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Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario

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Material Information

Title:
Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario
Physical Description:
Serial
Publisher:
Società anonima Istituto romano di arti grafiche di Tumminelli
Place of Publication:
Roma
Publication Date:
Frequency:
semimonthly
regular

Subjects

Subjects / Keywords:
Race relations -- Periodicals   ( lcsh )
Jews -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Race relations -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Genre:
periodical   ( marcgt )
serial   ( sobekcm )

Record Information

Source Institution:
University of South Florida Library
Holding Location:
University of South Florida
Rights Management:
All applicable rights reserved by the source institution and holding location.
Resource Identifier:
usfldc doi - D43-00044
usfldc handle - d43.44
System ID:
SFS0024306:00044


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" Uomini site, e n .on [Jecore s che 'l Giudeo di voi tra voi non rid(l!'' A N N O III N. 15 SPEDIZ. IN ABB. POSTALE-5 GIUGN,O XVIII . DIRETTORE TELESIO INTERLANDI SCIENZ!DOCUUENTAZIONE POLEUICA OUESTIONAmO L.1

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,.._,., ........ .. .,-...... --'.. . ... ,.- . ' -.-. ANNO Ili -N 15 SOMMARIO 5 GIUGNO XVIII .. SCIENZA -LUDWIG FEBDINAND CLAUSS: NON SI PUO PARLARE RAGIONEVOLMENTE DELLA RAZZA?; GUIDO LANDRA: STUDI SULLE MESCOLANZE ETNICHE DELLA POPO-. LAZIO NE. DOCUMENTAZIONE BOBICH GJIKA: AI MARGINI DEL DES ERTO SIRIACO IL GEBEL E I DRUSI ; GIOVANNI SAVELLI: CORSICA !T AUANA SINTESI RAZZIALE; PAOLO EMILIO GID STI: RAZZE E RELIGIONI. .. --.: '. POLEMICA . J. EVOLA: LA ..: GLORIA> DEWA GENTE ARIA; FORTUNATO MATARRESE: DEMOGRAFIA ED EUGE NICA DI TOMMASO CAMPANELLA PEN.SIEI DI LEQPABDI. TIMIDEZZA FRANCESE. QUESTIONARIO PROLETARIATO E BORGHESIA TUTTI UN SOL PO. POLO -LA NUOVA STORIA -CLASSICO E DECA.O: DENTE CINEMA E mDOLE CRISTO E I MERCANTI EREDITA ED EVOLUZIO!-jE. I MANOSCRITTI ANCHE SE NON PUBBLICATI NON SI .. 1:' GLI UFFICI DELLA "DIFESA DELLA RAZZA" SI TROVANO IN ROMA -PIAZZA COLONNA (PORTICI DI VElO) -TELEFONO 67137 -62880 BANCA CAPITALE L. 700.000.000 INTERAMENTE VERSATO MILANO RISERVA L. 160.000.000 Al 18 MARZO 1940-XVIII

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L'ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI e la previdenza assicurativa Garnntire l'avvenire dei nostri figli, vuoi dire dotarli del capitale occorrente per l'esercizio di un'attivit, che produca per essi il necessario ad una vita decorosa e li renda utili alla societ. Garantire a noi stessi una tranquillit di vita per il periodo della nostra vecchiaia, vuoi la quale una forma_ di risparmio perletta. perch non soltanto ci rende facile la formazione di un capitale a favore di noi stessi. ma ci d inoltre la si'Curezza di poterlo integralmente costituire a favore dei nostri cari. anche se noi venissimo a mancare molto tempo prima di averlo potuto materialmente accumulare. La cos detta a s sicurazione mista a premio annuo rappresenta al riguardo il prototipo delle svariate forme assicurative adottate dall'Istituto Nazionale delle A ssicuPERCHE' garantisce il pagamento di un determinato capitale dopo un prestabilito numero di anni. se l'assicurato in vita; PERCHE' garantisce parimenti l'immediato pagamento integrale. di tale. capitale a chi di diritto. qualora l'assicurato venisse in qualsiasi momento a mancare prima del termine del contratto. dire creare la nostra indi p endenza personal e e allegge rire la societ del gravame d e lle nostre necessit durante gli anni in cui non potremo p i svolgere un lavoro redditizio. II mezzo pi idoneo per raggiungere questi due scopi ci offerto dalla e s e m p l o Un professionista di anni 30, ammogliato e con figli intendendo assicurarsi per la somma di centomila lire a favore di se stesso e dei suoi cari-. stipula con l1stituto Nazionale delle Assicurazioni un contratto in forma "Mista" della durata di 30 anni e si impegna a pagare per esso un premio annuo di L. 2.775. Se il detto professionista sar in vita' al termine del contratto, l'Istituto gli verser le centomila lire assicurate. Se egli verr. invece a mancare durante il periPdo del contratto. sia pure anche dopo un solo anno dall'inizio di esso. l'Istituto verser immediatamente le centomila lire ai beneficmri, i .quali. ben s'intende. nessun premio dovranno pi pagare all'Istituto stesso. Come si vede q u e sta forma assicurat i v a tute l a in pie . -l'individuo e la famiglia. E quindi da raccomandarsi ivamente a tutti coloro e sono i p i -che hanno alto il senso dei doveri del buon cittadino, dell o sposo, del padre. Ricordi=o che gli assicural i dell' Istit u to Nazionale delle Assicurazioni partecipano agli utili annuali d .ell'Azienda -equivalenti al 6 per cento d e l premio annuo e godono gratuitament e q uando l o voglian o di molte ed u t ilissime provvidenze di carattere sanitario. .MASCHERE ANTIGAS Si ricorda che l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni distribuisce a richiesta -maschere antigas ai suoi assicurati, consentendo che il prezzo relativo -anzich immediatamente -sia pagato alla scadenza delle polizze TUTTA L'ORGANIZZAZIONE DELL'ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI A DISJ>OSIZIONE DEL PUBBLICO PER INFORMAZIONI E CHIARIMENTI 3

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a: in tutte le librerie. : LE Ogni volta che la Francia nel corso della sua storia si sentita abbastanza forte ha tentato di arrogarsi il predominio sul mondo intero'' 33 -volte, nel eotso tli due secoli, i ftaneesi hanno passato la frontieta pet invadere le terre altrui EDIZIONI "QUADHlVI().,-R(l}IA

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ANNO III -NUMERO 15 5 GIUGNO 1940-XVIII ESCE IL 5 E IL 20 DI OGNI MESI:: UN NUMERO SEPARATO LIRE l ABBONAMENTO ANNUO LIRE 20 ABBONAMF.NTO SEMESTRALE 12 ESTERO IL DOPPIO Direttore: TELESIO INTERLANDI Comitato di redazione: prof. dott. GU_IDO LANDRA prof. dott. LIDI O CIPRIANI dott. LEONE FRANZI dott. MARCELLO RICCI dott. LINO BUSINCO Segretario di redazione: GIORGIO ALM IRANTE SCIENZA POLEUIC4 OUESTIONJ\810

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Fanciulla di rcn:za nordica 6 In realt: non si pu, ragionevolmente, parlare della razza? O, per dirla in altr modo: perch tanti uomini dovrebbero perdere, e perdono tuttora l'equilibrio, solo ad udire la parola razza? Non intendiamo qui la comprensibile impazienza che prende talvolta gli uomini di gusto, quando qualcuno parli a lungo sempre della stessa cosa. Concediamo che in Germania, e forse anche altrove, 'durante un paio d'anni, della razza si pa,rlato un po' troppo e non sempre e dappertutto nel modo pi opportuno. Si comprende facilmente che oggi vi siano persone le quali s 'infastidiscono a sentir parlare di razza. Riconosco volentieri che sono uno di loro. Questo infastidirsi senza pericoli ed guaribile col si lenzio. Tuttavia vi un altro infastidirsi, che pi importante. Lo rimarcai per la prima voita, quando ero studente e (la cosa avvenne uno o due anni prima delia Guerra Mondiale) conversavo con un giapponese. Parlavamo di Madama Butterfly ed io osservavo che il tema di quest'opera era penoso per entrambe le razze. Ricordo esattamente che io dissi per entrambe Sebbene fossi molto giovane, ero le mille miglia dal voler dare una preferenza all'Occidente bianco. La risposta del mio interlocu tore fu un sorriso, che non diceva nulla e non prometteva niente di buono. Da allora fui da lui costantemente shi vato. Perch? Avevo parlato con lui pacificamente di tante cose, e perch non della razza? Che c'era nell'aria? Io non lo capivo. Poi venne la guerra, che svel tanti aspetti sconosciuti dell'umanit, e dopo venne l'affermarsi del razzismo in Germania. Io, in questa scienza, presi la mia strada e combattei aspramente contro la sopravveniente dottrina dell'esclusivo valore della razza nordica. Allora vennero alcuni e cominciarono a domandare. Dalla maniera e dal singolare tono di queste domande compresi che intorno alla parola razza c'era come un bando: un bando che su quelli, sui quali agiva, gettava come una pa.ralizzante angoscia. Molti volevano allora sapere da me di che razza fossero, e quando facevano questa domanda, parevC( che tutto il loro essere, tutti i loro pi intimi valori_, stessero sulla bilancia. Certo, era un tempo che spingeva molti uomini a sot tilizzare sopra se stessi. Fiorivano i pi diversi modi d'indagine dei caratteri: si dava molta importanza all'esame della scrittura, della mano, delle stelle, e o cos via. Ma non ho trovato mai che tali ricerche suscitassero l'angoscia e la irritazione sollevate dalla sulla razza. Il carattere? Il carattere infine qualcosa che si pu c'ambiare: il carattere si forma notoriamente nel corno della o vita. Una parola sopra il carattere non una; de finili:va, c' intorno ad esso sempre qualcosa da dire. Ma, la razza? Strano: la gente intendeva allora per razza

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(come in molti casi anche ora) la forma delcranio; e allora l'angoscia veniva naturalmente dalla considerazione che, almeno negli adulti, essa nonpu mutarsi a :volont Ognuno deve tenersi il cranio con cui nato. Non c' niente da d ire. Una diagnosi della razza, nel caso che sia giusta, sempre qualcosa di defini.tivo E questa la ragione, per cui tanti uomini, dinanzi ad essa, segretamente tremano Sempre nuove vie si sono perci cercate per sottrarsi al giudizio che si da se stesso for:nato La pi semplice stata di dire: le razze sono invenzioni del cervello, alle quali niente di reale corrisponde. Ma facilmente si vedeva che essi stessi vi credevano, anche essi parlavano delle razze, quando non lo evitassero di proposito, come di realt ben definite Cos la !oro negazione si lim itava al campo dello spi rito : c io che le di razze siano solo differenze nei corpi, mentre nEil campo dello spirito non esista razza. Su questa si trovarono insieme tutti quelli, che non vol lero porsi di fronte ad una dura alternativa, e si appoggiarono dietro alle pi combattute dottrine. Liberalismo ed ortodossia stettero spalla a spqlla. Dio stesso fu chiamato a testimonio per negare l'ereditariet della parte spirituale: contro tale ereditariet parli il principio di fede che l'anima sia creata volta pe.r volta da Dio Con ci ogni ricerca delle razze dello spirito dovrebbe essere bandita, e cos pure scientificamente combattuta. Ma in nessun caso si era disposti a parlare della razza, senza ango scia e irritazione, ma con calma e ragionevolezza. Noi non ci azzardiamo a voler conoscere se Dio cre i d i volta in volta un'anima affatto nuova. Di pi: noi siamo pronti a credere, che egli -l-ealmente faccia questo. Tuttavia, anche Dio onnipotente, che ha creato il mondo e lo regola, rispetter quelle leggi, secondo le quali lo ha creato. A queste leggi appartiene la dipendenza tra l'anima vivente e il corpo, che le stato" dato come suo campo d 'espressione. Anche se Dio -se vogliamo seguire que st' ordine di idee -anche se Dio crea volta per volta ogni anima, vale la considerazione che egli a d ognuno d un singolo corpo, nel quale essa vive e nel quale si esprime la sua vita. Se la forma del corpo non fosse in rapporto con la forma dell'anima, che cosa avverrebbe? Basta solo che pensiamo ad uomini di un definito carattere spirituale, perch la risposta si presenti da s. Un'anima, per esempio, che vive il suo mondo come qualcosa che le posto di fronte ed a cui essa stessa posta di fronte con l'istinto d i andarvi incontro con coraggio, di conquistarlo e di averne il dominio; credibile che una tale anima sia contenuta in un corpo ottuso e arrotondato, il quale, invece, sar pi adcrtto ad esprimere il tranquillo benessere d'una vita appartata? S, credibile, lo ammettiamo Di pi: non soltanto Tipo prevalentemente Tipo prevalentemente nordico 7

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T i p i nordici credibile, ma avviene. Solo, dove avviene, vi qualcosa che non in ordine. L'anima vivente non ha la forma del corpo di cui abbisogna, perch in esso possa esprimere ci che essa opera. L 'azione di una tale anima sar ostacolata dalla forma di un corpo, che stato fatto per un altro genere d'azione. Certo: un'espressione c' anche in questo caso, ma come se si suonasse un pezzo di musica che, mettiamo, sia sfato scritto per il violino, sopra un organetto a fiato. Perci: anche se Dio onnipotente desse sempre un'anima affatto nuova, a corpi gi definiti nella razza, vi sarebbero per la creazione solo due possibilit : o l'anima, passa nel corpo e .ritrova il campo di cui ha bisogno, oppure non vi passa. In entrambi i casi chiaro che tra la forma dell'anima. vivente e la forma del corpo, che esprime il suo carattere, vi un essenzittle rapporto. Ci allora sta nelle mani di Dio onnipotente: o creare degli esseri che siano in armonia con se stessi; oppure altri esseri in cui corpo ed anima si oppongano l'uno all'altro. Con ci si dice che anche la vita dell'anima segue una legge di forma, sia che questa si chiami razza o ereditariet, sict creazione divina. Chiunque riconosca che le forme dei corpi sono razzialmente definite. egli -voglia o non voglia -ha gi riconosciuto l'esistenza delle razze dell 'anima. E questa la segreta ragione per la quale il silenzio e l'opposizione intorno alla razza, ebbe inizio dalle forme dei crani i. S i temeva di perdere la propria anima, se la misura del cranio non rispondesse all'indice nordico. O pi esattamente: 'si dubitava dei proprii valori, mentre l'aria era avvelenata dal pregiudizio che non nordici significasse appartene.re ad un'umanit inferiore. Ma proprio cos difficile discorrere con un po' di giudizio sulla questione della razza? Vediamolo una buona s Tipi nordici volta. Prender un esempio dal mio libro RazZa ed anima. E' sorta, specie all'estero, la credenza che la dottrina tedesca della razza dia ad ogni razza, come il maestro ai suoi allievi, un voto particolare, e che l. metta in una graduatoria sulla quale il primo posto spetti alla razza nordica. Donde ne venga, per esempio, che la razza mediterranea stia al secondo oppure ad un pi piccolo posto Tutto ci fondamentalmente falso. Certo una volta, in Germania e altrove, sono apparsi libri e libretti, che affermavano questo. Mci la psicologia della razza, che si posto il compito di definire i valori razziali, ha affermato, con la pi grande chiarezza, che ogni razza ha in se stessa il pi alto valore. Ogni raua porta in se stessa la sua gra duatoria e la sua scala, e non deve essere misurata alla scala di nessun'altra razza. E ed antiscientifico guardare la razza mediterranea con gli occhi della nordica; e, nello stesso modo, l'opposto. Nella pratica ci avviene ed inevitabile. Nella scienza un'offesa alia logica. Distinguere effettivamente il valore d'una razz;t potrebbe solo l'uomo che stesse sopra le razze. Ci non avviene perch _essere uomo significa essere razzialmente de finito. Dio solo capace di una graduatoria delle razze noi no Compito della scienza di trovare la legge che definisce la felina spirituale e corporea di ogni razza. In questa legge di ogni razza racchiuso anche il suo ordine di va lori. Siffatti ordini si possono confrontare l'uno con l'altro : l'ordine interno della razza nordica, con l'ordine interno detia--.n}editerranea. Tali confronti sono istruttivi, poich ogni cos nel mondo mostra nel modo pi chiaro ci che essa quando. si confronta con un'altra, distinta da essa. Ma tali ordini di valori non si p9ssono valutare da un punto di vista pi alto: perch noi non lo possediamo. L'uomo nordico deve essere nordico e il mediterraneo

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Tipo nordic.o con influenza dinarica mediterraneo: poich solo allora uno pu essere nobile, solo allora pu essere buono, quando lo sia a suo modo. Ques!o il principio della psicologia della razza, che io sostengo, e che anche la politica tedesca della razza ha fatto proprio. L'ufficio di Politica della Razza del N. S. D. A. P. ha fatto stampare e diffondere nelle scuole tavole figurate, sulle quali a grandi lettere si pu leggere il principio che ogni razza: pone in se stessa il pi alto valore. La psicologia tedesca della razza insegna, fino dal 1921 con sempre crescente chiarezza, che la razza dello spirito non consiste in qUesta od in quella propriet. Le propriet sono cose che riguardano l'ind,ividuo: l'uno ha questa, l'altro ha quella. n senso e.roico, per esempio, si pu trovare in molti uomini nordici, ma nello stesso modo presso uomini di altre razze. Lo stesso vale per la praticit, il discernimento ecc. La razza dello spirito non consiste nel posseder questa o quella qualit, ma nel modo e nel movimento secondo cui le qualit agiscono, quando si trovano in un singolo uomo. Il coraggio e.roico di un uomo nordico e quello di un uomo mediterraneo possono essere ugualmente grandi, tuttavia si manifestano in modo diverso, poich agiscono in modo diverso, secondo un movimento diverso. La puerile pretesa di. porre insieme alcune propriet, che si trovino in uomini di una certa razza, per esempio, la nordica, e inoltre di credere che in queste propriet consista la ,razza, non molto pi giusta che se uno volesse defirure le caratteristiche fisiche, per esempo della razza nordica, in questo solo modo: essa ha il naso, la bocca, le braccia e le mani. Senza dubbio: essb ha tutto questo, ed anche di pi. Ma anche tutte le altre razze na naso, bocca, braccia e mani. Ma non in questo consiste la razza: non nel possedere questa: o quell'altra parte del Tipi nordici co.rpo. Ci da cui la razza definita la forma del naso, la forma della bocca, ed il modo come sono tenuti e messi; ci da: cui la .razza definita la forma delle braccia e delle mani ed il modo come l'uomo che le possiede, le muove. Che l'uomo di razza mediterranea si muove diversamente dal nordico; che egli altrimenti cammina, altrimenti danza, con altri gesti accompagna il suo parlare, questi fatti non possono sfuggi.re ad alcun uomo che ha occhi. Chi pone ora le domande: quale movimento, quali gesti pi degni siano, i mediterranei o i nordici? La domanda insensata. Ognuno a suo modo, ognuno secondo il suo stile. I movimenti del corpo sono l'espressione dei movimenti dell'anima. Ci appare nel modo pi chiaro nel giuoco dei muscoli del viso e nei gesti -delle braccia e delle mani, con cui chi parla accompagna il suo dire. Perch egli muove le sue mani non altrimenti, ma proprio cos? Poich il particolare modo del suo moto spirituale prescrive in tal modo di muovere le mani. Lo stile del moto spirituale definisce lo stile del moto corporale: entrambi sono uno. Un piccolo esempio, preso dalla vita quotidiana, illumina la cosa. Chi pi adatto alla guida di un'automobile, il nordico o il mediterraneo? Anche questa domanda insensata. Non il no,rdico adatto a questa o quella

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Tipo J;tOrdico cosa e non il mediterraneo Ma vi sono molti uom1m di entrambe le razze, che sono adatti alla guida d'una automobile. Se essi lo sono, i nordici lo sono in un modo nordico: i n questo sono da riconoscersi nordici. E nello stesso modo i mediterranei lo sono in modo mediterraneo: in questo sono da m
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Tipo nordico-flico mediterranea. Invece, il popolo tedesco f ormato di p1u razze, tra le quali, certamente, ha maggior peso la nordica. Per nel popolo tedesco contenuto anche altro sangue, per esempio, il mediterraneo. Cos il popolo italiano formato di pi razze, tra le quali -almeno nella parte meridionale della penisola -ha maggior peso la mediterranea. Tuttavia, nel popolo anche altro sangue, per esempio molto sangue nordico. Questo reciproco scarnbio rimonta fino dai primi tempi romani ed poi stato-sempre rinnovato. Ed in le ci v i lt, nella germanica e nella romanica, agisce un giuoco e un controgiuoco, della legge nordica e della mediterranea: solo: in ciascuna delle due civilt, con.risultato diverso. L 'una con e tutte due insieme, si sono entrambe formate. La romanica; pi antica, la germanica pi giovane. Quale ha pi valore, la pi antica o la pi giovane? Anche questa domanda ci sembra erroneamente posta. Ho cercato di parlare ragionevolmente into.rno alla razza. Non dubito che; se neo-pu pqrlare ancora pi-ragionevolmente. Il tentativo di gettare zizzania tra popoli amici, per mezzo del frintendimento della politica tedesca della razza, non pu ave.re oggi pi presa. Ogni passo sul terreno della politica internazionale e della politica coloniale, c011ferma i principii della psi.cologia delle razze e la sua utilit nei rapporti con gli uomini. Il suo fine non di separare i popoli, ma di legarli, in quanto stabilisce una conoscenza scientificamente accertata dei loro diversi costumi. Tipo nordico mediterraneo Il

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S D l SULLE M ES COL ANOZE ETNICHE DELLA POPOLAZIONE ESTONIA, 1934. Rakvere l .Vaike-Maarja . '"' / e) --- / i i l / GRADUALE PASSAGGIO DA UNA POPOLAZIONE RUSSA IN UNA POPOlAZIONE ESTONE O 500-1 500 Confini di stati o 1.500--5 000 o 5 ()00-15.000 li studi sui differenti tipi di mescolanza e tn1ca della popolazione hanno una granntano tre gruppi razziali mescolati insic_ mc i: quelli indicati con il segno 5 ntostrano quattro o pi gruppi etnici me scolati. Questa mescolanza di gruppi etnici si presenta diversamente nelle varie zone t: un accurato studio di essa oltrcmdo Confini di province -Estoni: r.;-, L-J Altri popoli ir,teressante. La cartina n. 2 mostra la po polazione che abita lo stretto istmo tra il golfo di Finlandia e il lago Pcypus. Due gruppi etnici vi vivono mescolati: l'estnc e il russo. La mescolai1Za si va attenuando ma,n mano che ci si allontana dalla fron_ t!era. Un'altra carta, pubblicata dal Tclc.::ki, mostra invece un esempio abbastanza raro in cui un confine politico coincide con tn confi.nc etnico. Si tratta del confine tra l'area linguistica unghe_ nse e quella croata segnata dal fiume Mura. La carta etnografica della Bcssarabia, dal Nour mostra un'altra frontiera linguistica relativamenttc pura. V crso occidente, sulle rive del Pruth, la popola zione romena presenta omogenea, verso oriente i villaggi Gagantzis e Bulgari co-prono wlo un piccolo territorio di naziu r:alt o .lingua relativamente pura. Pi a oriente ancora l'aspetto etnico cambia ccmpletamente con la presenza di masse compatte di Ucniini Da notarsi in questa zona che trattandosi di una pianura le frontiere linguistiche non si accompagnano a nessun fattore gwgrafico mentre verso occidente il : fium:: Fruth non coincide affatto con una frontiera lingitistica. Molto interessante anche la carta, pub blicata dal Tcleki, che mostra una part':! della frontiera linguistica tra Ungheresi c Slovacchi. I centri di' commerdo e di co_ n:unicaziorie sono situati nell'area etnica ungherese mentre invece la popolazione siovacca abita sulle montagne. Confrnt::.ndo le carte etnografiche stabilite in da-te successive possibile seguire le tra-avvenute nel corso degli anni in una zona tipicamente mista com' h1 di Nyitra. Mentre nel 1910 l'elemento v'era prcpondcrantc nel 1930 quello slovacco lo aveva quasi del tutto sostituito. Veramente caleidoscopi ca si presenta la n1t:scolanza etnica della regione polacca di Braslaw. Polacchi, Ucraini, Giudei, Lituani vi sono distribuiti nella maniera pi.: varia, che solo fino ad un certo pu.nto coin_ cide con la distribuzione delle reiigioni. La carta etnografica della Dobrugia romena mostra un'altra tipica area a popolazione mista. Si tratta di una parte della Dobrugia stessa che ha appartenuto sue_ cessivamente alla Turchia, alla Blgaria e alla Romania. Caratteristica di questa zona che i Bulgari sono contigui alla compatta massa dci Bulgari della Bulgaria; d'altra parte i Turchi che sono i pi nu merosi sono separati nettamente dai Turchi della 'rurchia. I Tartari sono ancora di pi lontani dalla loro patria d'origine; i Romeni infine sono presenti in un sole villaggio. Un interessante esempio di fluttuazione di clementi etnici attraverso i secoli presentato dal comitato di Ugocsa in Transilvania. Nel sedicesimo secolo la pianura del c _omitato di Ugocsa era abitata da una cmogenea ;.upolazione ungherese. Nel di ciasscttesirilo secolo i Ruteni penetrano rella zona semispopolata dalle guerre contro i Turchi. Nel diciannovesimo secolo gli Ungheresi ritornano ad abitare la pianura: intanto dal sud i Romeni con la

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. loro pressione-demografica penetrano nelb zona, mettendosi tra Ungheresi e Rute ni. Aggiungiamo ancora che l'elemento tedesco pd"co numeroso in passato ora presente un po' dovunque. Nella regione del fiume Maros, iu Transilvania, sono state studiate le mescolanze tra due zone abitate rispettivamente da Romeni e da Un:_rheresi e separate da alte montagne. U!1ica via eli comunicazione tra le due zo ne quella corrispondente alla vallata del ',1aros stesso. Se si paragonano le condi_ zioni etniche nel r88o con quelle del 1910 si vede come esse non siano variate affat to salvo nei villaggi collocati lungo l'unica v1a cii comunicazione. Come si vede dai pochi esempi finora citati c tratti dai lavori del Teleki e del Rnai. i tipi delle mcscolanze etniche variano -notevolmente. Vi possono essere dci villaggi omogenei in seno ad una popola zione mista che in tal modo imprimono il loro aspetto ad intere regioni. Vi possono ancora villaggi omogenei n1a di diftipo etnico che esistono l'uno vici ne all'altro. In, alcuni distJretti, differenti nazionalit sono accomunate da una stessa religione. In. a ltri ogni nazionalit vive con t!na spe'cifica organizzazione culturale, sociale ed economica In alcune zone k diff:!rcnze sociali sono pi forti di queL le etniche. In altre zone ancora la me sLO!anza razziale addirittura babilonica. Cos per esempio la parte della Bessarah.ia compresa nella zona di Volontirovca. n1ostra accanto ai tre gruppi etnici preUcraini, Russi e Romeni altri gruppi etnici come quelli dei Gagantzis, de1 Bulgari, d c i Tedeschi. dei Giudei, degli Ar meni e degli Zingari. Interessante da .notare come i picco1i villaggi si presentino omogenei mentre in vece i centri pi importanti come per esempio Volontirovca sono composti dalla mescolanza di sei nazionarit differenti, viverso invece il tipo di mescolanza etnica che si osserva nel Banato. Qui esi stono grossi villaggi variabili dai 3 ai 6 mila abitanti. Ogni villaggio presenta un gruppo etnico preponderante e accanto. a questo delle minoranze. Per comprender.-:: ci bisogna pensare al fatto che .la zona tra stata completamente spopolata dai Turchi. Dopo la eli questi il governo di Vi enna do\ette ripopolare la regione importando ag.ricoltori da diverse parti d'Europa. M,)]to mista si mostra una zona polacca intorno a Luck. Chi per considerasse sol, t;;. nto la zona -com' indicata dalle ca,rte etnog rafiche generali 111on potrebbe farsi una idea del grado di mescolanza esistente nei singoli villaggi. A questo scopo ricor diamo .la situazione etnica dei due villaggi di Czrukow e di Roryszce, nel quali, anche dove vivono insieme solo gruppi di poche decine d'individui queste presentano di-versa nazionalit: ln alcui casi quattro nazionalit vi\ono insieme nello stesso centro rurale. Abbiamo gi accennato come i rapporti tra le nazionalit siano spesso Nmplicati dj quelli tra l e religioni. In aicuni casi come nella regione jugoslava di Bitolj rc-1Jgi011e e eoncidono; cos, per i Turchi sono maometta'ni meu_invece i Serbo-Croati sono Greco-Ortodossi. Diversamente invece si presenta l
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tr w J--Cl o w z BEIRUT .. ..,. . .,.,-. = ,., e s e _.,.1. e tf19. .,. n .,. . ope' .. l l ....... """* ...... .,. ....... A m m an o o T RA N S G \ o _.,.,. .. .,. \ _.,.. PAT. Al MARGINI DEL D E S ERTO SIRIACO l L GEBEL E l DRUSI Olt r e la Siria e oltre il Libano c' un paese quasi ignoto, perch fuori :ialle comuni piste battute dal turi s m o internazionale. Un paese duro che serba ancora tutta la for z a delle terre primi tive pur essendo stato toc cato dalla pi grande c ivilt che il sole abbi a mai illuminato, quella di Roma. Questo paese eccezionale il Gebel Druso. Prima di Roma, e dopo Roma, que s to paese non ha storia. Strano de s tino di una terra quasi ignota al II secolo dell'Era cristiana, fiorente per 14 500 anni sotto Roma e Bisanzio abbandonata nel 600 da tutti i suoi abitanti cristiani davanti all'invasione araba e ripopolata dopo 12 secoli, nel 1860, da questa strana popola zione di Drusi fanatici, cacciati dalle falde meridionali del Libano, venuti non si sa bene d i dove. Questo. pae saggio da Genesi non annientato da citt o da alberghi insolenti. Al contrario di quanto comunemente s i crede, i Drusi non sono un popolo o una razza nel biologico della parola ma una setta religiosa di ol'igine mussulmana che dall'Egitto verso il 1000 si propag in Siria e che ha finito col formare una popolazione con un carattere re ligioso, sociale e politico ben distinto. L'ostilit di tutte le popolazioni con cui venivano in contatto obblig a poco a poco i Drusi ad abbandonare le loro sedi in origine disperse e a rifugiarsi nellq parte meridionale del bano, dove ancora esiste un loro gruppo numeroso. Vissero a lungo nell'isolamento, ignorati da tutti, formando una specie di sistema feudale sotto il dominio di alcune famiglie ch'ebbero im-

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Fra. le povere case dell'odierno villaggio di Bosr, sorgono intatte le colonne dell'antica 16 portariza di vere dinastie principesche, hnch La Porta, che cercava di mantenere l'equilibrio ed assicurare il proprio dominio in quei complicati paesi, aizzando gli adii religiosi delle varie comunit, scoppiati dei torbidi nel 1860, non si serv dei Drusi per far massacrare migliaia di inermi cristiani in tutto il Libano. E' noto l'intervento militare di Napoleone III a favore dei cristiani (preludio del mandato di oggi) che costrinse La Porta a dichiarare l'indipendenza del Libano ed a perseguitare i Drusi cacciandoli in -gran parte nel Gebel Hauran, allora quasi deserto. Le rivolte contro il Governo turco furono per continue e il G.ebel Druso -che r.ell'ultimo periodo della guerra fu teatro di accaniti combattimenti fra turco-tedeschi ed arabo-inglesi -fu incorporato alla fine delle ostilit nei paesi sotto mandato francese e rice vette nel 1g,22 una specie di governc autonomo. F'orse per non perdere una preziosa abitudine, i Drusi quasi subito si ribellarono sotto il comando del lciro capo feudale Sultan-al-Attrash e d'accordo coi mussulmani della Siria, .sollevati anch'essi contro i francesi, arri varano nel 926 fino a Damasco che fu dovuta bombardare per sloggiarli! Se la storia politica dei Drusi, in rapporto al loro esiguo numero, assai dinamica, la loro storia religiosa molto statico, ma di una grande immutabile forza. Tutte le loro teorie e la loro organizzazione religiosa sembra siano contenuti in alcuni libri fatti dal fondatore della setta Hamzah e da uno dei suoi discepoli. Lg loro dottrina parte dal principio che la divinit a varie riprese si manifesta in forma umana e che l'ultima incarnazione ha avuto luogo in al-Hak.im, sultcni.o fatimita di Egitto, la cui misteriosa sparizione (1 021) non fa che confermare questa credenza.

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Da questa manifestazione divina provengono l'Intelligenza universale,. !'Anima, il Verbo, il Precedent-e; il Secliente, i cinque ministri della divinit, i.:1carnatisi vari personaggi della Bibbia e dell'Islam. La setta che pur ha origine islamica non riconosce l'Islam, non concede a Maometto che un posto molto secondario in questa gerarchia d'incarnazioni, e condanna ogni altra setta islamica! M la credenza che divide nettamente i Drusi dai mussulmani quella sulla metempsicosi: non solo il numero delle anime non pu aumentare n diminuire ma anche il numero dei Drusi fisso Druso si nasce, non s i .diventa. E poich ben difficile che i numero di un gruppo umano rimanga esattamente eguale, a non po chi studiosi si affacciata l'ipotesi che ne1le cerimonie segrete dei Drusi di cui nessuno ha mai potuto sapere nulla, si facciano sacrifizi umani. Nulla :si sa di loro in profondit. Quello che si vede esteriormente soprattutto dagli abiti che essi si dividono in uqqal (intelligenti e ini ziati) che soli hanno conoscenza delle dottrine e costituiscono l'assemblea religiosa (maglis) e i n giuhkal (ignoranti); la cosa pi straordinari0 che tale distinzione (che si estende anche alle donne) non implica differenza d i grado sociale; anzi quasi sempre personaggi politicamente e militarrnente importanti appartengono agli ignoranti. Il divieto di rivelare ai profani l'appartenenza alla religione dei Drusi stato ed cos rigorosamente osservato che solo in circostanze speciali e soprattutto in tempi recenti si potuto aver notizie molto vaghe e generali su questa fede. La gran massa dei Drusi non si distinguerebbe da una qualsiasi folla araba, se gli iniziati e le donne non fossero veramente delle apparizioni /- l Vestigia di Roma nel paesaggio_ del <;;ebel inaspettate. Questi uqqal nei loro mantelli bruni camminano con quella sobriet di portamento che non appartiene che alle migliori razze di Oriente. La base della vita familiare e sociale dei Drusi patriarcale. L 'autorit dei capi spontaneamente rispettata, la vecchiaia onorata, i figli considerati preziosi, e una strana familiarit, fra uomini e animali, sembra riportare molto lontano. Come tutti gli uomini di eccezionale volont e di eccezionale violenza; i Drusi nori bevono e non fumano. La loro forza di natura pi profonda e pericolosa. Strettamente monogami, hanno molto rispetto per le loro donne. considerate un elemento molto importante nella famiglia, trattate da pari, pe;rfino in quella manifestazione decisiva della vita drusa ch' la religione. Le donne druse sono assai graziose e in nessun rapporto con quel ferr i gno paese. Anche il loro costume diverso da tutto ci che si pu vedere in Oriente. Niente camici o tuniche in daco, come le arabe in generale. ma gonne di seta a vivaci colori, corpetti attillati, giacche di velluto ornate d i galloni d 'ore e d 'argento, sulla testa un tocco tempestato di monete, da cui scende un candido velo ad avviluppare le spalle. E su questo costume, un grembiule, indumento completamente occidentale, d i cui non esiste traccia nei costumi orientali. Seconde quella grande Agenzia Stefani che era la Bibbi a la regione si. chiamava anticamente Bosan, e pi tardi, dal Monte Hauran che la domina, Auranitide. A parte le razzie dei vari Solmanassar e Assurbanipal :_ nei cui do curr'lenti cuneiformi nominata da-17

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18 1'800-600 a C. -essa si affaccia timidament e alla storia con Alessandro che la conquista e coi Seleucidi che ia governano solamente breve tempo. Il paese fu occupato presto dai Nabatei, uno dei pi interessanti e dinamici nuclei umani di questo compicato Oriente, e il pi importante di tutti i p i ccoli regni con cui i Romani vennero in urto. A presidiare J'Auranitide, diventata Provincia romana d'Arabia sotto T raiano, nel l 09 d. C., fu chiamata la III Legione Cirenaica, avente base a Bosr. e che vi rimase parecchi secoli e lasci molti segni della sua permanenza. Ma Bosr o Eski-cham (la vecchia Damasco), come la chiamano gli arabi, metropoli fiorente, non oggi che un povero villaggio i cui abitanti sono sperduti in mezzo alla distesa di rovine. Tutto intorno distruzione e si lenzio. Le muraglie della citt romana sono state quasi interamente spogliate delle loro pietre per costruzione della fortez za, certo la pi curiosa. che esiste in O riente. Attorno al magnifico teatro romano di Bosr, gli Arabi hanno elevato possenti torri quadrate, circonciandole con un fossato; e dall'alto della cittadella-teatro, le case rinchiuse, strette nella pianura, di una tonalit simile a quella del suolo, sembrano un accidente .naturale del terreno. Ma da quella uniformit si levano le colonne, gli archi, le mura, le cupole dell'antica Bosr, della metropoli cristiana, e accanto alle terme, agli acquedotti, agli archi trionfali e alle basiliche bizantine, la moschea del .Califfo Ornar fa timida figura. Ma vicino ad essa l'arco ovoide della chiesa del monaco Bahira, prete greco, che, avendo incontrato Maometto ragazzo, quando questi, semplice cammelliere, accompagnava una carovana del-l'Heggiaz a Damasco, passando per Bosr, gli predisse la sua vocazione profetica. La tradizione dice che fu presso questo stesso Bah ira che il profeta compose il Corano e che fu anche da lui aiutato nel plagiare la legge mosaico e cristiana. Che sarebbe successo di questa fiorente provincia romana d 'Arabia se questo incontro non fosse avvenuto? Forse l'Islam non sarebbe sorto. Da Bosr a Salkhad lo spettacolo non potrebbe essere pi cupo e grandioso. Anche Salkhad si alza dalla pianura, coronato di rovine. Il villaggio di oggi tutto sulle pendici di un antico vulcano. La cittadella letteralmente

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Veduta aerea del teatro romano di Bosrt, .sede deUa quamiqione francese, con lo squallido panorama del villaggio costruita nel cratere e bench non sia imponente, come quella di Bosr, molto pi elevata (1500 m ) ed offre un colpo d'occhio stupendo. Si vede perfettamente l'immensa distesa della Transgiordania ingles e il massiccio pi alto del Gebel. che si eleva a levante oltre i 1800 metri Salkhad la chiave strategica del sistema dei mandati, e domina facil rriepte le due celebri condutture di petrolio che vanno al Mediterraneo, ma specie quella inglese, che passa a su di essa. La storia dell'insurrezione, ch mi stata raccontata dal comandnte del presidio; ha un motivo che a noi pu sembrare sproporzionato alla violenza dell'esplosione Fu la mancanza di tatto di un ufficiale fiancese che per poco non cost la perdita di tutto il mandato alla Francia. Questo ufficiale si rec con molta disinvoltura nella casa di Sultan Attrash, ch'era assente, e vi arrest l'autore di un attentato, che l'silo sotto un tetto druso rendeva inviolabile. Respinte le domande di Sultan Attrash, per riavere il prigioniero, e falliti pure i tentativi di rapirlo, con ri-

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La stJada verso Pliilippppoli. -{sotto ) La porta di basalto a r una costruzione romana. d o v e so.no annidate intere faxni9lie druse petuti assalti alle colonne di autoblindate, che tentavano di trasportarlo a Dama5co, la rivolta scoppie si_ propag iu!.mediatamente ci: tutta la S iria. f presidi francesi del GE?beL assediati nelle cittadelle, furono sola.ti per mesi dal resto. della Siria. Ma i cavallereschi Drusi acconsentirono all'uscita delle donne e dei fanciulli francesi, eia essi stessi accompagnati a Damasco sani e salvi! E poco dopo l rivolta si estese a Damasco e la situazione divenne cos disperata per i francesi che il gene,rale Sarrail fece bombardare senza preavviso la. citt da una. collina, sloggiando i ribelli, ma causando vittime e dmni La rivolta per non-era ancora finita e interi battaglioni di marocchini e francesi furono massacrgti dai Drusi al Djebel, che dovet-te essere rieonquistato a palmo a palmo. La ribellione pot essere soffoGata soltanto dopo. due anni, nel 1927; e successivamente anche Sultan Attrash.". passato con alcuni gruppi nella. benevola Transgiordania del mandat> inglese, fu amnistiato e pot rimpatriare, mentre alcune centinaia di irriducibili Drusi, con un altro capo, passarono definitivamente alla dura vita del Negd e probabilment 2 non torneranno .mai pi.

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Spaesata v .isione fra Verso Shabbah, sul nero delle lande abbandonate si staccano i bianchi cippi funerari bottaglioni _francesi; caduti durante la rivolta. Il territorio attorno a Shabbah dovuto al raffreddamento delle lave preistoric]J.e e alle scosse sismiche che l'accompagnar ono. La pianwa si allunga senza un angolo ridente, solo grandi cicl i di vulcani spenti -tagliano l'orizzonte In mezzo a questo caos sorge una citt imperiale, Philippopoli, _Shabbah. Il suo fondatore fu il figlio di uno sceicco arabo Salite alla porPora imperiale ... .. salito alla porpora imperiale col nome di Filippo l'Arabo. Suo padre, passato al servizio di Roma, aveva ricevuto con tutta la famiglia la cittadinanza romana e preso il IOme di Giulio Marino. Filippo nacque intorno al 204 d. C forse nell'attuale Shabbah, e abtracciata la carriera de!e armi; nel 243 era Prefetto del Pretorio sotto l'i mperatore Gordiano. Essendo questi stato assassinato, Filippo fu acclamato imperatore, bench non fosse stato estraneo al delitto, e per ironia della sorte, tocc a lui, arabo, d iscendente forse da un capo di briganti, di celebrare il millenario d i Roma, il 21 aprile 2481 Era l'epoca dei pronunciamenti mi litari, anarchia-alla quale 40 anni dopo doveva metter fine il dalmata Diocleziano; e Filippo partito in spec dizione contro le legioni del Danubi o che avevano proclamato imperatore Decio, fu ucciso in battaglia, nel 249 Naturalmente le migliori cure d i F i -21

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lippo erano andate al suo paese na tio, che, elevato al rango di colonia, fu colmato di favori perci Shabbah conserva il pi bel complesso dei monumenti romani del III secolo di tutt a la regione. Edifici imponenti, colonne, vie trionfali il cui selciat o, dopo 16 secoli, ancora quasi intatto, niente manca a questa citt. Grandi archi appaiono attraverso la campagna. Sono i resti dell'acquedotto che conduceva fino alle terme l 'acqua delle sorgenti dell'alta montagna drusa, mentre oggi quasi tutto il paese sof fre la sete. 22 La sola dominazione che attraverso i secoii e i mille nni abbia potuto assicurare al paese un periodo di pace e di ordine interno stata la romana. Perfino la coltura dei campi, resa qua si impossibile dalla natura del terreno, fu fatta fiorire vigorosamente. Sapienti opere d'irrigazione e la repressione del brigantaggio dettero all'agricoltura ed alla pastorizia un impulso mai pi conosciuto. Dappertutto, nelle. campagne, in territori oggi in colti e disabitati, sono rovine di edifici rustici, di muri d i terrazzamento, di acquedotti. Un fiero controluce di meharisti in pattuglia La floridezza d i allora s i vide nel l'incremento della popolazione e dei centri agricoli e nello splendore della citt. I 70. 000 abitanti di Bosr ave v-ano bisogno di 2 teatri, per allietare la loro esistenza, e quelli, circa altret tanti, di Shabbah, oltre il teatro e splendidi edifici, avevano terme che con quelle d Italia. La civilt romana al Gbel il trionfo dell'intelletto sulla materia. Le sue rovine non sembrano morte ma asso pite, in attesa di riprendere nuova forma alla luce del sole. BOBICH GJIKA

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. : . . -... . . . .. :. ..... _.: .... ;.-.. . . _-.' : : .... i. /o'", ........ :: s 1N : ... . . . ""1: ',;....;.:.-Jr.,-; .' crso tutto ' n'ella n u : foiz; . mica' ... :.' s...ulteian.n. in . uzi OQ. d.ella':( diz'ohata .pciJQ-, :che. s'i 'diZoire .... .,. __ . .... attraversa da Nord a Sud; e questo\ catena fi-RAZZIALE sicamente il pi evoluto, si::t nella struttura orografica e morfologica, sia nella molte plicit e nella variet, conseguente delle risorse naturali : di modo che la vita del l'isola ha attinto costantemente il suo pie no in questa parte del territorio ch e tutta nell'orbita di influenza della penisola. 11 territorio d'occidente arido e squal lido, d al contra rio nell a configurazio n e stessa il senso delle solitudini. Tutta quest a costa, molto scarsamente popol ata bat tuta dal vento delle distanze; dinanzi a essa fugge il' mare aperto : e, nelle profon dit delle acque si stendono invisibili abissi, a separare, con due mondi geologici, due mondi spirituali. Come chiamata, nell a terminologia geografica, questa striscia di territorio ; sorta di isola nell'isola ? B ,mda di fuori : cio, n eli evidenza profonda dell e denominazioni, zona al di fuori di un s i stema ai margini di una realt na turale; il cui centro ideale viceversa cost ituito dal territorio interamente c ompreso nel circuito di quel sistema che viene, appun to. chia. 1 1ato ba11da di dentro. E cos l'ambi e nte della Corsica oltre i motivi geologici ripete, nei pi e\'identi aspetti naturali ambienti che sono tipici del mondo mediterraneo italico Come orogra ficamente l'isola una propaggine del si stema sardo morfclcg i came nte la r egion e di media montagna ha caratteristiche loghe a quelle del Piemonte ; e il clima si identifica in genere con quello ligure e to scano, mentre l a vegetazione riproduce, nella qua s i tot al it nelle zone produttive: pi evolute, le specie proprie dell'Italia. particolarmente quelle della Liguria. Poi ch nulla nella storia dei popoli pro cede a strappi, n, in questo campo, son o possibili prevaricazioni assolutamente conseguenziale che la vita e la realt dell a Corsica si siena attuate nei secoli evolvend)si da queste premesse 23

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l) Veccpio 'Austera_ femmini!Jt rsa 3 : 4) La stretta di -5) Vecchie strade . .di Asco '-A destra: A1legoria fra de secoli

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Comica c:he mu9re .:-"l)supemtiti 26 Le origini della gente crsa sarebbero da far risalire a un'emigrazione preistoric a di trib libiche avvenuta attraverso la Sar degna A questa emigrazione sembra sia succeduto un apporto di trib iberiche M a su questo fondo biologicamente e storicamente ancora fluido, s'innest presto l'ele mento italico che doveva definitivamente indirizzare le caratteristiche razziali della nuova gente. Ancora in piena preistoria" si verificava la prima immissione dell'elemento ligure gi in ogni senso pi evoluto ; e fu appunto la presenza di questo elemento <::hc determin il sorgere delle prime tradizioni e delle prime leggende, indice del concre tarsi di un consistenza storica al di l della vita spiritualmente amorfa della trib. Lo stesso nome di Corsica non deriverebbe al trimeQti affermano Sallustio e altri an tichi che da Crsa, forse la prima, certo la pi degna di memoria delle donne che apparvero nell'isola. Con i Liguri, penetra nella Corsica la civilt del bronzo e del ferro; e successiva mente l' isol resta aperta, in modo che pu dirsi esclusivo alla colonizzazione tir :enica Le escursioni di Fenici di Greci e di altre genti rimangono infatti senza sviluppo effettivo. La Co;:sica oppone a questi ten tativi la sua stessa natura, a caratteristiche di non eccessivo rigoglio, che finisce per spingere ogni colonizzazione partente da basi lontane; e poggia tutta ai fini della pro pria evoluzione sulla continuit del legame con le coste pi prossim, e cio quelle ita liche. Il temperamento wmbattivo dei crsi che gi avevano duramente lottato contro Grei e Fenici, non sente d'altra parte che c1uesto legame. E quando Roma appare nell'isola nel secolo IV, dopo la conquista dell'Etruria, non trova resistenze effettive se non da parte dei capi delle trib de'l' l'interno, isolate nella selvaggi_a dei tempi.

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Giun ge Tiberio Sempronio Gracco nel 238 a. C e rautorit romana definitiva mente affermata J.a Sardegna e la Cor sica sono riunite in una sola provincia de nominata S a rd inia. e comincia la penetra zione della civilt di Roma ve rso le selve e le forre della catena montuosa che di v ide l'isola, verso i territori desolati che va nno a perdersi tra ripe e balze lungo il mare de sert. Dopo il riordinamento di Tito Manlio Torquato e le spedizioni di M a rco Attilio, Sipione Nas ica,. Cecilia Metello e alt ri. Roma rav\ isa i tempi maturi per fondare nella Cor s ica colonie di veterani: una creata da Mario, una seconda d a Silla In torno a questi nuclei di vita romana si fer ma l'inten:sse degli indigeni : come era av venuto dovunque nel mondo conosciuto e organizzato dall'V rbe la presenza di colo7 nie romane costituisce di per s elemento determinante di assimilazione e di evolu zione : la vigoria attrattiva dello spirito che agisce nel mondo primordiale degli istinti, delle passioni e degli sbigottiti si tenzi. Sui massicci d c lmen lasciati dai primissiml iberici, ciechi cumuli di pietr a appena squadrata s'alzano le steli, le inse gne, i simboli dei legionari. Il processo di assimilazione talmente rapido che nel 2, Augusto pone l'isola sotto l'amministrazione diretta del Senato. -... __ l. E l PoR T A tramuntana .. 2'7

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Trascorre ancora qualche secolo, il Cristia. nesimo appare in Corsica, si propaga senza ontrasti; sicch appena intorno al 4 00, l'isola gi scissa dalla Sardinia, c onside r ata p 1.:>vincia a s e fa parte della Prefet tura d'Italia e del Vicariato di Roma. Que sta pienezza.di presenz a nel corpo dell'Im pero non pu essere pensata se non in rap po rto a una fusione politica e razziale ormai avanzatissima. I crsi, intorno a que st'epoca erano gi costituiti da Roma in con magistrati e consigli di anziani; e la giovinezza dell'isola, inquadrata nelle coorti dei Liguri e dei Sardi armava a Mi seno le navi della flotta romana Cos rimpero, nell'organizzazione stessa delle legiont, s tabiliva graduazioni e legami storici e i Crsi, con i liguri e i sardi, gi uniti dai millenni, al destino mediter raneo della razza. *** Dopo il disgregamento dell'Impero, h successione degli eventi continu a l a direzione gi tracciata : il fondo etnico crs o si svilupp e perfezion integralmente nel quadro e con l'apporto razziale italico Nell'alto medioevo, l'isola gravita nel l'orbita della repubblica di Pisa e degli or dinamenti e dell'arte toscana nutre la sua evoluzione. Gli stili architettonici, svilup pandosi dal comune fondo romanico, si conformano ai modelli pisani su cui s'in nestano qua e l motivi originali locali Le forze spirituali crse sono al passo con la civilt italiana quale si sta gagliardamente elaborando dal gran crogiolo dd Mille A Pisa succede Genova, che rimane nel_ l'isola tra alterne v\ende fino all'epoca dell'occupazione francese, cio fino al 1768. rara. QoCUme;nt;rro:oJi:e 'I'ett sotterraneamen.te le basi per la piena affermazione di quella maturit spi rituale con cui il popolo crso si affacci al Settecento V a notato, in questo se nso, come la gente dell'isola f u tra le prim e a presen tire il movimento che> nella seconda met del secolo, doveva delinearsi nella penisola e d __ cui origin l'impulso all'unit nazionale. Si osservi soprattutto che, dopo Roma ,.la Co:rsica, fino al tardo SetteceRto non ebbe altri contatti razziali di effettiva portata se \ . non con le genti della penisola Questa pu rezza di tradizioni etniche, ques .to proce .dere ininterrotto nel slco di una realt di nizza, sono testimoniati appunto tipica mente pienezza di \ igoria spiritu<:le con cui, fin dai primi decenni del Settecen to, gli uomini migliori della Corsica assun sero una posizione di avanguardia nell a evoluzione storica delle collettivit che. SOno testimoniati, in paiticolare, dall a violenza della reazione opppsta alL'occupa Zione francese: perch, appunto mentre i crsi lottano per portare a:I pieno sviluppo le tradizioni dell'isola e avviare il loro spi rito di civilt sulla grande strada che per aprirsi all'alba della nuova Italia, io stranier per imporre una struttur a politica estranea, giungendo in Corsica co me in un paese semi-barbaro, di conquista. La storia, con un atto ai sopraffazione, arrestata ne l cammino. Pi di cinquanta anni pi in pie no Risorgimento, Giuseppe Mazzini, pro fugo nell'isola, scriver che i francesi sono in Corsica come tma massa accam pat.1. Q11i ogni uomo si dice d'Italia g.'arda unanime ai francesi come a nemici>>,. La s epa razione tra crsi e francesi, tipica separa zione di razza, fu ed rimasta totale. Tan to _vero che per crea re u n equilibrio al meno artificiale di forze la, Francia, tr a violenze e trascuranze di ecce5so; stata costretta a: ricorrere pi volte a .arghe im migrazioni galliche, per costituire la nuclei etnici consentanei. Per converso, dal prinipio dell'SOO si il movimento : opposto dell emigrazione crsa he ba raggiunto cifre csingola rmente sen. sibili : tanto apparsa assoiuta

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bilit di una fusione atta a far a lla Corsica il ritmo del suo cammi[).o. Su una media di popolazione presente di po co pi di 200.000 unit, ben 200.000 crsi sono emigrati c_on gli anni dall'isola. Sar suffic iente accnnare c he nonostante l'im migrazione francese ripresa l argamente dopo la guerm 1914-1918. l'isol a ha oggi una popolazione pressoch. uguale a quella del 1911. Mancate le altre possibilit, i sentimenti degli isolani si sono ripie gat i su s stessi, raccogliendosi e accentrandosi, co n fedelt ge losa intorno alle tr ad izioni originarie di sangue e di. linguaggio. Queste ricerche, durante decenni hanno ric hiamato la parte migliore. dell a gente crsa; ed esse sole sono state l 'a ffermazione di una naturale vitalit razziale e storica. Cos riaffior ata e h a combattuto r anima crsa; e i dialetti dell isola, sonanti nella loro purezza han no squillato taglienti tra i pallidi rimbal zelli degli oui. *** La popolazione del Nord-Est lo parla con inflessioni nett ame nte toscane, nel Sud palese l'influenza del dialetto sardo pi settentrionale, a prescindere dal t e rritorio di Bonifacio ove tuttora comu-te il ge novese Nelle du e suddivisioni es-senzi ali del dialetto, e nelle sfumature di yari azion i che sono sensibili in quest e in quella zona la traiiu lin guistica. rivela la unit della radice e rende agevole ricolle gare il crso a i dialetti meridionali della penisola, quali si svilupparono nell alto Medioevo L e successive vicende storiche, intensificando i contatti della Corsica con Pisa. Genova,. la Toscana, condussero il corso a una parziale individualizzazione nei confronti dei dialetti di origine: indi v idualizzazione, le cui caratteristid1e sono definibili appu n to sulla base del rapporto con l a radice. Potremmo ancora constatare talune s o r prendenti ana,logie fonetiche con le radic i del daletto ligure persino, alcune sopra v vivenze etrusche. Se la lin!,'illl l'espres sione deUo .Spirito e il mezzo pi idoneo di individuazione razziale, il crso quale oggi parlato, ci d dunque intera la tra ma dell'elab orazione millenaria att r a v erso t:ui si formata la. gente dell'isola: conver genza viva di eleme nti mediterraneo-italici L ideale delle riviste c rse di valorizza zione etnica e linguisti c a cio l'ideale del l'inquadramento e, diremo cos, dell a di stensione del dialetto in una lingua lettera ria vigo rosament e comprensiva acquist a sotto questa luce rilievi estremamente si gnificativi. Esso rappresenta nella s ostanz a senza possibilit di equivoci, al di l delle appare nze e delle frammentariet dell a cro naca uno dei pi sensibili aspetti attr a verso cui si palesa l'istinto profondo dell a razza isolana: l'impulso a un a nuo, a uni t, allo sbocco su un piano di pienezz a cio di espressione integrale. In questo impulso l'antico anelito della gente crsa a rientrare nel circuito dell a \ : ita vive nte a ricongiungersdcio al suo ceppo, dopo il silenzio quasi bise c olare c he non potrebbe durare pi oltre. GIOVANNI SA VELIJ 29

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LI ronneSJione Je non /':ntit di q11e.rti d11e valori, per mi tma stssa religiow non eguale pre.uo razze e il Cat tolicesimo steSJo, romech per definizione !III' ersale cosa di t-'ersiJSima in Italia e in Irlanda in Francia e in JJpagna, in Polonia e in Brasile, dimostrata talora nel/'mbito d'mza 11azio ne q11ando per attentllra dh erse son le razze t < he ./a com pongono Q11es1o. in iine ; generale e intesa la religione come idea e .re nlimento del dit ito: in particolare gioz a per not.1re, s11/ dato 30 de/l'eJperienza q11a11I01 agli effetti razziali sien diter.ri i riti stessi. li111rgia e iconogritfi,t di ttna steSJa religione Giova diciamo. ronnti che, rome nell'arte cos in ti/Ile h manifestazioni della t'ia spirituale ; forma e cotemtlo sono tm t11tto in.rcindibile, solo per comodit. daletlica es pres.ro in 1111a formflla binaria. Ma poich parlammo d'sperienza e prescin dendo da ogni disq11isizione dollt : inale che ri farebbe dilun gare dall'smnto proposito, N sia lecito di rfei"re q11anlo ne/io spazio di pochi lustri ri t-'enne insegnato dalle nostre, iwn solo spirituali pereg r inazioni Gi in Alger(. 1111 cortese amico d'origine corsa ma di greco nome, rattoliro praticante, ri aveva dato notizie d '11n rito caltofico giwo, Ili/tora esiste11te a Carge.re, rilf::tggio abitato 11;1.1 popolazione per met greca. it:i stabilita forse dai tempi della conqflta .riraauana : Ed per sommi capi. in che consiste cotesto iito cat tolico sopravr,isstlto in Corsica .f017 forme ass-ai diterse dalle romane LI chiesa di tiilaggio poco lontano d'Ajaccio con tiene a simiglianza delle chie.re grew-.rcismatiche, ml'iconoslasi e cio 11na parete con Ire porte. che .repara il coro dal resto dell'edificio Questa iconostasi .. dorata e ado ma di pi1111re raffi gmanti sopt attlltf o i .ranti della chiesa. ha per /.rcopo di per mettere dll'.offit'jante di far.ri sulla soglia della porta cmtrale e di recitarvi rivolto ver.ro la folla dei fedeli, che vi rspondr:. le preghiere. V iconostasi della chiesa di Carge.re omata di q11alfro. grandi fig11re: a destra S Giovan11i Batti.rta e il Cristo e, a .rinistra. la Vergine e S Basilio : no11ch di dodic-i piccole: a destra, San Loremo. S Teodoro l'arca11gelo Gabriele, papa Leone X. San la Anastasia e S. Cirillo e a sinistra S Gregorio papa. S ; Paolo S. Ma/leo, S.ta MaCt'ila, S Antonio e S. Nilo. Nella .rtessa chiesa ci .ron tre q11adri rappre sentanti S. Gioz an11i Battista i tre Padri della Chiesct greca (San Giovanni Crisosto1no, S. Basilio e S Gregorio) e la Vergine con Ges bambino. 'affiancati da s : Nitlola e da S. S piridione. Notei!Oii vi so110 pure: l'Epitaffio, immagine di Legno a d11r: faccie, riprodllcmte I'In11mazione; im grande go11Jalone di seta gialla recante una ros.1a croce, da portarsi nelle processio11i l Ltmed dell'Angelo; "" Vangelo del XVIII Secolo e rm bel crocifisso d'argento della stess' epoca. Nel coro .rono dtie altari, de' q11ali il minore posio stto e di jro11te al lato destro del maggiore: entrambi servono. stH cessitMmente, per la mes.ra, mentre le Sae Specie rim,mgonr. sull'a/tar minore fino

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"LA CORSICA" (Scuola d Raffaello -Sala d Costantino ne! Vaticano) 31

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P;: o p ri a l tutto del rito greco so11 poi certi accessori i. curiosiJ. simo fra tutti tm coltellino. col quale l' officiante taglia inve c < di spezzar/a cori le l'ostia consaata, rbe, d' altio _.!:_aJJtu no n c"/Je ,;11 pe zzo di pau com11ne, mi il sacerdote divide i11 rpallr o parti a1iucb in ; 1111 gran pezzo per i l Cristo. 11110 triangolaie per la SS. T1 init(t e d11e pit piccoli f l1111 gbi per la V ergiw e i SaJ.Jii. C' -poi aliche un mcchiaino per la comunione sotto le d11, Specie. L a messa vien c an/, ; u m grc:ro da l !liti imieme, rbieriri e fedeli. nell'ordine seguente: i S tlll!i l'antifona. l'epj. J tol ; il Vangr;lo, le l 'Offerta, il Credo (17 111 per r.l/1t a l o). il SamYus 1111 dialog o ralllalo 1r. 1 il prete e i fedeli. ttii imz o a ll a Santt Vergine il ) r ttemosll" o telezazione la COIII!t nione del/'offirianle e d ei fedeli (sot/o le due Specie) la be11,. dizion e da/La maggior porta dell iconos t axi ro11 le Sp,e San/e. la ronmmazione dat anti /'.1/t,:r minore e l.1 fje n e r h zione datanti il maggiore. Alll'e particolarit o.rsen ; abili soJJ que s t e : che il lazaggio del l e ma;zi viene rom p iuta prilna d'iniziare l a me.rsa_. rh e non c', mai benedizione del SS. Sanamento, e che il battesim o alii ministrato per immersione. P er il matrimonio poi gli sposi 1'engoi7o inghirl.111dati e bel'i'i vino dalla stessa cop p a dopo di rbe il prete apre Le danze ril!!al; Da ultimo i fedeli non .r'ingino,jchia!l n/ai neppur pe, : r;c, 7-'ere f a comtmione: solo d d della Pen/ec o.rte. a i dttralii le preghiere allo pirito Santo, llllt1 prostemazione_. detta 11/e/ ania Quanto ai paramenti sacri, il rosso il colore dei lttll o finalmente nessuna funzione 1eligiosa accompag1zat a mai J;/ S!IOilO delle campane. Questo. per il ritp cct!tolicJo, qttafe pratica/o dai Greci dc-ii Cors-a. dove tutfat ia certune forme rome q11ella della ce/, brazione della messa in .faca ai devoti, ri rirorda1io altre/t,;/i. a lle q11ali as.ristemmo in R o ma a S. Saba o r son vent'amu. iHa ci .ria permesso di rec-are ora 1111 altro "do{//menJario''. n. latito, questa volta al catto/ice.rimo britannico. E tr asferiamoci se non v' JC01710 do. nei Lanarkshire, i n tlll.< cittc
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t'atteri mbitali, l'iscrizione "Nazarenus Rex" e, da' lati, "Ego Sflm JJ e rr Re x Regum JJ. Quest'ultima fonnrda, l'aspetto e gli attributi del personaggio c'inducono un istante nel dubbio non trattisi per avventura del NegtJs Negesti, di b11ona ma non altrett.mto pia mrmioria. Ma passiamo. Proprio aceanto, ecco, finalmente, il Cristo rein tegrato nel mo tradizionale comacrato e tragico atteggiamento: Cristo in croce e in bronzo, ma s11r tina croce enorme, di vero legno, di ed autentici tronchi d'albero. Intomo torno, a de cine di metri di distanza, statue di oranti .... L' altta met dell'anfiteatro abitata da un S Antonio e da tma S Anna, dei q11ali non sapremmo stabilire l'identit altri menti, che di Jlll testimonio dell'iscrizione con lodevole preveg genza apprestata Jlll pedestallo. Senonch eetlo qui, grazie al Cielo, a colmar i nostri pit fer vidi voti d'intendimento e a sciogliere i groppi p invol11ti e co11torti del dubbio; ecco, a spiegare il significato a un tempo re moto e riposto del titolo del luogo: una grotta, anzi tm sotterra neo dove. in tm /enebrore rotto a pena dalle squallide trasparenze d'una vetrata colorata alcune figure da museo ancrtomico si curvan sopra qualcosa che ci affermano essere il Presepe Grotta, grotto, gnottesco, .. Giunti a questo punto, si confronti il comi ce a11stero, esteti camente decorativo (nel semo superiore della parola) e liturgica mente, sebbene eteMdossamente, jeratito, dentro il quale viene dai Greci comumato il sacrificio della Messa: e quello al tutto naturistico, cbe circonda in !scozia non certo l'ipotetica c
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ualche decennio fa, q u a n d o gl( stu di indogermanici, s u l l a base delle ipotesi ariane formulate in sede soprattutto filologi c a dalla scuola di Max Miiller, ebbero un momento di par ticolare voga, si inclin a considerare come specificamente ariano il culto del fuoco, cosa solo parzialmente esatta. Il c ulto del fuoco si in realt, anche in civilt la cui origine non-ariana incontestabile. Propria mente ariana piuttosto una particolare interpretazione del simbolo e del rito del fuoco, impostata su basi prettamente spiri t uali, uraniche sovrannaturalistiche Nel nostro precedente articolo abbiamo mostrata la stretta relazione che, nel culto romano, esisteva fra la coscienza delle forze mistiche del sangue, della razza, della famiglia e della gente e quelle figurazioni di lari, penati, genii ecc., che costi tuiscono i punti centrali di riferimento del senti mento religioso e della pie/tu delle antiche c omunit mediterranee Si detto in tale occa sione, che il fuoco sacro che ardeva n e ll'atrium delle case patrizie romane e che v e niva considerato come una fiamma vivente (cfr. Ovidio, Fast. VI, 291) sen sibilizzava appunto la presenza di quelle forze, epper rappresentava quasi il pun to di fra il mondo degli uomini e un mondo superiore: Agni, che l'esatto equival e nte indo-ario di questo fuoco sim bolico della tradizione gentilizia romana v eniva chiamato testualmente l'immortale nei mortali Dopo tutto quel che si detto nello scritto ora ricordato non occorre nemme no accennare al grossolano equivoco di chi, nel riguardo di simili tradizioni, pensasse ad una superstiziosa, naturalistica adorazione del fuoco Qui nostra inten zione richiamare invece l'attenzione su quelle forme della tradizione ariana, nelle quali il fuoco non solo simbolo, ma propriamente simbolo di forze spirituali intimamente connesse al cop.cetto di rega lit, di vittoria, d fortuna e soprat tutto di gloria Per una prima delimitazione della tra dizione in parola si pu anzitutto ricor dare l'insegnamento indo-ario relativo alla doppia nascita d Agni, personificazione del fuoco sacro. Agni ha una nascita ter restre ed celeste. Secondo la prima, la fiamma sotterranea, connessa alla terre strit e quindi, per analogia, a tutto ci

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che passionalit, istinto, desiderio. L'al tra nascita di Agni celeste e fa s che esso possa apparire come una fiamma che vien dall'alto, come un ente, che trae dal Sole la propria origine. La tradizione elle nica conosce lo stesso insegnamento nella forma della duplicit del fuoco tellurico >>, riferito a Vulcano; e di quello ura nico o celeste -fiamma non !lrens -riferito appunto alle nature sideree, agli enti di luce e, in particolare ad Apollo Il simbolo di questa seconda fiamma il punto di convergenza di un insieme di si gnificati eroici e spirituali di particolare pertinenza dello spirito ariano. L dove il primo Agni ha caratteri demoniaci, distrut tori, inferi, s che esso anche in relazione col regno delle serpi, il secondo ha ca ratteri vitali, divini, luminosi e illuminanti e reca il titolo di tamohan, cio di distrut tore della tenebra in tutti i sensi, m ate riali e spirituali, di tale espressione Un rapido esame della tradizione irano aria ci fornir interessanti Come ogni antica societ indogermanica, quella creata dai conquistatori ar i ani dell a J ntica Persi a era ripartita in caste. Ad ogni cas t a corrisponde\ ;a, di nuovo un fuoco simbolo della sua legge e del potere mi st ico ma in pa ri tempo strettamente con nesso al sangue, che le era proprio. Nella sua forma pi alta, questa form a mistica simbolicamente ignea era con..:epita come gloria. L antico termine madieo h t arw>, cui c orrispondono le espressioni aria-persiane pi recenti qomt e farro farri k.aya11/ designa appunto un fuoco s imb o lico, che a nzitutto posseduto dalle entit celesti, poi dalle terre ariane, in terzo luogo dai re e dai dominatori, adombrando infine la casta sacerdotale. Interess a nte Ja stret t a relazione; c he l'antica umanit ariana p en, sava esistere fra questo fuoco celeste c: Ja misteriosa qualit dei dominatori. In una tale gloria si riconosceva non solo il principio di ogni vittoria, ma della stessa suprema autorit e legittimit. Il domina tore ario, re dei re dava testimoni a nz a del suo diritto col successo delle sue im prese e con la sua vittoria, la quale, peral tro, a sua v olta era la testimonianza di una influenza divina, del fatto, che in quell'essere risiedeva realmente Ja gloil hvare11o. Ci troviamo dunque di fronte ad una forma particolare e carat teristi c a dell idea della regalit sacra Interessante anche la correlazione stabilita da tali civilt fra la razza regale del sangue, questa consacrazione attraverso la gloria e l'etica aria Se chi non pos siede il hvareno non veramente re, il

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"Venera vinci1rice" (Museo Nazionale di Napoli) 36 hvareno, a sua volta, non scende che su di stirpe e discendenza regale : vale a dire che esso richiede la condizione del sangue. Il hvareno inoltre, pu abban donare il dominatore, quando questi si renda indegno rispetto alle norme basali dello spirito ario, tome p. es a quella della verit. Onde la tradizione riferisce che il hvareno abbandon il re Yima, nel punto in cui egli ment (Yasht XIX, 34) non si dimentichi, che per l" antica etica aria tipico l'orrore per la menzogna e la fal sit, fino al punto da concepire che l'uc cidere non una colpa cos grave, come il mentire L attaccamento alla vita, l'ade sione all'istintivit animale sono altri ele menti, che precludono dal possesso della gloria (Ya.rht XIX, 48, sgg.). Il po tere di questo fuoco ha vari aspetti : forza di vittoria, cos come forza di struggitrice, travolgente (la tremenda gloria regale una espressione dei testi ibid:, XIX, 9) nel suo dare il senso di retto di qualcosa di trascendente e come taie di irresistibile : in pari tempo esso forza di ilhpninazione intellettuale, prin cipio di sapienza. Se la gloria, nella sua forma diciamo cos, intensiva risiede nei capi, in modo diffuso compenetra per tutta la razza aria, di pertinenza a tutte le nazioni ariane, nate e non nate (' asht XIX, 56) e, come si accennato, impregna la stessa terra da esse occupata c ome un'influenza mistica non priva di re lazione con la stessa fertilit naturale. Devesi in fatti ricordarsi che, nel_l'antica con cezione ariana, la coltura del suolo fu con cepita com<:; un episodio della lotta del l'umanit aria, milizia del Dio di Luce Ahu::a Mazda, contro le forze oscure e ostili dell' i mti-dio, contro le forze arima niche trincerate nella terra Suprema ma nifestazione avr la gloria celeste al momento della venuta di aoyant, l'in viato dall'alto che condurr a termine la lotta metafisica gi accennata e stabilir sulla terra il regno della giustizia. Non occorre rilevare che la concezione ebraica del Messia non che una adattazione di questa antica e precedente fede dell'uma nit aria, di carattere assai pi eroco che semplicemente religioso. Nel periodo alessandrino questa conce zione del fuoco mistico non scio si man tenne, ma ebbe particolari formulazioni Come dispensiere del hvareno che d la vittoria, fu considerato simbolicamente il sole invincibile sol invictus. a sua volta messo in relazione con Mithura, il dio di una iniziazione la quale ebbe diffusione, per via del suo particolare spi-

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rito, nelle caste guerriere : e si mantenne l'idea, che il principe, sul quale discendeva il hvreno, non era pi un essere sempli cemente umano e poteva esser venerato dai suoi sudditi come un immortale. Sono palesi le corrispondenu di tali vedute con quelle della romanit impe riale. Inesatta per l'idea, che prevalse in molti storici dell'antichit, di una deri vazione o importazione orientalistica. Per l'inquadramento e la valutazione razziale della nostra storia antica d'importanza fondamentale considerare come un pregiu dizio quello di una influenza decisiva della Greci e dell'Oriente sulla civilt romana che, in s stessa, nelle origini, si suppone da molti esser stata semi-barbara, prege vole, al massimo, per qualche qualit di .carattere. Bisogna invece ammettere, che i motivi principali venuti a predominare nel primo periodo imperiale preesistevano nelle ori gi ni romane, per quanto in form a s pesso involutiva e incerta essendo i resi dui sparsi di una remota eredit aria sussi stente in certi ceppi italici. L'influenz a _greca e orientale, nei suoi aspetti positivi, valse solo a ria nimare o galvanizzare que sto a ntico retaggio romano, non ad intro. durre qualcosa di esotco: e qui, di nuo vo, si dovrebbe meno parl are di Grecia e di Oriente, che di elementi di spiritualit aria portati dalla civilt ellenica e da quelle .affacciatesi nel Medit erra neo orientale. Purtroppo questi elementi non agirono da soli e ancor meno a llo stato puro : nelle forme di una decadenza e di una altera zione spesso provocate da elementi razziali infer iori che le civilt anzidette ese rcita rono una influenza su Roma Perci il ri sultato fu duplice : mentre da un lato, co me SI e si ebbe un a galvanizzazione. di culti e s imboli delle prime origini ro mane o italiche, dall'altra si ebbe l'immis sione di un fermento di decomposizione, Noi vediamo dunque, nella Roma imperia le, come una improvvis a e meravigliosa rinascenza la corrispondenza dei temi prin c ipali della quale con quelli delle forme ascendenti d e lle massime civilt arie in(0ntestabile rinascenza subito da un rapido sfaldarsi e quasi affondare in un caos sociale, etico e spirituale, oltre il quale si mantennero sol o delle superstrutture e dei riconoscimenti puramente formali di valori ormai spenti Per tornare al nostro argomento prin cipale dopo questa precisazione, si pu ri levar e che il culto della Fortuna in Ro ma, fu a ntichissimo. A parte la Fort/117 1 pnmgenia. gi nell'epoca repubblicana si ,enerava, a Roma, la For/1111a pop11li ro-"La Fortuna" (Museo Vaticano)

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fltani. come una entit miStiCa che corri s ponde esattamente alla nozione ellenica di tyk pleos vale a dire del destino personificato delle citt : e questo, a sua v olta, ci riporta all'idea ariana gi indicata di una influenza dall'alto che ani ma, forza di dominio e destino di una razza Come c on c entrazione intensiva della s tessa nozione, nel periodo imperiale si n : nne peraltro, all'idea della fortuna re gia, che un esatto e9uivalente della gloria >> ariana ed era simbolizzata da una s tatuetta, che i Cesari tenevano presso di loro e che trasmettevano ritualmente ai loro successori. Che si trattasse, qui, di nozione affatto c orri s pondente all' antichissima tradizione a ria appare chiaro da vari lati dell'idea imperi a le romana Ad esempio, due titoli d ell a re ga lit romana erano quelli di felix e t inv ictus: << invitto riconduce all'idea d i una forz a invincibile, ed titolo strettamente collegato a felix, perch felix si g nificava felice non nel senso di uo mo beato e contento, ma nel senso di uomo, le cui imprese sono felici vale a dire c o ronate di successo. Quando si hanno, per l'antica idea regale romana, testimo nianze, corne quella espressa dalle parole: L autorit legittima conferita non dal l' e redit o da un voto del senato, ma dagli dei, e si manifesta con la vittoria (cfr. Firmic Mat., Mathes. IV, 17, 10; Ma m e rtino, Paneg Max., 10-11) evidente l a perfetta corrispondenza con la gi espo s t a tradizione irano-aria della gloria o h v ar e no. Ed essa si riflette anche nei sim boli esteriori : un fuoco inestinguil>ile bru ciava nel palazzo dei Cesari ed era portato nelle cerimonie ufficiali allo stesso modo c he un fuoco aveva in proprio ogni eser c ito romano, sempre nel senso di una pre senza sov rannaturale. La corona radiata portata dagli Imperatori, nel suo riferirsi a d una specie eli nimbo simile a quello del sole, rimanda di nuovo alla consacra zione ope rata da un fuoco celste, risie d e nte nel Capo. Un'altra, distinta apparlZlone romana delle tradizion i in parola si ha nel culto dell a Victoria e soprattutto della Victoria Caes aris Nel precedente articolo abbiamo gi rilevato il che si prestava al genio del sovrano genit1s principis o gen i11s caesa ris c on allusione all'elemento divino presente in un aspetto del domi n a tore visibile. A poco a poco in questo culto riprese vita la nozione di una forza mistica di vittoria . Un esempio si ha con rif e rimento a Giulio Cesare La personifi c a zione dell origine mistica e dell'anima 38 di .. (Roma, seo Nazionale d e lle Terme) della stirpe giulia -V enus gemll'tx si confuse con quella di una forza mistica di vittoria -Venus victrix -e siccome si concepiva che gli esponenti pi illustri di stirpe passassero all'immortalit nel far tutt'uno col genio di questa stirpe, cos, di lil dal Cesare morto, si celebr e vener il Cesare quale vincitore perenne, che evidentemente, era solo un diverso nome per alludere all'influenza sovrannaturale di gloria e di vitto ria che, riprendendo l'antichissima tra dizione ariana, Roma rifer alla suprema autorit dei suoi Capi E' interessante rilevare che proprio que sta tradizione, nella forma di culto alla vittoria, fu l'ultima a resistere, a Roma contro la nuova credenza. Dopo la batta glia di Azio, Augusto aveva fatto porre sul l'altare del Senato una statua della Victoria : ed era uso che ogni senatore, prima di prendere il suo posto, si avvicinasse a quel l'altare per bruciarvi un grano d incenso. Questo mistico ente sembrava quasi prsie dere alle deliberazioni del Senato: rife. rendosi a tale Victoria che, all'avvento di un nuovo principe, si prestava il giura mento di fedelt e che si facevano anche i voti solenni per la salute dell'imperatore e per la prosperit dell'impero ogni anno, al 3 gennaio. Era, insomma, il punto su premo di riferimento del lealismo romano cos come della ferma credenza del Ro mano, die forze trascendenti avessero fatta la grandezza di Roma, le avessero propi ziata la vittoria, stessero ad assicurarne il suo diritto e la sua aeternitas. Questo culto, tipicamente tradizionale: c, come si visto, riprendente temi tipici dell'antica spiritualit aria, fu oggetto di un'aspra lotta, perch gli stessi imperatori cristianizzati non osarono abrogarlo. Nella polemica che, nel.riguardo, si aC'::ese, Sim maco non manc di rilevare, che in ci viveva e sopravviveva il cuore della tradi zione romana ed il culto, che per secoli aveVa sostenuto la fortUna di Roma. E cosa assai singolare che, a controbattere tali argomenti e a conseguire i suoi scopi il cristianesimo impugn ne pi n meno che la teoria del progresso. Ecco le testuali : espressioni di S Ambrogio : Non fors e vero che col tenipq tutto si perfeziona? Il mo{ldo, dopo aver errato cosi a lungo, non ha forse cambiato strada tanto da raggiun gere la maturit e la perfezione? Invo_Gita dalla Chiesa a suo profitto contro il .tradizionalismo dell'antica romanit, questa, sar proprio la teoria che, molti secoli pi tardi, il liberalismo, il razionalismo e il modernismo impugneranno contro la

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Chiesa, la quale doveva esser costretta a c:ondannarla come un errore colpevole ... In fine, che il Cristianesimo abbia svi luppato in tema di origine aria, cosa che appare perfino nei riguardi dell'argomento specifico qui trattato, se si ricQrda che la gloria nella teologia cristiana riappare l'attributo propriamente celeste della divinit (gloria in excelsis Deo), come l'aureola radiante che circonda il capo dei Santi come prima circondava quello dei Cesari e degli eroi -e come il mezzo, nel quale, secondo la teologia mistica, si com pirebbe la visione beatifica cio quella illuminazione, che fu anche riferita al po tere della gloria regale ariana, del hvarmo. Questo accenno fuggevolissimo po trebbe dar luogo ad importanti riflessioni. Vogliamp dire che nella costruzione di una integrale dottrina della razza fra i compiti di momento pu esservi quello di vedere fino a che punto elementi cristiani possano ricondurre a tradizioni ariane pi antiche e fino a che punto queste tradizioni, :t loro volta, possano riuscire ad ampliare gli orizzonti per mezzo di conoscenze e di ideali riferentisi alla razza negli aspetti, oltrech biologici, anche spiritUali e perfino trascendenti di essa. J. EVOIA Per maggiori informazioni sulle tradizioni qui trattare, si cfc. ]. HERTEL, Die arische Feuerlehre, Leipzig, 1925; lo Yash1 nell'edizione dell'Avesta curata da J Darmesteter (SacreJ Boolu of 1he Ea11, IV, Oxford, 1880); F. SP!EGEL, Eranirche AltertumJkunde, Leipzig, 1871; F. CUMONT, LeJ MyiireJ de Mithra, Bruxelles, 1913; E. BEURLJER, Le cu/Je imprial, Paris, 1891; G. BorsstER, La fin du Paganirme, Paris, 1891. Nella casa del Gran Sacerdote, a Pompei -II Sacrario 39

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DEMOGRAFIA ED EU GENICA DI TOMMASO CAMPANELLA Tommaso Campanella ha titoli legittimi per essere annoverato fra gli spiriti anticipatori, non solo perch la sua mente fu dominata dall'idea di un primato politico, civile, religioso della nostra r=za, che in nome di Roma avremmo :icuperato nella maturit dei tempi, ma anche per la singolare attualit di alcune sue concezioni politico-sociali, se interpretate alla luce dell'esperienza storica e non attraverso l'astratto apriorismo di logori schemi. Ancora nei lesti scolastici e non scolastici dj storia della filosofia, si leggono giudizi sulle opere di Campanella, coi quali, quando non si riduce il loro valore a quello di fantastiche utopie, si pretende ravvisare in esse i germi de):a moderne ideologie democratiche e comunistiche. Niente pi superficiale. La concezione statale del filosofo calabrese; specie quale emerge dalle pagine della del Sole.), si pu definire in un certo senso, etica e totalitaria. Lo' stato campanelliano un ente collettivo, soggetto dei propri diritti e doveri, il quale possiede una sua ben definita individualit e persegue iini che trascendono gl'interessi particoloristici dei singoli. Promuove, disciplina e convoglia le energie morali e materiali della nazione, indirizzandole ad uno scopo, al quale tutto cosl deve essere subordinato, come le nole di una composizione musicale all'armonia dell'insieme. L'abolizione della propriet privata, proposta dal filosofo calabrese, mira unicamente a distruggere l'egoismo, fonte di attriti e di contrasti .insanabili e a rinsaldare quel vincolo di solidariet civile e quell'amor di patria senza di che niente di grande e sublime pu essere operato dalle nazioni. A capo della cosa pubblica, Campanella pone un reggitore supremo di un'autorit assoluta. Ques to reggitore la mente direttiva e i! propulsore di ogni attivit, dotato di al-1issima sapienza, ma non gi di quella sapienza sofistica ed eremitica tolta in prestito dai libri, che invilisce l'anima e mor;ifica gl'impulsi generosi, bens quella sapienza civile, attinta all'esperienza, fondala soprattutto sullo studio dei costumi, le inclinazioni, l'indole dei sudditi, e . Perci egli fa colpa al re di Spagna di aver trascurato q-uesto insegnamento e di non aver saputo arrestare a tempo la crisi demografica da cui era travagliato il paese ai primi del secolo XVII. crisi assai grave se si pensa che la popolazione del regno C!a otto milioni di anime era discesa a poco pi di quattro. Le conseguenze del pauroso regresso non tardarono a farsj sentire nel campo politico ed economico; infatti proprio in quel tempo che la Spagna cominci a scadere dalla sua posizione di predominio e ci conferma quella verit. che non mai ripetuta abbastanza, essere cio la potenza politica in ragione diretta di quella demografica. N Campanella si limit a denunciare il male, ma trascinato dalla sua passione di riformatore, che non si appagava di enunciazioni, ma voleva contribuire in maniera positiva al miglioramento civile, esort il monarca spagnuolo a prendere provvedi-

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menti atti a favorire la buona disposizione dei cittadini al matrimonio. -.:Elevi il re, egli scrive nella Monarchia di Spagna. il tenore di vita degli umili, instauri una pi severa disciplina nell'esercito in modo da impedire ai bassi ulliciai e soldati di fare oltraggi alla povera gente, perch i popoli non si ammogliano per paura di fare i figli schiavi prometta esenzioni tributarie ai giovani che, avendo ventun anno, siano i n procinto di prendere moglie; proibisca agli agricoltori e ai professionisti di esercitare l'usura col frutto del proprio lavoro e li obblighi invece a costituire con quel denaro fondi dotali per le figlie nubili; combatta la pubblica licenza. reprima la prostituzione, la smania di monacarsi, cui soggiaccio.no molte fanciulle; rimuova uno dei pi gravi ostacoli che dillicultano i matrimoni, consistente nel pretendere dalle spose doti superiori alle possibilit delle famiglie; abolisca infine il divieto imposto aj sddati di contrarre matrimonio, anzi li incoraggi, aumentando la paga ai coniugati e nutrendo le mogli a spese Campanella tratta la questione della popolazione nei capitoli dediati alla milizia e al pubblico tesoro. Dall'esame del sistema seguito dal Re di Spagna, per aumentare le entrate del regno, egli trae una conclusione che pu essere formulata nel modo seguente: non si d pi certa e copiosa fonte di ricchezza di un alto coefficiente di natalit, poich braccia numerose vogliono dire oi valida difesa in tempo di guerra, e ma.ggior produzione in tempo di pace. Egli non lesina biasimo ai sovrani spagnuoli, per aver riposto ogni loro speranza nel denaro, s da considerare l'America una miniera di sfruttamento anzich un vivaio di uomini capaci di essere educati e istruiti a presidio dell'impero. lo giudico -egli dice -",che il Re di Spagna debba attendere a tesorizzare il Mondo Nuovo pi sopra gli uomini che sopra l'oro e l'argento .. Grande ignoranza tenerlo per tesoro di metalli e non d'uomini, che sono per natura cosa pi preziosa (Monarchia di Spagna, Cap. JB e 31 ). Campanella vagheggi una societ tutta di esseri forti, intellgenti, volitivi, immuni da diletti fisici e morali, capaci di sentire la vita un'austera missione e di accettare tutte le prove e i sacrifizi. L :avvento di un'umanit risanata fu il sogno della sua vita. Al raggiungimento di questa mta non vide mezzo pi efficace di un'azione iniesa a predisporre la buona formazione organica dell'individuo sin dal momento della sua generazione. Egli riteneva che l'esempio dovesse partire dall'alto. Prima cura di un re deve essere quella di assicurare la. successione a figli vigorosi nel fisico e animosi, s che il popolo possa ri conoscere in essi la razza. A tal fine bisogna che il re scelga una moglie la quale sia di alta persona e leconda, atta a generare ed esercitata in quanto all'ingegno e al corpo e non si curi della nobilt della casa solamente Se l'osservanza delle norme eugeniche un obbligo sacro dei monarchi, un dovere patriottico dei sudditi, poich un cuore e un cervello sani non gioverebbero, se le altre membra fossero difettose. Donde la sentenza: Quella Repubblica patisce rovina dove i matrimoni si congiungono per la dote e la ricchezza eguale. non per il valore dell'animo e del corpo delli contraenti, onde Si speri buona razza, come ammaa:>tra Pitagora ( Aforismi politici, 20). Nell 'ordinamento della Citt del Sole, la materia della generazione affidata alle cure di un gran medico, il quale, ispirandosi a criteri fisiologici, regola i rapporti sessuali e provvede all'assistenza delle gestanti e delle puerpere. Una serie di prescrizioni igieniche ed eugeniche di questo gran medico acquistano valore. di leggi, e nessun cittadino pu sottrarv. isi senza incorrere in sanzioni. Il fine pecipuo di questa speciale legislazione quello di garantire matrimoni fecondi e una prole non minorata, ma valida, su cui la patria possa fare in ogni circostanza assegnamento. Campanella lo dichiara: Principale suo scopo che l'unione amorosa accada fra individui talmente organizzati, che possano produrre un'eccellente prole e si fanno belle (i solari) di noi che affaticandoci pel rrdglioramento delle razze dei cani e dei cavalli, totalmente trasandiamo quelle de,gli uomini '>. E perci vuole esclusi dal matrimonio tutti coloro che da un attento esame del gran medico risuliino affetti da !are ataviche, da malattie ereditabil.i e da anomalie costituzionali, suscettibili di ripercuotersi dannosamente sulla prole. E vuole altres inibito il matrimo:1io ai giovani che r.on abbiano raggiunto l'et del pieno sviluppo organico. Ai precettori ed ai maestri di ginnastica incombe di osservare, quando i giovani si addestrano a corpo seminudo nelle palestre, la prestanza fisica e la loro struttura morfologica, e indicare quelli che pi convengono a questa o quella donna, secondo le rispettive proporzioni. Una donna robusta e bella, per esempi o va unita ad un uomo robus to ed appassior.al o; fra due esseri troppo magri o t r oppo grassi non sar mai consentito il connubio. Uomini dediti ad occupazioni in t ellettuali devono scegliere donne vi vaci forti e b e lle; al contrario uomini pronti, ardenti, a tti vi devono scegliere di preferenza donne pingui e placide. Un 'altra consuetudine dei solari quella d 'adornare ie stanza delle donne gestanii con statue ed immagi ni di uomini illustri, eroi, sapienti, condotteri,. alf inch la loro vista agisca in modo benefico nel determinare le intrinseche disposizioni del feto. Ma pi che nelle singole norme. alcune delle quali possono essere scientificamente discu tibili il v a lore del pensiero campanelliano a questo riguardo sta soprattutto nei postulati ideali da cui egli muove e che si possono riassumere nel principio che il perfezionamento della razza tra le funzioni pubbliche pi alte e impellenti. La generazione deve essere considerata opera religiosa, avente a scopo il vantaggio e il bene politico, non quello privato. <:: La principale causa dei mali pubblici, egli scrive, sta nel cattivo modo di trattare l a generazione e l'educazione e quindi esse devonsi religiosamente commettere alla saggezza del Magistrato, siccome pri mi elementi per la felicit d i un popolo:.. Trascurando la generazione -egli inoltre ammonisce -nessun artificio riuscir mai a ripristinare l'armonia dei diversi eler:!enti dell'organismo, prima radice di tutte. le virt, sia fisiche che morali Passo, come ognun vede, a ssai notevole, poich in esso mi sembra affermata la strett a relazion che ha la costituzione fisica con la personalit. FORTUNATO MATARRESE
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o TIMID.EZZA FRANCESE Ripeton o tuttogiorno i trancesi che soggiogato la sua lingua al suo genio. Io dico _che .; . ; il suo genio stato soggiogato dalla linga costu ::. :t t .:.. mi gust i del suo paese. I francesi che pre come conversano, timidissimi per ... o piuttosto codardi, come dev'esser quella : . -.:kf:.l>.,.,_ presso cui un tratto di ridicolo scancella pi grave e seria impressione, e fa pi romo.re gli affari e pericoli di Stato, si maravigliano minimo ardire, e stimano sforzi da Ercole -.ne, n stato domato. Me ne appello a tutti gli stranie .ri e italiani. Se non che la voce di tutta la Francia ha tanta forza, che forma il giudizio d'Europa. E il r;dirsi quasi impossibile. Sicch queste parole in torno a Bossuet sieno dette inutilment.

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questionario Neddu Arena, da Lentini (Siracusa): Non v piaga di mondo, ove lotta e vita s i porgono la destra allo scopo d'un magg ior sviluppo economico, morale, culturale d'un po'polo, ove non si discuta di Prole-tariato e Borghesia. Evidentemente questi due grandi baluardi della convivenza socide, su cui poggia la parte pi attiva dell'umanit, costituirebbero, secondo la concezione generale dei popoli, il principi o eterno della dissoluzione. Infatti, a prima vista parrebbe impossibile riconciliare questi due elementi-causa, che riescono a lasciare sempre una impronta nella storia del pensiero, come estrema fatalit. Ma l'assurdo pi criminale, pi sovversivo, pi antifascista, quello di credere che nel tempo di Mussolini, nel quale giochi verbali, sofismi e sillogismi sono stati s epolti e per sempre da una rivoluzione Nazionale e Popolare, esistano individui che osano ancora parlare di antagonismo fra proletariato e borghesia. Nel concetto fascista, questi due elementi inscindibili vengono considerati-piano-base su cui s i assommano i pi alti valori umani. Non s i tratta, dunque di saldare due anelli in una catena amalgamata di diverso metallo, ma di rafforzame il logorio. Chi si sente borghese lo vada a proda-. mare allo soecchio e non insozzi con le sue frasi la coscienza di quell'altra presunta formazione .che s a rebbe il proletariato. Il popolo che lavora non discute di processi criminali, non ha nemmeno il tempo d: inventare il plutocratico disgusto della omogeneit, ma crede, obbedisce e combatte. E da questo popolo non possibile staccame una parte per porla sugli altari della divinit e !asciarne l'altra in prostrazione. Si tratta di innalzare un edificio un grande edificio: la Patria; l'Italia. Si dimentica spesso che le nostre trincee non furono bagnate di sangue bl o celeste o verdone, ma di sangue, il sangue di tutto il popolo italiano, in cui proletariato e borghese vis.sero i giorni turbinosi di quella gloriosa esistenza. Si dimentica spesso che la Rivoluzione Fascista non fu voluta dalla borghesia o dal proletariato ma da tutto il ppolo italiano stretto e C01Jlpatto agli ordini d i un Uomo che aveva definito i calli delle mani un titolo di nobilt. Abbasso, quindi, la borghesia intesa un privilegio sul proletariaJo, abbasso il proletariato inteso inneggiatore di diritti maggori sulla borghesia. Borghesia e Proletariato sentano una buona volta e per l'orgoglio sacro di gridare forte mente al mondo ma con coscienza: Noi si.amo italiani! La dottrina della Razza si basa su presupposti fondamentali consolidati dalla scien.za, dallci storia, dlla filosofia Per razza italiana noi intendiamo non un complesso di caralteristihe somatiche o filosofiche soltanto, n. un complesso di -sole spiri.tuali. Per razza italiana noj intendiamo la realt irisopprimibile che vive nelle nostre vene e che Si tramanda nei secoli nella vita di nuove generazioni; intendiamo cio l'unit n:orale e corporea di un dato aggregato il quale, concepito qd unitc, assurge a Popolo. Ora se noi razzisti abbiamo messo il popolo in relazione col dato .della razza (dato non materialistico, perch noi concepiamo la materia come un dato sul quale lo s pirito deve operare) se noi abb iamo concepito questa in relazione allo Stato e questo in relazione alla Nazione; se noi abbiamo af!ermato che i l popolo italiano personificato nei secoli da un ideale c h e ha radici nella sua razza, dobbiamo necessariamente affermare che questo polo italiano ha il suo sangue e i l suo spirito con le proprie inconlondibili caratteri stiche. Poich il credo degli italiani di tutti i tempi stato quello del lavoro, della disciplina, del combattimento, noi dobbiamo affermare che non pu, non deve esistere una mentalit borghese o assolutamente proletaria. Se queste mentalit esistere, J;ioi non avremmo le: verit qella razza italiana. Pertanto, sia i proletar i iin senso assol u t o sia i borghesi a! cento Per cento, appartengono ad elementi di della nostra Razza, che sj mime!iz zano in quei soli ango li che debbono inesorabilmente ripuliti. Non pu esistere l'itali:mo borghese o quello pro!P.tario: concezioni estreme di mondi decaduti; e sisie l'italiano che combattente, lavoratore e credente. Borghesia e Proletariato, definili pi obbiettivamente, concorrono in uno spirito non borghese e non comunistico, alla costru-zione del nostro Edificio. In pieno razzismo bisogna dunque parlare di fascisti, e non d i borghesi o prol etari. Odiamo i primi intesi nel senso comune, destiniamo j secondi intesi nel sens o bolscevico. Noi armonizziamo le forze della Nazione, lascisticamenle intese, nella superiore potenza e prestigio della Patria. 'l..utU un oot Il fascista universitario, Giuseppe Martini, da Pontassieve (Firenze): Angeloni da Tientsin scrisse a Voi ed indirettamente a me, rimproverandomi, in ultima analisi, certe parole io Vi scrissi qualche tempo fa e che Voi pubblicaste nel n. 3 del 5 dicembre 1939. Angeloni mi rimprovera e IDi dice ultraborghese. Io gli devo chiarimenti se le mie parole hanno potuto come l?embra, essere travisate; ma soprattutto v _ogJi_ok sapergli dirE\ che un F U. non un borghese, che io non sono un borghese, ch non del borghese il credo del sacrificio e della lotta, non del borghese vestire la divisa che vestiamo oggi noi giovani e l'accoglierla con l'entusiasmo ed il giuramento intimo e tacito che abbiamo proferito noi. Tutto m i si poteva. dire delle mie parole, ma che san frutto di una mente borghese, questo no! perch .so _!'_animo cop cui le ho. pen;ate e scritte, perch s o s opra !tutt e di non essere borghese. Quesio ed altro devo dire ad Angeloni, perch sappia che in Italia oggi l a g io vent, e la giovent studiosa, che dello studio ha fatto la sua fatica e non il 3U::> privilegio, lavora coscienziosamente per e s ser e degna dell'eredit glorios a clei p a dri per poter servire, dico servi re, la Patria. Questo a me non sembra borghese. Angeloni dice che il popolo itali ano ha gi capi to il concetto di razza. Cre di caro Angeloni? Sapessi tu quante negazio n i s o rgono, perch noi difendiamo la nostra razza c. ogni nefasta infiltrazione d i elementi a noi estranei sott o tutti i rispe tt i quanti scrol lamenli d i capo e quanti r i solini s c etti c i hanno seguito molt e volte le mie parole! Molti, moltissimi troppi oggi non sann o non vogliono comprendere i p r incipi i che irrlormano il movimento della cii iesa della razza. Ci sono i traviati ed a questi dobbiamo rivolgerei, non trascurarli -ch sarebbe errore imperdonabile -pensando che ormai queste cose si sanno, ma dire che si popolo, che si s empre s tati popol o italiano: questi traviati s ono c o m e le palu d i che e salano melis :ni e malari a Il popolo bisogna sempre seguirlo perch altrimenti muore; s i forma coll 'educa z ione, con la nutrizione di quei sentimenti che accomunano Italiano ad Italiano, di c i che sangue di entrambi, c h e li muove a d unirsi, e resistere insieme, a dif enders i reciprocamente, a quegli a t ti di erois mo, che tu, Angeloni, mi dici, pensando forse che ic li dimentichi, li misconosca o addirittura ncn li conosca affatto. E' per questa nostra coscienz a del lavoro che ci .aspetta e che vogliamo affrontare d e ci s i al successo, per quest o s p i rito che info rma la nostra umile, silenziosa opera, che noi ragazzi, come tu dici, sentiamo d i non roeritarci il nome di borghesi, sentiamo di doverti dire che non lo siamo, noi che a sei anni eravamo fier i della Cami ci a Nera ad etto del moschetto, dopo a ver aspettao con tanta ansia quel giorno, ed a dodici anni pensavamo di dover fare grande l'Italia, e richiamare con noi, nella nostra terra, tutti i fratelli sparsi nel mondo a fecondare .la terra degli altri. Abbiamo la coscierrza di quello che diciamo e possiamo e dobbiamo fare: e lavoriamo al di l delle polemiche -poche volte feconde -lavoriamo -come forse Angeloni non sa o non crede -per poter essere degni della razza classica -e non borghese di Roma. Vorrei che Angeloni vedesse e senhsse nelle mie righe quello che c', senza fermarsi alle parole, se non riescono a rendere il pensiero. Se io dico agli studenti di scendere fra gli operai e Ira il popolo, non perch abbia posto in basso gli operai e il popolo -pereme, poi, il po'polo siamo tutti. istruiti o no. ricchi e poveri, studiosi e .la Yoratori, al di l di ogni distinzione .ma perch gli studenti si sono separati, troppo

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separati, s i sono p o s ti i n alto ri spetto agli a ltri. E vorrei anche che Angeloni sapesse che sono di modesta origine e che se oggi fa tico sui lib ri, il m i o intenso e piacevole lavoro cotid iano, non certamente il pri vilegio di <1: figlio dj famiglia, che spe_sso non sa dare il minimo contributo al buon nom e nazionale Sono certo che l'Angeloni vedr nelle mie parole la. volont sincera di approfon:li r e e rafforzare maggiormente la coscienza della nostra origine nel nosiro popolo. E per questo sarei lieti ssimo se un g iorno :la Angeloni, fratello di sangue e di spirito, sperduto nel mondo, mi giup.ge ssero due parole, per potergliene rispondere tante altre affettuose anche nella polemica, ma soprattutto silwere. Federico Alfredo Riolo ci ha scritto da Milano che in quanto alle questioni acerbe o ssia dell'aristocrazia, egli a Cicero ne patrizio preferisca il plebeo Socrate, e :xggiunge d 'aver assistito commosso alla rappresentazione dei dialoghi di Platone, 'atta da Zacconi. Ed certo che la narra dane di Platone abbia tutta quella libert ino all'osso che la poesia possiede, e che .'impoetico della aristocrazia sia la picco.ezza della sua libert, quel suo conqui;tarsi la -libert d'una certa cupidigia de:orativa, che la contradizione stessa della ibert. Sol che la libert di Platone solo pen;ata, la sua poesia rillessa e non volgare. che la verci libert greca fu quella d lsstere grecamente, essere persona; imma-Atene: Porta deli'Agor. romana g inazi o n e lingua e civilt greca, cio esi s tere parlare e fare gre.cament e. E ques to v enne da Omero. Omero fece la lingua greca, e quindi mise alla luce del s ol e la immaginazione greca, mise in movimento il fare g r eco, perch il fare prima di tutto immaginare. La differenza dunque che Ornerei fece la libert greca, Platone la pens. E l'altra che la libert pensata nasce quando .quella vera finita, come si vede dal fatto la libert di Platone fio r l durante il funerale filosofico .della Grecia, e come s i vede i n tutte le decadenze, com inciando dalla europea; dalla forma inglese della decadenza europea. Un gruppo di magnati fece prigionieri il popolo e la monarchia inglese, appropriandost tutti i beni della nazione, e s i costitul in parlamento; in nome della libert. C' un governo che abbia pi dell'inglese parlato di libert? C un'aristocrazia pi aristocratica dell'inglese? C un'aristocrazia che p i dell'inglese abbia fatto della nazione una colonia? Che pi dell'inglese abbia ucciso il popolo? E tuttavia, 'mentre noi assistiamo alla nascita di una nuova storia, ci sono ancora gl'imbecilli, che parlano di aristocrazia. Perci, se ti capita il signorine, caro Riolo, che s i sente prelibato e ci ha il pensierino aristocratico, mandalo a far fottere . Ricordati piuttosto che q1,1ella nuova storia, che annunzi Goethe, Napoleone, carcerato dagl'inglesi, non la pot inaugurare, e certo l'avrebbe fatta troppo francese. Preghiamo Dio che ce la faccia vedere a noi, e che sia un po' pi romana d come la poteva pensare Napoleone, perch un ordine_ migliore del romano non l'ha ancora inventato nessuno, e Roma i n piedi. Giuseppe Grieco, da Tr i poli : Quanto all 'arte cosiddetta p s iCologica ar te questa essenzialmente borghes e ed abra ca -ma per me borghes e ed ebre o son< la stessa cosa, hmno lo s tesso volto dri n solo necessario, L 'indispensabile. E an z itutto far .una confessione: anc h io ur giorno, sono andato (ma non tanto). in Ire gola di psicologia. Ho ammirato oltre mi .sura romanzi com e Senilita dell'ebreo !tale Svevo e certe razionalissime liriche dell' otto novecento. Ma Leopardi, Vico ; Verga -questo Verga che a spetta ancor a di esserE letto e compreso dagli italiani mi hannc salvato. Mi hann o, cio, fatto che la psicologia l'arte qella decadenza l'arte. dei popoli che hanno perduto, lfo gato nell'aridit d 'una nascente superbi s sima filosofia, !'antjco potere d 'immaginazione che, tanto per intenderei, chiameremc omerico, potere che era tufto piovuto ne: pet'to italiano di Dante e nei 'grandi artisti del Rinascimento e ch non si alfattc smarrito dopo, se non potu ti fiorire un Leo pardi e un Verga, il quale Verga fu dal Lawrence definito : nient'affatto moderno, omeri :.. Omerico? Ecco perch. non fu capito dai ):>.orghesi italiani di allora; perch stentiamo a capirlo noi che abbiamo ancora .'la testa p iena d psicologia e di ana-lisi estetica. -Ma qui bene definire cosa intendiamo noi per. arte classica e potere d'immaginazione. Arte classica, secondo il concetto leopordiano, que!l' Qr!e che imita con naturalezza la natura, anzi la nuda natura, senza nulla aggiungervi da s. E l'arte propria dei popoli non ancora corrosi tarlo della ragione, popoli dalla rou-

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stissima fantasia che erano guidati nella loro azioni da illusioni, le quali naturalissime illusioni erano poi la_ sorgente della grandezza e felicit umane, e del .!are (Alla luce delie considerazioni di cui sopra, si spiega facilmente perch la filosofia di-. struggendo quelle cotali illusioni, sia nello stesso tempo causa della decadenza della poesia e del progressivo affievolirsi negli uomini del senso eroico della vita e del conseguente imborghesirsi della societ). Potere d'immaginazione poi per noi quella facolt insita nell'uomo di ricreare lantasticamenle la natura nell'opera d 'arte, facolt posseduta in sommo grado dagli antichi e scaduta a mano a -mano che insuperbirono i lumi della ragione. Perci allora quei popoli erano tutti naturalmente poetici, il che non si pu affatto d _ire dei sapientissimi (ed aridi) secoli moderni. Psicologia, invece, l'arte di quegli artisti che avendo smarrito il linguaggio della' natura,_ non sapendo cio rappresentare naturalmente il loro mondo poetico, si affidano, per destare, negli animi quei sentimenti (illusioni) d'amore, di piacere; d'eroismo ecc. propri della poesia, alla facolt. pi antipoetica che esisia: la riflessione. Ne -nasce cosl un'arte ibrida, spesso malsana, che pu essere magari filosofica, ma niente affatto classica r.el sensq genuino della parola; un'arte che pu essere forse francese, di questa nalissima Francia di Cartesio e dell'Enciclopedia; che certo mander in fregola il borghesume ebreo di mezzo mondo, ma che non sar: mai italiana, se pr Italia intendiamo quella sbocciata dal poema immortc!le di Dante, la nazione classica per ecce!lenza. Dunque arte psicologica arte essenzialmente borghese (ebraica) e decadente. arte Corinto: Fontana e tempio di Apollo riflessiva e perci inferiore, quasi non arte, rispetto a quella classica e creativa, antitaliana in ogni modo. Ma perch il camerato Pistoni, parlando di arte (poesi) rillessiva, la raggruppa sotto ii nome generico di l irica? Che !a lirica, nel senso tradizionale della parola, sia poesia essenzialmente ri flessiva, a me non pare. O forse per il camerata Pistoni classica solo l'epica di omero? (E qui allora sarebbe da vedere se un'arte classica fosse ancora possibil-e Io credo francamente che no). Leopardi, Petrarca, Foscolo. non sono certamente degli epici -ammenoch per il camerata Pistoni siano epici tutti quei poeti che non sono riflessivi -eppure chi pu negare la loro classicit? E il Dante della Vita Nuova '1J? Ecco, i o non credo che il rappresentare il mondo invece di se stessi, ma il modo di rappresentare (io direi piuttosto di ricreare), sia l'essenza della classicit. Si pu, infatti, riflettere, e volumi di poesi a lo dimostrano chiaramente, tanto su se stessi quanto sulle cose e fare quindi arte rilles siva, anqhe epica (d'accordo poi che questa presente epica nulla ha a che fare con quella di Omero), e Si pu bene rappresentare in modo immediato, vivo, naturale, i moti del proprio cuore ed essere quindi classico, creativo. Mi spiego meglio. Io vedo una donna il caso di tanti poeti, Dante compreso e immediatamente resto come abbagliato dalle sue grazie; i suoi occhi, guardandomi, imprimono al mio cuore una ferita,_ ho fatto arte riflessivp? Se invece io riHetto su un'impresa eroicc della mia gente e questa riflessione rappresento sotto veste poetica, anche perfettissima secondo gli schemi classiCi del poema, ho fatto poesia epica nel senso omerico della parola? Poesia classica dunque anche la lirica quando btta da un Leopardi un Dante un Foscolo, un Petrarca, o comunque quando non riflessiva. Perch poi, in fon do, tutta questa spinosissima questione non si riduce ad altro che a una quesiione d i genio. B isogna avercelo il genio. Essere una natura classic a vale a dire creativa Alora si risolve tutto Rester ebbe ora la questio:1e, squisit=ente moderna, del mettere d'accordo poesia e filosofia. (Dante, infatti, l'aveva gi risolta e il l> ce lo insegna). Forse ci torner qualche altra volta. Adesso, per non citare Aristotele, mi limiter a indicare tre riomi, che sono anche una fulgida insegna di classica italianit: Dante, V ico. L eopardi. Uso amoroso di sapienza, cos definisce Dante la filosofia in un passo del Convi vio. Che forse, nel dantesco terzo cielo, anche la chiave di quest'altro tormentoso problema. Mario Caporilli. da Genov a : nostri metodi di vita, nella morale e nella educazione, non hanno certo bisogne di rispecchiarsi in quelli che ci vengono d oltr 'alpe. I nostri schermi sono letteralmente invasi da proiezioni francesi i cui soggetti. lontano dall'avere un carattere pedagogico. non sono consoni all'etica nostra e quindi r.on adatii alla v isione del popolo che dal cinema apprende e con esso si istruisce. L'industria cinematografica francese porta sugli schermi, spesso e volentieri, argomenti che sor nella loro sostanza, la negazione dei n o"'tri principii di vita. Che ci offrono i produttori gallici? Tristi vite di donne perdute, angosciose esistenze di ragazze in pericolo. fanciulle chiuse in tet r :

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riformatori o pi ancora nei penilenziarii, -:sseri che per il male furono concepili: ecco i soggetti che preferiscono i francesi e che campeggiano sui nostri schermi. Ecco adunque ci che pu darci la produzione di un popolo che razzialmente non s a difendersi, di un popolo che mescola il proprio sangue ariano con quello negro e giudaico. Nicola Sisto, professore ci ha mandato da Trieste il fascicolo sesto del Corso di cultura reliqiosa superiore, che si pubblica a Trie ste nel quale contenuta la discussione deilo scritto di Leers sulle origini del popolo ebraico che pubblicammo col lascicolo del 5 marzo XVIII, latta da un padre gesuita. Anche Rocco Cannizzo ci ha scritto da S Maria di Niscemi (Caltanissetta) dolendosi che Leers abbia messo in dubbio l'aulenticit e santit dell'Antico Testamento; m a lo stesso padre Petazzi, che l'autore ella predetta discussione, riconosce influenze babilonesi, almeno per quanto riguarda i salmi di Davide. Voglio dire che tutte le questioni erudite, che si possono fare sull'antico Testamento sono erudite e ncn religiose, e come sem'pre accade agli erudi ti, essj J:erdono di vista la questione, tanlopi se vogliono risolvere il religioso con l'erudilo. E la questione la santit dell'Antico Testamento. Credo che la santit, come la poesia, non ciiJ:enda dall'erudizione, e credo che a ri guardo di questa santit noi abbiamo una guida sicura, ed la parola di Cristo. Da essa sappiamo se e lino a che punto e perch anche l'Antico Testamento sia santo. E non c' dubbio che due siano le parole, l' antica e la cristiana, e che da questa abbiamo conosciuto quella. Certo altres che Cristo ci fece vedere una carit, che gli ebrei non conoscevano. Certo che gli ebrei avevano fatto della loro religione la ragione di un dominio, che per la sua struttura mercantile e ipocrisia aristocratica, era i l tipo di tutti quei domini, che J:OSsiamo in una parola chiamare cartaginesi, l 'immagi:le avanti lettera del dominio inglese. Certo :::he alla religione di questa specie di do:ninatori Cristo contrappose la sua parola e mise Dio dalla parte degli umili. E que-8!a mi pare anche la principale di tutte le questioni di santit, perch eterna, e perch ieri come oggi possiamo sapere da qual parte sia la religione, a quale vadano benedizioni della Chiesa, a quale il rim provero. E credo che s e ci sbagliassimo su questo punto, sarebbe come se Cristo non fosse mai venuto. Ma noj vogliamo difendere quelli che Cris to difese, perci saremo )::erdonati. Alfredo Andreini ci ha mandato da Lucca alcuni ritagli di giornali, riguardanti De Amicis, Pirandello, Leopardi, gli ebrei, ecc., chiedendo a noi di commentarli. Ma se da tali scritti Andreini ha ragione di trarre qualche questione che interessi la civilt e la razza, la tragga e la discuta, e se sar il caso, ne parleremo anche noi. Alfredo Andreini ci ha inoltre mandato da Lucca la seguente lettera: Leggendo nelle tue pagine alcuni scritti ho notato un contrasto Ira due teorie che gradirei vedere chiarito dagli stessi assertori lino al possibile: si tratta dell'in-. lluenza dell'ambiente sulla razza che mette di fronte due delle migliori penne della rivista: Guido Londra e Edoardo Zavattari. Guido Londra ammette che l'ambiente e le condizioni di vita abbiano sl, qualche influenza sulla razza ma precisa che le mo. dilicazioni pi o meno portate dalle condidizioni ambientali non saranno ereditarie, afferma che sono gli uomini che vivono lo ambiente e non viceversa e riferisce a proposito le vedute di E. Fischer, cio che una razza creatrice di una grande civilt non si adatter mai a vivere in un ambiente con risorse inadeguate ma emigrer, linch potr trovare ii suo ambiente o un ambiente che potr trasformare secondo la sua volont. E conclude Londra: Colui il quale riferisce ::tll'ambiente ogni possibilit di. modificare i caratteri razziali, riconosce in fondo che ogni causa di grandezza o di decadenza della sua razza al di fuori di questa. Un simile modo di pensare non solo antiscienfilico ma anche nettamente opposto alla nostra morale. (L'ambiente non matura la razza, A. II, n. 3 pag. 16-17-18) Al contrari Edoardo Zavattari d all'ambiente un'importanza determinante sui caratteri razziali; basta leggere nel N. l dell'anno I, Ambiente naturale e caratteri biopsichc:i della razza italiana. Egli esordisce cos: c Categorici e infrangibili sono i rapporti che legano gli organismi con l'ambiente E termina: La razza italiana ha perci queste caratteristiche biopsichiche, che sono sue ed e sclusivamente sue; caratteristiche che le sono state impresse dai fattori naturali ambientali. L'ambiente ha modellato la psiche dell'italiano, e poich questo ambiente unico e nessun altro paese del mondo ne possiede d i eguali, cosi anche la razza che vivs in questa nostra tena ha una sua impronta 'psicologica; che le esclusiva; p i ancora delle strutture morfologiche, la razza italiana ha una sua assoluta individualit psichica e spirituale: quella che l'ambiente 'le ha offerto, ecc. Poi in un lungo scritto apparso nei nn. 8 e 9, A. III (Ambiente naturale e caratteri rauiali) afferma: Ogni continente ha espresso dal. proprio seno un tipo razziale, che poi si frazionalo in tante shrpi quanti sono stati gli ambienti in cui ha vissuto :o>. L 'incompatibilit delle due teorie come ognuno vede chiara; tutt'e due enunciano un proprio principio che richiede sul terreno pratico di difesa della razza, provvedimenti e direttive diflormi. Non possibile che possano ragionevolmente essere propugnate entrambe su queste colonne: una sola deve essere quella ufficiale. A parte ci li prego di permettermi una osservazione all'illustre direttore dell'istituto di Zoologia della R. Universit di Roma: se come voi affermate, l'ambiente naturale che plasma l'individualit psichica e spirituale, volete essere cortese di dire perch gli ebrei che da decine di secoli si trovano sul nostro suolo nelle identiche nostre corilizioni di ambiente non si sono mai azsimilati a noi, ed hanno continuato a mantenere quell'individualit propria della loro razza che trasmettono anche ai prodotti dell'incrocio con italiani si da formare un vero Direttore responsabile : TELESIO INTERLANDI e proprio meticciato? (Vedi il costante insegnamento di difesa della razza). E in tutta quella massa d 'italiani che da secoli vivono fuori d'Italia, in altri ambienti naturali perdendo magari lingua, costumi e cultura avita; cosa ne rimasto in loro di razza italiana anche se si sono uniti fra loro? Del resto non solo lo Zavattari a sostenere ci, a parte che anche Ugo Rellini affermi (A. II, n. 2) che la razza si elabora nei millenni, ti dir ad esempio che ho udito una dotta lettura alla R. Accademia lucchese latta dal pro!. dott. Alessandro Pfanner, primario dell'Ospedale psichiatrico di Lucca, sulle origini razziali della nostra popolazione: cinche il Pfanner ammette una teoria simile che mi sembra fino ad un certo punto in accordo con l'ipotesi che affaccia il Muller quando dice che le radiazioni naturali possono essere la causa o una delle cause (perch ammette che altre forse siano in gioco) dell'evoluzione delle specie viventi; le sostanze radioattive che emettono le diverse specie di raggi (gamma cosmici) debbono produrre effetti sensibili sulle cellule germinali come gli avvenne sperimentalmente sulle gene. Ma J:Oi ereditaria questa modificazione? Se s, non si pu parlare di popoli superiori e di pericolo per la loro decadenza (A I, n 2, pag. 26) imperocch la supeiiorit dell'ingegno sarebbe puramente occasionale: se no, non s i pu ammetter evoluzione e ancora l'eterno contrasto Ira la legge dell'ereditariet c dell'evoluzione affatica e divide i biolog! Cosi scrive Andreini: E a noi non resta altro che pregare Londra e Zavattari di risolvere la questione. Soltanto ci sembra chiaro che il principio dell'evoluzione renda difficile la comprensione di quell'essere innato ed ereditario, che pure sentiamo in noi stessi. E siccome una parte. delle scienze naturali non si ancora liberata dal meccanismo dell'evoluzione, essa anche la meno disposta a sentire l'innato e l 'eterno d'una razza umana. Vogliamo a questo proposito ricordare ci che ha scritto Ilario Belloc sulla selezione naturale e l'idea dell'evoluzione, che formarono la teoria di Darwin. Dice Belloc : Ques-ta negazione o eliminazione di una finalit creatrice nell'universo soddisfaceva l'indirizzo anticristiano del pensiero europeo che aveva avuto lino allora scarsa risonanza nello spirito inglese, sebbene in Francia avesse avuto influenza sulle classi pi colte, e attraverso queste, su gran parte del popolo. La teoria di Darwin era semplice e meccanica ad un tempo e per tanto attraeva i molti che adesso s'interessavano di scienza popolare Lo siesso Belloc spiega in che modo questa teoria prendesse poi piede in Inghilterra e vi mettesse radici. E aggiunge: E' notevole che nel ventesimo secolo, quando la dottrina della selezione naturale and sempre pi perdendo il favore del pensiero scientifico europeo, l'Inghilterra rimase il solo paese dove essa fu ancora sostenuta con grandissimo vigore. Ancora ai nostri-giorni, molti inglesi, anche d'elevala cultura, stupjscono nell'udire che la dottrina della selezione naturale moribonda all'estero. Stampatori: Societ. Anonima Istituto Romano di Arti Grafiche di Tumminelli & C -Citt Universitaria -Roma

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LA ASSEMBLEA GENERALE DELLA RIUNIONE ADRIATICA DI SICU.RTA Sotto la presidenza dell'Eccellenza Fulvio de Suvich si tenuta a Trieste ii 22 maggio la lOl.a Assemblea generale ordinaria della Riunione Adriatica di Sicurt, che ha approvato il bilancio dell'esercizio 1939 La relazione presentata alla Assemblea delinea l'andamento dell'esercizio constatando che, malgrado le circostanze precedenti e conseguenti alla guerra; l'Istituto ha potuto ovunque mantenere le sue importanti posizioni e registrare un incremento della produzione degli affari in parecchi rami, specialmente in Italia e nei Paesi non toccati dall'attuale conflitto. L'andamento dei sinistri stato in complesso favorevole; sensibile l'aumento delle spese e degli oneri. Non sono compresi nel bilancio gli affari di Polonia; solo in parte figurano quelli di Spagna e della gestione Trasporti quelli degli ultimi mesi dell'anno. Il bilancio registra il seguente giro d'affari per l'esercizio 1939: nel ramo Vita furono emesse polizze per lire 837.482.000; lo stato dei capitali assicurati passato da L. 5 148.676.000 a L. 5.211.767.000; l'incasso premi stato nel ramo Vita di L. 203.630.000; nel ramo Incendi di L. 186.294.000; nel ramo Trasporti di L. 69.023.000; nei rami Grandine, Furti e Diversi di L. 81.471.000. L'incasso totale per premi ed accessori in tutti i rami eserciti dalla SOCIET ANONIMA OFFIONE DI VILLAR PEROSA TOQINO STRUTTURA MICRO -GRAFICA ESAM l NATA A 1000 INGRANDIMENTI DELLO SPECIALE ACCIAIO LEGATO USATO DALLA RIV PER LA COSTRUZIONE DEl CUSCINET -TI A ROTOLAMENTO. Societ salito a L. 590.445.000 contro L. 585. 395 000 nel 1938. I depositi in conto corrente ascendono a L. 106.571.000 contro L. 106.918 000 del bilancio precedente; la propriet immobiliare a L. 484.710.000 contro L. 465 717 .000; i ti toli in portafoglio a L. 716.783.000 contro L. 642.623.000 ; i mutui" garantiti da ipoteche e i crediti verso Stati e Comuni a L. 68.244.000 contro L. 69.457.000; i prestiti sopra polizze Vita a L. 113.282.000 contro L. 114.200 000. Il bilancio chiude con un saldo utile di L 12.208.866.37. che consente l'assegnazione di L. 2.000.000 alla riserva speciale oscillazioni e cambi e titoli e la distribuzione d! un dividendo, pari a quello dell'anno scorso, di L. 100.per azione, pagabile dal 28 maggio, riportando a nuovo L. 1.909.220.96. Le garanzie della Societ risultano costituite come segue: Capitale sociale (versato L. 50.000.000) L. 100.000.000.Riserve: patrimoniai tecniche l' 97.805 592.96 ., 1.443.396.732.46 in totale L. 1.641.202.325.42 con un aumento di L. 93.003.397 in confronto al 1938 il "TEVERE'' l'avamposto della stampa fascista LEGGERE r-TEVEiiE! l DIRETTO DA TELESIO J N TERLANDI non significa soltanto essere informati m.a anche e sopra.tutto ttn a g tti tla QUADRIVIO t L'UNICO SETTIMANALE LETTERARIO ITALIANO IN CUI LETTERATURA ARTE E POLITICA S'ILLUMINANO A VICENDA in tutte le edicole 47

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. Collaudato dal Ministero delle Comunicazio-. ' n1 -Ogni Ra'dioo alilla, ha il relativO bollino di T re vlvole -Onde medie -Ricezi q ne diurna. della stazione pi -In c ondizioni "'favorevoli serale . ti d i . a l c u n e p r i n c i p a l i sta z i o n i e u r o p e e P r i v o .7d i re az i o n e re g o l a b i l e s l l a ere o, qui n d i es e n t e d a d i s turbi c ara tt e-r i s t i c i reaz1one Al' RIVENDITORI


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[Roma :
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June 5, 1940
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