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Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario

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Material Information

Title:
Difesa della razza : scienza, documentazione, polemica, questionario
Physical Description:
Serial
Publisher:
Società anonima Istituto romano di arti grafiche di Tumminelli
Place of Publication:
Roma
Publication Date:
Frequency:
semimonthly
regular

Subjects

Subjects / Keywords:
Race relations -- Periodicals   ( lcsh )
Jews -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Race relations -- Periodicals -- Italy   ( lcsh )
Genre:
periodical   ( marcgt )
serial   ( sobekcm )

Record Information

Source Institution:
University of South Florida Library
Holding Location:
University of South Florida
Rights Management:
All applicable rights reserved by the source institution and holding location.
Resource Identifier:
usfldc doi - D43-00114
usfldc handle - d43.114
System ID:
SFS0024306:00114


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SCIENZA KEMAL VLORA: ITALIANITA' DELLA CORSIC:\; ALDO CAPASSO: APPUNTI SUGLI ETRUSCHI ; LIDIO CIPRIANI: ANTICHE GENTI DELL'INDIA MERID IONALE; GUIDO LANDRA: qRVELLO E INTELLIGENZA; MOD.: GENETICA. POLEMICA V. A.: IN DIFESA DELLE DONNE; FELICE GRAZIANI: GLI EBREI Al COSPETTO DEGLI ARIANI. D O C U M E N T AZ l O N E ENCOLPIUS : LA LEGGENDA DELL EBREO ERRANTE Q u ES T l O N A R l O INVITO ALLA MEDITAZIONE. l MANOSCRITTI ANCHE SE NON PUBBLICATI NON SI RESTITUISCONO GLI UFFICI DELLA "DIFESA DELLA RAZZA" SI TROVANO IN ROMA PIAZZA COLONNA (PORTICI DI VElO) TELEFONO 63737 -62880 IL E L'AVAMPOSTO l)ELLA STAMPA FASG1ISTA LEGGERE IL "TEVERE" DIRETTO DA TELESIO INTERLANDI non significa soltanto essere informati ma anche e soprattutto a vere una guida

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ANNO VI -NUMERO 14 20 M A G G I O l 9 4 3 X X I t: S C E l L 5 E Il. 2 'il l> I O Gl'i l M E S t : U N N UMEIIO SEI'AIIATO LIIIE l ANNUO LIME 20 ABIIOi\'AMENTO SE,IESTIIAI.E" 12 E S T E H O l L D O l' P l o Direttore: TET..JESIO INTERLANDI C o m i t a t o d i redazione : prof. dott. GUlDO LANDRA prof. dott. LIDI O CIPRIANI Segretario di redazione: GIORGIO. ALMIRANTE SCIE DOCUUENTAZIONE. POLEUIC! OUESTIONJ\810 pi proulmo perrrro mrrrnnonte 1 .. :abbia ancora lentelo qu el . guerra, sono seguite lltfll dal popolo ltallaJio unr. 5600 nrorU La TANGERl, xs m _att. -Il corricion consapevole JLDSia, ma con la iucrollaaprile al 10 mt;gglo l' tegl! i ha le sue le ggi, e j spondente d el l'agenzia '' Reuter n l bUe fede del forti, nella sicurezza cbe sotto dalla nalurl! d.!Iilt guerra l Q.. -' ;,:. G 1 d 1 l l'alta guida. dt!l Quce l nostrt valorosi sol l press o l uarttere e e l da.tl, pler:ato ancora lna volta Il destino, por. l guelia di c ontJrientl, fn Nord -Afnca nfensce teranno &Ila vittoria u tr'lcolore d'Italia per on o dlsp"r .sl nel mondo._ d al1' 8 novembr e IC)42 all' 8 maggl.o u bene iJ!Separabile del Re e _dell& Patria. sslone del colpi vrva-scorso son o a ndati perduti in Atlan; le i one neutraH,_non puq tico e in Meiterran e o per azione aejl rea e suba:que'a dell' Asse c irca i l !! d l Sta t o t : 1a :slca che i:hlarneremo io 1 : r >.000 tqnneHte de l navig lio mer-; l voler rispond e r e Rllft. rlchl;st;;. l C'.1l1 queilo Cantile piegat0 l l a s ltuuione n e lla C '0 'a Il pi l : 'l ,. .. : + 1 I l st. a ad-an:rootare . 1 per L :n_ormtnn,o 0 > so o se !1 dev'e ssere i \ wre dJ. guerra. l t!itt. cl ha. esige d'eszer __..;;,-.-= ta la nostra del che enh 1 1 l denti e oppone Hello SACROSANTA PMJZJA -PASCJSTA nllo \'al orl! delle \lrebbe C$Sere alfrl menll;' 1 sono pochi; 6 :_!:l t} O d m i d! te>;H enac(l; ferme lliclpllna. 1' d'un supreJt!Ct ; e,, .. 111. h-1 r ; )re In Airk' e In Eur In b ill : -si .pu agevolmr-h de-dizione e si r w ISsper :postsa lemb i d :. j o d'e l m llllnl 1 e s pren lcme d'un 1r.1h te rrlbl ... e l [P._olch la tracot11nn llf r : . r .eafura umana di s ngu .. t >i_ Ft:, t'" 1111 v l! e. O.ne f : 1her6 ci'gn l i ;1 m ogn i l Un senatore filogludeo e cinqUe Sl)eculatori eselnsl dal ranghi del Partito Il Segret.irio del Partito ha adottato il provvedimento discipijnre della radiazione dal P .N .F. a dei' iscritti che sono .stati dolcriti alla Commissione per i pronedlmenti di Pollda: GlACOJI Giuseppe, industriale, Cavaliere del lavoro, con la J!IOtivuione: 11 Attravel'lo mezzi illeciti otteneva l'aggiudicazione di un importante appalto ed una succeuiva maggiorazione di prezzi n. V ANNATA. Leonardo, assegnato al Ministero de !le Comunicaaloni per incarli:o particolare di segre-t.eria, eon la motivazioni!: (l Per intere1si personali si valeva del/a sua carica di tlducia per inliulre circa l'gtiudiculODe -di-un Importante appalto BEI\MUZZI Gino, inpiogato privato. POJlfELLI .Alfredo, lni piogato privato . 1\0TA Giovanni, impiegato privato. con la l!loUtutone: 11 Per interessi personali svolgevano illecita a dell'au/udkuione di un impor. tante &ppalto H, . Jl BNretarlo del Partito ha a dott.at.o anche -a norma -dell' .it. dello Statuto del P .lU'. Il pt"OTTedimento dlacipllnare del ritiro della teaae a Lalgl IIESSIDAGLIJ., iacr!tt.O at P..lf.F dal t9 novembre t925-lV, Senatore del Regpo, con la motl,yuione: tr_:PRESIDBNTB DI UN IMPORTANTE ISTITUTO DI CVLTRA, lfiANf11STAVA PUBBUCAIII!Nfl UN'llJIINTl DI PBRNlCIOSO FILO-SBMIT/81tl0 IJ, Nova Divisin annientate o TOKIO, 15. matt. -po eH spedizione giapp nunz!a che durante dpio di mlligio contr. YIUliUe, -t divisioni 1\llle rive del lago df dell 'eserdto di Ciunc, nella regione aettentri sien e sorio sul punto 15 !Dali .. ;,:;, anglonorch vo rle l 11-Iedltt!rra.nt!O c:o::.;. nlca. Il D. N. l d al febbraio d nppnrecchl. Di questt. 'da 95 so affonda aero-ni Durante i le F r}fZC il n Q 2.ffo11dato1 sommergi bil i . me delle . 1 seguiito dei/.; inc d i ert. sono . ;n,:n. , 3'.1 ar.\1 1 mori ; e 56 tet : nz:ort; 4l !er-3

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Nonn (capo crso) (Acquaiorte di Guido Colucci). Il LA DEMOGRAFIA La stori:J cl por,olnmcnto della Cor3ica s i presenta oltre, modo interes. sante e sta ad affermare ancora meglio attra verso i caratteri demografici, la vitalit del popolo corso o )a propria nobile origine. Accenneremo rapida mento in queste pagine allo sviluppo demografico dall'an tichit fino ai nostri giorni, ma consigliamo, a chiunque voglia approfondirsi nella questione, l'acquisto dell'ottirno volume del Borllindi, La popolazione della Corsica (l) a cui noi stessi strettamente ei atte nir.rno come al migliore e pi serio studio finorn appars o sull'argomento. Poter stabilire con precisione quale fosso stata la popolazione della Corsica antica cosa alquanto lo dimostrano appunto le numerose polemiche sorte al riguardo fra gli che vollero trovarne la soluzione. Le stesso fonti antiche non presentano troppa atteudibilit: difatti, secondo Diodoro Siculo, gli indigeni abitanti l'isola all'epoca sua ammo11tavano a poco pi di 31!.000; ma qui sorge il dubbi o se questa cifra si riferisce all'b1tera popolazione indigena o semplicemente ai maschi adulti o ancora, ai sol i capi fan)iglia secondo l'usanza dei censimenti dell'epoca. Secondo 'fito Li v io, che ci permette 1 di l'ammontare d e lla popolazione attraverso i tributi pagati, .sembra che nel 181 n. C. la Corsica pagasse ai Hornani un tributo annuo di 100 mila libbre tli cera, ci che, distribuita in ragione di una libbra per famiglia. verrebbe u far presupporre l'esfstenza sull'isola di ben 100 mila. famiglie, pari quindi ad una: popolazione totale di mezzo milione di abitanti, e lo stesso Tito Livio pi tardi con ferma quanto sopra scrivendo che nel 173 a. C. In Corsica avrebbe pagato ai Romani 200 mila libbre cii cera, ma quel?tn volta. non pi in ragione di una libbra per famiglia, ma bens di due. Tuttavia anche tali! constatazioni non c i .Permettono di fare conclu sioni precise in merito, br quanto sembra che i suddetti tributi non vennero pagati ai Homaui sotto forma di esazione ordinaria, ma come tributo str aordinario in seguito agli accordi dl pace del 181 a C e quindi del 173 a. C.; ne consegue, logicamente, che tali 4 ITALIANITA tributi non pos3ooo pi presentare quei curattcri di equa imposi. zioue, .cio di un. tanto per famiglia. ma di un tanto, invece, vri riabile da paese a paes e a seco nd a dell a propriet terri era, cos a che d'altr.onde nella stessa pratica tributaria romana era gi dii' fusa, mentre mancava ancora l'imposta di carattere pers on a l e C' ancra chi, attraver s o un' pass o di Plinio, nel quale s i l )len zioua. di 33. ci:vitates esistenti nel I s ecolo C. in Corsic a volll' far risalire l'essenza. popolosa di quest'i sola senza tener presente quanto poco popolate fossero le citt n!.'ll'antichit e, ancora, che il termine civitates,_ secondo i volgarizzatori del Rinascime u to, pi che dtt vo1esse dire terre, nel sen s o di distretti territoriali. Dalla resistenza opposta alle spedizioni romane per la conquista dell'isola dal 259 a l 111 a. C., infine, altri studiosi vogliono de durre il forte numero di indigeni oppostisi all'invasione romana, traendo le loro deduzioni da alcune cil'r e dato da Livio secondo cui nella battaglia del 181 a. c. ben 2000 corsi sareb boro stati ccisi e in quella del ,173 a. C. 7000 sarebbero stati i morti e 170!1. i prigionieri. Se tali cifro avessero avuto un fondamento di sicurezza allora la popolazione cors a da esse dedotta nousarebbe stata inferiore alle 50 mila persone, ma anche que ste, invece, non hanno alcuna attendibilit per il fatto della na turale esagerazione di ogni capo coma11dante una spedizione o per aumentare il valore della vittoria riportata o ,per cfiminuire la gravit della sconfitta .subita. Da quanto si fin qui detto e da numerosi altri tentativi di computo dalle fonti pi varie si de duce come da esse non si possa trarre fondamento di si curezza per tutta l'antichit e fino all'inizio del Medioevo. Or dunque l'unica fonte che ci resta, sincera e sicura, quella geografica che ci descrive il paese. L'isola, da Teofrasto a Polibio, da Diodoro e Seneca, viene sempre unanimamente descritta come ricchissima di foreste, mancante di ogni attivit agricola, abboudant di pascoli, priva di strade, con scarsissimi ancoraggi .Q.ove l'uomo, del tutto selvaggio e primitivo, si nutre essenzialmente di miele, latte e carne. Quale la conclusione logica da trarre da questa descrizione, se non di uu,a vita d _el tutto primordiale e gia attestante una scarsa densit di E' appunto questo che ancora una volta ci confermano gli scrit tori del primo MedimlYtr: Vittore Vitense, Claudiano, Procopio e Isidoro di Siviglia. I-D seguito, e precisamente dalla fine del VI" secolo fin quasi alla met del X un grande movimento demogra fico si verifica in' essa: movimento di esod degli isolani dappri-ma in maniera pi lenta sotto la dominazione bizantina e poi sem p re maggiore sotto la dominazione saracena che con le sue raz zie e depredazioni pare contribuisse a ridurre la-popolazione in digena a solo un decimo di quella normale. In ogni modo non si hanno ancora cifre .circa la renle consistenza di questa, popola zione emigrata, n di quella che, per sott.rar.si alla violenza dei saraceni, si era rifugiata nell'interno dell'isola nei luoghi pijl impervi. Per due secoli, qu.indi, fino ai primi del XII la Cor sica viene dimenticata dagli storici che ad essa accennauo sol tanto vagamente quando scoppiano le prime lotte fra le Repub 'bliche di Genova e di Pisa per il suo possesso. E' appunto a que sta rivalit che si deve l'incremento della popolazione verifica tos i fino al principio del secolo XIV", giacch le due Hepubbliche. cercarono di affermare il loro dominio sull'isola mediante l'invjo di un gran numero di uomini che ebbero modo di tras'orma rla in breve tempo sia dal punto di vista sociale che da quello eco nomico. E' da osservare ch e se pure alla fine fu Genova a riu'la, n _ere padrona del campo in seguito alla vittoriosa battaglia Meloria del 1284, tuttavia n Pisa si deve il profondo mutamento nel costume e nel linguaggio degli isolani che rimane tuttora a testimoniare e ad affermare ancor11 pi il carattere italiano di questi nostri fratelli d'oltre confine. Disgraziatamente il secolo XIV" segna per la Corsica, come per buona parte dell'Europa occidentale, una forte diminuzione nella popolazione a causa delle gravi pestilenze scoppiate nelle citt e -nell campagne a pi ri orese nel 1340, nel 1347 e nel 1370-73:'-Precisare quale sia stata l'entit della popolazione scomparsa in Corsica in seguito a questo flagello non, cosa facile, iI. ogni modo sembre Sia stata ac certata dagli studiosi la perdita di circa un terzo della popola zione allora esistnte. In seguito la popolazione .sembra vada nuovamente aumentando, se pure in maniera assai lenta,. e per la fine del Medioevo si cominciano ad avere le prime cHrc pi o

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DELLA CORSICA 111euo attendibili sulla sua reale consistenza. Cos il chierico t!i Alerin. Pietro Cirneo, prima, e il Vescovo Giustiniani, dopo, sono fra i primi u tentare un computo sulla. popolazione res idlute corsa, ma le cifre da te si riferiscono all'esistenza ne!risola di un certo numero di fuochi, che poi saranno famiglie, per cui il com puto della popolazione rimane ancora abbas tanzarelativo e biso gner attendere i secoli XVll" e XVIII per poter con i docu mcuti dell'epoca avere l'idea di qua'nte persone costituissero in. media ogni fuoco. I noltrc, la poco attendibilit dei dati dl Cir neo deve farci attendere il XVI" secolo per poterli confront11re con quelli pi sicuri del Vescovo Giustiniani: appunto in base alle cifre di quest'ultimo, che si alla fine del Medioe vo, che la popolazione corsa a quell'epoca viene valutata in circa 30 mila fuochi, che poi, in bas e ai gi accennati documenti del XVII e XVIII' \i('{olo, potranno essere valutati in 12Q-130 mila J)ersone. Ma ancora una volta. dai primi del cinquecento e fino alla met del secolo, -la Corsica vee diminuire la sua popola zione a causa delle numerose lotte interne, delle nuove incur sioni turche dal 1506 fino al 1531, delle pestilenze scoppiate a pi riprese nelle diverse regioni dell'isola nel 1525 nel 1528, nel 1530 e nel 1554, della carestia susseguitasi e di altri flagelli naturali, quali: alluvioni. incendi, gelo, ecc. E' logico qedQ.rre da questa spaventosa situazione una forte diminuzionedell 'popolazione sia per morte che per emigrazione. Chi non ebbe a soggiacere in se guito al susseguirsi di tali flagelli cerc ricovero altrove, dap prima nelle terre pi prossime: in Sardegna, Italia, in Francia e iu Spagna e poi. sempre pi lontano: in 1Africa, in Scozia ed in America. La tempra tenace, coraggiosa e volenterosa di questo piccolo nucleo d'italiani ebbe modo di affermarsi dovunque: cos non pochi sono quegli emigrati corsi che .la storia ricorda aver c avuto cariche di fiducia e acquiotato grandi ricchezze anche presso Principi, Re e, perfiuo, presso il Papa. La second met del XV lo secolo invece. caratterizzata da una lenta ripresa demografica: cessate le pestilenze, le carestie, le lotte interne, diminuite le incur.sioni turche per mezzo di una migliore difesa delle coste con la costruzione delle. innumerevoli -torri lungo tutto. il litorale voluta dalla Repubblica di' Genova, la popolazione che erosi rifugiata pot ritornare libera a lavorare i propri campi, molti emigrati, in qualche modo ar ricchiti, ritornarono l nell'isola per godere i frutti del proprio la voro, cos la vita nelle -citt viene ripresa, nelle campagne malsane si tentano le bonifiche, nelle altre si incoraggiano le opre .. in una parola, tutta la vita isolana va assumendo la stessa fisionomia della fine del Medioevo. All'incremento demo grafico in questo periodo non poco contribu la Repubblic a di Genova con la sua politica colonizzatrice: cos questo secondo ripopolomento dell'isola caratterizzato do uu a fortissima immi grazione di genovesi o meglio di l.guri, che Il!_ Repubblica di Ge nova favor col fine nobilissimo di ridare all'isola la -sua mag giore pro<>perit, riuscendo ad incamminarla verso i suoi anni migliori, n ad interrompere' il corso di essi valse la breve conquista francese del 1556-59. Alla met del secolo xvn e precisamente al 1635 sembra risa lire il primo censimento dell'isolo che l'a ammontare la popolazione a 118.000 .anime, equivalente ai 30 mila fuochi del Gusti niani per la fine. del. Medioevo. Di questo primo cen<>imento ben poco si sa, poi c h all'oscuro dei metodi e dei criteri di rileva zione: metodi e criteri che verranno conosciuti solo dopo i censimenti_ parziali del 1655 e del 1667 e che porteranno ancora la cifra della popolazione corsa. i,ntorno alle 120.000 anime. Nel li29, quasi un secolo dopo il primo censimento e prima del quaran tennio di lotte che dovevano nuovamente iD-sanguinare l'isola nel corso del secolo, una statistica ricavata dallo spoglio dei registri delle parrocchfe dell'intera isola dava una popolazione totale di 116.053 anime distribuita in 69 pievi. In tale cifra erano com presi anche i soldati genovesi di presidio, mentre non lo erano gli ecclesiastici regolari e i frati che a quell'epoca, secondo le cronache; dovevano essere molto numerosi; in considerazione di tali constatazioni, quindi, la popolazione corsa poteva nuovameutn essere valutata intorno alle 118.000 anime, dimostrando una certa stazionariet. E' da notarsi in questi primi censii:nenti una co stante eccedenza delle femmine sui. maschi: ecceenza che po trelJbe essere soltanto apparente qualora si consideri il forte nu Erbalunga (capo crso) (Acquaforte di Colucci). mero di ecclesiastici, quasi tutti uomini, e i vuoti aperti fra la popolazione maschile dal caratteristico. e feroce costume corso della vendetta -Si arriva cos al 1740, anno del primo censimento francese che d un totale complessivo di 120.389 anime per la s ola popola zione residente. Tenendo presente le particolari condizioni poli tiche dell'isola che ribellatasi a Genova si vedeva invasa da Ile truppe pi disparate della Francia, dell'Inghilterra, dell'Olanda e del Re di Sardegna e della stessa azione del Maresciallo Mai 1lebois, inviato dalla Francia, che adottando misure pi t'orti. impiccando, devastando e bruciando dove aveva creduto di scor gele i germi deliBI rivolta aveva ontribuito ad nn forte e s odo della popolazione, si potr concludere come la popolazione legale a quella data dovesse essere di molto superiore alle 120.389 anime. I censimenti che si susseguono non sono pi ricavati da 'registrl ecclesiastici, n da libri fiscali, ma basati sullo scopo militare ch'essi hanno, cio. sul reclutamento e delle forze militari dell'isola. E' appunto a tale scopo che tende il censimento francese del 1750-57 che. -porterebbe la popolazione effettiva a 124.127 anime. Infine, prima del passaggio della Corsica. alla Frania, nel 1768 Pasquale Paoli che ordina un nuovo censimento col fine pi elle demografico, economicp, plitico e militare. Purtroppo at tualmente non si possiede copia integrale di tale censimento dal quale rilevare l'effettiva consistenza della popolazione, tuttavia dai pochi dati posseduti si 'nota un ulteriore aumento demogra fico: a umento, per, che sembra non sia dovuto ad una maggiore natalit, ma piuttosto ad una diminuit mortalit. Gl scritti del l'epoca dimostrano come la nuzialit fosse alta nell'isola e nello stesso tempo come larg111 ne fosse la prolificit, per cui per creare un reale incremento demografico bisognava cercare di diminuire la. mortalit. E' questo che tent il Paoli che oltre alla ricostru zione politica ed economica dell'isola non ne dimenticava il potenziamento demografico. Cosi se indirettamente le bonifiche, attuate dal punto di vista economico, non determinarono alcuna sensibile diminuzione della mortalit, questa fu, invece, in grar: parte vinta dall'azione sanitaria, con l'inoculazione contro il >ai(Jl (nel 1766 il medico greco Stefanopoli, praticata l'inoculazione ';

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'lna via di Calvi (Acquaforte di Guido Colucci). 95 fanciulli rillsc a salvarne 84), e da una pi giusta o severa l egiR laz.iou e, eou l 'impeclire. gli omici!li, gli assassinii e l e viol en ze tanto frequenti nell'isola nel passato (gli omicidi che qualche anno prima avevano anche raggiunto la cifra di 900 per anuo, divennero rarissimi). Questo lo stato della popoluzione corsa alla vigili a del suo saggio alla Francia: forte natalit e di minuitn mortalit rispetto n quella degli auni precedenti. Dopo il trattato d i Versaill es del li68 o la totta di Pontenuuvo dell'ailno segiteute, ba inizio il vero governo .francese sul l'isola e nei primi venti ann i che si !"egui1ono, l'ina cio allo scoppio della ri 'loluzione d e ll'89 furono date l e cifre pi disparato sulla popolazione corsa, poich uon csseudo i censimenti dell'epoea acces sibili a tutti, esf le parti colari condizioni politiche del periodo 1757-70 tuttavia r l germe della gi ricordata influenza francese sembra n ver anch'esso ope rato in questo decremento demografico. Negli anni successivi l e statistiche riportate nelle < O.sservazioni Storiche dell'abate Rossi ci fanno assistere ad Uii graduale popolltzione. 1776 126.051 anilue 1783 136.518 anime 1777 128.390 :> 1784 136.627 )) 1778 130.904 1785 138.365 ,, F79 132.329 1786 138.83il ,, 178TJ 134.413 ,, 1787 148.172 , 1781 134.520 j 1788 1782 135.5()5 ,, 1789 151.4j3 , Ma prescindendo dal fatto che i n tali cil:re eran o -compresi i soldati f rncesi che presidiavano l'isola ( nel .1777 la Francia occupava iu Corsiva ben 12 battaglioni, cio Un complessivo di poco inferiore ai 6 mila uomini, oltre ad. una del sua 22 divisioni generali di artiglieria e ad un corpo re-ale del genio>>) e un gran numero d i uomini di governo, funziou;1ri ed impiegati f::ancesi, appare in dubbio che tali dati fossero appositamente an mentati per far presa su1l'oDinione pubblica e sul Sovrano per dar pro.va a quella eli un'vviata prosperit e a que;>ti di una saggia politica. i primi a non credere a i dati ufficiali ed a spogliarli delle loro lt\siughiere apparenze furono ... i pi elevati ed inl'orrnati rappresentanti dei governo di Francia Difatti, HJentre l e statistiche clie. davano nel 1784 per la Corsica uri a po polazioue di 136.627 anime, il Necke.r nel suo volume "De l'admi niHtration des finances de l a 1-'rance "(2l uon la valtttava che a 124.00() anime. Qualche anno dopo, nel 1787, l e statistiche attribuivano alla Corsica 148.172 anime, mentre. il ministro Calonne uon gliene attribl.1iva che 122.150! Dopo il 1789 >;i ha un netto miglioramento nei sistemi di accer tamento; dapprima con l 'iutrodnzioue d e l catasto e poi con l'ob bligato!iet della tenuta pre.sso ogni comune di un elenco nomi' nativo degli abitanti e d : a ncora, pir tard i; nel 1881. eo u 'inizi ) del sistema di censimento a giorno l'isso eda bollettino individuale Filatrici a Guagno di Guido Colucci).

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per ogni abitante. Il censimento del 1791 d per l a Corsica un totale .152.342 anime 178.015 femmine -e 74.327 maschi) e queilo dcl 1880 primo censimento generale della Francia in cui inclusa la Corl!ica, 'd -per l isol a un di. 164.633 anime. Ma se pure i metodi di accertamento vengono al quanto migliorati rispetto a quellt pncedcnti, tuttavia non si pu ancora avere la massinia fiducia in eS6i soprattutto perch l'accertamento non ancora diretto, m11 appena. appena COntrollato da qualche Vi -cario o curato nella massima parte dei casi neg-ligeitte e imperito. In ogni modo l'aumento verificatosi nella popolazione pi che a vero e proprio incremeto de mografico deve essere. attribuito al mi glioramento apportato nei metodi di act:ertamento che pur l!ttraverso alle Jacuno suddette sono pi attendibili di quelli del passato. Ecco il quadro della popolazione corsa negli anni successivi: 1801 171.380 anlnte 1841 221..463 animu 18()6 177.582. 1846 230.271 ,, 1811 174.572 1851 236,251 1816 1856 240.189 )) 1821 180-34R ,, 1861 252.889 1-'!"26 185.079 1866 259-861 ,; 1831 197.967 1872 258:507 1S3ti 207.889 ,; 1876 262.7[;1 Dalle ci l"r3 ;.:opr a cspcst e si no'. a 11.11 continuo incremento, ma anche in ques t e c.ifrc non possibile avere piena fiducia per il carattere stesso saltuario di detto incremento; giaccli se nel de cennio 1836-45 l'aumento di 22.382 anime, que;>to scende a 9 .912 nel decennio 1846-55 per risalire nuovamente a 19.678 nel 18:i6-65 e ridiscend ere a 2.840 in quello 1866.75. Si giunge c o si al gi ,ricordato censimento dl 1881 che per )P innovazioni in es!)o apportate s i presenta fra i pi sicuri tenendo altres dil;tinta la popolazione legale o residente da quella presente o effettiva. Eccd l e cii'J o L lato d a questo cen!':imento e dai suc cessivi: popolaz l ega/t> popo/. az. presenti! differe nza 1881 272.639 258.440 14.199 1886 278.501 267.149 11.362 1891 288.596 284.709 3.887 tH9o '29ll.168 281.543 18.625 19{)1 295.589 278.072 j7.5li 1906 291.160 272.157 19.003 1911 290.961 270.218 20.743 1916 1921 2Sl.959 254.938 27.001 1926 289.89{) 255.865 34.025 1931 297.235 270.921 26.314 1936 322.854 Dalle cifre esposte s i osserva un aumento nella popolazione le gal e fino a l 1901, nel venticinquennio cr. segue l a popolaziow\ legafe d ec r i!sce p e r riprendere nuovamente a sali col 1931. Per quante concerne, ir.vece, l a popolazione presente si nota in un aumento che non pari a quella legal e ed in ogni. modo inie riore. La differenza _fra la popolazione legale o quella presente dopo aver accennato a diminuire r;.: reriodo 1881-1891 riprende rapidamente a salire per raggiungere il suo massimo n e l 1931 eon 34.025 anime '.'lpatriate: sono gli anni del c l,sico spopolamento dell'isola. La natalit in Corsica che nel p eriodo 1821-30 era stata di 5 .823 anime, aumentate a 8.424 n e l periodo 1881-85 per pof iniziare l'incessante' diminuzione che dov.,va portarla a cil're baRsissim e : nel pe-riodo 1905-10 fu di 6.128 anime, in quello 1911-13 di 5.918 e quindi sempre pi basse' Ancora s uperiore appare tale denatalit se s i tiene pre-sente l'aumento -della popolazione, difatti n e l peri_otlo i821 la media ammal a d e i .nati fu di 318 per mille, nel venten nio successivo, 1841-80 si fl.bbass al 305 per m ili e e poi l 11l al 1900 a 278 per mille, del 1901 ai 1910 a p e r mille, dal 1911 al 1913 a 204 per mille, nel 1920 a 202 per mille, a 173 per mille n el periodo 1921-25 ed, infine, a 1-H per mille nel periorlo' 1926-:l0 La m ort-alit. invec. e, va lentamente decresc-endo nello stesso periodo di tempo, tutt.avia d elle nascite sulle morti Calvi (Acquaforte di Guido in costante diminuzione ili relazione a ll a crescente dena talit. d e ll e nascite s::.lle morti che nel Yentenniu 1821-40 fu in media del 95 per mille all'anno, scese al 66 per mille nel periodo 1841-80, a l .53 per mille nel periodo 188.1-1900, al 50 per mille nel periodo 1901-10, al 46 per mille nel periodo 19ll-13. al 43 per mille n e l 1920, al' 30 per mille nel quinque:mio 1921-25; e al 16 per mille nel quinquennio 1931-35! L'immigrazione e l'emigrazione h:mno avut{) un andamento de l tutto dipendente diverse vicende politiche del p acsP.. Nel pc.riodo 1821-40 vi fu un'eccedenza di immi _grazione di :1.300 _persone pari, quindi, all' 8 per mille. L'emigrazione tocc. invece. suo rnassimo nel periodo 1901-10 col 65 per mille. Dopo la RCOrsa guerra mondiale nuovamente un'eccedenza n e l uuuH>J'O rlegli im migrati C h e s i osserva: fra il 1921 e il. 1925 l'eccedenza degli immigrati fu di circa 3.600, nel periodo 1926-31 f u rli :i.Oa!. Da -quanto s i esposto s i nota, quindi, come con una continua diminuzione de ll a natalit, l 'aumento della popolazione non sia dovuto che a d una maggiore immigrazione. Osserviamo, ancora, a tale proposito, che l'immigrazione francese irrisoria in con .fronto a quella degli altri paesi .in considerazione alla sua am mi _nistrazione sull'isola. Nel 1931 i f rancesi contribuivano con ci r ca il 4 per cento alla cifra totale degli immigrati di fronte al 3,4 per cento degli altri stranieri. Tenendo presente che l'aumento della corsa nel quinquennio 1931-36 fu di 25.619 anime e che nello stesso quinquennio il numero degl i stranieri pass d a 10.217 a 19.848 con un aumento di ben 9.6311 per&:Q,ne, si deduc come l a p<>polazione ufficiale della Corsica sia aumentata del 5,57 per cento, mentre quella straniera di oltre il 93 per cento. E noto come la 'Francia segni ogni anno un passivo impress i o nante nel suo movimento demografico: nel 1931i la Gern-ia.nia ebbe un'ecce
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BUTTADEO Nel secolo scorso c' stato an che il momento per Bultadeo. Ci spieghiamo. Dala la fiorit\Jra di opere sulla leggenda -dell'Ebreo errante, per lo pi romanzi, e ra venuta in la paterni l della voce Buttadeo. Riviste di filologia pura impugnavano l'argomento. t francesi volevano che il nome fosse di origine al meno provenzale. t tedeschi an che tiravano dall,a loro la pater nit di Bultadeo. In Italia finalmente si tagli la lesta al loro: perch, documenti alla mano, si dimostr cc Buttadeo di origine italiana: un nome tanto diffuso, e cos ricorrente nei racconti popolllri, nom ricordato da un'an tica cron11ca di Sigis.mondo Tizio. Costui parl11ndo di certe di Andrea Vanni fra l'11llro ha scritto: cc Hoc profecto libuil annolllre, quoniam lernpeslllle no stra ab anlquis civibus percipimus Johannes Bulladeum, qui olim Chrislum, dum ad patibulum ducerelur, inhuma .niter impulerat, cui Chrislo fui! dicum: Expecla bis me, dum venero", Senis ali quando lransivisse: imaginemquf!! ipsius 11b Andrea islo, ut diximus, in angulo picl11m, crucem f2ren tem ins.pexisse, seque Chrislo si miliorem haudqua(m)quam vidisse fuisse leslalum Ma questa cronaca-senese, del Quattrocento, si rif11ceva gi ad un11 tradizione della leggenda di Bulladeo. Per cui alcuni zeianil and11li 11 rovistare nelle bibliote che ben presto scoprirono un s altro documento, che faceva risa lire al 1267 la di But ladeo in Italia, quando auttadeo sarebbe passato per Forl diretto a S11nlo Jacopo di Composlella. Cosl legge nell'opera aslroiogica di Guido Bonatti, lnlro duclorius ad judicia slellarum (Augusta& MCCCClXXXI) Un tal Riccardo si era voolafo co: Bo natii, inconlrandolo nel 1223 a Ravenna, di essere vissuto alla corte -di Carlo Magno; quattrocent'anni addietro. Et dicebalur lune quo-d era! quidam e:lius qui fuerat lempore Jesu Ciuisli, el vocabalur Jo.!lnnes Bullddeus, eo quo-d tmpulissel Dominum quan-do ducebatur ad palibulum, et ipse dixi ei: Tu me donec venero ; el vidi Ri cordum Ravennae aera Cuisti mille:sima ducenlesima vigesima lerlia, et ille Joannes lransivil per Forlivium vadens ad sanclum Ja cobum aera Christi millesima ducenlesima sexagesima septima Ma il pi antico documento che si conosca sulla figura dell'Ebreo errante senz'altro questo componimento che leggiamo in un c:cdice dal 1274. Come si vedr, 1'11ulore anonimo aveva un'idea v11ga della leggenda. Non si tratta cerio di Bulladeo in persona, eppure si molto lonlani d11lla primitiva forma della leggenda. lo me ne vo in terr11 d'Egitto, E voi cerc11r Saracinia E lucl11 terra Pagania, E arabici el 'braici al la-deschi LA LEGGENDA DELL'EBREO ERRANTE E 'l Soldano e 'l Saladino, E il Vellio e tutto so dimino, E lerr11 Vinenciun el Belleem E Montulivelo e Gerusalem, E I'Amir111fio e' Massamuto: E ll'uom per kuj Cristo alenduto D'allora in qua ke fue pil-lia -lo E nell11 croce inchiavellalo Da li giudei, k' el giano frustando, Com 11 !adrone battendo e dando: Allora quell'uomo li puose mente E si disse pietosamente: Va tosto ke non-ti deano si [spesso. E Chrislo si vuolse ad esso. Si li disse:
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r S i molto discusso sulle origini e la provenienza degli al mondo mdoeur9peo dalla regione egeo asian < l Etruschi spec ; e contendendo se essi venissero in Italia o comunque imparentato con le genti di tale reg j one e s so n o n dall Est (attraverso il mare) o dal Nord (attraverso forn, alla Civilt Etrusca che dov eva fiorire tra l'VIII e il I se. le Alpi); ma nessuno dei contendenti ha potuto con. c olo a. C. che qualche goccia di sangue -e qua lche matt o ne seguire conclusioni tali che genera:lmente s imponessero come della costruzione futura. provate. H Pallottino poi ha molto sagacemente indicato II Pal r lottino che a noi sembra il pi assennato fra j recenti tutti i punti deboli (considerevoJi.ssimi, in verit) delle tre pre. etruscologi" non cerca affatto di sminuire la parentela fra l a cedenti teorie ( 1 la orientale, la settentrionale e quella del : .lingua etrusca e l antico linguaggio preellenico dell'isola di L e m l'al!toctonia pura e semplice), sostituenaovi una idea di altro ordine: rio; ma giustamente osserva che ci non dimostra di necessit un a non provenienza ma formazione. Quella degli Etruschi r ecent i ssima migrazione di etruschi (nel senso di Pre-etrus chi. non una razza, bens una Etnia o una Nazione: formatasi in ramo asiatico degli avi degli Etruschi) da:lla regione egeo-asi a na, epoca storica, mescolanze e fusioni di varie genti, per i:ui Lemno apparteneva, all Italia Lemno ed Etruri a ciascuna deNe quali soltanto risalendo molto pi indietro nel possono con assai minori difficolt, essere considerate quali due tempo correttamente s i potrebbe porre il problema del la proisole linguistiche forse somaviganti come relitti dopo la som venienza Gli Etmschi sono coloro che s affermarono in una mersione di una pi zona linguistica prearia, le cui orr Civilt fiorita tra il secolo VIII e il secolo I a C. ; essi cosf come gini, migrator i e o meno,' anzi che rimontare al IX secolo a. C. erano con tutte le mescolanze e le fusioni a cui dovevano le perde:;sero nella notte di tempi Con ci, io sostanza cade il Joro buone e cattive qualit; Iaddove sarebbe arbitrio il chi a pr?b!ema della migraz i one, e rimane sulla tavola un problem a mare gi Etruschi col nome di quei!a Civilt e quell'unita i sensibilmente diverso : quello del rapporto razziale fra il remoto componenti di uno solo dei rami antichissimi che in quell unit strato linguistico preario di cui tanti studiosi parlano con in. confluirono, se fosse stabilito che a quell'unco ramo risalga e gli ari i portatori dei not i idiomi indoeuropei tutto i merito (o il demerito) del carattere peculiare della comA differenza del Pallottino, Vittorio Calestani, autore di ,un plessa Nazione Etrusca dei tempi storici Presso i veri Etruschi pregevolissimo volume sulle origini della Razza Italiana, ammett e quelli che conosciamo storicamente-c' molto sangue di indoseoz'altro la recentissima provenienza asiatica se non lidia, europei in senso stretto, e ci sono molti elementi di civilt che possiamo d ;.re quasi-l ) dia degli Etruschi primordiali ; m a p e possono essere riconnessi alle popolazioni di lingua indoeuropc : a. viene a conclus i oni molto vicine a quelle del Pallottino qu a ndo Se ci fu un ramo di (diciamo cos) Pre elruschi nettamente estranw osserva che neJla Etnia Etrusca detentrice della Civi J t Etrusla 9

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La Chimera etrusco proveniente di!l .A.relzo. (Museo .A.rcheologic o di Firlmze). dc.l primo mill e n nio a. C, gli E t ruschi a s iat ci, g e nui ni degli immigrati lid1i non erano che una mfuna mmoran Z.l, mes c olati con un moltt plice e lemento itali c c c asiano. Molti, p r ess o gl : Etruschi, i prenomi e i gentilizi i i tal ici: ci d1e t r c modo significativo. Noi dobbiamo p e rtanto ntenere che gH i nvasori Etruschi foss e ro in numero assa i scarso, e che nel con quistare il paese, si fondessero rapidamente con gli abitanti orig n a rii. Secondo i testi lat'ni, gli etruschi avrebbero conquiStato gli urnbri oltr e a 2 00 citt Mi pare si possa a!Tlmettere che g ." umbri, nell 'VIII o IX secolo a. C stavano ocupando s u i liguri vi.Ilanoviani ... quando giunsero gli Etruschi, i qu a h g uidarono i villanoviani alla riscossa e ripresero agli umbri le loro conquiste La mas s a della popo lazione d'Etruria non fu mai sca ma italica ; e anche buona parte dei riti e della organizz azio ne e trusc a fu italic a e non orientale Sia detto di passata un:1 dell e idee pi notevol_i del Calestani, e che meritano maggior pbuso, qu ella della perfetta liguricit dai villan viani (l). Ii C a lc:s tani aggiung e che sin da quando m;grarono in Italia i conqui st a tori asiatici dell"Etruria non pot e vano non essere gi b e n me 'col ati, poi c h sulle coste dell'Asia Minore e sisteva (al tempo i n cui dovrebb e ssere a v Y e nuta la migrazione etrusca ) un norc vo!e ele mento proroariano e inoltre, venendo alla conquista del l Etr ria, e ssi dovettero unirsi a tutti quelli che erano disposti ad aiutarli : F a t t o sta che fra i C o11quis t,tdor e s etruschi", f r a gli eroi nazionali dei primi secoli c'erario esponenti delle razze e g enti m e no lidie imma g inabili : a Volterra, sus n te la stele d i un Conquistatore rappr e sentato con i tipici calzari as: a t i c i a lla h i ttita, e Lt t radizionale bipenne, e si sub ito indotti a p ensare: ecco un rappresentante della pi antica aristocrazia oriunda dall' Asia Senon c h la st e le ci comun;ca anche il nome de!I'Eroc, e qu e l nom e e ... Auto i l F a lisco. Un a l tro Conquistator e etrus c o t bit a va, s eco ndo la te s timoniaa za di Strabone in un pa::sc lcl lasa degli Etruschi: via via entravano, a tar parte dei latini, degl i italici affini ai labini, dei ltguri figi_dei vi!l} chiarendosi le affinit dell' etm sco a un a ) col ligure ; b) c ol cosiddetto p n: indoeurop e o i> d e l i e isole italich e e della Penisola; c) coi.linguaggi egeo-asi ani ; J) coi J".oguaggi << indoeuropei propriamente detti. nei, il l inguaggio veramente protoindo e uropeo parlato nel neo io e po c he remtissime, e poi si tripartisce negli idiomi .:omu r.emente riconosciuti indoeuropei, in quelli mediterranei, e in quell i < \ egto-asiani Qua nto a questi ultim i costituirono essi, s. mi terzo ramo della medes : ma famiglia, ma potrono e dovettero ,,_lterar s i ; oltre che per la consueta evoluzione linguistica nel tem po anche per il contraccolpo di mescolanze f a zziali subit e d a i !ero portatori, d.1.to che !"Asia Ocderit le un po' il quackvio d elle razze teatro di amori e di lotte fra stirpi e stirpi Se i Pre-etruschi che conservarono l'id: oma di tipo arcaico onde sono agli etruscologi venuti tanti imbarazzi non si mossero Il;:i <1alla Pen sola essi rappresentano, anzi che deplor -evo-le mist icue asiatica per le genti italiche, un ponte di cmitatto fra gli ita.IJL I d e l IX od VIII secolo a. C." e lo strato razziale stesso dei loro pr schi antenati: nulla di pi deHe virt d 'una razz? . Senonch di solito simili isole di tenace persistenza linguistica si r : scontrano sotto specialissime condizioni, che a noi non sem brano verificate in Etruria. Un'isola fuori mano, un'isola dali'a spetto squallido e poco attraente, un impervia zona montuos a co me del Caucaso, cco le regioni dove meglio compren derebbe la cons e rvazione pi ostinata deLle lingue arcaiche u dci c ostumi arcaici Proprio nelle pi regioni appem1.inicbe

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rebbe stata da una c ome quella dei Pre-etruschi Pertanto s i sembra pi accettab le l'idea d 'una migrazione as ia na: ma _d'ur.c . migrazione sensibilmente anteriore al sec IX Si tratta di concludere, cio, che quel nucleo misterioso f>Drtatore delia ; r.pua et rusca, rditto di rnigraz oni assai antiche, oltre ad ess e r e numeri camente pochissimo co.ns istente, do ve v a essere nel sec:::.Io lX di .una asiaticit all'estremo a ttenuata, diciamo pure annac quata Se quel mode sto gruppo di uomini era ecclirnatato da secoli in Ital ia, stav2 in mezzo a genti che non erano di sangue asJa : ico, e da esse doveva avere ricevuto notevo li imm;ssioni di san g ue ita lico, col passare dei lungo tempo, gi prin l:t di fondersi coi villanov ; ani nei secoli IX-VIII a. C. Gli specialisti di glottologia itali ca preistorica hanno d'viso in tre gruppi le lingqe prearie d Italia : libico-iberiche (nelle i so le) liguri (nell'Italia S e ttentrionale), tirreniche (nel rimanente della Penisola). Messi da p a rte il ligure (che si estende a bba sta nza in l ver?o il settent rione d'Europa, ed gi un ict6ma < < ccatine ntale ), e le forme ibericheggianti che come i' ibcri c o stess o hanno legami innega bili col ligure rest a no le 'lingue << tir renich e Bisogn e rebbe (dal punto d i vista di chi vuole dare gran peso al l e redit di sangue etrusco, c onsid e rato come cd an tiario, i n ltali: l dimostrare che i portatori Pre et ruschi d t i l" etrusco, a ncra vicini a lla loro origine asiatica, non er ano, raz z ia l mente, troppo iso l a ti cos da dov er." optare tra la mis t0\'Mia,.,on e e l'esaurim e nto progressivo per eccesso di purezza; che essi facevano forza, e possibilit di m a ntenersi, dall'essere c ircon dati di loro affini, r azzia ; J m ente asiatizzanti; c he ins omma i par l anti delle lingue (( tirreniche era no estranei all'ariani t, in senso asiatico non meno degli Etruschi (Pre-etrus c hi) : Ma nulla, a n o st ra aw: so di pi insostenibile! I lin g uaggi t i rrenici i> occupa v a no almeno in parte notevole l' a re a dove fiori b no st r J Civilt d e l Bronzo, de tta af'penninica st udia ta, nell'Italia Ce n trale e in Calabria e in Sic!lia, d al. Rellini dal Colini, c dominante, oltre che nell a regione a driati ca, nel centro Itaii a o::cupavano l'a rea stessa dove fior la nostr a Civilt N eo liti ca, quell a dei popoli che scavaro no miniere di pietre l av orabili in P : e n :onte, ne : Gargno, in Sicilia m anifestandosi attivi nell Itali a tutta: e J i n quell'area e operava no ininterrottamente, non m a i nresse, le nobili popolazioni del nostro n eo!JtJco c d e n eo!Jttco, dt co m e or ora si "edr, ben co n oscia mo h razza lingua che s accompagn a lia nostra Civilta neoli t icae n eolmca: e d ,Jla i ti dica Civi lt del Bronzo par a llela (s eppure con un po eh r!tar do) a quell a di Cre ta, essa srud:abile a ttraverso una ricch is sim a toponomastica, e d esclude una specia! parentela co n c he n on ci ri c h;ami all' etrusco come spec chto conservativo del p1u rem oto linguaggio protoariano. Cos i remoti mist eriosi portatori l' e tru sco, 5e avevano raigrato dall'Asia, essendo tutt'altro ci1e appen a giunti nel IX secolo a C. dove va no ave r perso nei e nei s ecoli l a loro purezza ., c parte della lo r o mdiVI_duaht a peculiare, neil inevitabi le contattn con le, per nulla popo l az i oni circostanti ALDO CAPASSO ( l) I v : : :I:tnov ani, s tcond o le tes i de lla scu ola p i gor n iana, dov r ebbero essere p o:c h incinercJtori ita lici di l ingua indo u ropea .m se_n.so stret to. (Seco nd o certuni urnbr ). Ma l e i ndJg :ni dimostrano co n assol uta evidenz'\ ch e l' area d eglt mcm e r ato r 1 e qu e I n delle l.ngue indoeu rope e >> coinciJono affatto: al :ontrario. i o gran_ parre :area deg l' i o c nerat or i co : ncide con quella de1 lmg_uagg\ >>, e i area degl i inum ato n c o n quella degli <<. md oe u rope1 .. L r to cella t nc.ne ra z one a ccomuna a prim a V I S t a i vdlanov .a m a : l gu n ; e po1ch e qu a e l e culture se ttentrioroli >> italiane (in massima parte :!,gun) sono ntluenzate dalla villanoviana come ad essa post e ri ori. la v dla nov ia.na appare qua[e una form a un p oc h n o pi a;n.ica d e lla c i v ilt J ,gw-e. In Etruria durante :'a C:vilr e n eoliticn e que:l a del Bronzo, dom1n a c:sclus: va L incinerazione rispon d e dunque. spect d ; o ndata cu lturale dal Nord, b en drs tmt a dalle onda t e l : n gUis t c.1e mJoeuwpec in senso s trett o, v e nut e l l'E s t (Balca ni). Chiaro il ne sso tra o,;'tura ,-i! l anov ; a na e ;erramare. (Le rerramare con la loro r ud e p oL'Apollo di Veio. l Museo nazionale di Villa Giulia). vert, state g'udicatc dal Patron i espress ione di p o poli i rre! gios i p oco curanti dei riti funebri ; ma molt o pi adereme il c ons. derarle dugi, poveri e frett o losi, dei momenti d ; peri < o lo: in zon e paludose considerate strategicamente imprendibili). Bene il .Patroni ha argomen t ato i n favore deb'a Jigur i cit. .delle terram ar el (2) Il Pallottino osserva che mancan.o c o mpletamente le prov e arch.-o.' logich d'una ancor v:cina e ravvi sa bil e origi-n(l as i ati c a contrar i amente a ci che mol h mostr(J.n o di ener, p o ich la Civilt Orientahza nt e de' prim o peri odo etrusco ha manife sti caratt eri siroegizi i ( o di qu e ll e fogge miste che fur or eggiavan o rie i p o rti fell!i cii) anz i che egeo-as ia.n i (cio r i montanti a-lla regione d a cu i gli Etrus ch i a v rebbero d o vuto pro venire) e quindi document a delle success ive acqu : siz oni slf b ase commerciale cui qualunqu e popolo a vrebb e p o tut o fare a n c h e senz' e sse r e d'origine as ati ca. Le scoperte di Sardi L e mn o, Ali s ciar PozarJ:, non offro n o elementi d i concordanza co n la Civilt Or: entai:zzanfe dell Etruria, se non estrema m e nte vaghi Pertanto se gli Etru s ch : ('P re. E truschi) ven vano d all'Asia (reg ione egeo-anatolica), avevano o rmai. pe r so altl'e!_)oca che poss amo co ntrollare nei n o str i larghi i n v en i men t:, in grand ssi m a parte qu e i l o che potremmo ch i amarti d l o r o bagaglio d'arri vo. (Nessuna tipica fbuJa asi a n ca presso gli Etruschi; n ess un esempio del r i p ico bucchero nero etru;;u presso gli as : ani). Quanto a ll e ;agiun cr o n o ln giche: l'n: zio della C: vilt Orientalizzant e etr u s ca s colloca alla fne dell'VIII a C cio, > n un 'e poca i n eu le f o nt i grecha. ilvrebbero dovuto s er b are qualch e r :. cordo di url fatt o cos i mp onente come la m graziane d i un in con c om.t anza c o n le VIcende della co l onizzaz'o n e elJ!enica. Ed Ef oro d ce c he sinp al t e mp o della fond azio ne d i Nasso i n Sic:Jia (l a pi ant i c a c o lon ia de i Cakidesi),-i Grec i non ne i mari occ i dental i pe: timore degl i Etrusch i ( K T i rreni i >>). Il ra cc on t o di Er o dot o non pu esser e distratto d a l s uo s'stema cro n o logco >>: es s o coll oca la migraz i o ne etrusca al temp o d i Ati r e d Lidia i p oco d opc; l a Guerra: di Troia tr a il XIII e a XII sa:olo prima della nostra tra. Si c : o, nella vis : one di un avvenimento v. s to in lL1 col o re d:: mito. in un ep o ca gi assai lont ana.

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Uno scrittore germanico riferisce l o e;i esp:t!SJO da un_ fa:tloso ed auto ret, ole /ecn1co de{ suo Paese nelt edere dz we sono capan le donne ztallane m1p1egate n e lle industr ie di g11erra: Come possibile che qua in Italia, delle donne non istmi te (ungelernte), dopo bre ve t i rocinio t-iescaJlO ad 'eseguire perfettamnte i lavori pit com i les i e difflci/i di meccanka e che altrove sanno compiete: soltal}to gli" operai JJimlti (gelemtrJ)? E come va che il rendimento d.i produzione delle operaie, itali ane non i stmite (unge/ernte), se i/. lavoto bene organizzato e ben dire/lo raggiunge ima media 1/0tevo/metl/e alta? (Das Reich, 14-2-43) . Lo scrittore, germanico spiega come non ci sia da meravigliarsi affatto anche la. meno : colta (ungeschulteste) operaia Jtaliana sino dall'infanzia come gi ma madre e sua nonna in retagg'o di generaziori e generazioni, un'o pe_raia m "anual-e razzia/mente a ddestrala, nel millenario artigianato creatore. Le Italiane J1l iln lavoro di guerra, tutte le altre donne d'Europa: poich hanno al massimo volont di, lavorare i ntelligenza e destrezza digitale ; come le Giapponesi ottengono il pb alto rendimento di produzione. Sono comp limen ti questi, che fanno p iacere, che dnno da pemare. . Il medesimo scrittore confessa che lo straniero in t iaggio pe.r l'Italia p11q esseni fatto altrtt., volta 1m concetto ben d iv erso ) della donna Italiana, che a fili ltn(t, bella femmina dallo sguardo briiante e Id chioma corvina gelosameonte sorvegliata dali'uot!o r icca di jig/1 intenta a pregare una schiera innumere v ole di santi e d madonne; negli alti strati sociali '"' oggetto d.!, lusso e per quanto dotata dr virt familiari e" morali an cora m o llo arretrata rispetto alla progressiva indipendente e audace donna del Set tentrione.. Egli spi eg a al suoi letlori che i v etri: di Mmano, i pizzi di Blll'ano e df, Rapallo le pag lie di Venezia /.e ceramiche uinbre tutti i miracoli insomma del/ ; artigia11alo italiano (be in passato costituit allo il di/ello e l' del tmta in di p01to: nell'l tafia erano l e manifestazioni pi 1 appariscenti e pit note di una laborioi befi. pit) intensa diffusa e uadizionale esercitata dalle donne e dagli uomini dj q11esto P aese noftro che prtr l.1 roma11tica e bugiarda fama del dolce. far niente. IN DIFJ l.

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DELLE DO.NNE l . Con le virt naturali, la donna italiana modellata in tutto e per tutto sul tipo classico della -donna romana dei tempi _aurei () Ben dice quello scrittore che la, rocca ed il tela i o non sono mai tnasti inopnosi in Italia, come qei resto finmdine o il tornio : le nostre donne hanno succhiat o (O/ ma terno latte l'aoilit industre ch nel sangue di t11tti gli Italiani e ch' esse o gg 1 c o n /.e agili dita e le braca rob11ste, col ) fine ingegno sanno tanto bene mettere al servizi-o della Patria in armi da meritare tm cos alto elogio di stranieri ,ami,ci, che ben s inten dono della maieria e che 11011 sono poi troppo gme.rosi d i vani complimenti. C' m r semqra da esserne veramente orgogliosi nel pt esente jid11ciosi per ii futuro Consideriamo che fa vM propria in Italia della donna rurale oper a i a o c i ttadinll deriva dalle migliori tradizioni del passato e si radica nella natura deJl a razz l q11ando anche rit este soati forme di poesia famHiare come ne/Ja preparazione dei corre dini iilfantili; quando premurosa della utili/d domest.ica la d01ma provvede sagace agli ind11menti pei ragdtzzi o i'l marito ; quando, propria sarta o modista, con arte s.! fa graziosa ed attraente; rq11ando, per istintit o amore del bello ado!tra la casa, con rmiili oggetti che p11r talora sono piccole opere d'arte; sempre maestrd di garbo e parsimoni a . Il classico sp.ir'to) di sacrificio della donna italiana la STia 'imrala moralit l'eroismo col quale affronta le asprezze della v ita e fianchegg ia l'uomo nella vita avve'rsa la n!li dono preziosa collaboratte nei lem p; normali ; la mettono in linea e la rendono gller. rie.r . quando in tempi bel/id llfilizza e melle a frutto quelle f.lle q11alit tta4izionali di wi andat1amo discorrendo Cos'i cos -potrebbe essere ancor pr, se certi nostri amici non avessero fatto il p er frastornare corrompet e sciuparci la dorma itatiana Voglio dire che le qtalit positit e notate ial tecnico e dallo scittore con occhf gN"13

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manici, e le 1-' iri1 altreltdnio somme e fallit : e che dl.slinguono la domia Jtaliana sono intrimeche doti naturali: tutte le. qualit negatit e ; vizi di forma e di .sostanza noi, ro11 orchi italiani, con occb; fascisti, meglio con 0 cchi razzisti, ppssiamo ben ravvisare i11 certe donne italiane dei nostri giomi, sono il prodotto di una sistemat ica cormzione, di evidente origi11e, che .si val.sa della 1iivta e del giomale, del romanzo e del cinema . della radio e dell'arte, della moda edel danaro dei gag meticci e smidollati come dei patose.s.suali. per t o glie re alq11anto: alla donna la sua grande forza morale (tanto ;ecessaria in questi moment1) per fare in modo che 11011 ci sia d'aiuto ma d inciam po Con le virtt naturali, la donna ital)a_na noli solo un artigiana perfetta non solo pu6 essere una proveita di guerra e direttamente contribuire alla Vittoria, ma sempre un'accorta e scmpolo.sa massaia, moglie e madre impeccabile, modellata imomma, tutto e per tutto, sul ti p o class.ico della donna romana dei tempi aurei: co11tribuisce ,d/a demografia pi clie alla foia de,1 tabarini ama la casa pit del cinema rinwora l'uomo e non l o tormenta lo vuole sano e fo; te fisicam ente e moralmente: padre di eroi e non di niezze cartucce, di tenaci combattenti e 11011 di spiritosi disfattisti I n vece, con gli attributi che J at'tit;it giuda}.a, diretta o indiretta, mbdola e sotterranea, ha re reato di i m prime re mncendovi pur tropp o in misura disCIetamellte notevole la donna itahana pu divemre rma pericolosa disfatti.sta e pr o pagandista in favore del nemico, un aggettino inut.Jie per la guerra, bench utilissima wme stm!nento di piacere, 1111a corruttnce degli )animi e debiUtatrice dei corpi, una nemica in.somma invece che t(na potente alleala. 1 Che ratttvit giudaca ed i suoi complici .siano rnciti a questo ed in quale mi Jllra, non sanno e non togtiono .sapere i stlitoaati compt1cr, n gli mdrfferenti, gli tWutzcr o gt.: agnostici ma ben sanno perfettamente i razz1sti, i quali' rrescono a gm J,care in che modo e fino a qua/ pm11o certe ratego1-ie socral i d11 donne italiane pos sano co1islderarsi irrimediabitmente perdute, mentre altre .sono .sa/t1 e o saftabi/i, ed .1/tre ancora tuttora t 'eorgini ed intatte. O gnr giomo i razzisti vedono e ascoltano donne divenute ;'tnsi p id e, vanesi, potiti cantl, presuntuose che scimmiottano genere peggiore delle Francesi e delle Americdme, che seguono ed affermai/o idee in assoluto contrasto a lt' avita e sel'll:t nobilta detta donna italiana, che hanno pe1duto il bene detl intetletto, il gusto dei/.' arte, il senso dell armo ma.: sono te pietose vittime della de pr({Vazione Nel quadro della difesa detla. razza, s 'impone la difesa della donna come problema centrate; urgente. A tal pro ricordo ihe, or non molto, Guido Landra (La Difesa della. Razza, 20-2-XXI) rrchiamava l'attenzione dei razzisti sulla formare tm fronte tmcco, tan to pit necessario in queste Ore,_ anche perch j razzi.rti sono tenaCI, t J Ojivj e decisi, ma sono ben pochi, mentre gli avversari sono una miriade1 pur tenace, t oliJha e deeisa. I raz;r;istio soli comprendono i pericoli che incombono, che derivano dall'azione giudta e dal contegno del meticcia/o; gli altr; inidono a lle idee raz;r;iali, fanno ben poco per difendere la purezza del sangue imece molto per offe'J1derla, negli e sopra t'utto m !le donne. . Che i razzisti siano pochi forse bene, se riflettiamo che furono sempre i p ochi' a prevalere in ogni grande movimento storico; quel che conta che .siano arditi, con card, ; ben diretti; che abbiano idee chiare; che e.s priman o sopra tutto quelle perJfla.s:i ve, alla portata di tutti, ( che si facciano 1 1 alere e che riescano come riusciranno a vincere apatie ed avver sioni a sahare la 1azza e con essa l'Italia. Fra le azioni da svolger/ in tal senso appunto pe1ch .la. donna motrice della fOci et, ma costmtta di fragile materia -mi sembra tutt'altro che traswrabile, anzi preminente, l'azione che deve tendere a proteggere la donna dalle deleterie in: fluenze di certi ambienti di certa stampa ptJ ; i odica o li'braria, d; buona parte delle ma nifestazioni radio che ne depravano anche il senso mus icale, di grandissima parte delle proiezioni del c i nem a che ne deprat ano anche il senso morale . E' .:ndispemabi/e salt are le nostre donne: ripo,tarle, ove abbiano deviato ai concetti e.} : gl i ideali puri della razza,-toglier loro gli orpelli che pretendono di renderle atlr aellli e llt ece le deturpano per gitldaizzarle almeno in apparenza,occorre d.1lte su{gest)oni che ne alterano i cervelli e l e a11ime, che tendono a fame de,;:Jent.i educatrici di uomini imbelli Ci tanto piti i11d.ispensabile, in quanto gli avt eJsari e i nemici, ben sapendo quale i m po1tante funzione st olga l a donna nella t:ita umana, quali siano le su e debolezze, d i quali ottime o pessime o pere sia capace hanno rivolto se m p re le pi dil'ette loro m ne c ormttl'ici all elemento f emminile U. A.

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At ARIANI Tipi di giudei polacchi . LA FORMAZIONE I U U I A D E A B A Z Z A GIUDAIUA Un anche oggi, fra le rispettive coscienze razzi a li di noi aria.ni e degli ebrei viventi in casa nostra, rischierebbe purtroppo di d e porre a nostro sfavore. Evidentemente, sotto questa luce, siamo la razza nobile mai troppo ge losa, e tarito meno ai nostri giorni, di questa sua nobilt, che abbiamo perduto quota; gli ebrei invece, a testimonianza della stoi:ia sarebbero rimasti quel l! di tre c quattromib anni fa Anche allora infatti, sotto il cielo d e l paese originar,o, ai contini della Me essi, per quanto con la stessa pasta delle varie altre s tirpi caldaiche gi descritte, vale a di re dal complicato e replicato connubio bio logico e psicologico di n a zioni semite con nazioni camite si sentivano sempr e in diritto di guardare con sovrano disprezzo rutti i loro affini e si dimostravano quanto mai gelosi di tale .\oro pretesa originaiit e desideravano con tutt e l e forze dell'anima di guadagnarsi una fama di razza pura ed i ntegra. E perci cercavano con tutti i mezzi, non esclusa la suggestione, anzi l autosu ggestio11e religiosa, di mantenersi isolati da tuttoct' che li circonlava . Se ci. come naturale, non avveniva, non era certo perch essi non lo vo lessero Ecco dunque per noi, uno dei maggiori motivi di considerazione del fenomeno, biologico e morale, rappresentato dalla razza ebraica dai t empi
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Giudei dell'Europa orie nfaje, A parte questa originalit nominale degii Ebrei resta da osservare che nonostante ogni sua contraria. pretesa, la stirpe ebraica non ha mai posseduto nell'antichit in mezzo ai Caldei (come del resto nelle successive et storiche a contatto con gli Arian i ), una civilt propria Essa non fece altro, in Palestina, che imitare gli esempi che le venivano dalla Caldea, mescolandoli a quella cor rente di gusto egiziano sempre pi influente e suggestiva in mezzo ai popdi del Medio Oriente. Solo d altra parte se i figli di Ab raino avessero potuto conservare dopo la loro calata dalle montagne d'Armenia, la purezza di razza che ancora possed e vano, ev!dentemente essi avrebbero mantenuto quella pre ponderanza che in un primo tempo, coi primi patriarchi, erano riusciti ad assi rurarsi sulle varie popolazioni canao.nee, pi ricche e pi civi!i di loro, ma meno energiche perch gi notevolmente di sangue negro. Ma, nonostante ogni minaccia e intimazione del!a legge, sacra e civile, nono stante i esempio infamante degli Ismaeliti degli Edomiti e di altre stirpi cal daiche degradate e corrotte dal metici a to, anche i figli di Israele continuavano a confondersi con sangue diverso da quello della loro parentela. Tra l'altro, nel fanatismo religioso dei primi tempi, essi cercavano di sotto porre quanto pi potevano alla circoncisione rutti gli. estranei, schiavi od allo geni che gli cadevano in mano ; dopo di che li consideravano, di pien;, di !itto, membri della loro razza Si agg i unga che le vicende poltti c he costrinsero molto spesso gli Ebrei .1 f:trc societ comune con le pi b a starde, c disprezzate g enti della Caldea abitando con esse .sotto comuni tetti e mescol ando con esse ogni sorta di consuetudini. Per tal sorte, ad esempio, una gran parte di Amalechiti di Amorrci. di Filistei ed altre genti finirono per confondersi addirittura con il popolo delle dodici trib Del resto la stessa leggenda ebraica pi che ricca di confessioni a cidle mesco lan z e em i che Bast; ricordare, per tutte la prole incestuosa d; Gia coboe con le due sch = ave negre Baia e Zelfa . Sct : o il regno di Davide, esteso fino alle regioni dell Eufrate le pi diverse popolazioni erano associate polit; c amente alla vita degli Ebrei. Quello della puit razziale era allora vC, ramente il pi puer'ile de i sogni. Un sangue esrra neo penetrava infatti, da tutti i pori nelle vene dei Giudei E se pure i princi pi'i e le leggi san cite dai Patriarchi contro i matrimoni misti sopravvivevano, la vantata integrit del sangue ebraico era quasi scomparsa e gli Israeliti ora mai potevano considerarsi contaminati nel meticciato negroide almen0 altret : tanto quanto i rimanenti Se111iti e Cam :ti fra i quali vivevano. Del resto anche .Ja lingua e i costumi degli Israeliti erano stati a :ppresi guest; ultimi e molte delle ieggende sacre dei Giudei erario comuni a tutti i loro vicini, Edomiti Ismaeliti e Filistei E dunque pacif.co ch i Giudei, come i <
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Donna Toda. u na indicazione sull a prob a b i lit . che nell India m e ridionale si abbiano residui razziali c cul turali risa1eriti ad arcaiche p.:> polazioni giunte sul posto dopo aver attra versato tutto r immenso paese provenendo vi dal nord, pu attenersi dallo stud i o dei Toda. Per conoscere questo mo popolo mi sobbar cai pochi anni addie tro a raggiungere il loro a'lpestre rifugio, nei Nllghiri a circ tremila metri di altitu dine. A differenza dei bol'lori che incontrau r:d le sottostant i piane del Maisr, tro vai lass un bel freddo, tanto che dovei re spesso al fuoco per riscaldarmi . Fe c i pre sto conoscenza coi T o da nei loro mrmd o gruppetti di capanne per uha o due fami glie L i vidi tutti, pur dovendo monti e vadli per spingermi entro cotesti mund collocati spesso verso i cocuzzoli e sempre a notevole distanza l'uno dall' a ltro Fra i Toda, fatto notevolissimo in India non esiste mescolanza razziale almeno di recente data; impressionano, cos, pe r la straordinaria omogeneit dei caratteri so matici : una delle maggiori, certo, esistenti fra i gruppi umani del mondo. Sono tutti dolicocefali, con occhi nocciola e capelli neri, pelle olivastra sempre deHo st e sso to no, pelosissimi, con solo variante nella statura. Presentano un grande dimor fismo sessuale, a differenza di altri tipi nei quali i caratteri sessuali secondari di v ergo no ben poco. Notevoli, poi, sono le loro ma ni, piccole, aristocratihe e con belle unghie; pi ancora i loro occhi veUutati c d a'l. lo sguardo penetrante. Si tatuano, ma sol tanto le donne, sul collo, le braccia, il tora c e qualche volta il viso I disegni li otten gono non provocando cic a trii, ma insinu a n do un colore azzurro la pelle Ogni DELL'INDIA MERIDIONALE individuo ama avvolgersi in ampi palula mcnt; specie di coperte quasi bianche, riqmate, da cui sporgono la sola testa e i p :l. N e ll'interno d e lle capllme stanno completamente nudi Essendo venuto da tanto lontano per ve derli, i Toda trovarono leg : ttimo, dopo lun ga discussione, il mio desider : o di entrare in qualcuna delle loro abitazioni per osscr varne il' i nterno ; il compito per meno cile di quanto non sembri. La capanna toda forse la pi solida costruzione del genere Tipo Toda. dovuta ad un popol o primitivo ma h una porta piccolissima quadrangolare, livello del suolo, ha appena un ottantina dt centimetri di altezza e mezzo metro di lar ghezza Dentro, poi, tutto in modo da persistervi una oscurit rotta a malapena dalla luce filtrante dalla porta Per varcare questa occorre strisci a re veiltre a terra fin quasi al centro della capanna, ove finalmen te : possibile rialz a rsi. Ci'si accorge, allora di essere in una stanza l'unica di tale casa a volta semi ellittica, chiusa su; davant i e sul dietro da due tavolati vert i cali. LungQ l'a sse mediano, ove l'altezza maggiore, tetto supera di poco i tre me tri, per degradare rapidamente fino al suolo. Insomma, qualcosa come una mezza botte schiacciata ai due lati e messa per ter ra in modo da dar copertura Non s i ammettono estranei entro que st a Tipo Toda. casa. Per mia parte, potei godere di t anto onore solo per il motivo accennato e pre vio allontanamento delle calzature. Anche i Toda, a somiglianza degli Ind, ce l'han no col cuo i o! Una volta penetrati, occorre luce artificiale se si vuoi vedere qualcosa A sinistra entrando poggiato di fianco all'ingreSso ; si urta in un bloco.-pesante di legno squadrato ; la porta. ../t-, de s tra sull asse -long! tudinale della botte ed esteso fino a raggiungere la parete later a l e della capanna, si trova un rialzo di terr a battuta a superficie Ofizzontale, con sopr a stuoie e coperte: il letto su cui nudi i membri dell a famiglia maschi e femmi ne, si coricano per passarvi la notte r-el r imanente spazio con livello pari a que!lu esterno, s i ha, _un po' in avanti, a sinisu ; un rudimentale focolare fattp con tre pie tre movibili. Poco pi in l un buco cilin drico nel suolO", profondo una ventin a di centimetri e con mezzo palmO di ame tro costituisce il mortaio Pendenti dall e pareti e dappertutto sul suolo come sul letto, molti oggetti di uso consueto d e i Toda, e di loro fattura. Tra essi s osser vano sempre bastoncini biforcati, colti nel la foresta perch adatti a raffigurare cor na di bufaJo se si forzano un po' nel dis sccacli dopo averli sbucciati Vengono arsi nelle cerimonie religiose, quando si S ii trificano bufali. Fra le vane capanne di ogn i numd v e

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ne una nella quale ebbi quasi immanca bilmente vietato l'ingresso perch sacra. Si potrebbe chiamarla la latteria del villag gio, in qu a11to vi si aduna giornalmente il latte munto dalle varie bufale della fa miglia A differenza delle altre, consta di una m ct: anteriore, destinata ad abitazio ne di una spe c i e di sacerdote il cui compi to principale non differisce da quello di un q ualunqu e lat taio, e di una met posterio re cve e g l i riene il latte e fa il burro. A men o J i ?enc trarvi di sorpresa, col rischio di susci mre un grave incidente, il solo lat taio a mmesso l dentro escludendone gli membri della famiglia proprieta ria dd!e bufale di cui egli il :'roJo:t u V i cino a Ootacamnd potei vedere una d i guc-so l a tt e rie : la pi sacra di tUtte La trova i anc he pi notevole per la sua forma unica, n o n di mezza botte, ma di wno molto all ungato. E' lontana da ogni mtmd eJ ha funzione, dir, collettiva, perch riunisce il latte di bufale offerte da molte famiglie e curate c on particolare venera z ione da un sacerdote, a s ua volta, di s a n unica Viene ad insomma, co me un tempio supremo in mezzo a molti minori. Non avendo altri animali domestici, i Toda dedicano ai bufali cure meticolose Non li fanno mai lavorare n li disturba no in alcun modo, meno le femmine per la mungitura. Abituati ad una grande li bert, i maschi specialmente, divengono molto selvaggi e non di rado pericolosi ad .tvvicinarsi I Toda, per, sanno come amIS mansirli, senza batterli a mezzo di un lin guaggio apposito, creato per quelle Li uccidono qualche volta pe r offerta re ligiosa, ma ne mangiano la carne solo una volta all"anno, quando gli uomini adulti Ji ogni mund si adunano per sacrificare un vitell i no di un mese Nel rimam.nte dell'anno si nutrono. di ,latte, granaglie e radici selvatiche Non coltivano, non van no a caccia, sono piuttosto pigri e si de. d cano esclusivamente ai loro bufali, fonte della loro ricchezza. Li aminirai nella loro vita libera e sfac cendata, belli nel loro comportamento sel vaggio e dignitoso insieme, sulla c i ma delle montagne ove amano vivere. Mi ac compagn, quale interprete, un Toda autentico ma uscito dal gruppo per si a Madrs. E' il primo, finorn, che abbia segu ; to un corso di studi : rutti i suoi com pagni e tutti gli antenati di lui e dei suoi compagni non seppero mai n leggere n Ci non gli ha valso n una ro sizione n una considerazione particolare fra i Toda ; anzi, questi lo trattano come un estraneo, sebbene con
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Affivif malaria CERVELLO E INTELLIGENZA Molto spesso il grosso pubblico domanda all'antropologo se esi: sta una reazione diretta tra il peso e il volume del cervello da una parte e l'intelligenza dal l'altra. Si tratta di una questione complessa alla quale da tempo gli studiosi hannocercato di :rispondere. II gran numero di pubblicazioni ;,che riguardano q11esto argo mento costitisce la prov. a dell'interesse che In questione ha suscitato. Uu bello schema del Veurmer, pubbli cato dal v. Eickstedt, ci mostra -vari ani mali distribuiti in ordine decrescente a '>econda deL PeSO iljPOluto c relativo del cervello. In questa scala l'uomo ha n na posizione particoiare. L';;mimale ehe ha il cervello (o meglio l'encefalo) pi pesante l'elefante (5000 grammi). Seguo la, balena (2050 gr.). L'uo mo viene al terzo posto con un peso me dio di 1400 gr. Immediatamente clopo l'uomo vengono il ca'Vallo e il leone, ognunocon un ence falo di 600 gr. Il toro e il gorilla, malgra do la mole del corpo, non superano i 450 grammi. L'orango ha un enoefalo ancora meno pesante, 350 gr. La tigre ha un en cefalo di soli 290 gr. e la pecora di soli 130 grammi. Se il peso dell'encefalo dovesse essere in relazione al pe':lo del corpo, l'uo mo dovrebbe stare tra la tigre e la pecora Esiste una relazione tra il peso e il volume del cervello da una parte e l'intelligenza dall'altra? Generalmente gli uomini genio hanno avuto un cervello superiore alla me. dia; vi sono stati per uomini di genio con cervelli piccoli e non gi VJcmo all'elefante, come realmente Il cane, malgrado la sua intelli genza, non supera i 105 gr., e il coniglio ha una media di 50 gr. Pi interessante 'wncora la posizione che ha l'uomo nella scala -dei pesi dell'en cefalo, allorch considerino non gi i pesi assoluti ma quelli relativi. In testa a tutti il neonato dell'uomo, il cui encefalo pesa In del peso del corpo. Seguono dei piccoli uccelli e mammiferi, con un peso variabile tra 1 / 12 e 1/28. Nel l'uomo adulto il peso relativO' di 1/40, nello scimpanz di 1/aO, nel gatto di 1 /8 0, nel gorilla di l ilOO, nel cane di 1/250. L'e lefante, che per il peso assoluto era qua, si in testa. orn quasi in coda. Il peso del suo encefalo corrisponde a 1;'50\1 di quello del corpo. Iufine nella balena il peso del l'encefalo corrisponde a 1/40.000 di quello totale del corpo. Se l'uomo dovesse avere in questa scala una posizione relat-iva al peso del corpo. dovrebbe stare pi o meno all'altezza del la pecora. A,ppare quindi da quanto abbiamo tiCrit to che l'uomo ha il peso assoluto di ence !alo maggiore di tutti gli altri mammi feri, con la sola eccezione dell'elefante e ella balena, di cui per bisogna tenere conto l'enorme mole corporea Per il. peso relativo il neonato dell'uomo al primo posto e l'uomo adulto anch'es so al pri.mo posto, se si escludono alcuni animali di pieole dimensioni, come il to 1 il cardellino ecc. Se noi <',onfrontiamo l'uomo attuale con le forme umwne estinte e con gli antro-. poidi, possiamo constatare che l'uomo at tuale ha una capacit cranica e quindi un volume dell'encefalo Sll!periore agli esseri ehe l'hanno preceduto. Negli antropoidi oggi viventi (gibbone. orango, scimpanz, gorilla), la capacit cranica oscilla tra i 128 tl i 505 centimetri cubi. Nel Pitecantropo o n e l Sinantropo la capacit os cilla tra i 900 e i 1025. Nell'uomo di Neandertal tra i 1070 o i 1620. Nell'uomo di Amignaz tra i 1230 e i 1636 o infin,; n e l 19

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l'uomo di Cromngnon si aggira intorno ai 1500. 1 nteressante lo studio comparatQ del JI OSO ilei cervello nelle differenti classi so ciali. 11 Matiegka, noto antropologo boeIliO, ha trovato che il peso medio dell'en cefalo eru di 1410 gr. nei lavoratori gior nalieri, di 1436 nei di 1450 neglt 011erai, di 1469 uei commercianti, di 1atl0 uegli intellettuali. Queste cifre naturalmente hanno valore s olo per la Boemia. Difatti il Costa l<'erreira, che ha. studiato In capacit cranica press o i ha trovato l e seguenti medie in centimetri cu hi a soconda delle differenti classi ROCiali. A !ti funzionari 1629, commercianti 1599, impiegati 15911, pensionati 1584, operai 1573, contn tru i 1500 e i 14011 l(rammi. a\cvauo Gauss, Broca, H. 20 Schumann, Mommsen, Relmholtz, Fr. Schu bert. Leggerme.nte superiori alla medi{l (1500-1600) erano gli encefali' di Hiickel, Uiebeck, Siemens. Notevolmente SU})eriori ulla media (1600-1800) erano gli encefali di Kant, Thackeray, Byron, Cuvier; Taguclu ('.he stato un grandt anatomico giapponese, raggiunge va 1111 peso di 1920 grammi. Sopra i 2000 grammi si tratta sempre di cervelli di idioti, di epilettici o di altri ma lati di' mente. L'unica eccezione sarebbe quella di Turgbnjeff (2012). Si dubita per sulla precisione della misura. Gli uomini superiori hanno quindi quasi sempre un encefalo superiore alla media, senza t ntta via raggi ungere dci valori esa gerati. Non mancano per uomini c he dettero prova di vivissima intelligenza e che vano un peso inferiore alla media. Tra i 1400 e i 1300 grammi pesavano gli ence fali di Goltn, Liebig, Pettenkofer e Gambetta. Tra i .1300 e i 1200 erano compresi quelli di Menzel, Whitm81n, Gal!, Dollin ger. Eccezionalmente piccolo (1017) era l'en cefalo di Auatole France. Sotto i 1000 gram mi esistono .soltanto encefali di idioti e ma lati di mente. In complesso possiamo quindi dire el!.e generalmente gli uomini di hanno avuto -un cervello pi grande della media: ci per non toglie che siano vissuti uo mini, ugualmente ;(}i genio, con cervelli :molto piccoli. Al dispra e al disotto
  • i comprende co me gli studi sul cervello si siano svilup pati n : ogli ultimi _anui. Da noi in Italia bi gogna ricordare l'importante contributo di Sergio' Sergi e de1la sua scuola a1la ri. so luzione di -questo problema . allo studio macroscopico del vello 'bisogna mieroscopilo. Lo ricerche_ c oli:tpite. dal Schi\U _er e dal Brodmann su -questo argome.nto sono re.-. st'ate classiche e le carte da della distribuzione dei vari ti>i'" -in cellule della corteccia sono molto elo quenti. Lo studio del cervello presso le forme umane estinte stato compiuto a mezzo di calchi della cavit interna del cranio. Quasi.i calchi permethmo di farai un'idea abbastanza esatta di quella che doveva es.' sere Ja superfice cerebrale dei nostri pro-genitori. La capacit cranica espressa in centimec tri cubi e il peso del cervello non corrispondOino esattamente e questo per varie ragioni, che sarebbe qui troppo lung-o ri cordare. A tito'Io di esenipio diremo che con una capacit di 1200-1300 centimetri cbi, 100 centimetri culti corrispondono a 92 gr. di cervello, mentre invece con una CUJpacit di 1600-1700, 100 centimetri cubi 'corrispondono a 95 gr. di cerveo. Il volume del cervello non corrisponde esattamente a quello. delia ca.pacit cranica. A 31l anni esso varia tra i 73,7 e i 94,00/e dell'intera capacit. Tra 40 e i 50 anni oscil. la tra. i 90 e i .96,5"/o. In seguito ritorna a diminuire. Questa variazionS:, nell'et in relazione con la maturit intellettuule che in genereraggiunge il massimo a 40.50 anni. Questi sono i risultati pi importanti dei lunghi studi compiuti-da temposui rapporti tra cervello e intelligenza. Gall ave va crE'duto di individuare nelle bozze estel"ne del cranio altrettante qualit .psioologiohe. Era cos sorta la frenologia, che ha gQduto di tanto favore nel secolo ps sato. Alla luce di nuovi studi ai potuto dimostrare che in gran parte le costruzio ni della frenologia erano Re. &ta put sempre al Gall il merito di .avere uvuto delle geniali intuizioni e di essere stato il promotore eUe ricerche dl psico logia e fisiologia cerebrale. GUIDO LJ\NDRA

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    . GENETIUA Sc. he ma delle caten -:: di reuioni che partono dai due qeni A e B e conducono ai due caral Ieri A c B, passando per le reazioni interm-edie ZRa e ZRb. . A questo punto delle n oslre lezioni+uti-le aprire una parentesi. Non ci siamo mai _chiesti finora attraverso quale meccanismo i geni ;, esercitano la loro azione dei caratteri ereditarli. Si tratta infatti di un meccanismo finissimo che pu sfuggire" alla normale osservazione, ma che lgnorafo fa rimanere oscuri e controversi certi aspetti della genetica, scienz11 del presente e del futuro, i cui sviluppi prevedibili sono a g11ranzia dell11 protezione dell.a sopr11vvivenz11 del.l'uO!mo -nei suoi attua.li caratteri -:-sulla terr11. Come in lutti gli altri settori della biologia le r.onseguenze biologiche reali si delermin11no per. un complesso di azioni e reazioni primari11mente di natura biochimica cosi nel set tore genetico .fa determinazione e fissazione dei si come_ie per via di un insieme di a;ioni del gene o di reazioni degli cellulari: da quanto preeede si ottiene i l geno tipo che poi dar luogo al fenotipo (individuo perfetto). Le esperienze. da labor.alorio hanno C()mprovalo che ogni gene suscita una determinai11 reazione cellulare, e qJJella sola Se, leniamo sott'occhio l'illustrazione qui annessa -che poi uno schem11 sommario ved_remo che per esempio il gene A ce>giona la secrezio-ne di un elemento del pl.asm11 (c11raf l.ere A) mentre il _ge11e B cagiona la produzione di un altro carattere (B) pi complesso. Tutto questo si ompie attraverso una catena di re11zioniad elementi interposti-ai quali si riconneflono anch' e altre azioni geniche meno semplici. 1 1 fenomeno, secondo gli studi di un genetista, si verific
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    questionario Jt.ngelo Nicola Costa ci da Milanc. il seguente scritto: giorno in cui lutto sembrer perduto, sar il primo della Vittoria finale. Non un valiciniq, un invito .alla meditazione. Chi vede in fondo alla di questo immane conflitto, non 'pu i lludersi sulla limitazione del costo della Vittoria. Chi l)a la guerra, chi l'ha ordita, chi La con. duce dall'11ltro l11to dell11 b!lrricat11, h11 tale 11nimo di11bolico, per cui non vi h11 limite ll'l!a sua volont di mille e, l11nto pi llccender il s uo odio e r11Hiner l11 su11 perf1dia, quanl_o pi si 11vviciner il giorno della resa dei. conti. Gli esempi di. K11fin d11 un lat.o e dei bom b!lrdamenli e d11 bassa quota delle popol11zoni inermi d11H'.11Itro, sono prove p11les della b11ssezza um&nll 11 cui possono pervenire le r11zze inferiori imbel lelt!lle di civilt, qu11ndo sono perverlife dalle passioni meno nolbili. Chi potev11 es!lsperlue a f11nlo, i russi all'oriente e gii an. glo-americani all'occidente? Solo l'ebreo, senz.11 p111ria e senz11 dignit uman11 -s ri cordi l'ignominia de:W ari11niuazione, otfe nufll llltr!lv erso la piu infamante delle c!llun ne 1111'indrzzo dell11 propria -l'ebreo che odia tutte le 11llre r11zze e segnala mente quell11 11ri11na, C he h11 segn11IO' nei se coli l'orma l'mperilur11 della civilt e del cri sli!lne simo. in locci11 l11 verit. Chi ha in il bolscevismo? Chi lo h11 e diretto? L'ebr11is.mo intern11zion111e, cieienlore dell11 magga.r p11rle dell'oro del mondo ed del potere Lin lnghillerr11 e negli S. U. Chi ha spinto la Francia e i'ln ghilterrll w 11ssalire l11 Ma Roosevelt lo sfru rnento ebr11ico del Gran K11hal, l'esecutore dei piani d; endell.ll del giudaismo. Questa la ver1a del c-cnf)itto, quell11 'che si continua ignorare dai pi. t: d11 oltre un secolo che pre pllrll umonil., c-:me vogliono i Protocolli 'dei S11vi di Sionne e co me insegni! l11 stess11 predicazione l11lmudica. Or11 venuto il momento in cui gli ebrei riy nHHlEII:iiHb -iD.3WHII6' -JUtll\ 'Jt'i1ctRflftlle11 Nel 1907, Il settimanale russo Pluvlum ritraeva In questo modo Il volto del giudai smo. Il popolo russo doveva far tragica esperienza della somiglianza per1eHa di tale ritratto. tengono di avere nelle m,ani tutte le carte per il loro grande gioco. Tutto il mondo V!ld& in rovina, si UCCidano fra loro futfi. i non ebrei. Che imporli!! Ne sempre abbaslanz11 per ridurli a schi11vit, pie de sul collo, costretti 11 ricostruire un11 nuo va societ mondi.ale che f11r ca-po al sinedrio giud11ic0 Ouesta, c he i pi non molti non vogliono credere, 111 verit, quello chi! i bolscevichi ed i bombard11menti anglo-americani e quanl' altre. verr. E, quando li spiega, insegna anche che, chi ha poluto ordire. l11ntoJ eccidio, non por r limiti alla sua barbarie raffinata. Meciti3mo su questa verit. Perch ( eroismi dei nostri soldati e lo strazio eroico delle nostre citt non siano vani e possano essere vendic111i, bisogna d-ur.ll re, dur11re fino a quando le l11crime H sangue parranno avere colml!ltll la misura e tultq sembrer perduto. Allora l'ultimo schi11nlo, i l pi do-Direttore responsabile : TELESIO INTERLANDI Istituto Romano di Arti Grafiche Roma l oroso, sar quello che ci dar la Vittoria e sar l11 pi luminosa che avr co-nosciuto. Gli che ne avranno' pa:gato pi car-o il :prezzo, per quella loro inguaribile che li fa grandi davanti a Dio e davanti agli uomini,. al metro del genio immortale che l.i sospinge, :qual. lebba essere il loro vero JJOslo nel mondo. E, :;e anche questa volta esso fosse . re !l merito, ne onquisterarin o l_e mle ulti-me, come nel Rinascimento, cori l'opera -de{. m11ggiori, eh:;: imporr per i secoli e ch e superer quella di ogni altro. popolo, per quel-dono divino che fa dei maltrall'ati i pi grandi. artefici della storia e dellac.ivilt. Ma la Vittoria dar nche all'Italia -lutti i frulli che dovr dare, per .premiarla dello strazio C he av.r sofferto con nobile stoici smo, perch. sii:mo '! ati anche itaJiani i meizi, l'lon solo di e divive re, ma anche d r i primati ea il genio 'della razza in assoluta . E la Vittoria sar difesa: dai--giovani che l'hanno con il proprio sangue, i quali sentono il divenire, non come una utopia di tipo bolscevico, o una va .lda qu11nlo ncosdente presunzione di tipo americano, ma come una dei valori eterni della stirpe, una zi.a spirituale, la qual. e vuole. stabilirsi con virile dignit, come si addice, .agli eredi di Rom11. M11 og_gi, mentre la guerra dura, mentre sno da 11ttendersi le barbare dal sobiilato ed eccitato da_ll'llvidil dell'oro l'italiano deve in -fondo la ;Verit c he lo h a tratto onflitlo, senza resl arne sconv'!lto, anche se, per l11 sua natura spfccalamente ne sia. costernat e turba:lo-. Egli s che Dio con lui :perch con i migliori e Dio lo lwrr pr-cprio qu11ndo sembrj:lr sul punto di cadere. Giuda. !tVr inutilmente scatenato le del l'infam-o sulla Avr &nzi ottenuto sol. br!lo che -l'Uomo lo 'ri. onoscer meglio per lo in na nzi e s11pr, dopo questo coJossale conflitto, teneri o a debita distanza, qualunque sia il travestimento di cui sapr ador narsi. ----------------

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    i l L' ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSIUUBAZIONI .... l., -Richiamiamo l'attenzione dei lettori su un aspetto dell'attivit del l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni1 che ha_ particolare valore espressivo, e precisamente sull'altissimo e crescente incasso dei premi, che oltre all'eccezionale virt di parsimonia e di tenacia del popolo italiano e alla conseguente sua capacit di risparmio, dimostra la fiducia sempre maggiore .che esso ripone nell'ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI da cui ri ceve le pi progredite e meno costose prestazioni assicurative e ogni pi alta garanzia, compresa quella dello Stato. Il seguente prospetto riproduce i premi incassati annualmente dall'Istituto nell'ultimo decennio (19 33-1942): 1933 L. 478.1-40.016,30 1934 )) 501.868.758,16 1935 )) 521.402.378,91 1936 )); 551.787.737,94 1937 )) 665.650.901,70 1938 )) 819.366.245,29 1939 )): 928.134.134,93 1940 )) 897.241.597,30 1941 )) 1.149.392.283,30 1942 ))l 1.400.000.000,-(appross.) con un totale invero colossale di )) 7.912.984.053,83 Otto milirdi di lire, grandioso capitale che una massa immensa di cittadini ha affidato alla grande-Azienda di Stato. Sono risparmi di ogni categoria di cittadini, che contribuiscono validam-ente ad accrescere ed irrobustire quella linfa da cui si rifornisce il pubblico erario, e traggono vita le pi svariate e feconde atti vit del Paese. Bonifiche, -opere edilizie, ferrovie, strade, porti, oltre al finanziamento diretto dello Stato, ecc. ecc., sono tutte im prese e opere a cui l'Istituto, con le pi severe garanzie, ha parte cipato e partecipa con mezzi che traggono appunto origine da i su accennati risparmi. (13 ) e l SUOL PODEROSI SVILUPPI


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    n Vol. 6, no. 14 (May 1934)
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    [Roma :
    b Societa anonima Istituto romano di arti grafiche di Tumminelli],
    May 1934
    650
    Race relations
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