pri mo a tinta religioso-classica, nel quale si hanno notevoli >pere storiche, filo sofiche e teologiche, nel ampo delld prosa. e il poema mistico di ;regorio il Nareghense e i salmi liturgici ,",di Nersete il Grazios o in poesia. In una seconda fase, che corrisponde alla dominazione tartara e selgiucida, s i sviluppa la poesia popolare. e folcklo ristica, dando i pi espressivi creatori. della razz a armena, tra i quali.Nahabed c;uciag, che nel suo Canzoniere d'amore" stato reP.utto supe_ riQre ancl1e Ornar ad Hafuz; codesta tendenza si prolunga fino al XVI sec. con Saiat Nova, poeta alla corte georgiana, e fino ai giorni nostri; a d essa s'innesta la rinascita letteraria che agisce dai di Venezia, Tiflis e Co clantinopoli. E' in questo periodo che la letteratura arm.ena diviene l'espressione viva delle rivendicazioni nazionali e impo sta nel campo. razzistico culturale quella .:he politicamente fu la questione armena" oggi tutt'altro che liquidata. Ma l'esressi0ne ptu importante della razza armena rimane la sua architettura, e un'affermazione nel campo della pi organica e significativa delle arti, come ebbe a dire il Duce, non fa altro he dimostrare l'integrit razziale del popolo armeno . L'architettura armena non solo fior grandemente, specie nel periodo Bagradita, ma influenz direttamente quella seroo-rssa, q u ella georgiana e la bizantina. Dice in proposito il Bettini che il costruttore arnfeno ha accentuato non i roqwnci -bizantini valor i atmosferici, ma i romano-orientali valori di massa, sfuggendo alla diffu sione bizantina, opponend0le precise, organiche defi n izioni riassuntive dei vari ordinamenti spaziali. Per queste puntualit il significato delle sue strutture appare molto pi affine all'occidente romanico che a Bisanzio. Questi stretti legami artisti.ci, interpreti di una ben pi profonda affinit razziale, del popolo m 'meno con Roma; centro di Civil't ariana, sono importanti specialiri"ente pel fatto che sono sempre esistiti a dispetto di tu tte le coercizioni storiche ambientali e materiali. Scrive infatti Leo nella Storia della letteratura armena: La scolastica ci portava una grazia particolare dall'Europa Occidentare. E ci, quando? Nei tempi pi neri, mentre l 'Armenia era soffocata in mari 'di sangue dai vari Lengtimur, quando 'il legger libri r.a cosa incomprensibile 'ed impossib;le; nel grande macello; ebbene allora la lingua latina volava dall'Italia, varcav-a mari e monti per venire a modificare e dar consistenza alla nostra lingua, sulle. rive dell'Arasse, nella provincia di Nakicevan :.. JUSIK ACHRAFIAN Giovane georgiano Giovane coppia armena 29

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Al CENTRO D I t& aMI o.-"' e' nel t.IAn,I/IA di Utioa i

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REP NE P liTI A PE I.-BIBLIOGRAFIA ITALIA NA Tra le opere di autori italiani che possono essere utilmente per chi intende approfondirsi nei problemi di politica razziale ricordiamo innanzi tutto i lavori dell'AIIaria, su l problema essere letto il libro del De Mandato. La origine degli lndo-Europei ampiamente trattata nell'opera del De MichC:i s Mol te notizie sull'Italia antica poss ono at tingersi nel libro del Ducati. La coJHli zione giuridica degli ehrei in Italia stata esaminata dall'Elmo. Per una prima conoscenza di diverse teorie razzi s te pu es s ere consu ltato il libro deli'Evola sul mito del sangue I prohlemi dell'al-l Gl wlismo s ono ;;inteticam e nle esposti dal la\'oro del Fiorani. Sull"ehreo internazionale s i pu consultare la traduzione italiana dell 'opera del Ford. Per una prima introduzion e allo :>tudio dell'antropologia potranno e;;s ere utilmente consultate l e lezioni di antropologia pubblicate dal Frass elto. Sulla donna italiana ha s critto pagine interes ;;anti il Frati. Un lihro a carattere gen e rale an c he dal punto di vi::-ta razziale s i deve al Gatti Vari problemi rli demografia pur' e ss i interes santi il problema razzia le s ono s tati trattati in ai\er s e opere

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del Gini. L" 11 trattato generale di demo grana ::i
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., i Tucidide E .STORIA LA RAZZA FATTOR E .DETERMINANTE DE'LLA STORI'A --. POPOLI BELLICOSI E PACIFICI ELVEZI TEUTONI Senofonte Machiavelli :

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71,1J' ,nicolo p:;attamente possibile entro i suoi li1 niti il problema della dipendenza della !'econda dalla prima. Alle numerose domande che ci rivolgevamo in propos ito npn stata ne ssuna risposta positiva e come avremmo potuto?tenendoci paghi soltanto dell'aver liberato il concetto di razza nei s uoi rapporti con quello di storia, da funzioni e:;clusivamente meto do logiche c rivendicandogli invece funzioni detePminanti. Si lasciava in sostanzn allo storico l'ultima parola anche s u l :a que s tione d e lla razza, con-1izionan do b enintes o i s uoi studi a quelli ch e l e ricerche delle moderne scienze (biolo g ia antropologia, etnologia, paleontol og ia, e cc. l ci mettono a disposizione. Ma non si tratta tanto di giovarci anch e di queste scienze nel ripercorrere la storia degli uomini (come accaduto ad oempio al determinis mo marxista, che dv. teoria s ociale g enerale ha do.vuto restringersi, ri s petto alla a semplici funzioni metodologichel .quanto di ser virei di e s se per chiarire il concetto di razza dal quale una volta chiarito, dovrebbe partire una indagine sugli avve nimenti che dai lontani tempi della terra hanno s e gnato i movimenti e i destini d tgli uomini. Se ci pote s simo tener paghi di una das sifcazione storica (non biologica) dell e razze, stabilita dal critetio dell istinto bellico e da quello dell'istinto pa c ifico. come stata da pi studiosi, saremmo gi a buon punto per la ri soluzione del nostro problema. Ma tale s uddi v isione hasat sull'istinto bellico d elle razze. in contra ostacoli di non lieve m o m e nto. O sserva a tal proposito il Pit t a rd (2) che il popolo E'vetico, per esem pio dagli i s tinti fortemente guerrieri. tali da es s e r e citato come modello dallo s t ess o Ce sare ai legionari per rimuoverP. tlai lo r o petti il terrore causato daJle di c e rie s u Il' orribile ferocia dei Gem1an i. gli Elvezi, hanno avuto poi una storia quas i interamente pacifica. Questo mutamento avvenuto in seguito a modific azione delle qualit. razziali di quel popolo? I do cumenti non ci permettono di stv hilire neppure con un miilimo di anpross imazione la reale struttura e la fsonomia somato-psichica degli antichi E1vezi incontrati dal proconsole romano. Si trattava comunque di gente bellicosis:;ima e feroce, il cui assoggettament" a vev a a dura prova gli eserciti di R oma. D e l re s to opinione di alcuni etno g rafi ('he un'importante porzione geogra f i ca d e lla Svizzera risulti antic8JlJlen-Cavalieri romani (colonna traiana).

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te abitata da elementi Unni, Saraceni t Svevi, popolazioni tutte guerriere al simo grado. Si pu stabilire a rigore s to rico che a poco a poco, da quegli antichi tempi ad oggi, la composizione Ileila razza elvetica si sia mdifcata? Ne ss uno pu ancora rispondere a ques ti Purtroppo, nell'mbito degli studi razziali ci si deve tuttavia fermare alla con s tatazione. M v-iene subito in m e nt e lo strano avvicendamento antropico che si riscontra nel popolo sviz zero nel quale, partendo da un ritrova mento di primigenia brachicefalia, s i pas s a ad un apporto dolicocefalico chf! non sar mai co s preponderante da c o stituire l'indice cefalico svizzero, e p oi ancora ad un netto predominio. special mente nella regione alpina, di brachicefalia; per arrivare finaln;Jente nel pieno Medioevo, ad una leggera prevalenza d e gli elementi dolicocefali E' impos s ibile stabilire. allo s tato de gli s tudi e dei documenti. quale s ia stata la percentuale di questi mescolamenti antropici. Qui non vogliamo dedicare pi di m1a riga a quel mi s tero antropolog i co costituito nella Svizzera dal ritrovamen to di tracce pigmee e negroidi. Sarebbe interessante stabilire, e non a proposito degli Elvezi s oltanto in quale misura l'istinto guerriero si riscontri sia ne g li uomini a cranio allungato sia in quelli a cranio largo; e s e il colore azzurro degli occhi, il flavo dei capelli, l altezza della sttura, non siano un indizio fisico. per cos dire, di una innata primige nia crudezza ; di una determinatezza di vo lont che sa reprimereanche i pi mna--t ni sentimenti, di una inclinazione alla violenza. Peraltro l'osservazione del Pittard a propos ito del popolo elvetico non c o r roborata dagli avvenimenti proprio p i:J a noi vicini se riferita al pojJolo scan dinavo. Dice infatti il Pittard r:he gli S c andinavi. da popolazioni fort e m e nte guerriere, s ono divenuti pa c i fic i al mas s imo grado. E in questo non c' dubbio che abbiano "Contribuito con dizioni di ambiente e politiche. Ebben e proprio di ques ti giorni noi a s sisti a m o ad un ri s veglio del popolo fin nico il quale. contrariamente a quant o si sarebbe potuto prevedere. s ta vi goro s amente ritrovando alcune d e lle sue an tiehe virt razziali. Anche se favorita d a l terr:eno e dalla s tagione o spinta alla r e sistenza da un forte s entim e nto della propria indipendenza. non si pu negar e che la gente finnica dopo s e c oli e secoli di quiete e di pacifismo abbia ritrovat o le virt di combattivit e di re s i s tenza degli antichi consanguinei. Ma la stirpt! che maggiormente ci in teressa per stahilire una d e terminant e Ccnalieri aarmati (colonna traiana).

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della razza sulla :storia -almeno in via d e l tutto preliminare e c on s id erando l e c o se in quella t eutonica, i cui caratteri razziali appartengono -!'tando a lm e no al l a d esc rizion e degli storici tutti perfettame nt e a quelli del l a pi pura razza germanica. Durante lutto i l periodo d ella loro apparizione n e lla s toria i Teutoni obbediscono ad 1111 mi:;Lt'rioso i s tinto mi gratorio c he a diff e renz a Ji quello di 't; tttc l e a ltr e popol a zio n i apparten e nti a rli inva so ri e co nqu ista tori ci sembra fine a s stesU rJU istintiva di m arciare di tr a:'ati co m e una meteo ra di f erro e di ft; oco l'Europa ,;ctlrntrionale e centra le in uno s pazio di t em p o re l a t i \ ame nt e breve, p e r finire co l dis perdcr:'i dopo il l o ro fatale incontro con Caio :Vfa rio. Po ssiamo ritener e i T eu t on i un comples;:o di genti r azzialme nte om oge nee? Sol o i documenti storici potre bb e ro darcene diritto. Sono e,-si di;;ce nd en ti da qut>llt: barbaric h e dalle ro s se c hio ml' dalla g igantesca statura co no sc iute :lai Homani fin dall'epoc a d ell'incendio dt"lla eitt"? C crtamcnlt' l a loro hre ve apparizione n ella storia di Roma :;emhra enrrdiz ion ata : :di' istinto rli razza. Non un ,-ol o d oc u men to c h e testimoni qualco:'a di din'r,;u-dalla di,;truzion e e dal sac c heg g io es;; i hanno :asciato su l t errito rio dtlla Pnisola. Non il pi mode!'tO ten t a tiv o di co lonizz azio n e. di adattamento all"amhiente. di acclimatazionr. di fusior w r.on l e p opolazioni locali Eppure. que,;t a ge nt e nata per emigrar e, il g i o rn o che ,-'affa cc i per la prima n>lta a i pass i dell e Alpi Carniche al d e f Senato romano. il Cun,;ol c Gnco Papirio CHrbone c h e ve nissero l o r o a ssegnat e t erre da occupare. Strana ri c h i e .,ta, fatta da s imil e ge nt e t' di inca l colabile int e re sse etnico, qualora il loro fos s e stato soddi,;f atto. Strana richiesta c h e nel buio di quei lontani tempi getta un po' di :u ce s ull'-id ea c h e popolazioni non ancora sfiorate dalla civilt s i erano fatte di Roma ritenuta quas i padrona della terra {' in co ndizini di polerne di stribuire liherrument e a c hi n e avesse fatto ri chiesta o se n e fos se mostrato degno. Se non fos,; e un assurdo. c i sarebbe da rimpian gere c he i l Console Carbone 11011 abbia tras m esso a Homa il d esiderio dei T eu loni e "i s ia soltanto se rvito di que5 t ajJparenl e ment e pacific h e trattative per lrac c heg:ri conquistatori. la migrazione avesse subito Imzto in senso totale: tutta la gente, uomini val idi e invalidi, vecchi, donne e bambini. E tanto pi se si nota che quasi mai alla migrazione i1; 1 la co lonizzazion e c h e presuppo lll : un piano iniziale e ben calcolato J i pu:<. ;;esso dei nu o\' i t erritori, con t entarrdr ,,;: i migratori dell occupazione pi o 111l'nl) temporanea della t erra. Un'altra osservazione di non lieve .illlportanza per chiarirci la funzion e chi' la razza pu esercitare sulla storia di un popolo ce l a offre la famosa scissio n e, in tempi pre istorici. tra ,Galli e Germani. Attenendoc i sempre alle co n co rdi descrizioni degli scrittori del l"e t greco-romana. gli uni e g li altri appartenevano allo stesso ceppo originario. (:;;i badi a non con f onJere i Galli coi Franchi), sebben e a lcuni studios i duhit. illo della omoge n e it di composi z io ne d el la stirpe germanica. Certo essi parta\'ano l a stessa lingua. E proprio in ques to consiste l'interesse de lla separaZIOne: che dal momento in c ui essa avvenne si ebbe anc h e una separazioni' ling ui: sappiamo che rozza e lingua sono concett i assolutamente dissimili e r.he esisto no popoli di razza diversa parlanti la ste"sa l in gua e vicev e r s a. Quanta storia ha diviso da quel giorno i Galli dai Germani. C' c hi pensa c h e l'insanabilit dei rapporti tra l e due sti r pi dati proprio d'allora. Non quest o uno d e i casi pi tipici della dipendenza della :
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n noto studioso dell'antichit romana ha avuto a 71 rilevare lo strano fatto, che nelle tradizioni e nelle figurazioni delle razze arie e particolarmente in quelle romane, si constata l'interferire e quasi il fondersi di un gruppo di entit simboliche : la nozione di anima, concepita come dmone genio o doppi.o va ad avere dei tratti comuni con quella di furie, Erinni e di varie dee delle battaglie le quali, a loro volta spesso appaiono come de della morte o del destino e, infine, trapassano nella figu ra di dee della vittoria. (l) Si pu affermare senza incertezza che la parte pi importante della spiritualit del mondo antico ci .rimarr lettera morta, fin tantoch, seguendo il pregiudizio positivistico nel mito e nel simbolo null altro sapremo vedere che delle figurazioni fantastiche, arbitrarie e spesso superstiziose, il valore delle quali, al massimo, pu esser solo quello artistico. La verit invece che il mito e il simbolo all'uomo antico valsero come lo strumento pi adeguato di espressione di signifimti spirituali : in essi egli drammatizz, per dir cos, la sua esperienza di contatti con forze profonde, il suo adombramento di poteri e di processi svolgentesi in un piano che, rispetto alle facolt mtile dell'uomo moderno materialitzato e chiuso nella prigione del suo ceiVello, pu ben dirsi trascenaente Ci che la fot:tnulazione concettuale rispetto alle idee astratte dell uomo moderno, ci fu il simbolo e il mito rispetto ad un mondo superrazionale, compenetrato di significati inetafisici, ani mato dalle forze mistiche del sangue, della razza e della tradizio. ne nel quale viveva l'uomo antico. Rendersi conto di ci ed aver dunque un nuovo sguardo per i documenti silen ziosam e nte conteimti nel mito e nel simbolo dell'antichit tradi zionale; signific a dunque aprirsi vie insospettate per una ricerca suggestiva, i cui risultati per l'ordine stesso al quale si riferiscono, vanno ben oltre quanto le vuote e miopi ricerche accademiche e critiche filologiche e archeologiche, possano mai dare. Ci lo si potr vedere gi il\ un singolo esempio, e cio cercando di penetrare il significato di quell'associazione singolare di entit mitiche, su cul il Piganiol ha attirato la nostra attenzione. Per que sta via, ci troveremo infatti condotti a conOscere in modo ben un aspetto tanto importante, quanto ignorato dell'antica spiritualit eroica romana e in genere aria, riassumentesi nella dottrina misJicJ. della VitJoria. Per venire a tanto dobbiamo cominciare col precisare il senso nascosto delle anzidette figurazioni e cos, anzitutto, dell' anima umana concepita come dmone ,genio, o doppio. Si allu_ de, qui, a quella forza vinta, per dir cos, della vita, che sta dietro al corpo e alla coscienza finita di ognuno, a rego Iarne i processi. In termini aristotelici, si pu dire che essa I' eritelechia vale a dire la forza formatrice, del nostro essere per non senza una precisa reJa zione alle forze mistiche della razza del sangue Infatti, nel senso antico, non in quello che esso assun se poi nel cristianesimo, il dmone pi o meno simile ai lari, enti mistici di una gente, di cui Maobio (2) dice: Essi sono gli di che ci fan vivere. Essi nutriscono il nostro corP<> e regolano ta nostra anima. L uomo antico vedeva dunque nel dmone o doppio una forza superiodividuale, che presiede segre tamente a tutti quei processi del corpo e della mente, i cui 1a co scienza ordinaria non giunge, ma che pure condizionano la nostra esistenza e il nostro destino, avendo inoltre particolare importanza rispetto a tutto ci che qualit di razza di gente in' senso superiore Si pu dire che fra doppio e coscienza comune esi sta, per tal: via, un rapporto, come di princ'i pio individtlanle a prin pio divid11ato. Il prmo, secondo gli antichi, una forza supe-

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rindividuafe, quindi superiore a nascita e morte, radice comune di molte nascite quale .genio di una gente o razza: genio ,iene da ge-nere, cio generare, e trova perfetta corrispondenza nel termine linga-ca rira, che nella tradizione indo-aria designa appunto ii doppio o dmone inteso come un principio profondo i n noi risiedente. Quanto alla seconda, cio alla coscienza indi v iduata, cio al piccolo .io determinato-da) e dal mondo esterno, essa concepita come una natura finita che, in via normale, soggetta a dissoluzione o ad una specie di spenta sopravvivenza, c ome quella simboleggiata dall A.de degli antichi. Si pu rilevate che la_ stessa nozione di valchiria, di cui il profano di solito portato a rievocare soltanto le figure di donne pi o meno robuste delle opere wagneriane, nell'antica tradizione n ordico-aria ha pi o meno lo stesso significato del dmone ; essa si confonde con il concetto di fylgj.i, (letteralmente: l'ac c ompagnatrice) cio con un nte spi-ri5Uale abitante nell'uomo, parte superindividuale del singolo che ha fra le mani il destino d i esso; e come kynfylgja simile al !are romano, la forza mistica di un dato sangue (3) E, nuov .o, alle .. valchirie della tradizione nordico-aria corrisp01idorio esattamente fravashi dell'antica tradizione ario-iranica. Parimenti raffigurate come e ntit femminili, le fravas hi. in realt come rileva il Darme steter, sono il potere intimo di ogni eSsere, -ci che lo so s tiene c fa che esso nasca e sussista mentre esse stesse hanno simultaneamente il significato gi detto del << !are ( 4). S e nonch, al pari delle valchirie, le fravashi appiiono anche come dee < erribili delle battaglie. ton Court Palace -Londra). Ecco dunque l a prima assimilazione da spiegare. Che cosa pu avere a che fare questo misterioso elemento, profonda della razza ed elemento trascendentale dell'essere umano, con le dee delle battaglie? Per rendersi thiar.9 questo punto, birogna ricor dare che l'antichit aria aveva una concezione essenzialmente ari stocratica dell'immortalit. Non tutti scampano alla dissofuzione alla spenta sopravvivenza nell'Ade o il corrispondente della tradizione nordica nel L'immortalit un privilegio di pochi e essenzialmente, 11n privilegio degli Eroi. Sopravvi vono realmente -ed allora meno come persone che come veri semidei)) olimpici solo coloro che un'az i one spirituale ha fatto passare da una natura ad un'altra natura. Qui, naturalmente nori possiamo esporre tutti gli elementi documentari che portano a questa conclusione : tecnicamente, tale azione spiritull)e, secondo le antiche tradizioni, era tenuta a far passare il senso di s dalla comune coscienza umana, finita, individuata, caduca, a quella forza pi profonda, superindividuale, individuante, posta tale, al di l della nascita e della morte, cui abbi.ari:lo detto che antica mente corrispondeva la nozione del dmone o del doppio. Ma il dmone trascende ogriuna delle nature finite e mor tali in cui si manifesta, non solo dal punto di vista del suo essere il genio e il mane cio l'elemento perenne di una stirpe, ma anche dal punto di vista diciamo cos, energetico Perci un brusco passaggio dalla coscienza comune dell'io a ci che il d mone simbolizza equivarrebbe ad una crisi distruttrice : quasi all'esser fulminati per l'irruzione di un potenziale troppo alto per il circuito umano (tale il vero senso del detto: Nessuno pu veder Dio senza morire). Concepiamo ora che, in circostanze affat to speciali, il dmone cionondimen'to irrompere, per dir cos, in noi e farci sperimentare appunto questa sua trascendenza, distrut trice: allora si avrebbe una specie di e5perienza vissuta della mor te (quella morte iniziatica cos spesso adombrata dal simbo lismo dantesco) e, improvvisamente, ci risulta chiaro come che nelle antiche tradizioni la nozione di doppio o dmone potesse confondersi con quelle di divinit della morte, 39

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Tiepolo: Trionfo di Aureliano (Pinacoteca di Torino). Andiamo o ltr e Nellascetis m o reli g io so l a mortifiLaZJone h rinuncia a l proprio io lo s l a n c io di dedizione a Dio sono i mezzi preferiti m n i quali si cerca di propizi a r e !J crisi ora a, cenn ata c d i so rp:tss arla In un a tradizion e di tipo non r e ligios o ma ero i co, la via a tanto invece l' esa lt az ion e att iva lo scatcnamento dell':l zio n c In form e inferiori, noi cos vediamo la d .mza esser per esempio usata com t tecnic a sacra per a ttr a rre e m an i ft>stare attra c rso dell'anima, forze profonde. Ad un ,gra d o s uperiore, s i trovavano. nell 'a nti chit .greco-roman,;, i t:iuochi, i ludi com e 1111111era, c i o .:o m e combattimenti cruenti: .a.:li antichi giuoc hi del c irto, ben !un g i d a ll'aver il significato vol t: :lmenle a ttrib uito Ji di1 crtimenti c r ass amente materi alis ti c i e sa distici, 1\'cvano un co ntenuto e un t origine religio sa, c osa da noi d imostra i \ in altra sede ( 5 ) c trasparente del resto g i da queste p.tro l e di Livio : /ud omm primtml initi11111 procur.mdiJ religionibtJS .ittltll/1, conferm a t e da A g o stino: l11di .r.-eni ... i111er res dit ina.r .1 d m liJJimis consrrinb11nlllr ( 6 ) M a, :tncora pi in a lto nell'ordine di tali realizzazioni, sta l a g11erra. Ecco dunque c he si s tabili sce il co llegam ento con quanto di ce m mo nei prc<:cdcnti arti coli cir ca l a co n cez ion e aria del combatte r e c dc ll' as es i g u erriera Nella luc ida v rtigin e del p ericolo c dello s lanrio er oi o fu trad izion a lm ente r ico nosciut a la possibilit di .tttuare la _a.:i;\ detta esperienza Gi il termine l11de r e comba ttere sembra, .1 parere del Brugmann, comprende re l'idea di uno s lc ,t;are ( 7 ) E' un'allusione alla virt, insita nell a lotta, di scia,a.:lierc dal limit e d e l piccolo io c di m et t e re a nudo forze pi profonde E i g iun c quindi alla g iust ificaz ion e della identificazione ccondo la quale il .. dmone il genio il l a re l' io profon,lo individuante non solo s i confondono a lle Furie e alle Eri nni c ad a ltr c 'entit dionisiache scatenate in una zon a, O\' e esse LOnfina n o con le dcc stesse della morte, ma sono a n c he id e nti c he alle vergini t empestose delle battaglie, .dle valchirie e a lle fraz ,ubi L e fr.st>(uhi sono appunto c hi ama te : le terribili. le onni posscnt i quelle che assa lt a n o impetuosamente e d.nno vittoria IO a c hi le invoc a o pi te c nicamente a chi le evor,t, a chi s a f :ule apparir e in s stesso c osl come le valchirie come dee ddla g uerra appaiono a nche come forze, che vanno a destare quasi ma g i camente nel nemico un terrore pnico in nordico: herfjolmr. Da qui a ll'ultima identificazione, il passo breve. Questa stcss.1 <:ntit ; guerriera nelle tradizioni arieva anche ad assumere la figura di dca della vittoria -Vidoria e Nike; il ]are la forza profonda, abissa l e latente nel singolo, che anche la forza della razza o stirp e s ua a ssume la figura di l ars z irtor e di far martis et paci s lrillm-cio forze sia della guerra che della pace trionfale, fino a confondersi con quei l ari eroicizzati che stanno all'origine: della citt.. cd hanno creato l'impero (9). Quest'ultima metamor fosi contrassegna il compimento felice dell'esperienza interiore in paroh. Allo stesso modo che il dmone o doppio simbolizz a un potere profondo nel suo stato di latenza rispetto alla coscienz a comune del s ingolo c simultaneamente, come !are ha relazion e L"On le forze mistiche di un dato che, poi, la dea dell a morte drammatizza la sensaz ione vissuta d; tale potere quale prin pio di crisi c di distruzione di un io chiuso nella sua brc n : Yita finita; che le furie o Eri nn i o i l ari che divengono / ,Jre.s marti.r e lares l11de n/e.r, riflettono il modo di uno speciale scatenars i e prorompere del dn1onc cosl pure la dea della v itt o ria o il lar t i r lor esprimono il trionfo su questa potenza. E' c i e h<: m alcune tr ad izioni detto il divenir uno dei due (dei du e principi d e ll'essere umano), il passaggio trionfale ad un mod o c f esse re c he s ta oltre il pericolo delle estasi e delle dissoluzion i >ubpc rsonali pericolo sempre presente nel momento frenetico, di o ni.iaco, dello sca ten amento dell'azione, della stessa azione eroica. come si visto in quel preced ente articol o su La Razza e b Guerra >> in cui noi abbiamo individuato le soluzioni negati ve di un'esperienza del genere riferendoci alle vedute di un Remarque e di un Quinton. Qui si tratta invece del passaggio ad uno s t ato spiri tua l e effettivamente superpersonale, ad uno stato che rende immortali interiormente incorruttibili.

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fiammingo, nel Quirinale). Trionfo di Scipione: i prigionieri (arazzo fiammingo, nel Quirinale). ...

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Dopo di c h e, passiamo al punto fondamentale di questa :mtica tradizion e ero ica, vale a dire alla c oncezione mistica d e lla vittoria. L dove gli atti dello spirito si s\olgono attr,tverso azioni e fatti reali, come secondo ci che fu soprattutto proprio all'antico mondo romano, fra elemento fisico ed elem ento metafi s ica fra visibile e invisibile pu esistere una corrispondenza re ale. La realizzaziom:: sp i rituale divi<:ne, su questa base quas i l' anima segreta di icen.Jl -gut r riere di cui una vittoria vera e propria i l coro namento. In a ltre parole, la vittoria materiale, militare, diviene la controp; >rk di un fatto spirituale corrispondente che l'ha determinata, non in ultimo luogo, attraH:rso le vie che collegano il lato esterno a quello interno del mondo. La vittoria ;tppare cio come il segno tangibile di una specie: di iniziazione e di misti ca rinascita, co mpiutasi ne! medesimo punto. Ecco per che via anche nell'antica tradizione romana ogni vitto ria acquistava un significato sacro. Ecco perch nell'i m pera/or acclamato sui campi di battaglia si aveva il senso del brusco manifestarsi di una forza mistica che lo trasfigurava e lo portava di L dalla condizione umana. Ecco, infine, il senso profondo, per nulla rettorico, dell' apoteosi eroica, dci ca rattere divino della g loria e dei vincitori. Il s imboli s mo, c os ricorrente nelle tradizioni arie, di vittore, valchirie o divinit analoghe che conducono le: anime dei guerrieri nel cielo, o quello di un eroe vit torioso come Eracle, che da Nike l a dca d<:lla vittoria .riceve la ccrona che lo render partecipe dell'immortalit olimpica, rive l a solo su questa base il suo significato pi profondo e complet<\ quanto abbiamo detto nel nostro precedente a rticolo (n. del 20 dicembre) a proposito della guerra sacra Se la teologia mistica cristiana in seg na c he nella gloria si compie la visione spirituale beatifica, c se l'i conografia cristiana pone una a ureola di gloria intorno al capo dei santi e dei martiri in ci non si ha che l'adattazione religiosa di una pi antica tradizione ariana di tipo, in vece, eroico. Infatti, per limitarsi ad un esempio, gi la tra dizione irano-aria conosceva la gloria -h varena -nei termini di una forza dall'alto, di un fuoco di origine c eleste che scende sui dominatori c sui duci e li rende immortali e li testimcni a con la vittoria (10) e l'antica corona radiata regale simboleggiava appunto la gloria come mistico fuoco solare e celeste Per via della stessa idea, nella cer imonia roman a del trionfo, il trionfatore andava a rimettere fra le mani del dio capitolino del cielo luminoso il lauro della sua vittoria, volendo significare che il vero artefice della vittoria non era tanto la sua parte umana e mortale, quanto un elemento trascendente, superpersonale, che lo assimilava analogicamente a quel dio : per questo, nel rito del trionfo, che in Roma ebbe pi caratteri religiosi che non militari, d vincitore rivestiva ed assumeva le insegn e e i simboli della stessa divinit ( 11 ). Gi Temistode aveva detto: Non noi, ma gli dei e gli Eroi (passati in forma immortale) hanno compiute queste Jm prese ( 12). Accenniamo infine ad un ultimo punto. Si gi visto che la forza superiore evocata e portata alla forma di dea della vittoria, come !are, altro non che la forza divina di un dato ceppo, di un dato sangue, di una data stirpe: si pu dire, la razz a dello spirito, come anima ed estremo punto di riferimento di una razza del sangue. L'esame di queste antiche nostre tradizioni si conclude cos in 11na precisa conferma della tesi centrale che ha informato ) nostri articoli s11! significato di risveglio che H fall o g11erra ha per la razza, anche in 1111 semo SII peri ore. religioso. procedente direttamente dalle tradizioni primordiali. In relazione a ci si palesa il profondo significato del fatto che la Ven11s genitrix, simbolica personificazione della forza generatrice della stirpe della casa Giulia, da Cesare venisse identificata alla V en11s Victrix, la quale altro non che un fac-simile delle gi esaminate dee della vittoria Non solo: la vittoria di Cesare -Victoria Caesaris -fu concepita come una specie di entit indipendente dalla. persona dello stesso imperatore. Si pens cio che la vittoria, a ci, come si visto, gli antichi attri--12 buivano lo stesso significato di una specie di iniziazione n .. 1 magica e,ocazione, avesse attuato una entit indipendente d.d l'uomo mortale, con carattere di nume, di presenza divin: : ., in seno alla razza di Roma, capace di esercitare su di essa \Jn t in\'isibile influenza benefica, tanto d:t esser ogge:tto di c ulti spt ciali destinati a ravvivarla e confermarla. Cos in Roma, dopo (ht b celebrazione di Cesare morto si fuse significativamente con quella della sua Victo ria e a questa furono dedicati speciali riti, nella forma di !11dl;, di l dal Cesare umano si wner il Cesare come vincitore perpetuo. ( 13). In tali termini la dottrina mi stica della vittoria, quale la romanit la conobbe, c i appare come l a culminazione luminosa di tutta la tradizione della spirituilliL eroica :tria. Questa tradizione ancor oggi ci parla e ci pone anzi dinanz1 all'alte rnativa : fedelt o tradimento. Come si gi detto :ti! a fine del precedente articolo, oggi vi un perentorio bisogno di superare sia una spiritualit fiacca, esangue, fatta di sentimentali stica e con formistica devozione o di astratta speculazione, sia 1t forme materializzate dell'azione. Che ancora :tlcuni popoli d i razza bianca continuino ad inebriarsi dinanzi agli id eali d i una civi lt m a terialistica, mecca nica e animalizzata nel suo primitivismo e bruc ino incensi dinanzi al boxefll', a l cow-boy e : d sold,tto che si batte ipocritamente per la pace democratica d ei popoli ci non ci interessa, ci non ci riguarda Come cmpito, a noi vale il super:tmento definitivo di tutte l e ideologie corro m pitrici che hanno :IVvelenato il dopoguerra, cercando di condurr e al crollo la nostra pi nobile Europa. Dic iamo pure a voce :tlt.\ che la guerra per noi non .n un inutile macello, n u n.< triste n ecessit, ma la via per realizzare una forma pi alta di ,.it. 1 l 'esperimento della mis s ione divina di una razz a, il m ezzo p : .. evoca re proprio quelle forze misteriose della stirpe e del sangu ben pi profonde della semplice realt biologica e di ogni vit finita, di cui si detto in questa nostra breve escursione nell' a n tico mondo eroico. Se le forme esteriori e condizionate dai tem F dell'antica tradizione sacrale dell'azione appartengono a l P l sato, lo stesso non pu dirsi circa il suo spirito, tuttora vivent per coloro che resistono ed avente invero un supremo diritf, di contro agli idoli nuovi e vecchi creati dall'u.manitarismo, d:.: pacifismo, dal disfattismo, dagli eroi del proletariato e della fi nanza ebraizzata. Bisogna c h e torni a nuova vita l'ideale di un forza che simultaneamente sia di spirito, di una lotta che :;i anche ascesi, di una vittoria che sia simultaneamente una speci. di trasfigurazione e di attuazione della razza eterna Ed l'antica tradizione aria che ci offre la formula piu suggestiva l parola d'ordine pi energetica per questa antica verit e roi u La vita, tesa come un arco; l'anima, come un dardo; il bersa gli da colpire, lo spirito supremo: in esso configgersi come la frc L eia scagliata si configge nel suo segno. Quando tutto un popol < sia pervaso da una simile verit, allora saranno anche presen t quei lari della vittoria che, secondo l'antica concezione r e mana, forze profonde della razza, sono all'origine della citf e creano l'impero e sono principio della pace trionfale. (1" } J. EVOLl ( 1) A. PtGANlOL : Rerher,-h e J Jllr JeJ }e11x r omains, 1923, pp 1213 -(2) MACROOIO: Sat., III, 4. (3) W. GOLTHf:R: Handburh dt r J:.ermanisrlun Afylho log' Lc:ipzig. IR95, f.l .inc 98; 109-111. (4) J DARMESTETER, ,-J, elf, in Sacred o / Eall, in Yasht, p. 179, J d r. c o l t<:sto XIII, 23-24, 66-6 7 0) J. EvOLA: Rivoltdo contro il mondo mndenm, Milano, 1934, Il, 19. (6) LlVIO, VII, 3; AGOSTINO: Cir, Dri, IV, 26. (7) BRUGMANN: lndogermatl. Fnruhungw, XVII, 433. (8) GOLTHER. Op. ctl., p. Ili. (9) Cfr. SAGLIO: Diction d es /tntiquils grhqun t:l romaint'J, v. VI, p. 9. (IO) Cfr. F. SPIEGEL: Era11iuhe Alterlll'nJJkltnde, Lcipzig, 1871, v. H pp. 42-44 v. III, p M4; F. CUMONT: Lrs Jofysrres dc Mithra, Bruxelles, 1913, pp. 96, (Il) Cfr. L PRELLER: Romiuhe Mythologie, Bcrlin, IR5R, pp. ( 12) [n ERODOTO, VI !l, 109, 19, (13) Cfr. Dione CaJJio XLV, 7: Op. <:it., pp. 124 147, 118. (14) N<:i ca:pitoli 18 e 19 della 1 parte della1 nostra gi c ita.ta Rirista conlr J mondo modntto, e ancor pi' nella sua. edizione ted<-sca amesci:uta r(Dcuts d tt.: Vcrlags-Anstalt, Bcrlin-Sbuttgart, si trova una pi completa docwnent"'icr.: e gi ustifica zio ne delle idee qui es poste

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l >ENTI Quanto all'arte di poetare pare che per la maggior Jue parole Questo s entimenti che voi altri volete, ognuno che li sente sicuro di comunicarii subito agli altri, :{),. no rallegro, e avr piacere di vederne_r se questa cosa tra le difficili d'uno ha concepito, non ha mino se mille e centomila che vere negli altri gli stessi a ....... u.'o" se infiniti esempi e ,.,, lro forza dello coine una da un poet di vaglia f.acc:i : a rior nessuno, se o Virgilio se in un bd corpo con vesti di cencio d,ico, bei sensi senza bello stile, ordine scelta ec. non si soffrono e non si leggono e sono condannati non mica dai pregiudizi ma dal tempo giudice incorrotto e inappellabile, se colla propriet eleganza nobilt ec. ec. ec. delle parole e della lingua e delle idee colla coll ordine colla collocazione ec. ec. infinit rissime doti si procacciano alla poesia; c' bisogno l arte e di grandissimo studio dell'arte, .in questQ nostro tempo massimamente, per le ragioni che pi v01te in questi pensieri ho scritto. E noi vediamo che i grandi scrittori, quelli che tutto il inondo venera, quelli cos infinitamente superiori ai pregiudizi, quelli i quali se non veramente ed eternamente non c' pi cosa grande_ n di graiide noi vediamo che Cicerone (e teioquenz cosa simile alla poesia) studi l'arte e la sua lingua e la gramatica e gli eseJ?plar i quanto mai si pu pensare ec. e con tutto questo st udi? non divent gi un uomo da nulla n un _n un imitatore e che so io ma divent un e Cicerone come scrittore e oratore o signor v i quadra come n anche Pindaro l Orazi,. vi;,do -.... subitq la buona notte m i di non ._: puto prima. (e gi di sopra s' ossen1ato i bisogna ap.tih)

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questionario Se invece d i cercar dottrine e occas ion i teorizzare, ci risolvessimo una buona tolta a stare a gl i e sempi, molle questioni di v e nt e rebbero chiare. Sol che non dob biamo cercare esempi mediocri. Ubbriacati di vino buono, die un proverbio. Se vuoi qual' l a poesia, lascia stare l'es te :ic e e leggi i poeti. M a leggi Omero, leggi Virgilio Dante, e lascia stare quelli che :1on posso n o aiutarti i n modo cosl eccel lente a capir e, p e rch la poesia rara e i poeti s i contano sulla punto delle d i to Che cosa c jn segnano P.rima di tutto que sti poeti d ella poesia grande, dello vero poesia, iciamo pure i l suo nome, del l'epico? C'insegnano p r ima di tutto a leggere e scriver e per dir meglio, a parlare. Omero parlare greco t u t to il mondo antico, c r e un'immaginazio n e, che ritroviamo in tutta l 'arte greca. Do chi a ltr o vuoi dunque imparare a immaginare, pen sare, parlare? Noi abbiamo il nostro Omero. Dante Ieee l a lingua, l 'immaginazion e. la nazion e ila liana. Se non sei cieco, Dant e lo vedi vivo i n tutta l'arte d e l R i n a s ci m ento e anche a ltr o Michelangelo. Da nt e Ieee la lingua italiana. Come la foce? Con i dialetti. Con la musica degli u mili di tutt a l a p e n i s ola. Cos l la fece. 'E l a chiam volga r e. La chiam illustre. Vol gar e e i llu stre. L ingua dunque d e l volgo, c ho la poesia Ieee illu stre. Conos cete una altra origine d ella poes ia, ch e non sia v oi gare, c h e n o n abbia l'accento d e l popolo? E pot e t e immagina r e a ltri che abbia detto c o s o p i pr o lor.de di quelle d ette da Dante, c o n l a lingua d e l v olgo? Que s t a illu s tr e e poetica c prof onda lin u a Dant e la c olse Ira i l popol o E allor a p e rch non cer chiamo anche noi di ritrovare l'acce nt o d e l popolo, quando parliamo? P e rch scriviamo cosl cibato e dotlq o diJiicile? E certo che l' educazione rifl essiva e l'in dirizzo filo s ofico d e l parlare moderno abbia no dato que s t a piega a nos tro discorre r e; ma Dante era sapi e ntissimo filo s o f o e la sua pi ripo s t a sapi enza ce la disse in volgare. P e rch non cerchiamo di seguire i l suo esempio? Lo domandiamo a noi s tessi e a tutti quelli c h e collaborano all e nostr e di scus s ioni. N oi dobbiamo essere i p rimi a ritrovare l'accento popolare d ella lingua, perch quest o un dover e di razza. Col volgare Dant e ci f ece vedere il volto della razza. Le lingu e erudite. dotte, filo sole sono lingue tarde, riflessiv e e d eca d e nti. Mostrano i l volto senil e d 'una razza. P e r m eglio dire, queste lingue sono la te stimonianza che la nazione va perdendo i suoi tratti personali. Dante trov il g e n i o della nazione ila liana nel volgo, non fra i dotti non fra i patrizi, ma fra la gente umile, nel parlare comune Lo scoprl e lo rappresent e ce ne mos tr le leggi. Noi non possiamo seguire altro esempio. Dobbiamo tornare al llnguaggi. o sensibile del popolo e renderlo per .quanto possibile illustre. Lo diciamo a noi s te s si e a tutti quelli che partecipano a queste di scussioni. Lo abbiamo detto, 10 diciamo e ripetiamo, perch ce n' b isogno. Questo dovere ce ne impone altri due. La chiarezza la necessit. E meglio rinunziare a parlare, s e il nostro discorso non chiaro. E bisogna imparare a di s p rezzare l e parole il')utili i condimenti superflui, che sono un modo d 'imbrogliare gli altr i e noi stessi. E cercare di non essere sciatti. Ricordiamoci dei proverbi, quan. do prendiamo la p enna, che conservano il gusto e l'accento della nostra lingua co. m une. Vittorio frosi.ni d ella Scuola N ormale Su. perior e di Pisa, da Capodistria,. a proposi to d ella l ettera di Goffredo P is toni ci s criv e fra l'altro: Non s i pu negare l'importanza deila li losof ia, s e non come. necessit e grandezza d ell'umar.0 pensiero come importante con tributo d 'un popolo alla civilt. Non dimenticatevi che, in una recente crisi politica dell'Europa centrale, un grande popolo ha vidimato la n ecessit ideale di un suo ge s to di forza con l'affermazione d'una superiore cultura e civilt, n e l cui campo rientrava tutta una serie di pensatori, di filo soli pur devoti ad un totale concettualismo. Quel che s'impone dunque l'esaltazio ne di una nostra filosofia, che risponda alle nostre tradiz ioni e caratteri stiche di Popolo. Coll 'appellarsi al nome d i quelli che fu. rono, al l o r tempo, tra i pi alti rappresen tanti della cultura e d ella filo sofia in Italia Vico e Leopardi -non s i combatte la Filosofia ma s i rafforza l'autorit d 'una filosofia: la Nostra. Domenico fornelli, studente dell'Istituto Tecnico Superiore, da Biella (Vercelli) : Nel n. 3 (Anno III) della vostra rivi s ta, lessi nel Questionario l e righe che G. B. Pa cini vi aveva inviato da Roma; trattanti l'idealismo in rapporto alla giovent. Pacini ha violentato l'importanza di que.' s to idealismo, chiamandolo anche pestilero. e dannos o alla giovent. Vorrei smentire questa asserzione. L 'idealismo deve essere sentito anche nei giovani. S entito e conosciuto. Else esi percipi. Berkeley il filosofo che primo pose la identit di essere e di conoscere, si perme l anime;; di quella concezione idealistica per cui la recita oggettiva non esiste; essa una pura creazione dello spirito. Shelley, l'ascetico rapsodo di Britan nia fece senti.re nelle sue teorie l'in. flusso d e vescovo irlandese. Coleridge assorb nelle sue. poesie la teoria dell'idealismo. -Fichte, Hegel, S.chopenhauer. Croce, G e n tile, insign e sicuri valori nello studio li lo s ofico hanno riposato le loro teorie ne l l'ampio seno dell'idealismo. S e la realt oggettiva esistesse tropp o valore dovrebbe essere dato alla! materia fattrice d 'ogni realt; valore contrastante con l'esatta spirituale della materia. La realt dev'essere avulsa dallo spirito e nello stesso tempo unita, ma in maniera da .venir generata. L 'idealismo un. creatore della verit. E s so tende ad indicare un fermento dello spi rito atto (solamente per ques to convinc i mento d 'azione) a cercare e d a conoscer e la verit. E' sintomo di un adattam.ento alla legge 'della ricerca della verit: Scrutare attraverso i veli del peccato, della vita, circondars. i c m !."c.r ciore della c'onoscenza Serve :r trovare in fondo il chiarore della visione p .erpetua. * L 'idealismo va unito ai giovani inscindi bi! mente. Il contatto crudo con la realt porta nel giovane, a sentir si negata la soluzione d e l problema gnoseologico, di cui teoria l'i dealismo::-. Questo contatto crea, in seno all'ambien le' spirifuale d e l giovane, una. formazio n e d 'id a materiale; solo l'idealismo in. questo caso d. odgine alla individualit, al pr o blerr.a dell9 scontro on l'esperienza. L 'idealismo crea l'Eroe. Per l'Eroe il conoscere la' realt sotto i! solo aspetto della conscenza materiale, sa rebbe un annullamento della suo virt i m rnolativa, fondata sull'ampio respiro ideale del suo cervello, e sola fondatrice in lui d e l sentimento eroico che nulla conosce ad oste colo se non il duro contatto con la Morte. Il giovane :idealista non crede che il mon do si crei giorno per giorno; si porta invecE: ad affrontare il problema della Vita con il iermento ideale, sicuro s o stenitore nei casi difficili; ad affrontare il problema della Mor te col vi'atico d 'I.U1 anelito che l'ha gi scr u lata. Cos scrive Fomei: Pteso dal su0 entusiasmo lirico, egli n o n s i dato. la pena di conoscere le nostr e conversazioni, prima di dire la sua opinio ne. Che ci possiamo fare? Crede davvero che sia stato Berkeley a scoprire che l' e s sere sia la conoscenza?. E se foss e questa un'idea pi vecchia del cucco, mel tiarno pi vecchia della decadenza greca? Crede davvero che sia un'idea tanto impor tante? Non gli sembra invece un giuochel lo? I sensi che gli dicono? E il buon senso? Del resto, noi comprendiamo Fornelli e ; filosofi suoi, ma i nostri si chiamano Aris t e

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t'l e San Tommaso, Vico, Leopardi. Che co s a gli possiamo dunque rispondere? Che guard i la Scuola d At ene, dipinta da Raf faello; osservi Platone, che guarda in alto, e Aristotil e che ci richiama a considerare ] a terra. Del resto, sentiamo che ne pensa un nostro assiduo. Giuseppe Grieco. da Vico Equens e (Na-poli) : Il camerata Piovani dice che accuse, che io muovo all' i d ealismo moderno di considerare l'Italia Fas ci sta figlia ideale degli eretici del Rinascimento, sia un'accusa infondata. E videntemenie, nel giudicare infondata la mia accusa. il camerata Piovani si ferm a to a mezza strada o non ha saputo trarre alle logiche conclusioni il suo s tesso pen siero Infatti. egli dice che figl i ideali degli eretici del Rinascimento possono ssere md gari Cartesio Kant (e Spinoza?). non l 'Italia Fascista. E su ques to siamo perfetta:nen te d'accordo: Ma. di grazia, m i dice il camerata Piovani di chi figlio l'idealismo dialettico moderno. Di Aristotile e d i San Tommaso? No di certe. Di Vico? Neppure. Infatti per poco che si conosca Vico, si comprende chiaramente quale abisso separi la sua Provvi d enza Divina cos manifestamente trascen dente, dall'interpretazione im manentistica, conforme ai dettami della filo sofia dello Spirito. Dunque giocoforza rifarsi sempre di l, alla corrente, diciamo cos, eretica: Bruno, -Cartesio, Spinoza, Kant, Hegel sono la corrente. che, rifacendosi in parte alle fonti levantine della filosofia greca, accesa di sacro orro r e contro Aristotil e e il Tomismo (e quindi contro Roma). ci porta a poco a poco a ll' idealismo diale ttic o odierno. Ora, p o i c h l'idealismo, nel pen siero dei suoi rappresentanti, pretende di rappresentare tutta la vita, _anzi di essere e!>SO s tesso la vita. nel divenire, per cui il mondo delle nazioni, per dirla col Vico, al tro non sarebbe che l'ogge tto del pen siero, che si attua, ogge ttivandosi; anche il Fascismo, non potendo astrarre da questo univer sale divenire, }:lena la morte immediata di ess() s i stema filosofico, non viene ad es sere altro che un f enomeno. per grande che si vuole. del processo storico dello Spirito, al pari di tanti altri fenomeni, come, per esempio. la Rivqluzione Russa fenomeni che, sia detto questo tra parentesi. d ebbono esser e tutti ugualmente veri, checch s i dica in contrario, perch tutti provenienti dal l a s tessa font e e ttti necessari. Ma, ridotto cCJs un fenomeno d e l processo dialettico dello Spirito, che rimane del Fas ci smo, d e l n:; s tro Fas ci s mo, nato n elle t rincee del Car s :> e del e sulle navi d'Italia; for ;ato nelle lott e ai negatori della Patria e della nostra tradizione, temprato, infine, nel l e :Juerre vittoriose d'Africa e di Spagna? Che rimane di questo Fascismo di legionari e di martiri, che ha voluto e saputo fare del r:opolo italiano un blocco s olo, un cuore so lCJ, una volont sola; che ha .ridato all'ltaiia, dopo venti secoli. il suo volto Imperiale; il s u e vero volto? Ma una volta stabilita, alla luce del po.' stulat o idealistico, per cui nulla pu esiste re al di iuorl dell'unica realt dello Spirito, l'equazione fondamentale idealismo = Fa s cismo, mi sembra perfettamente inutile spendere pi parole circa l'origine o meglio. la pabc: ideale del Fascis mo. Come l' idealismo. i suoi lontani I="recursori bi:c : ''a ricercarli fra gli eretici del Rinasci Mercurio (statua trovata cid Ercolano Museo di Napoli). mento, cos e non altrimenti deve ess e r e per il Fascismo. data l 'equazione stabilita pi sopra. (E qui noto di sfuggita che, in fondo in 'fondo, tutta la filosofia moderna. sia che riduca tu tto a Spirito o tutto a Ma teria, non ha fatto altro che svolgere il concetto enunciato nel D e u s seu natura:. d ell' ebreo Baruch de Spinoza). E se cos non fosse? S e quest' equazione s i dimostrasse -come infatti -fal sa? Allora vuoi dire che fal s o l'idealismo, per cui buttiamolo una buona volta a e non parliamone pi. S e no. caro Piovani. r assegniamoci a un Fascismo idealistico, el fim e r a comparsa nel processo dialettico dello spirito, che nulla ha da vedere con la tradizione cattolica imperial e di Roma, mae stra di civilt. Ma forse il camerata Piovani mi obietter che un idealista cos conl>eguente egli non l'ha ancora trovato, e ha ragione. Troppi idealisti, oggi, cercano, come s uoi dirsi, di salvare capra e cavoli e a ta uopo fanno. a diritto e a rovescio, uno spreco enorme d ella loro tanto vantata dialettica. Tuttavia ci non cambia un'acca a quanto si ragionato pi sopra. *cata. Luigi Stampacchia. da Rom a : Nel penultimo nume ro d ella vo stra Rivista, s ul Questionario, Giuseppe Martino ha parlato di razza e popolo. Si anche soffermato sulla Scuola. Ha detto c h e que sta deve esser e affrancata totalmente dagli insegnanti ebrei. Bisogna dare ai giovani specialmente nella scuola media una educazione razz i sta ed a ltr o ancora h a detto Martino che sarebbe troppo lungo qui riportare. Ma. per alcuni insegnanti pare c h e tutto sia finito con l a ques tion e -degli ebrei Messi da parte gli brei, il razz i smo una cosa r isolta. Inutile parlarne. Io ho avuto 'modo d i sent i r e: ma che c i scrivono in quella Rivi s t a (La Razza) ora c h e g.li ebrei sono s1ati messi in minorit L 'ho sentit o dire, e Per chi parlavc;;, ques to il bello. s i capiv a era in buona lede P e r l o pi gente di una certa et. S e credi che io esageri, ti sbagli. Gente. ripeto. in buona lede. E sono poi quei maes tri, quegli i nsegnan ti, quei p rofessori, non ti sorprendere gli stessi che pigliano a cuore tutt e l e adunate. tutte l e manifestazioni. che s i affannano .j_;j

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dietro i loro a llievi perch marCino bene, stiano zitti eccetera eccetera. E tuttavia hanno la pancia, tutto l'inverno sono andati a scuola con la sciarpa di lana fin sotto egli occhi. A scuola ti parlano ancora della sorella latina>> e di Daniele Manin, !'eroe della Repubblica di Venezi a E ti pare perci che siano i pi adatti a educare, sia pure per un scio anno, i nostri giovani? D'accordo, puoi dirmi che non vale la p ena prenderli di petto se fra un cmno o due se ne andranno in pensione. d'accordo; ma t ieni presente che per un anno, e possono essere due. tre e via via. quaranta ragazzi pigliano dai quei professori u:: indirizzo sfocato, un indirizzo italiano d i una italietta da quattro soldi. E noi del Ques tionario ben sappiamo cosa intendiamo con questo. f ragazzi vanno alle Adunate, pigliano port e l o s tesso all e man(festazioni e tutto ci contribuisce pure alla formazione del loro s pirito; ma non Inoltre, noi ben lo sappiamo, v' l'opera, certo non meno importante. personale, specifica, direi, d el l insegnante. E in che consiste, se non nei dar e al ragazzo, e con !a parola e con l' esempio. una concezione verament e italiana d ella vita? Giovanni Rolando. da Torino: Non lecito conlondere il protestante con l e o equiparandoli e ponendo]j s ull o s k . J piano. Il termine ebreo specifica l'individuo d i religione ebraica e in pi e soprattutto di razza ebraica. Chi dice protes t ante dice sfrmp lic e m ente che !'individuo di r e l igio n e protestante. L a differenza, come si vede, enorme e fondamentale. e nella Difesa della Razza si vuoi parlare e trattare della razza e non d ella religione. E noto che i n maggioranza i protestanti v iventi i n Italia sono discendenti di Italiani di razza ariana ex-cattolici c h e nel lontano medioevo dalla religione catto lica passarono al protestantesimo trattivi dalle predicazioni di eretici sces i d'oltre alpi (Valda, Calvino. Lutero, ecc.) e che dettero origine a numeros di p rotestanti. Fece r o a depti specialmente n el l 'Italia s ettentrionale convertend o al protestantesimo financo intere comunit r eligiose. Sarebbe paradosso madornale anche semplicemente immaginare che il cambiament o di credenza rel igiosa abbia impiicitamente cambiato natura del sangue, distruggendo l'origine ar!ana. Quindi oltrech ingiu s t o assurdo r e spingere i l protestante. sol o perch icle, dalla famiglia degli .Italiani cii razza ariana. E ovvio che non esi s t e l a razza cattolica. la razza prote stant e Ed a proposito dell'eJentual e connivenza di qualche p o testante con ebrei s i pu contrapporre che purtroppo non mancano cattolici Italiani ariani che per pietismo, per borghesismo o per coinci denza di interess : vivono tutt'ora in combutta con gli ebrei. Dunque la mancanza o insuGcienza di patriottismo, la tendenza al borghesismo pu essezionalmente riscontrarsi tanto in un Italiano cattolic o di razza ariana quanto in un Italiano p rotestant e e ariano. L'eccezio ne non la regola n nell'uno n nell'altro caso. L'eccezione esiste in tutte le manifestazioni d ella vita. Se cos non fosse si viv rebbe in un mondo che non il Augusto Fabrizi . da Roma: Mi associ0 pienamente a que l che voi avete rispos to agli interlocutori vostri sulla questione: protestanti, sollevata con ragione da Zarbano e da Attil i. Il problema d ella razza, intuitivo che implichi quello d ella religione, perch ques t a come si sa, influisce sulla vita sociale. Il protestan tesimo contro Roma? Allora doveroso per noi italiani guardarcene ed evitare che esso s i diffonda ulteriormente. Che poi un italiano passato al protestantesimo s i a un'ottima pasta d 'uomo, ligio -al le leggi ecc ecc. ci non cambia proprio nulla. La sua mentalita anche se egli non se ne rendesse c onto resta estranea all'essenza d ella vita naziona le, egli non potr sentirne le esigenze, i tormenti, le gioie e via dicendo. Per esempio: la Conciliazione, l'assunzione a Massimi Patroni d Itali a di S Francesco e di Sante Caierina, questi grandiosi avvenimenti che possono dire al cuore di un italiano protestante? Nella Divina Commedia o nella Gerusalemme Liberata un italiano protestante non potr vedere che un considerevole fatto letterario, proprio come un qualsiasi straniero. Nan si tratta quindi di perseguitare, ma s i tratta di non dimenticare che l'Italia sostanzialmente Cattolica. In quanto p oi rispetto dovuio alle religioni, forse il camerata Mario Barba ignora la boria religiosa dei protestanti, italiani compresi, e che non siamo certamente nei cattoli c i a peccare d'intolleranza. Amedeo Tron ci ha scriito d a Livorn o, s otuna quindicina di quesiti. Dall e ri sposte il lettore pu comprendere roon solo i l contenuto, ma l'innocente inten-Direttore responsabile : TELESIO INTERLANDI ?.ione istruttiva dei ques iti perci non scr piamo per qual mai cautela Tron ci abbi:;, chiesto di non esser nominato. Ecco dunque le risposte: l. Non vero che l'Asia sia abitat a sok da orientali, ma unicamente la penisola ara bica e una parte d ell'Asia Minore. 2 Rispetto a i popoli europei, gli orienta! sembrano essere pi sen suali, il che a i meno apparirebbe dalla diffu sione della p c. ligamia fra essi. 3. In genere gli abitanti dell'Africa rag giungono prima degli europei. la maturi t sessuale. 4 Oltre il clima, la razza che ha una notevole influenza sulla vita sessuale di ur. i:-tdividuo 5. La Siberia non abitata da orientali. ma prevalentemente da popoli mongolici. 6. li razzismo italian o respinge l a vecchie storia dell'Italia meridionale orientali zz a!c:. Gli italiani. dalle Alpi alla Sicilia, apparteng ono ad una sola razza. 7. Il fatto che in passato l a Sicilia abbic subito l 'influenza greca, non vuole signifi care che sia stata slavizzat, perch tr8 Greci e Slavi esist e una differenza originaria. 8. Gli influssi che hanno potuto mcdiii care l'Italia meridionale, sono gli s tessi chehanno modificato il resto d ell'Italia; cio ir. sostanza no:-t c' s tata da millenni nessuna modificazior.e, perch qualsiasi influsso no:-: ariano, in Italia sempre stato brevissimo "' non ha lasciato traccia. 9. Arabi e d ebrei, pur parlando lingu e semitiche e appartenend o allo stesso gru po d i razza semit ica, costituiscono per due razze disiinte. Insomma sono affini, ma n on della stessa razza. IO. La lotta tr a italiani d e ll e stesse r e gioni non prova nulla contro l'unit d i razza dell 'Italia, pere h odi e lotte possono sorgere anche nella stessa famiglia. .i l. I Greci sono ariani e appartengonc originariament e ad un ceppo vici:-to a quel l o deli Illiri e degli ltalici. 12. Gli armeni, dal punto di vista lingui sti co, storico e culturale, sono ariani; d a l punto di vista antropologico sono per d i stinti dagli ariani e uro'pei. 13. Non vero che tutta la nobilt sia d i origine tedesca. E tedesca quella d'origin e feudale. 14. I levantini costituiscono la base a n tropologica d ela pi grande part e dei p o poli dell'Asia Minore. 15. Non bisogna confondere il concetto d i nordico (tipo somatico) con quello di aria no, che abbraccia tutti i tipi somatici europei, quindi anche gli alpini, i mediter ranei, i dinarici e i baltici. Dal primo Presidente della Corte di Ap pello di Tripoli: Nel numero 4 eilla Difesa della Razza anno 111, 20 dicembre XVIII, trovo commen lata in articolo a firma Mario Baccigaupi una sentenza in materia di razza la quale attribuita alla Corte di Appello di Tripoli Prego V. S compiacersi pubblicare con urgenza e nel prossimo numero ed in giusto rilievo che la Corte di Appello di Tripol i non ha emanato la sentenza suddetta. Essa di altra Autorit giudiziaria della Libia. --------

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PIRINA IMPERA OVUNQUE QUALE RIMEDIO SOVRANO CONTRO LE MALATTIE DA RAFFREI)DAMEN'T'O IL NOME ASI'IIH!'\A GAHA!'\TISCE LA GENUINIT DI {.;N PHEPAIIATO CHE RIUNISCE IN st ASSOLliT.-\ .PUREZZA. INNOCl.JIT.E '1'?l-OUH.-\ EFFICACIA LA COSTANTE BONT DELLE COMPRESSE DI ASPIHI!'\A HA MERITARE A QUESTO PHODOTTO LA QALinCA Ili CALMADOLORI MO!'\DL\LE il ''TEVERE" l'avamposto della stampa fascista LEGGERE .. 2<:". l L l l DiRETTO DA TELES/0 INTERLANDJ non significa soltanto essere informati ma anche e sopratutto avere una guida. QUADBIVIO \ E L'UNICO SETTIMANALE LE-T'T-ERARIO ITALIANO s IN CUI LETTERATURA ARTE E -POLI'riUA S'ILLUMINANO A IN-VENDITA IN TUTTE LE J1J.I)I(JO.LE -!7


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n Vol. 3, no. 6 (January 20, 1940)
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[Roma :
b Societa anonima Istituto romano di arti grafiche di Tumminelli],
January 20, 1940
650
Race relations
v Periodicals.
Jews
z Italy
Periodicals.
651
Italy
x Race relations
Periodicals.
1 773
t Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario.
4 856
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